Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 30 agosto 2017

30 MEZZI ANTINCENDIO NUOVI FERMI ALLA PISANA MENTRE UN’INTERA REGIONE VA A FUOCO.

Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone, Movimento 5 Stelle



“Ci sono ben 30 mezzi nuovissimi con modulo antincendio inutilizzati e parcheggiati alla Pisana, di proprietà della Regione Lazio che stanno lì fermi mentre in tutta la regione c’è un inferno che divampa. Parliamo di una spesa di ben 692mila euro per potenziare la colonna mobile regionale di protezione civile, che assurdamente la Protezione civile non ha avuto ancora il permesso di utilizzare. Ma cosa ci fa il Presidente Zingaretti ancora incollato a quella poltrona? Qualcuno sa spiegarmi la sua utilità?” – a denunciarlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Mi domando cosa impedisca l’utilizzo di questi mezzi, in un clima di emergenza tale che vede in seria difficoltà Vigili del Fuoco e Protezione civile. Quali sono le motivazioni di questo vergognoso immobilismo da parte di Zingaretti, che mai come in questo momento sta dimostrando tutta la sua incompetenza. Quando sappiamo bene che la Regione dovrebbe essere in prima linea dato che la competenza sull’antincendio boschivo è regionale, il patrimonio boschivo è regionale. Senza contare i finanziamenti per l’imboschimento e la prevenzione che sarebbero dovuti essere erogati secondo il piano di Sviluppo rurale regionale. Mi domando alla luce di quanto sta accadendo, ma quei soldi come sono stati spesi? Zingaretti e tutto il PD dovrebbero andare in tutti quei Comuni devastati dai roghi e chiedere scusa perché hanno sbagliato su tutta la linea, accorpando la forestale, riducendo allo stremo un corpo fondamentale come quello dei Vigili del Fuoco e di conseguenza la capacità antincendio del Paese. Tutte manovre politiche disastrose. E l’Italia ne sta pagando serie conseguenze.” – e conclude –  “La tragedia di questi incendi ha una responsabilità politica e per la maggior parte è di Zingaretti e del suo partito. Si parlava di sue dimissioni per un mero conteggio politico e di andare prima alle elezioni, lo facesse ora, ma per manifesta incompetenza. Questa è l’Italia che ci lasciano il centro sinistra di oggi e il centro destra di ieri, perché non dimentichiamo che la strana privatizzazione di canadair e servizi antincendio è passata anche per il centrodestra. Di solito non faccio promesse ma visto il totale disastro che hanno compiuto, non sarà di certo difficile fare meglio una volta al Governo, anche perché mi chiedo con che faccia si ripresenterà chi ha mandato letteralmente in fumo la Regione e il Paese.”

martedì 29 agosto 2017

Trio Lescano, la forza dello swing nell'oscurantismo fascista.

Luciano Granieri




In un  uggioso pomeriggio del novembre 1936, dall’imponente  radio che troneggiava sul mobile più prezioso della sala, la propaganda fascista si alternava a programmi di musica commerciale. Fra uno sfrigolare,  e un proclama del duce, dall’altoparlante incastonato in una solida scatola di legno si diffondevano armonie e melodie orchestrali, a volte banali, a volte intriganti. 

Era l’orchestra Cetra diretta dal maestro  Pippo Barzizza che dagli studi EIAR di Torino, allietava gli ascoltatori con brani di grandi successo. I componenti del gruppo diretto da Barzizza erano fior di musicisti. Molti di loro, al pari del   direttore, erano stregati dai ritmi sincopati che giungevano dagli Stati Uniti. Due eccellenti sassofonisti come Marcello Cianfanelli ,  Sergio Quercioli, il trombonista Beppe Mojetta e il pianista arrangiatore Ezio Gheri erano fra questi. 

In realtà di jazz da quell’altoparlante incastonato nella scatola di legno ne usciva ben poco. Questa musica era considerata dal regime come espressione demo-plutocratica-massonica e dunque vietata. Nonostante l’ostracismo fascista ,  Barzizza riusciva ogni tanto ad intrufolare nella programmazione qualche standard jazzistico, avendo l’accortezza di tradurre i titoli dei brani in Italiano e di attribuirli  ad autori, dal nome chiaramente autoctono. 

