Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 11 aprile 2013

Obbedienza civile in Parlamento, la lotta del Movimento 5 Stelle

Luciano Granieri


Non sono stato mai molto tenero con il Movimento5 stelle, dalle pagine del blog spesso sono state mosse critiche in relazione al metodo e  al merito della prassi grillina, ma la battaglia per il ripristino della legalità  sulla formazione delle commissioni permanenti di Camera e Senato che vede  protagonisti i parlamentari del movimento 5 merita tutto l’appoggio possibile. 

L’articolo 72 della Costituzione prevede l'istituzione  delle commissioni formate in modo da rispecchiare la proporzione numerica dei gruppi parlamentari. Si rimanda ai regolamenti di Camera e Senato per definire le modalità di insediamento delle commissioni permanenti. Nei regolamenti è prescritto che i gruppi parlamentari hanno l’obbligo, una volta costituitisi,  di  indicare in tempi brevissimi, al massimo 5  giorni dal loro insediamento,  i propri rappresentanti all’interno delle citate commissioni.  Inoltre le modalità di elezione dei rispettivi uffici di presidenza sono identiche a quelle in vigore per le elezioni dei presidenti delle Camere. Ossia maggioranze qualificate nelle prime votazioni e poi ballottaggio. In buona sostanza viene eletto chi raccoglie più voti indipendentemente dal colore della loro provenienza. Dunque le  motivazioni addotte dal Pd e dal Pdl, secondo le quali è necessario aspettare la formazione del governo per far partire le commissioni in quanto l’assegnazione degli uffici di presidenza deve procedere tenendo conto della composizione delle forze di maggioranza e opposizione,  sono false e pretestuose . La spartizione delle cariche non è prevista né dai regolamenti parlamentari, né dalla costituzione. 

E’ un vecchio e imperituro vizio delle burocrazie di Palazzo   talmente radicato da sembrare una regola che in realtà non esiste.  Non solo, ma costituisce una violazione delle regole parlamentari  che prevedono la formazione delle commissioni entro 5 giorni dall’insediamento dei gruppi parlamentari. Quindi le azioni di protesta dei grillini, non sono quel pittoresco tentativo di quattro disgraziati con lo zainetto, catapultati in una realtà più grande di loro, di fare i bastian contrario ad ogni costo, come la maggior parte della stampa, soprattutto riformista, li dipinge con sufficienza, ma sono una vera e propria lotta all’illegalità. Sono atti di “OBBEDIENZA CIVILE”.  Le questioni sono ben altre e attengono alla delicatezza di alcune commissioni, che la ferrea volontà di mantenere intatto il sistema di potere in vigore da un ventennio almeno, non vuole siano ad appannaggio di  grillini o di esponenti non controllabili. 

Pensiamo al Copasir (Comitato parlamentare per a sicurezza della repubblica)  che ha il controllo sui servizi segreti. Il rapimento di Abu Omar ad opera della Cia sarebbe stato possibile con la presidenza al Movimento 5 Stelle?  E nella commissione di vigilanza Rai? La salvaguardia degli interessi mediatici  berlusconiani sarebbe ancora attiva con una guida 5 stelle?  Ma soprattutto la commissione più pericolosa è quella per le elezioni del Senato. Per intenderci  è l’assise che dovrebbe decretare l’ineleggibilità di Berlusconi in base alla  LEGGE 361 DEL 1957. Il movimento 5 stelle ha già deciso  che voterà l’ineleggibilità di Berlusconi, il Pd ufficialmente  ha dichiarato, attraverso il presidente del gruppo parlamentare al Senato Zanda, di votare  anch’esso contro il Cavaliere , ma nella realtà dei fatti avrà il coraggio di espellere finalmente il cancro berlusconiano dalle dinamiche democratiche del Paese rinunciando a priori alla possibilità di formare il governissimo con gli inquisiti della libertà?  

