Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 3 dicembre 2012

"Cosa è successo oggi a Lyon?” Ve lo raccontiamo noi


MOVIMENTO NO TAV
Da un lato c'erano i governi delle crisi economiche dall'altro lato l'europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l'ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.

I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d'ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.

Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pullman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l'ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pullman. Quindi i pullman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l'autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pullman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pullman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pullman viene quindi scortato sotto minaccia sull'autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall'altro l'Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che deve vincere sull'altra, quella malata."

Il pallone gonfiato di mafia e camorra


Intervista di Pasquale Coccia. Da “Alias” del 2 dicembre

Pierpaolo Romani è coordinatore dell’associazione Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. E’ stato consulente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1997 al 2001 e dal 2007 al 2008. Ha scritto Le case da gioco; Le nuove schiavitù in Italia. Il traffico degli esseri umani nel XXI secolo; 30 anni di criminalità in Italia. 1971 – 2001 (con Enzo Ciconte). Ha recentemente pubblicato Calcio criminale (Rubettino, euro 12).

Come nasce l’idea di scrivere un libro su criminalità organizzata e calcio?
Ho deciso di scrivere questo libro dopo essere stato invitato dal Damiano Tommasi,ex calciatore della Roma e attuale presidente dell’Associazione italiana  calciatori  a tenere una lezione sul tema “cacio e mafie” al centro tecnico di Coverciano a 60 ex calciatori professionisti. Nel prepararmi a questo incontro ho scoperto tante strie che non immaginavo. Esistessero. Dopo quell’incontro ho constatato che il problema esiste ed è diffuso. Bisognava parlarne.

Vuoi spiegare come il calcio che descrivi è diventato criminale?
Il calcio non è tutto criminale, per fortuna. L’ultimo capitolo del mio libro è dedicato esclusivamente a storie che parlano del calcio come strumento per diffondere la cultura della legalità democratica e del rispetto delle persone. Tuttavia, vi è un pezzo di calcio che, dal mio punto di vista,deve definirsi criminale, in quanto vi operano mafiosi, sportivi disonesti, faccendieri e insospettabili colletti bianchi. Un calcio in cui regnano corruzione, violenza, intimidazione e omertà. Questo pazzo modo del pallone si serve dei capitali mafiosi, dei servizi che queste organizzazioni criminali possono svolgere, come di garantire la sicurezza negli stadi, di evitare problemi negli spogliatoi, di garantire la combine di certe partite su cui, successivamente, si scommette a colpo sicuro. Il calcio criminale va contrastato con determinazione.

Perché la criminalità organizzata ha indirizzato i suo interessi anche verso il calcio delle serie minori?
I mafiosi hanno compreso che il calcio è un ottimo strumento per acquisire e gestire consenso sociale, per controllare il territorio e il consenso elettorale. Quello delle serie minori è il calcio più vicino alla gente e al territorio, dove spesso i soldi mancano i e giocatori sono  più facilmente corruttibili, quello su cui non si  accendono i riflettori della stampa e delle TV nazionali. In questo contesto, i mafiosi hanno una maggiore facilità di muoversi nell’ombra. Quello delle serie minori, poi, è un terreno fertile per riciclare il denaro sporco.

La criminalità organizzata che descrivi nel tuo libro, interessata al calcio minore, è una criminalità di serie B?
Tutt’altro. Nel libro racconto episodi che parlano della ‘ndrina dei Pesce di Rosarno, una potenza nel mondo criminale, che aveva messo la mani anche su una squadra campana, il Sapri Calcio; parlo dei casalesi che si erano comprati l’Albanova calcio e avevano deciso di scalare la Lazio; racconto di alcune cosche di Cosa Nostra, tra cui quella dei Lo Piccolo, che miravano a inserirsi negli affari del Palermo calcio.

Qual è l’intreccio tra mafie, partiti ed enti locali nelle serie calcistiche minori?
Il legame è piuttosto stretto in certe situazioni. Grazie alla squadra di calcio e al consenso che ruota attorno ad essa, i mafiosi riescono ad avvicinare persone che appartengono a monti lontani e si vedono aprire le porte dei salotti che contano, compresi quelli delle sezioni locali dei partiti. I mafiosi sanno che c’è una parte della politica, da Sud a Nord, che cerca voti e loro glieli forniscono. I tifosi dai 18 anni in su, votano e fanno votare i loro familiari e i loro amici . Votano, e fanno votare, inoltre anche quei genitori che portano i loro figli nelle scuole calcio gestite dai mafiosi nella speranza nella speranza che questi pargoli, grazie a certe conoscenze, possano fare dei provini in grandi squadre. In tal modo se le cose vano bene, anche la famiglia svolta economicamente .

