Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 16 maggio 2016

Sulla sentenza del Consiglio di Stato FANFARE O PERNACCHIE?

Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone


La risonanza che sui media locali ha avuto la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell'Autorità d'Ambito non è solo ingiustificata ma soprattutto strumentale agli interessi di un gestore, ACEA ATO 5 S.p.A. che non ha mai tenuto fede ai propri obblighi contrattuali, assunti con la sottoscrizione della Convenzione di Gestione, ed agisce quotidianamente in danno dei cittadini  con pratiche estorsive e vessatorie che in altri territori (l'Ato 2 per essere precisi) sono state punite dall'Antitrust con multe di 1.500.000 euro.
Il Consiglio di Stato ha solo ribadito che la colpa per quanto avvenuto dal 2010 al 2013 è della ricorrente, cioè di quell'Autorità d'Ambito e di quei sindaci che in quattro anni non sono stati capaci di stabilire le giuste tariffe per l'effettivo servizio offerto da ACEA ATO 5 S.p.A.
E quali sarebbero state queste giuste tariffe?
Quelle che hanno portato a stabilire per il periodo 2006 – 2011 un conguaglio di 75.000.000 di euro?
Niente affatto.
Dal 2010 al 2013 l'Assemblea dei sindaci avrebbe dovuto determinare le tariffe a partire da quelle del 2006, sulla base dell'allora vigente “metodo normalizzato”, determinato cioè, per gli anni pregressi, dall'effettiva gestione effettuata dal privato e dagli effettivi investimenti fatti; mentre per gli anni correnti, con l'applicazione del coefficiente MALL, determinato dalla qualità dell'effettivo servizio reso.
La sentenza del 2011 con cui lo stesso TAR di Latina rigettava il ricorso di ACEA ATO 5 S.p.A. per la revoca delle tariffe approvate nel 2007 su questo era chiarissima.
Ma non solo i sindaci non hanno avuto il “cuore” di stabilire tariffe che avrebbero portato il gestore al fallimento, ma hanno scelto e per anni, di non decidere facendosi commissariare.
Nel frattempo sono cambiate le leggi ed al “metodo normalizzato”, nel 2013, è subentrato il nuovo metodo stabilito dall'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas ed il Servizio Idrico e  il commissario nominato dal TAR ha potuto fare in piena legittimità il suo sporco lavoro, ancora una volta, grazie all'Autorità d'Ambito e ai nostri sindaci.
Perché?
Perché questi signori, sino al 18 febbraio 2016 non hanno mai contestato formalmente ad ACEA ATO 5 S.p.A. le proprie inadempienze e pertanto, formalmente, il gestore era una sposa illibata dalla condotta immacolata cui non poteva non spettare un pieno ed integrale risarcimento.

Stabilito con questa ricostruzione senso e significato delle due sentenze, del TAR, prima e del Consiglio di Stato poi, questo significa che le colpe dei primi cittadini debbano ricadere sui secondi cittadini?
Neanche per sogno.
Il Comitato provinciale Acqua Pubblica, a differenze delle associazioni dei consumatori e delle organizzazioni sindacali che nella seconda metà del 2014 si sono improvvisamente accorte dell'emergenza “bollette acea” non si è mai sognato di contestare la legittimità “legale” del conguaglio 2006 / 2011.
Quello che il Comitato ha sempre contestato, unitamente alle altre innumerevoli ragioni di lagnanza, è l'impossibilità di ACEA ATO 5 S.p.A. di richiedere le somme pregresse nel rispetto delle condizioni di legge e delle regole stabilite dalla stessa Autorità.
La sentenza del Consiglio di Stato non incide pertanto sulla vertenza che contrappone i cittadini al gestore privato e il presentarla come una legittimazione delle pretese estorsive di questo gestore è solo uno sporco lavoro mediatico volto a correre in soccorso degli interessi del padrone.
Quello che deve preoccupare i cittadini e deve vederli mobilitare non è certo il cappello d'asino con cui i loro sindaci sono stati messi dietro la lavagna, ma quello che il governo nazionale sta preparando per la qualità della loro vita.
Con il decreto Madia sta per essere varato il Testo Unico dei Servizi Pubblici Locali a rilevanza economico generale con cui, non solo l'acqua, ma tutti i servizi, dai rifiuti ai trasporti, saranno ceduti ai privati negli stessi termini con cui sul nostro territorio l'acqua è stata data ad ACEA.
Con il  decreto Madia cesseremo di essere cittadini portatori di diritti per essere ridotti a servi nelle mani dei signori cui pagare la decima per poter accede all'acqua e a qualunque servizio.
Quello di cui si devono preoccupare i cittadini è un Parlamento che ubbidisce ai diktat del governo stravolgendo la legge di iniziativa popolare con cui nel 2007, 406.000 cittadini stabilivano la gestione pubblica dell'acqua.
Quello di cui si devono preoccupare i cittadini è di un governo che spudoratamente cancella in un colpo solo la volontà di 26.400.000 cittadini che nel 2011 hanno espresso la loro volontà sovrana con i referendum.
Quello di cui si devono preoccupare i cittadini è di una giunta regionale Zingaretti che si genuflette agli interessi di ACEA S.p.A. ed ai voleri del governo nazionale, tradendo la propria legge regionale n. 5/2014, approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale.
Di questo si devono preoccupare i cittadini, preoccupare ed alzarsi in piedi.
Cominceremo a fine maggio, chiamando a raccolta tutti coloro che non ci stanno e sotto la Prefettura alimenteremo un grande falò con le fatture di ACEA, perché il colore ed il calore della nostra rabbia e della nostra determinazione arrivi sino a Roma. 

