"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Questa mattina le associazioni ambientaliste e
animaliste "Fare Verde Onlus" e "Consulta dell'Ambiente di
Piedimonte San Germano" hanno presentato in Procura e all'A.N.A.C.
(Autorità Nazionale Anticorruzione), e per conoscenza al Ministero dell'Ambiente,
al MIBACT, al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, alla Regione
Lazio, alla Provincia di Frosinone e alla Commissione per l'Accesso agli Atti
c/o Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'esposto/denuncia per omissioni o diniego d'atti d'ufficio,
riguardante il presunto progetto di restauro del sito archeologico di S. Maria
dell'Albaneta a Montecassino. «Abbiamo atteso prima i
trenta giorni per legge, poi diffidato gli Enti e infine ci siamo rivolti alla
Procura per esercitare il diritto all'accesso agli atti - esordiscono gli
ambientalisti. Silenzio totale dal Comune di Cassino e dal Corpo Forestale
dello Stato di Frosinone, mentre la Soprintendenza dei Beni Culturali di Roma,
chiedendo preventivamente un parere sulla legittimità della richiesta, ha poi
negato gli atti. Ma esisterà questo progetto che tanto è stato pubblicizzato
nei mesi scorsi su social network e sulla carta stampata? Perchè ci negano un
atto pubblico se è tutto in regola? Approfittiamo coll'informare che il 25
maggio 2016 è stato approvato in via definitiva il "Freedom of Information Act", meglio noto come Foia (D.Lgs. 25 maggio 2016 n.° 97,
G.U. 08/06/2016), allineando così l'Italia agli altri paesi europei (e non) in
termini di trasparenza e diritto di accesso agli atti della Pubblica
Amministrazione, garantendo a tutti i cittadini il diritto di accesso ai dati e
ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, senza necessità di spiegarne la motivazione, fatte salve alcune
limitate eccezioni (segreto di stato, sicurezza nazionale, ecc.). Ricordiamo
che in corso ci sono altri due esposti per reati ambientali, paesaggistici e
archeologici - concludono Avella e Barbieri - e che ad oggi dall'imprenditore
locatario dei beni di proprietà dell'Abbazia di Montecassino si aspetta ancora
la conferenza stampa del progetto Albaneta-Farm.»
Quella del lavoro oggi è la
questione epocale di cui bisogna avere l’adeguata consapevolezza.
Per rendersene conto basta tenere
presente che, come giustamente e per fortuna, l’articolo uno della nostra
Costituzione recita, sul lavoro si fonda la ragion d’essere della Repubblica
Italiana. Vale a dire: il lavoro
costituisce il collante dell’aggregato sociale che ciascuno di noi vuole
civile, equo e avanzato verso una modernità definita in maniera precisa.
Il dramma che stiamo
attraversando è quello di una economia che non produce più lavoro. Si badi
bene: le relazioni economiche oggi esistono in forme diverse dal passato, non
esiste più il Fordismo e il taylorismo di cui i grandi aggregati manifatturieri
erano l‘espressione con il lavoro umano che ne costituiva il motore. Ma queste
relazioni economiche oggi producono accumulazione di ricchezza, di entità
vieppiù maggiori, generando forti disparità sociali e non generano lavoro.
La nostra preoccupazione è che la
disgregazione sociale diventa sempre più spinta in presenza di questa economia
per pochi e quindi malata.
La forte opposizione alle
politiche governative che noi esprimiamo discende proprio da questa
preoccupazione. Il Jobs Act è deleterio proprio perché tende a gestire e a
incentivare la marginalità del lavoro. Quindi foriero di disgregazione sociale
e suggella in maniera definitiva la presa d’atto della presenza imperante
dell’economia malata. Quella che crea solo profitto e nello stesso tempo disparità
e disgregazione sociale.
Per noi il concetto di tutela del lavoro, non è una pretesa
incompatibile con lo sviluppo dell’economia. No, ne costituisce invece la
premessa allorquando noi rivendichiamo la funzione sociale dell’economia. La
difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, si inquadra in questa
esigenza. Guai a considerarla una difesa di un privilegio. Non può essere
l’economia una questione privata di chi detiene il potere finanziario, come
purtroppo oggi è! A forza di considerarla una questione privata, l’Italia con
la delocalizzazione delle produzioni e con l’intervento della finanza straniera
ha perso grandi capacità industriali, importanti knowhow e specificità
produttive. Al punto che oggi, in molte realtà importanti estere, ritroviamo
queste capacità che una volta erano italiane e traferite in loco in ragione dei
tristemente famosi “salvataggi stranieri”.
