Siamo al baratro. Atene non ha più liquidità. Secondo il ministro degli interni Nikos Voutkis la Grecia non sarà in grado di restituire al Fondo Monetario Internazionale la rata di 1,6 miliardi in scadenza a giugno. Pare si sia giunti nell'imminenza di una scelta definitiva. O la Troika accetta un compromesso con il governo Tsipras, concedendo di rinegoziare il debito che grava sugli Ellenici, o la Grecia sarà costretta ad uscire dall'euro. Al momento nessuna concessione è prevista da Bruxelles, nè Tsipiras intende recedere dal suo proposito di aumentare le pensioni e di riassumere parte dei dipendenti pubblici licenziati dal precedente governo sotto il ditkat di Bce Fmi e Unione europea. Sarà Grexit? Al momento tutto lascia propendere per il si. Quali saranno le conseguenze per l'Unione monetaria europea dopo l'uscita dalla Grecia dall'Euro? E soprattutto, considerato l'ingente debito pubblico italiano, accompagnato da un tasso di disoccupazione simile a quello greco con gli stessi scenari di corruzione ed evasione fiscale, il prossimo paese ad uscire dall'euro sarà l'Italia? Quali gli scenari futuri per il nostro Paese? Ne parliamo con Christine Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
lunedì 25 maggio 2015
domenica 24 maggio 2015
La guerra del fox-trot e del ragtime
Luciano Granieri.
Il 24 maggio di cento
anni fa l’Italia entrava in guerra. La Grande guerra ,la prima guerra mondiale.
Una carneficina con 17 milioni di morti
e 20 milioni di feriti i cui vincitori e vinti risultarono i soliti di ogni conflitto. A vincere sempre sono gli interessi imperialisti capitalistici
e perdere sempre sono i popoli. In alcuni casi però, si producono degli effetti
collaterali. Capita che, gli stessi
popoli -destinati ad essere dilaniati e
a combattersi in nome di finti ideali necessari a mascherare i veri obbiettivi
che muovono gli imperi economici a
creare la guerra – solidarizzino sulla
scia di strani accadimenti sociali e culturali. Conseguenze non volute da chi
la guerra anima e promuove. Ciò è
accaduto in Italia anche durante la prima guerra mondiale. A causa del
conflitto mezza Italia venne a sapere che oltre ai valzer, alle polche, alle
mazurche, esistevano anche il ragtime,
il blues e il fox-trot. Una folgorazione che valicò le alpi non grazie
a valenti musicisti, ma a uomini in divisa, che insieme alle armi portavano nei loro zaini trombe,
tromboni e qualche banjo. Erano i
soldati americani delle forze di
Spedizione in Europa, guidate dal
generale John Joseph Pershing. Formazione che avrebbero preso parte alla guerra
a fianco di Italia e Francia. Questo valente generale, nato nel 1860,
probabilmente a sua insaputa, fu una figura importante per la diffusione della
musica jazz. Infatti non solo fu il primo americano a portare il jazz in Italia
ma la presenza del suo esercito a New Orleans, porto d’imbarco per l’Europa, causò
la chiusura del quartiere a luci rosse di Storyville. Proprio nei locali di
questo quartiere si esibivano allora i jazzisti pionieri di New Orleans, i quali, non avendo più palcoscenici da cui esibirsi
emigrarono verso il nord provocando così
la diffusione del jazz in tutti gli Stati Uniti. Curiosa ed emblematica, in
questo senso la storia di Vittorio Spina. Un ragazzino dodicenne che nel 1917 venne
a contatto con il sergente Griffith dei marines, direttore a Roma, per molti
mesi di un’orchestra di militari il cui repertorio era formato da celebri
ragtimes e fox-trots. Spina era un
promettente chitarrista e grazie agli
americani scoprì il banjo. E’ lui stesso che ci racconta come accadde in un’intervista
raccolta nel 1962 dal critico e scrittore Adriano Mazzoletti:
” A Roma erano arrivate le truppe americane
e questi soldati avevano formato un’orchestra che faceva le prove alla’YMCA in
Via Francesco Crispi. Il capo di questa orchestra era un sergente si chiamava
Griffith. Insomma mi ci sono messo subito dietro e andavo sempre a sentirli suonare
. In questa orchestra c’era un soldato americano che suonava il banjo, ma io
non sapevo che strumento fosse. Così cominciai a fare un po’ di indagini su
quelle quattro corde. Pesai come sarà accordato? Se è accordato come la chitarra allora è facile perché io a quel tempo suonavo
questo strumento, ma proprio non riuscivo a capire. A un certo punto pensai,
come è accordato è accordato. Sai io da piccolo ero un paraculo, mi avvicinai e
gli dissi” Sai anch’io suono il banjo; me lo fai provare?”. Il capo dell’orchestra
disse di farmi provare e mi chiese che pezzo sapevo fare. Io che avevo orecchio…dissi
subito “quello di prima” e cominciai a suonare, ma non venne fuori niente .
