Durante l’evento divulgativo sull'inquinamento che affligge Frosinone , tenutosi ieri presso il
salone della Provincia, e promosso dall’Associazione
Medici di Famiglia di Frosinone, in collaborazione con molte altre realtà associative della città, ha
fatto irruzione il sindaco Nicola Ottaviani. L’imprevisto blitz -
perpetrato in deroga alle modalità sugli
interventi che le associazioni organizzatrici avevano prestabilito e che non hanno saputo
far rispettare - ha consentito al sindaco di rivelare le
mirabile fatte dalla sua giunta per
combattere l’inquinamento atmosferico. Nella sua passerella, non richiesta, il Primo Cittadino ci ha edotto sulla falsità della vulgata
che vuole Frosinone al primo posto fra le città più inquinate, e ha spiegato che negli anni precedenti il
suo insediamento, la situazione dell’inquinamento era molto più grave. Grazie alla sua lungimiranza oggi, checché ne
dicano i giornali, l’aria a Frosinone è molto più respirabile. Infatti prima
della sua acclamazione a sindaco, l’ossigeno in città non c’era. L’ossigeno ce
l’ha portato lui. Per motivi che non sto a spiegare, avendo lasciato anzitempo
la sala, non ho potuto assistere a tutta
la dotta e particolareggiata descrizione dei benefici arrecati alla città dall’illuminato
e sommo podestà. Però Aut-Frosinone è blog di servizio e dunque, per
riparare alla manchevolezza di aver abbandonato il salone della Provincia senza
arrivare alla fine della passerella di Ottaviani , abbiamo organizzato oggi una conferenza stampa, all’interno della sala consiliare, per farci
spiegare meglio quali altri miracoli hanno caratterizzato la stupefacente
amministrazione dell’ottimo Nicola. Di
seguito un estratto video della conferenza.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 17 gennaio 2016
Sulla gestione dell'acqua serve trasparenza e democrazia
Coordinamento Romano Acqua Pubblica
NO alla fusione Acea Ato 2 - Acea Ato 5
Oggi una delegazione del Coordinamento Romano Acqua Pubblica si è presentata, senza invito, presso la sede della Segreteria Tecnica Operativa dell'Ato 2 per chiedere spiegazioni al responsabile, Ing. Piotti, in merito all'istanza di fusione tra Acea Ato 2 S.p.A. e Acea Ato5 S.p.A., ricevuta dalla STO lo scorso 23 dicembre.
In particolare è stata sottolineata la gravità della mancata trasmissione, da parte della STO, di tale istanza ai sindaci degli oltre 100 comuni interessati che, di fatto, sono stati tenuti all'oscuro di tale progetto. Non convincente la risposta in merito da parte dell'Ing. Piotti, che ha addotto la necessità di raccogliere ulteriore documentazione sulla proposta di fusione, prima di trasmettere tale comunicazione ai sindaci. Unica controparte politica informata è la Città Metropolitana, nella persona del Vicesindaco Alessandri, che si è guardato bene dal comunicare con i suoi colleghi sindaci dell'Ato 2.
Un'inerzia non neutrale, poiché la lettera di Acea Ato 2 contiene il termine di 30 giorni, dopo il quale varrà il silenzio assenso al progetto di fusione.
L'ing. Piotti ha affermato che il termine dei 30 giorni "dovrebbe" essere sospeso, in virtù di una lettera inviata da Alessandri ad Acea Ato 2 lo scorso 30 dicembre, alla quale però non esiste risposta scritta da parte dell'azienda. Ha anche assicurato la prossima convocazione della conferenza dei sindaci, nella quale discutere anche la questione della fusione, dopo aver pubblicato sul sito della STO tutti i documenti e i materiali utili in merito. Materiali che i sindaci o loro rappresentanti dovrebbero studiarsi in meno di una settimana, senza avere il tempo di un confronto non solo con le proprie comunità, ma probabilmente nemmeno con i consigli comunali.
Ma anche il valore democratico della conferenza dei sindaci è, in questo momento storico, più debole che mai. In tale assemblea è infatti il voto del Comune di Roma a pesare più di tutti gli altri messi insieme, evidenziando un insopportabile squilibrio nel potere decisionale, ancor più evidente oggi, quando il Comune di Roma sarà rappresentato da un sub-commissario, probabilmente Spadoni, che, senza essere stato eletto da nessuno, dovrebbe prendere una decisione che coinvolge tutti i cittadini della provincia di Roma, probabilmente senza conoscere affatto la materia.
