Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone M5S
“Abbiamo un territorio al collasso ambientale e invece di risanarlo e di ripensare seriamente a una corretta e virtuosa gestione dei rifiuti, si cerca di ampliare le discariche, in modo tale da conferire al loro interno tonnellate e tonnellate di rifiuti di ogni tipo. Questo schifo deve essere fermato. Mi dispiace dover sottolineare anche in questa occasione, la totale assenza del mio conterraneo, l’Assessore ai Rifiuti Mauro Buschini, che non sembra proprio interessarsi della problematica, nonostante una cittadinanza in rivolta.” – esordisce così il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Mi associo dunque alla richiesta della cittadinanza, degli attivisti del mu di Roccasecca, che da sempre seguono la vicenda grazie in particolare all'impegno di Danilo Chiappini, e del nostro consigliere regionale Porrello, rivolta al neo eletto Sindaco Giuseppe Sacco, ossia quella di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale e di emettere l’ordinanza di chiusura della discarica. Come già detto dal mio collega in regione, siamo in un momento cruciale, in cui è in corso la rivisitazione del Piano dei Rifiuti Regionale e un’ordinanza del genere da parte di un Sindaco, peserebbe notevolmente su tutto il procedimento. E la giunta regionale, compreso quindi l’Assessore Buschini, sarebbe costretta a prenderne atto. Un’ordinanza di chiusura rappresenterebbe un no fermo di tutta la cittadinanza di Roccasecca.” – e continua – “L’impianto in progetto sarebbe costituito da 5 lotti e avrebbe una capacità complessiva di 760.614 tonnellate di rifiuti. Il territorio è già fortemente compromesso e non è più tollerabile questo abuso che si continua a perpetrare. I dati del Dipartimento epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio parlano chiaro, c’è un aumento esponenziale dei tumori sulla popolazione della provincia di Frosinone, in certe zone studi hanno riscontrato addirittura il "281% in più rispetto alla media nazionale di tumori all'encefalo e 174% di tumori maligni del sistema linfatico per i maschi da zero a 14 anni". È ora di dire basta, i politici devono smetterla di far finta di nulla e girarsi dall’ altra parte o in casi peggiori di stare proprio dalla parte sbagliata, facendo gli interessi di società in odor di camorra.” – e conclude – “Il neo eletto Sindaco di Roccasecca deve assumersi le proprie responsabilità, la campagna elettorale è finita, ora è arrivato il momento di farsi sentire in Regione.”
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
venerdì 1 luglio 2016
Valle del Sacco, dal nuovo rapporto epidemiologico ulteriori gravi preoccupazioni per la popolazione.
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
E’ stato di recente pubblicato dal Comune di Colleferro il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" identificato come “rapporto tecnico delle attività 2013-2015” ed elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione (DEP) del Lazio.
Ci siamo lasciati con il rapporto di sorveglianza nel 2013 le cui conclusioni sull’incidenza sanitaria del Beta-HCH non erano molto incoraggianti. Tra le conclusioni si leggeva “In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nelle sesso femminile. E’ stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.”
Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione per chi risulta contaminato dal pesticida.
Tra il 2013 ed il 2015 e stata eseguita la seconda fase della sorveglianza nell’ambito della quale sono state contattate 690 persone, di cui 602 hanno aderito.
Si parte da una conferma negativa e cioè che per quanto riguarda il Beta-HCH la concentrazione media riscontrata nel sangue delle persone esaminate non si discosta da quanto rilevato nelle passate indagini ad indicare che la contaminazione umana è persistente.
Inoltre in questa fase è stata analizzata la presenza di altri inquinanti e la concentrazione ematica di alcuni di essi in particolare l’HCB, Trans-nonachlor, p,p'-DDE e PCB, risulta correlata con quella del Beta-HCH condividendone le caratteristiche di associazione. “Tale dato sta ad indicare che la contaminazione del Beta-HCH non e stata isolata ma si e accompagnata, seppure in modo minore, a quella di altri contaminanti chimici persistenti che coesistono nell’organismo.”
Lo studio inoltre ha approfondito altri aspetti degli effetti del Beta-HCH riscontrando un effetto specifico dell’inquinante organoclorurato su diversi sistemi, in particolare sull’apparato cardiovascolare e sulle funzioni metaboliche, con approfondimento e possibile conferma dei risultati raggiunti attraverso lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.
