Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 9 febbraio 2016

RISOLUTI O RI/SOLITI QUESTO E’ IL PROBLEMA

Newsletter n° 8 del Comitato Provinciale Acqua Pubblica di Frosinone

Giovedì 18 febbraio l’Assemblea dei Sindaci è convocata per avviare concretamente la procedura per giungere alla risoluzione per colpa del contratto con ACEA ATO5 S.p.A.

A questo proposito bisogna fare chiarezza.

Non è la prima volta che si arriva a questo risultato.

Già il ventuno dicembre 2009, all’unanimità, quell’Assemblea dei Sindaci votò l’avvio della procedura, senza che però nulla di concreto poi venisse attuato da tutti – e ripeto tutti -, anche da parte di quelli che hanno svolto incarichi di rilievo nelle passate (il plurale non è un errore) amministrazioni,  e che ora pretendono di essere annoverati tra le prodi avanguardie della risoluzione.

Un nulla di cui non si è accordo pure chi continua ad andare in giro presentando mirabolanti dossier e che non ha trovato nulla di meglio da fare che farsi un po’ di pubblicità a gratis con la famosa petizioni con cui si chiedeva esattamente quello che si sarebbe dovuto pretendere fosse attuato.

Il 28, insomma, c’è l’avvio di un percorso che non è detto porti effettivamente da qualche parte e quello su cui bisogna interrogarsi è cosa può essere messo in campo perché alle deliberazioni seguano i fatti.

A questo proposito diciamo subito che i tempi del percorso non si stabiliscono sulla base dei desideri di qualcuno (altrimenti basterebbe rilanciare: due mesi? ma facciamo 15 giorni!!).  I tempi sono dettati dalla “congruità”, ossia al gestore deve essere lasciato un tempo ragionevole per fare le cose che gli vengono contestate, perché altrimenti il gestore avrà gioco facile per contestare la risoluzione dinanzi ad una magistratura che si è già dimostrata più che compiacente nei suoi confronti.
In secondo luogo occorre dire che le decisioni nell’Autorità d’Ambito le assumono gli organi previsti dalla Convenzione di Cooperazione e non degli autoproclamati Comitati di Salute Pubblica che peraltro trasudano delle malcelate ambizioni di qualcuno.
Se qualcuno vuole ottenere che nulla venga deciso e che al massimo l’assemblea si chiuda con una riedizione del 21 dicembre 2009, nulla sarà più efficace della rappresentazione di queste proposte senza costrutto tecnico formale e peraltro senza numeri, accompagnate dalla gazzarra del codazzo dei soliti inutili idioti (le teste di legno  fanno tanto rumore).
Per capire cosa bisogna fare occorre tenere presente una cosa fondamentale.

Al di là del congruo tempo e delle mille trappole di cui sarà disseminato il percorso per giungere alla risoluzione, un dato deve essere tenuto bene a mente: sino all’individuazione di un nuovo gestore ed al suo subentro nella gestione, ad effettuare il servizio resterà ACEA ATO 5 S.p.A.-
Immaginando un percorso senza ritardi questo significa che ACEA ATO 5 S.p.A. resterà al suo posto per almeno un altro anno e mezzo.
Nel frattempo entro i prossimi 90 – 100 giorni entrerà in vigore il Testo Unico per i Servizi Pubblici Locali a rilevanza Economico Generale, licenziato in bozza dal Consiglio dei Ministri il 26 gennaio  2016 e che segnerà l’impossibilità di organizzare il servizio idrico integrato in una maniera diversa da quella che garantirà ad ACEA S.p.A. di gestire comunque il servizio sul nostro territorio con ACEA ATO2 S.p.A. o comunque con un’altra sua controllata.
Fino alla sua effettiva cacciata ACEA ATO5 S.p.A. (o come ACEA ATO2 S.p.A.) continuerà indisturbata a vessare e rapinare i cittadini.

Quello che va ottenuto il 18, con una presenza massiccia di cittadini non interessati alla gazzarra ed alle liti su chi ha più scheletri nell’armadio di chi, ma a che l’assemblea faccia il proprio lavoro, è riassumibile in questi punti:

-          Avvio della procedura di risoluzione con l’indicazione della relativa tempistica
-          Approvazione di una deliberazione che solleciti la regione Lazio a dare attuazione alla legge 5/2014 sulla base della proposta di legge  n. 238 – elaborata dai comitati del Lazio e sottoscritta da consiglieri regionali di diversi gruppi di maggioranza e minoranza.
-          Modifiche della Carta del Servizio e del Regolamento d’Utenza sulla base dei rilievi fatti dall’Antitrust ad ACEA ATO 2 S.p.A. e che nel concreto impedirebbero al gestore di continuare le sue azioni di vessazione ai danni dei cittadini.

Il 18 può essere un passaggio fondamentale per questa vertenza pluriennale, dipende anche da noi e dalla nostra capacità di essere intelligenti. 

Memoria storica come strumento di costruzione della coscienza civile e di comprensione del presente.

