"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Da un lato c'erano i governi delle crisi economiche
dall'altro lato l'europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno
firmato l'ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un
euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro
pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.
I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno
convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato
liscio d'ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e
su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato,
parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano
lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei
governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al
confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro
caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.
Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la
sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pullman. Qui, a
Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato
come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato
abbandonare la piazza! Questo l'ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio
e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne
anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e
lacrimogeni verso i pullman. Quindi i pullman vengono
poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal
seggiolino. In un caso l'autista viene anche brutalmente sostituito da un
agente di polizia che guida lui il pullman verso il confine. In un altro caso
gli agenti saliti sul pullman spruzzano lo spray al
peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni
pullman viene quindi scortato sotto minaccia sull'autostrada e dopo il casello
vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci
giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente
no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e
della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di
vedere scorrere del sangue. Dall'altro l'Europa dei popoli, della gente
semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso
anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un
problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che
deve vincere sull'altra, quella malata."
Intervista di Pasquale Coccia. Da “Alias” del 2 dicembre
Pierpaolo Romani è coordinatore dell’associazione Avviso Pubblico. Enti
locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. E’ stato consulente della
Commissione parlamentare Antimafia dal 1997 al 2001 e dal 2007 al 2008. Ha
scritto Le case da gioco; Le nuove schiavitù in Italia. Il traffico degli
esseri umani nel XXI secolo; 30 anni di criminalità in Italia. 1971 – 2001 (con
Enzo Ciconte). Ha recentemente pubblicato Calcio criminale (Rubettino,
euro 12).
Come nasce l’idea di scrivere un libro su criminalità
organizzata e calcio?
Ho deciso di scrivere questo libro dopo essere stato invitato dal
Damiano Tommasi,ex calciatore della Roma e attuale presidente dell’Associazione
italiana calciatori a tenere una lezione sul tema “cacio e mafie”
al centro tecnico di Coverciano a 60 ex calciatori professionisti. Nel
prepararmi a questo incontro ho scoperto tante strie che non immaginavo.
Esistessero. Dopo quell’incontro ho constatato che il problema esiste ed è
diffuso. Bisognava parlarne.
Vuoi spiegare come il calcio che descrivi è diventato
criminale?
Il calcio non è tutto criminale, per fortuna. L’ultimo capitolo del mio
libro è dedicato esclusivamente a storie che parlano del calcio come strumento
per diffondere la cultura della legalità democratica e del rispetto delle
persone. Tuttavia, vi è un pezzo di calcio che, dal mio punto di vista,deve
definirsi criminale, in quanto vi operano mafiosi, sportivi disonesti,
faccendieri e insospettabili colletti bianchi. Un calcio in cui regnano
corruzione, violenza, intimidazione e omertà. Questo pazzo modo del pallone si
serve dei capitali mafiosi, dei servizi che queste organizzazioni criminali
possono svolgere, come di garantire la sicurezza negli stadi, di evitare
problemi negli spogliatoi, di garantire la combine di certe partite su cui,
successivamente, si scommette a colpo sicuro. Il calcio criminale va
contrastato con determinazione.
Perché la criminalità organizzata ha indirizzato i suo
interessi anche verso il calcio delle serie minori?
I mafiosi hanno compreso che il calcio è un ottimo strumento per
acquisire e gestire consenso sociale, per controllare il territorio e il
consenso elettorale. Quello delle serie minori è il calcio più vicino alla
gente e al territorio, dove spesso i soldi mancano i e giocatori sono più facilmente corruttibili, quello su cui
non si accendono i riflettori della
stampa e delle TV nazionali. In questo contesto, i mafiosi hanno una maggiore
facilità di muoversi nell’ombra. Quello delle serie minori, poi, è un terreno
fertile per riciclare il denaro sporco.
La criminalità organizzata che descrivi nel tuo libro,
interessata al calcio minore, è una criminalità di serie B?
Tutt’altro. Nel libro racconto episodi che parlano della ‘ndrina dei
Pesce di Rosarno, una potenza nel mondo criminale, che aveva messo la mani
anche su una squadra campana, il Sapri Calcio; parlo dei casalesi che si erano
comprati l’Albanova calcio e avevano deciso di scalare la Lazio; racconto di
alcune cosche di Cosa Nostra, tra cui quella dei Lo Piccolo, che miravano a
inserirsi negli affari del Palermo calcio.
