Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 18 agosto 2013

Comunicato del papa Tawadros II dopo il terzo giorno consecutivo di attacchi contro le chiese

di Chiesa Copta Ortodossa

in “blogcopte.fr” del 17 agosto 2013 (traduzione dall'inglese: www.finesettimana.org)

I copti hanno atteso a lungo la reazione della Chiesa copta ortodossa, rappresentata dal patriarca  Tawadros II per tutta la serata di ieri, 16 agosto 2013. Ieri, alle 22,30, quest'ultimo ha pubblicato un  comunicato stampa sul suo sito internet http://popetawadros.org/
Papa Tawadros II ha ripetuto il suo sostegno all'esercito e la sua opposizione formale al terrorismo. Ha inoltre espresso profondo rammarico e tristezza per i luoghi di culto che sono stati distrutti. Infine, ha deplorato la visione mediatica occidentale che ritiene non riferisca i fatti in maniera  obiettiva. Ieri, venerdì, era il terzo giorno consecutivo degli attacchi contro le chiese e le case dei copti da  parte degli islamisti. Gli attacchi contro le chiese si stimano in numero di 23 solo per la giornata di ieri, e in più di 80 da mercoledì.


Dichiarazione della Chiesa copta ortodossa
La Chiesa copta ortodossa d'Egitto segue da vicino lo sviluppo degli avvenimenti dolorosi nella 
nostra nazione, e conferma il suo forte sostegno all'ente preposto all'applicazione delle leggi, alle 
Forze armate e a tutte le organizzazioni del popolo egiziano miranti a lottare contro i gruppi 
violenti armati, contro il terrorismo all'interno e all'estero. Gli attacchi agli enti statali e alle chiese
pacifiche stanno terrorizzando i cittadini sia copti che musulmani. Tali azioni sono contrarie alla 
religione, alla morale e all'umanità. Apprezziamo la posizione di sincera amicizia dei paesi che comprendono la natura di questi avvenimenti. Denunciamo con forza le falsità trasmesse dai media occidentali e li invitiamo a  rivedere in maniera obiettiva i fatti riguardanti queste organizzazioni che si macchiano di sangue e i loro affiliati, invece di legittimarli col supporto internazionale e la protezione politica mentre  cercano di diffondere devastazione e distruzione nel nostro caro paese. Chiediamo che i media occidentali e a livello internazionale si impegnino a fornire un resoconto esauriente di ciò che  avviene con verità, esattezza ed onestà. Esprimiamo le nostre sincere condoglianze a tutte le vittime cadute da martiri e preghiamo per la  guarigione e la ripresa di tutti i feriti e di tutti gli afflitti. Perseveriamo nella forte unità nazionale e rifiutiamo ogni tentativo di trascinare il paese in uno scontro settario. Rifiutiamo assolutamente  ogni ingerenza esterna negli affari interni dell'Egitto. E quando la mano del male si stende per bruciare, uccidere e distruggere, la mano di Dio è più vicina per proteggere, rafforzare e costruire. Abbiamo piena fede e totale fiducia nell'aiuto divino  che guiderà il popolo egiziano in questi giorni critici della nostra storia verso un futuro migliore,  un futuro illuminato dalla giustizia, dalla pace e dalla democrazia, che gli abitanti della Valle del  Nilo giustamente meritano.