Ecco che ritorna la funzione
sociale dell’economia. Si deve produrre beni e servizi e quindi creare
ricchezza da cui far discendere un assetto della società equa e giusta eche
tuteli il lavoro per tutelare anche una idea di società che non sia avversa
alle speranze di sviluppo di ogni giovane e più sicura per tutti. L’obiettivo
del Jobs Act, della cancellazione dell’articolo 18, della precarietà consacrata
dai voucher è l’antitesi di questo bisogno.
Il gigante farmaceutico Teva dovrà pagare oltre 520 milioni di dollari per il reato di
corruzione accertato dal dipartimento
americano di giustizia. La compagnia ha violato il Foreign Corrupt
Pracitise Act (Fcpa) (Atto sulle pratiche di corruzione estera ) corrompendo funzionari in Russia Ucraina e Messico. Teva è la più
grande azienda al mondo per la produzione
di farmaci generici. Secondo il dipartimento di giustizia, la Teva LCC (Teva
russia) azienda completamente controllata dalla casa madre, ha corrotto il più alto
funzionario russo per favorire l’acquisto
del Copaxone, farmaco utile alla della sclerosi multipla, nella gara d’appalto per l’acquisizione
dei farmaci indetta dal Ministero per la
Salute russo.
Fra il 2010 e la fine del 2012, Teva ha ottenuto guadagni extra
dalla vendita del Copaxone per una cifra
pari a 200 milioni di dollari. Il funzionario avrebbe ricevuto 65 miloni di
dollari grazie ai margini di profitto
gonfiati.
Complessivamente Teva pagherà 520 milioni comprendenti le sanzioni penali e
regolamentari comminate dagli Stati Uniti per la sua attività illegale in
Russia, Ucraina e Messico.
In Ucraina ha assunto
un alto funzionario governativo nel Ministero della Salute come consulente di
registrazione . Tra il 2010 e il 2011, la Compagnia Israeliana gli ha corrisposto
uno stipendio mensile e un rimborso
spese pari a 200mila dollari. In Messico Teva ha corrotto medici affinchè
prescrivessero il Copaxone almeno dal 2005.
“Teva e le sue
controllate hanno pagato milioni di dollari in mazzette a funzionari
governativi di vari Paesi e hanno intenzionalmente omesso di attuare protocolli interni
per impedire atti di corruzione” Ha dichiarato l’assistente del procuratore
generale Caldwell.
“Le compagnie che
competono onestamente, in modo, equo etico, devono usufruire di parità
di condizioni. Continueremo a perseguire coloro che minano questo concetto”
Ha aggiunto Caldwell.
“Come dimostrato da
questo caso Il Foreign Corrupt Pracitise Act
è fondamentale per il scongiurare certi abusi. Il pretenzioso tentativo ordito da Teva per arricchirsi illegalmente è fallito. E l’azienda dovrà ora
pagare una dura sanzione” ha
dichiarato l’assistente William J. Maddalena.
Il brano che abbiamo appena ascoltato è Processione sul mare, tratto dall’omonimo Lp di Tony Esposito
registrato nel 1976. Questa splendida esecuzione introduce al tema di come sia
possibile fare musica usando per strumenti oggetti di uso quotidiano. Nel caso
del percussionista napoletano ,l’utilizzo di pentole e padelle è un esperimento molto particolare,
suggestivo, finalizzato ad inventare
nuove sonorità. Ma c’è stato chi,
ben prima di Tony Esposito, ha usato le
più disparate cianfrusaglie per fare musica. In questo caso però la stramberia
non era funzionale ad esperimenti particolari, ma a sbarcare il lunario.