Ad esempio qualche volta si potevano ascoltare pezzi  come il classico di Woody Herman “At the Woodchopper’s Ball”, solo che veniva presentato con il titolo  “Al ballo del taglialegna” e il suo autore era Giovanni (Joe) Venuti, il violinista italo americano che mai avrebbe pensato gli sarebbe stata attribuita la paternità  del brano di Herman. In realtà i gerarchi non riuscivano neanche a distinguere un brano di jazz. Si poteva suonare di tutto, basta che il titolo fosse in italiano e l’autore non fosse americano ed ebreo. 

Negli anni fra il 1936 e il 1942 l’orchestra fu  molto attiva sia nelle esecuzioni radiofoniche  che nelle incisioni di dischi. Sedute nelle quali Barzizza e i suoi orchestrali accompagnavano i cantanti dell’EIAR, veri e propri divi della radio. Molte di quelle  esibizioni non avevano nulla di particolare, la solita sdolcinata e sbarazzina sequenza armonica a far da sfondo ad una melodia spesso banale. Ma  fra i molti cantanti che si  esibirono  con l’orchestra Cetra, il trio delle sorelle olandesi Leschan (Lescano era il nome italianizzato) si distaccò non poco dal solito  mieloso  clichè.  

Sandra, Giuditta e Caterinetta, questi i nomi  delle ragazze  , possedevano innegabilmente, un tratto particolare   nel loro modo di rendere la melodia,  vogliamo chiamarlo swing?  Adriano Mazzoletti nel suo libro “Il jazz in Italia” (Laterza)  cosi descrive lo stile del trio: “Le Lescano non furono certamente delle cantanti di jazz, ma possedevano un certo senso del ritmo (Sandra e Giuditta erano state ballerine) e riuscivano a copiare in modo discreto le Boswell Sisters ( un  trio vocale femminile, originario dalla Lousiana, che negli anni ’30 imperversava nei locali e nei teatri americani ndr).  Le sorelle Lescano hanno rappresentato per l’Italia di allora qualcosa di particolare, diverso: quel sottile senso dello swing, quel loro modo di dividere la melodia (così differente da quello dei loro colleghi) quelle voci quasi infantili, ma accattivanti, quel loro accento mitteleuropeo (ma che risentiva dell’influenza americana), le fecero amare da un pubblico a cui piaceva la musica swing”. 

Sandra Giuditta e Caterinetta Leschan, nate rispettivamente nel 1910,1913 e 1919, la prima a Gouda le altre a L’Aja, erano cattoliche, ma con una madre ebrea. E nel periodo delle persecuzioni razziali, passarono momenti molto difficili. 

Ricorda Sandra,in un’intervista rilasciata a Mazzoletti: “Siamo arrivate a Torino nel 1935, eravamo io mia sorella Giuditta  mia madre, Caterinetta aveva 15 anni ed era in collegio ad Amsterdam. Insomma arrivammo in Italia con un contratto come ballerine. Mia madre era una cantante che aveva sposato un musicista di origine ungherese. A Torino incontrammo, quasi per caso, il maestro Carlo Prato che ci sentì cantare ed ebbe l’idea di formare un complesso vocale. Facemmo venire anche Caterinetta e nacque un trio sul tipo delle Boswell Sisters. Quando facemmo l’audizione all’EIAR venimmo scartate perché la nostra dizione non era piaciuta  ai dirigenti che ci invitarono a riprendere il nostro mestiere di ballerine. Ma tempo dopo, fummo invitate alla Cetra per incidere il nostro primo disco. L’EIAR ci richiamò.  La nostra prima trasmissione venne fatta sotto la direzione del Maestro Petralia. Nel 1936 cominciammo a cantare con Barzizza, poi con Angelini, ed incidemmo tanti dischi con queste orchestre, con Funaro e con tanti cantanti dell’EIAR.  Dopo la promulgazione delle leggi razziali fummo costrette a nascondere nostra  madre (era ebrea ndr) E malgrado fossimo cattoliche, avessimo italianizzato il nostro nome in Lescano, avessimo preso anche la nazionalità del paese che ci aveva dato la celebrità, ci fu qualcuno che per interesse, ci denunciò ai Tedeschi. Erano tre ragazze che volevano prendere il nostro posto e che avevano formato un trio vocale. Fummo costrette ad andarcene e a nasconderci”  


Fra i tanti  dischi incisi dalle Lescano, sia da sole che insieme ad altri cantanti, se ne possono citare alcuni orientate verso un’impostazione prettamente swing: St. Louis Blues, Tuli-Tulip-time, C’è un’Orchestra Sincopata, Danza con me, Non sai tu (con un assolo del sassofonista Marcello Cianfanelli, che era all’epoca geloso fidanzato di Giuditta) . 