Le serie calcistiche minori sono oggetto di poca attenzione da parte degli organi di polizia che lottano contro la criminalità organizzata?
Le forze dell’ordine e la magistratura hanno svolto, e svolgono, un’opera importante n diversi contesti. In Calabria sono state confiscate due squadre di calcio. Il problema  vero è che bisogna migliorare e di molto, la prevenzione contro l’infiltrazione mafiosa nel calcio, rafforzando i controllo anche da parte delle autorità sportive, ai vari livelli, introducendo dei meccanismo più selettivi e rigorosi prima di permettere a certe persone di  acquistare una squadra e di iscriverla a un campionato. A Lecce, per esempio, per quanto riguarda le squadre impegnate nei campionati dilettantistici , il Procuratore Motta e il prefetto Perrotta hanno proposto alla Figc la sottoscrizione di un protocollo in cui si provveda alla redazione d un codice etico nel quale sia prevista la  preclusione di una  squadra all’iscrizione dei campionati, se all’interno della compagine societaria vi sono soggetti segnalati dalla prefettura come appartenenti alla criminalità organizzata.

Ci sono calciatori e dirigenti sponsorizzati dalle mafie che fanno carriera nel calcio della serie A?
Recentemente, Luigi Bonaventura, un collaboratore di giustizia della ‘ndranhgeta ha parlato dei “calciatori invisibili”, sostenendo che sono persone insospettabili al servizio della mafia calabrese. Il loro compito, sarebbe quello di pilotare i risultati sportivi, ma anche i comportamenti all’interno degli spogliatoi. Secondo Bonaventura, alcuni di questi “calciatori invisibili” quest’anno avrebbero giocato in Champions League. Il tutto è ancora da dimostrare.

Le mafie si impossessano di società calcistiche delle serie minori come fanno con le aziende? Come avviene l’operazione?
I magistrati della procura di Reggio Calabria hanno parlato delle squadre entrate nell’orbita dei clan come di “società a partecipazione mafiosa”. Al di là della quantità di capitali che i boss investono, anche per il tramite di terze persone, essi, alla fine, finiscono per essere quelli che dettano le regole, che decidono le formazioni, che stabiliscono quale allenatore e quali giocatori ingaggiare, se vincere o se perdere una partita. Quando le mafie entrano nelle imprese o nelle squadre di calcio salta il principio della libera concorrenza e della meritocrazia. Non vince il migliore, ma quello più protetto  e disonesto.

Tra mafia, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, che si è spinta di più sul terreno del calcio?
Tutte le mafie italiane  sono interessate al mondo del calcio. Certamente, Camorra e Cosa  Nostra hanno cercato di arrivare anche a squadre di serie A; anche in campionati stranieri per quanto concerne la mafia campana. Camorra e Sacra Corona Unita si sono inserite anche nel mercato delle scommesse sportive legali, arrivando ad acquistare delle agenzie, grazie alla complicità di manager insospettabili.

Ci sono casi di dirigenti di società di calcio o di calciatori puniti con la morte dalle organizzazioni mafiose per non essersi piegati al loro potere?
Un caso che è stato riaperto recentemente è quello del giocatore del Cosenza Denis Bergamini che, secondo la versione ufficiale si sarebbe suicidato il 18 novembre 1989. Grazie ala lavoro di denuncia compiuto da un altro  ex giocatore recentemente scomparso, Carlo Petrini, e  dall’avvocato della famiglia Bergamini, e in seguito a una perizia dei carabinieri del Ris di Messina, la procura di Castrovillari ha riaperto il caso. Il sospetto è che Bergamini sia stato ucciso o per ver scoperto cose che non doveva scoprire o per non essersi piegato alla volontà criminale. Altri giocatori, militanti in squadre minori, sono stati uccisi in Calabria qualche anno fa.