Sono posizioni estremamente scomode e pericolose, per cui è meglio prendere tempo  per valutare i vantaggi e gli svantaggi di una trattativa con il Pdl tutta giocata non già sul carattere di provvedimenti necessari alla cittadinanza, ma sulle salvaguardie giudiziarie che il cavaliere chiede per se, questo è il problema che blocca il Parlamento.  Il nodo  che tiene in stallo la situazione  non è l’intransigenza grillina ma è ancora una volta il modo di assicurare a Berlusconi i salvacondotti necessari per non finire in galera. Ciò che sorprende in questa melmosa situazione è che i nuovi presidenti moralizzatori dei Camera e Senato, Boldrini e Grasso, pur dall’alto del loro spirito legalitario  lascino che i regolamenti parlamentari vengano violati per consentire a un puttaniere concussore ed evasore  di accordarsi sul come scampare dalle imminenti sentenze dei processi  Ruby e Mediaset.   

Voglio, in conclusione,  rivolgere un appello ai parlamentari di Sel e ad una parte  ragionevole del Pd, affinchè si attivino affianco al Movimento 5 stelle, per far rispettare il regolamento parlamentare e far partire al più presto le commissioni anche in assenza del governo. Rivolgo inoltre un preghiera   allo stesso Movimento 5 stelle affinchè inasprisca  la lotta fino all’occupazione PERMANENTE  della Camera e del Senato, di giorno, di notte, fino a quando le commissioni non verranno insediate. Possono farlo, non rischiano neanche la galera perché protetti dall’immunità parlamentare nella sua accezione più alta, ossia quella che difende i deputati dalla condanna per reati commessi nell’esercizio delle funzioni  istituzionali. Del resto anche Berlusconi ne ha usufruito. Il parlamento infatti votò l’immunità per il cavaliere sottraendolo   all’accusa di concussione, in quanto l’allora capo del governo,  per evitare guai diplomatici  con l’Egitto, telefonò alla questura per far rimettere in libertà la nipote minorenne di Mubarak arrestata per furto, e affidarla alle amorose cure della consigliera regionale Nicole Minetti ex igienista dentale e animatrice delle notti arcoriane. Una persona molto più affidabile di qualsiasi assistente sociale.

Doveroso istituire le Commissioni

Luigi Saraceni: fonte http://www.ilmanifesto.it/


 La mancata costituzione delle Commissioni permanenti delle Camere è una flagrante violazione dei regolamenti parlamentari e quindi della Costituzione, che ad essi rinvia. Entrambi i regolamenti prevedono che i gruppi parlamentari, una volta costituiti, hanno l'obbligo di indicare i loro rappresentanti nelle Commissioni permanenti entro termini brevissimi, al massimo entro cinque giorni, già abbondantemente scaduti. 
L'obiezione che non si potrebbero costituire gli uffici di presidenza se non viene prima definita una maggioranza che sostiene il governo e una minoranza che vi si oppone, è del tutto inconsistente e contrasta, ancora una volta, con entrambi i regolamenti. Sia quello della Camera (art. 20) che del Senato (art. 27) prescrivono che le Commissioni eleggano presidente e ufficio di presidenza nella loro prima seduta, senza alcun riferimento a maggioranza o opposizione, che non sono articolazioni istituzionali del parlamento, ma variabili entità politiche. Viene eletto chi riporta più voti, da qualunque parte provengano, con le stesse procedure previste per l'elezione dei vertici delle due Camere (maggioranze qualificate nelle prime votazioni e poi ballottaggio), cui i regolamenti fanno esplicito riferimento anche per l'elezione dei vertici delle Commissioni. E non si capisce perché le stesse regole, applicate in un caso, non possano esserlo nell'altro. 
Ed anche gli uffici di presidenza delle due Commissioni speciali di Camera e Senato, confluite nella Commissione speciale congiunta «per l'esame di provvedimenti urgenti» (crediti delle imprese) sono stati eletti con le stesse procedure. Ancora una volta non si capisce perché, a termini di regolamento, le Commissioni speciali possono essere costituite senza fare il nuovo governo e quelle permanenti no.
La ostinazione dei due maggiori partiti (per fortuna con il dissenso di Sel e di un pezzo di Pd) ad impedire l'ordinaria attività legislativa, riduce le Camere a mere strutture per l'attuazione del programma del governo, rovesciando la "gerarchia" degli organi costituzionali, relegando il parlamento in un ruolo subordinato.
Invece, proprio in una congiuntura politica così difficile sarebbe stato necessario mandare al paese un messaggio di vitalità e funzionalità del parlamento, che avrebbe dimostrato nei fatti la sua centralità, che non basta declamare a parole.
Come la storia dimostra, il parlamento, quando vuole, è capace di approvare in tempi brevissimi leggi importanti e complesse. La famigerata Fini-Giovanardi - decine di articoli, centinaia di commi - è stata approvata in venti giorni dalla maggioranza di centrodestra.
Se, come sarebbe stato doveroso, questo parlamento si fosse messo al lavoro nei termini prescritti dalla Costituzione, oggi nessuno potrebbe dire che stiamo perdendo tempo e non avremmo davanti a noi uno sconcertante vuoto di qualche settimana. E qualcuno degli otto punti di Bersani potrebbe essere già legge o almeno approvato dalla Camera, con il parere del governo in carica per gli affari correnti, ritenuto legittimato addirittura ad emanare decreti legge. Sarebbe stato certamente un buon viatico per meritarsi l'incarico di governo dal nuovo Presidente della Repubblica.


