Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 25 agosto 2012

L'avversario: Erca Tagna

Kansas City 1927

A scheda prepartita, ciavrà ancora senso? Boh, nse sa. Ar callo de Lucifero stamo qui a rimuginasse addosso sur da fasse. Pia Erca Tagna, presempio. Pialo. Preso? Ok, mo rimettilo a posto, che mica è tuo, è de Purvirenti. Come dici? Purvirenti t’ha rovinato la vacanza e mo je la voi rovinà te? Purvirenti poteva comprà nargentino de meno e pagà na ostess de più? Sì vabbè, ma a parte er rancore personale, quello che stamo a cercà de argomentà è che Erca Tagna è lo stesso dell’anno scorso, o armeno così ce pare.
E però come se dice? Bona fine e bon principio. Insomma, tocca principià, pure se a noi Erca Tagna ce ricorda più la fine, de ssagioni cor sogno strozzato in gola o de partite cor pallone strizzato nell’acqua, interotte precox e finite a Xanax, ma a sto giro ce tocca al’inizio. Ma a noi er cambiamento ce fa mbaffo, a noi che pe er secondo anno consecutivo ce toccherà guardà le partite cor facciario a portata de mano pe non fa come l’anno scorso che erano tutti Lamela, figurate se se impressionamo a pescà Erca Tagna ala prima. Figurate se stamo mpenziero pe sta cosa.
No.
Noi stamo mpenziero perchè è la prima, e basta.
Noi stamo mpenziero perché so tre mesi che, pe tutta na serie de ragioni che non stamo qui a riassume parecchie dele quali contengono più Z der normale (e tutte contengono sempre e comunque la parola ROMA), stamo incordati a caricasse de nfomento degno de na finale de Cempions (che pe noi è comunque più o meno lo stesso de na semifinale de Coppa Itaglia, ma vabbè).
E la finale de Cempions, pe quarche bizzarra archimia, st’anno è Corca Tagna.
E però va da sé che trovasse de fronte la squadra già orfana dell’Aeroplanino e de proprietà der Signor Uin Get rappresenta urteriore stimolo a volà bassi pe noi che, sule ali dell’entusiasmo represso de centinaia de famìe pur paganti lasciate a tera da Purvirenti, voremmo vendicanne ogni mancato applauso spensieratamente cafone all’arivo.
Vedemo quindi quali potrebbero esse le possibili perturbazioni tra decollo e atterraggio:

Gomez
O chiamano er Papu. Quello che in pochi sanno è che Papu è acronimo che sta pe “Pio A Porta Urtimamente”. E in effetti so mpar d’anni che il ragazzo ce pia, il che, unito ar fatto che pe mpo è stato accostato ai colori ssorici dela majassorica, unito a sua volta ala bassa statura der brioso fantasista, je conferisce l’en plein de nomination pe aggiudicasse er premio de Primo Nano Demmerda dell’anno. Mo, Papu, parlamone, davero te voi rovinà na bacheca così piena de trofei co sto riconoscimento forgiato nell’acredine de na tifoseria intera? Pensace.

Legrottaglie
Questo è uno che tra le nuvole, pare, dice, se mormora e se bulla, abbia na cifra d’aderenze, aderenze de cui amo parlato in passato tanto ma non abbastanza pe evità che celestiarmente ce purgasse, costringendo noi, anime perse e pecorelle smarite, a unisse a lui in cori uguali e contrari verso gli stessi santi e madonne. Insomma, lui belonga to Gisus, procuratore che a noi non c’ha mai fatto nfavore che fosse uno. Na ragione in più pe scatenà l’inferno.

Barrientos
Pablo, Pablino, Pablito. La verità è che de te non sapemo un cazzo. Manco che faccia c’hai. Er punto è proprio questo: a noi gli sconosciuti e i conosciuti a metà ce fanno paura, specie ala prima de campionato, specie se tutti s’ostinano a dì che so forti, nse sa se pe scaramanzia o pe fantacarcio.E allora non c’è bisogno de dannasse l’anima, tanto ormai se sa che se c’hai un nome pure vagamente sudamericano, na maja Nerca Tagna è facile che la strusci. Battuta la concorrenza de Julio Iglesias, Joaquin Cortes, Joaquin Navarro-Valls e Jennifer Lopez, insomma risolta la contesa anagrafica, er più l’hai fatto. Sei forte. Vedi de fattelo bastà.