Alla fine loro mi chiesero di suonare qualcosa che sapevo e allora le cose
cominciarono ad andare meglio. Così entrai in amicizia; mi dettero del
cioccolato, sigarette, insomma mi rianimarono un po’! A casa mia si saltavano i
pasti. Mio padre era morto da poco e non si vedeva una lira. Insomma, questi
americani furono la mia salvezza, perché
qualche giorni dopo vennero a cercarmi
per invitarmi a lavorare per loro , andare a prendere la posta, fare qualche
piccola commissione . Figurarsi con tutto quel ben di Dio! E poi c’era l’orchestra
e io sempre li ad ascoltarla, a cercare di capire come faceva questo con il
banjo. Un bel giorno questo suonatore fu trasferito e il sergente Griffith mi
chiese se volevo suonare con loro. Figurarsi un po’! Fecero venire un altro
strumento e io due volte alla settimana, suonavo con questa orchestra americana
per il ballo, alla sala Picchetti in via del Bufalo. Era una vera e propria grande orchestra:
trombe, tromboni, sassofoni e suonavano tutti pezzi in voga all’epoca: Havana,
Kalua, Original Fox Trot. Di improvvisazione non se ne parlava, era tutta roba
scritta, ma erano tutti pezzi che venivano dall’America , che questo Griffith
trascriveva. E la gente ballava e si divertiva. Però poteva entrare solo chi aveva l’invito: tutti nobili, aristocrazia,
tutta gente altolocata. Insomma io mi sono divertito a suonare con questa
orchestra e dopo un anno ero diventato bravo”.
In che modo Spina suonasse
il banjo con l’orchestra dei militari americani è difficile stabilirlo.
Indubbiamente questo chitarrista fu musicista istintivo dotato di grandi
capacità di assimilazione. Si può pensare dunque che seppe adattarsi con
facilità alla nuova musica, sotto la guida del pianista Griffith e degli altri
musicisti dell’orchestra le cui doti non sarà mai possibile giudicare, ma che vien fatto di pensare, saranno state migliori di chiunque altro in Italia tentasse,
in quella stessa epoca, di affrontare le prime partiture ragtimes e fox-trot. Per questa ragione, e
per le sue indubbie doti naturali, Spina riuscì ad essere poi uno dei migliori
musicisti della sua epoca.
Informazioni tratte del testo: Il jazz in Italia di Adriano Mazzoletti edizioni Laterza
sabato 23 maggio 2015
Il giovane caudillo e i cacicchi
Michele Prospero (Articolo scritto per “Rassegna Sindacale”)
Ma come è possibile scomodare, lo ha fatto Ferruccio de Bortoli nel suo
ultimo editoriale per il “Corriere della Sera”, la categoria di “caudillo” per
descrivere lo stile di governo del presidente del consiglio? Certo, Renzi ha il
record di aver approvato il 48 per cento delle leggi con il voto di fiducia
(posto sinora in ben 41 occasioni). Ma il caudillo è una figura
della politica spagnola che evoca uno statista dalle tendenze autoritarie che
ha per suo motto: “una fé, una patria, un caudillo”.
E invece Matteo, come lo chiamano tutti, va a piedi per le strade di Roma,
sempre in solitudine e in assoluto incognito, naturalmente. E con un tassista,
incontrato lì per caso a due passi dal Nazareno, fa i conti sulla pensione
della suocera, badando bene a non farsi notare e soprattutto riprendere dalle
odiate telecamere, che lui da politico schivo sempre cerca di evitare.
Un politico nuovo, gentile con i passanti e sempre a portata di mano. Così
a portata di mano che quando a piazza Venezia gli si slacciarono le scarpe, un
signore di una certa età, da dietro le transenne, afferrò le mani d’oro dello
statista di Rignano. E le baciò. Un potente così amato dalla gente
semplice, da scatenare dei gesti di assoluta devozione, in un’estasi quasi
religiosa, nulla c’entra con un caudillo. Renzi è un ragazzo padre che pensa a
tutto e a tutti, con l’intento unico di dispensare in ogni momento delle
paterne opere di bene.
