Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 24 agosto 2011

Bene lo sciopero generale. Dal patto sociale all’opposizione sociale.

Giorgio Cremaschi


La decisione della Cgil di proclamare 8 ore di sciopero per il 6 settembre è un fatto positivo e necessario, cui deve seguire una svolta in tutti i comportamenti dell’organizzazione.

Lo sciopero generale vero, che prova a fermare il paese e a far sentire al Parlamento e alle istituzioni la rabbia di un mondo del lavoro che non ne può più di pagare e che è arcistufo di questo governo, è una rottura sacrosanta con il teatrino delle parti sociali.

Occorre costruire una grande opposizione sociale che travolga la manovra e faccia pagare la crisi a chi l’ha provocata, i ricchi, la finanza, la speculazione.

Per questo la Cgil dovrà essere conseguente e questo chiederemo subito dopo lo sciopero. Occorre metter fine alla stagione del degrado della contrattazione e disdettare l’accordo del 28 giugno, che peraltro il governo, con il consenso di Confindustria, Cisl e Uil ha trasformato in un decreto legge liberticida. Occorre prendere atto che Cisl e Uil, hanno scelto la complicità con il governo e con il mondo delle imprese.

Occorre invece riferirsi all’indignazione civile e democratica, ai movimenti sociali, civili e ambientali che hanno percorso il paese.

E’ chiaro che uno sciopero generale di questa portata e con questa carica politica è una svolta di fatto nelle scelte della Cgil, che deve portare ai necessari cambiamenti di strategia.

Non dovrà essere più possibile, in nessun momento, che la signora Emma Marcegaglia sia portavoce degli interessi comuni del lavoro e dell’impresa.

E’ finita la stagione della concertazione e del patto sociale, distrutta dalla stessa ferocia della manovra.

Ora tocca alla Cgil essere parte fondamentale e costitutiva di un’opposizione sociale che cambi radicalmente le cose.

martedì 23 agosto 2011

“Questione femminile “

Giuseppina Bonaviri
Segretaria IdV città di Frosinone

Dalla conquista del diritto di voto la narrazione delle donne cambia. La donna acquisisce libertà individuale e le grandi vittorie avvenute negli anni ’60-‘70 ne sono un felice esito scritto nella nostra Costituzione. Rimane ancora aperto un conto: quello di una educazione sentimentale ed una cultura etica profondamente imbibita di pregiudizi che ci assegna  una posizione prevalente nella sfera della famiglia, non in quella socio-politica.
Già marginalizzate o escluse dal mercato del lavoro, noi donne, ancora costrette a scegliere tra lavoro e maternità, ora più di prima, con l’iniqua ed inefficiente manovra del Governo lavoreremo più a lungo senza ricevere alcun vantaggio economico ne l'adeguatezza di una pensione o della costituzione di un Fondo dedicato a finanziare politiche di condivisione e conciliazione. Giusto passo, nella direzione di una sostanziale parità di genere per la rappresentanza civile e politica è che, la donna -selezionata solo in quanto “ornamento” nell’era berlusconiana- debba invece proporre una cultura fuori dagli stereotipi e dallo stigma. Difendiamo la nostra libertà ed autodeterminazione promuovendo  partecipazione alla vita  decisionale ed economica del paese su valori di merito integrando scelte per la cittadinanza di genere nella programmazione e nella attività normativa delle amministrazioni anche
tramite l’attuazione del bilancio di genere; sosteniamo l’imprenditorialità e le professionalità femminili favorendo sviluppo e qualità della vita attraverso politiche di conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale e di formazione con interventi a sostegno di una equa distribuzione delle responsabilità familiari, di maternità e paternità responsabili. L’attuale manovra farà crescere la disoccupazione, in particolare quella femminile. Nel Centro-Sud siamo su una media lavorativa del 33,1%, lontanissima dagli obiettivi di Lisbona che prevedono una soglia del 60% di attività femminile . In Italia poi, dove il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi dei paesi industrializzati, il quoziente familiare si dimostrerà  meccanismo ancor più grave a scoraggiare oggettivamente il nostro lavoro femminile.  Sappiamo bene che la ricchezza di un paese e il suo sviluppo non dipendono solo dalla sua performance economica. E’ il suo progresso sociale, le condizioni di vita dei suoi uomini, le prospettive di vita futura dei suoi giovani, il suo benessere complessivo che ci qualificano. E allora, per la nostra rinascita morale, riprendiamoci il posto che ci spetta di diritto. Fare opposizione etica e politica, indignarsi partecipando e non assecondando i silenzi assordanti di chi ci vuole manipolabili fa parte di un progetto unitario civile, culturale, istituzionale di tante e tanti dove donne e giovani, quali baricentro di una emancipazione consapevole nei comuni luoghi del vivere, diverranno l’autentico cambiamento .