Le scelte del governatore

Oreste Della Posta segretario prov.PdCI

Dal mese di settembre la giunta Zingaretti deve affrontare tre emergenze che nel Lazio sono sempre più drammatiche: rifiuti-sanità-lavoro.
Oggi il lavoro della giunta si è occupato di riordinare la macchina regionale e le norme nei vari enti, su questo noi riteniamo che il giudizio non possa essere positivo anche se dei miglioramenti ci sono, ma occorrerebbe dopo Polverini-Fiorito una svolta radicale che sinceramente non vediamo.
Ma veniamo alle cose dei prossimi mesi:
1.       RIFIUTI: occorre superare le logiche della Polverini, tornando alle politiche del centro-sinistra che hanno portato la nostra provinciaa chiudere il ciclo dei rifiuti, mantenendo tutto in mano al pubblico, ogni provincia seguendo il nostro esempio deve diventare autonoma e gestire i propri rifiuti. In questa logica vanno riviste le macro-aree.
2.       SANITA’: occorre immediatamente attuare il piano sanitario, oggi ci sono solo chiacchiere, infatti nei nostri ospedali si sono verificati dei fatti sconcertanti quali attese di giorni per essere ricoverati, soprattutto per quanto riguarda i pronto soccorso di Cassino e Frosinone.  Tutto è rimasto come prima. Subito la lotta agli sprechi, razionalizzazione delle spese, rivedere convenzioni con strutture private, maggiore efficienza, tutto denaro risparmiato che si potrebbe investire per potenziare i pronto soccorso.
3.       LAVORO : partendo da un giudizio positivo sull’accordo di programma, occorre non finanziare aziende bollite, ma aziende che possono creare posti di lavoro che sono soprattutto  piccole e medie industrie. In questo quadro l’esclusione della Federlazio alla firma del protocollo è un grave errore, dato che oltre il 50% delle aziende sono state portate dalla Federlazio. Questo dimostra la scarsa conoscenza del territorio.
Da sempre per noi comunisti l’impresa è vista come una ricchezza per il territorio purchè ecocompatibile con il territorio ed a economia legale. Quindi bisogna rilanciare la scelta di fare impresa.
In conclusione il prossimo autunno sarà decisivo per comprenderese la regione Lazio passi dalle parole ai fatti. Noi auspichiamo cheZingaretti porti avanti un programma di totale rinnovamento dell’agire politico il cui unico scopo deve essere  la tutela degli interessi dei cittadini.

sabato 17 agosto 2013

Sgombrato il centro sociale Communia in pieno periodo di ferie

Alidoeu


In pieno agosto gli agenti entrano nella ex fonderia romana da pochi mesi occupata e denunciano sette persone; il quartiere San Lorenzo sembrava in assetto di guerra le motivazioni del GIP sembrano essere per inagibilità della costruzione ma tale motivazione va in contradizione con una perizia ordinata dalla magistratura nella quale fu stabilito che non esiste nessun pericolo di crollo. Comunque la si voglia mettere sul luogo erano già presenti gli speculatori interessati.

Attacco a Nablus

SAMANTHA COMIZZOLI

Mentre tutti festeggiano il ferragosto con i fuochi d'artificio, Israele celebra la festa sparando sulla Palestina. L'incursione del 16 agosto si è conclusa con l'arresto di una attivista palestinese.

The army attack Nablus, in the old city, at 3 am of 16 August. They have arrested one woman and shoot sound bomb and tear gas.

Il Muos in cambio di un polo oncologico: Riflessioni dello scrittore siciliano Giovanni Abbagnato

Luciano Granieri


Riprende l’attività dell’Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone. Nell’ottica di una collaborazione con la cooperativa Onlus Solidaria, attiva fra l’altro anche sul fronte della promozione culturale antimafia, abbiamo avuto il piacere di ospitare presso la sede dell’Osservatorio  lo scrittore giornalista  (collaboratore  di Repubblica),  nonché collaboratore di Libera e per l’appunto di  Solidiamo,  Giovanni  Abbagnto. 

Giovanni è un attento osservatore dei fenomeni mafiosi in Sicilia e non solo. E’ l’autore del bellissimo libro “Giovanni Orcel – vita e morte per mafia di un sindacalista italiano” Giovanni Orcel, fu segretario dei metalmeccanici di Palermo ai tempi del biennio rosso  e protagonista della lotta  per  l’affrancamento dei lavoratori dal potere mafioso.  Per  questo fu ucciso dalla mafia nell’ottobre del 1920 quando già si profilava all’orizzonte la minaccia fascista. 