Lettera ai candidati alle prossime elezioni amministrative





Le candidature per le elezioni amministrative ormai sono state presentate (Sindaci, consiglieri, ecc.), per questo ci rivolgiamo a quanti chiedono il voto alle elettrici e agli elettori per porre una domanda precisa. Chiediamo di sapere quale sarà il loro atteggiamento sulle modifiche negative della Costituzione che il governo ha voluto fare approvare ad ogni costo dal parlamento e di informarne pubblicamente le elettrici e gli elettori. Il governo ha sottoposto i Comuni a vincoli di bilancio sempre più stringenti che ne restringono l'autonomia reale e ora con la norma inserita in questa pessima modifica della Costituzione viene riservato al governo nazionale il diritto di decidere comunque sull'effettuazione di grandi opere dichiarate di interesse nazionale, anche di fronte alla contrarieta' delle popolazioni locali e dei Comuni. L'accentramento è evidente. Queste pessime modifiche della Costituzione portano alla sottrazione di poteri alle Regioni e anche ai Comuni. Chi si candida ad amministrare Città e Comuni ha il dovere di scegliere fin da ora la sua collocazione rispetto alle modifiche negative della Costituzione volute dal governo Renzi e all'approvazione dell'Italicum, legge elettorale che ripercorre le orme del Porcellum, la pessima legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima. La nuova legge elettorale, che e' in stretto rapporto con le modifiche della Costituzione, serve essenzialmente a garantire che il governo abbia un premio di maggioranza tale da garantirgli ad ogni costo la possibilità di fare approvare i suoi provvedimenti tenendo anche conto che i deputati sarebbero in gran parte nominati. Il risultato di queste modifiche porta al passaggio da una repubblica parlamentare ad un altro sistema istituzionale e decisionale centrato sul potere del governo e in particolare del suo capo. Per questo chiediamo ai candidati di esprimersi con chiarezza sui referendum sulle modifiche della Costituzione e per l'abrogazione delle norme peggiori dell'Italicum, dichiarando il loro appoggio alle iniziative referendarie per respingere questi provvedimenti e sostenendo la raccolta delle firme per preparare un chiaro pronunciamento a partire dal No nel prossimo referendum costituzionale.


Per aderire inviare una email a segreteria@iovotono.it

Verso la prima Conferenza nazionale di No Austerity. Intervista a Fabiana Stefanoni

Rafforzare l'unità di classe contro governo e padroni 


a cura della redazione web del Pdac
Il 28-29 maggio si svolgerà a Firenze la prima conferenza nazionale per delegati di No Austerity. Ne parliamo con Fabiana Stefanoni, del coordinamento nazionale di No Austerity.