Crediamo che questo vada ben oltre la gestione ordinaria commissariale!
Per tutti questi motivi ci sembra evidente che i sindaci dell'Ato 2 debbano opporsi alla proposta di fusione, e debbano anzi rivendicare il proprio ruolo nelle decisioni in merito alla gestione del servizio idrico, proprio come stabilito dalla legge regionale 5/2014 sulla gestione pubblica dell'acqua nel Lazio. Una legge che la Regione Lazio ha il dovere di rendere attuativa... a meno che non voglia essere mero strumento in mano agli interessi speculativi di Acea SpA.
Roma, 15 gennaio 2016.
sabato 16 gennaio 2016
Inquinamento a Frosinone. Informazione ai cittadini o passerella del sindaco?
Luciano Granieri
![]() |
| Foto di Daniele Riggi |
Premessa: Gli assenti hanno sempre torto, e anche il
sottoscritto, parziale assente all’incontro informativo sull’inquinamento che
affligge il Capoluogo ha inevitabilmente torto. Per altro chiedo scusa alle associazioni
che, unitamente al nostro blog, Aut-Frosinone
e all’Osservatorio Peppino Impastato di cui faccio parte, hanno organizzato
l’incontro, tenutosi ieri presso il palazzo della Provincia, per la mia mancata
partecipazione, o meglio per il prematuro abbandono dell’assemblea.
In realtà
le mie aspettative, sull’evento di ieri riguardavano il rispetto delle finalità
e le modalità di svolgimento decisi da tutti noi e riportate nel comunicato di presentazione. Cioè l’obbiettivo condiviso era
quello proposto dall’Associazione medici di Famiglia per l’ambiente di
Frosinone, finalizzato ad una “più ampia informazione, nella Città più inquinata
d’Italia, sui rischi e sulle conseguenze che si ripercuoteranno sulla
salute delle persone. E a dare indicazioni su come difendersi”.
Entrando, nella sala della Provincia mi sono accorto che all’uditorio
non si stavano fornendo le informazioni citate, ma gli astanti erano in balia della trionfale passerella del
sindaco Nicola Ottaviani. Il Primo
Cittadino, microfono alla mano, provava a conquistare la platea, esaltando i provvedenti
da lui emanati in difesa della salute dei cittadini, gabellando per falsa
narrazione, tesa a screditare la città Frosinone, la notizia che il comune di Ciociaro sia il più inquinato d’Italia. La faccenda è
diventata insostenibile quando il Paladino della nostra salute, citando i dati
dell’Arpa, relativi allo stato dell’inquinamento
in anni precedenti 2002-2006, ha svelato lo scoop secondo cui i riscontri di oggi mostrano un quadro migliore. Naturalmente il sindaco non ha sbracato del
tutto attribuendosi i meriti dell’aumentata salubrità dell’aria dal 2006 ad
oggi, ha semplicemente constatato che ciò probabilmente è il frutto di contingenze del caso.
A questa ennesima teatrale rappresentazione, lo confesso, non ho retto. Il
primo impulso è stato quello di protestare, poi per rispetto degli amici co-organizzatori,
con Aut, dell’evento, ho preferito lasciare la sala. Sono, fra l’altro, rimasto notevolmente sorpreso dall’inaspettato
cambio delle modalità, rispetto a quanto
concordato da tutti noi, sullo svolgimento dell’assemblea. Si era stabilito, che sarebbe stata concessa parola agli amministratori presenti,
(sindaci, assessori, presidenti di enti), qualora ne avessero fatta richiesta, solo dopo gli interventi dei relatori e con
gli stessi diritti di assemblea dei cittadini che avessero voluto intervenire. Invece il primo a sproloquiare è stato proprio
l’amministratore principe del territorio.
Qui devo fare ulteriore ammenda.
Probabilmente, essendo arrivato in ritardo, non sono stato consultato, come
membro di un’associazione (anzi di due) organizzatrice, sull’opportunità
di cambiare le regole, né sono a
conoscenza se vi sia stato un confronto fra gli organizzatori affinchè ciò
avvenisse. Ho il sospetto che un mio rifiuto non avrebbe cambiato la questione.
