Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 29 giugno 2016

Standard di stagione

Luciano Granieri



Cos’è uno standard   nella musica e in particolare nel jazz?  Molti critici  hanno provato a fornirne una descrizione :  Si può, ad esempio, definire standard un brano dalla duratura notorietà popolare che entra stabilmente nel repertorio di un musicista. Oppure  lo standard  è una canzone molto nota, frequentemente eseguita ,  tanto da rimanere nei repertori di musica popolare per  anni. Oppure, e qui ci avviciniamo al tema che più ci interessa,  lo standard è un brano che, essendo proposto  molte volte, entra stabilmente nella memoria musicale generale, tanto da venire suonato  regolarmente in diversi stili   fra cui il jazz. 

E’ notorio come per un jazzista non si butti via niente. Figuriamoci se il mondo del jazz si lasciava scappare l’occasione di improvvisare su scale e giri armonici di musiche popolari  famose . E’ una pratica che risale alle origini della musica afroamericana. Dal New Orleans ,  fino all’era dello Swing, il jazz era fondamentalmente musica da ballo e dunque basata su temi popolari. Anche  dopo, nella frenesia contestatrice dei boppers, molte canzoni note  furono suonate da Bird e soci, ma  con scopi diversi.  Cioè lo standard non era utilizzato per accattivarsi la platea eseguendo un brano conosciuto, ma diventava agnello sacrificale la cui destrutturazione  melodica, operata  dai boppers  serviva ad esibire il rifiuto e il sovvertimento di strutture musicali  preordinate e consolidate, così come preordinato e  consolidato era l’odio razziale dell’american way  of life nel dopo guerra.  Ornithology di Charlie Parker non è altro che la rivoluzione melodica operata su  How High the Moon, un brano introdotto dagli autori di commedie musicali  Alfred Drake e Frances Cumstock nel musical  Two for the shaw andato in scena a Brodway   nel 1940. Pezzo  inciso subito dopo da Benny Goodman e portato al successo da Ella Fitzgerald. 

Notevole, in termini di stravolgimenti armonico-melodici , è l’operazione che John Coltrane, venti anni più tardi eseguirà,   su My Favourite Things, una canzone  molto semplice composta nel 1959 da Richard Rogers e Oscar Hammerstein per il musical di Brodway The sound of music (Tutti insieme appassionatamente). 

Summertime,  Body and Soul, Night and day, Stardust, sono solo alcuni delle migliaia di standards eseguiti  dai jazzisti di tutto il mondo. Anche brani dei Beatles sono divenuti standards eseguiti  da Ella Fitzgerald, Oscar Peterson,  e altri, fino ad una rilettura recentemente proposta dal pianista  Danilo Rea.  Pezzi  di Fabrizio De Andrè sono entrati nel repertorio di  un eccellente  quintetto di jazzisti  italiani, comprendente il sassofonista Stefano Di Battista, il trombettista Fabrizio Bosso,  la pianista Rita Marcotulli, il contrabbassista Giovanni Tommaso e il batterista Roberto Gatto. 

 Irrompe la tanto attesa estate l’estate.  La seconda metà di giugno si è rivelata  calda  afosa, e finalmente i fans della spiaggia possono invadere gli arenili armati di teli da mare,  creme  solari,  pareo, vogliosi, di mostrare, per chi se lo può permettere, i propri scultorei corpi sopravvissuti alla prova costume. Personalmente mi da noia   il martellamento  del sole sulla sabbia,  l’afa, il cicaleggio  della gente sotto l’ombrellone, preferisco decisamente o buttarmi subito in acqua o…immaginare   un mare diverso….

’Azzo c’entra il mare con gli standards? 

C'entra. Odio l’estate, brano composto da Bruno Martino nel 1960, poi intitolato  semplicemente Estate, è entrato come standard  nel repertorio dei più prestigiosi jazzisti mondiali. Probabilmente  mai prima di allora il pezzo  di un musicista italiano era entrato  così diffusamente nella storia del jazz mondiale. Chet Baker, Michel Petrucciani, Bobby Hutcherson, Toot Thielmans,  Joao Gilberto e molti altri , si sono cimentati sui giri armonici  del  brano di Bruno Martino, offrendo delle esecuzioni straordinarie. 