Morimoto
Questo ha cacato er cazzo.

Poi ce so Lodi, Berghessio e Armiron, de cui amo detto tutto er dicibile nanno fa e de cui mo, nanno dopo, diremmo suppergiù e stesse cose (come pe Morimoto e Legrettaglie, ma quarche eccezione va fatta).
E poi ce so na serie de carneadi che non è che tocca nominà tutti pe anestetizzà tutti. Pe quello ce so i difensori che difendono, i centrocampisti che centrocampinano, gli attaccanti che attaccheno, i dirigenti che dirigono e i misteri der Mister. Insomma, se te purga Carneade, noi non se l’accollamo più de tanto. Che qui tocca cresce tutti quattroettrettremillemila quanti semo.
Preoccupamose dei nostri de gò, ma no ner senso de pensamoce, ma proprio de preoccupamose, avemoce paura, che sto primo gò se lo stamo a sognà da giorni e settimane e mesi e ombrelloni e spiagge e gradoni e ripetute e pagine de giornale e siti e messaggi e telefonate e videosuyoutube e tuit e retuit e uozzap e servizi e indiscrezioni e collegamenti e angelimangianti e sceicchi a digiuno e trattative e sesovisticorprocuratore e rushfinali e lunedìsechiude e nolunedìquestomailprossimo e amosfonnato i boscaioli austriaci e amo vinto la guera Cor Sarvador e insomma stamo a caricà tarmente tanto e tarmente in tanti, che quando ariverà sto gò capace che o ssadio implode, i televisori se spengono, e radio se mutano, er monnonfame se ferma e i Maya ce dicheno: vaaavevamo detto.
Ma noi comunque non li staremo a sentì perchè a noi, de Maya, ce nteressa solo quella ssorica