Nell’immediato dopoguerra  le Lescano si trasferirono in Sud America. Si sposarono, Giuditta e Caterinetta rimasero in Venzuela , Sandra tornò a Parma  con suo marito, per poi trasferirsi a Salsomaggiore .  

In quell’uggioso pomeriggio di novembre del 1936, dall’imponente radio che troneggiava, sul mobile più prezioso della sala, il prorompente swing del trio Lescano, accompagnato dall’orchestra Cetra del maestro Pippo Barzizza, illuminava l’oscuro scenario  gonfio di nubi e della tensione alimentata dalla propaganda fascista. Un raggio di luce musicale nel buio dell’odio razziale.




Vietato Sapere?

Illustrazione di Luciano Granieri





Il regolamento del consiglio comunale di Frosinone, all'articolo 13, secondo comma, prevede che al consigliere comunale è consentito l'accesso agli atti dell'Ente e la risposta alle richieste deve essere data in 3 giorni.

Lo Statuto del Comune di Frosinone, all'articolo 26, secondo comma, prevede che al consigliere comunale è consentito l'accesso agli atti dell'Ente e la risposta alle richieste deve essere data in 5 giorni.


Ho presentato sette richieste di accesso agli atti:


- 6 luglio: documenti relativi al licenziamento del dirigente Acanfora: NESSUNA RISPOSTA

- 6 luglio: tre documenti provenienti da vari settori inerenti i debiti fuori bilancio: DOCUMENTI OTTENUTI DIRETTAMENTE DALL'UFFICIO RAGIONERIA

- 9 luglio: documenti relativi alla iniziativa sull'area Permaflex: NESSUNA RISPOSTA

- 9 luglio: documenti relativi al Festival dei Conservatori: NESSUNA RISPOSTA (e documenti ottenuti direttamente andando presso gli Uffici)

- 20 luglio: documenti relativi al cosiddetto Parco Matusa: sollecito del 27 luglio: risposta a cura del funzionario Leperino

- 28 luglio: richiesta copia delle sentenze non riconosciute come debiti fuori bilancio: NESSUNA RISPOSTA

- 11 agosto: richiesta messa a disposizione documento a firma del sindaco sulla valutazione dei dirigenti: NESSUNA RISPOSTA.


Tranne le prime due richieste, le altre, su indicazione del segretario comunale, sono state fatte tramite pec, perché in questo modo la risposta sarebbe stata più sollecita.
Ora voglio sapere:

1. Perché le risposte non vengono poste a disposizione entro i termini previsti dallo statuto e dal regolamento?

2. Quali provvedimenti intende assumere la giunta nei confronti dei dipendenti e dei dirigenti che non consentono l'esercizio del diritto di un consigliere?

3. Cari amici avvocati, dato che non c'è risposta nei termini, nemmeno dopo aver sollevato la questione nel consiglio comunale del 27 luglio, qual è la strada da intraprendere?