Ci
riferiamo agli straordinari protagonisti di una storia che comincia a New Orleans, agli inizi del secolo
scorso. In quel periodo la città del Delta era
un grande porto internazionale. Qui attraccavano grandi navi pronte a caricare tutte le merci provenienti, oltre che
dall’interno, anche dal traffico fluviale del Mississippi. Una prosperità che
attrasse molti immigrati dal vecchio
continente, italiani, tedeschi, anglosassoni, irlandesi, ma, soprattutto neri, provenienti dal Senegal dal Niger e dal
Congo. Intorno ai commerci procurati dall’attività portuale girava un mondo
fantasmagorico fatto di avventurieri, commercianti , ladri, preti, artigiani,
assassini, suore, ruffiani, prostitute di ogni razza.
A New Orleans c’era sempre musica. In ogni
quartiere i suoni delle bands squillavanocon alla guida i leaders naturali, i cornettisti (progenitori dei
solisti di tromba che per decenni- e in
ultima analisi ancora oggi- furono e sono i veri condottieri dal jazz) . Nei
funerali, o nelle occasioni festose, le bands suonavano soprattutto blues.
Ma
il jazz ebbe ampia diffusione anche in ben altri contesti presenti nella città:
le case dipiacere. Qui la nuova musica si suonava in un ambiente lussuoso dove donne
giovani , a volte giovanissime, si offrivano a ricchi borghesi (bianchi per lo
più, ma anche creoli e neri). Uno dei musicisti, consacrato alla storia come inventore del jazz, impegnato ad allietare i clienti di “Lulu White”, fu
Jelly Roll Morton. La prima volta che
Mortonriuscì a sedersi davanti ad una tastiera di pianoforte in RampertStreet, si ritrovò in tasca, a fine serata ,più di venti dollari. Tanto era l’ammontare delle mance raccolte. La paga
settimanale al porto, dove il pianista creolo si spezzava la schiena nel riempire e
spostare i barili sui moli, era di soli 15 dollari. Ciò da la dimensione di come la
professione del musicista nelle Case a luci rosse di Storyville rendesse bene.
Ma c’erano altri
personaggi che campavano con la musica. Erano i venditori ambulanti. Essi affollavano i moli del porto. Per allettare i passanti, e convincerli all’acquisto della loro mercanzia,, suonavano blues in modo molto elementare. Ecco cosa ricorda il
pianista Jelly Roll Morton:”… imboccavano delle trombette da quattro soldi,
quelle che regaliamo ai nostri bambini come giocattolo, sfilavano il bocchino,
e modulavano (il suono) senza avere a disposizione pistoni, usando cioè solo le
labbra….ma con questo arnese suonavano più blues di quanto io ne abbia sentito
suonare da tanti professionisti. E si facevano sentire a più di tre quattro
isolati di distanza”.Una musica
semplice come semplici erano gli uomini che la suonavano. Suonavano per campare cercando di procurarsi i mezzi necessari a sopravvivere. I loro nomi? Morton ne ricorda alcuni : Jasky Adams, Buddy
Canter, Sam Henry, Garne Kid, Frank Richards.Poche storie ce li hanno tramandati, ma soprattutto la loro musicanon venne mai registrata su disco.
C’erano poi le spams bandgruppi di ragazzi di dieci, dodici,
quattordici anniche vagavano sui
marciapiedi, suonando strumenti costruiti con gli oggetti più disparati, così come Tony Esposito suonava le pentole. Il
loro scopo era quello di racimolare qualche dollaro in modo da assicurarsi il
pane e, a volte, il companatico. Scatole di sigaridiventavanoviolini, canne da zucchero erano la base percontrabbassi, assi per il bucato –i futuri
washboard- si trasformavano inpercussioni.
Alcuni di questi ragazzi furonoi componenti della band di Stealbread Charlie
(Charlie Paneduro come si evince dal nome). Stealbread si chiamava in realtà
Emile AugusteLacoume, era creolo suonava la chitarra (le storie però non ci
dicono che chitarra). Con lui c’erano: Cajun (alias Willie Bussey) all’armonica a
bocca, Whisky (cioè Emil Bernod) che suonava un contrabbasso fatto con una
mezza cassa di birra, dei fili di ferro e un ramo di cipresso come archetto, Warm Gravy
(cioè Cleve Glaven ) che strimpellava un banjo costruito con una scatola di
formaggio e Slew-Foot Pete (ovvero Albert Montzulin) il quale suonava, si fa per dire,
una chitarra fatta con una cassetta di
sapone.
