Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 6 aprile 2015

La rivoluzione nelle pagine del Guerin Sportivo

Pasquale Coccia da “Alias” del 4 aprile

Durante il Biennio Rosso, due redattori “bolscevichi” approfittando dell’assenza del direttore, decisero di farla finita almeno per un giorno con l’asservimento ala capitale.

L’anno era quello del Biennio Rosso, le fabbriche erano state occupate dagli operai, il partito socialista aveva un gruppo di oltre 150 parlamentari, una struttura organizzativa ben radicata su tutto il territorio nazionale , anche se a sinistra si preparava la scissione di Livorno, che avrebbe portato alla fondazione del Pci di Gramsci. Si stampavano e venivano  diffusi oltre duecento settimanali che facevano riferimento a realtà operaie  e della sinistra. A settembre del 1920 a Milano operai armati occupano le fabbriche. Sul fronte sportivo  l’estate del 1920 fu quella della proliferazione dei tornei di calcio regionali, che portarono a un vero e proprio campionato nazionale con oltre duecento squadre partecipanti sotto l’egida dell’Ulic, la Libera unione del calcio italiana, sorta in contrapposizione alla Figc. Le squadre che vi partecipavano avevano  i nomi più disparati, Avanti, Sparviero, Guerin Gravoche. La stampa sportiva “borghese” ben inserita negli ingranaggi del potere si adoperava per arginare quel fronte che si riconosceva nello sport libero e anarchico, con quelle squadre sorte un po’ ovunque durante le occupazioni delle fabbriche. La Gazzetta dello Sport e Il Giornale dello Sport  costituiranno dei veri comitati elettorali, pescando tra i lettori per fare eleggere deputati esponenti del Blocco Nazionale, gli industriali Borletti, Bernocchi, Maino e il radicale Gasparotto, nominato ministro della Guerra. La stampa sportiva di allora era al servizio degli industriali del nord a volte i padroni-editori erano proprio gli industriali. A fiancheggiare questa politica c’era anche il Guerin Sportivo fondato da Giulio Corrado Corradini il 4 gennaio 1912, e quel bla bla sportivo che aveva l’intento di addormentare le coscienze non piaceva affatto a due redattori del settimanale. Certo stavano al gioco perché avevano bisogno di lavorare ma quello che scrivevano per lavoro non coincideva con quello che pensavano realmente dello sport.  L’occasione ghiotta si presentò proprio in occasione del numero  che uscì il 14 ottobre del 1920, un mese adatto a ricordare la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin appena tre anni prima. Approfittando dell’assenza del direttore Corradini, i due redattori  cambiarono tutti gli articoli e fecero uscire un numero bolscevico del Guerin Sportivo. L’editoriale intitolato “Piazza Pulita” era preceduto da una vignetta che raffigurava un Guerin con falce e martello che esce cantando bandiera rossa e in un angolo il direttore  con un coltello da macellaio conficcato nella pancia. L’editoriale dei due redattori bolscevichi annuncia “lo sfratto del direttore rappresentante odiato di quella turba di cataristi che è la piovra che succhia da anni la nostra intelligenza onesta di proletari”  e ripercorreva grosso modo la linea assai in voga in quegli anni a sinistra, abbasso lo sport  che anestetizza le menti e viva la cultura che redime gli animi. Certo nell’editoriale non mancano i riferimenti alla necessità che gli sportivi proletari siano più dediti ai principi  sportivi del mens sana in corpore sano e che abbandonino quello sport che  si rifà “alla meccanicità fine a se stessa”. L’intera pagina presenta riquadri all’insegna del sarcasmo, un esempio sono i “pneumatici Pirelli guariscono l’ernia” che sovrasta un articolo dal titolo “Abbasso la velocità”. Di fianco alla data un annuncio a chiare lettere dice che “non si accettano abbonamenti e inserzioni di Pescicani”, il nome del direttore Corradini è sostituito da un più bolscevico “Commissione interna” , l’indirizzo della redazione resta quello di Torino in corso Galileo Ferraris, ma tra parentesi è riportato “Camera del Lavoro”, quanto al numero di telefono non poteva che comparire la scritta “occupato”. Riferendo dell’immancabile incontro di calcio e dell’arbitraggio di tale Giuseppe Spalla il titolo di una breve è “L’aveva preso per un coglione” intervallato da una scritta pubblicitaria che recita: “Avete debiti? Alzate i tacchi Dorando” , segue la vignetta di un uomo pronto a prenderlo nel sedere. L’articolo di spalla intitolato “Si protesta” è affiancato da uno più piccolo denominato “Tagliatelle” al cui centro una scritta pubblicitaria recita “Abbonatevi agli scontri ferroviari” Pneumatici prodotti  a Torino dalla ditta Bergougnan e Tedeschi, abituali inserzionisti del Guerin Sportivo  vengono pubblicizzati in questo modo: “Volete la salute? Bevete una Bergougnan e Tedeschi” . Non potevano sfuggire all’ironia dei due avventurosi redattori il mondo delle banche dove i padroni tenevano i loro soldi al sicuro, infatti un’inserzione recita.” Se siete stanchi sedere sulla Banca Commerciale”. Il vento del Biennio Rosso e dell’occupazione delle fabbriche a Torino  e a Milano aveva inebriato anche i due redattori che riuscirono  far avere ai lettori un numero del “Guerin Sprotivo” rivoluzionario e ironico. Il direttore Corradini dopo i due giorni di assenza tornò precipitosamente in redazione e licenziò immediatamente i due buontemponi, che da tempo ormai non ne potevano più della retorica del linguaggio sportivo che caratterizzava le pagine del settimanale e avevano  deciso di lasciare il settimanale sportivo, non prima di aver pianificato la burla. Sul numero successivo del 20 ottobre 1920, Corrado Corradini scrisse che i due redattori erano in preda all’alcol ma la tesi non reggeva, ormai la Rivoluzione d’Ottobre al Guerin Sportivo s’era compiuta.