Il coordinamento No Austerity esiste da tre anni e ha visto crescere nel corso del tempo le adesioni, diventando di fatto l'unica realtà di coordinamento nazionale tra esperienza di lotta di diversa appartenenza sindacale. Nel corso di questi anni avete organizzato varie assemblee. Da dove nasce la decisione di organizzare una Conferenza nazionale per delegati?
L'esigenza di un salto di qualità nel coordinamento No Austerity è emersa con forza negli ultimi mesi all'interno del coordinamento. In questi anni abbiamo promosso campagne importanti (penso in particolare alle campagne contro l'accordo sulla rappresentanza e contro la repressione nei luoghi di lavoro), abbiamo costruito strumenti nuovi di intervento nella lotta di classe (come l'esperienza straordinaria delle Donne in lotta, per promuovere una battaglia contro il maschilismo) e abbiamo sempre organizzato attivamente la solidarietà a tutte le principali lotte, basandoci sul principio della solidarietà di classe, indipendentemente dalle diverse appartenenze sindacali o politiche. Abbiamo infine sentito l'esigenza di fare qualche cosa di più: pensiamo che No Austerity sia pronto per fare un passo in avanti, per diventare un soggetto in grado anche di farsi promotore di iniziative di lotta e mobilitazione.
Nei testi che avete proposto alla discussione si parla di costruire un "organismo con propria soggettività e capacità di intervento". Che cosa significa esattamente?
In realtà non sono in grado di rispondere ora a questa domanda: questo argomento sarà proprio tema di discussione della due giorni di Conferenza che si svolgerà a Firenze il 28 e 29 maggio. Posso solo dire che si tratta dell'esigenza di cambiare la nostra modalità di azione e organizzazione. In questi anni abbiamo sempre promosso e organizzato anzitutto la solidarietà alle lotte operaie e sindacali, favorendo l'unità di base tra i lavoratori, per contrapporci alle tendenze burocratiche alla frammentazione e all'isolamento delle lotte. Ci siamo opposti alle tante tendenze autoreferenziali e settarie degli apparati sindacali, favorendo, col nostro impegno in prima persona, l'unità tra le lotte di categorie e sindacati differenti. Ora vogliamo provare a "investire" le energie accumulate in un soggetto che sia in grado anche di promuovere lotte, non solo di portare solidarietà alle lotte già esistenti.
Avete sempre detto che No Austerity non è né un sindacato né un partito. Continuerà in questa direzione?
No Austerity non è né un sindacato né un partito, né pretende di diventarlo. Riunisce realtà sindacali, operaie e di lotta ognuna delle quali ha la propria appartenenza sindacale. Al contempo, all'interno di No Austerity ci sono diverse sensibilità politiche (pur a partire da alcune discriminanti, come il classismo e la lotta contro maschilismo, razzismo e omofobia). Nessuna delle realtà e dei singoli attivisti che aderiscono a No Austerity ha intenzione di rinunciare alla propria appartenenza sindacale o politica. Tuttavia, chi partecipa al coordinamento sa che per respingere gli attacchi padronali e del governo non bastano né i sindacati oggi esistenti né le organizzazioni politiche. Bisogna superare la tendenza alla frammentazione e all'isolamento delle lotte, per costruire un ampio fronte di classe. Purtroppo constatiamo che spesso, invece, da parte delle direzioni sindacali, incluse quelle dei sindacati conflittuali e di base, prevalgono tendenze opposte: autoreferenzialità, settarismi, persino contrapposizioni grottesche nei momenti più acuti dello scontro di classe. Tutto questo ostacola le lotte, che restano isolate e quindi deboli di fronte agli attacchi dei padroni e del governo. Il nostro scopo è creare uno strumento per rafforzare l'unità di classe, indipendentemente dalle "sigle" di appartenenza.
La realtà del sindacalismo conflittuale in Italia soffre in effetti di molte divisioni e settarismi, molte volte incomprensibili: basta pensare all'incapacità spesso di dare vita persino a scioperi e manifestazioni unitarie. Voi avete fatto molto in questi anni, promuovendo un'unità dal basso che è riuscita a rompere vari steccati. Pensi sarà possibile veramente superare le tendenze autoreferenziali del sindacalismo nostrano? 
Penso che l'esperienza di No Austerity in questi anni ci dimostri che rompere certe logiche è possibile, purché la parola passi alla base, agli attivisti che lottano tutti giorni in fabbrica, nei luoghi di lavoro, nei movimenti. L'operaio, la lavoratrice, l'immigrato che tutti i giorni si scontrano con l'arroganza padronale e dei dirigenti in fabbrica e nei luoghi di lavoro sanno, nel vivo della loro esperienza, che solo uniti si vince, mentre divisi si perde. E' su queste basi che è cresciuto in questi anni il coordinamento, con l'adesione di realtà di fabbrica e di lotta sempre più numerose. E' un patrimonio importantissimo che penso abbia la forza di tramutarsi in un progetto di lotta di più ampio respiro. Anche su questo ci confronteremo a Firenze.
Molti obiettano che oggi si respira un clima di sconforto e di resa in tanti luoghi di lavoro. Pensi che sia possibile invertire la rotta?
Prima di tutto penso sia importante anzitutto precisare che ci sono settori nei quali le lotte sono vivaci. Penso, per citarne solo alcune, alle recenti lotte dei facchini della Gls a Bergamo, agli scioperi delle operaie della Montrasio ad Agrate Brianza, alle mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio ad Acerra, agli scioperi nel settore dei trasporti. Però è vero: se consideriamo la pesantezza dell'attacco padronale e del governo, la risposta di lotta è sicuramente insufficiente. Credo che la capitolazione di tanti sindacati tradizionalmente conflittuali all'accordo della vergogna abbia contribuito a creare questo clima. Penso anche che il peso dei grandi apparati sindacali burocratici sia ancora, purtroppo, molto forte e, al contempo, il sindacalismo di base sia troppo frammentato e diviso per offrire un'alternativa di lotta credibile. Tutto ciò sicuramente contribuisce a rallentare le lotte.
Ma l'esperienza storica ci insegna che le cose possono cambiare molto rapidamente, tanto più in una fase come quella attuale, in cui la crisi capitalistica non accenna ad arretrare. Penso che con No Austerity stiamo costruendo e innalzando delle vele robuste: quando il vento delle lotte ricomincerà a soffiare anche le vele si gonfieranno. Per questo è importante rafforzare ora questo strumento di organizzazione e unità della classe.
Per concludere, c'è qualche esperienza che ritieni particolarmente importante nel percorso di No Austerity in questi tre anni?
Abbiamo portato avanti tante importanti battaglie, che sono in alcuni casi riuscite a ottenere risultati significativi: penso per esempio al successo della campagna contro l'accordo della vergogna, che ha contribuito a limitare la capitolazione di una parte del sindacalismo di base a questo accordo nefasto, che cancella il diritto di sciopero e di azione sindacale conflittuale in genere.
Inoltre penso sia stato molto importante aderire alla Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta, che ci ha permesso di coordinarci con tanti sindacati e comitati di tutto il mondo, costruendo campagne su scala mondiale. Anche a Firenze avremo una rappresentanza internazionale.
Ma vorrei citare qui in particolare il lavoro straordinario che stanno facendo le Donne in Lotta di No Austerity: un tentativo di organizzare le donne della nostra classe in una battaglia quotidiana contro sfruttamento e maschilismo. Il maschilismo, come il razzismo, divide la classe lavoratrice, a tutto vantaggio dei padroni e dei loro rappresentanti. Per questo credo che la battaglia che le Donne in Lotta stanno facendo contro il maschilismo, anche all'interno delle organizzazioni del movimento operaio, sia una battaglia centrale. A Firenze parleremo molto anche di questo.