Attraverso il calcio minore le organizzazioni mafiose si rifanno l’immagine di cattivi e accedono al salotto della finanza?
Francesco Schiavone, detto Sandokan, boss del clan dei Casalesi, quando nel 1992 entra nella dirigenza dell’Albanova calcio, la squadra di Casal di Principe, la società dirama un comunicato in cui definisce Schiavone un “noto imprenditore”. Dalle indagini che hanno portato al suo arresto,si è visto che il boss frequentava abitualmente personaggi della cosiddetta “borghesia mafiosa” : politici, imprenditori, banchieri,, avvocati, notai.

Le mafie sono infiltrate anche tra le tifoserie?
Il problema principale è che i mafiosi sono anche tifosi e vivono questa loro  passione praticando comportamenti criminali. A questo si aggiunga che alcuni settori delle tifoserie sono organizzati come un clan: hanno una gerarchia interna con ruoli ben definiti: impongono  rituali di affiliazione e dei simboli di riconoscimento ai loro affiliati, come i tatuaggi, impongono la cultura dell’omertà. Le mafie usano le tifoserie per ricattare la società, minacciando di creare problemi di ordine pubblico dentro gli stadi se, ad esempio, non gli vengono concesse significative quantità di biglietti omaggio. Le società temono i disordini anche perché questo può significare dover pagare pesanti sanzioni pecuniarie . Infine il rapporto con le tifoserie serve ai mafiosi per arrivare ai dirigenti e ai calciatori. Un mafioso che si fa fotografare con un giocatore, magari anche importante, dimostra la sua potenza agli occhi della gente. Se poi è in grado di dimostrare che lo frequenta, allora da potente diventa onnipotente.

Quale è il giro d’affari del calcio criminale in Italia?
Non esistono stime ufficiali trattandosi di un’attività illecita. Ricordo soltanto che in Italia il mercato legale delle scommesse sportive si aggira sui 5 miliardi di euro l’anno e quello clandestino sui 2 miliardi e mezzo. Più del 90% delle scommesse riguarda il mondo del pallone.