Così,  tanto per scrivere  un post stagionale,  in omaggio all’estate abbiamo realizzato un piccolo video girato sul litorale pontino, impreziosito da una eccellente versione di Estate eseguita da un jazzista  nostrano che più nostrano non si può. Il sassofonista alatrese Mauro Bottini, accompagnato  da Stefano Mincarelli -  Chitarra, Paolo Tombolesi – Pianoforte  -Massimo Moriconi  - Contrabbasso Massimo Manzi – Batteria. 

Buona visione , buona estate 

and good vibrations.

  

lunedì 27 giugno 2016

RINASCE IL PCI.

Della Posta Oreste
Membro del comitato centrale del Partito Comunista Italiano
Delegazione di Frosinone che si è recata a via Tibaldi 17 dove è iniziato il processo di scioglimento del P.C.I. 26 anni fa.

Si è svolta a Bologna, nei giorni 24-25-26 giugno 2016, l’assemblea costituente per la ricostruzione del Partito Comunista Italiano che ha visto la partecipazione di 571 delegati nazionali. È stato eletto segretario nazionale il compagno Mauro Alboresi e tesoriere nazionale il compagno Ugo Moro.
Alcune idee programmatiche che sono alla base del partito sono:

-          Per una politica di Pace il primo atto da fare è uscire dalla NATO;

-          Questa non è l’Europa dei popoli ma è l’Europa delle banche e dei gruppi finanziari e quindi occorre uscire da questa Europa;

-          Occorre che ci sia immediatamente un reddito di cittadinanza in quanto la povertà sta diventando un elemento diffusissimo nella nostra società;

-          I Comunisti sono per una sanità pubblica abolendo tutti i tickets, per una scuola pubblica eliminando i contributi alla scuola privata, per l’acqua pubblica, per l’abolizione della legge Fornero, in sostanza più STATO e meno MERCATO.

Sono stati inseriti nel Comitato centrale due nuovi compagni della nostra provincia, ovvero Gino Rossi e Maurizio Federico. È da notare l’ottimo intervento del compagno Gino Rossi che ha denunciato il dramma della disoccupazione nella nostra provincia e di tutti i lavoratori che continuano a perdere il posto di lavoro.
La delegazione di Frosinone si è recata simbolicamente presso l’ex sezione del P.C.I. della Bolognina dove Occhetto 26 anni fa inizio il processo per lo scioglimento del Partito Comunista Italiano, che grande danni ha portato ai lavoratori italiani e al popolo. La nostra delegazione invece ha espresso la volontà di ricostruire quel grande Partito che da sempre si è battuto per i più poveri e per i lavoratori.

Il compagno Oreste Della Posta dichiara che questo è un processo aperto a cui tutti possono dare il loro contributo, quelli che ritengono che in Italia occorra un Partito Comunista organizzato ed efficiente.

domenica 26 giugno 2016

Proletari di tutto il mondo: ri-riuniamoci

Luciano Granieri




La colpa è sempre del popolo. Scagli la prima pietra chi non abbia scaricato sulla plebe la causa di un elezione o di un referendum perso. Anche dalle note di questo blog, spesso abbiamo accusato la pigrizia dei cittadini, in particolare Italiani e Ciociari, nel non voler impegnarsi in un percorso di cambiamento, di accontentarsi delle briciole che l’èlite ogni tanto fa scivolare dal  tavolo  per mantenere la pace sociale e continuare ad arricchirsi sulle spalle proprio di chi fedele aspetta l’elemosina. Qualche ammissione di colpa, per parte nostra,è stata anche espressa. Forse abbiamo peccato di comunicazione. Menarla con la storia dell’anticapitalismo, rimanere  confinati  troppo sul piano teorico verso chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, è un errore madornale e velleitario. La risposta più comune, non a torto è: D’accordo, organizziamo la rivoluzione, ma intanto la bolletta come la pago?  

La novità della recentissima  stagione elettorale, comprendente le elezioni amministrative italiane, il referendum sulla  brexit,  è che a lamentarsi del popolo bue ed ignorante, non sono coloro i quali si sono spesi per il cambiamento sociale, ma i burocrati dell’establishment politico economico, a cui gli elettori, al netto di un astensionismo dilagante, comunque hanno fornito , fino a ieri una legittimazione democratica. Fa impressione ascoltare i soloni della finanza  e della politica  tuonare  contro l’opportunità di indire un referendum sulla permanenza di una Nazione nella UE!   Cosa ne sa il popolo bue delle dinamiche comunitarie,  dello spread, della BCE, di ciò che rischiano i mercati finanziari. Roba delicata da maneggiare con cura, anziché affidarla alle mani grossolane e callose di un operaio, o alla valutazione di un disperato disoccupato. Il referendum sulla brexit, infatti va ripetuto, perché al popolo bue va spiegato che non è in grado  di interessarsi a certe materie, che ha sbagliato ha decretare l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Ora  gli Inglesi più poveri non potranno più raccattare  neanche la briciola che cadeva  dal tavolo delle èlite. 