venerdì 24 agosto 2012

Zeman o non Zeman

Alberto Piccinini


“Questo è l’articolo che per solito si scrive su comando e chi si sente immancabilmente votato a smentite sesquipedali”. Lo scriveva Gianni Brera su Repubblica presentando il campionato di sere A 1989-90. “Le squadre – rifletteva ancora l’anziano Vate, a un mese dalla chiusura del calcio mercato –vanno assumendo un loro profilo più o meno definito. Se lo ritieni labile ti sbagli; se lo ritieni prefetto, anche”. Si può sorridere nel proseguire la lettura dell’articolo (mai come di questi tempi il vintage calcistico è una delle poche cose che ti riconcilia con la spesso cupa contemporaneità del gioco), dove si sbertucciava con stile la campagna acquisti della Juventus (“da centro classifica”), e si davano favorite le milanesi (“ Van Basten ha il faccione dell’ibrido –celta…”). Ci si ferma infine a rileggere una frase sparsa con la quale a metà pezzo Brera mette in guardia i dirigenti di Inter e Milan dalla “misteriosa entità degli scommettitori malandrini”: “Se esistono? In coscienza, non saprei dire: però il sospetto vige, e qui puntualmente ne do conto”. Conto, non Conte. Antonio Conte. “Il discorso motivazionale altissimo” (parole sue e in terza persona calcistica), col quale l’allenatore della Juventus, ieri, ha cercato di smontare le accuse che lo condannano in appello a 10 mesi di squalifica per omessa denuncia di combine ai tempi in cui allenava il Siena, vale quel che vale un discorso motivazionale appunto . Uno dei più celebri discorsi motivazionali di Nereo Rocco, durante la consegna della maglia a un suo terzino suonava così: “Tuto quei che se movi su l’erba , daghe. Se xe la bala, pasiensa”. E’ finito nei libri di storia, o quasi. Chiaro che risentire nel contesto della conferenza stampa di Conte “Non potevo non sapere, non ho capito che vuol dire” , a vent’anni esatti da Tangentopoli e con la ferita ancora aperta di certi exploit del Berlusconi politico, consegna tutto a livello di parodia di second’ordine, che del piacere del vintage in fondo è il dovuto contrappasso, come la terribile ruota per il criceto. Detto questo per il campionato che s’apre questo fine settimana la Juventus non è la squadra da battere : di più , parte largamente favorita . Decisamente è la squadra più antipatica . Detto ancora con le parole del suo allenatore: “Sono antipatico perché vinco? Non è un problema mio”. Ora, considerare il presidente bianconero Andrea Agnelli che denuncia la “caccia alle streghe “ ai bianconeri come una parodia dell’Avvocato, è molto più che fargli un piacere. Ma l’apparizione dello spauracchio numero uno della Juventus, Batman Zdènek Zeman, in maglia giallorossa e nuovamente sul palcoscenico del massimo campionato, no che non è parodia. E’ uno scherzo del tempo. Una grande trovata di sceneggiatura. Ai tempi in cui Conte e la quasi totalità degli allenatori di seria A (Allegri, Ciro Ferrara, Stroppa, Mazzarri, Montella) facevano i giocatori con alterne fortune, chi bravo, chi meno, Zeman era già in panchina. Nel 1989 degli scommettitori malandrini evocati da Gianni Brera varava il “Foggia dei miracoli” . Nel ’94 consegnò Stroppa - oggi suo sostituto al Pescara – alla Nazionale di Sacchi. E così’ via. Zeman è il sopravvissuto di una “ teoria del calcio” sua e solo sua che ci riporta a un’epoca lontana, anni Ottanta, quando la zona era un’eretica utopia (“terzo ginnasiarca” sempre nel giudizio di Brera) , il nostro campionato il più bello del mondo, Berlusconi e Agnelli vincevano sempre ma i “poveri” (fossero Maradona, il Foggia,o la Roma di Falcao e il Verona di Bagnoli) si potevano togliere qualche soddisfazione. Almeno la soddisfazione di discutere di calcio. Oggi che ci è rimasto? I “discorsi motivazionali” certo . Abbiamo abbastanza orrore della psicologia aziendale per considerarli una cosa seria . Dunque ci resta solo Zeman, il 4-3-3 e i gradoni. Se non si è tifosi romanisti (o juventini) non si faticherà almeno a simpatizzare. L’estate ci ha consegnato un termine nuovo, relativamente, nel nostro calcio: top player . Top indica il livello dello stipendio, più che altro,il resto – come si sa e per fortuna –lo decide il campo. La partenza di Ibrahimovic, Thiago Silva, Thiago Motta in direzione Paris Saint Germain, fin qui una specie di caricatura di uno squadrone pagato dagli sceicchi e allenato da Ancellotti, hanno già ispirato agli osservatori malinconiche considerazioni sulla crisi economica, la doverosa sobrietà con la quale affrontarla , e le sorti ormai segnate dell’ex campionato più bello del mondo . Paratiti i top player, si è assistito persino a una minaccia di class action dei tifosi rossoneri (poi rientrata, ma quest’anno gli abbonamenti sono meno di 20 mila) . In generale, il Milan con la partenza per raggiunti limiti d’età di Gattuso e Nesta, e lo scambio Cassano-Pazzini coi cugini interisti , è la squadra che soffre di più la situazione. Per ovvi motivi sembra appiattirsi sul tramonto infinito del suo Presidente, il quale mediterebbe ancora l’ultimo colpo di riportare in rossonero Kakà, uno che ai tempi gli portò tanta fortuna anche elettorale. Certo quest’anno anche la categoria famigeratissima dei Presidenti sembra vivere la sua (momentanea) eclisse. Moratti, coi nerazzurri tornati tanti Paperino, s’è affidato a sorpresa al giovane allenatore Stramaccioni . Per il momento, poi si vedrà. Il Presidente del Napoli De Laurentis è l’unico personaggio capace di eguagliare certi fasti del passato ( a differenza di Lotito e Zamparini, ha una squadra capace di arrivare a vincere lo scudetto): se non stile Lauro, almeno stile Christian De Sica nei film di Natale, che gli è più familiare. Per dire: i giallorossi manco ce l’hanno un presidente (fondi d’investimento americani, forzieri di banche italiane). Che modernità . Via i top player, messi da parte i Presidenti , largo ai giovani: Mattia Destro alla Roma , Insigne al Napoli, El Sharawy al Milan ecc. Lo hanno detto già in tanti : sarà il loro campionato. Tutto sta a mettersi d’accordo se è soltanto una maniera di consolarsi e se lo spettacolo può sopravvivere senza star, oppure no. Per questo rivolgersi ancora a Zeman che del calcio “collettivista” è l’ultimo sopravvissuto autorizzato. Si segnala tra l’altro che a Pescara, Viterbo, Bari, Palermo i biglietti omaggio per i politici in tribuna Vip sono stati aboliti, o comunque ci stanno provando. E con questo anche la Casta è servita. Il Siena parte da -6, l’Atalanta da -2, Torino e Samp da -1 per i noti fatti. Si annuncia uno splendido campionato.