Resta il fatto che ho provato fastidio come redattore di Aut-Frosinone, e come
membro dell’Osservatorio Peppino Impastato, nello scoprirmi , mio malgrado,
strumento per l’autoincensamento del sindaco. Francamente non so se nel
prosieguo dei lavori le tesi del primo cittadino siano state confutate, ma reputo
sia un punto trascurabile. Ritengo invece che quell’intervento concesso ad
Ottaviani in apertura dell’assemblea fosse completamente fuori luogo e fuori
dallo spirito divulgativo con cui è stata decisa la manifestazione.
Cosa ci
sarebbe stato da confutare al sindaco? Ad esempio che l’ordinanza 21/2016 con
cui si sospendono per sei mesi gli effetti dell’autorizzazione, rilasciata
dal Comune ( DAL COMUNE) e non dagli
altri enti (Arpa, Asi, Regione, Provincia) alla realizzazione dell’impianto per la
produzione di energia elettrica da biomasse di Via Mola D’Atri a Frosinone, è
la classica pezza peggiore del buco. Le ragioni adottate per il provvedimento
riguardano le procedure sulla necessita, o meno, della valutazione d’impatto ambientale
per tali impianti. La risposta potrebbe arrivare dal TAR della Marche che sta
valutando un analogo caso sollevato dal Comune di Macerata. Se fra sei mesi il
Tar delibererà che le procedure Via sono
applicabili all’impianto di Frosinone? Se la ditta Società Bioenergia Srl, qualora
ricorresse anch’essa al Tar vincesse il
contenzioso? E poi cosa è cambiato dal 18 dicembre 2015, data dell’autorizzazione
da parte del Comune alla realizzazione dell’impianto di cogestione delle
biomasse, al 15 gennaio 2016 data dell’ordinanza di rinvio? Quali le cause di
questo tardivo ripensamento? La volontà di calmare la popolazione fino a quando
fra sei mesi, l’oblio cittadino e magari un leggero miglioramento della
situazione ambientale, darà via libera
alla costruzione dell’inceneritore senza provocare tanti casini?
Vorrei solo ricordare al sindaco e a tutti
noi, che nel rispetto del decreto legislativo 155/2012 il quale prevede l’obbligo da
parte dei sindaci di “ "mantenere
la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e migliorarla negli altri
casi" quella autorizzazione
non doveva mai essere rilasciata, altro che rinvio di sei mesi. Siamo all’inizio dell’ennesima battaglia che
ci vede impegnati per la salvaguardia
della nostra salute e della nostra dignità. Mi sembra però che stiamo
precorrendo le stesse strade che hanno prodotto brucianti sconfitte, (sanità docet). Errare è
umano, ma perseverare è diabolico.
venerdì 15 gennaio 2016
Colleferro, Città del Disarmo o ancora Città d’Armi? Sfogliando il catalogo della produzione bellica Nexter-Mecar-Simmel Difesa.
Retuvasa
Colleferro città d’Armi o città del Disarmo? Come intendiamo qualificarci in riferimento alla nostra storia e soprattutto al nostro futuro?
Con tali quesiti riproponiamo temi già affrontati più volte negli scorsi anni, organizzando o collaborando a incontri pubblici, mostre, comunicazioni sui media.
Ricordiamo en passant che Colleferro è nata come città d’armi a Segni Scalo, intorno a uno stabilimento per la fabbricazione di esplosivi militari e industriali della Società “Bombrini Parodi Delfino”. Tracce di armamenti prodotti dall’azienda madre (e arrivati a destinazione attraverso complesse e diaboliche triangolazioni) si rinvengono in numerosi conflitti, a partire dall’entrata in guerra del nostro paese nella prima guerra mondiale (1915) fino al conflitto legato alla “primavera araba” in Libia(2011), passando, solo per ricordarne alcune altre, per la seconda guerra mondiale, la guerra Iraq-Iran degli anni Ottanta, la seconda guerra del Golfo (2003) e l’intervento della coalizione internazionale in Afghanistan (2005).
Senza dubbio la produzione di armi è parte integrante della storia cittadina. E non se ne può certo andar fieri, pensando ad esempio alle mine antiuomo BPD-SB33 che provocano ancor oggi morte e mutilazioni ai bambini dell’Afghanistan, oppure ai proiettili d’artiglieria da 155mm e ai razzi da 122mm Firos 25-30 venduti a Saddam Hussein insieme alle istruzioni per trasformarli in vettori di armi chimiche con corredo dei risultati delle simulazioni compiute nell’area industriale colleferrina, o ancora alle famigerate Cluster Bombs.
