Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 12 febbraio 2016

“All'Assemblea dei Sindaci del 18 febbraio verrà votata la risoluzione con Acea, sia garantita la partecipazione pubblica”

Ufficio Stampa Onorevole Luca Frusone Deputato  M5S

“Il 18 febbraio ci sarà un appuntamento molto importante, a cui invito tutti i cittadini della provincia a partecipare. E’ prevista infatti l’Assemblea dei Sindaci che si riunirà per votare la risoluzione contrattuale con Acea e in tale occasione, i nostri primi cittadini, s’impegneranno anche a fare pressione in regione Lazio affinché venga approvata definitivamente la legge n. 5 sull’acqua pubblica, questo per evitare che una volta cacciata Acea dalla porta non rientri a pieno titolo sulla gestione dell’acqua in provincia, dalla finestra.” – a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone, che continua – “In tale importante occasione, dato l’enorme rilievo della vicenda e data la grande importanza che l’esito della votazione avrà per tutti i cittadini della provincia, ho scritto al Presidente Pompeo, per avere la conferma, che per quel giorno, sarà garantita la partecipazione popolare e dei comitati che da anni sono impegnati nella lotta contro Acea. Vorrei avere questa rassicurazione a nome di tutti i cittadini, perché in passato per alcune assemblee, si decise di chiudere le porte alla partecipazione pubblica. E’ importante invece, che l’assemblea sia svolta a porte aperte, affinché i cittadini possano parteciparvi e verificare l’operato dei propri Sindaci.” – e conclude – “Sono sicuro che il Presidente Pompeo concorderà sull’importanza della partecipazione pubblica. Attendo comunque per vie ufficiali la conferma di tale richiesta e la comunicazione dell’orario preciso in cui si svolgerà l’assemblea.”


Le porte chiuse cui fa riferimento l'Onorevole Frusone
video di Luciano Granieri


giovedì 11 febbraio 2016

Alberto Spaziani “Le Stagioni di una vita” opere dal 1956 al 2016

In mostra dal 14 al 28 febbraio 2016 presso la Sala espositiva del Centro InterArte Pubblica e Popolare via De Gasperi, 59 Frosinone.



Domenica 14 Febbraio, alle ore 11:00, sarà inaugurata presso la saletta espositiva di Via De Gasperi 59,a cura dell’Associazione Centro Inter Arte Pubblica e Popolare ,con il patrocinio del Comune di Frosinone, la mostra di pittura del Maestro  frusinate Alberto Spaziani.
Tale iniziativa rientra nel programma di eventi culturali che l’Associazione si è prefissato di portare a termine nel corso del 2016 e sarà occasione per conoscere l’opera del Maestro a partire dal 1956.
Saranno infatti esposti quadri e disegni che abbracciano un percorso artistico di 60 anni di attività e che caratterizzano alcuni aspetti della nostra società.
Spaziani ha operato instancabilmente nel settore dell’Arte cercando sempre e comunque di potenziare il fermento culturale del territorio per valorizzare artisticamente la “sua” provincia.

Le sue opere costituiscono testimonianza certa di una valenza socio culturale di notevole spessore, alcune inamovibili come i “murales”, i monumenti, le installazioni e le decorazioni di chiese possono essere usufruibili visitando alcuni siti di Frosinone e paesi limitrofi e oltre ( Miecow- Polonia ,Sperlonga – Latina , Maissana – Sp ) mentre i quadri e i disegni saranno visibili dal 14 al 28 Febbraio 2016.