Stefano Pizzutelli
consigliere comunale Frosinone In Comune

IMPENSABILE CHE DOPO TUTTI QUESTI GIORNI DI INCENDI NON SI SIA AVUTA UNA RISPOSTA DA CHI DI DOVERE

Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone Movimento 5 Stelle


“Per arginare la piaga degli incendi dolosi, abbiamo presentato a livello nazionale, un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni, alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, all’incremento della flotta antincendi, al potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambiente. Purtroppo le risposte del governo, sono state finora piuttosto insufficienti. Ma un altro silenzio rimane assordante ed è quello della Regione Lazio, non ho sentito una parola dall'Assessore all'Ambiente Buschini su ciò che sta accadendo ai nostri monti e persino all'interno di alcuni comuni” -  a dichiararlo è il deputato 5 Stelle Frusone che continua – “E’ necessario adottare qualunque strumento per contrastare il fenomeno dilagante degli incendi boschivi. Catturare i colpevoli di tale scempio deve essere una priorità. Ci sono soluzioni sperimentali messe in pratica in alcune zone d’Italia che stanno avendo ottimi risultati, uno tra questi è l’istallazione di fototrappole che permettono attraverso delle fotografie di cogliere sul fatto i piromani. La proposta nella nostra provincia è stata presentata dal Meetup 5 Stelle di Veroli, con l’intento di chiedere all’Amministrazione comunale di farsi promotrice di un’azione sperimentale volta al monitoraggio della porzione boschiva del comprensorio verolano. Il sindaco purtroppo non ha ancora risposto. Altri Meetup del territorio presenteranno le richieste nei propri comuni a breve. Per un sindaco che non risponde spero ce ne siano altri che prendano in seria considerazione questo strumento. Così come spero che possa interessarsene anche la Regione Lazio, sostenendo i nostri comuni a livello economico.” - Non è la prima volta che il Deputato pentastellato parla della questione degli incendi nel territorio ciociaro, suggerendo alcune idee per far fronte al fenomeno dilagante - “Di fronte ad una tale catastrofe mi sarei aspettato un maggiore coordinamento tra i vari enti territoriali ed invece ho visto alcuni sindaci lasciati soli in balia degli eventi. Un tavolo provinciale con Regione e tutti gli addetti alla sicurezza del territorio era il primo passo da fare, ma anche lì poco si è fatto." - e conclude - "Le fototrappole possono essere utilizzate per molteplici scopi, come ad esempio monitorare anche quelle zone in cui avviene l’incivile abbandono di rifiuti, pratica purtroppo molto diffusa in provincia. Gli strumenti tecnologici per far fronte a questi comportamenti disumani ci sono, utilizziamoli."

lunedì 28 agosto 2017

Austin's Est End Story: Kenny Dorham un regale esponente del Bop da East Austin

Michael Corcoran
traduzione di Luciano Granieri





Austin è un borgo Country and  Blues, un paradiso rock senza confini, un posto che abbraccia autori di canzoni in grado di trasformare in poesia il loro passato. Ma non si sa molto su una tradizione di Austin come città del jazz. E’ assolutamente stupendo poi che, per consolidare questa tradizione un paio di Austinites: il trombettista Kenny Dorham e il bassista Gene Ramey - non solo per aver accompagnato Charlie Parker e Lester Young, ma anche  per aver suonato fra la  fine degli anni ’40 all’inizio dei ’50, nelle sessioni di Thelonius Monk - sono stati definiti dalla critica “fra i più significativi e originali musicisti del jazz moderno”. Venire dalla scuola per neri di East Austin, la L.C. Anderson High School, per arrivare alla 52° strada di Manhattan e suonare con i migliori è una via  che solo i talenti possono aprire . Ma Dorham e Ramey, che furono entrambi  scelti in molte sessioni di lavoro per la loro fama di essere  straordinari  side man,  ai margini della ribalta, non erano molto conosciuti ad eccezione dei veri appassionati di jazz. Dorham che morì per una malattia renale nel 1972 a 48 anni,  era nell’ombra dei tre migliori trombettisti della bop era:  Miles Davis, Dizzy Gillespie, Fats Navarro. Ma si sarebbe accontentato dell’etichetta “di trombettista, uomo pensante”.

Dorham faceva parte di un gruppo di giovani allievi  suonatori di ottoni  che sgattaiolavano  via dall’autoritaria luce del direttore dell’orchestra del   Sousa-Lovin,  B.L. Joyce, per improvvisare jazz nel cortile  degli amici  Roy e Alvin Patterson, al civico 1709 di Washington Avenue. Inoltre in questo circolo di ottoni   suonavano Gil Askey, desinato a diventare uno dei più grandi arrangiatori di ottoni, all’interno della Motown, il trombonista Buford Banks, e un paio di trombettisti swing, Paris Jones e  Rip Ross.

In un’intervista del 2004 rilasciata all’American Statesman, Alvin Patterson (che avrebbe sostituito Joyce come direttore dell’orchestra di Anderson nel 1955), definì Dorham come un profondo e quieto soggetto come lui realmente era “molto riflessivo e percettivo”. Dorham,spesso avrebbe voluto porsi dietro  i musicisti più anziani, in particolare rispetto a Hermie Edwards, uno dei più ruvidi trombettisti dell’East Side.