Molti credono ancor oggi che lo sviluppo di Colleferro debba essere molto grato alla produzione bellica e che se le armi, in particolare quelle più “sporche”, fossero state prodotte altrove in Italia sarebbero arrivate ugualmente a destinazione. Non pochi, per fortuna, ribattono che non è mai giustificabile scambiare il posto di lavoro con il sangue di altri popoli, tacendo tra l’altro dei problemi ambientali apportati dall’industria bellica al nostro territorio.
Ripercorriamo alcuni dei nodi più significativi del nostro passato prossimo, non noti ai più.
Nel 2000 il testimone di alfiere dell’industria bellica locale passa alla Simmel Difesa SPA. Nel 2007, l’azienda è assorbita dalla multinazionale britannica Chemring Groups PLC, che considera tale acquisizione come strategica per coprire settori assenti dalla sua produzione. I presupposti non sembrano però dare i frutti sperati, visto che nel 2014 la multinazionale cede la Simmel Difesa, insieme alla belga Mecar, alla francese Nexter, leader d’oltralpe e azienda di Stato. La cessione coinvolge tanto le attività produttive di Colleferro (Rm) quanto quelle di dismissione di armamenti di Anagni (Fr) [entrambe le aree sono oggi inserite nella nuova perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale “Bacino del fiume Sacco” in fase di ultima definizione, insieme al distaccamento della ex BPD di Ceccano (Fr)].
Dopo le manifestazioni di rimostranza contro le Cluster Bombs nel 2004, la Simmel Difesa chiude il proprio sito al pubblico accesso. Il Coordinamento Contro la Guerra Valle del Sacco e Monti Lepini è comunque in gran parte riuscito a ricostruirlo, attraverso foto e descrizione delle caratteristiche degli armamenti in produzione. Tale report è stato pubblicato da Peacelink .
Oggi siamo riusciti a reperire il nuovo catalogo Nexter, suddiviso per aziende collegate.
Siamo purtroppo assuefatti a questi odiosi strumenti di morte. Ma non tutti saranno felici di apprendere che troviamo ancora in produzione a Colleferro alcuni articoli che dovrebbero essere categoricamente esclusi dalla vendita per il loro possibile utilizzo criminale.
Si tratta dei sempiterni razzi da 122mm Firos 30 e dei proiettili da artiglieria da 155mm, come già ricordato utilizzati illegalmente anche come vettori di armi chimiche, in possesso di molte nazioni attualmente in guerra civile o impegnate in conflitti esterni, come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Arabia Saudita. E non va dimenticato il rischio sempre più concreto che tecnologie del genere finiscano in mano al terrorismo internazionale, magari ricadendoci addosso...
È dunque essenziale, anche alla luce dell’attualità di una produzione bellica locale dai tratti inquietanti, continuare a far crescere una memoria storica robusta, critica e consapevole, aggiornandola continuamente e cercando di sviluppare l’identità di città del Disarmo. Intendiamo mantenere viva l’attenzione su queste tematiche e sollecitare nuovi filoni di ricerca, proponendo a studiosi e attivisti di sviscerare i risvolti storici, occupazionali e sociali delle aziende che hanno lasciato segni dolorosi e negativi nel nostro passato e che continuano a rischiare di inquinare eticamente e ambientalmente il nostro futuro.
SIGNOR PRESIDENTE LE... RISCRIVO
Newsletter n° 5 del Comitato Provinciale Acqua Pubblica di Frosinone
Il gioco di affidare alla Segreteria Tecnica
Operativa lo studio sulla richiesta di ACEA di far assorbire Acea Ato 5
S.p.A. da parte di Acea Ato 2 S.p.A. e
di attendere che la Segreteria relazioni il 28 gennaio, cioè a “babbo morto”, è
l'espediente con cui la Consulta d'Ambito (Pompeo e i sindaci che la
compongono), colta con le mani nel sacco dalla lettera pubblica che abbiamo
inviato ieri, punta a guadagnare tempo nel solo interesse di Acea.
Che
la fusione per incorporazione si possa fare è scritto a chiare lettere nelle
modifiche alla normativa fatte esattamente a questo scopo dal Governo
nazionale.
Per
impedire che il progetto della multiutility Acea S.p.A. abbia successo sono a
questo punto indispensabili due cose.
1.