Fra le molteplici attività di Abbagnato, spicca l’attivismo nel movimento No Muos. Con lui abbiamo sviscerato diversi argomenti sul fenomeno mafioso e le sue implicazioni politiche ed economiche. Questa tematiche saranno oggetti di prossimi post. In questo contributo invece vogliamo riportare alcune riflessioni dello scrittore giornalista sul movimento No Muos e sulla drammatica situazione che la popolazione di Niscemi sta vivendo come vittima dell’ennesimo gravissimo atto di servitù militare agli Stati Uniti. 

La storia è nota ma la riportiamo brevemente. Nel territorio di Niscemi presso una zona ad alto valore naturalistico con la presenza di un  sughereto molto esteso,  si  sta installando il Muos  (Mobile User  Objective System) un sistema di antenne satellitari  ad altissima frequenza che consente all’esercito americano di coordinare tutte le azioni di guerra   nelle zone   del golfo, in Afghanistan  e nel medio oriente, compreso il pilotaggio a distanza  dei tristemente noti Droni, aerei senza pilota capaci di distruggere con i loro ordigni intere popolazioni.  

Al di là degli aspetti pacifisti e antimperialisti  che impongono lo stop di questo progetto, esistono implicazioni molto più concrete che attengono alla salute dei cittadini minacciata da queste antenne.  Ci  riferiamo ai rischi di contrarre terribili leucemie che colpirebbero soprattutto i bambini.  Su questa basi si è attivato il movimento No Muos. Un gruppo formato per lo più da cittadini che vogliono difendere la loro  salute e quella  dei propri figli. 

All’inizio della vicenda il presidente della regione Rosario Crocetta spinto dalla rivolta popolare e per vincere le elezioni,   aveva promesso di revocare le licenze  alle ditte incaricate di installare le antenne per conto degli americani. E una volta insediatosi il governatore della Sicilia mantenne la sua promessa di non concedere le autorizzazioni necessario, ma  fino ad un certo punto. 

Infatti, non si sa perché il presidente Crocetta ha fatto marcia indietro, ritenendo che il parere del consiglio superiore di sanità - il quale sosteneva, non che le antenne non fossero nocive, ma che la loro nocività si sarebbe potuta verificare solo dopo la loro installazione -era sufficiente a far riprendere i lavori di installazione. 

Con un tremendo volta faccia Crocetta ha “revocato le revoche”  accontentando gli americani e ignorando la relazione redatta in merito  dal prof. Massimo Zucchetti ( professore ordinario degli impianti nucleari  del politecnico di Torino) nella quale si evidenzia che per un principio di salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente, non dovrebbe essere permessa alcuna installazione di ulteriori sorgenti di campi elettromagnetici e [...] occorre approfondire lo studio delle emissioni già esistenti e pianificarne una rapida riduzione” .

 Dopo le reiterate proteste e la manifestazione degli attivisti No Muos con l’occupazione del sito, il presidente Crocetta ha infamato il movimento sostenendo che era infiltrato dalla mafia e anche dai black bloc. Evviva, a    questo nuovo, inediti  connubio mafia black bloc   già che c’era  Crocetta poteva aggiungere   anche l’infiltrazione del movimento da parte di Al Qaeda  e dei nazisti dell’Illinois.  Ironia a parte    che in una situazione drammatica come questa potrebbe persino essere pericolosa, proponiamo di seguito  le riflessioni di Abbagnato sull’argomento.


giovedì 15 agosto 2013

Valentina Sanna, presidente del Pd Sardegna lascia il partito

fonte: www.globalist.it

 “Vergogna.
Nella vasta gamma di sentimenti che ho provato in questi ultimi anni, e in special modo da quando ricopro un ruolo di primo piano nel Partito Democratico, questo mi mancava.
Rabbia, delusione, sgomento, sfiducia, sì. E a tratti rassegnazione.


Poi tornavano la determinazione e la speranza, ora ammetto irragionevole, di riuscire a cambiare questo partito dall’interno.