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Comitato Provinciale di Frosinone
FOTO TRATTA DA SITO UNOETRE.IT

Frosinone, 08/02/2016
                            Si è svolta come programmato ma al di sopra di ogni ottimistico auspicio, l’assemblea pubblica organizzata da Comitato promotore dell’ANPI di Ceccano per incontrare i cittadini e le Sutorità cittadine sul tema della memoria storica come strumento di costruzione della coscienza civile e di comprensione del presente.
                               L’assemblea è stata a fatica contenuta nella sala della biblioteca comunale, molti i giovani, presente il Sindaco Dott. Roberto Caligiore e l’Assessore alla Pubblica Istruzione e ai Rapporti con le Associazioni Prof. Mario Sodani, moltissime le presenze qualificate. Molti interventi, alto il livello della discussione.
                               L’introduzione di Angelino Loffredi ha posto in modo molto chiaro l’esigenza di operare una politica della memoria orientata a recuperare tracce e documenti soprattutto della vicenda storica cittadina, negli anni della dittatura e del suo abbattimento, per inserirla nel quadro più ampio e completo della storia nazionale. Non potremmo comprendere l’attualità se non ci impegnassimo a ricostruirne le radici, a partire dal come e da chi è stata realzzata la condizione dello sviluppo successivo: la democrazia, il superamento delle logiche guerriere e autoritarie per la costruzione di condizioni di convivenza civile moderna. In questo senso ha proposto, come primo impegno di lavoro, oltre alla fondazione di una sezione ANPI  a Ceccano, un convegno sul tema delle foibe e del confine orientale, anche con l’occasione della prossimità del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio.
                               Molti interventi hanno ripreso il tema dell’attualizzazione del portato storico della Lotta di Liberazione, e lo hanno fatto a partire dal concreto vissuto di ciascuno, dalle prospettive non sempre incoraggianti che l’abbandono dei valori alti e delle conquiste civili dell’antifascismo hanno riportato di fronte alle vite dei singoli e della società.
                               Il Sindaco, con un utile “strappo” alla consuetudine che vede le istituzioni di solito portare un saluto ed un augurio ai lavori dei convegni ma raramente offrire un contributodi partecipazione attiva, ha espresso la sua personale vicinanza e condivisione dei temi e dell’impostazione dell’incontro, insieme all’impegno di tutta l’Amministrazione, a promuovere nuove iniziative in intesa con i programmi dell’ANPI, in favore della costruzione di una cultura della memoria fondata sulla ricerca della verità e non ostaggio delle strumentalizzaizoni.
                               Il Presidente provinciale dell’ANPI ha raccolto nel suo intervento sia la qualità della partecipazione, sia le proposte e gli stimoli che essa ha prodotto.
                               Nell’evidenziare come l’alta presenza di operatori della cultura e di giovani rappresenti perfettamente una realtà assai divera dai luoghi comuni sul disimpegno, sull’indolenza della società italiana, ha rivendicato con forza la laicità dell’ANPI e la sua totale avversione per ogni tentativo di strumentalizzazione della storia, letture parziali e distorte, millanterie propagandistiche buone per imbrogliare qualche elettore sprovveduto ma non per formare coscienze civiche degne di questo nome e soprattutto utili al progresso della nazione.
                               Ha sostenuto l’idea del convegno sulle foibe ed il confine orientale ed ogni altra iniziativa progettata nello spirito e con l’obiettivo di lavorare nel rispetto rigoroso della verità storica, fin dove possibile certificarla. L’ANPI provinciale e nazionale faranno tutto quanto nelle loro possibilità e nei loro doveri per sostenere il lavoro dell’ANPI di Ceccano in questa direzione.
                               Terminata l’assemblea con questi impegni, tutti si sono trasferiti sulla piazzetta antistante la bliblioteca ed il Municipio, dove il sindaco e il Presidente dell’ANPI hanno deposto una corona dell’ANPI alla lapide di Luigi Mastrogiacomo, ceccanese vittima delle Fosse Ardeatine.
                               Molte sono state le espressioni di interesse di docenti ed operatori dell’associazionismo, studenti e cittadini interessati, e molti contatti sono stati già intrapresi per nuove attività di confronto e formazione in diversi ambiti. Senza voler cedere a trionfalismi, sappiamo bene che questo inizio non risolve tutte le questioni che pone, e che molto ci sarà da lavorare per ottenere risultati a volte piccoli e parziali, ma un buon inizio prelud a migliore esito, per questo saremo ancor più soddisfatti quando alle presenza di quell’assemblea se ne aggiungeranno altre, che sappiamo esistere e che sapranno apprezzare l’assoluta apertura dell’ANPI ad ogni punto di vista e ad ogni collaborazione, con i soli riferimenti dell’antifascismo e della Costituzione della Repubblica italiana.