In realtà anche questi ragazzi, pur essendone assolutamente ignari,
stavano sperimentando come Tony Esposito.Dalle loro esibizioni, daquelle dellebands di quasi
professionisti pronti a proporre la loro musica in ogni occasione,daglientertainer dei locali a luci rosse, si costruì una tradizione compositache del jazz, in sostanza, già aveva le
caratteristiche fondamentali. Non lo sapeva ancoraSlew-Foot Pete, ma dalla sua chitarra fatta
con una cassetta di sapone stava nascendo il jazz.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) ha approvato venerdì una risoluzione con 14 stati membri a favore e un astenuto (gli Stati Uniti) di condanna del sostegno del governo israeliano agli occupanti illegali israeliani che rubano terre palestinesi e vi si insediano nella West Bank palestinese.
Poiché Israele è in grave violazione di un gran numero di trattati e di strumenti della legge internazionale sul trattamento delle persone in territori occupati da parte dell’Occupante, avrebbe potuto essere sanzionato per questo comportamento vergognoso.
Si noti che Netanyahu si è candidato su una piattaforma che negava uno stato palestinese. E il governo israeliano ha annunciato migliaia di nuovi insediamenti di appartamenti in terra palestinese solo negli ultimi pochi anni. Tel Aviv è chiaramente intenta ad annettere tutto il territorio palestinese nella West Bank e a cacciare i palestinesi. L’UNSC vuole preservare la possibilità di una soluzione a due stati, ma quella via è già stata bloccata dal furto israeliano di terre su scala cosmica.
Ma la risoluzione, anche se ha condannato l’annessione israeliana di terre palestinesi e l’occupazione israeliana di esse, non ha specificato alcuna particolare punizione contro Israele, che è il governo condannato.
Per contro, l’UNSC ha reso miserabili, mediante sanzioni, le vite di iraniani, iracheni e nordcoreani.
I crimini di Israele contro i palestinesi non sono paragonabili ai crimini commessi da nessun altro governo contemporaneo contro popoli che occupa e sono unici nel loro orrore. E’ vero che il Marocco ha annesso il Sahara occidentale dopo che quest’ultimo è stato abbandonato dalla Spagna come progetto coloniale. Ma il Marocco ha almeno conferito la cittadinanza ai sahariani occidentali e non li ha lasciati senza patria.
E’ in questo che il progetto israeliano si differenzia da altre occupazioni contemporanee. Ha mantenuto i palestinesi apolidi e senza i diritti che derivano dall’avere una cittadinanza in uno stato autonomo. Milioni di palestinesi sono apolidi a causa della politica israeliana. Gli apolidi non hanno proprietà stabili perché esse possono essere tolte loro in qualsiasi momento senza ripercussioni. Gli apolidi possono anche essere maltrattati impunemente, in modo tale che paesi (come Israele) possono concludere un trattato con loro (come quello di Oslo degli anni ’90) e poi rinnegarlo completamente.
Gli Stati Uniti non hanno posto il veto contro la risoluzione, come fanno normalmente per proteggere i governi israeliani da qualsiasi conseguenza dei loro crimini. Questa volta Barack Obama ha ordinato all’ambasciatrice all’ONU Samantha Power di astenersi. Ma avrebbe dovuto chiederle di votare a favore della risoluzione. E la risoluzione stessa avrebbe dovuto avere un qualche mordente.
Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha immediatamente promesso di ignorare la risoluzione. Ha anche complottato con Donald Trump perché l’Egitto (autore della risoluzione originale) ritirasse la sua bozza. E’ stato per minare il presidente Obama. Trump avrebbe telefonato all’egiziano Abdel Fattah al-Sisi e avrebbe esercitato pressioni su di lui perché ritirasse la bozza egiziana. Ma Senegal e Malesia, tra altri, hanno proposto la risoluzione senza l’Egitto (che comunque l’ha votata). E’ passata comodamente.
Eccovi un’anticipazione dell’ondata di propaganda del Partito Likud che sta per essere scatenata: ad esempio accuse che quelli che si preoccupano per i milioni di palestinesi privi di patria sotto governo militare da parte di una potenza straniera lo fanno perché sono razzisticamente settari nei confronti degli ebrei. Al contrario, esentare gli israeliani dal comportarsi in conformità con lo stesso regime di legge internazionale che pretendiamo dagli altri sarebbe isolarli per un trattamento speciale su basi razziali, l’essenza stessa del razzismo.