Quello che provo oggi, però, è un sentimento nuovo che non trova più una giustificazione proporzionata al danno morale che il Pd sta infliggendo ai suoi elettori, ai militanti, agli iscritti. A me.
Dalle primarie ritoccate per la scelta dei parlamentari, alla drammatica vicenda dell’elezione del Capo dello Stato come anticamera al calice ben più amaro del Governo “di scopo” con il PDL di Berlusconi; ai 101 parlamentari del Partito Democratico che, uccidendo politicamente Prodi, hanno gettato una prima pietra tombale sulla speranza di una qualsiasi decente prospettiva che si fondi sulla fiducia, la tensione ideale e i bisogni veri di un popolo tenuto e guardato a distanza. Un patrimonio di migliaia di militanti e iscritti che ne costituiscono la vera ossatura e che stiamo disperdendo con un’apparente, ostinata premeditazione.
L’amarezza e il sentimento di sfiducia che abbiamo lasciato loro dopo questi mesi assurdi ci stanno inchiodando a un destino fatale, per il Pd e tutto il centrosinistra.


Sì, perché se gli eventi gravissimi che si sono succeduti dal giorno dopo le elezioni meritavano un forte e aperto dissenso verso il partito e questo governo, quelli di oggi ci consegnano il ritratto di una classe politica alla bancarotta morale e civile.



Il mancato ridimensionamento dell’acquisto degli F35, promesso da Bersani e dal Pd, è il penultimo atto di arrogante noncuranza di fronte alle vere emergenze delle aziende che falliscono, di chi ha perso il lavoro, degli esodati, della scuola e dell’università che affondano sotto la scure dei tagli di bilancio.

I nostri parlamentari sardi non si sono distinti per dissenso. Come sul resto. L’ultimo, è stato recapitare nelle mani di un dittatore al potere la moglie e la figlia di 6 anni del suo principale oppositore derubricandolo a imbarazzante incidente internazionale da risolversi con il prepensionamento di un opaco funzionario.
Non è solo Alfano a doversene andare a casa, sia chiaro, ma tutto questo improbabile Governo e una bella quantità di Parlamentari che, equamente distribuiti tra la Camera e il Senato, sono stati nominati esclusivamente per garantire la sopravvivenza di un dannoso, pervasivo sistema di potere. Si cancelli il Porcellum, anche con decreto. Sono certa che Sel e M5S non farebbero mancare il loro appoggio. In mancanza di una nuova legge elettorale si torni almeno al Mattarellum. E poi, scioglimento delle Camere. Perché, come diceva Berlinguer: “Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.”


Purtroppo, la nostra credibilità è andata perduta e non dobbiamo nasconderci che una larga parte dei nostri militanti, iscritti, simpatizzanti percepisce il Governo attuale come il frutto di un accordo tra oligarchie.

Un Governo che a Berlusconi serve, non più solo ad allontanare i suoi processi, ma a evitare le conseguenze di condanne che a un comune cittadino costerebbero ben altro castigo. Lui, invece, può degnamente rappresentare il Senato della Repubblica con una condanna a 7 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Su questo, Letta e Epifani si sono limitati a dire che rispettano la sentenza della magistratura quando invece avremmo dovuto votarne l’ineleggibilità.
Da qualunque lato la vogliamo guardare, per quante giustificazioni vogliamo trovare, penso che il governo con questo centrodestra sia un danno collaterale inaccettabile e che un gruppo dirigente che ha condotto (per imperizia o per oscuro calcolo) il nostro partito a uno stato di così grave necessità difficilmente possa recuperare la fiducia di chi oggi pensa che il suo voto non serva a cambiare niente.


Berlinguer diceva: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. ” Era il 1981 e oggi subiamo drammaticamente gli effetti di questa mostruosa degenerazione.



Si può cambiare? È dura. Ma sì, si può. Si deve, se vogliamo dare una speranza, non tanto e non solo al Pd o al centrosinistra, quanto al nostro Paese e, per quanto ci riguarda più da vicino, la Sardegna. Con qualche rara eccezione, in questi sessant’anni e più di sciupata Autonomia, la classe politica che si è alternata al governo della nostra regione ha amministrato l’enorme capitale di persone, culture e territorio in modo miope o, spesso, dissennato. Una politica industriale pesante e a corto respiro, la svendita di larghe fette di paradiso ambientale destinate a servitù militari che costituiscono il 70% dell’intero presidio su suolo nazionale, hanno compromesso per sempre ecosistemi unici al mondo, senza neanche il lascito di un po’ di ricchezza condivisa con le multinazionali del petrolio o delle armi. Dobbiamo essere onesti, se la politica ha fatto qualche passo sul fronte dei poligoni militari, è stato sulla spinta di un tenace comitato e di pezzi della società civile che, insieme alle inchieste di un giornalista cagliaritano, hanno convinto un risoluto magistrato ad aprire un processo che ha potuto individuare una parte di responsabilità, politica e militare, per i pesanti danni dell’inquinamento.