Colpiscono però le raccomandazioni finali del DEP Lazio che per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, da delle indicazioni che sono un macigno:
“La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione e purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. E’ ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale.”
Questo finale si commenta da solo, in sintesi evidenzia l’assenza di strumenti e pratiche in grado di fornire una adeguata e capillare informazione sanitaria ai cittadini, indirettamente mette sotto accusa le politiche della Regione Lazio che ha operato tagli sulla sanità in un territorio che richiede una riorganizzazione ed un incremento delle risorse a disposizione del sistema sanitario. Evidenzia ciò che è arcinoto all’opinione pubblica e cioè che i settori di popolazione economicamente e socialmente più deboli sono privati di una reale assistenza sanitaria di carattere preventivo e curativo.
Queste considerazioni valgono in particolare per tutte le aree comprese all’interno dei nuovi confini del Sito di Interesse Nazionale, caratterizzate da una complessità di fenomeni di inquinamento ambientale con danni correlati alla salute umana di lungo periodo.
Il richiamo alle autorità, alle amministrazioni locali è pacato nei toni e drammatico nella sostanza, ci dice sono inadeguate logiche politiche che facciano semplicemente appello all’onesta ed alla razionalità delle pratiche amministrative.
La difesa della salute e dell’ambiente è possibile solo con una radicale opposizione a politiche che spingono alla privatizzazione di ogni servizio di pubblica utilità, alla riduzione ai minimi termini delle risorse della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Sono politiche che negano diritti fondamentali della persona umana, tolgono ogni possibilità di autodeterminazione ed autogoverno alle comunità locali.
Sistema sanitario, ciclo dei rifiuti e bonifica delle aree inquinate sono tre questioni strettamente correlate nei nostri territori che richiedono per essere affrontate un intervento di carattere sistemico, una pianificazione di lungo periodo, risorse adeguate e la piena partecipazione delle comunità locali, partendo da una capillare informazione e formazione, mirata alle specifiche condizioni sociali e culturali dei cittadini.
Il resto sono chiacchiere.
mercoledì 29 giugno 2016
STOP TTIP
Associazione Culturale Oltre l'Occidente
Serate di economia internazionale, con cena sociale a sottoscrizione, incontro con produttori locali e visione di docufilm.
Ore 17.30 largo Paleario 7 a Frosinone.
I prodotti che riempiono la nostra tavola sono perfetti sconosciuti (a dispetto selle sempre più declamate norme sulla tracciabilità). Pomodori cinesi, carni rumene, farine americane si incuneano neanche tanto velatamente nel nostro piatto con tutto il loro carico di misteri. Il TTIP vuole ora legittimare questo flusso incontrollato di merci spezzando definitivamente il legame millenario tra produttori e consumatori, tra agricoltori e società. Cos’è il TTIP? Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano. Questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole creare un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi economici transnazionali. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti.
Standard di stagione
Luciano Granieri
Cos’è uno standard nella musica e in particolare nel jazz? Molti critici hanno provato a
fornirne una descrizione : Si può, ad
esempio, definire standard un brano dalla duratura notorietà popolare che
entra stabilmente nel repertorio di un musicista. Oppure lo standard
è una canzone molto nota, frequentemente eseguita , tanto da rimanere nei repertori di musica
popolare per anni. Oppure, e qui ci avviciniamo al tema che più ci
interessa, lo standard è un brano che, essendo proposto molte volte, entra
stabilmente nella memoria musicale generale, tanto da venire suonato regolarmente in diversi stili fra cui il jazz.