Qual è l’intreccio tra mafie, partiti ed enti locali nelle
serie calcistiche minori?
Il legame è piuttosto stretto in certe situazioni. Grazie alla squadra
di calcio e al consenso che ruota attorno ad essa, i mafiosi riescono ad
avvicinare persone che appartengono a monti lontani e si vedono aprire le porte
dei salotti che contano, compresi quelli delle sezioni locali dei partiti. I
mafiosi sanno che c’è una parte della politica, da Sud a Nord, che cerca voti e
loro glieli forniscono. I tifosi dai 18 anni in su, votano e fanno votare i
loro familiari e i loro amici . Votano, e fanno votare, inoltre anche quei
genitori che portano i loro figli nelle scuole calcio gestite dai mafiosi nella
speranza nella speranza che questi pargoli, grazie a certe conoscenze, possano
fare dei provini in grandi squadre. In tal modo se le cose vano bene, anche la
famiglia svolta economicamente .
Le serie calcistiche minori sono oggetto di poca attenzione
da parte degli organi di polizia che lottano contro la criminalità organizzata?
Le forze dell’ordine e la magistratura hanno svolto, e svolgono,
un’opera importante n diversi contesti. In Calabria sono state confiscate due
squadre di calcio. Il problema vero è
che bisogna migliorare e di molto, la prevenzione contro l’infiltrazione
mafiosa nel calcio, rafforzando i controllo anche da parte delle autorità
sportive, ai vari livelli, introducendo dei meccanismo più selettivi e rigorosi
prima di permettere a certe persone di
acquistare una squadra e di iscriverla a un campionato. A Lecce, per
esempio, per quanto riguarda le squadre impegnate nei campionati
dilettantistici , il Procuratore Motta e il prefetto Perrotta hanno proposto alla
Figc la sottoscrizione di un protocollo in cui si provveda alla redazione d un
codice etico nel quale sia prevista la
preclusione di una squadra
all’iscrizione dei campionati, se all’interno della compagine societaria vi
sono soggetti segnalati dalla prefettura come appartenenti alla criminalità
organizzata.
Ci sono calciatori e dirigenti sponsorizzati dalle mafie che
fanno carriera nel calcio della serie A?
Recentemente, Luigi Bonaventura, un collaboratore di giustizia della
‘ndranhgeta ha parlato dei “calciatori invisibili”, sostenendo che sono persone
insospettabili al servizio della mafia calabrese. Il loro compito, sarebbe
quello di pilotare i risultati sportivi, ma anche i comportamenti all’interno
degli spogliatoi. Secondo Bonaventura, alcuni di questi “calciatori invisibili”
quest’anno avrebbero giocato in Champions League. Il tutto è ancora da
dimostrare.
Le mafie si impossessano di società calcistiche delle serie
minori come fanno con le aziende? Come avviene l’operazione?
I magistrati della procura di Reggio Calabria hanno parlato delle
squadre entrate nell’orbita dei clan come di “società a partecipazione
mafiosa”. Al di là della quantità di capitali che i boss investono, anche per
il tramite di terze persone, essi, alla fine, finiscono per essere quelli che
dettano le regole, che decidono le formazioni, che stabiliscono quale
allenatore e quali giocatori ingaggiare, se vincere o se perdere una partita.
Quando le mafie entrano nelle imprese o nelle squadre di calcio salta il
principio della libera concorrenza e della meritocrazia. Non vince il migliore,
ma quello più protetto e disonesto.
Tra mafia, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, che si
è spinta di più sul terreno del calcio?
Tutte le mafie italiane sono
interessate al mondo del calcio. Certamente, Camorra e Cosa Nostra hanno cercato di arrivare anche a
squadre di serie A; anche in campionati stranieri per quanto concerne la mafia
campana. Camorra e Sacra Corona Unita si sono inserite anche nel mercato delle
scommesse sportive legali, arrivando ad acquistare delle agenzie, grazie alla
complicità di manager insospettabili.
Ci sono casi di dirigenti di società di calcio o di
calciatori puniti con la morte dalle organizzazioni mafiose per non essersi
piegati al loro potere?