Il tema del ricambio della classe politica è cruciale e non più rinviabile. Ma non servono un semplice rinnovamento generazionale, o un congresso guidato dai soliti, intramontabili capicorrente. Serve una svolta culturale, un affrancamento dal potere del capo locale. È necessario sottrarsi al suo ricatto, e riconoscere che in nome dei vantaggi che ne possiamo ricevere (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti), accettiamo iniqui favoritismi e arbitrarie discriminazioni.

Quindi, o si cambia profondamente, o si muore. Il presupposto per competere con un centrodestra regionale in ripresa è riconquistare l’attenzione e la fiducia di quelle persone che non ci votano più, rifugiandosi chi nell’astensione, chi nel voto di protesta. Le primarie possono essere, se le lasciamo aperte alla partecipazione di tutti, una straordinaria occasione di rilancio, non solo per chi ne avrà in capo la leadership ma per tutto il centrosinistra.
A patto che si abbiano lungimiranza e coraggio nel proporre ai sardi persone e programmi credibili, che segnino una forte discontinuità con quella parte di classe dirigente che ancora oggi occupa, a vari livelli, le istituzioni, i consigli di amministrazione, gli enti regionali, le organizzazioni sindacali e, nonostante gli scandali e l’inopportunità di evidenti contiguità con i partiti, le fondazioni bancarie.
Invece, tutto scorre, come se niente fosse. La scuola e l’università dovrebbero essere le priorità di un qualunque soggetto politico che, nel segno dell’innovazione, si voglia candidare a costruire la Sardegna dei prossimi 30 anni. Diversamente, non ci sarà classe dirigente, formata e consapevole delle enormi sfide che ci attendono.


A questi temi decisivi, aggiungerei la difesa dell’ambiente e del territorio, con un progetto di sviluppo alternativo all’industria chimica e pesante che ha invece caratterizzato le politiche degli anni della Rinascita fino alla attuale devastante crisi; un progetto capace di riconvertire, dove si può, impianti obsoleti e abbandonati da società rapaci e ormai delocalizzate in paesi dove la manodopera a basso costo consente ampi margini di guadagno con il minimo investimento.



Serve un’idea di valorizzazione delle nostre risorse naturali che non siano la ricerca del metano a migliaia di metri di profondità del sottosuolo o la cessione di ampi territori alle multinazionali dell’eolico e del fotovoltaico, per di più senza che ci sia una significativa ricaduta sulla nostra economia. Piuttosto, serve credere e investire sul nostro potenziale nel settore dell’agricoltura; sulle nostre specialità, sulla cultura e sul turismo, nelle coste come nelle nostre splendide zone interne. Stiamo invece assistendo, senza che ci sia stata una vera opposizione, alla svendita e alla mostruosa cementificazione che, in tutta la Sardegna e in modo particolare in Costa Smeralda, Cappellacci e il centrodestra stanno consentendo con i vari piani casa.


Purtroppo, la resistenza al cambiamento è connaturata all’essere umano. Nonostante milioni di anni di evoluzione ci dicano il contrario, continuiamo a pensare che la sopravvivenza nostra o del nostro gruppo, sia più importante del miglioramento di tutta la specie. A questa convinzione sacrifichiamo qualunque cosa, anche di fronte all’evidenza che non è più il bene comune ciò che stiamo perseguendo. In fondo, è stato questo il male che ha colpito i partiti e, alla fine, la nostra società.