Dopo le scuole secondarie, frequentò l’università di Wiley a Marshall dove si laureò in chimica. Ma solo dopo un anno di università, Dorham fu dichiarato inabile all’esercito e congedato nel 1943.
Il primo concerto a cui Dorham partecipò fu in California con l’orchestra di Russel Jaquet, come riporta  il Texan Jazz di  Dave Oliphant (Agenzia di stampa universitaria del Texas).  Dorham  trovò la sua grande occasione nel 1945,quando sostituì Navarro nell’orchestra di Bill Eckstine, la prima band di Be Bop, fra le cui fila militarono musicisti del calibro di, Parker, Davis, Gillespie, Dexter Gordon e Sarah Vaughan.

Patterson incontrò l’amico  con la sua marching band quando Dorham stava suonando a Boston insieme alll’orchestra di Eckstine . “Era solito copiare Erskine Hawkins” Patterson  ricordò i giorni di Anderson. “Kenny amava eseguire  quel “Tuxedo Junction” ma cominciava a suonare partendo da una fraseggio tutto suo”.

Nel periodo di Natale del 1948, Miles Davis, non potendo tenere un concerto con il quintetto di Charlie Parker,  indicò Dorham come suo sostituto. La collaborazione durò per due anni, compresa una parentesi  sensazionale nel 1949 a Parigi al primo festiva jazz internazionale della città.

Sebbene Dorham suonò con Parker nell’ultima grande performance del sassofonista, nel 1955, egli passò gran parte dei primi anni ’50 lavorando come sideman di Monk, Bud Powell, Sonny Stitt, ed altri. Nel 1954 fondò insieme ad Art Blakey i Jazz Messenger un gruppo destinato ad influenzare in modo decisivo l’evoluzione jazzistica che seguì.

Più tardi, Dorham guidò diversi gruppi propri, registrando album di tutto riguardo come “Afro Cuban” nel 1955, “Jazz Contrasts”nel ’57 . E il  notevole “Una Mas”nel 1963.

“Nella sua  autobiografia, Miles Davis scrisse come Kenny Dhoram fosse uno strumentista sottovalutato” Afferma Thomas Helfin, i cui New Six Jazz Project suoneranno  un tributo a Dorham nell’anniversario della nascita all’ Elephant Room. “Non era sfavillante come Dizzy (Gillespie) o estremamente elegante come Miles, ma c’era uno straordinario lirismo nel modo in cui Dorham articolava le note”.

Dorham trattava i toni scuri, bassi  con una tale tenerezza e vulnerabilità, da essere definito come il più poetico fra i trombettisti. “Rappresentò l’era della Blue Note” sostiene Helfin in riferimento alla firma che l’etichetta discografica, pose sul jazz degli anni ’50 e ’60.

In qualche occasione fu  anche,  un cantante molto blusey,  scrisse lo standard jazz “Blue Bossa” Scoprì e aiutò nei suoi primi passi un giovane e talentuoso sassofonista come Joe Henderson.
Patterson, recentemente scomparso, riuscì a incontrare  Dorham un’ultima volta, quando questi tornò a casa per suonare, nel 1966 al Longhorn Jazz Fest al vecchio Disch Field. Lo iscrisse anche  al festival con John Coltrane, Lightin’Hopkins, Elvin Jones, Dave Brubeck e l’ex cittadino di Austin Teddy Wilson.

E’anche corretto affermare che Austin può essere ricordato, per il pianista preferito da Billie Holiday,   Teddy Wilson, che incontrò nel 1935 quando suonava nel trio di Benny Goodman (Con Gene Krupa alla Batteria). Figlio di insegnanti, Wilson nacque qui, ma si trasferì in Alabama all’età di sei anni seguendo il padre che aveva trovato da insegnare al Tuskegee Institute.

Dorham e Ramey, insieme con il chitarrista di Nat King Cole, Oscar Moore, sono i maggiori rappresentanti di Austin nel panorama mondiale della musica jazz, perché il loro modo di suonare si pose al servizio della melodia.

Dohram merita qui una particolare menzione perché ha influenzato Martin Banks che ha suonato la tromba nella band dell’Apollo Theater e che ha passato il testimone alla successiva generazione di musicisti di Austin, incluso Ephraim Owens.

Li  è sempre destinata a crescere una nuova generazione di   gatti profondamente  pensatori per mantenere vivo il lascito di Dorham.