domenica 7 febbraio 2016

Giulio Regeni, un infame crimine politico

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

Giulio Regeni non era solo un brillante ricercatore. Era un giovane di sinistra, amante della pace e della libertà dei popoli, schierato a fianco del movimento operaio e sindacale indipendente in Egitto. Nel suo ultimo articolo evidenziava la ripresa degli scioperi e denunciava la politica autoritaria e repressiva del regime di Al Sisi.
Giulio temeva, a ragione, per la sua incolumità a causa della situazione esistente in Egitto. Il movente del suo assassinio è indubbiamente politico. Con ogni probabilità il giovane è stato sequestrato nei pressi di Piazza Tahir nel quinto anniversario della rivolta, per poi essere barbaramente torturato e ucciso.
Da chi? Tutto porta a una conclusione: gli esecutori materiali del crimine sono stati gli sgherri – forze di sicurezza, ausiliari o squadroni della morte - al servizio del macellaio Al Sisi, l’ex capo delle forze armate filo-USA che nel 2013 depose con un colpo di Stato il presidente islamista Morsi. Un assassinio di Stato per rappresaglia contro il lavoro che Giulio conduceva.
La riprova è il tentativo, tanto criminale quanto goffo, da parte dei vertici polizieschi egiziani di depistare le indagini. E’ noto che il regime militare nega persino l’evidenza per non perdere la credibilità internazionale e le entrate del turismo.
L’assassinio di Giulio è legato alla politica di spietata repressione della protesta sociale che la dittatura del regime di Al Sisi porta avanti col sostegno delle potenze imperialiste, fra cui l’Italia.
Dopo le stragi del 2013, negli ultimi mesi le “sparizioni” degli oppositori sono aumentate. Su questa politica del terrore di Stato, contraltare del terrorismo jihadista, si regge la “stabilità” egiziana decantata da Renzi, che si era persino proclamato orgoglioso dell’amicizia con Al Sisi.
L’ipocrisia del governo italiano sulla vicenda è lampante. Fino a ieri ha chiuso gli occhi sulla violazione dei diritti umani e la tortura in Egitto. Ora cerca di salvare la faccia con la richiesta di “fare chiarezza”, senza però compromettere i profitti dei capitalisti nostrani in Egitto e i rapporti con Al Sisi, essenziali per l’imminente aggressione militare in Libia.
Condanniamo il barbaro assassinio di Giulio Regeni e porgiamo le condoglianze alla famiglia e ai suoi amici. Esigiamo verità e giustizia, il castigo dei responsabili della sua morte ai vari livelli, la rottura delle relazioni con l’Egitto e con tutti gli Stati terroristi. Sosteniamo la lotta dei lavoratori egiziani!

Salutiamo degnamente Giulio e manifestiamo il nostro dolore e la nostra protesta contro il criminale regime egiziano e l’ipocrita governo imperialista italiano, contro la politica reazionaria, antioperaia e di guerra!

FRUSONE (M5S) INQUINAMENTO DELL’ARIA? NON E' UN PROBLEMA DEL PD! IN EUROPA VOTA ADDIRITTURA A FAVORE DELL’INNALZAMENTO DELLE EMISSIONI DELLE AUTO

Ufficio Stampa Deputato Luca Frusone M5S

“E’ inutile parlare di piani di risanamento dell’aria, di misure emergenziali, di blocco del traffico e di targhe alterne se poi accade che in Europarlamento la potente lobby dei costruttori di auto, riesce a capovolgere il voto della Commissione Ambiente con cui in dicembre si era posto il veto al documento che consentiva di raddoppiare i limiti di emissione delle autovetture fino al 2020.  Il fine era quello di rivedere le procedure di omologazione ed il controllo delle emissioni in condizioni reali mediante rilevatori portatili, a partire dal 2017. Dagli inizi del 2000, infatti, diverse ricerche avevano mostrato che, quando le misurazioni delle emissioni venivano fatte su strada e non in laboratorio, la maggior parte delle vetture diesel in circolazione emettevano molti più ossidi di azoto di quanto previsto. Quindi a questo punto che si fa? Ma ovvio, si vota non per mettere al sicuro la salute dei cittadini, ma per danneggiarla, prendendoci tutti in giro. Perché è chiaro il motivo per cui è stato alzato il limite di emissioni delle auto, per non far scoprire che non era solo il famigerato gruppo tedesco VW a non stare in regola, ma che usando strumenti di rilevamento portatili, tutti i veicoli, o quasi, sarebbero risultati fuori norma.” –   a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “E bisogna gridarlo il fatto che il PD in euro parlamento è stato quello che ha sostenuto la lobby dei costruttori di auto, votando l’innalzamento della soglia di emissioni e permettendo in questo modo di avvelenarci ancora di più. Tra i favorevoli anche Antonio Tajani, a cui forse i problemi dell’inquinamento della sua terra d’origine non interessano più, e ovviamente quello di Salvini, l’amico, si fa per dire, di tutti i cittadini. Un applauso a tutti davvero. L’Italia ringrazia per questa boccata di aria putrida.”