Le suocere e le nonne stanno veramente a cuore di Matteo il giovane. Che
spiega così la volontà di rivedere la legge Fornero, che lui in passato ha
sempre venerato. “Se una donna a 62 anni preferisce stare con il nipotino
rinunciando a 20-30 euro di pensione ma magari risparmiando di babysitter
bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si
possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.
Come si può scambiare per un caudillo un leader così premuroso e
comprensivo che invece di reprimere il dissenso pensa solo ad eliminare le
babysitter? E’ assurdo. C’è in lui una genuina passione per le nonne e per
l’armonia familiare. Peccato che gli euro persi, andando in pensione qualche
anno prima, non siano 20 o 30, ma almeno trecento al mese. Però il cuore del
ragazzo presidente è proprio un inno alla gioia del bel focolare domestico,
quello di un tempo che fu. E’ la nonnina, mica il nonno, che deve badare ai
nipotini e godersi il cambio dei pannolini.
Nelle splendide famiglie che ha in mente il capo di governo, regna la piena
occupazione: il nonno, la nonna, il papà, la mamma tutti a lavoro. Questa
famiglia azienda ha un capo che resta in carriera, mentre la nonnina, già a 60
anni, deve ritirarsi e dedicarsi alla cura degli affetti. Come la famiglia,
anche la scuola ha ora il suo capo. Che valuta, assume, premia. E come la
scuola, anche l’azienda ha un capo assoluto, con in più la bella libertà di
licenziare. La certezza della linea di comando, con l’Italicum, si avrà anche
nel governo.
Tutto il mondo di Renzi poggia sull’idea di un capo. Ogni cosa per lui si
sgretola senza un uomo solo al comando, che sorveglia e punisce. Occupato il
palazzo con il suo cerchio magico, affida ad altri caudillos la gestione degli
impresentabili nei territori. Non è in scena però un caudillo assolutista alla
spagnola, ma alla sudamericana (quello dell’800), con un capo al centro e tanti
caudillos nelle periferie. Dove spiccano i cacicchi alla De Luca, che il
premier chiama “Enzo”, un capetto dal “profilo molto deciso” e quindi naturale
candidato, assicura, a “un governo tosto” della Campania.
venerdì 22 maggio 2015
SIN Valle del Sacco, la sentenza del TAR sul barrieramento idraulico
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
SIN Valle del Sacco, il Tar Lazio si è pronunciato: il Ministero, non la Provincia di Roma, competente ad autorizzare lo scarico delle acque del sistema di barrieramento idraulico nel comprensorio industriale di Colleferro.
Il Tar del Lazio sede di Roma, con sentenza 3293/2015, approfondisce e riordina il contenzioso su quale sia l’organo competente al rilascio delle autorizzazioni allo scarico delle acque derivanti dal barrieramento idraulico (pump&treat) nelle attività di bonifica del SIN bacino del fiume Sacco.
Il ricorso 4525/2014 era stato proposto da Servizi Colleferro scpa e Secosvim SRL contro la Provincia di Roma, la Regione Lazio, il Ministero dell’Ambiente, in merito al diniego autorizzativo della Provincia di Roma del 5 febbraio 2014 su istanza del Servizi Colleferro scpa del 24 gennaio 2013.
L’istanza è posteriore al decreto Clini sul Declassamento dei 18 SIN in Italia compreso quello del Bacino del Fiume Sacco, in quanto di punto in bianco le operazioni di barrieramento risultavano prive di autorizzazioni, fino ad allora rilasciate dall’ex Ufficio Commissariale per l’Emergenza.
Il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio richiesero il rigetto del ricorso per difetto di legittimazione di interesse sostenendone l’infondatezza.
Già nel 2013 segnalammo la vicenda a mezzo stampa e sulla trasmissione Ambiente Italia di Rai3, convinti allora che le autorizzazioni dovessero essere rilasciate dalla provincia di Roma, così come era stato esplicitato più volte in sede di Conferenze di Servizi e precisamente il 30 ottobre 2012 e il 5 agosto 2013.
Ora il Tar del Lazio interviene facendo riferimento all'art. 101 comma 5 del DLGS 152/2006, dicendo chiaramente che, nel caso specifico, le autorizzazioni devono essere rilasciate dal titolare della bonifica, vale a dire: nei due anni successivi al declassamento del SIN, gli Organi della Regione subentrati all’ex Ufficio Commissariale ed ora il Ministero dell’Ambiente per effetto di una sentenza del TAR che ne riporta la titolarità al dicastero.
Il punto nel quale la sentenza è più comprensibile anche ai non addetti ai lavori è il seguente.