Intervista a Ruba rivoluzionaria siriana

A cura della Redazione di Página roja (*)

Ruba è nata e cresciuta a Damasco in una famiglia di tradizione comunista ed è emigrata da pochi anni. Con la rivoluzione è diventata attivista dall’esilio e si è unita alla Lit  (l'Internazionale di cui il Pdac è sezione italiana) e a Corriente roja, divenendo motivo d’orgoglio per tutti i militanti.
Página roja: Il partito di Al Assad si autodefinisce come “socialista arabo” e tra la sinistra occidentale molti considerano quel governo come “di sinistro”. La Siria è un Paese socialista?

Per niente. Bashar ha promosso riforme economiche neoliberiste. Ha distrutto il settore pubblico privatizzandolo, dividendolo tra i suoi parenti. Rami Makhlouf, cugino del dittatore, è diventato il proprietario di Syriatel, che domina il settore delle telecomunicazioni. Il suo patrimonio personale ammonta a 6 miliardi di dollari. In Siria la disoccupazione è molto alta e i salari molto bassi. Per esempio i dipendenti pubblici spesso devono  ricorrere a secondi lavori per poter sopravvivere.
Quali sono le cause della sollevazione di massa?
In primo luogo il grande impoverimento appena detto. Dall’altra parte, la Siria è una dittatura terribile. Per 40 anni è stata sotto legge marziale… Ci sono molti detenuti politici nelle carceri. Nel 1982 il regime assassinò 20.000 persone a Hama per reprimere le proteste. Anche le minoranze sono state oppresse; per esempio, i curdi non erano riconosciuti quali cittadini siriani. La migliore illustrazione della terribile dittatura che subiamo in Siria è uno degli episodi che avviarono la rivoluzione. Alcuni bambini di Deraa scarabocchiarono sui muri scritte contro il regime e furono sequestrati e torturati. Questo provocò la grande esplosione di protesta.
Il regime dice che i miliziani sono jihadisti stranieri, che cosa ci puoi dire?
In realtà da un gruppo di opposizione nell’esercito si forma l’"esercito libero". Le mattanze di Assad contro la popolazione fecero si che parte della popolazione civile si unisse alla lotta armata. Ciò che sta accadendo in Siria è una vera e propria rivoluzione popolare. Con la guerra civile sono arrivati alcuni jihadisti stranieri, però sono una piccola minoranza e in gran parte questa presenza è dovuta agli interessi delle potenze regionali di deviare il corso della rivoluzione per la libertà, per evitare l’effetto contagio. I siriani non vogliono in nessun caso un Paese “talebano”. Un fatto significativo è che la Fratellanza musulmana ha dovuto dichiarare pubblicamente che non voleva il modello di altri Paesi come l’Arabia saudita, perché altrimenti nessuno li appoggerebbe.
Le donne partecipano alla rivoluzione? E le minoranze etniche e religiose?
Si, molte hanno guidato le proteste… stanno ancora combattendo. Le donne stanno conducendo una lotta dentro la lotta. Nelle manifestazioni ci sono striscioni che dicono “gli uomini saranno in grado di liberarsi dalla mentalità assadista dopo la caduta di Assad?”. Il regime è cosciente di questo e usa ampiamente gli stupri contro le ribelli.
Anche le minoranze in generale appoggiano la rivoluzione. La Siria è un mosaico con molti idiomi, religioni, etnie differenti. Una delle armi di Assad è dire che la rivoluzione è salafita e che se trionfa ci sarà l’applicazione severa della sharia… Fino ad oggi il popolo siriano ha lottato contro questa visione ed è molto importante anche lottare per tutti i diritti e le libertà per queste minoranze. È l’unica maniera in cui tutto il proletariato siriano possa lottare come un sol uomo contro il regime.
L’imperialismo sta appoggiando la rivoluzione? Qual è l’atteggiamento di Israele?