25 Aprile. A Roma la lobby sionista batte in ritirata

Forum Palestina


Nella Capitale i preparativi per le manifestazioni per il settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo segnano una svolta. “Dato che sarà Shabbat non saremo presenti, ma non ci saremo anche perchè i palestinesi, che chiedono di essere al corteo, durante la guerra erano alleati dei nazisti”, ha fatto sapere il capo dell'anima oltranzista della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. E la racconta così: “lo scorso anno è stato l'epilogo di una sommatoria di incidenti, insulti e tensioni che ogni anno si ripetono. Il 25 aprile dovrebbe essere una giornata di festa, invece lo scorso anno mi hanno dato del fascista. Le organizzazioni pro Palestina - aggiunge - pretendono che non ci sia quel giorno il simbolo della brigata ebraica che liberò l'Italia dal nazifascismo insieme alle truppe alleate e ai partigiani. E sulla rete si stanno organizzando scrivendo che se ci saremo ci picchieranno. Tutto questo è assurdo”.
Ovviamente questa è la tesi falsata e autoconsolatoria con cui la parte più estremista della comunità ebraica, racconta quanto accaduto lo scorso anno e la discussione di quest'anno a chi è disposto a crederci senza fare troppe domande né approfondire la verità.
Lo scorso anno, come noto, la manifestazione per il 25 aprile venne funestata dall'aggressione a freddo del servizio d'ordine della Led (Lega Difesa Ebraica) contro un gruppo di manifestanti che, come è consuetudine, sventolavano le bandiere palestinesi nel corteo che celebra la Resistenza al nazifascismo. Azioni simili erano avvenute anche negli anni precedenti ma in modo più circoscritto – anche se per questo non meno grave.
Per la manifestazione di quest'anno, particolarmente significativa perchè ricorrono i settanta anni dalla Liberazione, nelle reti solidali con la Palestina, con i kurdi, con gli antifascisti del Donbass e nelle forze politiche della sinistra di classe romane, si sono tenute assemblee e riunioni nei quali è stato deciso di stare nella manifestazione con uno spezzone dedicato alla resistenze, inclusa ovviamente quella palestinese che si oppone all'occupazione israeliana. Non solo, ma fra tutte le forze, unitariamente, era emersa la decisione che non sarebbero state accettate aggressioni come quella dell'anno scorso che colse i compagni dispersi e impreparati.
Due cose vanno chiarite subito: la prima è che in discussione non è la presenza della Brigata Ebraica ma la presenza invasiva di decine di bandiere dello Stato di Israele che nulla hanno a che vedere con la storia e il contenuto della manifestazione del 25 aprile; la seconda è che su quanto avvenuto lo scorso anno, la dinamica dei fatti è stata evidente agli occhi, alle fotografie e alle telecamere di tutti i presenti e il solito gioco di far passare gli aggressori per vittime non è riuscito.
Il 25 aprile quindi in piazza ci saranno, come doveroso e giusto, le resistenze e non ci saranno i rappresentanti di stati che occupano e opprimono altri popoli. Un segnale importante che va tutelato e rivendicato con forza.