Scum  "Society for Cutting Up Men".  Il lavoro che la scrittrice e attrice Valerie Solanas scrisse alla fine degli anni 60 è un feroce quanto rivoluzionario attacco al potere maschile. Infatti solo nell'androcidio e nel totale potere femminile si può trovare la salvezza del pianeta.
Nella trasposizione musicale anche gli Area usano una modalità esecutiva rivoluzionaria.
Questa consiste nel creare l'improvvisazione non su una sequenza armonica tradizionale ma sull'alternarsi ripetuto di solo due note. E la distruzione dello schema classico basato sul potere dell'armonia  che evidentemente viene associato al potere maschile. Alla fine dell'improvvisazione Demetrio Stratos recita il testo di Scum
Luc Girello

VOGLIONO CANCELLARE LA RESISTENZA LA MEMORIA!!!!

Maria Grazia.


Passa in sordina l’aver tolto la festività del 1 maggio, una vergogna. 25 aprile, 1 maggio,2 giugno, tre date a caso no? Ben studiate, tre date molto importanti, non solo per  la storia italiana. Gente che ha lottato, gente che è morta per  portare libertà in Italia. Noi li ringraziamo così. Nelle scuole ormai del 25 aprile non se ne parla più. I primi anni che insegnavo si festeggiava, portavamo gli alunni ai sacrari dei partigiani. Ora niente. In quinta elementare , di storia  i bambini studiano gli egiziani,  anni addietro invece l’ unità d’Italia.  le 2 guerre mondiali, la resistenza. Sparito tutto dai libri di testo. Io sono insegnante di sostegno nella scuola primaria, lavoro in 2 scuole del Cep al Palmaro  . Scusate per  lo sfogo, ma certe cose mi rimangono sullo stomaco. Non mi van giù. Buona giornata, a presto spero .
QUESTO E' LO SFOGO DI UNA INSEGNANTE UMILIATA NEL SUO LAVORO E NELLA SUA DIGNITA' DI LAVORO .




L’Italia è una repubblica ( 2 GIUGNO) democratica (25 APRILE) fondata sul lavoro (1°MAGGIO)

Le feste che vogliono eliminare con la scusa della manovra economica simboleggiano in modo inequivocabile  la genesi democratica  e l’identità della nostra nazione.  Sono feste che danno fastidio  perché confermano  che,  con la vittoria della lotta partigiana, il popolo espresse oltre che una forza rivoluzionaria, anche uno spirito costituente. La soppressione delle feste di primavera costituiscono  l’ennesimo odioso  attacco che la dittatura finanziaria e imprenditoriale muove ai principi di LIBERTA’, DEMOCRAZIA  e ai  DIRITTI DEI LAVORATORI.  Un presidente della repubblica, vero garante della costituzione, non permetterebbe che il potere del mercato  possa  distruggere l’articolo UNO DELLA CARTA cancellando i momenti di aggregazione popolare che ne definiscono i principi fondanti.

I brani: Festa D’Aprile - Yo Yo Mundi
            Saluteremo il Signor .Padrone  -Gang

Luc Girello

lunedì 22 agosto 2011

Vita spericolata! Micidiale cocktail di sostanze: Vasco mischia semolino e pera cotta!