Un caso che è stato riaperto recentemente è quello del giocatore del
Cosenza Denis Bergamini che, secondo la versione ufficiale si sarebbe suicidato
il 18 novembre 1989. Grazie ala lavoro di denuncia compiuto da un altro ex giocatore recentemente scomparso, Carlo Petrini,
e dall’avvocato della famiglia
Bergamini, e in seguito a una perizia dei carabinieri del Ris di Messina, la
procura di Castrovillari ha riaperto il caso. Il sospetto è che Bergamini sia
stato ucciso o per ver scoperto cose che non doveva scoprire o per non essersi
piegato alla volontà criminale. Altri giocatori, militanti in squadre minori,
sono stati uccisi in Calabria qualche anno fa.
Attraverso il calcio minore le organizzazioni mafiose si
rifanno l’immagine di cattivi e accedono al salotto della finanza?
Francesco Schiavone, detto Sandokan, boss del clan dei Casalesi, quando
nel 1992 entra nella dirigenza dell’Albanova calcio, la squadra di Casal di
Principe, la società dirama un comunicato in cui definisce Schiavone un “noto
imprenditore”. Dalle indagini che hanno portato al suo arresto,si è visto che
il boss frequentava abitualmente personaggi della cosiddetta “borghesia mafiosa”
: politici, imprenditori, banchieri,, avvocati, notai.
Le mafie sono infiltrate anche tra le tifoserie?
Il problema principale è che i mafiosi sono anche tifosi e vivono
questa loro passione praticando
comportamenti criminali. A questo si aggiunga che alcuni settori delle
tifoserie sono organizzati come un clan: hanno una gerarchia interna con ruoli
ben definiti: impongono rituali di
affiliazione e dei simboli di riconoscimento ai loro affiliati, come i
tatuaggi, impongono la cultura dell’omertà. Le mafie usano le tifoserie per
ricattare la società, minacciando di creare problemi di ordine pubblico dentro
gli stadi se, ad esempio, non gli vengono concesse significative quantità di
biglietti omaggio. Le società temono i disordini anche perché questo può significare
dover pagare pesanti sanzioni pecuniarie . Infine il rapporto con le tifoserie
serve ai mafiosi per arrivare ai dirigenti e ai calciatori. Un mafioso che si
fa fotografare con un giocatore, magari anche importante, dimostra la sua
potenza agli occhi della gente. Se poi è in grado di dimostrare che lo
frequenta, allora da potente diventa onnipotente.
Quale è il giro d’affari del calcio criminale in Italia?
Non esistono stime ufficiali trattandosi di un’attività illecita.
Ricordo soltanto che in Italia il mercato legale delle scommesse sportive si
aggira sui 5 miliardi di euro l’anno e quello clandestino sui 2 miliardi e mezzo.
Più del 90% delle scommesse riguarda il mondo del pallone.
Andrea Cristofaro, Collettivo Ciociaro Anticapitalista
Non so quanti operai dell’Ilva siano andati a votare alle primarie per i variBersani, Renzi e compagnia. Temo però che ve ne siano
andati parecchi. E già,perché
nell’Italia del 2012 esiste uno spaccato enorme fra politica e societàcivile, e questo in Italia non produce una
rivolta contro il potere, ma producel’esistenza di due mondo paralleli: uno, nel quale si muore, di fame, disolitudine, di ingiustizie, di rabbia; e l’altro
nel quale si muore dipartecipazione
comparsata, di passività, di rassegnazione. Siamo una societàaddormentata, nella quale esistono delle sacche di
resistenza, anche moltoavanzata,
ma si tratta di sacche isolate a cui la società non si interessa comedovrebbe: parlo del movimento No Tav, del No Dal
Molin, dei minatori delSulcis,
della parte di movimento studentesco non controllato dalla Cgil, dialcune lotte operaie, e poco altro ancora. Come
è possibile che un popoloattaccato
ferocemente dai poteri forti, dalla finanza, dai suoi stessi rappresentanti che siedono in parlamento; un
popolo che si vede toglieregiorno