domenica 15 maggio 2016

Quel pasticciaccio brutto dei 75 milioni di Acea

a cura di Luciano Granieri



L’organo di stampa di Acea,  il quotidiano “il messaggero”,   attraverso un articolo pubblicato in prima pagina sull’edizione di Frosinone del 13 maggio scorso, annuncia che  i 75  milioni reclamati come conguagli tariffari  per il periodo 2006-2011 dalla multiutility  -il cui vero azionista di maggioranza, al di là  delle quote azionarie, è lo stesso proprietario del quotidiano romano -  sono dovuti. Il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso dell’autorità d’ambito, cioè l’organo di controllo composto dai sindaci e presieduto dal Presidente della Provincia Antonio Pompeo,  conferma quanto deliberato in prima istanza dal Tar del Lazio di Latina  attraverso il commissario ad acta Egidio dell’Oste. Ovvero che  Acea avrebbe dovuto  incassare la cifra di 75 milioni di euro quale differenza fra quanto incamerato con la  tariffa provvisoria per il periodo 2006-2011- in vigore perché la Conferenza dei Sindaci  ha sempre rinviato la discussione sulla determinazione del piano tariffario -   e l’importo imposto dallo stesso commissario ad Acta Dell’Oste nel 2013.  Come  è noto i 75 milioni attualmente gravano sulle  bollette dei cittadini. Non solo,  l’house organ di Acea,  denuncia come proprio i Primi Cittadini, componenti l’autorità d’ambito, abbiano  deciso di far pagare il conguaglio agli utenti.  Acea  infatti aveva proposto ai sindaci di scalare l’importo sui canoni concessori che il gestore doveva ai Comuni. In pratica per Acea la colpa è solo dei sindaci, i quali, in primo luogo hanno di fatto rinunciato a decidere  la  tariffa,  lasciando l’incombenza al commissario ad acta  Dell’Oste, poi hanno respinto al mittente  la proposta di non caricare il conguaglio sui cittadini attraverso le bollette, ma a scalarlo dal  pagamento dei  canoni dovuti ai Comuni. Che i  componenti dell’autorità d’ambito (Presidenti di Provincia e sindaci alternatisi dal  2010 ad oggi )  abbiano notevoli responsabilità su questa vicenda è un fatto ampiamente riconosciuto, da questo punto di vista Acea non rivela niente di nuovo.  Tutto ciò  suscita la reazione piccata di Giuseppe Patrizi, in passato vice Presidente,  poi sostituto  Presidente  della Provincia e  dell’autorità d’ambito. Patrizi    dalle colonne del giornale “La Provincia Quotidiano” spiega che i sindaci non hanno voluto accettare il compromesso con Acea, per ragioni di cassetta elettorale e perché, sottintende, intimoriti dalla popolazione allora sobillata dai movimenti per l’acqua. Cesidio Vano, autore del pezzo sulla “Provincia Quotidiano” supporta la tesi di Patrizi, ammonendo che se non si fosse andati al muro contro muro con Acea, si sarebbe potuto risparmiare ai cittadini l’esborso dell’odiato conguaglio, Riportiamo , per chiarezza l’articolo:

  