Alessandro Robecchi da IL MISFATTO QUOTIDIANO


La badante in lacrime: “Mi ha chiesto anche un passato di verdura, ma mi sono rifiutata” – Atti di autolesionismo nelle lunghe notti insonni: ha chiamato i giornalisti – Presto una legge ad personam anche per Vasco: le rockstar potranno andare in pensione a sessant’anni, così ci fanno grazia delle loro paturnie – L’arrogante silenzio di Ligabue
Possiamo tirare un grande sospiro di sollievo. I medici sono stati chiarissimi: “Non c’è nessun timore per la salute di Vasco Rossi, l’abuso di pera cotta non è dannoso, né vietato dalle legge”. Il grande Vasco gode dunque di ottima salute, e nemmeno ci sono all’orizzonte guai giudiziari: “Se il semolino è per uno personale – dicono alla locale stazione dei Carabinieri – nessun problema”. Resta aperta la questione del tempo libero, della noia, delle lunghe ore inoperose, che Vasco riempie frequentando Facebook. Dicono da Palo Alto, in California: “Ogni giorno si scrivono nel mondo sei miliardi di pagine Facebook, e a quanto pare cinque miliardi le scrive lui”. Intanto, per combattere l’insonnia, Vasco telefona a giornalisti e critici musicali nelle ore notturne, raccontando la sua visione del mondo, la sua filosofia, la sua impostazione morale e la sua teoria sull’universo, tutte cose profondissime per cui si potrebbe stare al telefono persino 20-22 secondi. Per tranquillizzare ulteriormente i fans, Vasco ha messo online la lista delle medicine che prende abitualmente: Maalox, Citrosodina, frullato di trippa, dado per brodo vegetale, oltre al suo vizio inguaribile: la pera cotta. Un appello alla politica arriva intanto dai molti fan-club sparsi nel paese: “Va bene mandare gli italiani in pensione più tardi, ma per le rockstar non si potrebbe anticipare? Beccarci altri cinque o sei anni di Vasco su Facebook e sui giornali potrebbe ringiovanire lui, ma far invecchiare tutti gli altri”.

Riconoscimento al Partigiano Nicandro Ernesto Conte

Giovanni Morsillo                                                                                                                            
 (Presidente Provinciale ANPI)



Frosinone, 22/08/2011

                                                                                           Al Sindaco di Cassino
                                               
                                                                                       Ai Consiglieri comunali di Cassino  
                                                                                                         

           All’ANPI Regionale del Lazio                     

All’ANPI Nazionale

A Patria Indipendente

Alle persone in indirizzo

via e-mail


In merito alla nota questione del Partigiano combattente NICANDRO ERNESTO CONTE, la cui storia eroica è stata per oltre sessant’anni volutamente rimossa da tutte le Autorità che avrebbero invece avuto il compito peraltro nobilitante non solo di renderla nota, ma di additarla ad esempio di patriottismo e di abnegazione, l’ANPI di Frosinone ringrazia il Sindaco di Cassino ed alcuni Consiglieri ed Assessori che si sono da tempo mostrati interessati e disponibili a trattare il caso per porre rimedio a questa inaccettabile situazione.

Il caso è stato oggetto di ricerche e dibattimenti che hanno permesso di raccogliere, anche grazie alla documentazione in possesso della famiglia di Nicandro Conte, informazioni e prove della sua partecipazione a tutti gli effetti alla Lotta di Liberazione del nostro Paese, dalla scelta partigiana (era ufficiale del Regio Esercito e non volle passare al servizio degli occupanti nazisti, scegliendo la via della montagna) fino alla cattura da parte nazista ed alla prigionia durante la quale fu sottoposto ad atroci torture ed ingiurie terribili prima di essere fucilato.

Alla colpevole “dimenticanza” riservata al nostro eroico concittadino, per colmo di ignominia fa contraltare la altrettanto vergognosa mole di onoreficenze riservate al fratello di lui, fascista repubblichino morto in Spagna dove era corso in aiuto di Francisco Franco. A costui è stata addirittura intitolata una scuola media che ancora porta il suo nome.

L’ANPI di Frosinone ha apprezzato la passione con cui molti hanno posto attenzione alla questione, citando Nicandro Conte in diverse sedi di dibattito e di riflesisone, studiandone la storia, ricercando notizie e documenti che lo riguardassero, sollecitando le Istituzioni della Repubblica a rendere merito e soprattutto giustizia ad uno dei suoi figli migliori. Citiamo per tutti l’assiduo lavoro svolto dai ragazzi dell’Associazione Peppino Impastato di Cassino e la lettera inviata alla rivista dell’ANPI Patria Indipendente - e pubblicata sul numero di Maggio - dal dott. De Napoli, Presidente dell’Istituto Labriola di Cassino, che ricostruisce in modo preciso e chiaro la vicenda di Conte e del suo “strano” trattamento.