sabato 6 febbraio 2016

I disastri economici del populismo di governo

Michele Prospero

Come era prevedibile, la realtà torna a rivendicare i propri diritti e lo fa con lo spettro di procedure di infrazione pronte ad abbattersi sull’Italia per le sue questioni strutturali irrisolte. Sembrano tornati i tempi poco rassicuranti della finanza creatrice di Tremonti. E anche il Corriere della Sera, sinora soldato fedele del renzismo, comincia a storcere il naso dinanzi alle prove di un esecutivo che ogni giorno perde credibilità in Europa e deve inventare miracoli per rinviare le assai costose clausole di salvaguardia.
Il governo della narrazione aveva costruito un mondo di pure chiacchiere. Ma l’immensa fabbrica della falsificazione cognitiva a nulla è servita. Due anni perduti, anzi dannosi. La crescita non c’è, le stime già pessimistiche di ripresa vengono riviste in negativo. E i vantaggi congiunturali irripetibili (costo del petrolio, elevata circolazione della moneta, euro indebolito rispetto al dollaro) sono sfumati, senza alcuna capacità di approfittarne.
I poteri forti cominciano a tremare dinanzi alla prospettiva di una crisi pronta a esplodere senza controllo. Il sistema bancario vacilla. I fondamentali dell’economia sono tutti in sofferenza. La produzione industriale in Europa in questi anni è crollata del 31 per cento rispetto alla fase precedente la grande crisi. Mentre però la irraggiungibile Germania ha recuperato il 27,8 per cento della sua ricchezza (la Gran Bretagna il 5,4, la Francia l’8 e anche la malandata Spagna il 7,5), l’Italia accumula ulteriore ritardo risalendo di appena 3 punti dalla recessione. Il governo che ha sposato il programma della Confindustria non serve per la ripresa, anzi è un fattore di disturbo.
Solo un illusionista poteva pensare di governare la più grave crisi economica e sociale degli ultimi ottant’anni con un personale politico inesperto, selezionato nel magico triangolo dell’Etruria. Il trasloco da Rignano a Palazzo Chigi, dall’amministrazione cittadina al governo di un grande paese d’occidente, si rivela sempre più un viaggio della speranza, cioè un fattore di impedimento alla ripresa. Non si può governare con efficacia una grande crisi dimenticando il linguaggio della verità.
E, invece di prendere i fatti per quelli che sono, Renzi continua ad occultare le difficoltà, a imboccare vie di fuga poco redditizie. Adesso gioca la carta disperata dello scontro con l’Europa matrigna. Si fa paladino dell’interesse nazionale e dichiara di voler spezzare le reni alla teutonica cancelliera se rifiuta di concedere ancora flessibilità, ovvero possibilità di nuovo debito (ha previsto 17,9 miliardi in deficit). Con queste pratiche donchisciottesche, concepite per avere spiccioli da destinare alla conquista clientelare di voti, l’Italia diventa sempre più vulnerabile dinanzi a speculazioni e agguati di potenze pronte ad infilzare la spada nelle sue croniche debolezze.
Quello di Renzi è l’unico governo che usa il deficit, e le eterne scorciatoie del debito pubblico, per finanziare i ricchi. In due anni di governo la tassazione è scesa di 19,4 miliardi. Ma tutto a favore di imprese (13,1 miliardi per azzeramento Irap sul costo del lavoro e sugli incentivi per le assunzioni, decontribuzioni, Imu su terreni agricoli), banche (600 milioni), proprietari di immobili (3,7 miliardi). Si vanta di aver incrementato dello 0,9 l’occupazione giovanile. Ma, in una già solida Germania, il miglioramento è stato del 2,7 per cento, in Gran Bretagna del 4,2 e persino in Spagna di1,9 punti.
Il governo dei “senza retroterra” ha dilapidato i sacrifici fatti in questi duri anni di austerità e tagli, incollando il debito pubblico al 133 per cento. Il populismo di governo si rivela un disastro. Renzi ha bloccato i rinnovi contrattuali perché intendeva essere solo lui il benefattore che dal palazzo regalava 80 euro tolti dalle entrate statali e quindi dai servizi pubblici. Ha dirottato i soldi europei destinati al Sud per coprire i miliardi regalati alle imprese del Nord con la misura delle decontribuzioni dorate.
Disorientato, combatte contro la dura realtà che lo incalza inesorabile e dice che solo con lui è finito il tempo dei capi di governo italiani che si recavano a Bruxelles con il cappello in mano e pronti solo a ricevere comandi. Forse è vero, non serve il cappello dell’elemosina da esibire ad ordine eseguito, anche perché, dopo lo scalpo del sindacato e il commissariamento del regime parlamentare non rimane altro da sbandierare per ottenere liquidità per la compravendita del consenso. Il cappello però sarà sempre più utile alle èlite italiane per coprirsi il volto dopo la caduta drammatica di autorevolezza che certe uscite del giglio magico producono.
Come già accaduto a Firenze, in occasione di un incontro di Renzi con una delegazione araba, anche nei Musei Capitolini l’ordine di Palazzo Chigi è stato di oscurare le nudità delle statue alla vista dell’ospite islamico, trattato come un primitivo in fatto di estetica. In un tempo di dramma, all’Italia è toccato in sorte un ceto di governo esperto solo nella commedia che, per coprire il regalino di 500 euro ai diciottenni, precipita in una grottesca dichiarazione di guerra alla vecchia Europa dei burocrati dello zero virgola. E tutti a dire che a questa scomposta recita a soggetto non ci sono alternative.


LA NECESSITA’ DELLE BATTAGLIE REFERENDARIE

Intervento di Paolo Maddalena all’Assemblea del Coordinamento Democrazia Costituzionale


 30 Gennaio 2015 – Università della Sapienza, Roma

 La prima cosa da dire ai cittadini chiamati a esprimersi sui referendum, per “le riforme costituzionali” e per l’abrogazione della legge elettorale “Italicum”, è quella di chiedersi: “cui prodest”? A chi giova? In altri termini, all’immaginario collettivo, ottenebrato dalla politica menzognera del “neoliberismo”, pensiero unico dominante, deve essere innanzitutto chiarito che dette riforme, obiettivo ultimo e non rinunciabile di Matteo Renzi, non sono di alcuna utilità per il popolo italiano, ma servono soltanto agli interessi economici della “finanza”, cioè delle banche e delle multinazionali, alle quali Renzi, come in genere l’intera classe politica, si è da tempo asservito. 

In proposito è molto importante sottolineare che la “finanza” possiede una “ricchezza fittizia”, costituita da “prodotti finanziari”, ed in particolare da “derivati” ad alto rischio per la Collettività, che ha raggiunto dimensioni stratosferiche. 