Considerando, in modo grossolano,  ma indicativo,   i flussi elettorali delle ultime amministrative, e del referendum sulla brexit,  risulta che il voto anti establishment,  che da un lato ha determinato l’uscita del Regno Unito dall’UE e dall’altro ha punito il Partito della Nazione italiano, arriva in maggioranza dai ceti più poveri. Una classe che in tutto il mondo occidentale, e non solo, va inesorabilmente aumentando.  Si comincia a percepire  che  la briciole sono sempre di meno e sempre di più è la platea cui sono destinate. Una elargizione chiaramente insufficiente, per cui è chiaro che i tumulti  e le liti fra i disperati che aspettano sotto il tavolo sono sempre maggiori e aspre. Si percepisce altresì che rimanendo sotto al desco  , non solo non si arriverà mai al banchetto , ma spesso è necessario condividere la scomoda posizione con persone che scivolano dalla sedia andando ad aumentare la folla  di disperati in attesa di un magro privilegio. 

In buona sostanza, la narrazione in base alla quale  all’aumento della  ricchezza  di pochi, corrisponda   il giovamento della  condizione dei molti, comincia a mostrare la corda.  Cioè tutto lo story telling messo in piedi da Reagan e dalla Thatcher necessario a convincere i poveri a votare per i ricchi sta miseramente crollando. Volendo semplificare, il voto britannico contro la UE, il voto amministrativo contro il rappresentante delle lobby finanziarie identificato  nel Pd di Renzi, arriva da quei pezzi di popolo che non ce la fanno più ad andare avanti. Disoccupati, sottoccupati,  disperati confinati ai margini della società  gente che identifica la causa del proprio impoverimento esattamente  nelle istituzioni politiche e finanziarie variamente impersonificate  (UE,Governi Nazionali, Governi dei territori) colpevoli di aumentare a dismisura la diseguaglianza sociale. 

Questa nuova consapevolezza evidentemente porta a conclusioni diverse. C’è chi, ancora immerso nella  guerra fra poveri, alimentata dallo stesso establishment, accusa le Istituzioni di non essere in grado di difendere la cittadinanza nativa dall’invasione di flussi di stranieri, anch’essi disperati ,colpevoli, di voler rubare il cibo dalla stessa ciotola dei poveri indigeni ,    chi invece, ed ahimè  è la fazione minoritaria , accusa le medesime Istituzioni, di essere il braccio armato dei potentati finanziari, esecutrici  di quelle politiche di devastazione sociale, privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite che sta dissanguando una grande maggioranza popolare allocata in tutta Europa, in tutto il mondo occidentale e non solo.  

Il popolo bue  si  rivela improvvisamente ed inaspettatamente,   per le èlite, irresponsabile, ignorante, non degno di esercitare alcuna prerogativa democratica. Un entità, che avendo perso già la propria dignità sociale,  è destinata a scomparire definitivamente non essendo più in grado di assolvere alla funzione di certificazione plebiscitaria della criminale deriva neoliberista. 

In  questa nuova corrente rischia di confluire  l’esito del referendum sulle riforme costituzionali di ottobre. Qui   il voto per il NO potrebbe  identificare   il rifiuto, non tanto di una riforma insana, ma del Governo che l’ha concepita, ritenuto responsabile dell’inesorabile impoverimento delle classi subalterne. I vertici europei l’hanno capito, ecco perché improvvisamente Renzi è diventato un importante alleato, Hollande e la Merkel, dopo averlo ignorato, ora lo blandiscono, lo coinvolgono. Potrebbero essere disposti, prima del referendum di ottobre, ad allargare i cordoni della borsa, inviare ulteriori aiuti, magari giustificati con la necessità di finanziare la gestione dell’immigrazione, potrebbero aumentare  ulteriormente la flessibilità in modo di consentire al premier italiano di giocarsi una favorevole politica fiscale utile ad accrescere il consenso per il SI al referendum costituzionale. 