   

domenica 27 agosto 2017

SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI DELLA COMITAL DI VOLPIANO (TO)

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia



 Esprimiamo pieno appoggio e solidarietà di classe agli operai della Comital di Volpiano (TO), azienda produttrice di laminato di alluminio, dal 31 luglio in presidio davanti ai cancelli, per lottare contro la decisione di chiusura dell’azienda e l’avvio dei licenziamenti collettivi (140 lavoratori) per cessata attività.

L’azienda è di proprietà del gruppo francese Aedi che, dopo 2 anni di gestione aziendale fallimentare, ha dichiarato la cessata attività. 

Il 23 agosto ci sono stati degli scontri. Una decina di camion, che servivano con ogni probabilità per portare via i macchinari, hanno cercato di forzare il blocco degli operai in sciopero. Le “forze dell’ordine” (padronale) sono intervenute contro il presidio. Due operai sono dovuti ricorrere alle cure mediche.

Risibili le reazioni dei capi sindacali e delle istituzioni borghesi. Il segretario della FIOM provinciale, invece di chiamare alla lotta le fabbriche e il territorio interessato, si limita a mantenere il presidio operaio isolato e senza reali prospettive, chiedendo “l’intervento urgente delle istituzioni”. Le quali si dichiarano sorprese e come al solito pestano l’acqua nel mortaio con il solito “tavolo regionale”.

Ancora una volta, come alla K-Flex e in tante altre fabbriche, si ripete la stessa storia: si tratta di licenziamenti per i profitti.

Ancora una volta, gli operai si ritrovano a pagare le scelte scellerate dei capitalisti.
Il presidio continua, dimostrando la volontà di resistenza operaia. Ma le tante vertenze di questi anni dimostrano che questo non basta. Per respingere la chiusura della fabbrica e i licenziamenti, ci vuole la lotta dura e unitaria!

Occorre alzare il livello dello scontro, fino all’occupazione delle fabbriche, con  il sostegno degli altri lavoratori e delle realtà di lotta locali e nazionali.
Occorre l’unificazione delle vertenze con la costruzione del fronte unico proletario, esigendo la soluzione positiva dei problemi urgenti e immediati della classe operaia, sulla base di rivendicazioni di classe.

NO ai licenziamenti per i profitti!

Esproprio senza indennizzo delle aziende che chiudono e delocalizzano!

Ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori!

Nessun  posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa!

Ogni licenziato, ogni disoccupato, una barricata della lotta di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori!
 

APPELLO PER LA FORMAZIONE DI UN FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE

APPELLO PER LA FORMAZIONE DI UN FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE PER UN'AZIONE GENERALE DI LOTTA DI TUTTA LA CLASSE LAVORATRICE IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SCIOPERO



A seguito del successo dello sciopero generale dei trasporti e della logistica del 16 giugno scorso promosso da quasi tutto il sindacalismo di base in solidarietà con la lotta dei lavoratori di Alitalia ed a sostegno di rivendicazioni di categoria, il fronte padronale – industriali, esponenti governativi e di opposizione, la segreteria generale della Cisl – ha reagito con finta ed ipocrita indignazione invocando una nuova legge antisciopero che peggiori la legislazione vigente, già fra le più restrittive d'Europa.

Il 19 luglio in sede di commissione parlamentare è iniziato l'esame di due proposte di legge il cui contenuto prevede – fra altri punti – la restrizione della facoltà d'indire sciopero alle sole organizzazioni sindacali che godono della cosiddetta rappresentanza – quella formale ed ottenibile secondo regole da esse stesse stabilite d'intesa col padronato – cioè a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

La legge per ora riguarderebbe solo il settore dei trasporti ma facilmente sarebbe estendibile a tutto il settore dei cosiddetti servizi pubblici essenziali, già molto vasto e che padronato e governi hanno continuato e continueranno ad estendere, coinvolgendo sempre più lavoratori.

Una legge di questo tipo, poi, preparerebbe il terreno ad ulteriori provvedimenti legislativi o accordi sindacali di segno analogo per il resto della classe lavoratrice.

QUELLO CHE IL FRONTE PADRONALE STA COMPIENDO È QUINDI UN GRAVISSIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI SCIOPERO.

Questo accade perché industriali, partiti antioperai e sindacati collaborazionisti sono pienamente consapevoli del fatto che lo sciopero è l'arma fondamentale di difesa dei lavoratori, nonostante fingano di credere e sostengano il contrario.