E’ stato valutato che, nel 2010, il valore dei “derivati” in circolazione nel mondo ammontava a 1,2 quadrilioni di dollari, mentre il prodotto interno lordo di tutti i paesi del mondo arrivava a mala pena a 60 trilioni di dollari. La situazione odierna è certamente molto più grave, ma ciò che è da porre in evidenza è che la “finanza”, avendo in mano, quasi per intero, tutta questa “ricchezza fittizia”, è in grado di determinare, essa sola, il livello dei prezzi delle materie di maggior consumo, il valore delle singole imprese (aziende, industrie, banche, ecc.) e il livello dei tassi di interesse sul debito pubblico e privato. Ne consegue che i destini dei singoli e dei popoli sono finiti nelle loro mani. 

Questa “ricchezza fittizia” è stata costruita grazie al “sistema della creazione del danaro dal nulla” da parte delle banche private, le quali sono state autorizzate dalla legge a trasformare i propri diritti di credito (derivanti da prestiti a clienti), in “titoli commerciabili”, cioè in “obbligazioni” il cui valore dipende dal fatto, certamente aleatorio, che il debito sia pagato. Questo “sistema” cosiddetto dei “derivati” si è ben presto esteso a qualsiasi “strumento finanziario” che faccia “derivare il proprio valore” da quello di altre attività, quali merci, valute, crediti, titoli, indici finanziari o addirittura eventi sportivi, corse di cavalli, gare di calcio, ecc. Si tratta in sostanza di “scommesse” sul verificarsi di un determinato evento. Un vero e proprio assurdo. 

Le leggi che rendono legittimi questi “strumenti finanziari” sono state emanate, dapprima negli Stati Uniti, e poi man mano in molti Stati dell’Occidente. In Italia, la legge n. 448 del 2001 (finanziaria 2002) autorizza gli enti locali a pareggiare i propri bilanci con i “derivati”, che la legge stessa denomina “swap”. La legge n. 130 del 1999, disciplina precisamente la “cartolarizzazione dei diritti di credito”, cioè di un particolare tipo di derivati che fanno derivare il “valore” economico del titolo stesso dal “pagamento” o dal “mancato pagamento” dei “debiti cartolarizzati”. Ci sono poi numerose leggi dei governi Berlusconi, che riguardano “la cartolarizzazione delle vendite degli immobili pubblici”, il cui valore economico deriva dal fatto che detti immobili “siano venduti” o restino “invenduti”; ci sono ancora leggi che prevedono un’altra forma di “derivati”, i “project bond”, il cui “valore” deriva dal fatto che la costruzione di una determinata opera pubblica “produca” o “non produca” un aumento di valore degli immobili circostanti, e l’elenco, lo si creda, potrebbe continuare a lungo. Questi “titoli commerciabili” sono in sostanza delle obbligazioni, per così dire, “a rischio”, il cui valore, come si è appena detto, deriva dal verificarsi o meno di determinati eventi, e servono per “trasferire” sugli acquirenti” il “rischio” insito nel titolo stesso. Se, poi, con detti titoli si pareggiano i bilanci di una banca che non può fallire, ovvero un ente pubblico territoriale, è chiaro che il rischio viene direttamente trasferito sulla collettività. 

Tutto questo avviene a livello mondiale. La situazione, tuttavia, è ancora più grave in Europa, nella quale dirige le operazioni la cd. “troica”, che è formata: dalla BCE, composta da 18 banche centrali “private”, dalla Commissione Europea (completamente asservita ai voleri della finanza) e (non si sa bene a quale titolo) dal Fondo Monetario Internazionale, formato da 12 banche “private” di primaria importanza, tra le quali la Rothschild, la Goldman Sachs, la J. P. Morgan, e da una moltitudine di altre banche private tra loro collegate e in genere dipendenti dalle banche maggiori. Questo organismo, sotto la spinta autoritaria della Bundesbank, che è la più forte delle banche centrali europee, impone agli Stati membri del sud Europa una “politica di austerità”, al fine dichiarato, ma assolutamente menzognero, di diminuire il debito pubblico, che poi, con altra menzogna, viene fatto ritenere come conseguente ai “costi dello stato sociale”, e non, come realmente è, agli alti “tassi di interesse” imposti dai mercati sui titoli del debito pubblico. E si noti al riguardo che i paesi del nord Europa, e specie i paesi scandinavi (che sono portati a modello) spendono per i servizi pubblici essenziali di gran lunga molto più dell’Italia e, in genere, dei Paesi del sud Europa. In effetti, non può sfuggire all’opinione pubblica che l’imposizione della politica di austerità, facendo tagliare le spese e facendo diminuire gli investimenti in attività produttive, comporta una “aumento” e non una “diminuzione” del debito pubblico, visto che si tratta di un rapporto tra debito e PIL. Come se ciò non bastasse, questo Organismo impone agli Stati del sud Europa anche i cd. “compiti a casa”, l’obbligo cioè di attuare riforme che, anziché far crescere l’economia con investimenti produttivi, la fanno andare in recessione aumentando la disoccupazione. 

E qui viene in evidenza l’altro strumento che, oltre la “creazione del danaro dal nulla”, utilizza la “finanza”: le “privatizzazioni” dei beni pubblici in proprietà collettiva del popolo, le quali sono presentate come” vantaggiose” per gli interessi degli Italiani, in quanto servono a pareggiare i bilanci pubblici. Si tratta, invece, di strumenti menzogneri e micidiali, poiché recidono il legame tra un’industria, o un altro bene produttivo, ed il territorio, facendo in modo che questo bene, che apparteneva a tutti i cittadini e che è stato venduto a un solo soggetto, di solito straniero, vaga per il mondo come vaga il suo titolare con la conseguente “delocalizzazione” che provoca perdita dei posti di lavoro ed ulteriore miseria. 