Voglio precisare che Assad non ha nulla di antimperialista. La Siria ha appoggiato la Guerra del Golfo dietro mandato dell’Ue. E in 40 anni il regime non ha mosso un dito per recuperare le alture del Golan, invase da Israele. Israele è odiato da tutti i popoli della regione e tutte le rivoluzioni sono un pericolo per la sua sicurezza. Di fatto, i palestinesi in Siria appoggiano la rivoluzione. Sanno che quando le masse popolari siriane saranno libere, recupereranno le alture del Golan e le restituiranno ai fratelli palestinesi.
La preoccupazione degli imperialisti è preservare la stabilità dei loro affari. Assad oggi non la può più assicurare, per questo sono preoccupati di come ottenere un ricambio per cui figure del regime e della opposizione “docile” formino un nuovo governo. Però l’unica maniera di ottenere questo è che le masse siano sconfitte. Chi assicura gli interessi capitalisti in un Paese dove i lavoratori armati hanno rovesciato l’uomo dell’imperialismo? Per questo lasciano scorrere il sangue, ci sono già stati più  di 70.000 morti.
Assad accusa sempre i rivoluzionari di essere parte di una cospirazione straniera, però se c’è qualcuno che sta ricevendo aiuti esterni, quello è lui. La Russia sta armando ampiamente il regime e il Venezuela fornisce il petrolio. In Siria nessuno ha pianto la morte di Chávez
Che politica deve seguire la sinistra mondiale di fronte alla rivoluzione siriana?
In primo luogo deve dare un sostegno incondizionato. Quello che è in gioco non è solo la libertà, ma la stessa sopravvivenza. Assad vuole sterminare, come fece Franco qui [in Spagna ndt]. C’è una parte della sinistra che non appoggia la rivoluzione perché non c’è un programma “socialista”: ma questo è un crimine. Se sono della Lega internazionale dei lavoratori, la Lit, e di Corriente roja è perché difendono al rivoluzione. Oggi stiamo promuovendo una campagna di aiuti materiali per la resistenza.
In Siria non esistono sindacati, né grandi partiti operai… Bisogna organizzare la classe operaia. Se ci riusciamo, la rivoluzione oltre alle questioni democratiche incorporerà le richieste specifiche della classe lavoratrice. Chi ci fermerà dopo aver rovesciato un tiranno? Per questo abbiamo bisogno di un partito operaio e socialista nella rivoluzione siriana.
È importante sviluppare gli organismi che stanno prendendo il controllo nelle zone liberate. Questi comitati devono essere organizzati in maniera democratica, perché le masse popolari e in particolar modo i lavoratori possano partecipare. E devono coordinarsi tra di loro, per essere la base del nuovo governo. Se ci pensate, sarebbe simile ai soviet nella rivoluzione russa. Solo che qui non abbiamo il partito di Lenin e Trotsky. Se l’avessimo, e guadagnassimo la maggioranza nei consigli locali e nel loro congresso, il nuovo potere potrà cominciare la costruzione di un socialismo che metta la ricchezza nazionale al servizio dei lavoratori, e il nuovo Sato al servizio della liberazione del resto dei popoli, cominciando dal popolo palestinese.
(*) giornale di Corriente Roja, sezione spagnola della Lit-Quarta Internazionale


(traduzione di Matteo Bavassano)

Speculazione edilizia su uno dei simboli di Colleferro: fermiamo lo scempio.

COMITATO SALVAGUARDIA CASTELLO COLLEFERRO


Colleferro, da sempre considerata città prettamente industriale e di origini recenti, in realtà vanta nel suo territorio delle  notevoli testimonianze del suo antico passato.
Una di queste, forse la più significativa, è il Castello Vecchio e la collina su cui sorge. Un unicum indissolubile e talmente fondante della nostra comunità che proprio quella collina ha dato origine al nome stesso della nostra cittadina, così come simbolicamente pregnante è il castello, le cui arcate, ormai ricoperte da edera e rovi, sono disegnate sullo stemma di Colleferro e riprese dall'architetto Morandi  per la facciata della chiesa di S. Barbara.