Marzi nel Pd per un impegno serio contro l'inquinamento

Antonio Nalli

Domenico Marzi, già Sindaco di Frosinone, nonché legale di fiducia dell'azienda Viscolube Srl, autorizzata con un nulla osta del Comune di Ceccano, durante l'amministrazione guidata da Antonio Ciotoli, rilasciato nel corso della conferenza dei servizi tenutasi in Roma il 27 Gennaio 2012, a lavorare sostanze con le seguenti caratteristiche di pericolosità:

H7 «Cancerogeno»: sostanze o preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne l’incidenza.

H8 «Corrosivo»: sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva.

H9 «Infettivo»: sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi.

H10 «Teratogeno»: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne l’incidenza.

H11 «Mutageno»: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne l’incidenza.

H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle, altre caratteristiche sopra elencate.

H14 «Ecotossico»: sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali.

H15 Rifiuti che sono suscettibili, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche modo, ad esempio per lisciviazione, ad un’altra sostanza che presenti una delle caratteristiche di pericolo da H1 ad H14.



Alle prossime elezioni, mi raccomando, votate PD! Votate la tutela degli interessi privati a dispetto della salute e della trasparenza nei confronti dei cittadini di Ceccano!
Votate chi reprime la libertà di informazione facendo ricorso all'uso della Magistratura, che a Ceccano sembra indagare molto sulle presunte diffamazioni a mezzo stampa e stranamente non sui proventi della cementificazione del territorio degli ultimi anni e su numerosissimi altri illeciti!
Votate l'architetto Luigi Compagnoni, che sulla vicenda dell'autorizzazione concessa a questa azienda, naturalmente, non intende e non intenderà entrarne nel merito!