video Luciano Granieri

mercoledì 10 febbraio 2016

L'accerchiamento criminale di Aleppo e la trappola mortale di Ginevra

Dichiarazione del Segretariato Internazionale
della Lit-Quarta Internazionale *

L'esercito della dittatura siriana, con la copertura aerea della Russia, ha lanciato un'offensiva per recuperare la città di Aleppo, la seconda più importante del Paese. 
Dal 2012 Aleppo è divisa in “zone d'influenza” tra le truppe di Al-Assad, le forze ribelli e, da circa un anno e mezzo, le truppe dello Stato Islamico (Isis). Queste forze si combattono palmo a palmo, casa per casa. Le truppe antidittatoriali, però, devono lottare su due fronti: da un lato, contro l'asse Assad-Russia-Hezbollah-Iran; dall'altro, contro le orde dello Stato Islamico. 
Negli ultimi giorni, aeroplani russi hanno effettuato intensi bombardamenti con la finalità di sgombrare la strada alle truppe leali ad Al-Assad e ai miliziani di Hezbollah. Le forze controrivoluzionarie si sono impadronite della principale strada che collega la frontiera della Turchia coi distretti di Aleppo che sono in mano alle forze di opposizione. 
L'avanzata del fronte lealista è finalizzata ad accerchiare Aleppo, allo stesso modo in cui imprigiona altre località dove centinaia di persone sono morte di fame. Si calcola che più o meno quattro milioni di persone si trovano accerchiate dall'esercito siriano. Questa situazione, oltre agli intensi bombardamenti, ha provocato la fuga massiccia di migliaia di famiglie siriane verso la frontiera con la Turchia, fatto che certamente approfondirà il drammatico problema dei rifugiati.  
 
L'inganno di Ginevra  L'avanzamento delle truppe dittatoriali si dà in una fase in cui è cominciata una nuova farsa diplomatica a Ginevra, dove per la terza volta l'Onu cerca di riunire rappresentanti di Al-Assad e degli oppositori per tentare una “soluzione negoziata” alla guerra civile. Il piano di negoziazione è noto: consiste, essenzialmente, nel raggiungere un cessate il fuoco per potere poi procedere alla formazione di un “governo di unità nazionale” e alla convocazione delle elezioni nel 2017. 
Gli imperialismi statunitense ed europeo combinano i bombardamenti contro lo Stato Islamico con la promozione di questa politica, senza nemmeno prospettare, come facevano prima, la previa rinuncia di Al-Assad al potere. 
Ancora una volta Ginevra ha partorito il nulla. Il regime siriano ha ignorato e tacciato di “terrorismo” i “rappresentanti” dell'opposizione che a loro volta hanno escluso un ampio settore di milizie che combattono sul territorio e i curdi del Rojava. 
In questo quadro, la dittatura di Al-Assad, sentendosi più forte con l'appoggio aperto della Russia, cerca di risolvere il conflitto con le armi, schiacciando fisicamente la rivoluzione. Al-Assad ha ignorato Ginevra e ha rafforzato l'offensiva militare. 
L'offensiva su Aleppo ha portato il “mediatore” dell'Onu, Staffan de Mistura, a sospendere fino al giorno 25 di questo mese le riunioni a Ginevra. Questa è un'ulteriore dimostrazione del perché le milizie ribelli arabe e curde non devono fidarsi di alcun tipo di negoziazione col regime assassino di Al-Assad. Non si può negoziare con chi ha le mani sporche del sangue di quasi 400.000 siriani! 
Sosteniamo che non esiste una “soluzione diplomatica” alla rivoluzione siriana. L'obiettivo di Ginevra è di preservare in Siria l'essenza del regime dittatoriale mantenendo la struttura socioeconomica dipendente dall'imperialismo. Indipendentemente dalla discussione su Al-Assad, se sarà parte e per quanto tempo di quel “processo di transizione”, l'intenzione dell'imperialismo, con l'accordo della Russia e dell'Iran, è sconfiggere la rivoluzione siriana, disarmare le milizie e “stabilizzare” i pilastri del regime contro cui le masse popolari siriane si stanno battendo da quasi cinque anni. 
 