L’ANPI provinciale di Frosinone si rivolge pertanto con un appello al Sindaco di Cassino, alla Giunta, al Consiglio comunale per ottenere per la memoria di Nicandro Conte, combattente per la libertà d’Italia, il giusto riconoscimento, attraverso l’intitolazione di un luogo pubblico significativo della Città Medaglia d’Oro, a questo suo degno ed eroico figlio.

L’ANPI rivolge al Consigliere Igor Fonte, che ha mostrato grande interesse alla vicenda occupandosene per lungo tempo in prima persona e collaborando sempre con l’ANPI per il suo giusto epilogo, di sostenere nelle sedi opportune tale appello, e di operare in stretta relazione, ciscuno per i suoi ruoli, con l’ANPI e le altre associazioni o singoli cittadini che hanno a cuore la dignità del Paese e di coloro che lo hanno liberato dalla morsa nazifascista.


Appello: la manovra finanziaria di Ferragosto 2011 è incostituzionale

I giuristi estensori dei quesiti referendari sull’ acqua bene comune:


 Alberto Lucarelli, Ord. Univ Napoli,  Assessore ai Beni Comuni, Napoli, già componente Commissione Ministeriale  per riforma dei beni pubblici; Ugo Mattei, Ord. Univ. Torino, già vice-presidente Commissione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici; Luca Nivarra, Ord. Univ. Palermo,  già componente Commisione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici; Gaetano Azzariti, Ordinario di Diritto Costituzionale, Università di Roma La Sapienza.



Appello dei giuristi estensori dei quesiti referendari per l’ acqua bene comune e prime adesioni.

La lettura della manovra di Ferragosto e del dibattito politico che ne ha accompagnato la presentazione produce una sensazione di profonda preoccupazione in chi ha a cuore la democrazia ed i beni comuni. Impressiona in particolare la disinvoltura con cui si maneggia una materia tanto delicata e fondativa di un ordine giuridico legittimo quanto quella della gerarchia delle fonti del diritto. La manovra mette in moto una sorta di processo costituente de facto  che di per sé denuncia la natura profondamente incostituzionale, a diritto vigente, della filosofia ispiratrice dell’intero provvedimento.