Acea, ecco chi e perché ha voluto che i 75 milioni finissero nelle bollette


CESIDIO VANO 
«E’ vero, c’era una proposta della Sto e dell’Acea per chiudere la vicenda dei 75 milioni di euro di conguaglio con un accordo che avrebbe compensato le somme pretese dal gestore idrico e quelle vantate dell’Ato5 per i canoni di concessione non pagati. Ma non avemmo la forza di approvarla»: a parlare è Giuseppe Patrizi, commissario straordinario della provincia di Frosinone fino ad ottobre 2014, che presiedeva l’Ambito territoriale quando fu esaminata la possibilità di chiudere tutti i contenziosi con il gestore idrico Acea Ato5 spa senza far finire in bolletta il maxiconguaglio e quindi senza far cacciare agli utenti un centesimo in più rispetto alla normale tariffa.
«Oggi ammetto che sono rammaricato per non aver fatto quella scelta. Ma, all’epoca, non la potevamo fare, perché la gente non avrebbe capito. Quanto il Commissario ad acta stabilì che c’erano 75 milioni di euro da dare ad Acea, c’era una soluzione per non gravare sulle tasche dei cittadini: spalmare quei soldi per tutti gli anni di durata della convenzione (fino al 2032) e pagare una rata variabile ogni anno con le economie sul canone di concessione».
Qui proviamo a spiegare noi: l’Acea paga ogni anno un canone all’Ato5 che serve per saldare i mutui contratti dai comuni per realizzare fogne, acquedotti e depuratori. Tale somma è costante per la durata della concessione ma i mutui man mano si estinguono, quindi ci sono somme che restano a disposizione di Ato e comuni con le quali si poteva pagare man mano il debito.
«Però – dice Patrizi -, con i sindaci della Consulta non ce la sentimmo di intraprendere questa strada. I cittadini, i comitati ed anche molti sindaci non capirono. Per loro non si doveva riconoscere nulla ad Acea, bisognava fare ricorso perché Acea aveva torto di sicuro e perché era inadempiente. Si continuava a dire che bisognava risolvere il contratto, altro che compensazione. E facemmo ricorso, benché Acea era disposta ad un accordo che chiudesse tutte le pendenze».
Con il senno di poi, si può dire che trovare un’intesa sarebbe stato un bene per tutti. Invece…
All’epoca nella Consulta sedevano i sindaci di: Frosinone (Nicola Ottaviani – membro di diritto); San Giorgio a Liri (Modesto Della Rosa); San Donato (Antonello Antonellis); Rocca d’Arce (Rocco Pantanella); Cassino (Giuseppe Golini Petrarcone); Alatri (Giuseppe Morini); Sora (Ernesto Tersigni) e Sgurgola (Antonio Corsi). E dissero di no.
Le parole di Patrizi, inoltre, permettono oggi di cogliere una realtà che diverse volte abbiamo cercato di rappresentare su queste colonne: nella complessa vicenda del servizio idrico in Ciociaria non sempre si è scelta la strada migliore e che maggiormente tutelasse i cittadini, ma si è più spesso preferito andare alla guerra santa contro Acea perché – si è reputato finora – è politicamente ed elettoralmente più redditizia. Su tali scelte, molte volte, ha pesato notevolmente il pressing fatto dai comitati per l’acqua pubblica, dai sit-in, dal tifo da stadio a cui si è assistito durante le sedute delle Conferenze dei sindaci.
Fare l’accordo con Acea avrebbe voluto dire rinunciare a tutte le cause; inoltre, in base ai calcoli della segreteria tecnica, i 75 milioni di conguaglio sarebbero stati ridotti a 69 ed a questi sarebbero stati sottratti i circa 24 milioni che Acea doveva per i canoni di concessione non pagati. Sarebbero rimasti circa 45 milioni di euro, i quali sarebbero stati ‘ammortizzati’ in 19 anni con le somme in più derivanti dagli stessi canoni, oltre ai 10,7 milioni della transazione del 2007 che pure si debbo pagare. Ai cittadini sarebbe costato zero.
La Consulta dei sindaci dell’epoca, però, disse ‘no’ ad ogni ipotesi d’accordo anche perché non voleva rinunciare a quelle somme in più; non voleva compensare con debiti i crediti vantati verso Acea, ovvero i soldi dei canoni, che invece i sindaci avevano iscritto in bilancio e che, se non fossero più arrivati, avrebbero potuto creare qualche difficoltà. La soluzione – e l’abbiamo scritto più volte su queste pagine – alla fine fu quella di far pagare direttamente ai cittadini, tramite le bollette, i 75 milioni (pieni) riconosciuti ad Acea per farsi poi riversare dallo stesso gestore i canoni arretrati.
Acea esattore dei Comuni e tanto rancore popolare in più, da cavalcare ad ogni campagna elettorale.
-----------------------------------------------------------------------
Ci pare francamente troppo. E' necessario a questo punto ricordare  a Patrizi e al suo cantore Cesidio Vano come si è evoluta la vicenda della tariffa, e le responsabilità di quella consulta d'ambito di cui Patrizi è stato presidente. Il video che segue, relativo ad un intervista realizzata con Severo Lutrario del Comitato Provinciale Acqua Pubblica nel 2014 è un primo contributo chiarificatore.