Questo spazio verde, uno degli ultimi rimasti, e il castello stanno per essere deturpati per sempre dall'ennesima speculazione edilizia a vantaggio della ditta Furlan, proprietaria del bene.
In questo caso la speculazione è ancora più odiosa perché "truccata" come vantaggioso scambio per la cittadinanza.
Infatti il comune sta concedendo l'edificabilità in gran parte dell'area collinare (ricadente sotto doppio vincolo, cimiteriale e paesaggistico, e dichiarata area agricola nel piano regolatore) e di un altro lotto in zona Fontana Bracchi in cambio della costruzione di un parco relegato sulla parte rimanente della collina. Il costruttore cederebbe al comune anche il castello che, dopo decenni di incuria e abbandono, necessiterebbe di abbondanti capitali solo per la messa in sicurezza.

Tanti sono gli aspetti vergognosi di questa vicenda, a partire da quello economico, per cui risulterebbe  per  il costruttore un guadagno netto di  12 milioni di euro, a fronte di un investimento iniziale di 180.000 euro circa.

Da diversi mesi è nato il Comitato per la Salvaguardia del Castello di Colleferro che ha intrapreso diverse iniziative  in questo senso.

Sabato prossimo il comitato animerà un banchetto informativo in cui verranno mostrati a chi volesse saperne di più, dati economici, fondiari, spiegazioni sulle controverse deroghe a vincoli paesaggistici e cimiteriali elargiti dal comune al costruttore; ma soprattutto verranno illustrati alcuni progetti alternativi a quello della ditta Furlan, che renderebbero finalmente l'area fruibile a tutti.

Vi aspettiamo  SABATO 13 APRILE, DALLE ORE 16:00  A CORSO FILIPPO TURATI (presso la Chiesa Valdese).

LA SANITA’ PUBBLICA NON SI TOCCA


Circolo PRC “M. De Sanctis”


   

            Il sistema sanitario italiano che finora è stato invidiato da buona parte del resto del mondo rischia di diventare un sistema che fa acqua da tutte le parti. Chiusure di Ospedali, riduzione di posti letto, accorpamenti e spostamenti di reparto. Gli ospedali rimasti attivi sono intasati da interminabili code ai Pronti Soccorso, reparti sempre più affollati, tempi di attesa per esami diagnostici sempre più lunghi. Il risparmio ricavato dalle controriforme dove è andato a finire? Il personale recuperato dagli ospedali chiusi? Per riparare alla carenza del personale si chiede agli stessi di fare tantissime ore di straordinario appesantendo il carico di lavoro a discapito della qualità del servizio. A Pontecorvo il Pronto Soccorso è passato da 24H a 12H. Occorre invertire la rotta a partire da una razionalizzazione delle spese e di uniformazione degli standard qualitativa e dei costi nelle varie regioni. In Europa la media della spesa sanitaria è del 9% rispetto al PIL , in Italia è del 7,1%. Quindi non è vero che spendiamo più degli altri paesi semmai il contrario. Occorre invece andare a colpire il clientelismo, le infiltrazioni mafiose, corruzione e approssimativismo amministrativo invece di subire tagli lineari. Perché non si dice che l’Eurispes ha calcolato che la riduzione di un solo 10% degli incidenti sul lavoro comporterebbe un risparmio di 4,4 miliardi? E che un omologo risparmio potrebbe essere ottenuto tutelando l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini (Ilva docet), attraverso la  diminuzione delle spese derivanti dalle cure necessarie alle malattie da inquinanti atmosferici (spese che ci vedono classificati fra i primi in Europa). Perché non si riconosce che questo risultato potrebbe essere ottenuto semplicemente incrementando il numero di ispettori a disposizione dei Dipartimenti di prevenzione.
E a proposito di sprechi, che dire degli innumerevoli primariati inutili che ci sono in Italia? Nel Lazio sono 1600! Degli accreditamenti e delle convenzioni fasulle che contribuirono a far dilapidare, nella stessa regione, alla giunta Storace oltre 10 miliardi, inaugurando lo spaventoso disavanzo della regione più in rosso d’Italia; dei prezzi manicomialmente diversi dei presidi medici nelle varie regioni; del fatto che si spende un miliardo l’anno solo per la prescrizione degli inibitori dell’acidità gastrica; dei costi pazzeschi della medicina difensiva e cioè di quegli esami inutili prescritti dai medici esclusivamente per tutelarsi da eventuali azioni legali. Ma ancora come si fa a non tener conto dei 15 miliardi spesi per i cacciabombardieri F 35 e dei 60 miliardi che ogni anno vanno persi in corruzione. E’ chiaro che l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito e che quindi esiste la possibilitàbattraverso una razionalizzazione nemmeno troppo sofisticata delle spese inutili dannose e persino anticostituzionali, di ottenere straordinari risparmi.