dopo giorno quei diritti che fino a pochi anni fa sembravano una cosacosì naturale che chiunque li avesse messi in
discussione sarebbe stato presoper
pazzo; un popolo che vede il proprio livello di qualità di vita scadereinesorabilmente verso la fame: come è possibile
dicevo, che questo popoloinvece
di scendere in piazza ed andare ad assediare il palazzo del potere, simetta in fila disciplinatamente per andare a
dare il voto a Renzi o a Bersani,dopo
averlo dato anche a Vendola, Tabacci e Puppato? Come è possibile chequesto popolo magari si metterà in fila,
disciplinatamente, anche per leprimarie
del Pdl? Certo che da un popolo che per venti anni si è tenutoBerlusconi ci si può attendere questo e altro, ma la
situazione odierna èancora più
paradossale: Berlusconi almeno prometteva la luna e la gente glicredeva. Ora invece ci si trova davanti ad un
parlamento che sta apertamentefacendo
della macelleria sociale la sua linea politica, in maniera del tuttotrasversale, e i partiti che compongono il
parlamento si candidano a governarel’Italia
anche nella prossima legislatura, promettendo non posti di lavoro ol'abolizione della tassa sull’immondizia, ma
promettendo la continuazione dellamacelleria
sociale iniziata con Monti. E’ chiaro che la campagna elettoraleprossima ventura non sarà rivolta agli elettori:
questi hanno già avuto il loro momento di gloria e di partecipazione, pagando
anche due euro di biglietto. Lacampagna
elettorale sarà rivolta al mercato, alle multinazionali, alle lobbyeconomiche, alle logge massoniche: sarà
semplicemente un continuo rassicurarequesti soggetti della propria affidabilità e fedeltà alle ricette
imposte dallaBCE e dal FMI. E le
prossime saranno le elezioni più inutili che si siano maisvolte in Italia: tanto i sondaggi dicono chiaramente
che la prossimamaggioranza
parlamentare sarà composta in gran parte dalle persone già presentiora in parlamento. La maggior parte delle
poltrone del parlamento ospiterà lestesse
chiappe per altri cinque anni, quindi nessun problema per la rielezione.E chi non è d’accordo? Ce ne è anche per chi non
è d’accordo. Questo perchéevidentemente
non sono bastate agli italiani le esperienze passate costituite da i vari Di Pietro, Berlusconi, Vendola, i
girotondi, i promotori deireferendum
sul maggioritario, soggetti che di volta in volta si presentavanocome i salvatori della patria promettendo
rinnovamento, volti nuovi, un nuovomodo
di fare politica, per lasciare poi tutto come l’avevano trovato, se nonpeggio. Anche questa volta ci sono gli
innovatori: da Grillo agli arancionipassando per gli indignati. Grillo si rivolge ai giovani, al popolo
stufo deipartiti, a chi si
indigna per lo stipendio dei parlamentari ma magari non sacosa è il fiscal compact, e rispetto al piano
industriale di Marchionne non siè
ancora fatta un’idea precisa “perché in fondo Marchionne non ha tutti itorti”. La strategia di Grillo è
fondamentalmente quella di portare voltinuovi, argomento che basta a convincere una parte del popolo, ma non può
certobastare a risolvere i grossi
problemi dell’Italia. I secondi, gli arancioni, sirivolgono invece a chi sul fiscal compact ha idee
abbastanza chiare, sa cosa èla
strategia di Marchionne, magari vorrebbe nazionalizzare le banche, l’Ilva ol’Alcoa, ma propone loro una ricetta che non
prevede radicali cambiamenti nellasocietà.
E si, perchè questa parte di popolo che si è ritrovata senza punti diriferimento politici e non voterà
Pd-Sel-Pdl-Lega, potrebbe diventarepericolosa,
magari sommata a quell’altra parte di popolo che invece ormai il punto di riferimento politico non lo cerca neanche
più, come quel 52% disiciliani
che non ha votato alle ultime regionali: magari un giorno questi sialzano e iniziano a ribellarsi al sistema.
