Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 21 settembre 2012

Basta con l'Europa dei diktat e dei banchieri

da una segnalazione di Giovanni Morsillo

Intervista a Luciano Canfora

di Paolo Valentini

Ce lo chiede l'Europa. Quante volte abbiamo sentito questa frase rintronare le nostre orecchie? Quante volte i media ci hanno riportato alla cruda realtà immobile dei tempi moderni, al diktat incontrovertibile che da Bruxelles, scivolando astioso verso le Alpi e infrangendosi violento e impietoso su Roma e il suo palazzo, è entrato nelle case di tutti gli italiani. Ce lo chiede l'Europa e tutto smette di essere complesso. Tutto diventa unilaterale. Sul tema, purtroppo, la sinistra esprime posizioni subalterne.

Luciano Canfora ha un'idea precisa su questo. Ha da poco pubblicato un libro per Laterza (È l’Europa che ce lo chiede. Falso!) in cui analizza la condizione attuale, smascherando senza pietà le trappole e i luoghi comuni che buona parte della classe politica, anche quella di sinistra, continua a ripetere fino allo sfinimento.

Questo suo libro ha un titolo molto netto, che non lascia spazio a fraintendimenti. Lei sostiene che la costruzione dell'Europa è stata una forma di commissariamento progressivo? Parla di gangsterismo bancario?
Si potrebbe dire che la questione riguarda sia gli storici sia gli economisti. L'Europa non ha una storia unitaria, a parte l'impero romano. Storicamente, è un concetto astratto dei cui confini si discute ancora oggi. Essa dal Cinquecento in avanti è il continente che ha dato l'assalto al mondo creando gli imperi coloniali, come sostiene Toynbee, uno dei maggiori storici del novecento. L'Europa ha aggredito il mondo. Dopodiché la storia del novecento ha visto due volte l'Europa dividersi su fronti contrapposti che ci hanno portato alla catastrofe. Poi, di colpo, essa è diventata buona, ha professato la fratellanza universale e l'unione politica.

Una ricerca di redenzione?
Si anche se tardiva, direi. Dal punto di vista economico, invece, è un agglomerato di Stati con la Germania al centro. Dopo poco più di sessanta anni la Germania può dirsi la vera vincitrice del secondo conflitto mondiale.

Come interagisce la sinistra in questo scenario?
Quando cominciarono i progetti di unificazione europea i confini erano piccolissimi, venivano dettati dalla guerra fredda. Questa è l'Europa di Carlomagno. Allora la sinistra rifiutò quel tipo di idea. La vera idea di Europa era quella di Mazzini. Ma questa non somiglia affatto a quella di Mazzini. Sono troppo piccoli i confini e le ambizioni. Si intuì subito che le economie più forti avrebbero avuto la meglio. Questa è un'Europa costruita per le ambizioni della germania, che impone agli altri delle condizioni proibitive.

Lei parla di europeicità come una forma di ideologia? La sinistra ha contribuito a questa costruzione?
Ciò che è sempre più manifesto a sinistra è il fatto che essa abbia perso ogni altro riferimento culturale. Ha svuotato la sua storia. Una volta si diceva Marx, Lenin, Stalin, Mao Tzetung. Oggi è rimasto solo Bobbio. E pure lui diceva che destra e sinistra sono diversi. Ma pure questo concetto è stato messo da parte in nome della coesione. L'europeismo è un'ideologia che non appartiene alla sinistra, che era internazionalista.

La critica che lei fa ci interroga su un’altra questione: che cos'è la democrazia oggi?
Lei parla di crisi drammatica dei sistemi rappresentativi. Come se ne esce? I poteri decisionali vengono delegati a delle istituzioni non elettive dislocate geograficamente lontane. Ai parlamenti nazionali rimane ben poco da decidere. Giocano a fare le leggi elettorali più lambiccate e più contorte possibili. C'è una forma surrettizia di parlamentarismo che però non produce quasi nulla.