L'unica via d'uscita è la vittoria della rivoluzione 
Nonostante debba lottare su vari fronti ed affrontare nemici superiori dal punto di vista militare, la rivoluzione siriana continua. Le milizie ribelli stanno resistendo all'offensiva in maniera tenace. Lo fanno come possono, perché non hanno armi pesanti e la tecnologia militare necessarie. 
L'unica via d'uscita progressiva per le masse popolari siriane e per tutto il Medio Oriente ed il Magreb passa per la sconfitta della dittatura siriana e dei suoi alleati. Questo sarebbe un “punto di partenza” essenziale. 
In questo senso, è fondamentale respingere qualunque tipo di “soluzione negoziata”, perché nessun accordo raggiunto tra l'imperialismo ed i governi di Russia, Iran o Turchia può essere vantaggioso per le masse popolari siriane e curde. Nessun tipo di “transizione politica” ha né avrà l'obiettivo di rispondere alle domande democratiche ed economiche della popolazione siriana. 
Allo stesso modo, dobbiamo opporci tanto ai bombardamenti russi come a quelli di USA, Francia e Regno Unito. Dobbiamo opporci anche all'invio in Siria di “unità speciali” nordamericane che, come annunciato da Obama, servirebbero da “consulenti” contro lo Stato Islamico. Tanto i “consulenti” come i bombardamenti dell'imperialismo non hanno un obiettivo “democratico” né “umanitario”, bensì l'obiettivo colonialista di mantenere ed ampliare il controllo delle risorse della Siria. 
Fuori dalla Siria, abbiamo il compito di organizzare la solidarietà attiva e di esigere da ognuno dei nostri governi non solo la rottura di relazioni diplomatiche e commerciali con la dittatura di Al-Assad ma anche l'invio incondizionato di armi pesanti, medicine ed ogni tipo di vettovagliamento per le truppe ribelli. In Russia, è necessario fare appello alle masse popolari per respingere l'intervento di Putin sul suolo siriano. 
La solidarietà internazionale con la rivoluzione siriana è urgente. Un appoggio deciso delle organizzazioni operaie, sociali, democratiche e, ovviamente, dei partiti di sinistra, potrebbe far pendere la bilancia a favore delle masse popolari siriane. È necessario organizzare manifestazioni, picchetti davanti alle ambasciate della Siria, e qualunque iniziativa che contribuisca ad indebolire la dittatura di Al-Assad.
Questo è un compito immediato. 

*(Traduzione in italiano di Mauro Buccheri)
 

Come suona bianco quel sax, California Dreamin'

Luciano Granieri


Sabato 13 febbraio, a partire delle ore 16,00 presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente”in L.go Aonio Paleario n.7 a Frosinone,  si terrà il quinto appuntamento del seminario-dibattito “Jazz,  suoni ritmi e pulsioni dell’era post-moderna. L a sessione s’ intitola: “ Come suona bianco quel sax, California Dreamin”. Il riferimento al brano dei Mama’s and Papa’s è puramente casuale, ma il sogno californiano ha realmente coinvolto una generazione di jazzisti, per lo più bianchi, attivi sulla costa del  Pacifico negli anni ’50. Tutto ciò  mentre nella convulsa  New York ancora impazzavano i rivoluzionari neri del Bebop. Le atmosfere soffuse ma ricercate,  in cui il blues e gli echi dello swing si mischiano con il contrappunto della musica settecentesca, furono esclusivamente un’operazione commerciale o anche espressione di uno stile musicalmente rilevante?  Fu vera gloria quella dei vari Gerry Mulligan, Chet Baker, Stan Getz, Lee Konitz , Lennie Tristano, Dave Brubeck ? Ne discuteremo sabato prossimo 13 febbraio, dalle ore 16,00, presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente” in L.go Aonio Paleario n. 7 Frosinone. 


FOIBE: RICORDARE COSA?