Un’elezione al buio anche in Italia susseguente al fallimento del referendum costituzionale, potrebbe rivelarsi letale per gli interessi delle lobby finanziarie. Su questi temi penso dovrebbero concentrarsi le forze comuniste variamente codificate.  Lasciare che un flebile segnale di condivisione e conseguente possibile  conflitto di classe possa essere disperso dai disvalori fascisti e razzisti, funzionali alla rivitalizzazione delle derive neoliberiste, oppure dilapidato da una forza tipicamente borghese,  come quella del M5S, sarebbe  delittuoso. Pensiamoci compagni.








Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco


Dai verbali della Conferenza dei Servizi del SIN Bacino del Fiume Sacco (sui cui esiti non certo esaltanti avremo modo di ritornare, ampiamente, in un successivo comunicato stampa) tenutasi in data 26.05.16, indetta dal Ministero dell’Ambiente, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, riemerge la questione dello stato di contaminazione dell’area ex AGIP Petroli, oggi Viscolube spa, sita nel Comune di Ceccano, vicina al confine con il Comune di Frosinone.

Nel corso della Conferenza (presenti: Viscolube spa, Ecotherm, Comune di Ceccano, Unione Petrolifera, ISPRA, ARPA Lazio Dipartimento Frosinone; assenti: Prefettura Frosinone, Provincia Frosinone, Regione Lazio, Istituto Superiore Sanità, ASL Frosinone), tale questione, oggetto di cronaca nei mesi scorsi, si ripropone con nuovo spessore, visti i rilievi di Arpa Lazio e dello stesso Ministero dell’Ambiente.

In estrema sintesi, questi i punti salienti:

la bonifica dell’area è lontanissima dal conoscere la conclusione, nonostante il suo iter sia cominciato alla fine del 2002;

dei 4 cicli previsti di bonifica con tecnica di landfarming (semplificando non poco, depurazione che catalizza l’azione dei microorganismi presenti nel terreno), non è stato completato neppure il secondo, pressoché fermo dal 2009;

mentre la Viscolube spa sostiene, con nota del 31.03.16, che non vi sono fenomeni di migrazione della contaminazione verso l’esterno, ARPA Lazio comunica in data 22.04.16 al Ministero dell’Ambiente che «ancora persiste una rilevante contaminazione di inquinanti nelle acque sotterranee, sia all’interno del sito», sia in 8 piezometri «posti a valle idrogeologica della barriera idraulica» che dovrebbe impedire la diffusione della contaminazione; da tali piezometri «si evidenzia che la contaminazione è presente nelle acque di falda in concentrazioni rilevanti con particolare riferimento» a composti molto nocivi, ovvero in particolare solventi organoclorurati e metalli pesanti;

il Comune di Ceccano, in data 08.04.16 ha emesso ordinanza di divieto di consumo di acqua entro i 500 metri dal sito contaminato;

Viscolube difende energicamente la propria azione di bonifica, con argomentazioni che saranno vagliate dai tecnici competenti (i quali al momento, come si è visto, sembrano smentirne categoricamente la bontà).

Il Ministero ha dunque predisposto un tavolo tecnico per risolvere il problema della diffusione della contaminazione, che coinvolge, a differenti livelli e con specifici compiti, ARPA Lazio, ISPRA, Comune di Ceccano e Viscolube spa. Le relative azioni di tale organo sono in corso, ed entro il 20 luglio la Viscolube spa è tenuta a presentare un’Analisi di Rischio e conseguentemente una Variante del progetto di Messa in Sicurezza dei suoli contaminati.

Oltre a sottolineare la paradossalità della vicenda in questione relativamente ai tempi dell’incompiuta (o meglio in alto mare) bonifica, ai gravissimi rischi che ne derivano per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, vogliamo rilevare qualche elemento positivo.

In primis, l’operato di ARPA Lazio Dipartimento Frosinone, o meglio dei tecnici e dei dirigenti direttamente responsabili di tale lavoro.

In secundis, l’operato del Ministero dell’Ambiente, che nel caso specifico si fa carico del problema. Con che esiti, valuteremo più avanti.