Che l'Assemblea dei sindaci deliberi subito la risoluzione per colpa della
convenzione.
2.
Che la Regione Lazio approvi senza ulteriori ritardi la norma attuativa della
legge n. 5 del 2014, ovvero la proposta di legge n. 238/2015 che istituisce i
nuovi Ambiti di Bacino Idrografico e detta le regole che ne assicurino il
governo democratico e partecipato.
Questo
perché restando l'attuale ATO e le attuali regole, una volta cacciata ACEA ATO
5 S.p.A. finiremmo per ricadere sotto il tallone di ACEA S.p.A. sia nel caso di
una soluzione regionale alla toscana o alla campana (ATO unico) e sia nel caso
di una nuova gara che vedrebbe ACEA S.p.A. in realtà senza concorrenti, in
quanto nella spartizione che si sono fatta le quattro multiutility italiane,
noi siamo una “proprietà” Acea.
Dunque...
Al
Presidente
dell'Autorità
dell'Ambito Territoriale Ottimale
n. 5
Lazio
Meridionale – Frosinone
dott.
Antonio Pompeo
Ai
Sindaci dei Comuni
dell'Ambito
Territoriale Ottimale n. 5
Lazio
Meridionale – Frosinone
Agli
organi di stampa
Oggetto:
gestore del Servizio Idrico Integrato
Ci
vediamo costretti a riscriverLe dopo le notizie comparse sulla stampa in ordine
alle
decisoni assunte nel corso della Consulta
d’Ambito di ieri 14 gennaio 2016.
Preliminarmente
Le alleviamo la fatica in ordine agli approfondimenti richiesti alla
Segreteria Tecnica Operativa rispetto al
quesito presentato dal gestore.
Nulla
impedisce al gestore di mettere in atto il suo progetto anche e soprattutto
perché le
relative regole sono state modificate dal
Governo proprio per consentire operazioni di
questo genere e cioè sottrarre al controllo
democratico la gestione dei servizi pubblici e di
un servizio fondamentale come quello di
erogazione dell’acqua.
Fatta
questa necessaria premessa quello che Lei come presidente e gli 86 sindaci dell’Ambito devono decidere senza ulteriori
indugi è l’unico atto che possa vanificare il
progetto di Acea S.p.a: la risoluzione del
contratto. In questo non dia ascolto alle sciocchezze di qualche illustre primo
cittadino che, in nome di supposti procedimenti
legali, vorrebbe continuare a ciurlare nel
manico (ci scusiamo per il tecnicismo legale) e convochi prima del 28 gennaio 2016 la
Conferenza dei sindaci per deliberare la risoluzione del contratto sulla base delle inadempienze
già certificate dalla STO nell’anno 2013 Qualunque
posizione diversa da questa mostrerà solo a tutti i cittadini la Sua mala fede
in ordine ad una vicenda per la quale ieri ha già
dimostrato la Sua reticenza.
Cogliamo
l’occasione quindi per invitare tutti i sindaci e i consiglieri comunali alla conferenza stampa che avrà luogo giovedì 21
gennaio p.v. presso l’aula consiliare del Palazzo della Provincia a sostegno
della necessità di una rapida approvazione della proposta di legge n. 238/2015, per la piena
attuazione della legge regionale n. 5/2014
‘Tutela, governo e getione pubblica delle
acque’.
Distinti saluti
Comitato provinciale acqua pubblica
Frosinone
giovedì 14 gennaio 2016
SIGNOR PRESIDENTE LE SCRIVO...
Newsletter n° 4 del
Comitato Provinciale Acqua Pubblica di Frosinon
Al
Presidente
dell'Autorità dell'Ambito
Territoriale Ottimale n. 5
Lazio Meridionale – Frosinone
dott. Antonio Pompeo
Ai Sindaci dei Comuni
dell'Ambito Territoriale Ottimale
n. 5
Lazio Meridionale – Frosinone
Agli organi di stampa
Oggetto:
gestore del Servizio Idrico Integrato
Le trasmettiamo in allegato la nota
del 23/12/2015 di ACEA ATO2 S.p.A. protocollata dalla
Segreteria Tecnica Operativa dell'A.A.T.O. 2
di Roma (prot. n. 1388-15) in data 28/12/2015, con laquale detta società chiede a quell'Autorità
d'Ambito il benestare per assorbire mediante fusione per incorporazione ACEA ATO 5 S.p.A. e, quindi, al
subentro quale gestore del servizio nell'AmbitoTerritoriale nel quale Lei svolge le funzioni
di Presidente.