La filosofia nel capannone

Angelo Mastrandrea da “il manifesto” del 24 agosto ’12
Desta una certa impressione guardare le immagini del trasloco di trecentomila volumi dell’Istituto italiano per gli studi filosofici dalla sua sede napoletana in capannone di Casoria mentre in redazione si lavora a una prima  pagina sull’ennesimo regalo ai costruttori: l’azzeramento dell’Iva sulle infrastrutture come misura per la “crescita” . Avessimo voluto cercare un esempio paradigmatico dello stato del nostro Paese, piegato da vent’anni dio un’offensiva contro culturale  che ha sistematicamente sottratto risorse al libero pensiero per consegnarle ai furbetti dei tanti quartierini  della politica  e dell’economia  , non avremmo potuto trovare di meglio.  E’ l’Italia alla rovescia  di come la vorremmo, quella che ancora oggi – con Monti e Passera e non cin Berlusconi – prepara un regalo inaspettato ai cementifica tori e lascia chiudere la biblioteche. Un tempo  l’Iva più bassa riguardava i libri e la cultura, beni cui incoraggiare il consumo, e non la Salerno – Reggio Calabria. L’Istituto italiano di studi filosofici deve smobilitare perché, tra Tremonti e Monti  in pochi anni i contributi statali sono stati praticamente azzerati. I lanzichenecchi  insediati alla Regione Campania hanno provveduto al resto, lasciando cadere nel dimenticatoio una vecchia delibera che prevedeva l’istituzione di una biblioteca per accogliere le migliaia di libri  dell’Istituto e consentire a studenti e ricercatori di poterli consultare.  Quando si lascia sfiorire un’istituzione culturale di rilevanza internazionale e si condannano i libri all’ammasso in un capannone di periferia come un raccolto di grano qualsiasi, siamo ad una forma più moderna degli antichi roghi   ma dal sapore analogo.  Giordano Bruno,  che immaginiamo accatastato in ordine casuale tra migliaia di altri  tomi  più o meno antichi, non è nuovo a un trattamento del genere .

La storia Siamo noi

Il 23 agosto del 2008, Vik approdava a Gaza a bordo di un peschereccio, unico italiano tra i cinquanta attivisti provenienti da tutto il mondo che riuscirono a rompere l'assedio della Striscia.

 La storia siamo noi,

la storia non la fanno i governati codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi,
che a mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l'utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
come i tre anziani palestinesi vittime della diaspora imbarcati con noi,
che non hanno mai potuto piangere sulle tombe dei familiari,
hanno pianto,
ma sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione,
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l'amore, l'empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.

Abbiamo dimostrato che la pace è possibile in medioriente.
Perchè se un ebreo israeliano come Jeff Helper è accolto come un eroe,
addirittura un liberatore,
da decina di migliaia di persone festanti in estasi,
da quelli che la politica e i media si impegnano a dipingere come filoterrorismi,
la pace non è un'utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopia si concretizzano.

Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.

restiamo umani.

Vittorio Arrigoni.

giovedì 23 agosto 2012

“PER L'ACQUA PUBBLICA NEL LAZIO”