“Va rilevato infine che quindi le acque MISE devono essere separate dalle altre acque, non entrare nel collettore consortile, venire depurate e poi essere immesse direttamente nel fosso Cupo e nel fiume Sacco, per considerarsi assimilate alle acque reflue industriali, non produrre un effetto di diluizione e venire dunque soggette per gli scarichi al regime autorizzatorio ordinario di competenza della Provincia.”
Sorge spontanea una domanda: cosa è successo in concreto in questi ultimi due anni?
La Secosvim ha realizzato il nuovo barrieramento entro il mese di ottobre 2012, mai entrato in funzione, in sostituzione di quello provvisorio, a proprie spese e spendendo circa 4,5 milioni di euro; lo scarico del nuovo sistema non risulta autorizzato e probabilmente deve essere adeguato secondo le indicazioni del TAR Lazio, ma a questo punto nemmeno quello provvisorio avrebbe le caratteristiche per essere autorizzato. Nell’attuale situazione, quindi, non è chiaro se i pozzi di barrieramento siano attivi e, nel caso, dove vengano scaricate le acque reflue; ciò lascia aperti molti interrogativi sui rischi di contaminazione delle falde acquifere sottostanti i siti di discarica.
Le preoccupazioni sono ancora maggiori in quanto a seguito del fermo amministrativo, determinato dal declassamento del SIN, per il sito denominato Arpa2 le attività di bonifica sono ancora lunghe per cui i rischi di contaminazione in falda salirebbero di livello.
Ci chiediamo, anche, cosa accade negli altri SIN in Italia, visto che in seguito a nostre indagini sembrerebbe che in casi analoghi siano le Province a rilasciare queste autorizzazioni, in difetto, quindi, rispetto alla normativa adottata dalla sentenza del Tar Lazio.
Questa storia di autorizzazioni dimostra, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la fondatezza delle nostre preoccupazioni sullo stato di confusione in cui ha versato per anni il governo dei processi di bonifica delle aree inquinate della Valle del Sacco (vedi in particolare la vicenda della vecchia perimetrazione del SIN su cui ci siamo già espressi).
E’ opportuno allora, in attesa della conclusione del procedimento in corso di nuova perimetrazione del SIN, che il Ministero dell’Ambiente sciolga prioritariamente il nodo delle autorizzazioni allo scarico delle acque di barrieramento, verificando preventivamente lo stato di realizzazione e l’efficacia del barrieramento stesso, intervenendo se necessario a modificarlo, secondo le indicazioni del TAR Lazio.
La nostra associazione prende l’impegno di realizzare un percorso di approfondimento e sintesi sullo stato di attuazione delle caratterizzazioni e bonifica delle aree inquinate finalizzato alla piena condivisione delle conoscenze in merito tra le amministrazioni ed i cittadini.
Valle del Sacco, 22 maggio 2015
-------------------------
Allegato
In attesa della sentenza del TAR Lazio abbiamo ritenuto necessario chiedere all’ufficio competente della Provincia di Roma quale fosse la posizione dell’Ente in merito alle mancate autorizzazioni allo scarico nel depuratore consortile di Colleferro delle acque emunte dai barrieramenti idraulici per le attività di protezione delle falde acquifere sottostanti i siti di bonifica nel Comprensorio Industriale.
Alleghiamo di seguito la nostra richiesta e la risposta della Dott.ssa Maria Zagari per il Dipartimento IV “Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche”.
Un utile approfondimento per chi ha intenzione di comprendere i complessi meccanismi dei procedimenti di bonifica.
-------------------------
La nostra richiesta alla Provincia di Roma
Salve.
Le scrivo in merito alle autorizzazioni allo scarico nel depuratore consortile riguardo ai barrieramenti idraulici per le attività di bonifica nel Comprensorio Industriale di Colleferro, Sito di Interesse Nazionale "Bacino del Fiume Sacco".
Tra le varie documentazioni, Conferenze di Servizi prima della riclassificazione a Sito di competenza regionale, si evince che le citate autorizzazioni spettano alla Provincia di Roma. Ciò viene confermato anche dal Ministero dell'Ambiente.
Ci preme avere informazioni in merito alla Vs. posizione, in quanto la ASL RMG nel verbale di riunione tecnica dell'08.09.14, rilancia la necessità di intervenire causa eventuali problemi per le falde idriche sottostanti.
Certi di un Vs. positivo riscontro porgiamo cordiali saluti..