Rilevato come i termini per
esprimere detto giudizio siano fissati in trenta giorni dalla ricezione della richiesta e che in assenza vige il
silenzio assenso, e come per quanto attiene i 102 comuni dell'ATO 2 al momento la cosa sia stata
portata a conoscenza della sola Città Metropolitana, con la presente le rivolgiamo le seguenti domande. Quale Presidente ha ricevuto
analoga missiva da parte del gestore del Servizio Idrico Integrato? Se sì, quando? Se no, quali azione intende porre
in essere a tutela degli interessi del territorio e dei cittadini che rientrano nell' ATO 5? Se ha ricevuto la missiva, quando
intende portare la questione all'attenzione degli 86 sindaci? E' di tutta evidenza sia la gravità
di quanto prospettato e sia l'eventuale condotta reticente ed omissiva che sarebbe in essere qualora il
gestore o la controllante di questi – ACEA S.p.A. - avesse formalmente avanzato l'istanza.
Non sfugge sicuramente a nessuno
come proprio in queste settimane un numero sempre maggiore di
Comuni e di Consigli Comunali stiano
formalmente assumendo la determinazione di sostenere
senza ulteriori indugi la risoluzione per
colpa della Convenzione di Gestione sottoscritta con ACEA
ATO 5 S.p.A. Oggi, con
questa operazione, dinanzi al comportamento dilatorio della regione Lazio che
non provvede a dare seguito alla legge 5/2014, con
l'individuazione dei nuovi Ambiti di Bacino
Idrografico e la definizione delle nuove regole
di governo dei medesimi, è la multiutility ACEA
S.p.A., che rompe gli indugi puntando
decisamente a portare a compimento il disegno contenuto nei
provvedimenti del governo nazionale a partire
dallo “Sbocca Italia” del dicembre 2014: dividere la
gestione del servizio idrico tra le quattro
multiutility del paese - di cui ACEA S.p.A. è la più grande
- in modo da garantire a queste società
capacità finanziarie adeguate per competere aggressivamente
sui mercati internazionali.
La vita e la salute dei cittadini,
il destino dei territori, il controllo democratico dei cittadini e delleautonomie locali sono solo un dettaglio da
liquidare, come insegnano le leggi della Toscana e dellaCampania in cui, non ai cittadini, ma agli
stessi sindaci è riconosciuto - e solo a qualcuno di loro – un mero diritto di tribuna.
ACEA S.p.A., controlla già i
gestori della Toscana e dell'Umbria e oltre alla fusione di ACEA ATO 2 ed ACEA ATO 5, vuole acquistare Acqualatina
e punta ad assumere la gestione dell'ATO 1 di
Viterbo.
Noi crediamo che sull'acqua le mire
finanziarie di una società che ha come unico scopo il profitto
non devono passare e chiamando i Sindaci alla
rivolta, le assicuriamo la più dura opposizione dei cittadini.
Distinti saluti
Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone
mercoledì 13 gennaio 2016
La Regione Lazio decisa ad affrontare l'emergenza lavoro in Ciociaria......forse
Luciano Granieri
Diamo i numeri . Abitanti
in Ciociaria: 489.042, iscritti presso i centri per l’impiego: 150.000, più una
quantità imprecisata di inattivi (coloro i quali, hanno rinunciato a trovare un
lavoro). Risultato: più della metà dei Ciociari è disoccupata. Il reddito
procapite medio annuo di una famiglia della
Provincia di Frosinone è di 13.756 euro, contro
la media Italia di 18.380 euro , un verdetto che ci pone agli ultimi posti (85°) della classifica sul reddito.
Tralasciando i dati
sull’inquinamento e sul costo dei servizi, che pure rimandano il quadro di un
territorio disastrato, la situazione nella nostra Provincia è drammatica.
Numeri terribili che allarmano e gettano in una profonda prostrazione i
cittadini, soprattutto quelli senza
lavoro, ma che lasciano quasi indifferenti gli eletti (Senatori, Deputati,
Consiglieri regionali e provinciali) ciociari.