domenica 2 dicembre 2012

Tutti in fila, ingresso a pagamento


Andrea Cristofaro, Collettivo Ciociaro Anticapitalista
  
Non so quanti operai dell’Ilva  siano andati a votare alle primarie per i vari Bersani, Renzi e compagnia. Temo però che ve ne siano andati parecchi. E già, perché nell’Italia del 2012 esiste uno spaccato enorme fra politica e società civile, e questo in Italia non produce una rivolta contro il potere, ma produce l’esistenza di due mondo paralleli: uno, nel quale si muore, di fame, di solitudine, di ingiustizie, di rabbia; e l’altro nel quale si muore di partecipazione comparsata, di passività, di rassegnazione. Siamo una società addormentata, nella quale esistono delle sacche di resistenza, anche molto avanzata, ma si tratta di sacche isolate a cui la società non si interessa come dovrebbe: parlo del movimento No Tav, del No Dal Molin, dei minatori del Sulcis, della parte di movimento studentesco non controllato dalla Cgil, di alcune lotte operaie, e poco altro ancora. Come è possibile che un popolo attaccato ferocemente dai poteri forti, dalla finanza, dai suoi stessi rappresentanti che siedono in parlamento; un popolo che si vede togliere giorno dopo giorno quei diritti che fino a pochi anni fa sembravano una cosa così naturale che chiunque li avesse messi in discussione sarebbe stato preso per pazzo; un popolo che vede il proprio livello di qualità di vita scadere inesorabilmente verso la fame: come è possibile dicevo, che questo popolo invece di scendere in piazza ed andare ad assediare il palazzo del potere, si metta in fila disciplinatamente per andare a dare il voto a Renzi o a Bersani, dopo averlo dato anche a Vendola, Tabacci e Puppato? Come è possibile che questo popolo magari si metterà in fila, disciplinatamente, anche per le primarie del Pdl? Certo che da un popolo che per venti anni si è tenuto Berlusconi ci si può attendere questo e altro, ma la situazione odierna è ancora più paradossale: Berlusconi almeno prometteva la luna e la gente gli credeva. Ora invece ci si trova davanti ad un parlamento che sta apertamente facendo della macelleria sociale la sua linea politica, in maniera del tutto trasversale, e i partiti che compongono il parlamento si candidano a governare l’Italia anche nella prossima legislatura, promettendo non posti di lavoro o l'abolizione della tassa sull’immondizia, ma promettendo la continuazione della macelleria sociale iniziata con Monti. E’ chiaro che la campagna elettorale prossima ventura non sarà rivolta agli elettori: questi hanno già avuto il loro momento di gloria e di partecipazione, pagando anche due euro di biglietto. La campagna elettorale sarà rivolta al mercato, alle multinazionali, alle lobby economiche, alle logge massoniche: sarà semplicemente un continuo rassicurare questi soggetti della propria affidabilità e fedeltà alle ricette imposte dalla BCE e dal FMI. E le prossime saranno le elezioni più inutili che si siano mai svolte in Italia: tanto i sondaggi dicono chiaramente che la prossima maggioranza parlamentare sarà composta in gran parte dalle persone già presenti ora in parlamento. La maggior parte delle poltrone del parlamento ospiterà le stesse chiappe per altri cinque anni, quindi nessun problema per la rielezione. E chi non è d’accordo? Ce ne è anche per chi non è d’accordo. Questo  perché evidentemente non sono bastate agli italiani le esperienze passate costituite da i vari Di Pietro, Berlusconi, Vendola, i girotondi, i promotori dei referendum sul maggioritario, soggetti che di volta in volta si presentavano come i salvatori della patria promettendo rinnovamento, volti nuovi, un nuovo modo di fare politica, per lasciare poi tutto come l’avevano trovato, se non peggio. Anche questa volta ci sono gli innovatori: da Grillo agli arancioni passando per gli indignati. Grillo si rivolge ai giovani, al popolo stufo dei partiti, a chi si indigna per lo stipendio dei parlamentari ma magari non sa cosa è il fiscal compact, e rispetto al piano industriale di Marchionne non si è ancora fatta un’idea precisa “perché in fondo Marchionne non ha tutti i torti”. La strategia di Grillo è fondamentalmente quella di portare volti nuovi, argomento che basta a convincere una parte del popolo, ma non può certo bastare a risolvere i grossi problemi dell’Italia. I secondi, gli arancioni, si rivolgono invece a chi sul fiscal compact ha idee abbastanza chiare, sa cosa è la strategia di Marchionne, magari vorrebbe nazionalizzare le banche, l’Ilva o l’Alcoa, ma propone loro una ricetta che non prevede radicali cambiamenti nella società. E si, perchè questa parte di popolo che si è ritrovata senza punti di riferimento politici e non voterà Pd-Sel-Pdl-Lega, potrebbe diventare pericolosa, magari sommata a quell’altra parte di popolo che invece ormai il punto di riferimento politico non lo cerca neanche più, come quel 52% di siciliani che non ha votato alle ultime regionali: magari un giorno questi si alzano e iniziano a ribellarsi al sistema. Allora cosa c’è di meglio che dare uno sfogo a questa rabbia repressa, in modo da evitarne l’accumulo fino allo scoppio? In modo da tenerla sotto controllo, stando attenti a non fare danni allo stato di cose presenti? Arancioni e  M5S rappresentano allora le valvole di sfogo della rabbia del popolo. Grillo non permette neanche che i grillini partecipino alle trasmissioni televisive, forse per paura di ciò che potrebbero dire, e poi si lamenta dell’oscuramento di cui è vittima il suo partito: ma il grande rilievo datogli dai media fino alla vigilia delle primarie la dice lunga su quanto il suo partito sia utile al disegno reazionario dei poteri forti. Gli arancioni sono invece il soggetto partorito da qualche decina di intellettuali e di giudici, che fino all’altro ieri frequentavano a pieno  agio i comodi ambienti del Pd e di Sel, e molti dei quali hanno tranquillamente partecipato alle primarie del Pd, contro il quale vogliono dare a vedere di schierarsi. Il loro programma ancora non si sa, ma molti di loro parlano di un programma già scritto: la Costituzione. Penso che si finirà per ottenere un soggetto di sinistra radicalchic privo di radicamento, pronto a confrontarsi costruttivamente con la prossima maggioranza di centrosinistra e pronto spesso ad appoggiarne le ricette quando saranno un po’ meno liberiste della media. Questo nonostante i diversi operai che hanno partecipato e preso la parola all’assemblea nazionale del 1 dicembre. Mi sembra sinceramente un’opzione poco