È importante infine rilevare come la contaminazione da solventi organoclorurati non interessi solo l’area oggi Viscolube spa, ma anche l’area Klopman International srl e l’area ex Schlumberger nel Comune di Frosinone, vicino alla discarica Le Lame. Ci chiediamo come mai vi sia interesse, da parte dei politici e della maggior parte degli organi di controllo, solo per la contaminazione provocata dalla discarica, posto che le due aree precedentemente citate presentano profili di rischio, nonché già alcuni riscontri, molto più preoccupanti.

sabato 25 giugno 2016

Alea iacta est. La capitolazione della sinistra di fronte alla storia.

 MILITANT BLOG Collettivo Politico Comunista

Quello che è successo ieri in Inghilterra è un fatto politico enorme, che porta con sé una carica oggettiva, difficile da interpretare a caldo, ma che ci dice senz’altro una cosa incontrovertibile: si è aperta una grande falla sul Titanic della Ue. Una falla difficile da arginare anche per il suo carattere immediatamente simbolico. La Brexit assume un valore emblematico decisivo: è possibile rompere le maglie di questa gabbia del governo oligarchico-tecnocratico, espressione diretta degli interessi del capitale transnazionale, causa della tragedia collettiva che le masse popolari europee stanno vivendo da almeno quindici anni.
Per ricordare un evento così significativo bisogna tornare indietro a quel 5 luglio di un anno fa, quando il popolo greco bocciò il memorandum imposto dalla Troika, un referendum voluto dal governo Tsipras appena insediatosi, e che nemmeno una settimana dopo fu tradito dalla vergognosa capitolazione da parte dello stesso governo “riformista”. Quella sconfitta si era fatta sentire e aveva chiuso una finestra di possibilità difficilmente riproducibile nel breve periodo. La storia, come evidente, va però avanti lo stesso.
Indubbiamente allora, nel giro di una settimana, si passò da una formidabile prova politica di maturità e di forza della popolazione greca a una débâcle tutta istituzionale e governista di una sinistra “radicale” e socialdemocratica, convinta sostenitrice della riformabilità del progetto europeista, che si è rivelata la migliore alleata e fedele attuatrice dei programmi di svendita e di austerity del governo oligarchico sovranazionale. Oggi il corso degli eventi si impone nuovamente sui tentativi di stabilizzazione delle “sinistre” di governo, un evento in cui gli assetti e l’architettura del potere costruito a Bruxelles e a Francoforte sono messi in discussione nel loro carattere vincolante e quindi nella loro legittimità dalle popolazioni povere dei singoli paesi dove finora è stato possibile votare sulla Ue.
Sono anni che ogni volta che le popolazioni europee possono esprimersi su questa costruzione ordoliberista politico-economica la bocciano sonoramente, nonostante i consigli e la copertura politica che questa continua a ricevere dalla sinistra funzionale alla tecnocrazia finanziaria. Era già capitato in Francia e Olanda nel 2005, oltre che in Grecia l’anno scorso. Assolutamente comprensibile allora l’odio che lo status quo politico ed economico prova per queste consultazioni popolari, forieri di pericoli e di derive ingestibili.
La potenza di questo evento va letta a partire da due fatti importanti: nonostante la grande campagna nazionale e internazionale a favore del cosiddetto “remain”, che ha mobilitato il sistema politico-culturale ed economico nel suo complesso, adottando ogni mezzo necessario, dalla campagna terroristica del mainstream mediatico  ai ricatti economici e finanziari sulla catastrofe economica possibile, sfruttando addirittura l’“occasione” dell’assassinio della deputata laburista da parte di un neonazista locale, nonostante tutto questo la maggioranza della popolazione povera inglese – quella, per capirci, che non risiede nella City –  è andata in direzione contraria ai diktat di Bruxelles e del governo Cameron. A nulla è valso ogni forma di condizionamento, diretto e indiretto, dalla mobilitazione del mondo dello spettacolo e dello sport (perfino la Premier League, è scesa in campo a favore del partito del remain). Questo ci dice che il vento sta cambiando, che l’insofferenza popolare contro le classi dominanti europee, dopo dieci anni di profonda crisi economica e sociale, travalica la narrazione e il terrorismo politico-psicologico di massa. La dichiarazione poche ore prima del voto di Juncker: “Chi esce, rimane fuori”, non ha sortito alcun effetto, anzi: ogni qual volta banche e sinistra funzionale aprono bocca convincono sempre più persone a rompere con lo status quo, qualsiasi forma assuma questa rottura. Ormai il “salto nel vuoto” non è più elemento capace di spaventare le classi popolari dei singoli contesti nazionali. Quella retorica, in assenza di redistribuzioni di reddito, non funziona più, è completamente disattivata.