Allora cosa c’è di meglio che dareuno
sfogo a questa rabbia repressa, in modo da evitarne l’accumulo fino allo scoppio? In modo da tenerla sotto controllo,
stando attenti a non fare danniallo
stato di cose presenti? Arancioni e M5S rappresentano allora le valvoledi sfogo della rabbia del popolo. Grillo non
permette neanche che i grillinipartecipino
alle trasmissioni televisive, forse per paura di ciò che potrebberodire, e poi si lamenta dell’oscuramento di cui è
vittima il suo partito: ma ilgrande
rilievo datogli dai media fino alla vigilia delle primarie la dice lungasu quanto il suo partito sia utile al disegno
reazionario dei poteri forti. Gliarancioni
sono invece il soggetto partorito da qualche decina di intellettualie di giudici, che fino all’altro ieri
frequentavano a pieno agio i comodiambienti del Pd e di Sel, e molti dei quali hanno tranquillamente
partecipatoalle primarie del Pd,
contro il quale vogliono dare a vedere di schierarsi. Illoro programma ancora non si sa, ma molti di loro
parlano di un programma giàscritto:
la Costituzione. Penso che si finirà per ottenere un soggetto disinistra radicalchic privo di radicamento, pronto a
confrontarsicostruttivamente con
la prossima maggioranza di centrosinistra e pronto spessoad appoggiarne le ricette quando saranno un po’ meno
liberiste della media.Questo
nonostante i diversi operai che hanno partecipato e preso la parola all’assemblea
nazionale del 1 dicembre. Mi sembra sinceramente un’opzione poco
rivoluzionaria, che avrà per di più
l'effetto collaterale della distruzione delpartito comunista ad oggi relativamente più grande in
Italia, il Prc. Ma tant’è: qui di rivoluzione non ne parla quasi
nessuno, ma ancora peggio, quasi nessuno
lavora per prepararla questa rivoluzione. E così non ci resta che doverassistere al triste spettacolo del popolo
oppresso che fa la fila per entrare,pagando il biglietto, nello show organizzato dai suoi stessi oppressori.
Miviene in mente chi va a fare la
comparsa tra il pubblico dei vari Forum o Ok ilprezzo è giusto: con la differenza che probabilmente
questi ultimi vengonopagati, gli
elettori delle primarie invece pagano loro, un anticipo di quantopagheranno a causa delle decisioni prese dal
prossimo parlamento, qualunque esso sia.
Peduzzi e Palma (Fds): “Con i lavoratori e i
pazienti del San Raffaele per il diritto alla salute”
“Parteciperemo, lunedì prossimo, alla mobilitazione
promossa dalla Cgil, Cisl e Uil e dai
lavoratori del San Raffaele di Cassino, in difesa degli oltre 400 dipendenti
della Rsa che rischiano il licenziamento. Di fronte a un sistema privatistico
che fa acqua da tutte le parti, l'unica via percorribile è la
ripubblicizzazione dei servizi.
Non si possono scaricare sui lavoratori, né tanto meno
sull'utenza, le conseguenza di una gestione sconsiderata della sanità. Facciamo
quindi appello al commissario Bondi affinché intervenga per la salvaguardia
occupazionale dei dipendenti e per la salute dei pazienti, la cui continuità
terapeutica è messa in crisi da un sistema che danneggia in primo luogo la
parte più debole della società”. E' quanto affermano Ivano Peduzzi e Riccardo
Palma, rispettivamente capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione
Lazio esegretario del Prc di Cassino.
ll teatrino delle primarie continua come se nulla stesse succedendo nella società reale di questo paese. Questa sera i precari, gli studenti e i disoccupati della ex caserma si sono presentati, come già fecero con Renzi, per espriemere il loro dissenso verso uno schieramento che quotidianamente garantisce la maggioranza parlamentare alle politiche disastrose del governo Monti. Oggi in particolare per gridare la propria vicinanza al movimento No Tav ed esprimere il proprio sdegno contro la repressione ad orologeria che ha colpito decine di militanti. Insieme a loro, a contestare Bersani, le lavoratrici Sodexo di Pisa in lotta contro i 78 licenziamenti delle operatrici delle pulizie dell’ospedale di Cisanello.
Ma a differenza della passata contestazione contro Renzi, questa volta alle porte del Terminal Crociere i manifestanti hanno trovato polizia e carabinieri in assetto antisommossa che li hanno caricati. L’ennesima dimostrazione dell’arroganza e della violenza del potere a difesa di personaggi e politiche antipopolari che colpiscono quotidianamente chiunque non faccia parte dei ceti dominanti. Di seguito il comunicato della ex caserma e le foto della contestazione.
1 dicembre 2012
***
In merito alla contestazione svoltasi al terminal crociere durante il comizio conclusivo della campagna elettorale di Pierluigi Bersani per le primarie del Partito Democratico, l’Ex Caserma Occupata, in quanto soggetto organizzatore, intende precisare la realtà dei fatti.
Stasera, 30/11/2012, come precari, studenti e disoccupati ci siamo recati al terminal crociere per contestare pacificamente la presenza di Bersani. Già una settimana fa ci eravamo mobilitati per la presenza di Renzi.
Ci siamo presentati a entrambe le assemblee pubbliche per entrare e portare il nostro dissenso, con uno striscione da srotolare durante il comizio. Ma questa volta, al contrario di una settimana fa, abbiamo trovato l’ingresso sbarrato da digos, celere e carabinieri in assetto antisommossa con atteggiamento provocatorio.