Casarossa collettivo autogestito


FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

Ormai ogni anno si dedicano celebrazioni a questo argomento sempre più di matrice neo fascista con parate inquietanti in città come in altre parti d’Italia.
Nel 2004 il governo di centrodestra, con l’avallo del centrosinistra, stabilì di celebrare il 10 febbraio (anniversario del Trattato di pace che nel 1947 aveva fissato i nuovi confini con la Jugoslavia) una “Giornata del Ricordo” per celebrare “i martiri delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata”.
Una ricorrenza situata a dieci giorni dalla “Giornata della Memoria” (istituita nel 2000 per il ricordo dalla Shoah e di tutte le vittime e i perseguitati del nazifascismo). In questi anni il senso comune ha portato a fare di tutto un polverone, cosicché si parla correntemente di “foibe” come “olocausto degli italiani”.
Noi riteniamo che in tutto questo ci sia un’operazione di confusione e di ribaltamento dei fatti. L’obiettivo di raggiungere una “memoria condivisa” attraverso una specie di “par condicio della storia”, per la quale ricordiamo “tutte le vittime”, nasconde i giudizi di valore sulle responsabilità storiche specifiche, in particolare quelle del regime fascista italiano in collaborazione con il nazismo tedesco. Chi ha provocato le tragedie della seconda guerra mondiale e chi, dopo averle subite, ha reagito, diventano la stessa cosa.
Oggi, correntemente, con il nome di “foibe” ci si riferisce a due periodi distinti: in Istria dopo l’8 settembre del 1943, fino all’inizio dell’ottobre dello stesso anno, e a Trieste nel maggio 1945, dopo la liberazione da parte delle truppe partigiane jugoslave (ufficialmente alleate del fronte antinazista) e durante i 42 giorni di amministrazione civile della città. In questi due periodi, secondo la vulgata corrente, un numero imprecisato di persone, comunque “molte migliaia”, sarebbero state uccise solo perché erano di nazionalità italiana e poi “infoibate”, ossia gettate nelle cavità naturali presenti in quelle zone. Si tratterebbe di una “pulizia etnica”, di un “genocidio nazionale”. La responsabilità principale viene in genere attribuita ai “titini”, ossia ai partigiani jugoslavi comunisti.
Chi propone un esame critico di questa versione viene chiamato “negazionista” o, ben che vada, “riduzionista” (usando quindi le stesse categorie utilizzate per chi nega o sminuisce la Shoah).
Noi riteniamo che vada ristabilita invece una corretta lettura dei fatti, sia per il contesto storico in cui sono inseriti, sia nella ricostruzione documentaria dei fatti stessi. Fin dal 1919 le squadre fasciste, a Trieste e nell’Istria, fecero una politica di aggressione violenta, in chiave nazionalista, contro le istituzioni operaie e la popolazione slovena e croata.
Mussolini, in un discorso a Pola del 1920, dichiarò: “Abbiamo incendiato la casa croata di Trieste, l’abbiamo incendiata a Pola. Bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre. Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica dello zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere le Alpi Dinariche. Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo”.
Quando il fascismo diventò regime, operò in quelle terre un’opera di snazionalizzazione violenta e capillare, fino a far identificare fascismo e italianità.
Furono 20 anni di oppressione e repressione, che portarono migliaia di persone nelle carceri del Tribunale Speciale, al confino, davanti ai plotoni di esecuzione, e alla perdita dei loro beni e della loro terra.
A partire dall’aprile 1941, l’Italia fu in guerra nella penisola balcanica insieme ai tedeschi, contro la resistenza partigiana e la popolazione locale. Ricordiamo la nota “Si uccide troppo poco” mandata nel 1942 dalle gerarchie militari. Furono 350.000 i civili montenegrini, croati e sloveni massacrati, fucilati o bruciati vivi nelle loro case durante i rastrellamenti; furono più di 100.000 i civili, uomini, donne e bambini, deportati e rinchiusi in oltre 100 campi di concentramento (i “campi del Duce”) disseminati nelle isole dalmate, in Friuli e nel resto d’Italia. Migliaia di essi furono falciati dalla fame e dalle malattie. A Trieste, fascisti e repubblichini furono i collaboratori zelanti delle SS che avevano la zona sotto il loro controllo (ricordiamo il campo di sterminio di San Sabba, con 5000 vittime, ebrei, slavi e resistenti).