Alberto Valleriani
Presidente p.t. Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Data, 03.11.2014
La risposta della Provincia di Roma
Dott.ssa Maria Zagari
dirigente del Servizio 2
"Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche"
Dipartimento IV della Provincia di Roma
La Provincia di Roma ha seguito l’intera vicenda della Valle del Sacco ed è stata rappresentata, nelle riunioni e conferenze di servizi indette dall’Ufficio Commissariale, dal Direttore del Dipartimento IV “Servizi di tutela e Valorizzazione dell’Ambiente”, che ha partecipato attivamente agli incontri esprimendo con chiarezza, in tutte le occasioni, la posizione della Provincia in applicazione della normativa vigente, di seguito illustrata.
In seguito alla cessazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco (30 ottobre 2012), il Consorzio Servizi Colleferro in data 24.1.2013 ha presentato al Servizio “Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche” della Provincia l’istanza di autorizzazione allo scarico per le acque reflue in corpo idrico superficiale. Dalla documentazione tecnica allegata all’istanza risultava che lo scarico origina dall’impianto di trattamento dove confluiscono:
1. le acque reflue industriali delle società consorziate;
2. le acque reflue domestiche delle società consorziate;
3. le acque di prima pioggia;
4. le acque “bianche” (acque meteoriche o acque di seconda pioggia).
5. le acque dei pretrattamenti terziari degli impianti di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) delle società obbligate alle operazioni di bonifica;
Le acque indicate ai punti 1, 2 e 3 sono disciplinate dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 e, qualora rispettino tutte le condizioni ivi previste (compresa l’assenza di diluizione con altre acque di tipologia diversa ai sensi del comma 5 dell’art. 101), la competenza a rilasciare l’autorizzazione allo scarico in corpo idrico superficiale spetta alla Provincia (c. 7 art. 124 D. Lgs. 152/2006).
Le acque “bianche” non sono soggette a trattamento depurativo e ad autorizzazione allo scarico (per il combinato disposto dal c. 3 art. 113 D. Lgs. 152/2006 e dall’art. 24 Norme di attuazione Piano di Tutela delle Acque della Regione Lazio adottato con DCR n. 42/2007) e pertanto non possono confluire nello stesso impianto di depurazione in cui confluiscono altre acque reflue soggette a trattamento e ad autorizzazione in quanto ne determinerebbero la diluizione, che è vietata dal comma 5 dell’art. 101 del D. Lgs. 152/2006;
Le acque degli impianti di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) delle operazioni di bonificasono disciplinate dal titolo V (Bonifica dei siti inquinati) della Parte IV del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. che,nella versione aggiornata attualmente vigente, al comma 4 dell’art. 243 statuisce che “Le acque emunte,convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.” Tali scarichi, devono, quindi, essere separati da altri scarichi in tutto il loro percorso (dal punto di prelievo al punto di immissione nel corpo recettore) e pertanto non possono confluire, a monte del depuratore, insieme alle acque reflue industriali, domestiche e di prima pioggia, ma devono essere trattati separatamente in un impianto di depurazione appositamente dedicato. Questa disposizione normativa trova giustificazione nel fatto che le acque degli impianti di MISE, normalmente caratterizzati da alte portate e bassa concentrazione di inquinanti, determinerebbero la diluizione delle acque reflue industriali, domestiche e di prima pioggia, vietata dal comma 5 dell’art. 101 del D. Lgs. 152/2006.
L’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione per le acque di MISE è indicata dall’art. 242 comma 7 del D. Lgs. 152/2006 che recita: “…omissis…. La regione, acquisito il parere del comune e della provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo ricevimento. …omissis, l'autorizzazione regionale di cui al presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde”.
Per le motivazioni esposte sopra, lo scarico consortile non risulta conforme alle indicazioni della parte terza del D. Lgs. 152/2006 che disciplina gli scarichi di acque reflue, e per tale motivo è stato autorizzato dall’Ufficio commissariale in virtù dei propri poteri di deroga. Cessati tali poteri e scadute le autorizzazioni rilasciate dall’ufficio commissariale, per essere autorizzato in via ordinaria lo scarico deve essere opportunamente modificato per renderlo conforme alle disposizioni della parte III del D. Lgs. 152/2006.
Infatti, come già specificato dal rappresentante della Provincia di Roma nell’incontro del 14 giugno 2013 e nella Conferenza dei Servizi del 5 agosto 2013 presso l’Ufficio Valle del Sacco della Regione, e formalizzato nei rispettivi verbali, il decreto del fare (L. 9 agosto 2013 n. 98) si è limitato a chiarire che le acque degli impianti di MISE “sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza”, cioè possono essere scaricate in corpo recettore (fognatura, corpo idrico o suolo) applicando i limiti tabellari previsti dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 per tale tipologia di reflui (tabella 3 o 4 dell’All. V alla parte III a seconda della tipologia e delle caratteristiche del corpo recettore). Nessuna modifica è stata apportata dalla L. 9 agosto 2013 n. 98 alla disciplina autorizzatoria, che pertanto resta disciplinata dal comma 4 dell’art. 242 del titolo V (Bonifica dei siti inquinati) della Parte IV del D.Lgs. 152/2006.