6/4/2015 Un anno in tenda

Comitato di lotta Frosinone


Coincide con la Pasqua l’anno dei lavoratori ex Multiservizi che il 7 aprile 2014 trasformarono il loro presidio quotidiano in una h24 con tanto di tenda. E’ stato l’ennesimo tentativo di non passare inosservati, di mettere pressione, di resistere ad una scelta scellerata dell’amministrazione di escluderli dal loro percorso lavorativo iniziato 17 anni prima.
La tenda è stata piantata, dopo mesi di inutile attesa in p.zza VI dicembre, ad attendere, forse, che qualcuno dalle finestre dell’ente richiamasse i lavoratori, che, a seguito dell’occupazione del tetto del comune nell’anno precedente, aprirono un tavolo su cui discutere una soluzione alternativa alle cooperative, spacciate come una scelta obbligata.
I lavoratori, da due anni fuori dal loro posto di lavoro, non hanno mai abbandonato la speranza della riappropriazione dello stesso e, invece di arrendersi, davanti alla estrema indifferenza della politica, hanno assunto nei mesi che trascorrevano una convinzione sempre maggiore, valutando come una “fregatura generale”, e non solo nei loro confronti, la debordante azione politica e amministrativa della Giunta.
La necessità di una protesta pubblica e visibile i lavoratori l’hanno sempre tentata perché profonda è stata la ferita inferta con la chiusura della Multiservizi e del regalo alle coop, considerando che con la lotta era nata la stabilizzazione del precariato e che gli enti per 15 dei 17 anni non avevano mai messo mano a portafogli. Hanno assistito allo smembramento della loro società, alle vendette reciproche, fino alla maturazione di debiti arrivati fino a €.9,3 milioni, derivanti da una colpevole incapacità politica/dirigenziale di tenere vivo un soggetto pubblico, in house, che agiva per gli enti.
La scelta della svendita dei servizi con l’immediata esclusione di centinaia di lavoratori è stato un atto violento, che il potere ha inflitto e mascherato come atti dovuti e necessari. Una scelta che ha destabilizzato vite di lavoro, e famiglie annesse, che per anni erano state a disposizione degli enti senza se senza ma, riconvertite con le politiche attive del lavoro (progetti LSU) dopo anni di fabbrica a svolgere lavori tra i più umili, nel periodo della ubriacatura industriale.
Lavoratrici e lavoratori che per il 40% (circa 100 lavoratori) oramai stavano raggiungendo la necessaria anzianità di lavoro a cui però mancava quel requisito dell’età, poiché ci si era messi giovani, giovanissimi, a disposizione della forzata industrializzazione. Vecchiaia oggi diventata una chimera nella ristrutturazione dei conteggi pensionistici.
Lavoratrici e lavoratori, con l’intento di concludere con gli anni lavorativi rimanenti quel lungo percorso occupazionale, avevano accettato, nello svolgere lavori per il benessere pubblico, un salario appena sufficiente, con altri tagli negli anni, fino a quando, però, la dignità e la difesa dei diritti hanno preso il sopravvento davanti ad un ulteriore, improponibile, sacrificio di dimezzarlo.
La dignità è sotto la tenda, echeggia spesso nelle affollate assemblee dei lavoratori, quella dignità ultimo baluardo di insensate politiche di deprivazione e impoverimento delle masse. Quella dignità che per i lavoratori riassume l’identità ad un territorio, al loro lavoro, al loro futuro, alle loro famiglie, di cui la politica e le amministrazioni non ne fiutano nemmeno l’esistenza, confondendola con una teatrale, spesso burattinaia, vuota presenza politica, che rimanda nel migliore dei casi sempre a domani quelle scelte a favore dei concittadini, del territorio, della comunità con le quali invece avrebbe senso confrontarsi oggi.
…. Nel migliore dei casi. Nella normalità purtroppo, favorire gli interessi di parte è l’azione primaria di questa classe politica. Tanti copioni, dalla platea della tenda, si sono susseguiti in questo anno a dimostrazione di ciò: le mazzette della Sangalli, gli appalti alle coop, Mafia-capitale, le privatizzazioni in genere tra cui l’acqua e la sanità, i tagli ai servizi, le tasse…
E’ proprio in questo buco nero che i lavoratori sono caduti e non riescono a venire fuori. Nonostante l’azione sindacale quadra una proposta attraverso convenienze organizzative ed economiche, ecco che i politici si trasformano in burattini, impossibilitati ad agire da sovraordinati, imponderabili, diktat che impedirebbero qualsiasi autonoma scelta che dia significato al territorio e appunto alla comunità.