L'Europa è usata per lo più per imporre scelte impopolari che nessun politico si prende la responsabilità di effettuare. Ma l'Europa, in passato, ci ha chiesto anche di adeguare i salari alla media europea, di avere leggi che riconoscano molti diritti civili ancora peregrini in Italia. Il salario minimo non esiste mentre in molti paesi si. Insomma usano solo quello che ci conviene?
Proponiamo a Marchionne di aumentare il salario come quello dei cittadini tedeschi. Io sottoscriverei e diventerei un europeista convinto. Il problema è che questa Europa per come è stata costruita è una gabbia d'acciaio. È disumano pensare che gli impiegati greci debbano essere licenziati per risanare un bilancio.

So che è un argomento doloroso per lei. Parlando di sinistra usa la parola “fusinistra ”. C'è un modo per costruire la sinistra del futuro senza essere nostalgici?
Se lo avessimo a portata di mano lo avremmo già sperimentato. Gli storici hanno sempre sbagliato nel prevedere lo sviluppo storico. Ci sono variabili imprevedibili che nel presente non vengono mai contemplate. Potrei fare tantissimi nomi di persone che ci hanno provato, ma sarebbe un cimitero. Il motore, il fuoco della sinistra, il globo incandescente presente nella persona umana è e continua a essere l'aspirazione all'uguaglianza. E la lotta prenderà forme che noi non immaginiamo nemmeno. Marchionne sta dando un contributo in questo senso. Sta esasperando a tal punto le condizioni degli operai che sta mettendo insieme un coagulo di persone unite dagli stessi obiettivi. Sta provocando una reazione collettiva forte.

Lei sostiene che il profitto non è l'approdo della storia umana. Quale è l'approdo secondo lei?
Lo disse una volta un pontefice di grande spessore come Wojtyla, in un dialogo intenso insieme a Fidel Castro. L'approdo è nella libertà; che non è affidato a misure empiriche ma a una storia di salvezza. La storia deve essere vissuta come un cammino di libertà.

Nonostante tutto, ha ancora dei sogni in mezzo alla catastrofe?
Uno fortissimo: nella società italiana, la scuola che ritorna al primo posto. Ora è una cenerentola bistrattata da tutti. Il ritorno della scuola al centro della società è una mia grande speranza. La scuola è il luogo dove si apprende, è fondamentale.

C'è un personaggio o un'epoca dell'antichità che può riassumere le caratteristiche del tecnico o della tecnofinanza di oggi?
Si. Ce n’è uno su tutti. Marco Licinio Crasso: l'uomo più ricco della Roma repubblicana. Quando gli schiavi, con Spartaco a capo della rivolta, si ribellarono furono dati poteri assoluti per soffocare la rivolta con ogni mezzo.

Pubblico 20 settembre 2012

giovedì 20 settembre 2012

Squilli e strilli

Giovanni Morsillo


Il Ministro Fornero stavolta ha ragione: Vauro ha fatto cilecca, con la sua vignetta dove la definisce "Ministro-Squillo". Ha ragione il Ministro a tirare in ballo l'offesa alle donne, il maschilismo e la grettezza di un autore che di solito è sì dissacrante e caustico, ma proprio in difesa dei valori sociali e politici, come quelli di cui le donne sono portatrici a prescindere. Siamo con il Ministro, ne sosteniamo l'indignazione e, se potessimo, vorremmo che Vauro ne venisse a discutere con noi, per ricordargli queste ed altre basi imprescindibili della civiltà, che non è esclusa dall'arte della satira.
Come si fa a trattare così delle povere squillo? che responsabilità hanno nel disfacimento economico e politico del Paese? Accomunarle anche solo per celia ad un Ministro ne offende la dignità e ne ridicolizza la condizione di supersfruttate. E del resto, definire la Fornero Ministro-squillo è quanto meno inesatto: quando mai la signora ha fatto mercimonio del suo corpo? Una vita irreprensibile, tutta dedita allo studio ed all'insegnamento delle tecniche di rapina sociale che chiamano "mercato", senza mai deflettere, per quanto se ne sa. Semmai svende senza battere ciglio (dopo un primo avvio lacrimante) la pelle degli altri, dei lavoratori, dei pensionati, dei malati e dei giovani, ed anche delle donne (nessuna discriminazione, perbacco!) ma non certo la sua. Forse si potrebbe pensare in questo senso ad un ruolo di maitresse, più che di squillo, ma anche qui non ci siamo: le persone che la Signora Ministro vende sono in realtà sacrifici umani su altari disumani, quelli delle banche e del profitto esagerato ma necessario a mantenere il tenore di vita di gente come lei. Ecco, avesse scritto di un Ministro-sacerdotessa, avrebbe riscosso più fiducia, forse avrebbe aftto ridere di meno, ma sarebbe stato più calzante. E' vero che la satira stravolge la realtà mettendo in vista i dettagli più nascosti, esagerando i difetti intenzionalmente, ma non può inventarli, i difetti, altrimenti diventa diffamazione.
Una cosa però ci viene da contrapporre alla sicurezza con cui Fornero dichiara che si tratti di maschilismo: forse il termine "squillo" riferito a certe praticanti mondane andrebbe aggiornato, e comprendere finalmente anche battone di sesso maschile. Non sono forse così vicini al concetto anche personaggi come Lusi, Belsito, Fiorito e Formigoni?
Saluti da marciapiede
GM