rivoluzionaria, che avrà per di più  l'effetto collaterale della distruzione del partito comunista ad oggi relativamente più grande in Italia, il Prc. Ma tant’è: qui di rivoluzione non ne parla quasi nessuno, ma ancora peggio, quasi nessuno lavora per prepararla questa rivoluzione. E così non ci resta che dover assistere al triste spettacolo del popolo oppresso che fa la fila per entrare, pagando il biglietto, nello show organizzato dai suoi stessi oppressori. Mi viene in mente chi va a fare la comparsa tra il pubblico dei vari Forum o Ok il prezzo è giusto: con la differenza che probabilmente questi ultimi vengono pagati, gli elettori delle primarie invece pagano loro, un anticipo di quanto pagheranno a causa delle decisioni prese dal prossimo parlamento, qualunque esso sia.


Sanità, Cassino


ufficio stampa Fds Lazio

 Peduzzi e Palma (Fds): “Con i lavoratori e i pazienti del San Raffaele per il diritto alla salute”

“Parteciperemo, lunedì prossimo, alla mobilitazione promossa  dalla Cgil, Cisl e Uil e dai lavoratori del San Raffaele di Cassino, in difesa degli oltre 400 dipendenti della Rsa che rischiano il licenziamento. Di fronte a un sistema privatistico che fa acqua da tutte le parti, l'unica via percorribile è la ripubblicizzazione dei servizi.

Non si possono scaricare sui lavoratori, né tanto meno sull'utenza, le conseguenza di una gestione sconsiderata della sanità. Facciamo quindi appello al commissario Bondi affinché intervenga per la salvaguardia occupazionale dei dipendenti e per la salute dei pazienti, la cui continuità terapeutica è messa in crisi da un sistema che danneggia in primo luogo la parte più debole della società”. E' quanto affermano Ivano Peduzzi e Riccardo Palma, rispettivamente capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio e  segretario del Prc di Cassino.

sabato 1 dicembre 2012

Arriva Bersani a Livorno: proteste cariche e feriti

http://www.notav.info


ll teatrino delle primarie continua come se nulla stesse succedendo nella società reale di questo paese. Questa sera i precari, gli studenti e i disoccupati della ex caserma si sono presentati, come già fecero con Renzi, per espriemere il loro dissenso verso uno schieramento che quotidianamente garantisce la maggioranza parlamentare alle politiche disastrose del governo Monti. Oggi in particolare per gridare la propria vicinanza al movimento No Tav ed esprimere il proprio sdegno contro la repressione ad orologeria che ha colpito decine di militanti. Insieme a loro, a contestare Bersani, le lavoratrici Sodexo di Pisa in lotta contro i 78 licenziamenti delle operatrici delle pulizie dell’ospedale di Cisanello.

Ma a differenza della passata contestazione contro Renzi, questa volta alle porte del Terminal Crociere i manifestanti hanno trovato polizia e carabinieri in assetto antisommossa che li hanno caricati. L’ennesima dimostrazione dell’arroganza e della violenza del potere a difesa di personaggi e politiche antipopolari che colpiscono quotidianamente chiunque non faccia parte dei ceti dominanti. Di seguito il comunicato della ex caserma e le foto della contestazione.  
1 dicembre 2012

***

In merito alla contestazione svoltasi al terminal crociere durante il comizio conclusivo della campagna elettorale di Pierluigi Bersani per le primarie del Partito Democratico, l’Ex Caserma Occupata, in quanto soggetto organizzatore, intende precisare la realtà dei fatti.

Stasera, 30/11/2012, come precari, studenti  e disoccupati ci siamo recati al terminal crociere per contestare pacificamente la presenza di Bersani. Già una settimana fa ci eravamo mobilitati per la presenza di Renzi.

Ci siamo presentati a entrambe le assemblee pubbliche per entrare e portare il nostro dissenso, con uno striscione da srotolare durante il comizio. Ma questa volta, al contrario di una settimana fa, abbiamo trovato l’ingresso sbarrato da digos, celere e carabinieri in assetto antisommossa con atteggiamento provocatorio.

La volontà di non farci esprimere il nostro dissenso è stata evidente fin da subito: più di una volta siamo stati respinti senza motivo, fino a quando siamo stati caricati per tre volte a freddo. Una decina di manifestanti hanno riportato ferite e contusioni.