Si potrebbe fare l’elenco delle azioni negate o abortite per mancanza di continuità politica e coraggio, oltre alla mancanza di chiarezza negli intenti e nella individuazione dei valori, da parte dei politici locali a cominciare dai consiglieri regionali, privi di qualsiasi spessore nelle vicende a tutti note come l’acqua, la sanità o l’ambiente; incapaci di rispondere sul terreno occupazionale, o disoccupazionale come meglio sarebbe dire, se non con incomprensibili spot di politiche inesistenti e melliflue promesse, appiattendosi su scelte regionali impegnate nei “tagli lineari” con a cuore la difesa di interessi consolidati di una imprenditorialità tutta schierata per lo sfruttamento delle risorse e poco inclini alle vicende dei cittadini.
Come inspiegabile appare il disimpegno dei parlamentari di maggioranza nelle vicende specifiche e generali di sviluppo della provincia, i quali, pure coinvolti nell’affrontare i casi locali, non si adoperano nell’andare al di là delle questioni immediate e di sicuro effetto mediatico, senza dare sponda alle difficoltà degli attori singoli e istituzionali territoriali.
Come non svolge una necessaria attività di controllo e di indirizzo la Prefettura, arroccata con le sue pur poderose armi, che preferisce non vedere, non agire.
Ma il “merito” per essere riusciti ad ostacolare maggiormente le azione rivendicative dei lavoratori, a condurli sui terreni della difficoltà economica e sociale, a trattarli come criminali, va alla classe politica frusinate, quella che si manifesta nel consiglio comunale e quella che decide per tutti, costi quel che costi. Un consiglio comunale con una maggioranza granitica e silenziosa che solo dopo quasi tre anni comincia ad aprire gli occhi sul ruolo subalterno avuto nelle scelte di Erode e dei suoi epigoni. Finirà la consigliatura, e tanti di questi rappresentanti non avranno espresso compiutamente un loro pensiero; non avranno svolto una sola azione per impedire i disastri più grandi rendendosi anzi difensori di interessi particolari contro i cittadini, interessi di cui parte… “si interessa” la magistratura.
Come di difficile comprensione rimane l’azione della minoranza, priva di un programma strategico che contrasti l’idea di città della Giunta, sempre in ordine sparso e spesso astenuta sugli assets strategici della politica della maggioranza, con la colpevole e non chiarita posizione sulle alleanze provinciali… Una parte della minoranza e una parte della maggioranza oggi, sicuramente, più decise nel difendere l’occupazione e gli attendati, ma che appaiono come una armata Brancaleone davanti all’artiglieria pesante.
Un pensiero speciale però i lavoratori lo riservano alla Giunta di questo disgraziato Comune, decisa e ingannevole nelle scelte di cancellare la storia di una società e dei suoi lavoratori e per aver perpetrato nel tempo tutte le azioni possibili e impossibili pur di non ridare una chance per ricostruire il futuro a centinaia di famiglie.
Altre cose sicuramente sono accadute che meriterebbero di essere raccontate, non solo inerenti questa vicenda, poiché la protesta ha amplificato le scelte politiche e amministrative dell’ente che purtroppo passano tra il silenzio generale. Molti dei lavoratori della tenda che hanno pur acquisito una maggiore coscienza civile avendo avuto modo di stare a stretto contatto con la pratica della politica che amministra, non hanno più fiato e forza per urlare alla città la tragedia che si è deciso di far consumare ai cittadini, alle masse.
Alcuni oramai preparano valigie per andar via da soli o addirittura con tutta la famiglia alla ricerca a 50/55 anni di luoghi di accoglienza dove poter lavorare ancora. Altri vedono consumarsi i loro scarsi risparmi nel vano tentativo di riciclarsi nell’affollato mercato del lavoro; altri si inventano artigiani in un territorio dove i prodotti locali però sono respinti, non desiderati…
Ma tutti, nella valigia o nella nuova ricerca dell’occupazione, nella famiglia o nella strada, hanno compiutezza di aver difeso, di stare a difendere, il diritto al lavoro e anche la dignità di essere umani che rifiutano la camicia di forza dello sfruttamento, esprimendo quel senso di libertà e affermazione dei diritti che sono valori sacrosanti e condivisi, affermati dopo decenni di lotte.
In questa città che ha sempre avuto l’aspetto di un bel sasso levigato vicino a dell’acqua stagnante di luoghi comuni e di scelte scontate da parte del potere, c’è oggi questa piccola tela di tenda che rimane comunque come un fastidioso bruscolo nell’occhio di quelli che hanno sempre pensato di avere ragione su tutto e su tutti, in primis la classe politica che l’unico sforzo lo ha prodotto nel cambiamento del colore del proprio vestito ma mai nelle pratiche.