Qualora non fosse sufficiente il filmato, riportiamo quanto espresso dallo stesso Severo Lutrario sulle esternazioni di Giusppe Patrizi.
-----------------------------------------------
Il signor Patrizi, affatto rimpianto vice-presidente, prima, e sostituto presidente, poi, dell'Amministrazione Provinciale e, quindi, dell'Autorità d'Ambito, ovvero tra i principali responsabili di quanto avvenuto ed anche della vicenda del famosi 75 milioni, ha bisogno che gli vengono rammentati i fatti intervenuti tra il 2010 ed il 2013 e che hanno determinato la situazione attuale e che non sono certo imputabili alle scemenze urlate da qualche Masaniello preappenninico.
21 dicembre 2009
L’Assemblea dei Sindaci, con votazione unanime revoca, l’articolazione tariffaria approvata il 27 gennaio 2007, dispone la restituzione agli utenti delle somme non dovute e stabilisce l’avvio della procedura per la risoluzione della Convenzione di Gestione sottoscritta con il gestore.
8 aprile 2010
L'Assemblea dei Sindaci stabilisce l'applicazione provvisoria della tariffa 2005 sino alla definizione delle nuove tariffe
15 dicembre 2010
Acea ATO 5 S.p.A. diffida l'Autorità d'Ambito a definire le tariffe per gli anni 2006 – 2011 e a procedere alla revisione tariffaria per il triennio successivo
10 gennaio 2011
All'Assemblea dei Sindaci viene a mancare il numero legale
24 gennaio 2011
L'Assemblea dei Sindaci da mandato al Presidente e alla Segreteria Tecnica Operativa di predisporre le tariffe e di avviare le procedure per la risoluzione della Convenzione di Gestione sottoscritta con il gestore.
25 marzo 2011
Acea ATO 5 S.p.A. presenta ricorso al TAR di Latina perché imponga all'Autorità d'Ambito la determinazione delle tariffe.
22 aprile 2011
Con la sentenza n. 357 il TAR di Latina rigetta il ricorso di ACEA ATO 5 S.p.A. che aveva chiesto 40 milioni di danni ai Comuni dell’ ATO 5 per l’annullamento delle tariffe del 27 febbraio 2007
26 giugno 2011
Con sentenza n. 529 il TAR di Latina, accogliendo il ricorso di Acea ATO 5 S.p.A. del 25 marzo 2011 intima all'Autorità d'Ambito di determinare la tariffe per gli anni 2006 – 2011 e di provvedere alla revisione tariffaria per il successivo triennio (ribadendo nel merito quanto contenuto nella sentenza 357) ed avvertendo che in difetto avrebbe provveduto a nominare un commissario ad acta.
18 ottobre 2011
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
21 ottobre 2011
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
22 ottobre 2011
L''Assemblea dei Sindaci boccia un'ennesima mozione per la risoluzione della convenzione sottoscritta con il gestore ed al momento di determinare le tariffe viene a mancare il numero legale
25 ottobre 2011
Il prof. ing. Roberto Passino, nominato commissario dal TAR di Latina, avvia il procedimento per la determinazione delle tariffe
22 dicembre 2011
Il governo, con la legge 214, sopprime il CO.N.V.I.R.I. e ne trasferisce le competenze all'Autorità per l’energia elettrica e il gas.
08 marzo 2012
Il commissario prof. Ing. Roberto Passino determina la tariffa provvisoria per l'anno 2012
04 giugno 2012
Il commissario prof. Ing. Roberto Passino rinuncia all'incarico.
20 luglio 2012
Il Presidente del Consiglio dei Ministri con un decreto attribuisce all'Autorità per l’energia elettrica e il gas, ora Autorità per l’energia elettrica e il gas e il Servizio Idrico, le competenze per determinazione di un nuovo metodo tariffario del servizio idrico integrato e sulle tariffe idriche in generale.
06 agosto 2012
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
27 agosto 2012
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
7 settembre 2012 
Il TAR del Lazio nomina, come nuovo Commissario ad acta, il Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas “o funzionario da lui delegato”. Il Presidente AEEG delega il responsabile dell’Ufficio speciale Tariffe e Qualità dei servizi idrici ing. Egidio Fedele Dell'Oste
24 aprile 2013
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
29 aprile 2013
All'Assemblea dei Sindaci manca il numero legale
30 maggio 2013 
Il commissario ing. Dell'Oste determina la tariffa per l'anno 2013 e quantifica il danno patito da ACEA ATO 5 S.p.A. per la mancata determinazione delle tariffe in 75 milioni di euro.


Questi i fatti e questi fatti dicono chiaramente che la totale responsabilità di quanto avvenuto è nelle mani dei sindaci che non hanno voluto determinare le giuste tariffe per il periodo 2006 – 2011 sulla base dell'allora vigente (sino al 2012) “Metodo normalizzato” che avrebbe comportato il porre anche da un punto di vista economico ACEA di fronte alle proprie responsabilità (il coefficiente MALL da applicare avrebbe portato la tariffa così in basso da determinare il fallimento del gestore).
Non solo i sindaci non hanno determinato le tariffe, ma si sono anche guardati bene dal contestare formalmente al gestore le sue inadempienze, fornendo ai commissari nominati dal TAR la foglia di fico dietro cui nascondersi per considerare la gestione di ACEA dal 2003 al 2012 “perfetta”.

La sentenza del Tar, prima e del Consiglio di Stato, adesso è una condanna chiara ed inequivocabile del comportamento di quell'Autorità d'Ambito di cui il signor Patrizi ha tra le maggiori responsabilità.
Nel merito, premesso che come Comitato provinciale Acqua Pubblica non abbiamo fatto alcun ricorso, per quanto ci riguarda non cambia nulla, infatti, a differenza delle Associazioni e dei Sindacati che nella seconda metà del 2014 si sono improvvisamente accorti della vicenda dell'acqua, non abbiamo mai contestato la “legittimità” legale degli atti del commissario Dell'Oste, ma, denunciato l'interpretazione criminale dei fatti e le relative deduzioni, abbiamo contestato l'impossibilità per ACEA ATO 5 S.p.A. di fatturare il conguaglio nel rispetto delle leggi e delle regole vigenti.
Questi elementi non sono neanche scalfiti dalle sentenze della giustizia amministrativa e bisogna denunciare come gli organi di stampa, tutti, si siano precipitati ad assumere il giusto calcio nel culo (… forse in faccia … la distinzione è complicata) assestato all'Autorità d'Ambito come una condanna irrevocabile per i cittadini.