Altra disastrosa menzogna è quella che riguarda la proclamata bontà delle “liberalizzazioni”, anch’esse volute da questa specie di Europa che Europa non è, le quali sono invece dannosissime per l’Italia, poiché pongono in concorrenza aziende ed industrie dei paesi del sud Europa, e soprattutto italiane, con aziende ed industrie straniere, come quelle tedesche, che godono dei favori del mercato, e quindi godono di una posizione di vantaggio (posizione economica dominante), e agiscono spesso violando impunemente i Trattati internazionali e quelli dell’Unione Europea. 

Non può sfuggire a nessuno che, In realtà, le “privatizzazioni” e le “liberalizzazioni” servono per far sì che la finanza possa trasformare in “beni reali” i beni “fittizi” creati dal nulla, possa cioè impunemente esercitare un’opera predatoria di rastrellamento dei beni reali esistenti, annientando la sua originaria funzione che era quella di investire, guadagnare sugli investimenti (il profitto) e aumentare l’occupazione. In altri termini, l’antico percorso “finanza-prodotto-finanza”, si è ora trasformato nel percorso “finanza-finanza”, con l’effetto di produrre ricchezza per pochi e disoccupazione, recessione e miseria per tutti coloro che non fanno parte della ristretta “oligarchia neocapitalistica”. 

Si capisce, a questo punto, che l’ultimo ostacolo che la finanza desidera fortemente superare per la realizzazione completa del suo “progetto politico” è costituito dall’esistenza in Europa delle Costituzioni del secondo dopoguerra, che tutelano i diritti fondamentali della persona umana e che impediscono le subdole operazioni delle quali si è detto. D’altro canto è da segnalare che già oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità, l’Organo dell’UE che elargisce i prestiti, gettando nella miseria e nella morte milioni di persone (vedi la Grecia), si avvale di taluni provvedimenti normativi che dichiarano i loro componenti “immuni da qualsiasi responsabilità penale, civile e amministrativa, ed immuni i loro archivi”, in modo che nessun giudice nazionale possa leggere i documenti in essi conservati. Questa “immunità” verrà estesa a tutti gli operatori economici e finanziari con la firma, già promessa da Renzi, del Trattato Transatlantico tra Stati Uniti e UE (TTIP), di prossima sottoscrizione. 

Eppure, questo “deforme sistema economico finanziario” che è stato creato dal pensiero neoliberista e attuato dall’oligarchia finanziaria, potrebbe essere facilmente smantellato, se si abrogassero le leggi incostituzionali sinora emanate in materia dai singoli Stati e, per quanto ci riguarda, si applicasse il sistema dell’”economia mista” previsto dalla Sezione terza della Parte prima della vigente Costituzione repubblicana. 

Ma, ovviamente, i governi Europei, ed in particolare i nostri, del tutto asserviti alla finanza, si guardano bene dall’applicare le proprie Costituzioni e fanno di tutto per distruggerle. Infatti, da noi, le modifiche costituzionali oggetto di referendum servono proprio per fare in modo che una ristretta cerchia di elettori, che potrebbero costituire anche solo il 20 o 25 per cento dell’elettorato attivo, possa, mediante il sistema del ballottaggio previsto dall’attuale legge elettorale, detta “Italicum”, avere la stragrande maggioranza dei seggi in Parlamento, e, essendo stato il Senato reso del tutto passivo ed imbelle dalla stessa riforma, attuare agevolmente “ulteriori modifiche” anche della parte prima della Costituzione, cancellando persino i “diritti fondamentali” che più insidiano gli interessi della finanza, come il diritto alla salute, all’istruzione, alla ricerca scientifica e tecnologica e così via dicendo. 

E’ opportuno comunque ricordare che tutti i provvedimenti legislativi approvati nel corso del governo Renzi hanno questa incredibile caratteristica: sono a favore della finanza internazionale (soprattutto statunitense e tedesca) e sono contro gli interessi del Popolo italiano, contro la salute dei cittadini e contro l’ambiente. Per esser brevi, citiamo soltanto l’art. 1 del decreto “Sblocca Italia”, nel quale si legge che “in caso di motivato dissenso da parte di un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storico o artistico o alla tutela della salute e della pubblica utilità, la questione, in deroga all’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche e integrazioni, è rimessa alla decisione del Commissario, che si pronuncia entro quindici giorni”. Il che vuol dire che l’interesse all’esecuzione dell’opera (molto spesso inutile o dannosa) prevale sulla tutela del territorio, della salute e dell’incolumità dei cittadini. Si potrebbero peraltro citare una serie interminabile di provvedimenti che vanno in questo senso: si pensi al “Jobs Act”, che ha eliminato con un tratto di penna i diritti dei lavoratori conseguiti dopo decenni di lotta, alla “buona scuola”, che affida tutto a un “manager” e privilegia le scuole dei ricchi al posto di quella pubblica di tutti, alla “riforma della P. A.”, la quale, tra l’altro, ha disposto che il principio del “silenzio assenso” valga anche per le zone vincolate, mentre ha tolto autorità alle Soprintendenze, accorpandole e sottoponendole al Prefetto. 