Ridiamo per non piangere

Luciano Granieri


 Non possiamo farci nulla se molti  si accorgono solo adesso di quanto sia cialtrona  e maneggiona    la destra laziale.  Prima del caso Fiorito-Battistoni,  ha furoreggiato la gestione clientelare del Comune di Roma ad opera del  camerata Alemanno, il quale ha piazzato nelle municipalizzate parenti, amici e  camerati, ha acquistato con i soldi dei contribuenti palazzetti di pregio per i suoi mocciosi fascisti del terzo millennio. Poi quando  uno dice che i partigiani hanno abbandonato il fucile troppo presto viene tacciato di terrorismo!  Ma anche la governatrice Polverini ha poco da accusare i membri della sua giunta di sperpero e latrocinio, tentando  addirittura il colpo di teatro delle dimissioni.  Chi ha deciso i vitalizi per gli assessori non eletti?  Gente  del Pdl che doveva essere risarcita perché  trombata dal mangia panini a tradimento Alfredo Milioni.   Chi ha utilizzato mezzi della protezione civile per presenziare alla sagra del peperoncino di Rieti?  Chi ha occupato un intero reparto dell’Ospedale Sant’Andrea (30 posti letto)  per farsi estirpare dalla gola quegli stessi tumori che alla Pisana  infestano la giunta? Lei la signora moralizzatrice dell’ultima ora, Miss frangetta nera Renata Poverini. Nei cittadini della Regione monta la rabbia e l’indignazione. Ma il tutto durerà fino alle prossime elezioni, quando in cambio dell’ennesima bolletta pagata e della solita cena verrà tutto dimenticato. E allora sapete quale sarà la rivoluzione che scaturirà da tutto sto’ casino. La Polverini si candiderà a sindaco di Roma, Alemanno a governatore del  Lazio e magari vinceranno pure. Tutto cambia per non cambiare nulla. E ciò che più fa rabbia è  che a pagarne le spese è la città di Anagni la quale  assurge agli onori della cronaca, non per la sua valenza storico artistica, ma per aver dato i natali, al Batman sfiorito. Non so se avremo ancora la voglia di scrivere in merito a queste misere e indecorose vicende. Per intanto proponiamo un nostro riassunto in video della sporca storia sperando che  faccia ridere per non piangere.