Severo Lutrario.


sabato 14 maggio 2016

Grazie alla lotta il Sintrom torna disponibile

La Presidenza dell’AIPA: Francesco Notarcola – Antonio Marino – Tullio Raponi

Il farmaco salvavita Sintrom è disponibile per tutti i pazienti cardiopatici ed anticoagulati, presso le farmacie degli ospedali di Frosinone, Sora e Cassino.  Per ritirarlo è necessaria l’impegnativa rilasciatoa dai medici dei Centri TAO della provincia.
Questa decisione è stata confermata dal dott. Ferrante, dirigente del settore farmaceutico della asl, questa mattina, in un incontro con i rappresentanti dell’AIPA.
La conferma è stata data anche dal Commissario Macchitella al Presidente del Consiglio provinciale.
L’AIPA  ed i pazienti non comprendono ancora,  perché una simile informazione non è stata comunicata tempestivamente,giorni orsono alfine di rassicurare i pazienti.
 Si sottolinea  che la asl  ha a sua disposizione l’ Ufficio stampa e l’Ufficio relazioni pubbliche che in questa occasione hanno brillato per il loro silenzio. Alla faccia dell’efficienza.
L’AIPA, dopo le comunicazioni e le rassicurazioni ricevute ha deciso di sospendere, per il momento, la manifestazione di protesta di lunedì 23 c.m.

giovedì 12 maggio 2016

9 maggio 1978. Peppino Impastato veniva assassinato dalla mafia. La commemorazione rivoluzionaria dell'Osservatorio

Luciano Granieri



Si è svolta lunedì 9 maggio presso il Casa del Volontariato di Frosinone, la commemorazione dell’assassinio  di Peppino Impastato, il  giovane attivista di Cinisi trucidato dalla mafia  proprio il 9 maggio del 1978.  L’evento è stato organizzato dall’associazione Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone. 

Oltre a ricordare Peppino, l’Osservatorio ha illustrato, attraverso un video e gli interventi del Presidente Francesco Notarcola, del Vice Presidente Mario Catania, le attività svolte sul territorio e la volontà di proseguire nella divulgazione dei valori della legalità, e della giustizia sociale. Al dibattito hanno partecipato il poeta e saggista Alfonso Cardamone e il professore di storia e filosofia Mario Morsillo.  

L’incontro a cui erano presenti molti giovani, si è rivelato interessante ed inusuale, così come è stata l’attività di Peppino Impastato. E’ inutile nascondere che la storia del ragazzo di Cinisi è rimasta pressoché sconosciuta  fino a quando il bellissimo film di Marco Tullio Giordana “I  Cento Passi” ne ha svelato la potenza rivoluzionaria. Un potenza  creativa nel suo modo di agire la lotta che ha conquistato i giovani.  Il film esce nello stesso anno, il 2000, in cui finalmente inizierà il processo al vero mandante dell’uccisione di Peppino il capo mafioso Tano Badalamenti. 

L’improvvisa notorietà e l’inizio del corretto percorso processuale depurato da depistaggi ed insabbaimenti, hanno costretto la letteratura antimafia ad iscrivere fra i propri martiri anche  Peppino Impastato, ma sempre  come figura subalterna agli eroi istituzionali, Falcone, Borsellino, agli altri magistrati, e ad  esponenti delle forze dell’ordine caduti per mano dei mafiosi. 

Per quale motivo la vicenda di Peppino Impastato è rimasta così a lungo nell’oblio e ancora oggi viene riportata con prudenza?  Perché Peppino era un rivoluzionario, era un attivista politico irrequieto   per  cui le titubanze del Partito Comunista,  la cui corrente migliorista alla fine degli anni ’60  in Sicilia  se la intendeva con la Dc di Salvo Lima,  erano asfissianti .  Neanche il Psiup (Partito Socialista d’Unità Proletaria) il collettivo del Manifesto erano così radicalmente rivoluzionari, tanto che finì per confluire in Lotta Continua. 

La  mafia per lui non era problema di ordine pubblico, ma di sistema. L’ipertrofia del sistema capitalistico, che trovava nella mafia uno sbocco per certi versi obbligato, soprattutto in un certo tipo di contesti  culturali quali quello siciliano, era il vero nemico. E ancora rivoluzionario era il modo di contrastare le organizzazioni mafiose, non con le pistole, ma con le armi della controinformazione e dell’ironia. La sua radio, Radio Aut, cui questo blog indegnamente si ispira,  è stata un arma potentissima, così potente da indurre chi è stato colpito da quei proiettili carichi di ironia e sberleffo a rispondere con l’eccidio che ha devastato il corpo di Peppino e, fino agli inizi del nuovo millennio anche la sua memoria. 