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la capitolazione dell’esercito italiano e la cessione del potere ai tedeschi, in Istria scoppiò una vera e propria una insurrezione popolare, in particolare di contadini e operai, che durò fino ai primi di ottobre, ossia fino al ritorno dei nazifascisti. Da una parte ci fu l’aiuto a migliaia di soldati italiani sbandati, dall’altra furono improvvisati dei cosiddetti “tribunali popolari”, più o meno strutturati, che non presero di mira gli italiani in quanto tali, ma in cui si scaricò l’odio accumulato in vent’anni contro i gerarchi fascisti e i proprietari terrieri che avevano approfittato del regime. Le vittime di queste esecuzioni, molte delle quali furono poi “infoibate”, furono alcune centinaia (una cifra verosimile è di 400-500).
È pensabile che, in un simile clima, possano essersi esercitate anche vendette private o crudeltà ingiustificabili. Dai primi di ottobre ritornarono i nazisti. Furono accompagnati da milizie italiane, e fascisti furono gli informatori e le spie che li guidarono nell’incendio di decine di villaggi.
Vi furono, ad opera dei nazifascisti, 5.000 civili uccisi e 12.000 deportati e ulteriori “infoibamenti”.
Durante il periodo dell’amministrazione civile di Trieste da parte degli jugoslavi, 42 giorni da fine aprile a maggio 1945, le autorità avevano elenchi ben definiti di gerarchi e collaborazionisti, che sottoposero a processo e giustiziarono. Anche qui, il numero è ricostruito in maniera diversa: da alcune centinaia, precisamente testimoniabili, a una cifra superiore, di alcune migliaia, che lievita in maniera assolutamente inattendibile nei racconti postumi degli eredi neofascisti.
Anche qui, possono esserci stati casi di vendette private; ma non ci furono esecuzioni di massa casuali o imputate al solo fatto di essere italiani.
Nel corso del dopoguerra, fino a metà degli anni ’50, una cifra fra 180.000 e 250.000 di persone di lingua italiana lasciò i territori della Repubblica jugoslava e si trasferì in Italia; prima sollecitati e poi praticamente abbandonati a sé stessi dalle autorità italiane. Anche questo fenomeno, doloroso come ogni esodo, va messo nel suo contesto di spostamento di popolazioni che, dopo la 2° guerra mondiale, furono costrette ad abbandonare i territori dove precedentemente abitavano lungo la linea dei confini orientali: diversi milioni di persone, in prevalenza tedeschi, dalla Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Ucraina.
Una ricostruzione storica obiettiva non sempre è facile nei suoi aspetti particolari, ma il quadro generale è chiaro: è quello dei lutti e dei crimini provocati in Europa dal nazifascismo.
Un “mattatoio della storia” in cui possiamo provare umana pietà per ogni singola vittima, ma in cui bisogna tenere ben salde le differenze: “senza mettere sullo stesso piano”, scrive Giacomo Scotti, “coloro che per decenni praticarono la violenza e infine la scatenarono, e quanti a quella violenza reagirono, talvolta con ferocia, nel momento storico della svolta”.
Noi italiani dobbiamo imparare a fare i conti con il nostro passato e le nostre responsabilità storiche, sia per quello che riguarda la persecuzione razziale contro gli Ebrei, sia per le guerre coloniali in Africa, sia per le guerre d’aggressione e le stragi nella penisola balcanica (Albania, Grecia, Jugoslavia).
Avremo raggiunto una memoria storica “condivisa” quando tutti avremo saputo assimilare e riconoscere queste colpe, smettendo di considerarci solo “brava gente” o facendo celebrare le vittime delle tragedie storiche (le “foibe”) proprio da chi le ha causate.
Un vero “Giorno del ricordo” dovrebbe essere dedicato a questo.
Si ringrazia, per i dati citati, l’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre

martedì 9 febbraio 2016

Completato il collaudo dell'ascensore inclinato di Frosinone

Luciano Granieri


Riparte l’ascensore inclinato di Frosinone.

Dopo che il la testata si è allisciato,
il carburatore si è sciosciato,
la candela  s’è scartavetrato,
l’ingranaggio ingrippato s’è sgrippato,
la manovella s’è girato,
il marchingegno collaudato.....


Tutti n’cima a Frusenone


nel video alcune fasi del collaudo.

A proposito di unioni civili due

Libero amore

“Ecco il nodo gordiano della questione; ecco lo scoglio terribile contro il quale vanno ad infrangersi le utopistiche teorie del vostro ideale anarchico”. Così dicono i sapientoni della morale  clerico-borghese; cos’ ragionano gli avversari ed i nemici nostri quando entriamo a parlare del libero amore.
E quindi –queste arche di scienza- aggiungono in tono di trionfo:” Non vi bastava predicare la comunione dei beni naturali, l’abolizione della proprietà privata; ora ci venite anche a predicare la messa in comune  della donna e l’abolizione del matrimonio. Voi volete togliere alla donna quella certa protezione che scaturisce dal sacro vincolo legale che la chiesa e lo Stato impongono; voi col vostro tanto decantato libero amore  volete renderla  vittima dei capricci del primo birbante che le capiti, fino a sottoporla all’obbrobrioso  sistema del libero scambio, come se si trattasse di un gingillo qualunque!”.
Adagio Biagio, rispondiamo noi. Queste che voi dite son frottole. Che c’entra la proprietà privata, la comunione dei beni  ed il sistema del libero scambio nella questione del libero amore?  Che significa tutto questo ginepraio di parole col quale voi tentate di travisare il concetto vero della funzione sociale della famiglia dell’avvenire?
No, non è cotesto il nostro libero amore; no,  non è così che noi intendiamo la libera unione dell’uomo  e della donna, come veramente dovrà essere in una  società basata sull’uguaglianza  e sulla fratellanza.
Il  libero amore preconizzato dagli anarchici è quel sublime sentimento naturale e umano che spinge i due sessi  ad unirsi senza chiedere il permesso nè al curato, né al sindaco;  poiché quattro parole biascicate  da un uomo tonsurato o da un altro cinto dalla sciarpa non accrescono pregio al loro amore e né tampoco lo rendono imperituro.
Viceversa  il matrimonio mentre pone l’uomo in una condizione privilegiata rispetto a quella della donna, lascia che questa nella mani del suo tiranno diventi un oggetto di trastullo, uno strumento di piacere  e niente altro.
Ogni tentativo di ribellione di questa martire è subito represso dalla legge che in nome di dio e di una moralità barocca e vessatoria la richiama all’ordine, al rispetto all’obbedienza verso il suo padrone.
E non ci venga a dire che la legge è uguale per tutti, e che quindi come il marito può far punire la moglie adultera, così la moglie può a sua volta far punire il marito quando riesca a provare la sua infedeltà.
Innanzitutto noi diciamo che non sappiamo che farcene della legge e della conseguente punizione poichè né l’una né l’altra potrebbero indurre ad amare una persona chi per essa non sente né simpatia , né affezione alcuna;  del resto la donna tradita , offesa nel suo amore, che soddisfazione avrebbe a mandare in prigione il marito adultero? Essa oltre alle beffe del pubblico, ne risentirebbe un danno personale, cioè la mancanza del sostegno alla famiglia, dimodochè tanto lei che i suoi figlioli, se ne avrà, saranno condannati a stare senza pane e senza tetto per tutto il tempo che suo marito starà in prigione a fare ammenda del proprio fallo ed a meditare sulla filosofia del matrimonio.
La legge, dunque oltre ad essere vana è anche ridicola, e ben lo sanno coloro che sfortunatamente sono caduti nei suoi trabocchetti.
Ma di grazia, qual è la protezione che essa esercita sulla donna? Quale garanzia offrono alla giovane sposa il curato ed il sindaco, dinanzi ai quali i due coniugi vanno a dichiarare il loro amore?.
E’ infinito il numero delle spose abbandonate dai loro mariti, fuggiti con altre amanti in terre lontane ove la legge nulla può contro di loro. Ebbene, che cosa fanno per queste disgraziate la legge, il curato ed il sindaco? Forse provvedono assicurando loro un posto nel banchetto della vita? Forse provvedono reintegrandole nei loro diritti? Nemmeno per sogno!