CAMPAGNA A SOSTEGNO DELLA
PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
DA SOTTOPORRE A REFERENDUM PROPOSITIVO
 “PER L'ACQUA PUBBLICA NEL LAZIO”
Il 12 e 13 giugno 2011 il referendum nazionale ha indicato una strada molto precisa:
nel solo Lazio oltre 2.500.000 di cittadini hanno votato a favore
di una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico.
MA NON E’ BASTATO!!!
Ora ti chiediamo una firma per attuare il referendum nella nostra regione
FIRMA ANCHE TU
(puoi farlo presso gli uffici comunali)
PARTECIPA ALLA CAMPAGNA DI RACCOLTA FIRME
DICIAMO BASTA AD UNA INGIUSTIZIA ASSURDA
chiediamo che venga rispettata la volontà popolare
Con la vittoria del 1° quesito referendario del 12-13 giugno 2011 è stata abrogata la norma che prevede l’obbligatorietà della privatizzazione del Servizio Idrico Integrato.
Il referendum è stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua, un bene comune fondamentale, non si devono fare profitti e di conseguenza il privato deve stare fuori dalla gestione.
La risposta dei cittadini votanti (95,35% a favore della cancellazione dell’obbligo di privatizzazione) non può lasciare alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Nel Lazio i cittadini che si sono espressi in tal senso sono più di 2.500.000.


Perché allora ci stiamo muovendo con questa raccolta firme?
La normativa europea dà ancora la possibilità di privatizzare il servizio idrico integrato e inoltre entro il 31 dicembre 2012 tutte le regioni dovranno legiferare in materia di servizio idrico, in particolare relativamente alla riorganizzazione degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali).
Per spingere la Regione Lazio verso una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, nel rispetto della volontà popolare, un'ampia coalizione di cittadini, associazioni, forze sindacali e politiche, già impegnate nei referendum nazionali del 2011, ha depositato una proposta di legge regionale da sottoporre a referendum propositivo.
La proposta di legge dovrà essere firmata da almeno 50.000 elettori del Lazio e, se entro un anno dalla sua consegna non sarà discussa, il Presidente della Regione Lazio sarà tenuto ad indire il voto referendario, in cui cittadine ed i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su questa proposta di legge.

Come per i Referendum del giugno 2011
anche questa battaglia ci riguarda tutte e tutti
perché si scrive acqua ma si legge democrazia!
Servono più di 50.000 firme per dire
SI all’Acqua Bene Comune!
Si informa la cittadinanza che presso la segreteria del Comune di Frosinone sono stati depositati i moduli per la raccolta delle firme per sostenere i referendum per l'eliminazione del vitalizio dei consiglieri e degli assessori della Regione Lazio.

Partecipa anche tu
non lasciare che gli altri scelgano per te.
I cittadini che intendono firmare i quesiti devono rivolgersi
nei giorni da lunedì a venerdì  dalle ore 9.00 alle ore 12.30
e nei giorni di lunedì e mercoledì dalle ore 15.30 alle ore 17.30

PRESSO L'UFFICIO ANAGRAFE
sito nella SEDE COMUNALE DI PIAZZA VI DICEMBRE - telefono 0775.2651

Per la sottoscrizione dei referendum, è necessario presentarsi muniti di un documento di identità valido.

Quanti sono interessati, vogliono mettersi a disposizione o vogliono solo avere informazioni, possono farlo consultando il sito www.referendumacqualazio.it oppure telefonando al numero 339.1886677 o inviando una mail all'indirizzo referendumacqualazio@gmail.com

Sostenete la campagna per l’acqua pubblica nel Lazio, firmate!



FRANCESCO RAFFA: per la Federazione dei VERDI del Lazio che sostiene l’iniziativa 