sabato 4 aprile 2015

Atto aziendale Asl. Un'occasione perduta

Coordinamento Provinciale Sanità

L’atto aziendale della ASL di Frosinone, bocciato da tutti, ha ricevuto purtroppo la firma del presidente Zingaretti dopo il vergognoso inciucio trasversale che ha visto protagonisti politicanti da quattro soldi.
Il giorno 01.04.2015 Zingaretti ha firmato un decreto in cui è sancita la soppressione dell’Ospedale di Alatri: il San Benedetto non esiste più. Con buona pace dei mentitori, dei falsi, dei giuda e dei venditori di fumo che contrabbandano per grande vittoria quello che è il più grande schiaffo che Alatri abbia subito negli ultimi cinquant’anni. L’edificio di via Chiappitto è ora solo una dependance di Frosinone.
Dopo un anno di gestione dell’attuale Manager l’organizzazione sanitaria della provincia ne esce con le ossa rotte. Frosinone e la sua provincia restano un territorio disastrato riempito di discariche e di inceneritori. Forse ci regaleranno anche il deposito delle scorie nucleari.
Per cambiare questo avvilente quadro economico e sociale, le associazioni ed i cittadini, che si riconoscono nel coordinamento provinciale della sanità, si battono con coraggio, impegno, intelligenza e capacità di proposta e di organizzazione. Grazie a questo movimento che vede interessati migliaia di cittadini di tutto il territorio provinciale, con livelli di partecipazione mai raggiunti in atre manifestazioni pubbliche, il confronto sull’atto aziendale della Asl e sulla sanità di questa provincia è stato ed è serrato e continuo.
Avremmo potuto ottenere, finalmente, un cambiamento di rotta aprendo un confronto con la regione Lazio. Questo obiettivo è stato mancato perché i sindaci hanno votato a novembre 2014 l’atto aziendale di allora, e perché i consiglieri regionali eletti di questa provincia sono stati solo ed esclusivamente occupati a preservare le loro posizioni e prebende personali.
Dopo otto mesi di battaglia, però, anche i partiti ed i primi cittadini hanno fatto proprie le posizioni del coordinamento esprimendosi sia con un documento congiunto delle segreterie provinciali di PD-PSI-IDV, sia nella conferenza dei sindaci del 30 marzo 2015 per la bocciatura dell’atto aziendale e con un documento firmato dove si chiedeva l’allontanamento dell’attuale manager.
Vista la decisa volontà di cambiamento espressa dai sindaci, il presidente della conferenza, vista la mala parata, ha tentato di correre ai ripari presentando un documento che non aveva nulla a che fare con la discussione e con le posizioni espresse dai primi cittadini. L’operazione non gli è riuscita: dopo i forti e unanimi interventi di protesta dei Sindaci, si sono invece approvate due mozioni: una all’unanimita’ con richiesta di valutazione e votazione della nuova edizione dell’atto, che ai sindaci non era stato nemmeno inviato¸ e una a maggioranza per la rimozione della dirigenza aziendale stante il suo negativo operato.
Si è persa assurdamente, a consuntivo di tutta la vicenda consumatasi tra Roma e Frosinone, una grande occasione per migliorare l’assetto della sanità e l’economia della provincia.

venerdì 3 aprile 2015

Un bilancio e una proposta politica

Luciano Granieri



Sanità, lavoro,  ambiente, istruzione, territorio, accesso ai beni comuni. Su questi temi si sta scatenando l’offensiva del capitale finanziario. Diminuite le opportunità di profitto sul mercato delle merci, i servizi alla persona assumono una valenza speculativa dall’inestimabile valore, tale da attirare le lobby finanziarie come mosche al miele. Il fenomeno che negli ultimi anni ha raggiunto dimensioni stratosferiche,  determina la  progressiva negazione  ai cittadini di  una vita dignitosa. 

Non è possibile vivere dignitosamente  senza un lavoro, o con un’occupazione precaria, pagando a caro prezzo l’accesso a servizi essenziali sempre più scadenti. Pressione fiscale elevata, solo per le classi meno abbienti, e devastazione del welfare, in un combinato disposto che vanifica il dettato Costituzionale, rendono la vita molto difficile per molti ed estremamente facile per pochi. Questa realtà,  presente in tutte le entità  globalizzate,  insiste  molto pesantemente anche sul nostro territorio (Frosinone e Provincia). 

Su queste dinamiche si è stravolta anche la prassi politica. Dopo la trasformazione dei partiti di massa in comitati di interesse al soldo del capitale finanziario, a difendere il diritto ad una vita dignitosa sono rimasti i cittadini. I quali, in forma più o meno organizzata, più o meno agguerrita, cercano con  le proprie misere forze di resistere. Questo quadro si ripropone   anche nel nostro territorio.