L’altra considerazione che emerge nettamente, e non è la prima volta che lo diciamo, è che la sinistra radicale, riformista, socialdemocratica, ha ormai strutturalmente il ruolo di stampella del potere costituito, vera e propria copertura politica e culturale di ogni forma di stabilità istituzionale, economica, sociale e politica. Evocando lo spettro del nazionalismo e del populismo, e difendendo accoratamente gli interessi del capitalismo sovranazionale, continua nella difesa della Ue attraverso le retoriche sulla sua presunta riformabilità. Una sinistra conciliatoria, terrorizzata dal vuoto di stabilità molto più che i vari Junker, Merkel & soci. La sinistra di complemento.
Questa sinistra in tutte le sue variazioni, da quella più moderata a quella radical, ex noglobal, è la migliore alleata dell’Europa mercantile e ordoliberista perché, non sapendo vedere oltre l’Ue, non può che abdicare alla real politik della stessa, per finire come in Grecia, dove ci è voluto un governo di sinistra socialdemocratica per far ingoiare allo stremato popolo greco il Terzo Memorandum altrimenti impossibilitato a passare in un territorio completamente stremato dalle politiche liberiste europeiste. E’ completamente inutile (e infatti completamente ignorato dalle classi popolari), agitare lo spauracchio di un presunto ritorno sovranista: il problema è la Ue, non fantasiose riscosse naziste per il continente amplificate ad arte da chi teme di perdere un ruolo ormai definitivamente compromesso. E’ la scelta di campo anti-popolare di certa sinistra che spinge le classi lavoratrici (attenzione: non “il popolo” genericamente inteso, ma i lavoratori dipendenti salariati e/o precari) a sfruttare ogni possibile strumento pur di rompere con la gabbia della Ue e, più in generale, delegittimare le classi di governo nei vari Stati della Ue. Le forze nazionaliste e xenofobe, che in questi anni stanno raccogliendo il testimone della protesta popolare, hanno campo libero. E’ stata delegato a certa destra il ruolo che dovrebbe avere la sinistra di classe, quello cioè di intercettare i bisogni di rottura politica con lo status quo. La storiella della Brexit come “soluzione di destra” è però anch’essa orchestrata ad arte dal mainstream politico culturale europeista. La sinistra, soprattutto quella inglese, era per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. La piattaforma Lexit, Il sindacato dei trasporti inglese Rmt, ad esempio: ad esempio.
L’unica “sinistra” pro-Europa era infatti quella del partito laburista di Jeremy Corbyn, il partito “di sinistra” probabilmente più squalificato d’occidente (a parte il Pd, ovviamente), il partito della “terza via” liberista, della guerra in Iraq, delle controriforme sociali. Dare risalto alle posizioni della non sinistra inglese, silenziando quella di classe, è una precisa scelta politica di campo che ha coinvolto infatti tanti commentatori e situazioni politiche nostrane. Quegli stessi commentatori che da anni cercano di convincerci della riformabilità della Ue, abbandonati da tutti tranne che da Renzi, Hollande, Merkel e Draghi: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
In Inghilterra, il Socialist Labour Party appoggiava chiaramente il rifiuto della Ue. In Irlanda il Partito dei lavoratori appoggia il Brexit. Fuori dall’arcipelago britannico, la Candidatura d’Unitat Popular, la sinistra di classe catalana, si schiera per il Brexit. Eppure, il Brexit “è una cosa di destra”, ci spiegano i solerti difensori dello status quo. Tutti in combutta col populismo nazionalista britannico chiaramente. La sinistra in combutta con Draghi e Junker evidentemente non fa notizia.
La governance ordoliberista sta attraversando il suo momento di crisi, e la vicenda inglese non è un fatto isolato, quello che è successo domenica scorsa in Italia con la bruciante sconfitta dello storytelling renziano nelle principali aree metropolitane ci dice che la partita è aperta, che la storia, in assenza di “sinistra”, va avanti comunque, che le popolazioni povere ritrovano forme di protagonismo seppure in forma alienata e mistificata. La nostra occasione, in questo senso, sarà in autunno, sul referendum costituzionale sul governo Renzi. E’ l’occasione per ricomporre politicamente e socialmente il nostro campo, per svolgere un ruolo, per incunearci nella contraddizione principale: mandare a casa il Governo Renzi, gestore della governance Ue nel nostro paese. Bastonare il cane che affoga deve essere la nostra unica parola d’ordine, tutto il resto, in questo preciso momento, è secondario.