L’impegno politico, in certe aree ideologiche  pericolose per l’establishment,  un’intellettualità immensa, combinata con la capacità di coinvolgere le persone, l’ironia e la sapienza  nello smontare pezzo pezzo tutta la struttura  portante di un sistema egemone, come quello mafioso, sono elementi che stonano con la figura del fedele servitore dello Stato caduto nel assolvimento del proprio dovere. Peppino non era servitore di nessuno nemmeno dello Stato, anzi cominciava a denunciare come alcuni pezzi di Istituzioni, loro si,  erano servitori della mafia. 

Ecco perché le commemorazioni  ufficiali, che ogni anno si svolgono per ricordare Peppino, traboccano di stucchevole retorica, e mai rendono giustizia del suo impegno. Ne trascurano, o meglio ne nascondono, il contesto politico e sociale, sorvolano sui depistaggi, i tentativi di insabbiamento, sul fango con cui ne è stata macchiata la memoria. 

Nella commemorazione organizzata dall’Osservatorio Peppino Impastato, lunedì scorso, invece, è emerso l’Impastato rivoluzionario. E’ stata spiegata esaurientemente la situazione politica in cui si è svolta la vicenda di Peppino, le implicazioni sociali. E’ emerso il modo in cui Peppino approcciava l’azione politica e di denuncia. Si è rivelato  chiaramente l’affresco storico e sociale in cui certe convinzioni sono maturate. 

E’ stata dunque una commemorazione in cui proprio determinate analisi e riflessioni, hanno imposto la necessità di ripercorrere almeno nelle modalità, la stessa strada di Peppino Impastato. Mai come nello scenario politico sociale odierno serve rimettersi a lottare così come faceva Peppino, con l’ironia, la controinformazione,   per il perseguimento di una giustizia sociale ormai liquefatta. Bisogna essere rivoluzionari, nel senso di imporre quantomeno il rispetto della Costituzione. 

E qui chiudo con una considerazione.  Oggi i rivoluzionari, sono quelli  che chiedono il rispetto della Costituzione, mentre coloro i quali vogliono imporre le leggi del sistema mercato, all’interno del quale le pratiche mafiose sono tollerate se non esaltate, cercando di distruggere la Carta Costituzionale  che tali leggi contrasta, sono i  veri moderati . Che rivoluzione è quella che impone il rispetto della Costituzione e ne difende i principi?

I video dell'evento sono a cura di Ciocieconleali WEB TV






Ai rappresentanti dell’associazionismo attivo della Provincia di Frosinone

Associazione culturale "Oltre l'Occidente"



Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un proliferare di associazioni di ogni tipo, sull'intero territorio frusinate. Probabilmente a causa del venir meno del ruolo di sindacati e partiti, che hanno caratterizzato il sistema di rappresentanza del Novecento, i cittadini hanno sentito il bisogno di creare nuovi strumenti di partecipazione, per sfuggire a quella emarginazione politica in cui erano venuti a trovarsi. È un fatto nuovo, che oggi caratterizza la vita pubblica del territorio come non era mai accaduto prima. È, quindi, un fatto da valorizzare in ogni modo, contro ogni avversità e avversione.

La presenza sempre più radicata e diffusa delle associazioni ha contribuito enormemente alla sensibilizzazione e all'evoluzione culturale della popolazione su temi fondamentali per tutti, come l'inquinamento ambientale, l'acqua pubblica, la sanità pubblica, la scuola pubblica, l'archeologia, i diritti, la qualità della vita in generale, e, soprattutto, il lavoro. Bisogna aggiungere, inoltre, che tali associazioni si sono distinte per capacità d'analisi e di gestione delle relazioni pubbliche, come raramente era accaduto in passato; riuscendo ad organizzare migliaia di persone, ottenendo legittimazione istituzionale e conseguendo obiettivi di notevole impatto politico, sul tema specifico affrontato. Spesso, anzi, si sono sottovalutati i risultati conseguiti.
Ma proprio la loro parzialità, che pure ha consentito una migliore conoscenza del tema e una più agevole capacità di coinvolgimento dei cittadini, diffondendo così consapevolezza, è stato anche il loro limite. I temi da esse singolarmente affrontati, infatti, possono trovare uno sbocco positivo e duraturo soltanto all'interno di una visione più complessiva della situazione territoriale; al all'esterno di essa, ogni conquista conseguita rischia di essere effimera.
Su questi temi si è dibattuto nel corso del secondo “Compleanno della Tenda”, svoltosi a Frosinone il 15 aprile per iniziativa degli ex lavoratori della Multiservizi; nel corso del quale, tutti i movimenti e i cittadini intervenuti hanno espresso la propria esigenza di unificare le forze e gli obiettivi.
Definitivamente convinti quindi, del carattere deleterio della frammentazione, ci s'impone la necessità di individuare un momento di discussione collettiva, nel corso del quale definire un percorso comune verso l'unità d'azione, nel rispetto delle prerogative di ognuno. Allo scopo, è convocato un incontro per il 13 maggio 2016, alle ore 17,00, presso la sala consiliare della Amministrazione Provinciale sita in p.zza Gramsci 1 a Frosinone.


immagini di repertorio di Luciano Granieri