E’ evidente che il Partito Democratico non accetta il confronto pubblico con la popolazione livornese che vorrebbe esprimere il proprio dissenso per le politiche criminali portate avanti da un partito che da 60 anni (sotto varie forme) governa questa città come se fosse un feudo privato.

Disoccupazione, precarietà, 3 sfratti al giorno, corruzione e speculazioni di ogni tipo. E’ questo il PD Livornese.
Noi non ci fermeremo di fronte all’arroganza e alle cariche delle forze dell’ordine. Continueremo a scendere in piazza e a esprimere il nostro dissenso con ogni mezzo necessario.

Inoltre vogliamo esprimere la nostra più sentita solidarietà e complicità ai/alle no tav messi  agli arresti domiciliari ieri, 29/11/2012, a Torino. La valle non si arresta, no tav liberi  subito!

Pdl: Primarie o spacchettamento "DIFFERENZIATO"?

Luciano Granieri

Mentre nel centro sinistra, si deciderà oggi con il ballottaggio  chi sarà il candidato premier alle prossime elezioni, nell’armata Brancaleone berlusconiana ancora è tutto in alto mare. Non  è tramontata l’ipotesi delle primarie, ma prende sempre più corpo lo spacchettamento del partito. Noi di Aut, siamo riusciti a rubare una foto che già documenta  la “RACCOLTA DIFFERENZIATA”  delle varie fazioni.