La volontà di non farci esprimere il nostro dissenso è stata evidente fin da subito: più di una volta siamo stati respinti senza motivo, fino a quando siamo stati caricati per tre volte a freddo. Una decina di manifestanti hanno riportato ferite e contusioni.
E’ evidente che il Partito Democratico non accetta il confronto pubblico con la popolazione livornese che vorrebbe esprimere il proprio dissenso per le politiche criminali portate avanti da un partito che da 60 anni (sotto varie forme) governa questa città come se fosse un feudo privato.
Disoccupazione, precarietà, 3 sfratti al giorno, corruzione e speculazioni di ogni tipo. E’ questo il PD Livornese.
Noi non ci fermeremo di fronte all’arroganza e alle cariche delle forze dell’ordine. Continueremo a scendere in piazza e a esprimere il nostro dissenso con ogni mezzo necessario.
Inoltre vogliamo esprimere la nostra più sentita solidarietà e complicità ai/alle no tav messi agli arresti domiciliari ieri, 29/11/2012, a Torino. La valle non si arresta, no tav liberi subito!
Mentre nel centro sinistra, si deciderà oggi con
il ballottaggio chi sarà il candidato premier
alle prossime elezioni, nell’armata Brancaleone berlusconiana ancora è tutto in
alto mare. Non è tramontata l’ipotesi
delle primarie, ma prende sempre più corpo lo spacchettamento del partito. Noi
di Aut, siamo riusciti a rubare una foto che già documenta la “RACCOLTA DIFFERENZIATA” delle varie fazioni.
Oggi si terrà l’ultimo atto delle primarie del centro
sinistra. Dallo spazio web di Aut, voglio fare i miei complimenti e rivolgere
un in bocca al lupo a tutti quei militanti volontari che con il loro impegno e
la loro dedizione, ai seggi e nei luoghi deputati alla registrazione, hanno reso
possibile lo svolgimento della contesa elettorale. Non è ironia è una augurio
vero. Tanto più che si troveranno a gestire una situazione molto
complicata. Infatti la querelle sulla registrazione al ballottaggio di chi non ha votato al primo
turno, con la farsa delle giustificazioni per dimostrare
l’impedimento che non ha consentito la presenza al seggio domenica scorsa, oltre alle
migliaia di e.mail ricevute dalle segreterie provinciali in cui molti
chiedevano l’autorizzazione a partecipare al ballottaggio pur non avendo votato
al primo turno, confusi anche da messaggi ambigui che i vari comitati hanno
diffuso a mezzo stampa o via web, provocheranno l’ invasione dei seggi da parti
di chi pretenderà di votare pur non avendone diritto, secondo il regolamento
approvato il 19 ottobre scorso. Ai
militanti che fanno parte dell’organizzazione sarà demandato il difficile
compito di fronteggiare questa invasione che probabilmente non escluderà l’intrusione
di persone che andranno ai seggi con
intenti di sabotaggio. Insomma per questa grana organizzativa la fantastica
esibizione scenico - mediatica della partecipazione democratica rischia di
fallire miseramente. E purtroppo a rimetterci di più saranno colori i quali
hanno lavorato con entusiasmo affinchè il tutto riuscisse nel migliore dei modi
. Di cuore non me lo auguro, ma se
fallimento sarà, determinato dalla confusione e dalle contestazioni, la
responsabilità andrà ancora una vola ascritta ai vizi propri di un movimento
che non è un partito ma un comitato
elettorale, ne più e ne meno come i comitati
suoi concorrenti, Pdl compreso. Il Pd
checché se ne dica è pervaso dagli stessi dogmi che muovono anche il Pdl. Leggi
ferree per cui le regole di
qualsiasi contesa elettorale devono essere
decise dai contendenti e non da un organismo terzo. Certamente Bersani ha
mostrato una grande apertura cambiando lo statuto del partito, il
quale prevedeva che al segretario spettasse il ruolo di candidato alla
presidenza del consiglio, destinando invece
l’investitura del premier all’ esercizio delle primarie, ma il rischio è stato ben calcolato. Non vi è dubbio
che cercando di limitare il corpo elettorale a elettori di centro sinistra,
avendo dalla sua parte la maggior parte dei parlamentari, la maggior parte
delle segreterie provinciali, il successo per Pierluigi Bersani sarebbe dovuto essere scontato . Dunque fin dal primo momento si è tentato di limitare la partecipazione
ai soli votanti di centro sinistra. Renzi, al contrario, poteva contare in un ampio
consenso al di fuori del partito e solo
il voto aperto a tutti avrebbe potuto garantire qualche chance al sindaco di
Firenze. La soluzione di compromesso ha previsto primarie aperte, così come
voleva Renzi, ma con registrazione degli elettori, in modo da porre un qualche
paletto alla partecipazione, e soprattutto, impossibilità di votare al secondo
turno se non si è votato al primo, come preferito da Bersani. Il rischio già limitato
di perdere le primarie da parte del segretario, con le regole in vigore diventa
praticamente nullo al secondo turno. Il corpo elettorale dovrebbe essere già
definito visto che non è consentito a chi non ha votato al primo turno di votare anche
al secondo. Renzi per tentare la rimonta non può che cercare di conquistare i voti dei vendoliani. Le
percentuali ottenute da Tabacci e dalla Puppato sono talmente esigue da non
riuscire a colmare il margine, per cui serve il consenso dell’area vendoliana.