Al primo articolo si legge infatti che il Decreto legge è emanato “In anticipazione della riforma volta ad introdurre nella Costituzione la regola del pareggio di bilancio”.  All’art. 3 si aggiunge che:“In attesa della revisione dell’art.41 della Costituzione, Comuni, Provincie, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente Decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge”.
L’art. 41 è uno dei perni della Costituzione economica italiana vigente. Esso sancisce che : “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
In Italia il processo di revisione costituzionale può svolgersi soltanto ai sensi dell’art. 138 Cost. che prevede doppia votazione in ciascuna Camera ed eventuale referendum confermativo. Fino a che questa revisione costituzionale non è avvenuta, la vigente Costituzione economica italiana è quella mista, che prevede un sistema di libera iniziativa privata sottoposto tuttavia a controlli anche preventivi volti a salvaguardare l’interesse sociale e la dignità della persona e l’ambiente . Cancellare per decreto ogni potere di controllo politico sull’attività economica costituisce una violazione palese e profonda del nostro tessuto costituzionale vigente che lo sbilancia in modo ancora più evidente a favore dell’interesse privato (spesso multinazionale)  ai danni di quello delle persone comuni.
A ciò si aggiunga che la nostra Costituzione struttura uno stato sovrano cui non può essere precluso da poteri esterni  di qualsivoglia natura di investire sul lungo periodo, promuovendo la persona umana ed il suo sviluppo oltre a molteplici altri valori non economici (solidarietà, ambiente, paesaggio, ricerca scientifica, istruzione) anche nell’interesse delle generazioni future. Il Decreto viola inoltre la funzione costituzionale del risparmio, frutto dei sacrifici dei lavoratori, di cui all’art. 47 della Costituzione.  La preconizzata costituzionalizzazione del pareggio di bilancio rende impossibile l’investimento sociale ed impone una visione aziendalistica dello Stato che la nostra costituzione non contiene in alcun modo  ma che è soltanto una delle cifre di quel fallimentare modello neoliberista, ancora troppo potente anche in Europa, che non ammette di aver prodotto la profonda crisi attuale.
E’  assolutamente necessario affermate con forza che il popolo sovrano, composto  nella stragrande maggioranza di quelle persone comuni ai cui danni la crisi si sta orchestrando, si è espresso appena due mesi fa nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione tramite i referendum in modo politicamente inequivocabile contro il modello di sviluppo neoliberista che il Decreto di ferragosto ripropone pervicacemente. In particolare, sul piano del diritto costituzionale vigente  non può essere riproposta la privatizzazione\liberalizzazione  dei servizi pubblici locali. Il clima di emergenza internazionale va verificato nella sua reale portata politica prima di affrettare manovre di pareggio dei conti in contrasto con i valori di solidarietà sociale della nostra Costituzione.
È questa, non quella dei mercati finanziari, l’indicazione politica che occorre  seguire in Italia: un’indicazione inequivocabile che dopo vent’anni di neoliberismo ha affermato a maggioranza assoluta che, nel governo dei beni comuni, il privato non è sempre “la soluzione” ma molto spesso è esso stesso “il problema”. Il popolo ha fatto pervenire un’ indicazione politica chiara volta a riequilibrare il rapporto fra privato e pubblico a favore di quest’ultimo, dando immediata e piena attuazione agli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione.
Di fronte a questo scenario sconcertante, che fa emergere una vera e propria emergenza beni comuni, rivolgiamo un appello al movimento referendario tutto affinché esso dichiari conclusa la stagione referendaria specifica, investendo di qui in poi energia e risorse (incluse quelle del rimborso elettorale) per dare finalmente voce autorevole e rappresentanza politica seria alla necessità urgente di invertire la rotta rispetto alla privatizzazione ed al saccheggio dei beni comuni.
Alle forze politiche di opposizione ed al sindacato (in particolare la CGIL) chiediamo di consultare immediatamente le loro basi su questo cruciale spartiacque facendosi successivamente paladini di una ristrutturazione seria del settore pubblico informata alla piena tutela dei beni comuni, del patrimonio pubblico, della sovranità popolare e dei valori della nostra Costituzione.
Agli amministratori infine, chiediamo di rispettare rigorosamente la Costituzione vigente, disapplicando se del caso, in ottemperanza di un preciso obbligo costituzionale di tutti i pubblici ufficiali, quelle parti del Decreto di ferragosto che più brutalmente tradiscono la volontà popolare emersa dai referendum di giugno.
Alla cittadinanza onesta e a quanti hanno accesso al sistema mediatico infine estendiamo un invito a sottoscrivere questo appello su http://www.siacquapubblica.it/ , a sostenerlo promuovendone la conoscenza e la diffusione.




domenica 21 agosto 2011

Se non combatti, hai gia perso. Benvenuti alla fine dei giorni

Luciano Granieri.

Per finire questa settimana che segue il ferragosto riepiloghiamo  quanto accaduto. Abbiamo avuto a che fare con la manovra di bilancio impostaci dalla BCE, e completata con ulteriori nefandezze dai nostri politicanti. Dopo tante chiacchiere, ( togli la tassa di solidarietà di là, aggiungi un punto d'IVA di qua) , esternazioni per lo più atte a cementare nuove alleanze, a prepararsi ad un nuovo assalto alla diligenza dei privilegi, risulta evidente che siamo davanti ad un nuovo attacco di classe. La classe minoritaria dei maneggioni della finanza, di imprenditori senza scrupoli e delle èlite politiche, ITALIANE MA ANCHE MONDIALI,  contro la classe maggioritaria del nuovo proletariato.Un nuovo proletariato che ha cominciato a rialzare la testa in tutto il mondo. Infatti al di là delle ragioni   - lotte di liberazione dal tiranno, lotte per la riconquista della democrazia -  che hanno mosso tutte le rivolte  , dall'Egitto alla Libia, dalle periferie inglesi agli indignados   in Spagna, in Grecia e perfino Israele, la forza che muove queste rivolte è alimentata dalla volontà della moltitudine di non soccombere davanti ai furti  legalizzati e ai soprusi della dittatura mondiale della finanza  e della speculazione . Gente che è stanca di scivolare verso la povertà e la schiavitù e quindi si ribella. Conscia che se non combatte ha già perso.