Da anni, sotto la spinta della crisi mondiale, causata non dai lavoratori ma dalle leggi economiche del capitalismo, le condizioni di vita e di lavoro dei salariati sono sottoposte ad un attacco sempre più duro e che nelle intenzioni del regime padronale deve andare ancora avanti e più a fondo. Non è un caso che stiano divenendo sempre più frequenti i provvedimenti disciplinari e i licenziamenti contro i militanti sindacali combattivi.

Industriali e finanza, coi loro partiti di governo e opposizione, coi loro potentissimi mezzi stampa e televisivi, coi loro sindacati complici, deridono la lotta di classe facendola passare come un'anticaglia del passato e al  contempo si adoperano per limitare l'uso dello sciopero fino al punto da renderlo – se compiuto in termini di legge – inutile, così da poter continuare a combatterla, questa guerra, contro una classe lavoratrice disarmata.

La storia anche recente della lotta di classe, in Italia e nel mondo, ha dimostrato che i lavoratori hanno la forza per dispiegare scioperi che spezzino anche le catene legislative, come accaduto ripetutamente negli ultimi anni  fra i tranvieri, violando con scioperi selvaggi le vigenti leggi antisciopero 146/1990 e 83/2000. La lotta di classe  non può essere fermata. Tuttavia è evidente che ogni nuovo laccio posto per ostacolare lo sciopero avvantaggia
temporaneamente il padronato in questa lotta. Il problema va affrontato sul piano della forza.

L'UNICO MODO PER IMPEDIRE CHE L'ARMA DELLO SCIOPERO CI VENGA STRAPPATA DI MANO È QUELLO DI IMPIEGARLA.
UNA PARTE DEL SINDACALISMO DI BASE HA PROCLAMATO PER IL 27 OTTOBRE LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTA LA CLASSE LAVORATRICE.

Una delle ragioni del successo dello sciopero del 16 giugno è stato il sostegno ad esso di un ampio fronte sindacale. La lotta in difesa della libertà di sciopero è una questione ancor più generale ed importante di quelle che mossero quello sciopero e necessita perciò della costruzione di un FRONTE UNICO SINDACALEancora più ampio, che coinvolga tutti i sindacati di base che ancora non vi hanno aderito ed anche le opposizioni di sinistra dentro la Cgil.
CI RIVOLGIAMO QUINDI:

– a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori affinché abbraccino questa giornata di lotta, aderiscano allo sciopero e s'impegnino alla sua preparazione per la sua migliore riuscita;

– agli iscritti e i militanti sindacali di tutte le organizzazioni sindacali di base affinché si battano per porre finalmente fine al settarismo della maggior parte delle loro dirigenze che da anni impedisce azioni sindacali unitarie in grado di dispiegare scioperi davvero potenti;

– agli iscritti e i militanti sindacali delle organizzazioni sindacali che ancora non hanno dato adesione allo sciopero – l'Unione Sindacale di Base, la Confederazione Cobas e gli altri minori – affinché la pretendano dalle loro dirigenze, affinché partecipino all'Assemblea nazionale del 23 settembre a Milano indetta per la sua costruzione e, in ogni caso, affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero;

– agli iscritti e i militanti dei sindacati che già hanno proclamato lo sciopero affinché si facciano sostenitori dell'ulteriore allargamento del fronte sindacale alle organizzazioni che ancora non vi hanno aderito, subordinando al principio pratico dell'unità d'azione dei lavoratori le questioni che da queste organizzazioni li dividono;

– agli iscritti e i militanti delle opposizioni di sinistra dentro la Cgil affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero, battendosi contro questo attacco alla libertà di scioperare volto ad indebolire tutto il sindacalismo di classe e a rafforzare la gabbia del sindacalismo collaborazionista e la sua unità entro cui rinchiuderli.

FIRMATE, PROPAGANDATE E FATE FIRMARE QUESTO APPELLO !
 