Anche se gli statunitensi di destra normalmente non amano le Nazioni Unite (e la folla col paraocchi promuove ogni sorta di teorie cospirative e di false notizie sull’organizzazione) a volte è effettivamente un organismo potente. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha decretato che le navi nordcoreane possono essere arrembate impunemente da marine di stati membri dell’ONU, il che in altre circostanze costituirebbe una violazione del diritto del mare.
Le Nazioni Unite hanno contribuito a uccidere 500.000 bambini iracheni mediante gravi sanzioni contro l’Iraq negli anni ’90 dopo la Guerra del Golfo. Le sanzioni comprendevano l’interdizione del cloro, che può essere utilizzato per fabbricare bombe ma che è anche essenziale per depurare l’acqua. Emerge che se non si purifica l’acqua da bere i bambini e i neonati muoiono come mosche.
I neoconservatori dell’era Bush affermavano che l’Iraq violava le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla distruzione delle sue armi biologiche, chimiche e nucleari e sui laboratori di sperimentazione di armamenti. Affermavano, in effetti, che gli Stati Uniti dovevano entrare in guerra con l’Iraq come modo per far valere tali risoluzioni dell’ONU!
Dunque Washington ignora o fustiga l’ONU salvo quando esso fa qualcosa che gli Stati Uniti possono rivolgere a proprio vantaggio.
Ma consentitemi di ripeterlo. Il pretesto della guerra illegale di Bush contro l’Iraq è stato che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva condannato ripetutamente Baghdad.
L’ONU ha imposto pesanti sanzioni all’Iran perché non era trasparente riguardo ai suoi piani di arricchire l’uranio e perché non aveva interrotto il ciclo del combustibile. Nel periodo dopo il 2012 alcuni iraniani in effetti non hanno potuto ricevere i medicinali di cui avevano bisogno poiché le sanzioni contro l’Iran avevano colpito l’economia in modo tale da impedire a una famiglia di classe media di permettersi tali medicine.
Dopo aver rovinato l’Iraq e danneggiato pesantemente l’Iran (che neppure aveva un programma di armamento nucleare, mentre Israele ha tra le 200 e le 400 testate nucleari) il minimo che l’UNSC poteva fare riguardo alla concertata colonizzazione e politica di apartheid israeliana in Palestina era dare carta bianca alle nazioni e ai popoli del mondo per punire Israele per la sua sfacciata sfida alla legge internazionale.
Le polverose ferrovie e le strade che collegavano, agli inizi del secolo scorso, gli Stati americani del Sud , dall’Alabama al
Mississipi, dalla Louisiana al Texas, fino al distretto del Kansas, costituirono
una delle principali vie del blues e della musica country.
Lungo gli sfibranti
cantieri, sorti per costruire nuove strade ferrate, i barrell-house, i saloon ospitavano musicisti precari che, con
chitarre improvvisate, o quando c’erano, pianoforti scordati, allietavano le
serate degli operai sfiancati dalla lunga giornata passata sotto il sole
cocente a piantare traversine. Molti manovali neri erano
loro stessi strumentisti che avevano respirato a pieni polmoni, oltre alla polvere,
quelle strane costruzioni armoniche, atavico patrimonio dei padri africani. Questi
usavano la loro musica per condividere con gli altri la propria condizione
oppressa figlia di una vita povera e precaria.
Su quelleferrovie viaggiavano treni merci nei cui vagoni, clandestinamente, saliva un
popolo di disoccupati, neri per lo più, che si spostavano da uno Stato all’altro
alla ricerca disperata di un lavoro, anche infimo. Eranochiamati hobos. In quell’inizio ‘900 per un nero
rimanere senza lavoro poteva significare, rischiare la pelle. Essere scambiato
per vagabondo, trucidato da bande razziste, impiccato agli alberi nelle
campagne e nelle piantagioni. Strange Fruit, l’agghiacciante blues, reso famoso
dalla straordinaria Billie Holiday, descrive fin troppo bene questo scenario.