Le vicende che nelle ultime settimane hanno occupato le pagine dei giornali, il Parlamento e l’aula del Consiglio regionale parlano anche e soprattutto di questo. Da noi, anche il passaggio vergognoso sulla legge elettorale approvata di recente con l’esclusione della doppia preferenza di genere ci restituisce il ritratto di una classe politica, per lo più maschilista e retrograda, arroccata su una montagna di insopportabili privilegi.



Si capisce che un’assemblea regionale che su 80 consiglieri conta sole 7 donne e che ha dovuto ridurre sensibilmente il numero dei seggi nel parlamento sardo, non tema di cancellare la rappresentanza di genere femminile; l’eliminazione del listino delPresidente renderà questa eventualità drammaticamente concreta. Il rischio che venisse affossato l’emendamento esisteva, in tanti l’abbiamo denunciato e si è concretizzato. E quel voto segreto, anche su una questione come questa, è stato offensivo e vile.


Il Gruppo del Partito Democratico ha poi presentato una nuova proposta di legge con un solo articolo, proprio sulla doppia preferenza. Era una nuova occasione, la nostra battaglia di civiltà. Dicevano si sarebbe discussa nel giro di qualche giorno. Che fine ha fatto? Come in altre occasioni, dalla Sardegna alla Penisola, assistiamo pressoché inermi a delle vuote enunciazioni. Sembra tutto finito nel nulla, soverchiato da altri problemi, affrontati solo per titoli e per distogliere l’attenzione dalle insufficienze di un Consiglio regionale ormai concentrato quasi esclusivamente sulle prossime elezioni. Come Presidente del Pd sardo, vivo la contraddizione tra il sentimento calpestato del militante e la responsabilità del dirigente di partito.


E l’equivoco, alimentato da chi pretende il silenzio di fronte a colpevoli mancanze, che io debba rappresentare chi governa e rovina il Pd piuttosto che i suoi elettori e la base. Lascio questo Pd perché, pur con il rispetto verso le tante persone che ho cercato di rappresentare con dignità e onestà e verso le quali resta immutata la vicinanza, la stima e la disponibilità a un lavoro comune, non mi riconosco affatto in chi lo governa realmente a livello nazionale e regionale. Ma le energie che ho profuso in tutti questi anni nella speranza di poter incidere positivamente sul cambiamento, pur con i miei errori che certamente non sono mancati, non si esauriranno con la rinuncia al mio ruolo di rappresentanza. Proseguirò, con rinnovata passione e determinazione, l’impegno politico.

Solo, proverò a seguire una strada più coerente con il mio sentire. Perché torniamo a dire, come Berlinguer: «Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati insieme…»