BUSCHINI ASSESSORE IN REGIONE AI RIFIUTI E SCALIA SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE SPECIALE SUI RIFIUTI SI SONO ACCORTI DI CIO’ CHE STA ACCADENDO A PIEDIMONTE SAN GERMANO?

Ufficio Stampa Deputato Luca Frusone Movimento 5 Stelle

MA BUSCHINI ASSESSORE IN REGIONE AI RIFIUTI E SCALIA SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE SPECIALE SUI RIFIUTI SI SONO ACCORTI DI CIO’ CHE STA ACCADENDO A PIEDIMONTE SAN GERMANO?



“Ieri ho partecipato ad un incontro indetto dal Comitato No Ares, insieme al sindaco Nocella, il mu di Piedimonte e molti cittadini preoccupati per il destino del proprio territorio. La situazione infatti non è delle migliori e quello che sta accadendo a Piedimonte San Germano, è evidentemente il risultato del totale abbandono e disinteresse dei politici riguardo questo territorio. I consiglieri regionali che ci sono ora e che si sono susseguiti in tutti questi anni, nonché le amministrazioni comunali precedenti, dovrebbero farsi un esame di coscienza e vergognarsi davanti alla cittadinanza, per come grazie alla loro incapacità e disinteresse hanno compromesso la salute di tante persone. Sono però molto contento che i cittadini di Piedimonte capendo la situazione, hanno alzato la testa e hanno creato un Comitato che sta cercando di far sentire in tutti i modi la propria voce.” – dichiara amareggiato il deputato 5 Stelle Frusone che continua – “E’ assurdo che possa essere costruito quì un impianto di compostaggio da 40000 tonnellate, oltre ad essere pericolosamente impattante per il territorio, non si comprende neanche come possa realmente funzionare, perché tutta la provincia di Frosinone non produce probabilmente nemmeno la metà di organico utile per fare il compost. Prendiamo ad esempio la città di Frosinone, con un differenziata pessima che non arriva nemmeno al 20%, produce circa 1200 tonnellate di organico annue. Allora la domanda sorge spontanea, da dove arriverà l’organico necessario a far funzionare un impianto così grande? E siamo sicuri che sarà solo organico ciò che verrà conferito? Ho seri dubbi su questo.”– “La mia preoccupazione come quella dei cittadini e degli attivisti del meetup di Piedimonte, nasce anche dal fatto che ci sono diverse ombre sul passato di alcuni soci dell’azienda che dovrebbe costruire l’impianto. Risulta infatti che tale sig. Domizio Marco Nicola, prima amministratore unico della società Ares ambiente Srl e poi Rappresentante della direzione, sia citato in diverse carte della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Ho per questo deciso di approfondire meglio tale questione e mettere nuovamente in allerta la Commissione di inchiesta, anche se avrei auspicato che un allarme fosse già partito dal segretario di tale commissione bicamerale, ovvero il senatore Scalia, ma stranamente pur avendone tutti i poteri, interviene sempre troppo poco su problematiche come questa.”– “Concludo dicendo che non bisogna inoltre dimenticare che l’interlocutore principale della vicenda è la Regione Lazio e voglio anche ricordare che i nostri consiglieri regionali del M5S hanno depositato diversi atti sulla questione, senza però avere alcuna risposta da Zingaretti, sarebbe dunque auspicabile che l’Assessore ai Rifiuti Buschini si muovesse nell’interesse dei cittadini di Piedimonte e di tutta la provincia e avendone i poteri, faccia chiarezza sulla costruzione di un impianto mostruoso e del tutto inutile, che sinceramente non convince nessuno.”