Per queste povere tradite non vi è altra prospettiva che il postribolo turpe e crudele.
Non è affatto vero che noi anarchici vogliamo mettere in comune  anche le donne. Questa è una affermazione stupida quanto bugiarda dei cosiddetti ben pensanti , di coloro che vogliono conservare intatto questo infame ordinamento onde meglio dar sfogo alla loro morbosa libidine, al loro brutale istinto di veri animali irragionevoli!
Se esistesse il libero amore, come farebbero costoro a comprare il fiore della verginità delle figlie del popolo  costrette dalla fame a vendere il loro onore ad un vecchio danaroso o ad un satiriaco cui non bastano né la moglie, né le concubine da lui profumatamente mantenute?
Altro che comunismo; qui si tratta di un vero monopolio muliebre contro cui noi insorgiamo in nome della libertà della donna, condannata a portare sulle spalle la croce del pregiudizio, sotto la quale spesso cade affranta e completamente abbattuta!
Il libero amore non ha nulla a che vedere con il libero scambio di cui parlano tanto gratuitamente in microcefali sostenitori di questa decrepita baracca borghese; il libero amore tende a mettere l’uomo e la donna nelle condizioni di scegliere liberamente la loro  unione qualora uno dei due amanti non sent più simpatia , più affetto, più trasporto verso l’altro.
Il  libero amore non significa che la donna debba darsi a questo o a quello, ma che essa debba convivere insieme all’oggetto amato fino a che per esso senta amore; libera di andarsene  se questo amore non troverà più posto ne suo cuore.  “Ma – soggiungono nuovamente i nostri contraddittori – e come farete voi ad evitare quei delitto passionali che sono la conseguenza di amori non corrisposti? Come farete a svellere dal cuore umano quella violenta e innata passione che ha nome gelosia?”  Noi eviteremo, per quanto sarà possibile, gli uni  e svelleremo l’altra educando le masse alla scuola della libertà. Sicuro; solo una vera educazione libertaria potrà far si che certi delitti e certe passioni scompaiano del tutto.
Un individuo, per esempio, geloso della propria libertà  perché dovrebbe ledere la libertà di un altro individuo? Nel rispetto delle altrui libertà trova sanzione e rispetto la propria libertà; per cui una persona che ama non ha il diritto di pretendere che un’altra persona contraccambi quell’amore suo malgrado. L’uomo quando non sente più amore per la donna, anche oggi in omaggio sempre al matrimonio, l’abbandona senza tanti preamboli.
Così farà nella società futura, senza arrecarle tutto quel danno che oggi le arreca. Se l’uomo dunque riconosce  in lui questo diritto, perché non deve riconoscerlo nella donna?
Col libero amore la donna diverrà più buona, più leale, più veritiera, più sincera; essa non sarà costretta a mentire il suo amore, essa non sarà spinta all’adulterio, essa non ingannerà  più il compagno che con lei convive, perché godendo degli stessi diritti economici e sociali cui gode l’uomo, ella si troverà  in condizioni di trattare d pari a pari.
Col libero amore essendo abolito il matrimonio, non assisteremo più all’immorale unione fra un vecchio cadente ed una giovane di appena  sedici anni sacrificata dai propri genitori, avidi di oro  e di onori, ad un uomo che non potrà giammai farla felice, e quindi se lei non sarà insensibili agli stimoli della natura dovrà inevitabilmente tradirlo.
Emancipata da ogni tirannia libera da ogni vincolo convenzionale , scevra di superstizioni e di pregiudizi , la donna sarà davvero la fida compagna dell’uomo, l’angelo che presiederà alla tranquillità , alla pace e all’armonia della nuova famiglia umana che dovrà sorgere sulle ruine di  questa società falsa la cui esistenza costituisce un perenne ostacolo  allo sviluppo del progresso e della civiltà!
Oh! Allora, lo credano i nostri detrattori,  i drammi del matrimonio, le selvagge tragedie coniugali saranno evitate, e la gelosia di cui essi temono sarà riguardata come un caso patologico del passato, da sottoporre alla cura radicale di una educazione basata sulla morale anarchica, la quale insegna  agli uomini il risptto e la difesa reciproca del proprio diritto della propria libertà.

Aristide Ceccarelli.

Tratto da: “L’anarchia volgarizzata”
Prima edizione:  Roma 1910

Seconda edizione: Ceccano 2016.

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