E’ notorio come per un
jazzista non si butti via niente. Figuriamoci se il mondo del jazz si lasciava
scappare l’occasione di improvvisare su scale e giri armonici di musiche
popolari famose . E’ una pratica che risale alle origini della musica
afroamericana. Dal New Orleans , fino all’era dello Swing,
il jazz era fondamentalmente musica da ballo e dunque basata su temi popolari. Anche
dopo, nella frenesia contestatrice dei
boppers, molte canzoni note furono
suonate da Bird e soci, ma con scopi
diversi. Cioè lo standard non era utilizzato
per accattivarsi la platea eseguendo un brano conosciuto, ma diventava agnello
sacrificale la cui destrutturazione melodica, operata dai boppers serviva ad esibire il rifiuto e il
sovvertimento di strutture musicali preordinate e consolidate, così come preordinato
e consolidato era l’odio razziale dell’american
way of life nel dopo guerra. Ornithology di Charlie Parker non è altro che
la rivoluzione melodica operata su How High the Moon, un brano introdotto dagli autori
di commedie musicali Alfred Drake e Frances
Cumstock nel musical Two for the shaw
andato in scena a Brodway nel 1940.
Pezzo inciso subito dopo da Benny Goodman e portato al successo da Ella
Fitzgerald.
Notevole, in termini di stravolgimenti armonico-melodici , è l’operazione
che John Coltrane, venti anni più tardi eseguirà, su My Favourite Things, una canzone molto semplice composta nel 1959 da Richard
Rogers e Oscar Hammerstein per il musical di Brodway The sound of music (Tutti
insieme appassionatamente).
Summertime,
Body and Soul, Night and day, Stardust, sono solo alcuni delle migliaia
di standards eseguiti dai jazzisti di
tutto il mondo. Anche brani dei Beatles sono divenuti standards eseguiti da
Ella Fitzgerald, Oscar Peterson, e altri, fino ad una rilettura recentemente proposta
dal pianista Danilo Rea. Pezzi di Fabrizio De Andrè sono entrati nel
repertorio di un eccellente quintetto di jazzisti italiani, comprendente il sassofonista Stefano
Di Battista, il trombettista Fabrizio Bosso,
la pianista Rita Marcotulli, il contrabbassista Giovanni Tommaso e il
batterista Roberto Gatto.
Irrompe la tanto attesa estate l’estate. La seconda metà di giugno si è rivelata calda afosa, e finalmente i fans della spiaggia possono invadere gli arenili armati
di teli da mare, creme solari, pareo, vogliosi, di mostrare, per chi
se lo può permettere, i propri scultorei corpi sopravvissuti alla prova
costume. Personalmente mi da noia il martellamento del sole sulla sabbia, l’afa, il cicaleggio della gente sotto l’ombrellone, preferisco
decisamente o buttarmi subito in acqua o…immaginare un mare diverso….
’Azzo c’entra il mare con
gli standards?
C'entra. Odio l’estate, brano
composto da Bruno Martino nel 1960, poi intitolato semplicemente Estate, è
entrato come standard nel repertorio dei
più prestigiosi jazzisti mondiali. Probabilmente mai prima di allora il pezzo di un musicista italiano era entrato così diffusamente nella storia del jazz mondiale. Chet
Baker, Michel Petrucciani, Bobby Hutcherson, Toot Thielmans, Joao Gilberto e molti altri , si sono
cimentati sui giri armonici del brano di Bruno Martino, offrendo delle
esecuzioni straordinarie.
Così, tanto
per scrivere un post stagionale, in omaggio all’estate abbiamo realizzato un
piccolo video girato sul litorale pontino, impreziosito da una eccellente
versione di Estate eseguita da un jazzista nostrano che più nostrano non si può. Il
sassofonista alatrese Mauro Bottini, accompagnato da Stefano Mincarelli - Chitarra, Paolo Tombolesi – Pianoforte -Massimo Moriconi - Contrabbasso Massimo Manzi – Batteria.
Buona
visione , buona estate
and good vibrations.
lunedì 27 giugno 2016
RINASCE IL PCI.
Della Posta Oreste
Membro del comitato centrale del Partito Comunista
Italiano![]() |
Delegazione di Frosinone che si è recata a via Tibaldi 17
dove è iniziato il processo di scioglimento del P.C.I. 26 anni fa.
|
Si è svolta a Bologna, nei giorni 24-25-26 giugno 2016,
l’assemblea costituente per la ricostruzione del Partito Comunista Italiano che
ha visto la partecipazione di 571 delegati nazionali. È stato eletto segretario
nazionale il compagno Mauro Alboresi e tesoriere nazionale il compagno Ugo
Moro.