venerdì 24 giugno 2016

Giudici e padri di famiglia

Comitato di Lotta per il lavoro



Nonostante un rinvio, il Tribunale del lavoro di Frosinone è riuscito ad incontrare il Comune di Frosinone nell’udienza di oggi 22 giugno.
La convocazione nasce a fronte dell’impossibilità dichiarata dalla cooperativa Sol.Co. di far fronte alla sentenza emessa dallo stesso tribunale di Frosinone il 13 giugno 2015, sentenza n. 501/2015, con la quale il Giudice del Lavoro del Tribunale di Frosinone ha emesso, ex art. 2932 cod. civ., una sentenza costitutiva che realizza gli effetti del contratto di lavoro non concluso tra gli ex lavoratori Multiservizi e la Sol.Co. Società Cooperativa.
Chi non obbligato ti aspetti ma si presenta? Chi non può resistere nel recitare un mantra? Chi non approfitta di uno spazio pubblico pur di continuare a denigrare altri? Chi non può resistere al tentativo di esibire, pur in una piccola aula di tribunale, la bontà del suo operato? Lui, il polarizzatore, il “buon padre di famiglia” di questa città.
Ebbene sì il Sindaco in persona ha accettato di rispondere alla convocazione della Giustizia ordinaria che sta tentando di trovare una strada per la restituzione di ciò che la giunta attuale aveva tolto ai lavoratori, a dimostrazione che l’opposizione alle coop non era strumentale, ma meritava riflessione, attenzione e rispetto.  Purtroppo le coop non sono in grado di dare seguito alla sentenza sobbarcandosi delle centinaia di migliaia di euro; però sarebbero disposte a discutere con l’ente per una soluzione condivisa.
Il Sindaco non ha deluso le aspettative. Non ha tentato di affermare genericamente che si impegna per una possibile soluzione…. No. Al contrario si è caricato tutte le responsabilità e della bontà delle scelte effettuate dall’ente incurante di tutto ciò che è successo, non riuscendo, e non volendo, nascondere quello strisciante senso di “condanna” per chi non si allineò alle disastrose scelte amministrative in quell’aprile 2013, anzi puntando il dito ancora una volta su quel qualcuno che convinse a non passare alle coop, nella possibilità di una nuova società finalizzata all’internalizzazione di tutti gli addetti.
 I soldi non ci sono. Allo stato attuale non ci sono altri servizi da assegnare e con la diminuzione drastica delle ore lavorative dei contratti in essere si potrebbe configurare solo una ipotetica sostituzione del personale in servizio con quello escluso a suo tempo ( detto con sarcasmo) e ciò non è possibile. E in ogni caso non è un problema dell’ente…  La società pubblica non si poteva fare… La Corte dei conti impedì tali scelte… Insomma la solita solfa condita da discrepanze cronologiche, dimenticanze, sovrapposizione di fatti successi in fasi diverse, interpretazioni libere di documenti di altri enti: la Società non si configurava come società in house, ma società commerciale come successivamente verrà classificata  nella sentenza fallimentare!!!  [Peccato che questo è accaduto due anni dopo]. La costituzione di una nuova società non avrebbe favorito i lavoratori poiché il fallimento della Multiservizi rendeva illegale il trasferimento del personale. [Peccato che fosse già in essere la nuova società Servizi Strumentali]
 Non si poteva in definitiva aspettarsi altro, commentano i lavoratori. L’attività amministrativa svolta dalla attuale giunta ha sempre giocato su un confine di legittimità degli atti fin dalla famosa delibera 96/13. E poi il gioco è continuato imperterrito nell’applicare “liberamente” le norme del codice degli appalti; nell’affidamento dei servizi a coop sociali di tipo B quando alcuno dei lavoratori era svantaggiato; dalla spartizione di quei posti già dei lavoratori Multiservizi esclusi; dalle continue, inesauribili, proroghe; dagli affidamenti diretti anche per un anno; dal dimenticare il Regolarmente Anticorruzione e quello sulla trasparenza; di non rispettare le indicazioni del Regolamento per l’acquisizione in economia di beni e servizi e lavori; dall’aver coinvolto coop impigliate nelle maglie di indagine della magistrature e via discorrendo.  
 Le responsabilità dell’amministrazione, dunque, va oltre il senso di giustizia sulle questioni riguardanti il lavoro…. A Frosinone si è fatto ben altro e ci vuole ben altro per dirimerle, sembra dirci il nostro Sindaco.
Rimane per tutti i lavoratori un senso di rincuorante fiducia, avvalorato proprio dalla iniziativa di un coraggioso tentativo di conciliazione tra parti, che stride con una inesistente sensibilità da chi invece dovrebbe occupare le istituzioni per cercare il bene dei cittadini.
 La battaglia non termina. La tenda rimane.