MANDARE ADESIONI A: appello27@gmail.com

PRIMI FIRMATARI

Emanuela Pulcini – Rsa Usb Coopculture – Roma
Domenico Travaglini – Usb ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Domenico Destradis – Rsa Usb FCA Melfi – Potenza
Mariopaolo Sami – Usb Vigili del fuoco – Genova
Mimmo Mignano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Antonio Montella – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Marco Cusano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Massimo Napolitano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Roberto Fabbricatore – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Andrea Furlan – Rsa Filcams Cgil (Il sindacato è un'altra cosa) Ho Group – Roma
Lorenzo Mortara – Rsu Fiom (Il sindacato è un'altra cosa) Ykk – Vercelli
Edoardo Todaro – Rsu Confederazione Cobas Poste Italiane – Firenze
Francesca Romano – RSU Confederazione Cobas Sanità Università e Ricerca – Firenze
Fabio Bertelli – Usb Pensionati – Firenze
Ivan Maddaluni – Cub Trasporti Trenitalia – Firenze
Stefano Fidenzio – licenziato Sistemi Informativi Ibm – Roma
Domenico Stratoti – Rsa Hotel Majestic (Il sindacato è un'altra cosa) – Roma
Marco Marsano – Segretario Provinciale Or.S.A. Tpl – Genova
Serafino Biondo – Rsu Fiom (Il sindacato è un'altra cosa) Fincantieri – Palermo
Gianfranco Camboni – SI Cobas, insegnante – Olbia (Sassari)
Patrizio Agostini – lavoratore ATAC – Roma
Francesco Cappuccio – Rsu SI Cobas Sanità (S. Martino) – Genova
Giancarlo Dadda – USB Lavoro Privato – Milano
Gianfranco Besenzoni – USB Lavoro Privato – Milano
Robert Donis – USB ICS Maugeri – Veruno (Novara)
Ariel Acievedo – Rsu Usb Sanità (Gaslini) – Genova
FIRMATARI
Federico Giusti – Rsu Comune – Pisa
Giovanni Regali – Cub Trasporti Tpl – Lucca
Folco Pensotti – Lavoratore scuola (ATA) – Usb Torino
Simona Carta – Disoccupata (Logistica) – SI Cobas – Pavia
Paolo Bartoli – Disoccupato (Corriere) – Cub Trasporti
Giuseppe Visconti – Lavoratore comunale – Napoli
Rampoldi Giancarla – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Paola Squizzato – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Barbara Ferrario – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Emanuela Marocco – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Serena Sandri – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Salvatore Caligiuri – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Salvatore Ferla – SI Cobas Malpensa – Varese
Fabio Bencivenni – Rls Usb PI Servizi Vigilanza Gallerie Estensi – Modena
Fabrizio Dumas – Segreteria SGB di Treviso
Sisinnio Bitti – Pensionato (infermiere) – SI Cobas – Olbia
Igino Crestanini – Pensionato (Officine Ferroviarie Veronesi) – Verona
Valentina Roberto – Fronte Popolare Autorganizzato SI Cobas – Messina
Fabio Cocco – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Alessandra Ialenti – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Rossana Di Girolamo – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Claudia Pezzella – Fca Sevel Atessa – Chieti
Maurizio Rispoli – Fca Sevel Atessa – Chieti
Michela Cianci – Fca Sevel Atessa – Chieti
Vito Valvano – Usb Fca Melfi – Potenza
Michele Sammario – Usb Licenziato Fca Melfi – Potenza
Silvano Fanelli – Usb Fca Melfi – Potenza
Antonio Genovese – Usb Fca Melfi – Potenza
Claudio Cappiello – Usb Fca Melfi – Potenza
Giuseppina Imbrenda – Usb Fca Melfi Potenza
Donato Auria – Fmlu Cub Indotto Fca Melfi – Potenza
Franco Acinapura – Usb Tpl – Basilicata
Donato Carlucci – Usb Rendina Ambiente – Basilicata
Assunta Basentini – Disoccupata – Basilicata
Angelo De Stradis – Concessionaria Fiat – Basilicata
Piero Azzoli – Fiom Fca Cassino – Lazio
Linda Torraco – Fca Termoli – Campobasso
Leonardo Melli – Studente lavoratore – Reggio Emilia
Simonetta Sizzi – Disoccupata (impiegata parafarmacia) – SI Cobas – Milano
Paolo Spinelli – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Di Benedetto Robert Viktor – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Antonio De Stefano – Usb Fca Melfi – Potenza
Antonio Lorusso – Fca Melfi – Potenza
Michele Bochicchio – Fca Melfi – Potenza
Silvia Stella – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Stefano Mucci – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
De Luigi Steven – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Agostino Sabato – Alternativa Sindacale Fca Melfi – Potenza
Andrea Di Paolo – Soa Fca Termoli – Campobasso
Costanzo Mastrangelo – Usb Fca Melfi – Potenza