Ciò detto si capisce che Renzi dice il vero quando annuncia che, se perdesse il referendum, lascerebbe la politica: egli, evidentemente, ha assicurato ai suoi sostenitori “finanziari” che avrebbe cancellato la nostra Costituzione Repubblicana. Cosa che, come si è visto, è resa possibile attraverso la modifica costituzionale in esame in rapporto alla nuova legge elettorale detta Italicum. Una combinazione di leggi che consegnerebbe il Parlamento ed il Paese ad una minoranza, divenuta, per la “magia” delle modifiche renziane, una “maggioranza fittizia”, facilmente manovrabile dal Capo del governo. 

Ecco allora che si rende necessaria la battaglia referendaria che sta per iniziare: dire chiaramente NO a questa riforma costituzionale ed a questa legge elettorale rappresenta un dovere per ogni cittadino Italiano ed una necessità improrogabile per l’interesse dell’intero nostro Paese.

Paolo Maddalena (Vice Presidente Emerito della Corte costituzionale)

venerdì 5 febbraio 2016

Fusione ACEA ATO2 e ATO5, lettera ai Sindaci.

Coordinamento Acqua Pubblica Provincia di Frosinone
Coordinamento Romano Acqua Pubblica


Retuvasa condivide i propositi dei coordinamenti per l'acqua pubblica di Roma e Frosinone espressi nella lettera di seguito pubblicata. La stessa è stata inviata al sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, con preghiera di inoltro ai colleghi del Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, auspicando una presa di posizione comune in tal senso all'assemblea dei sindaci dell'ATO 2 che si terrà lunedì 8 febbraio 2016.


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Lettera ai Sindaci

Caro Sindaco,

il prossimo lunedì 8 febbraio si riunirà la conferenza dei sindaci dell'ATO 2: unica sede, al momento, nella quale le amministrazioni locali possono dire la propria sulla gestione del servizio idrico nei propri territori.
All'ordine del giorno ci saranno dei temi straordinariamente importanti, tra i quali l'approvazione della nuova Carta dei servizi e il pronunciamento sull'istanza di fusione, avanzata da ACEA ATO 2 S.p.A., per incorporare ACEA ATO 5 S.p.A., gestore della provincia di Frosinone, controllato per il 96% da ACEA S.p.A.
Su questi due punti le chiediamo di riflettere bene prima di esprimere il suo voto poiché dalle decisioni prese in quella sede sarà difficile tornare indietro.
La fusione tra ACEA ATO 2 e ACEA ATO 5 può sembrare una mera riorganizzazione societaria, ma è in realtà un primo passo per la conquista da parte di ACEA S.p.A. di tutto il centro-sud, progetto a più riprese indicato come un obiettivo prioritario dal management di ACEA.
Il fatto che l'acqua possa essere gestita da una grande multiutility monopolista non garantisce affatto quelle “economie di scala” tanto spesso citate ma garantirebbe senz'altro una drastica riduzione del potere di indirizzo e controllo delle scelte del gestore da parte degli enti locali, ai quali rimarrebbe peraltro in campo la responsabilità politica nei confronti dei propri cittadini.
Crediamo quindi che, prima delle valutazioni tecniche sulla gestione “targata” ACEA, ci sia un'elementare valutazione che attiene alla democrazia e al ruolo politico degli enti locali che, evidentemente, non può abdicare su un punto essenziale come l'acqua.
Alcuni elementi tecnici, però, vanno presi in considerazione.
ACEA S.p.A. è un'azienda quotata in borsa che, in quanto tale, ha come priorità gli interessi degli azionisti. I decenni di gestione ACEA S.p.A. hanno, di fatto, visto aumentare le tariffe, rallentare gli investimenti e diminuire l'attenzione all'utenza. Questo ha determinato nell'ATO 5, con il quale si propone la fusione, lamessa in mora del gestore ACEA ATO 5 S.p.A. per inadempienze contrattuali e l'avvio della procedura di risoluzione contrattuale.
Ma nella stessa ACEA ATO 2 diversi comuni lamentano da anni la lentezza degli investimenti e la qualità del servizio, dalla presenza di arsenico nell'acqua nei castelli romani, ai depuratori non a norma in diverse zone della provincia. Sull'argomento è stata condotta anche un'inchiesta, pubblicata dall'Espresso, che mette in luce anche il legame tra alcuni appalti di ACEA S.p.A. e alcune ditte toccate da inchieste della magistratura. Ultima multa in ordine di tempo la sanzione di 1,5 milioni di euro imposta dall'Antitrust ad ACEA ATO 2 per pratiche commerciali scorrette, che ricalca altri provvedimenti simili che più volte hanno colpito l'azienda.
Oltretutto una fusione nel Lazio in questo momento è quantomai inopportuna essendo in vigore la Legge 5/2014, che prevede la riorganizzazione del servizio idrico sulla base di nuovi Ambiti di Bacino Idrografici individuati sulla base delle caratteristiche idrografiche e strutturali del territorio, per la quale è statapresentata una legge di iniziativa consiliare (n°2 38) che deve essere discussa prossimamente dal consiglio regionale. Tale quadro è evidentemente in contrasto con l'ipotesi di una gestione unica per le provincie di Roma e Frosinone.
In votazione sarà posta anche la nuova carta dei servizi di ACEA ATO 2, che, di fatto, regolerà i rapporti tra utente e gestore nei prossimi anni, aldilà della volontà politica delle singole amministrazioni comunali. Nella bozza predisposta dalla Segreteria tecnica operativa (STO) permane un aspetto pienamente incontrasto con il diritto umano all'acqua sancito dall'ONU nel 2010, diritto che gli amministratori locali non possono ignorare. In un articolo si conferma infatti la possibilità di effettuare il distacco completo per morosità, lasciando all'azienda mano libera anche sui tempi di preavviso e prevedendo per l'utente moroso che, in ogni caso, potrà vedere riallacciata l'acqua solo dopo aver saldato tutto il debito pregresso, più una penale aggiuntiva. Peraltro nella procedura descritta in caso di distacco idrico per morosità permangono le stesse criticità alla base della multa dell'antitrust sopra citata, mettendo di fatto un'ipoteca su eventuali provvedimenti futuri.
E' quindi necessario che la carta venga emendata affinché sia garantito il flusso minimo vitale anche agli utenti morosi e per superare quelle “pratiche commerciali scorrette” già costate milioni di euro di multa agli utenti. In allegato delle proposte di modifica.
E' inoltre necessario soffermarsi sui meccanismi democratici della conferenza dei sindaci dell'ATO 2, nella quale il Comune di Roma ha un peso decisivo che, di fatto, si traduce in un potere di veto su qualsiasi decisione. Non è secondario che tale amministrazione sia al momento commissariata, pertanto delle decisioni “straordinarie” come una fusione societaria o il cambiamento di una carta dei servizi in vigore da oltre 10 anni, non possono essere prese da un'istituzione che ha compiti di gestione ordinaria.
Per tutti i motivi illustrati chiediamo ad ogni sindaco di esprimere voto contrario all'istanza di fusione e di approvare la carta dei servizi solo se questa conterrà la garanzia del flusso minimo vitale anche agli utenti morosi.