Pertanto, spetta alla Regione (c.7 art. 242) la competenza al rilascio dell’autorizzazione allo scarico delle acque degli impianti di MISE, che devono essere separati da altri scarichi in tutto il loro percorso (comma 4 dell’art. 243) e devono rispettare i limiti previsti per le acque reflue industriali dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 (tab. 3 o tab. 4 dell’all. V alla parte III a seconda delle caratteristiche del corpo recettore).
Per le motivazioni sopra indicate, lo scarico consortile non rispetta le condizioni previste dalla parte terza del D. Lgs. 152/2006 e l’istanza presentata dal Consorzio Servizi Colleferro alla Provincia il 24.01.2013 avrebbe dovuto essere rigettata, non avendo la Provincia i poteri di deroga posseduti dall’Ufficio Commissariale. La Provincia, per contribuire alla definizione del problema e per andare incontro alle esigenze del Consorzio Servizi Colleferro, con nota prot. 33814 del 06/03/2013 si è fatto carico di interessare della questione il Ministero dell’Ambiente, unica amministrazione titolata a valutare la situazione essendo la tutela dell’ambiente competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117 c. 2 lettera s) della Costituzione Italiana.
La risposta del Ministero dell’Ambiente, che con nota del 14 marzo 2014 ha trasmesso l’istanza alla Regione Lazio “per il seguito di competenza”, è in linea con l‘interpretazione che la Provincia di Roma ha espresso nell’ambito delle riunioni e della Conferenza di Servizi indette dall’Ufficio Regionale per gli adempimenti previsti dall’OCDPC n. 61 del 14.03.2013.
Lo scarico consortile potrà essere autorizzato dalla Provincia di Roma in via ordinaria ai sensi della parte terza del D. Lgs. 152/2006 solo dopo la sua separazione dalle acque meteoriche (che non necessitano di trattamento ed autorizzazione) e dalle acque del barrieramento idraulico (che devono essere autorizzate, separatamente, dall’Autorità competente ad approvare i progetti di bonifica nell’ambito di tali progetti).
La Provincia di Roma purtroppo non ha partecipato con un proprio rappresentante alla riunione dell’8 settembre 2014 presso il Ministero dell'Ambiente a causa di disguidi nel passaggio di consegne al nuovo direttore del dipartimento IV “Servizi di Tutela e Valorizzazione dell’Ambiente” a seguito del pensionamento del precedente direttore. La Provincia chiederà al Ministero dell'Ambiente la rettifica del verbale nella parte in cui indica la Provincia come ente competente al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti di MISE.
Sant'Elia Fiumerapido - Ambientalisti contro l'ordinanza sindacale di abbattimento cinghiali
Salvatore Avella
Che i cinghiali (Sus scrofa) non
sono animali aggressivi e non sono pericolosi lo sanno tutti: sono animali che si
nutrono prevalentemente di bulbi, radici e frutta e non aggrediscono
l’uomo. Anzi, come tutti gli animali selvatici lo temono ed evitano. L’unico
vero pericolo per la nostra incolumità è determinato dal rischio di incidenti
stradali, soprattutto notturni, legati ad incontri con i cinghiali. Ma se i
limiti di velocità all’interno del comprensorio venissero rispettati, nemmeno questo
sarebbe un vero problema. I cinghiali
sono prevalentemente notturni o crepuscolari, soprattutto in zone fortemente
antropizzate. E’ più facile incontrarli di notte, quando si spostano in cerca
di cibo. La sottospecie di cinghiale che possiamo osservare in questa zona,
come in gran parte dell’Italia, non è quella originaria della nostra penisola,
ma è stata introdotta a scopo venatorio dall’Ungheria. Questi cinghiali
hanno dimensioni maggiori, si riproducono più spesso della sottospecie italiana
e hanno determinato la quasi totale scomparsa di quest’ultima. Hanno un
tasso di riproduzione annuo che varia dal 120% al 200%, raggiungendo in alcuni
casi favorevoli anche il 300%. Stanno quindi causando seri problemi dal punto
di vista ecologico e anche agricolo, visto che spesso si nutrono nei campi
coltivati. Il cinghiale tende a riprodursi di più non appena se ne diminuisce
il numero degli esemplari presenti in un habitat, quando cioè si liberano
nuove “nicchie trofiche” (aree di pascolo). In pratica il tasso di
natalità è in funzione della quantità di cibo a sua disposizione
(perché meno sono gli individui e più cibo è a disposizione sulla stessa
superficie). Non ha quindi nessun senso cacciare o eliminare in altro modo gli
individui che osserviamo, in quanto verrebbero immediatamente sostituiti da
altri. Anche la rimozione dei cinghiali in modo incruento (cattura e
traslocazione) non è fattibile perché molto costosa, con efficacia limitata (i
cinghiali tornerebbero o verrebbero rimpiazzati da altri) e inattuabile dal
punto di vista legale (essendo considerata una specie nociva, non è possibile
liberare i cinghiali catturati in zone naturali o tantomeno agricole). L’esperienza
dimostra che l’unica soluzione per impedire ai cinghiali di penetrare nel
comprensorio sarebbe quella di utilizzare recinzioni elettrificate a basso
voltaggio anti-cinghiale. I cinghiali non sono animali pericolosi per l’uomo.