Alcune idee programmatiche che sono alla base del partito
sono:
-
Per una politica di Pace il primo atto da fare è
uscire dalla NATO;
-
Questa non è l’Europa dei popoli ma è l’Europa
delle banche e dei gruppi finanziari e quindi occorre uscire da questa Europa;
-
Occorre che ci sia immediatamente un reddito di
cittadinanza in quanto la povertà sta diventando un elemento diffusissimo nella
nostra società;
-
I Comunisti sono per una sanità pubblica
abolendo tutti i tickets, per una scuola pubblica eliminando i contributi alla
scuola privata, per l’acqua pubblica, per l’abolizione della legge Fornero, in
sostanza più STATO e meno MERCATO.
Sono stati inseriti nel Comitato
centrale due nuovi compagni della nostra provincia, ovvero Gino Rossi e
Maurizio Federico. È da notare l’ottimo intervento del compagno Gino Rossi che
ha denunciato il dramma della disoccupazione nella nostra provincia e di tutti
i lavoratori che continuano a perdere il posto di lavoro.
La delegazione di Frosinone si è
recata simbolicamente presso l’ex sezione del P.C.I. della Bolognina dove
Occhetto 26 anni fa inizio il processo per lo scioglimento del Partito
Comunista Italiano, che grande danni ha portato ai lavoratori italiani e al
popolo. La nostra delegazione invece ha espresso la volontà di ricostruire quel
grande Partito che da sempre si è battuto per i più poveri e per i lavoratori.
Il compagno Oreste Della Posta
dichiara che questo è un processo aperto a cui tutti possono dare il loro
contributo, quelli che ritengono che in Italia occorra un Partito Comunista
organizzato ed efficiente.
domenica 26 giugno 2016
Proletari di tutto il mondo: ri-riuniamoci
Luciano Granieri
La colpa è sempre del popolo. Scagli la prima pietra chi non
abbia scaricato sulla plebe la causa di un elezione o di un referendum perso.
Anche dalle note di questo blog, spesso abbiamo accusato la pigrizia dei
cittadini, in particolare Italiani e Ciociari, nel non voler impegnarsi in un
percorso di cambiamento, di accontentarsi delle briciole che l’èlite ogni tanto
fa scivolare dal tavolo per mantenere
la pace sociale e continuare ad arricchirsi sulle spalle proprio di chi fedele
aspetta l’elemosina. Qualche ammissione di colpa, per parte nostra,è stata
anche espressa. Forse abbiamo peccato di comunicazione. Menarla con la storia
dell’anticapitalismo, rimanere
confinati troppo sul piano
teorico verso chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, è un
errore madornale e velleitario. La risposta più comune, non a torto è: D’accordo, organizziamo la rivoluzione, ma
intanto la bolletta come la pago?
La
novità della recentissima stagione elettorale, comprendente le elezioni amministrative
italiane, il referendum sulla brexit, è che a lamentarsi del popolo bue ed
ignorante, non sono coloro i quali si sono spesi per il cambiamento sociale, ma
i burocrati dell’establishment politico economico, a cui gli elettori, al netto
di un astensionismo dilagante, comunque hanno fornito , fino a ieri una
legittimazione democratica. Fa impressione ascoltare i soloni della finanza e della politica tuonare contro l’opportunità di indire un referendum
sulla permanenza di una Nazione nella UE! Cosa ne sa il popolo bue delle dinamiche
comunitarie, dello spread, della BCE, di
ciò che rischiano i mercati finanziari. Roba delicata da maneggiare con cura,
anziché affidarla alle mani grossolane e callose di un operaio, o alla valutazione
di un disperato disoccupato. Il referendum sulla brexit, infatti va ripetuto,
perché al popolo bue va spiegato che non è in grado di interessarsi a certe materie, che ha
sbagliato ha decretare l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Ora gli Inglesi più poveri non potranno più raccattare
neanche la briciola che cadeva dal tavolo delle èlite.
