Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 22 marzo 2014

Bonifica e rilancio della Valle del Sacco. Convegno promosso da Legambiente Lazio

Luciano Granieri


 L’unione europea ha stanziato 2 miliardi e 600 milioni per la nostra regione, di questi 567 milioni  saranno destinati alla riqualificazione ambientale del territorio. Quanto di tali finanziamenti   e come le  risorse saranno utilizzate per la bonifica e il rilancio della Valle del Sacco era uno dei temi sui quali Legambiente Lazio ha invitato a ragionare cittadini e movimenti, in un convegno che si è tenuto ieri a Frosinone presso la sala convegni della CIA . 


Oltre ai dirigenti di Legambiente:  Giorgio Zampetti responsabile scientifico, Roberto Scacchi direttore per il Lazio, Marioadolores Furlanetto presidente del Centro di Azione Giuridica e Francesco Raffa coordinatore provinciale, hanno partecipato l’assessore all’ambiente della Regione Lazio Fabio Refrigeri, la consigliera regionale Cristiana Avenali e il presidente della Rete per la tutela  della Valle del Sacco, Alberto Valleriani. 

Come è noto La Valle del Sacco da sito di bonifica di interesse nazionale è stato dequalificato a sito di bonifica di interesse regionale. Il tutto con un blitz operato dal ministero dell’ambiente del governo Monti, guidato allora dal ministro Clini, il quale ha concesso alla Regione destinataria del provvedimento solo 15 giorni per produrre delle osservazioni ed eventualmente opporsi. 

La giunta Polverini, a quel tempo   in altre faccende affaccendata, non si è neanche accorta della patata bollente che il governo centrale gli stava rifilando. La  questione della Valle del Sacco quindi è stata ereditata dalla giunta Zingaretti, la quale, non ritenendo la decisione dell’ex ministro Clini, in linea con le direttive della legge, per cui i  siti inquinati da agenti chimici, così come la Valle del Sacco,  dovevano necessariamente rimanere di interesse nazionale, ha presentato ricorso al Tar insieme a Legambiente e l’intervento ad adiuvandum di Retuvasa. 

Si è, ad oggi in attesa, di un pronunciamento. Giova ricordare che all’udienza  di qualche giorno fa l’avvocatura dello Stato in difesa del Governo non è intervenuta. E’ bene ricordare, altresì,  che  l’ente regionale  non ha gli strumenti normativi per gestire la bonifica dei siti inquinati, per cui la sua azione dovrebbe semplicemente consistere nel trasferire il tutto ai Comuni. Ciò dà l’idea di come il provvedimento emanato dall’ex ministro Clini fosse mirato esclusivamente a risparmiare risorse sulla bonifica di questi siti, non curante delle conseguenze nefaste che tale decisione avrebbe avuto sui cittadini delle aree  interessate. 

Tornando ai fondi   messi a disposizione  dall’Unione europea, c’è da rilevare che probabilmente 30 milioni costituiranno le risorse destinate alla bonifica della Valle del Sacco, somma da aggiungere  ai circa 9 milioni di euro in dotazione dell’ufficio commissariale. Risorse del tutto insufficienti perché le stime che vennero fatte dal ministero dell’ambiente per il risanamento della Valle del Sacco, quando questo era sito di interesse nazionale, ammontavano a 660 milioni di euro almeno. Un altro grave impedimento all’avanzamento dei progetti di bonifica risiede nel fatto che,  a seguito dell’ordinanza di protezione civile n. 0061 del 14 marzo 2013,  è stato incaricato di continuare la bonifica il Dott. Luca Fegatelli ex direttore del Dipartimento Istituzione e Territorio. Ogni   stanziamento di fondi deve presentare l’autorizzazione  di questo dirigente il quale per attualmente  si trova agli arresti domiciliari perché coinvolto nello scandalo della gestione dei rifiuti per Roma e dintorni e dunque impossibilitato ad autorizzare alcunché. Nessun altro dirigente ha sostituito Fegatelli alla guida dell’Ufficio commissariale incaricato, per cui si rischia di non poter  neanche utilizzare i  pochi fondi stanziati. 

Come si  vede un intricato coacervo di procedure, nate per velocizzare i piani di bonifica, sta ottenendo il risultato opposto cioè bloccarle. L’assessore all’ambiente della Regione Fabio Refrigeri, insieme alla consigliera Cristina Avenali, hanno assicurato, il loro impegno nel seguire il ricorso al Tar in modo da ottenere la riqualificazione della Valle del Sacco a sito di bonifica nazionale, e  di coinvolgere i movimenti e i cittadini nell’individuare  i provvedimenti più adatti per la riqualificazione di un sito di primaria importanza per il nostro territorio. 

Dal dibattito le proposte avanzate sono state  quelle che chi segue il nostro sito consce bene. La moratoria sulla costruzione di ogni insediamento che preveda combustione, dagli inceneritori di biomasse agli impianti di trattamento di car fluff, una riconversione dell’area in chiave turistico agricola, e soprattutto il controllo diretto dei cittadini su ogni tipo di intervento. 

Come sottolinea Valleriani nella nostra intervista, spesso sono le associazioni a possedere i dati sul territorio, ad avere un quadro preciso sullo stato dell’inquinamento, elementi che il ministero, e le regioni non possiedono. Un controllo diretto dei cittadini è auspicabile anche per scongiurare l’utilizzo di procedure poco trasparenti e illegali a carico, sia di chi deve occuparsi delle azioni sul  territorio,  sia degli organi preposti al controllo. 
L’istituzione da parte delle Asl di un registro dei tumori per mettere in relazione  i danni alla salute con le zone d'’inquinamento della Valle del Sacco ,  è stata un’altra proposta fortemente sostenuta dalle associazioni, da Legambiente in particolare.  

In verità  dall’incontro di ieri non sono emerse delle grandi novità rispetto a quanto già noto , a parte l’erogazione dei fondi europei che, come abbiamo visto, sono insufficienti. La situazione della Valle del Sacco è, e rimane critica, si discute di bonifica, ma ancora esistono fonti di inquinamento nel fiume Sacco da identificare, ancora non si sono individuati i colpevoli del disastro ambientale, per cui diventa impossibile richiedere i risarcimenti.

 Ancora non si ha ben chiaro in mente  come sia  necessario rivoluzionare il modo di rapportarsi, con la devastazione di questi territori. Riqualificazione e riconversione, queste sono le parole d’ordine. L’intervento del Presidente della Camera di Commercio  di Frosinone  Pigliacelli - il quale di fatto ne ha approfittato per battere cassa nei confronti della Regione allo scopo di  finanziare un progetto di smart city che dovrebbe aiutare lo sviluppo del territorio, la difesa della categoria che costui ha operato indicando una limitata  responsabilità delle imprese    nel  disastro ambientale , la pretesa avanzata con il piglio dell’imprenditore  tutto d’un pezzo,  orgogliosamente ignorante  delle procedure di gestione ambientale del territorio,  di operare  non per  evitare ulteriore inquinamento ma per limitarlo nei limiti del possibile, -forniscono l’inconfondibile segno che la mentalità sulla gestione del territorio non è mutata. E in mancanza di un radicale cambiamento di prospettiva sarà dura  difendere la Valle del Sacco anche disponendo di risorse illimitate.




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