Lo dimostrano principalmente l’evidenza e le statistiche: non ci sono casi
documentati di ferimenti o danneggiamento di persone da parte dei cinghiali, al
contrario esistono diversi casi documentati di incidenti di caccia. Da questo
punto di vista la pratica della caccia è più pericolosa degli animali che vuole
eliminare. Non sussiste alcun motivo valido per sparare ai cinghiali, se non
quello di accontentare momentaneamente pochi cittadini insofferenti, incapaci
di adattarsi ad una realtà naturalistica, per fortuna ancora presente. Considerando
poi che la stagione venatoria ha inizio il 21 settembre 2014 e termina
il 31 gennaio 2015 compresi, che soluzioni come l'abbattimento e la caccia
("braccata") sono da considerarsi non idonei alla soluzione definitiva,
che la caccia non
sembra un rimedio efficace per contrastare i danni dei cinghiali
all'agricoltura, anzi, attraverso la perdita della sincronizzazione dell’estro
e l’aumento della fecondità, potrebbe essere considerata come una causa dei
danni stessi. Metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e foraggiamento
dissuasivo, sembrano al contrario molto efficaci. Ricordiamo - commenta Avella
di Fare Verde Onlus - che in data 10 settembre 2014 è stato istituito a Cassino un tavolo
tecnico composta da: Parco degli Aurunci, Corpo Forestale dello Stato, Polizia
Provinciale, Comune di Cassino e Associazioni ambientaliste allo scopo di sviluppare
idonee strategie di contenimento e gestione del suide sia in aree protette e
non, e soprattutto per censire il numero degli ungulati nel nostro territorio.
Per questo motivo abbiamo scritto al sindaco di Sant'Elia Fiumerapido, al
Prefetto di Frosinone, al Comando di Polizia Provinciale e al Corpo Forestale
dello Stato affinché revochi immediatamente l'ordinanza di abbattimento dei
cinghiali, in attesa di un censimento della popolazione dell'animale. In
mancanza verranno prese tutte le misure di legge del caso.
mercoledì 20 maggio 2015
Notizie di sport
Lega Calcio
Ultima ora
La lega calcio di serie A comunica che l’incontro di calcio Lazio-Roma, valevole per la 37° giornata del campionato di serie A, visto il protrarsi ai tempi supplementari della finale Tim Cup fra Lazio e Juventus sarà rinviata a martedì 26 maggio alle ore 18,00.
Ultimissima ora
La lega calcio di serie A comunica che l’incontro di calcio Lazio-Roma, valevole per la 37° giornata del campionato di serie A, visto il protrarsi per un minuto di recupero oltre i tempi supplementari della finale Tim Cup fra Lazio e Juventus sarà rinviata a mercoledì 27 maggio alle ore 18,00.
Ultimissimissima ora
La lega calcio di serie A comunica che l’incontro di calcio Lazio-Roma, valevole per la 37° giornata del campionato di serie A, visto il protrarsi per un minuto di recupero oltre i tempi supplementari della finale di Tim Cup fra Lazio e Juventus, visto il non ottimale stato di salute dei calciatori Biglia e Lulic sarà rinviata e a data da destinarsi, in attesa che i suddetti calciatori riprendano la migliore forma.
martedì 19 maggio 2015
Laboratorio di giornalismo civico e partecipato, proseguono gli incontri.
Luciano Granieri
sabato 23 maggio:
L’informazione ai tempi del web, comunicazione trasversale e data journalism
sabato 30 maggio:
Giornalismo d’inchiesta
Sempre sabato 6 giugno, alla fine del seminario di Mario Catania, si terrà l’evento di chiusura con la consegna degli attestati di partecipazione a chi ha frequentato il laboratorio.