Valentina Sanna  

Circolare Ministero Ambiente discariche illegali - 14 agosto 2013

Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro

Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, con Circolare del 6.8.2013, indirizzata a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano (Termine di efficacia della circolare del Ministro dell’Ambiente, U.prot.GAB-2009-0014963 del 30/06/2009), invita gli enti locali ad osservare con urgenza le nuove disposizioni e ad adottare ogni iniziativa in materia di gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie.
Il Ministro, in attuazione delle indicazioni della Commissione europea, ha dichiarato scaduto il termine di efficacia della precedente circolare, emanata “pro tempore” dal Ministero dell’Ambiente il 30 giugno 2009, ed ha chiarito quali sono le attività di trattamento alle quali devono essere sottoposti i rifiuti urbani per poter essere ammessi e smaltiti in discarica.
La circolare del 2009 definiva “trattamento” ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica anche la tritovagliatura e stabiliva che a predeterminate condizioni la “raccolta differenziata spinta” poteva far venir meno l’obbligo di tale trattamento, precisando come queste indicazioni avrebbero avuto natura “transitoria”, senza stabilire però in modo espresso un chiaro termine finale.
Lo scorso 13 giugno la Commissione europea ha rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti dalla raccolta differenziata, stabilendo come la tritovagliatura non soddisfi di per sé l’obbligo di trattamento dei rifiuti previsto dalle normative europee.
La Commissione europea ha inoltre evidenziato che, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica, deve essere data dimostrazione che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute.
Per evitare di esporre l’Italia a nuove procedure europee di infrazione il Ministro Orlando ha quindi chiarito<>, per quanto triturato o tritovagliato.
«Un trattamento che consista nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati da destinare a discarica, e che non includa un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche forma di stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti stessi - si legge nella Circolare - non è tale da evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi sulla salute umana».
Entro il 2015 - si legge ancora nella Circolare del Ministro - deve essere inoltre garantita almeno la raccolta differenziata per la carta, metalli, plastica e vetro e, ove possibile, per il legno, al fine di conseguire gli obiettivi comunitari entro il 2020.
Come dimostra la Circolare ministeriale la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è da ritenersi illegale, come peraltro hanno sempre sostenuto le associazioni, ma di questo se ne occuperà la Magistratura.
In diverse occasioni, abbiamo segnalato agli organi preposti al controllo della salute e dell’ambiente la propagazione di odori nauseabondi provenienti dal sito di sversamento e fatto intervenire la Pubblica Sicurezza, la Polizia Municipale, la USL Igiene Pubblica. I cattivi odori, come è noto, sono il risultato della fermentazione di materiale organico proveniente dal conferimento di tal quale, quando l’umido non viene separato dal rifiuto attraverso la raccolta differenziata. E’ altresì noto - e allo stesso tempo inspiegabile - come il Comune di Colleferro sia ancora ai primordi nell’attivazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti; é oltremodo necessaria la verifica comportamentale degli altri Comuni che conferiscono a Colle Fagiolara.
Lazio Ambiente SpA, la società regionale subentrata al fallimentare Consorzio Gaia SpA nella gestione degli impianti di incenerimento e della discarica, dovrà assolutamente occuparsi nell’immediato di questa nuova situazione di illegalità determinata dalla Circolare ministeriale, posto che se la chiusura di Malagrotta è dovuta a ragioni di illegittimità, non si comprende il motivo per cui non debba chiudere anche la discarica di Colleferro.
Inoltre, se la Regione Lazio pensasse improvvisamente di autorizzare l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), in iter dal 20 agosto 2010, ricordiamo che il progetto depositato tre anni fa ha una impostazione ormai superata e non rispondente minimamente alla visione della gerarchia dei rifiuti contemplata dalle Direttive Europee. Risulterebbe, inoltre, alquanto strano che la Regione decida ora di sbloccare quel progetto, cioè immediatamente dopo l’acquisizione dell’ex Consorzio Gaia SpA da parte di Lazio Ambiente SpA, il che potrebbe far pensare ad un conflitto di interessi.
Le nostre posizioni si concentrano sulla chiusura definitiva degli impianti fuorilegge come quello di Colle Fagiolara, che, in caso contrario, esporrebbe il nostro Paese a pesanti sanzioni economiche e giudiziarie; sul riconoscimento dello stato di illegalità del sito, ai sensi della suddetta Circolare; sulla bocciatura dell’attuale progetto per l’impianto di TMB da parte della Regione Lazio; sulla praticabilità di una soluzione alternativa al conferimento, che punti sull’attivazione immediata di un sistema di raccolta differenziata “porta a porta spinta”; sulla previsione di un Piano di educazione ambientale uniforme per tutti i Comuni conferitori, al fine di ottimizzare i risultati della raccolta differenziata e una riduzione a monte della produzione di rifiuti.
Siamo giunti a questo punto nei territori ed in sede europea, come era prevedibile, perché la politica è stata sorda e non ha voluto minimamente ascoltare la voce della società civile, che ha sempre reclamato la necessità di soluzioni che permettessero di percorrere strade diverse e virtuose, rispettose della salute e dell’ambiente.
Nel ribadire le nostre finora inascoltate richieste, riteniamo che la Circolare ministeriale rappresenti un punto di passaggio qualificante in materia di discariche illegali e, anche se tardivo, sia un’opportunità da non perdere per un’inversione di rotta.
In caso contrario proseguiremo nella nostra lotta.

CLICCA QUI per scaricare la circolare