Ma il governatore della Puglia si è già dichiarato a favore di Bersani e,
inoltre sul segretario convergeranno anche i voti della FIOM che, espressasi più o meno in ordine sparso per
Vendola ora
potrà riunirsi con l’altra parte della CGIL che ha già votato Bersani al primo
turno. Dunque pronostico chiuso per Renzi. Ecco perché l’entourage renziano le ha
provate tutte per cambiare quelle regole peraltro condivise e firmate dallo
stesso candidato fiorentino. Renzi ha ragione a definire ridicolo il sistema
delle giustificazioni per essere ammessi al voto di ballottaggio, ma poteva
pensarci prima e non accettare quelle regole al momento della loro definizione.
Sicuramente lo stato maggiore del Pd, se avesse voluto qualificare maggiormente
la natura democratica della partecipazione, in presenza delle numerose
richieste di poter votare al ballottaggio, per non creare confusione e
assicurare un successo ancora maggiore , avrebbe potuto convocare d’urgenza il
collegio per il regolamento e correggere la stortura, ma come detto le regole
le fanno i contendenti e quasi sempre si usa il sistema che favorisce il più forte dei contendenti. Tutto ciò è
ulteriore dimostrazione che questa bolla partecipativa, questo esercizio democratico che ha avuto un
esposizione mediatica senza precedenti, non è altro che un imbroglio. Si da l’illusione
ai cittadini di avere il potere di decidere chi sarà il prossimo presidente del consiglio e questi
ci credono pure. Possibile che nessuno, neanche gli organi di stampa o i media
televisivi, abbiano avuto il buon gusto di sottolineare come i cittadini
secondo la costituzione eleggono i parlamentari non il PREMIER. E’ possibile che nessuno dei grandi
giornalisti illuminati, non sia in grado di svelare l’imbroglio per cui NON E’
VERO che chi vincerà le primarie e ripeterà il successo anche alla tornata
nazionale sarà automaticamente presidente del consiglio. Se, come ormai sembra
realistico pensare, il centro sinistra vincerà le elezioni con un margine che
non gli consentirà di governare da solo,
che vinca Renzi o Bersani, nessuno dei due otterrà il mandato a presiedere il
governo, rendendo inutile il responso
delle primarie. Lo sanno le sagge penne,
e gli illustri commentatori chi sarà il presidente del consiglio del prossimo
governo? Noi si. Saranno tre personaggi non parlamentari, non
eletti ma nominati dai presidenti delle camere, che
andranno a presiedere l’Ubp, Ufficio Parlamentare di Bilancio. Questo organismo,
indipendente svincolato dal Parlamento e dall’esecutivo, avrà il compito di assicurare il rispetto del
pareggio di bilancio inserito con un strappo istituzionale in costituzione.
Ogni dispositivo di legge in materia economica dovrà passare al vaglio dei tre saggi, i quali potranno modificarlo e addirittura annullarlo esautorando dalle loro
prerogative legislative ed esecutive gli organismi eletti dal popolo. Alla luce di tutto questo ha ancora un senso
parlare di primarie per eleggere il candidato alla presidenza del consiglio?
Si se serve a dare in pasto al popolo l’illusione di decidere del
proprio destino e distrarlo con effimeri esercizi di democrazia. Comunque in bocca al lupo ragazzi !