Circa due mesi fa iniziava la nuova scommessa formativa dell’Osservatorio Peppino
Impastato. Il LABORATORIO DI GIORNALISMO CIVICO E PARTECIPATO. Dal 14 marzo
scorso, fino ad oggi gli incontri si sono rivelati più che proficui. L’iniziativa sta riscuotendo un discreto
successo. Il numero di partecipanti non ha subito cali significativi nonostante l’impegno diluito in un periodo
lungo dal 14 marzo al 6 giugno.
Un
elemento di forza emerso dagli incontri tenutisi fino ad oggi riguarda l’età
dei partecipanti. Alle sessioni del laboratorio hanno assistito sia
studenti di liceo che di università. Ma
buona è stata la partecipazione di
persone più in avanti con gli anni.
Questo primo positivo bilancio non fa che
confermare e confortare la nostre sensazioni per cui mai come in questo periodo emerge la voglia dei cittadini di partecipare, di
offrire il proprio contributo per la formazione di una coscienza collettiva condivisa.
Una condivisione che vede nel giornalismo
civico e partecipato, una delle principali risorse. Il flusso trasversale bidirezionale
fra fruitore e divulgatore dell’informazione
è un canale essenziale di partecipazione.
Rendere i cittadini, oltre che informati, anche capaci di informare è l’ambizioso
traguardo che il laboratorio intende raggiungere.
Fino ad oggi le tematiche affrontate si sono concentrate maggiormente su nozioni generali
e sulle modalità di redazione di una giornale (quotidiano, rivista). Dopo l’excursus storico effettuato dal Professor
Mario Morsillo, sulla nascit, a lo sviluppo del giornalismo e del giornale attraverso
le civiltà succedutesi nei secoli scorsi
, la Dottoressa Marzia Modesto ha affrontato più approfonditamente le modalità
di acquisizione, selezione e divulgazione delle notizie. La stessa dottoressa Modesto, ha illustrato la
differenza fra una pubblicazione quotidiana ed una periodica e come le caratteristiche
dei contenuti informativi dovessero
essere mirati all’una o all’altra forma
editoriale. Alcune esercitazioni relative alla scrittura di una notizia e all’effettuazione
di un’intervista, hanno coinvolto attivamente i partecipanti.
Il Professor
Tarcisio Tarquini, analizzando due grandi inchieste giornalistiche del passato:
L’affaire Dreyfus e lo scandalo Watergate, ha mostrato quali siano gli elementi
fondamentali del giornalismo di inchiesta. La dottoressa Denise Compagnone de “il
messaggero”, insieme al magistrato, Dottor Adolfo Coletta ha indirizzato i partecipanti
verso i migliori percorsi formativi per
diventare giornalisti.
Fin qui il programma svolto. Da sabato prossimo 23
maggio, sempre presso il LeBò club di Via De Gasperi, per la cui ospitalità non finiremo mai di
ringraziare Cristiano Bellincampi, inizierà un nuovo viaggio. Affronteremo le
tematiche relative al web. Come cambiano le modalità di fruizione e
determinazione dell’informazione nel caleidoscopico mondo della rete.
Siamo certi che il successo
avuto fino ad oggi verrà quantomeno confermato. Con enorme soddisfazione pubblichiamo, in
altra parte del blog, un ARTICOLO redatto da Alessia Cristofanilli. Alessia giovanissima
studentessa presso il liceo linguistico Martino Filetico di Ceccano è una delle
più assidue frequentatrici del corso e conferma,
con il suo contributo , che il nostro
impegno non è stato e non è affatto
vano.
Di seguito i prossimi appuntamenti che si terranno a partire
dalle ore 15,00 presso il Lebò Club di Via De Gasperi a Frosinone.
L’informazione ai tempi del web, comunicazione trasversale e data journalism
Relatori: Anita Mancini e Luciano Granieri.
sabato 30 maggio:
Giornalismo d’inchiesta
Relatori : Denise Compagnoni de “il messaggero”
e Alessandro Redirossi de: “l’inchiesta quotidiano”
sabato 6 giugno:
Giornalismo civico e partecipato.
Giornalismo civico e partecipato.
Relatore: Mario Catania.
Sempre sabato 6 giugno, alla fine del seminario di Mario Catania, si terrà l’evento di chiusura con la consegna degli attestati di partecipazione a chi ha frequentato il laboratorio.
Iscriviti a:
Post (Atom)