Pdl e centro destra laziale al capolinea

Per l'associazione 20 ottobre Oreste Della Posta


In tempo di crisi, c’è chi non riesce ad arrivare a fine mese e chi, invece, fa stampare banconote con la sua immagine e stappa champagne. La situazione è insostenibile. È un vero e propriop schiaffo alla crisi.
Il discroso della Presidente Polverini in aula ha trasfgormato la vicenda da  tragedia a a tragicommedia. È stato un discoro forte, eclatante ma che non  va lalla radice del problema. I  provvedimenti proposti sono solo di facciata. Di fatto si taglia solo alla Presidenza del Consiglio e non alla Giunta. I consulenti non vengono toccati. Certo, è un primo passo, ma non basta. A noi sembra un’ennesima truffa.
Il PDL ed il Centrodestra Laziale sono al capolinea, testimonianza ne sono le continue liti intestine ed il blocco totale dell’azione amministraiva della Consiglio  e della Giunta Regionale, investiti quotidianamente da scandali.
Come Associazione crediamo fermamente nell’operato della magistratura ed aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso, ma al cospetto di questo ennesimo scandalo chiediamo alla Presidente Polverini di agire immediatamente, non con operazioni di facciata ma con azioi concrete. Quali?
Basta dare risposta ad una domanda semplice. Come mai le imprese che hanno lavorato e lavorano per conto della Regione Lazio sono da mesi in attesa dei soldi che spettano loro senza ricevere un centesimo e si vedono costrette a mandare a casa i lavoratori mentre i partiti hanno tutti i soldi che spettano loro pronta cassa?  I soldi ci sono o no? O ci sono soolo per alcuni?
È mai possibile che il Presidente del Cosiglio Regionale del Lazio, carica non esecutiva, abbia 18 collaboratori personali mentre la Presidente, carica esecutiva, ne ha solo 9? Al primo non basterebbero?
È ora di intervenire al priù presto. Dopo i “tagli”, sono necessarie le dimissioni della Presidente Polverini per dare voce al popolo e restituire alla Regione un Consiglio che legiferi ed una Giuta che metta in atto provvedimenti e non che sia costretta a rimediare a continui scadali.

POCO CREDIBILE LA MAGGIORANZA MORALIZZATRICE

PEDUZZI-NOBILE (FDS):


“Dopo aver coperto di vergogna l’istituzione regionale, il centrodestra tenta l’ultima carta per galleggiare nel fango che ha prodotto: vestire i panni di moralizzatore. Un’operazione poco credibile visto che tutti i bilanci sono stati approvati con i voti di fiducia imposti dalla Giunta, che ha sempre impedito una discussione nel merito sulle nostre proposte di taglio dei privilegi”. Così, in una nota congiunta, il capogruppo e il consigliere della Federazione della Sinistra alla regione Lazio, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile.
“I tagli che oggi propone la presidente Polverini –proseguono- sono solo piccola parte di quelli che noi proponiamo da anni. La governatrice, infatti, non si spinge dove noi vorremmo e dove vorrebbero i cittadini del Lazio: nessun taglio alle consulenze, ai costi della Giunta e a quelli per le nomine dei cda degli enti e delle agenzie regionali, nessuna riduzione degli assessori esterni, niente abolizione dei vitalizi. Tagliare questi sprechi –continuano i consiglieri- vorrebbe dire toccare privilegi veri e far saltare gli equilibri della maggioranza più famelica e spartitoria degli ultimi 20 anni. Una maggioranza sempre più allo sbando e moralmente inaffidabile che suggerisce che la Giunta Polverini è arrivata al capolinea. Quando si dimetterà?”.
“Per quanto ci riguarda, -concludono Peduzzi e Nobile- le risorse a disposizione del gruppo consiliare e gran parte delle nostre indennità sono state messe al servizio dell’attività politica e delle lotte della Federazione della Sinistra, a partire dalla promozione del referendum per abolire i vitalizi degli assessori e dei consiglieri del Lazio già da questa legislatura”.
Roma, 18 settembre 2012

Dove sono finiti gli enti bilaterali?