Rimaniamo a disposizione per ogni chiarimento.
4 febbraio 2016




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Proposta di modifica regolamento

L'Utente può chiedere prima della scadenza la rateizzazione di bollette relative a consumi superiori al proprio consumo medio, oppure aventi per oggetto conguagli, attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza.
Proposta di Modifica E.4 RATEIZZAZIONE BOLLETTE

L'Utente può chiedere la rateizzazione di bollette attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza, e comunque nel rispetto dellaCarta dei servizi regionale del Lazio che prevede il diritto alla rateizzazione, stabilendo un numero di rate minimo (pari almeno al numero di bollette pagate dall'ultimo conguaglio) e il dovere di adeguare il piano di rateizzazione su richiesta dell'utente, rispettando “l'obbligo di solidarietà”. Eventuali conguagli dovranno essere ripartiti su tante bollette successive per quante sono state le bollette emesse nel periodo di riferimento del conguaglio.

E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
Il distacco per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. Il distacco per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
il Gestore si riserva la facoltà di adottare modalità e tempistiche di sollecito di pagamento e di preavviso di distacco differenziate in relazione alla regolarità nei pagamenti dimostrata dall’Utente durante il periodo di vigenza contrattuale, ferme restando le condizioni minime previste dalla normativa vigente e dal presente Regolamento
Il distacco per morosità non avviene per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato.
L'Utente moroso non può pretendere risarcimento di danni derivanti dalla sospensione dell'erogazione.
In caso di fornitura già sospesa deve essere pagato, sia per il distacco che per il riallaccio, l'importo riportato nell'articolo E.10 "Addebiti vari e penali per l’utente". L'importo viene addebitato sulla prima fattura di consumo emessa dopo il riallaccio.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco.

Proposta di Modifica E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
Nel rispetto della risoluzione approvata dall'Onu il 28 Luglio 2010, che ha dichiarato l'accesso all'acqua potabile e all'igiene un diritto umano, quantificando nei 50 litri al giorno a persona stimati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità il “flusso minimo vitale”, il gestore si riserva il diritto di procedere, in caso di morosità, alla riduzione del flusso idrico, fino a un minimo di 50 litri al giorno per persona residente collegata all'utenza morosa.
In ogni caso tale procedura non viene attivata per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato, e in caso di abituale dimora presso l''utenza in questione di minori, anziani, malati, disabili e di categorie comunque svantaggiate o in caso di morosità incolpevole certificata dai servizi sociali del comune.
La riduzione di flusso per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. La riduzione di flusso per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
Fermo restante il termine minimo di 20 giorni con i quali l'utente è preavvisato di tale riduzione di flusso, accompagnato dal duplicato della fattura non pagata” (DPCM 29 aprile 1999 - Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato), il gestore dovrà informare il destinatario effettivo della misura del giorno esatto in cui questa avverrà”. Questo nel rispetto del Codice del consumo (d.lgs. 6.9.2005, n. 206), in particolare rispetto ai princìpi di «diligenza professionale» e alla tutela del «consumatore medio», in virtù dei quali Acea Ato2 è stata sanzionata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con il provvedimento nei confronti di Acea Ato 2 n°19618, confermato dal Tar del Lazio (886/2011) per aver adottata una pratica commerciale scorretta.
In caso di utenze condominiali il gestore, dovrà rispettare quanto previsto dall'art. 18 della legge n. 220/2012 (Modifiche delle disposizioni per l'attuazione del codice civile) che prevede che “i creditori non possono agire nei  confronti degli  obbligati  in regola  con  i  pagamenti,  se  non  dopo  l'escussione degli  altri condomini”. Il gestore non potrà dunque intevenire sull'utenza condominiale, ma è tenuto a fare di tutto per recuperare da ciascun utente le fatture pregresse.
Per eventuali danni subiti dall'utente a seguito di riduzione di flusso si rimanda alla normativa vigente.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco o avviato un piano di rateizzazione delle stesse.