Tertium datur. Fra Bersani e Renzi vincerà l'Ubp

Luciano Granieri



Oggi si terrà l’ultimo atto delle primarie del centro sinistra. Dallo spazio web di Aut, voglio fare i miei complimenti e rivolgere un in bocca al lupo a tutti quei militanti volontari che con il loro impegno e la loro dedizione, ai seggi e nei luoghi deputati alla registrazione, hanno reso possibile lo svolgimento della contesa elettorale. Non è ironia è una augurio vero. Tanto più che si troveranno a gestire una situazione molto complicata. Infatti la querelle sulla registrazione al  ballottaggio di chi non ha votato al primo turno,  con la farsa  delle giustificazioni per dimostrare l’impedimento che non ha consentito la presenza al seggio domenica scorsa, oltre  alle migliaia di e.mail ricevute dalle segreterie provinciali in cui molti chiedevano l’autorizzazione a partecipare al ballottaggio pur non avendo votato al primo turno, confusi anche da messaggi ambigui che i vari comitati hanno diffuso a mezzo stampa o via web,  provocheranno l’ invasione dei seggi da parti di chi pretenderà di votare pur non avendone diritto, secondo il regolamento approvato il 19 ottobre scorso.  Ai militanti che fanno parte dell’organizzazione sarà demandato il difficile compito di fronteggiare questa invasione che probabilmente non escluderà l’intrusione  di persone che andranno ai seggi con intenti di sabotaggio. Insomma per questa grana organizzativa la fantastica esibizione scenico - mediatica della partecipazione democratica rischia di fallire miseramente. E purtroppo a rimetterci di più saranno colori i quali hanno lavorato con entusiasmo affinchè il tutto riuscisse nel migliore dei modi . Di cuore non me lo auguro, ma  se fallimento sarà, determinato dalla confusione e dalle contestazioni, la responsabilità andrà ancora una vola ascritta ai vizi propri di un movimento che non è  un partito ma un comitato elettorale, ne più e ne meno  come i comitati suoi concorrenti,  Pdl compreso. Il Pd checché se ne dica è  pervaso  dagli stessi dogmi che muovono anche il Pdl.  Leggi  ferree per cui  le regole di qualsiasi contesa elettorale devono  essere decise dai contendenti e non da un organismo terzo. Certamente Bersani ha mostrato  una grande  apertura cambiando lo statuto del partito, il quale prevedeva che al segretario spettasse il ruolo di candidato alla presidenza del consiglio,  destinando invece l’investitura del premier all’ esercizio delle primarie, ma  il rischio è stato ben calcolato. Non vi è dubbio che cercando di limitare il corpo elettorale a elettori di centro sinistra, avendo dalla sua parte la maggior parte dei parlamentari, la maggior parte delle segreterie provinciali, il successo per Pierluigi Bersani  sarebbe dovuto essere scontato .  Dunque fin  dal primo momento si è tentato di limitare la partecipazione ai soli votanti di centro sinistra. Renzi, al contrario, poteva contare in un ampio consenso al di fuori del partito  e solo il voto aperto a tutti avrebbe potuto garantire qualche chance al sindaco di Firenze. La soluzione di compromesso ha previsto primarie aperte, così come voleva Renzi, ma con registrazione degli elettori, in modo da porre un qualche paletto alla partecipazione, e soprattutto, impossibilità di votare al secondo turno se non si è votato al primo, come preferito da Bersani. Il rischio già limitato di perdere le primarie da parte del segretario, con le regole in vigore diventa praticamente nullo al secondo turno. Il corpo elettorale dovrebbe essere già definito visto che non è consentito a chi  non ha votato al primo turno di votare anche al secondo. Renzi per tentare la rimonta non può che cercare  di conquistare i voti dei vendoliani. Le percentuali ottenute da Tabacci e dalla Puppato sono talmente esigue da non riuscire a colmare il margine, per cui serve il consenso dell’area vendoliana. Ma il governatore della Puglia si è già dichiarato a favore di Bersani e, inoltre sul segretario convergeranno anche i voti della FIOM   che,  espressasi più o meno in ordine sparso per Vendola    ora potrà riunirsi con l’altra parte della CGIL che ha già votato Bersani al primo turno. Dunque pronostico chiuso per Renzi. Ecco perché l’entourage renziano le ha  provate tutte per cambiare  quelle regole peraltro condivise e firmate dallo stesso candidato fiorentino. Renzi ha ragione a definire ridicolo il sistema delle giustificazioni per essere ammessi al voto di ballottaggio, ma poteva pensarci prima e non accettare quelle regole al momento della loro definizione. Sicuramente lo stato maggiore del Pd, se avesse voluto qualificare maggiormente la natura democratica della partecipazione, in presenza delle numerose richieste di poter  votare al  ballottaggio, per non creare confusione e assicurare un successo ancora maggiore , avrebbe potuto convocare d’urgenza il collegio per il regolamento e correggere la stortura, ma come detto le regole le fanno i contendenti e quasi sempre si usa il sistema che favorisce  il più forte dei contendenti. Tutto ciò è ulteriore dimostrazione che questa bolla partecipativa,  questo esercizio democratico che ha avuto un esposizione mediatica senza precedenti, non è altro che un imbroglio. Si da l’illusione ai cittadini di avere il potere di decidere chi sarà  il prossimo presidente del consiglio   e questi ci credono pure. Possibile che nessuno, neanche gli organi di stampa o i media televisivi, abbiano avuto il buon gusto di sottolineare come i cittadini secondo la costituzione eleggono i parlamentari non il PREMIER.  E’ possibile che nessuno dei grandi giornalisti illuminati, non sia in grado di svelare l’imbroglio per cui NON E’ VERO che chi vincerà le primarie e ripeterà il successo anche alla tornata nazionale sarà automaticamente presidente del consiglio. Se, come ormai sembra realistico pensare, il centro sinistra vincerà le elezioni con un margine che non gli consentirà  di governare da solo, che vinca Renzi o Bersani, nessuno dei due otterrà il mandato a presiedere il governo,  rendendo inutile il responso delle primarie.  Lo sanno le sagge penne, e gli illustri commentatori chi sarà il presidente del consiglio del prossimo governo?  Noi si.  Saranno tre personaggi non parlamentari, non eletti ma   nominati dai presidenti delle camere, che andranno a presiedere l’Ubp, Ufficio Parlamentare di Bilancio. Questo organismo, indipendente svincolato dal Parlamento e dall’esecutivo,  avrà il compito di assicurare il rispetto del pareggio di bilancio inserito con un strappo istituzionale in costituzione. Ogni dispositivo di legge in materia economica dovrà passare al vaglio dei  tre saggi, i quali potranno modificarlo e  addirittura annullarlo esautorando dalle loro prerogative legislative ed esecutive gli organismi eletti dal popolo.  Alla luce di tutto questo ha ancora un senso parlare di primarie per eleggere il candidato alla presidenza  del consiglio?  Si se serve a dare in pasto al popolo l’illusione di decidere del proprio destino e distrarlo con effimeri esercizi di democrazia.  Comunque in bocca al lupo ragazzi !