Competizioni

Giovanni Morsillo


La cosa ci sembr degna di qualche piccola riflessione, non perché particolarmente anomala nel suo presupposto di truffa aggravata da parte del dipendente della Provincia di Caserta, cosa che nel panorama delle meschine furbizie italiane passa come del tutto ordinaria, ma per l'aspetto subculturale del suo sviluppo, questo sì finora inedito. Il tizio, al quale è stata sequestrata la merce falsa che vendeva abusivamente (senza licenza) in un giorno in cui avrebbe dovuto essere al lavoro ma se ne era assentato con un certificato medico anch'esso dichiarante il falso, se tutto venisse confermato dalle autorità sarebbe definito come un delinquente puro e semplice. Ma lui, nell'esercizio della sua attività di squallido maladrino, vistosi danneggiato nei suoi illegittimi interessi dalla presenza e dall'attività altrettanto illegale con l'aggravante che a commetterla erano due extracomunitari, ha uno scatto d'orgoglio e chiama le forze dell'ordine a tutela della sua dignità farlocca di fuorilegge.
Siamo a questo punto. Nella percezione ormai storica che il delitto sia tale solo se commesso da altri, meglio se stranieri o politici, ci si culla nel cattolicissimo consiglio del perdono per le illegalità commesse in proprio. Ma adesso siamo alla rivendicazione della tutela di fronte ad illegalità percepite come più gravi. Insomma, la mia illegalità diventa legale se tu ne commetti un'altra, la estingui moralmente, ergo sparisce anche giuridicamente. Almeno nella testa del venditore di bufale così deve essere accaduto, si deve essere convinto che poiché lui era italiano e quegli altri venivano da chissà dove, lui aveva una specie di diritto di prelazione sul delinquere, una sorta di privilegio nazionale e forse razziale (erano senegalesi, neri neri, e questa è oggettivamente un'aggravante, no?).
Un rivoluzionario, questo signore, magari in Brianza qualcuno gli farebbe anche un monumento, con una bella targa che ricordasse ai posteri come un semplice e ingegnoso dipedente dello Stato abbia raggiunto un livello di ideale riforma del diritto da sbaraccare perfino la Bossi-Fini, che al confronto pare un provvedimento garantista, fraterno e solidale degno di una concezione hippy dell'umanità. Purtroppo non avverrà, perché malauguratamente questo scienziato del diritto è un terrone, che da quelle parti si differenzia assai poco dagli ultraterroni color carbone.
Che poi a dirla tutta era straniero pure lui, perché tutto si svolgeva in Puglia, e se il federalismo fosse una cosa seria come la immagina Calderoli, per andarci da Caserta ci vorrebbe il visto sul passaporto.
Comunque, quello che preoccupa non è tanto quello che sguazza nel liquame contenuto in certi crani, ma il fatto che il concetto di diritto sia ampiamente concepito come strumento ad appannaggio dei prori interessi particolari, perfino quando questi sono del tutto illegali. A forza di sentir parlare di leggi ad persona, vuoi vedere che qualcuno più debole concettualmente ha smarrito la bussola?
 
Saluti legali.

STANLEY CLARKE, STEWART COPELAND - ROMA INCONTRA IL MONDO

Simone Massimi. Fonte http://www.guitar-nbass.com


ll 17 Luglio, nella suggestiva location di Villa Ada, la popolare rassegna  “Roma incontra il mondo” ha ospitato due grandi leggende della musica contemporanea: il bassista Stanley Clarke ed il batterista Stewart Copeland, ex dei Police.


L’evento, tra i più attesi tra quelli in programmazione,  si è subito distinto per il suo carattere sperimentale e inconsueto che ha dato vita ad una continua improvvisazione. Secondo chi scrive, tuttavia,  se i punti di forza del concerto sono stati  la bravura e  l’individualità dei singoli musicisti (ricordiamo anche Brady Cohan alle tastiere e Ruslan Sirota alla chitarra), le debolezze, ovviamente sempre relative, sono state la scarsa riconoscibilità dei singoli brani e l’eccessiva analogia tra di essi, che hanno comportato un appiattimento  della resa globale dell’intero evento e il relativo calo di attenzione da parte dell’ascoltatore. 



Alla grande intesa tra i quattro musicisti, caratterizzata da un equilibrata alternanza di assoli e accompagnamenti, sono emersi molteplici interventi degni di nota del basso elettrico: Clarke, infatti,  ha dispensato  una serie di assoli musicali perfettamente nel suo stile alternando accordi, arpeggi e pennate percussive a note di armonici e riempiendo la scena con la sua grande personalità.  



Uno dei momenti  più emozionanti ed interessanti dal punto di vista tecnico, inoltre, è stato quando Clarke  ha preso a suonare il contrabbasso  con il suo tipico modo percussivo,  impegnandosi in groove di stile funky e sonorità jazz e regalando al pubblico di Villa Ada una grande lezione del suo personalissimo stile che, a tratti,  sembra ispirarsi alla tecnica slap del basso elettrico.  



In conclusione, il concerto è sembrato particolarmente interessante per  il suo aspetto sperimentale e per le rilevanti personalità impegnate nel progetto.  Lo spessore musicale dei due, infatti, ha regalato forti emozioni