 C’è  da constatare che negli ultimi anni la partecipazione, anche se sempre troppo limitata ed ampiamente insufficiente, sta aumentando. Le rivendicazioni sul diritto alla salute, ad esempio,  hanno animato il coordinamento provinciale per la sanità.  A causa dell’inasprirsi delle vessazioni di Acea, attorno al comitato provinciale acqua pubblica, è aumentata l’aggregazione di cittadini . Altri movimenti si sono attivati per la difesa di spazi pubblici urbani vivibili e culturalmente preminenti , destinati  ad essere scippati  alla popolazione dalle mire della speculazione fondiario-finanziaria vera proprietaria di Frosinone. 

In termini di difesa del territorio forte è la mobilitazione  contro  il degrado ambientale e sanitario della Valle del Sacco la cui tutela è l’oggetto di molte associazioni e movimenti attivi fuori e dentro la nostra Provincia. Realtà associative che hanno preso consapevolezza sulla necessità di unirsi e strutturarsi in un coordinamento. 

Intorno alle questioni del lavoro il quadro è meno consolidato, nonostante su questo tema si dovrebbe ottenere la maggiore coesione possibile . A margine della estenuante lotta dei lavoratori della ex Multiservizi -da oltre 350 giorni accampati in una tenda davanti al Comune per reclamare il diritto a riavere il proprio posto di lavoro, sacrificato sull’altare di  interessi   eletteral-privatistico-mafiosi -le altre situazioni di criticità sono state annacquate, strumentalizzate, depotenziate dall’azione corporativistica della triplice sindacale locale in combutta con i comitati elettorali amici. 

Tutto questo microcosmo di cittadinanza attiva sta intensificando le sue azioni e pressioni sugli amministratori, ma con quali risultati? Come al solito si può considerare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Sulla sanità, il merito di aver acceso i riflettori sulla poco trasparente vicenda dell’atto aziendale, ed aver informato i cittadini sugli espropri di sanità pubblica che il management, mero esecutore dei voleri di Zingaretti, ha ordito ai danni dei cittadini, è indubbio. Così come è fondamentale aver fatto emergere la meschinità di  molti sindaci e amministratori regionali, che in buona o in malafede hanno subito  la solenne presa in giro da parte della manager e del suo presidente.  Ma alla prova dei fatti il tanto contestato atto aziendale è diventato programma di governo della sanità provinciale con il suo drammatico portato di tagli e dismissioni di presidi pubblici. 

Egualmente in relazione alle vicende di Acea Ato5, preziose sono state le attività che hanno portato all’approvazione della legge d’iniziativa popolare regionale 5/2014   sulla gestione pubblica del servizio idrico, così come eccellente si è rivelato l’impegno per portare alla discussione dei consigli comunali provinciali , delibere (anche di iniziativa popolare), in base alle quali si reclamava la rescissione del contratto per inadempienza con Acea. Anche in questo caso però il bilancio finale non è esaltante. L’approvazione dei decreti attuativi per la legge 5/2014 è ferma,  a causa   dell’impugnazione del dispositivo, da parte del governo e del suo Presidente, servo del capitale finanziario, innanzi alla Corte Costituzionale.  Le  delibere presso i consigli comunali, salvo qualche eccezione, o sono state bocciate, o annacquate, segno certo che nessuno vuole contrastare gli interessi di Acea anche se queste confliggono con il bene comune .

 Le stesse valutazioni possono interessare le battaglie contro la cementificazione e il degrado culturale di Frosinone. Nonostante la grande attività dei comitati, il sindaco Ottaviani, sta andando avanti come un caterpillar nel destinare i fondi stanziati per la riqualificazione culturale e sociale della città all’edificazione di uno stadio che ha la sola finalità di liberare un’area disponibile per l’ennesima speculazione edilizia dei soliti noti. 

Ulteriori analisi andrebbero svolte  sulla   questione della Valle del Sacco, per cui dopo anni di attività dei movimenti ancora non si è riusciti a determinare neanche una perimetrazione credibile  della zona inquinata. 