Considerando, in modo
grossolano, ma indicativo, i
flussi elettorali delle ultime amministrative, e del referendum sulla
brexit, risulta che il voto anti establishment, che da un lato ha determinato l’uscita del
Regno Unito dall’UE e dall’altro ha punito il Partito della Nazione italiano,
arriva in maggioranza dai ceti più poveri. Una classe che in tutto il mondo
occidentale, e non solo, va inesorabilmente aumentando. Si comincia a percepire che la briciole sono sempre di meno e sempre
di più è la platea cui sono destinate. Una elargizione chiaramente
insufficiente, per cui è chiaro che i tumulti
e le liti fra i disperati che aspettano sotto il tavolo sono sempre
maggiori e aspre. Si percepisce altresì che rimanendo sotto al desco , non solo non si arriverà mai al banchetto ,
ma spesso è necessario condividere la scomoda posizione con persone che
scivolano dalla sedia andando ad aumentare la folla di disperati in attesa di un magro privilegio.
In buona sostanza, la narrazione in base alla quale all’aumento della ricchezza di pochi, corrisponda il giovamento
della condizione dei molti, comincia a
mostrare la corda. Cioè tutto lo story
telling messo in piedi da Reagan e dalla Thatcher necessario a convincere i
poveri a votare per i ricchi sta miseramente crollando. Volendo semplificare,
il voto britannico contro la UE, il voto amministrativo contro il rappresentante delle lobby finanziarie identificato nel Pd di Renzi, arriva da
quei pezzi di popolo che non ce la fanno più ad andare avanti. Disoccupati,
sottoccupati, disperati confinati ai
margini della società gente che
identifica la causa del proprio impoverimento esattamente nelle istituzioni politiche e finanziarie
variamente impersonificate (UE,Governi
Nazionali, Governi dei territori) colpevoli di aumentare a dismisura la
diseguaglianza sociale.
Questa nuova consapevolezza evidentemente porta a
conclusioni diverse. C’è chi, ancora immerso nella guerra fra poveri, alimentata dallo stesso
establishment, accusa le Istituzioni di non essere in grado di difendere la
cittadinanza nativa dall’invasione di flussi di stranieri, anch’essi disperati ,colpevoli,
di voler rubare il cibo dalla stessa ciotola dei poveri indigeni , chi invece, ed ahimè è la fazione minoritaria , accusa le medesime Istituzioni,
di essere il braccio armato dei potentati finanziari, esecutrici di quelle politiche di devastazione sociale,
privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite che sta
dissanguando una grande maggioranza popolare allocata in tutta Europa, in tutto
il mondo occidentale e non solo.
Il
popolo bue si rivela improvvisamente ed inaspettatamente, per le èlite, irresponsabile, ignorante, non
degno di esercitare alcuna prerogativa democratica. Un entità, che avendo perso
già la propria dignità sociale, è
destinata a scomparire definitivamente non essendo più in grado di assolvere
alla funzione di certificazione plebiscitaria della criminale deriva
neoliberista.
In questa nuova corrente
rischia di confluire l’esito del
referendum sulle riforme costituzionali di ottobre. Qui il
voto per il NO potrebbe identificare il rifiuto, non tanto di una riforma insana,
ma del Governo che l’ha concepita, ritenuto responsabile dell’inesorabile
impoverimento delle classi subalterne. I vertici europei l’hanno capito, ecco perché
improvvisamente Renzi è diventato un importante alleato, Hollande e la Merkel, dopo averlo ignorato, ora lo blandiscono, lo coinvolgono. Potrebbero essere
disposti, prima del referendum di ottobre, ad allargare i cordoni della borsa,
inviare ulteriori aiuti, magari giustificati con la necessità di finanziare la
gestione dell’immigrazione, potrebbero aumentare ulteriormente la flessibilità in modo di
consentire al premier italiano di giocarsi una favorevole politica fiscale
utile ad accrescere il consenso per il SI al referendum costituzionale.
Un’elezione
al buio anche in Italia susseguente al fallimento del referendum
costituzionale, potrebbe rivelarsi letale per gli interessi delle lobby
finanziarie. Su questi temi penso dovrebbero concentrarsi le forze comuniste
variamente codificate. Lasciare che un
flebile segnale di condivisione e conseguente possibile conflitto di classe possa essere disperso dai
disvalori fascisti e razzisti, funzionali alla rivitalizzazione delle derive
neoliberiste, oppure dilapidato da una forza tipicamente borghese, come quella del M5S, sarebbe delittuoso. Pensiamoci compagni.
Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.
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