Fra gli hobos , i viaggiatori clandestini dei vagoni merci, c’era qualcuno che aveva con sé una chitarra, o
una vecchia armonica e cantava la sua condizione precaria, magari facendo scalo
e suonando in qualche bettola lungo la ferrovia. Un variegato mondo di
sottoproletariato sferzato da un’odiosa discriminazione razziale e sociale,
animavaquelle strade ferrate e
comunicava tutta la sua rabbia, e la voglia di rimanere attaccati alla vita, con
il blues.
Blind Lemon Jefferson, Leadbelly, Big Bill Broonzy,Chiarlie
Patton,il suonatore di armonica Howlin’ Wolf ,accompagnatore di Sonny Boy
Williamson, furono alcuni fra i tanti musicisti che da quella ferrovia seppero trarre
ispirazione per le loro straordinarie esecuzioni. Anche Woody Guthrie frequentò quel mondo. Il suo country, seppur molto
diverso dal blues, prese a piene mani dai travellin’ man neri.
Ci sono ancora gli hobos? Certamente. Esiste nella nostra Provincia, un affollato mondo
di hobos, esponenti di un sottoproletariato vittima di una profonda discriminazione
sociale. Sono hobos molto diversi, da quelli descritti nei blues di Big Bill Broonzy, ma ugualmente precari. Sono i traditi dalla globalizzazione. Una macchina infernale che ha distrutto un intero tessuto
produttivo, trasformandolo prima da agricolo in industriale, desertificandolo, poi, in nome di una
devastante delocalizzazione. Grandi aziende
e multinazionali si sono insediate nel territorio grazie a laute prebende pubbliche , poi, per accrescere i dividendi dei propri azionisti, hanno lasciato sul terreno centinaia
di migliaia di hobos, preferendo trasferirsi in Paesi dove le condizioni di
lavoro sono da schiavisti, o speculando in borsa.
Anche nella nostra Provincia una ferrovia può costituire il simbolo di un'area dove gli hobos ciociari hanno,
per lo più, subito il loro destino. E’ la tratta Cassino-Roma il cui percorso si snoda, in
gran parte, lungo la Valle del Sacco. Un pezzo di Ciociaria, detto anche "la
Seveso del Sud", dove in giugno un covone di grano può rende gradevole l’immagine di una ciminiera
che sputa in aria fumo malsano.
Percorrendo la ferrovia si srotola una pellicola fatta di ecomostri abbandonati a se stessi
orrende vestigia di uno scempio economico e sociale.
Oltre 150mila sono gli hobos ciociari. Non so quanti
di loro sappiano suonare uno strumento, e siano in grado di testimoniare con la
musica il loro stato. Certo è che l’incancrenita discriminazione sociale, lascia muti dalla vergogna. L’umiliazione di
non poter assicurare ai propri figli un reddito, una prospettiva, rende afoni.
Ma forse una lezione si può trarre da Blind Lemon Jefferson, Big Bill Broonzy e tutti gli altri . Loro non
si vergognavano di cantare uno stato precario, anzi attraverso la loro musica
arrivava tutta la rabbia e la voglia di lottare per una condizione migliore. Bisognerebbe partire da quella rabbia per
superare ogni remora ed urlare che la Costituzione italiana all’art. 4 recita quanto segue “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro
e promuove le condizioni che rendano effettive questo diritto”. Sarebbe necessario gridarlo in faccia a chi
governa il nostro territorio, e la
Nazione intera. Sarebbe ora di urlare nelle orecchie di lor signori che la
Costituzione sancisce il predominio della condizione sociale su quella
economica e non viceversa.
Cominciamo ad urlare invece di abboccare a infidi, strumentali, quanto inutili, tavoli di trattativa con le varie dirigenze politiche (nazionali regionali o provinciali). Insomma
prendiamo costoro a blues in faccia anche se non sappiamo suonare il blues. Facciamolo e forse qualcosa inizierà a cambiare.
Cari Amici, l’anno che si chiude è stato faticoso ma esaltante,
pieno di protagonismo civile e ricco di iniziative, alla fine coronato da un
fondamentale risultato: la vittoria del NO al Referendum.
Abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro ringraziamento
per il vostro lavoro e la vostra passione e, oggi, vogliamo inviarvi i più
calorosi e forti auguri di buone feste e di un 2017 felice e pieno di
risultati.
Nel darvi appuntamento all’Assemblea di Comitati del 21 gennaio
prossimo, vi porgiamo i nostri più cari saluti