Cosa manca dunque per andare oltre il conseguimento di vittorie preziose ma parziali? La risposta è nella natura  dei movimenti. Ogni associazione,  giustamente, è concentrata sul tema specifico: Sanità, ambiente, accesso ai beni comuni ecc. La visione di un idea di società, fondata sul rispetto della dignità umana,  che sia  comprensiva della difesa di tutte le  tematiche sopra descritte rimane sullo sfondo, spesso osteggiata perché ritenuta un’inutile concessione all’ideologia. 

Occuparsi di ambiente per un esponente di un comitato sulla sanità potrebbe costituire una perdita di tempo. Ma è inevitabile che sia così. La specificità di un movimento, inestimabile ricchezza in termini di ricerca e acquisizione  specialistica delle informazioni, difficilmente può derogare verso orizzonti più ampi e forse non deve, pena il suo depotenziamento in termini di azione. E’ perfino un errore, cercare all’interno di un’ organizzazione specifica le potenzialità per una contestualizzazione generalizzata delle tematiche. 

Ma d’altra parte  è indubbia le necessità di un’azione politica che raccolga tutte le istanze portate avanti dai movimenti e le esplichi nella rivendicazione di un modello di società che quelle istanze identificano . La mia proposta è quindi di costruire un’aggregazione aperta,   che lotti per quel modello di società. Un'organizzazione  svincolata dai movimenti, ma che operi in stretta collaborazione con essi, raccogliendo le informazioni, i suggerimenti sui singoli temi e li traduca in lotta politica generale. 

Una sorta di corpo centrale, alimentato dalla linfa di corpi associativi formati da cittadini consapevoli e sapienti che   non necessariamente vogliono impegnarsi in contesti diversi da quelli in cui agiscono  . Una concretizzazione di questa proposta potrebbe realizzarsi con la formazione, a Frosinone, di un movimento  politico, con finalità  anche  elettorali, che operi in simbiosi con le associazioni presenti sul territorio (Antiqua,  Frosinone bella e brutta, Quelli del  referendum al Matusa,  i movimenti per l’acqua, il coordinamento per la sanità), che ne raccolga i suggerimenti, le informazioni. 

Visti i risultati importanti, ma parziali ottenuti dai singoli movimenti, un’organizzazione che veda come corpo centrale un’ entità politica alimentata e coadiuvata  dalle  varie associazioni potrebbe risultare vincente. Forse varrebbe la pena iniziare a pensarci.






giovedì 2 aprile 2015

Assemblea degli utenti e dei lavoratori di Acea - 23 aprile 2015

COORDINAMENTO REGIONALE ACQUA PUBBLICA DEL LAZIO

I soci di Acea chiusi a discutere di profitti, i cittadini in piazza per conquistare diritti


Il prossimo 23 aprile si terrà l'assemblea dei soci di Acea S.P.A. In quella sede si parlerà di dividendi, indici di mercato, stipendi dei dirigenti. Tutto in vista dell'espansione di Acea nel Centro-sud Italia: una gigantesca opera di fusione, che altro non è che una "vecchia" privatizzazione con un nome nuovo. 
Ma è ancora possibile contrapporre l'interesse collettivo a quello di pochi "grandi" azionisti, innanzitutto rendendo operativa la legge regionale 5 per la gestione pubblica dell'acqua nel Lazio, e coordinandosi con le altre Regioni interessate dall'operazione di fusione.
Per questo il 23 vogliamo realizzare una grande assemblea pubblica, nella quale possano confrontarsi i cittadini, e che affronti davvero i temi di interesse collettivo legati alla gestione dell'acqua: la qualità del servizio e degli investimenti, la tutela della risorsa idrica e dell'ambiente, la garanzia del diritto all'acqua violato quotidianamente dagli aumenti tariffari e dai distacchi. 
Pensiamo che in questo confronto sia fondamentale la partecipazione di cittadini, lavoratori e amministratori locali non solo del Lazio ma di tutti gli Enti Locali sui quali Acea allunga i suoi tentacoli: uniti è possibile far prevalere l'interesse pubblico, come avvenuto con la vittoria referendaria del 2011.
Loro poche decine di soci rinchiusi in una sede lontana dalla città, noi in piazza, in difesa di milioni di sì per l'acqua pubblica!
Ore 11.00 Piazzale Ostiense