            Ma l’attacco al servizio sanitario nazionale parte da lontano. al totale fallimento di quel processo di aziendalizzazione della sanità che con i decreti 501, 517 e 229 negli anni Novanta fecero a pezzi la splendida riforma 833 del 1978. L’insieme di questi decreti trasformò la salute in merce, impose le regole del marketing e dell’impresa, quelle della politica clientelare e della corruzione.  Le aziende sanitarie sono state trasformate in monarchie assolute dove i direttori generali venivano nominati direttamente dalla politica e ad essa rimanevano legati a catena. Qualsiasi controllo democratico dal basso veniva cancellato. Il foraggiamento dell’impresa privata e l’esternalizzazione dei servizi, piuttosto che l’eccezione, divenivano la norma. La sanità territoriale distrutta e l’attenzione rivolta (male) solo agli ospedali. In pochi anni oltre 35 miliardi di tagli e 45 mila posti letto in meno. Per arrivare al fatidico rapporto di 3, 7 posti letto ogni 1000 abitanti, quando questo rapporto è di 5  nella media europea. Insomma un mix perverso di iperliberismo, clientelismo politico e corruzione da anni sta ammazzando la Sanità pubblica. Ma se ci limitassimo a questa analisi non faremmo ancora un buon servizio alla causa di una vera e propria rinascita del SSN. Occorre ritrovare lo spazio politico per gridare ad alta voce le cose urgenti da fare a partire da
1) Attingere ai principi di una Sanità pubblica universalistica e solidale. Dire basta alla devastazione dei tagli lineari. Ridurre i tickets (9 milioni e mezzo di persone hanno smesso di curarsi perché non arrivano a sostenerne il costo).
2) Invertire la logica dell’aziendalizzazione che ha portato alla rovina il SSN. Liberare le  aziende sanitarie dalle logiche politicistiche. Combattere il dilagare della corruzione e delle infiltrazioni mafiose.
3) Istituire un albo nazionale a cui attingere per la nomina dei direttori generali. Sottoporre a controllo pubblico l’accreditamento delle strutture private. Centralizzare e rendere vincolanti i tariffari.
4) Rivedere una visione della sanità centrata esclusivamente sull’ospedale. Sviluppare l’Assistenza domiciliare in alternativa ai ricoveri evitabili. Riportare il fondo per la non autosufficienza a 500 milioni e prevederne un progressivo incremento a 1.500 milioni.
5) Rilanciare la Sanità territoriale (prevenzione, cure primarie e riabilitazione) e l’integrazione  socio-sanitaria. Arrestare il taglio dei posti letto, adeguandone il numero agli standard europei. Abbattere  le liste di attesa, introducendo il principio dell’appropriatezza prescrittiva e limitando la pratica dell’intramoenia.
6) Rifondare fin dalla formazione universitaria la figura del medico, affermando una cultura unitaria che avversi le divisioni più esasperate del sapere e del fare, e riconosca la centralità dell’uomo e della donna nella loro indivisibile complessità.
Non resta che dare gambe a queste proposte per tenere lontane le mani di chi da destra e da sinistra vuole affossare la Sanità pubblica a partire dal governo regionale per fissare i livelli minimi di assistenza sanitaria.

mercoledì 10 aprile 2013

Chi piange per la Thatcher?

Luciano Granieri



Quando muore un personaggio così controverso come Margaret Thatcher  le reazioni sono diverse e probabilmente la gioia espressa da molti per la morte della ex premier inglese potrebbe sembrare fuori luogo. Non si dovrebbe mai gioire per la scomparsa di qualcuno  ma in questo , come in altri casi relativi a figure di spicco della politica e della storia, la pietà umana si scontra con la spietatezza del giudizio politico e storico.