Per l'Associazione 20 ottobre. Oreste Della Posta


Con la crisi che morde, con la disoccupazione che avanza e con le imprese in difficoltà, dove sono finiti gli enti bilaterali, organismoi indipendenti finanziati dai lavoratori e dalle imprese per fare formazione e ricerca?
In Provincia di Frosinone non se ne ha traccia propriop ora che sarebbero indispensabili. Sono loro infatti, che dovrebbero essere i promotori di una formazione che risponda alle esigenze delle imprese, che faticano, quando serve, a cercare lavoratori qualificati. Soprattutto in tempo di crisi, un’adeguata formazione è uno degli strumenti essenziali.
Per questo, pur  consapevoli dell’assoluta autonomia di questi enti, chiediamo al Presidente Iannarilli di convocarli e di spinarli affinchè si attivino.
È impensabile, che enti finanziati con i soldi dei lavoratori e che sono solidi dal punto di vista finanziario, siano fermi ed inoperosi.

Habermas l’europeo e il ruolo della Germania

fonte:  http://sbilanciamoci.info/


Sigmar Gabriel, capo del partito socialdemocratico tedesco, ha invitato il filosofo Jürgen Habermas a partecipare alla stesura del nuovo programma elettorale per le elezioni del 2014
Il risultato è un contributo, scritto in collaborazione con il filosofo Nida-Rümelin e l’economista Peter Bofinger, apparso sulle pagine del Frankfurter Allgemeine Zeitung lo scorso agosto. Sono due i punti chiave che traspaiono sin dalle prime battute: la critica alla gestione della crisi da parte del governo tedesco, definita “senza prospettiva”, e la volontà di passare da una “democrazia di facciata”, lasciata in balìa dei mercati finanziari, a una reale integrazione politica che sappia rispettare la promessa del modello sociale europeo e dare all’Europa un peso adeguato nel concerto politico mondiale, a cui le singole entità nazionali dovrebbero altrimenti rinunciare.
La crisi ha origini ben precise che il governo di Berlino non sembra aver individuato, affermano i tre accademici. L’euro rimane una valuta stabile e il debito europeo complessivo è minore di quello giapponese e americano. La crisi è causata da un mancato sistema di protezione a livello comunitario per quei paesi con elevato debito pubblico che faticano a rifinanziarsi sul mercato a causa degli elevati tassi di interesse. A dispetto degli impegni presi con i programmi di salvataggio il governo tedesco non ha avuto il coraggio di affrontare quei problemi strutturali di governance economica che affliggono l’Unione monetaria, portando la Grecia sull’orlo del fallimento e Italia, Spagna e Portogallo in grave recessione. Le misure di austerità imposte ai paesi in crisi per accedere al fondo di salvataggio hanno solamente aggravato le già deboli economie nazionali. Una corretta strategia anticrisi prevede invece risposte sistemiche a problemi sistemici. Occorre quindi che una grande potenza economica come l’Eurozona assuma il ruolo che le compete con un consolidamento del processo di integrazione verso un sempre maggiore coordinamento delle politiche fiscali, in modo da ridurre gli squilibri finanziari tra gli stati membri, invece di lasciare tale compito a misure di recupero temporanee che minano la solidarietà tra le popolazioni.
Mai come ora torna di attualità lo slogan della lotta per l’indipendenza americana, No taxation without representation, aggiungono i tre studiosi. Occorrono istituzioni che garantiscano che il legislatore democraticamente eletto sia in grado di decidere delle politiche fiscali europee, tanto dell’imposizione dei tributi quanto della loro ripartizione. Il governo tedesco, in quanto maggior contribuente, dovrebbe inoltre guidare l’iniziativa per un processo costituente europeo che passi attraverso misure di legittimazione popolare. Solo una risposta positiva a tale quesito potrà legittimare l’utilizzo di strumenti economici adeguati a restituire ai popoli d’Europa la sovranità sottratta dai mercati finanziari. Tali cambiamenti saranno i fondamenti di un nuovo nucleo monetario europeo, aperto a nuovi stati come la Polonia, tuttavia non orientato al modello federalista.
La crisi economica ha risvegliato l’interesse delle grandi masse. “È stata la prima volta nella storia del capitalismo che una crisi causata dalle banche viene pagata dai contribuenti” tuonano le pagine del Frankfurter Allgemeine. È il momento, concludono i tre professori, di una discussione aperta e di ampio respiro sul ruolo dell’Europa nel nuovo corso della storia mondiale.