L'assenza dei consiglieri regionali di maggioranza, all'incontro richiesto dai disoccupati del
Comitato Promotore Vertenza Frusinate l’11 gennaio scorso presso la sede della
Provincia, è stato uno scandalo. E’ scellerata dimostrazione che certi desolanti numeri non
sono considerati priorità se non si è in vista di una qualche tornata
elettorale. L’occupazione del Palazzo di Piazza Gramsci da parte degli ex
lavoratori del Comitato Promotore Vertenza Frusinate, non è stato un atto così
rivoluzionario, ma semplicemente una reazione più che legittima di fronte all’indifferenza
di chi dovrebbe operare per il benessere dei cittadini .
La lotta paga? Forse. La presa di posizione delle vittime della spietata strategia di appropriazione indebita di salario e dignità, in favore
della speculazione finanziaria, ha sortito la convocazione del consiglio
regionale del Lazio, il quale ha approvato all’unanimità un Odg, che impegna la Giunta Zingaretti a trovare in
tempi brevi soluzioni per il rilancio economico occupazionale della Ciociaria.
L’Odg in questione non è altro che l’annacquamento
di una mozione presentata dal M5S nella quale si impegnava la stessa Giunta a rimodulare e finanziare la legge
4/2009 sul sostengo al reddito di che è rimasto senza lavoro, e a
utilizzare i fondi europei per la
localizzazione delle imprese nei siti dismessi. Inoltre gli ex dipendenti di
Vdc, Mersen, Marangoni, Ilva, sono riusciti
a rappresentare la drammatica situazione di un padre, o una madre di
famiglia a privi di reddito, all’assessore
regionale del lavoro Lucia Valente. In
questo frangente si è decisa l’apertura di un
tavolo istituzionale con la presenza della stessa assessora e del presidente della
Provincia Antonio Pompeo per avanzare proposte e trovare soluzioni .
E’ la
classica montagna che ha partorito il topolino. La battaglia intrapresa da dal
Comitato Promotore Vertenza Frusinate è meritoria, straordinaria. Oltre a
gettare brutalmente sui tavoli istituzionali, l’odioso problema della disoccupazione,
ha fatto emergere la codardia dei sindacati che, alla chetichella,
uno dopo l’altro si sono sfilati dall’impiccio.
Resta però il fatto che senza i soldi non si canta messa. Quali dovrebbero essere
le soluzioni per il rilancio economico e occupazionale del territorio? Il già fallito accordo quadro che ha distribuito un po’ di milioni alle grandi aziende senza un
aumento significativo dell’occupazione , così come ammesso dalla sottosegretaria
alla commissione lavoro, nonché senatrice
della Repubblica Maria Spilabotte? O il
misero stanziamento di 4milioni e
settecento mila euro, proveniente dai fondi europei usato per
finanziare il contratto di ricollocazione, che porterà a giugno poco meno di
900 euro in saccoccia ai fortunati disoccupati rientrati nel programma (2000 su
150.000 sic.) e qualcosa come 2.500 euro a lavoratore nelle casse delle agenzia
interinali private?
Già perché sperare
che attraverso questo contratto si
riesca a collocare qualche disoccupato è
esercizio fantasioso quanto inutile . Le
aziende assumeranno solo se,
eventualmente, dovesse ripartire l’economia (seriamente non dello
zero virgola), e lo faranno quasi
esclusivamente attraverso le regalie del Jobs Act: 24 mila euro per lavoratore
assunto secondo il contratto che istituzionalizza il lavoro precario. Lo
stabilimento Fiat di Melfi ne è un chiaro esempio.
Per il rilancio dell’occupazione in Ciociaria,
servono soldi, soldi pubblici. Il privato non ha interesse ad investire in
attività produttive, mira ad accaparrarsi i servizi (Acea docet), o ad avvelenare il territorio con gli
inceneritori, grazie alla liberalizzazione di tali letali marchingegni concessa
dal governo Renzi, attraverso il decreto sblocca Italia. Hanno le risorse Stato
e Regione per finanziare direttamente attività eco compatibili, processi di riqualificazione del territorio,
di promozione del turismo, dell'agricoltura e dell’enogastronomia? E’ in grado qualche eminente manager
istituzionale di presentare piani industriali, orientati al rilancio dell’economia
reale, con conseguente aumento dell’occupazione, piuttosto che subire
supinamente la tirannia delle grandi imprese e delle lobby finanziarie? Senza
risposte positive a questi quesiti, i
tavoli rimarranno all’ Ikea gli ordini
del giorno si perderanno nelle polverose scrivanie di qualche ufficio della
Pisana.
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