Una cosa è certa la contro offensiva ultra liberista, messa in atto dalla Thatcher, insieme al presidente americano Ronald  Reagan, ha provocato morte e disperazione. Tanto che si potrebbero  addossare le colpe dei recenti suicidi avvenuti nelle Marche e gli altri fatti delittuosi in cui piccoli imprenditori si tolgono la vita, alla stessa Lady di ferro e al suo delirio neo liberista che oggi, diffusosi in tutto il mondo occidentale,  a distanza di 30 anni distribuisce a piene mani disperazione e diseguaglianza sociale. Le colpe quindi del grande impoverimento della popolazione  sono da attribuirsi al letale ticket Reagan-Thatcher. 

E’ comprensibili   che i familiari dei dieci minatori assassinati durante le repressioni volute  dalla Lady di Ferro atte a eliminare il sindacato della categoria,  abbiano festeggiato la morte della loro aguzzina e dell’aguzzina di tutto il sistema di welfare state  che contraddistingueva l’Europa come un’entità politica dalle protezioni sociali molto avanzate. Al di là del massiccio piano di smembramento dei diritti, dell’attacco sistematico al mondo del lavoro con l’assurda lotta ai sindacati, e della promozione dei profitti finanziari, con leggi e provvedimenti a favore degli istituti bancari, al di là del suo feroce anti comunismo e della sua amicizia con Pinochet, ciò che ha segnato inesorabilmente la sciagurata azione devastatrice della Thatcher è stata la sua capacità di convincere  gran parte delle classi più povere che la diseguaglianza fosse un fatto naturale. L’assoluta convinzione di questo concetto portò la Thatcher nel 1989 a introdurre la Poll-Tax una tassa di cittadinanza che tutti i cittadini avrebbero dovuto pagare in egual misura indipendentemente dalle loro condizioni economiche.  

Grazie alla grande abilità di sfruttare politicamente i pregiudizi popolari la Thatcher  insieme a Reagan,  altro abilissimo comunicatore, riuscì  a convincere i poveri a votare per i ricchi,   proprio diffondendo fin dentro il blocco sociale del proletariato  l’ineluttabilità della disuguaglianza. Il sociologo  DANIEL DORLING nella sua pubblicazione dal titolo emblematico “Injustice” cita un pensiero che la Thatcher espresse durante una sua visita negli Stati Uniti nel 1970: “Una delle ragioni per cui apprezziamo gli individui -  sosteneva la lady di ferro -non è perché sono tutti uguali ma perché sono differenti… Io direi: facciamo crescere alti i nostri figli e  magari un po’ più alti degli altri se hanno in se la capacità di farlo. Perché noi dobbiamo costruire una società in cui ogni cittadino possa sviluppare il suo pieno potenziale,  a suo vantaggio  e a vantaggio della comunità nel suo insieme”  L’inganno sta proprio nell’ultima parte della frase è cioè nel passaggio in cui si da per assodato che il vantaggio del singolo cittadino si traduce automaticamente  in un vantaggio per tutta la comunità.

 Dorling osserva come la Thatcher consideri  l’abilità potenziale alla stessa stregua dell’altezza, cioè al di fuori di ogni possibilità di interferenza umana, nella presunzione non provata che individui diversi abbiano capacità diverse  per natura.  Non è affatto contemplata l’ipotesi che  gli individui possano sviluppare  le proprie  diverse attitudini  in base al fatto di essere inseriti in condizioni sociali differenti. Secondo  la Thatcher l’uomo può fare ben poco per cambiare il verdetto del destino. Su questa assurda convinzione, per la quale esistono individui illuminati per natura la cui lungimiranza deve illuminare gli altri individui meno dotati che devono subire, si è costruita la peggiore e più perfida dottrina liberista. Questa è la portata del grave danno che la signora  di ferro, proveniente dalla piccola borghesia inglese,  ha provocato all’organizzazione sociale occidentale. Un danno che oggi dopo trenta anni continua a dilaniarci, a creare povertà e disperazione in pezzi di società sempre più ampie. Ebbene personalmente non stappo bottiglie di champagne, anche perché non ho i soldi per comprarle, ma sicuramente non mi straccio le vesti per  la morte di Margaret Thatcher .



Da Cosa nasce cosa 7

Associazione Zerotremilacento