Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 22 gennaio 2014

Scampato per miracolo agli angeli o ai demoni dell'ospedale di Frosinone

Luciano Granieri



Non c’è niente da fare quando uno è professionale non lascia nulla  al caso. Come è noto Aut, tramite l’Osservatorio Peppino  Impastato sta appoggiando con tutte le forze la protesta per il pronto soccorso di Frosinone e per una sanità decente.  I problemi sono noti,  i quotidiani sono pieni di foto e articoli che denunciano lo stato di degrado del pronto soccorso frusinate, ma professionalità di reporter  vorrebbe un esperienza diretta  sul campo  per toccare con mano la triste realtà.  Ed eccomi pronto a vivere di persona una giornata al pronto soccorso.  Cerco  di essere professionale, ma non sono scemo, dunque   devo ammettere che l’esperienza di ieri l’altro   è stata disgraziatamente propiziata da mio padre. Sono  circa le tre del pomeriggio squilla li telefono.  Dall’altra parte del filo mia madre molto preoccupata mi avverte che papà sta male. Scendo le scale di corsa, i miei abitano al piani di sotto. Mio padre, 90 anni da compiere a ottobre è adagiato sul letto. Lamenta forti dolori alla schiena e al braccio   sente il cuore battere fino in gola. Misuro le pressione, papà è da sempre un po’ ipocondriaco per cui lo sfigmomanometro è sempre a portata di mano. 170/101 e il battito cardiaco è frenetico, aritmico. Non ho dubbi, pur cosciente di cosa potrà significare l’esperienza del pronto soccorso chiamo l’ambulanza. Il medico del 118 conferma aritmia e fibrillazione, comincia la corsa verso il Fabrizio Spaziani.  Arrivo dietro l’ambulanza, papà viene preso in accettazione, fortunatamente la barella su cui è arrivato torna all’ambulanza, significa che ci sono altre   barelle disponibili al pronto soccorso. “N.63 codice giallo, in attesa”, la condizione dell’anziano genitore così viene codificata su un display che indica per ogni codice, rosso, giallo, verde e bianco i pazienti in attesa e in visita. Sono le 16,57. I degenti  in visita sono 47, quelli in attesa 7 fra cui papà. Quel display per ora è l’unica fonte di informazione. Alle 17,45 ll n. 63 passa dalla colonna dei malati in attesa a quella dei malati in visita, poco meno di un ora per essere visitato da un dottore. Il tempo trascorre lento,  il flusso degli arrivi è abbastanza costante;  un paio di donne incinte,  qualche anziano lamentoso, una signora urlante in preda ad una crisi di nevi,  fortunatamente i codici rossi sono solo tre, tutti già in osservazione. Qualcuno esce con il foglietto di dimissioni, comincia anche il via vai dei parenti  in visita a degenti entrati in pronto soccorso il giorno prima. Sono le 19,10 arrivano in rapida sequenza  tre ambulanze da cui scendono due ragazze ed un signore tutti immobilizzati da un collarino rigido, subito dopo una giovane  zoppicante. E’ il risultato di un incidente accaduto sul’autostrada nei pressi di Anagni.  Se  nella città dei Papi  fosse stato attivo il pronto soccorso,  la conseguenze di questo incidente non sarebbero gravate su Frosinone. Una giovane accompagna il proprio compagno che si tiene il braccio sbrindellato con un asciugamano. Vengono da Ceprano il ragazzo stava mungendo una mucca in campagna quando l’animale, scivolando sulle zampe posteriore gli crolla sul braccio. Altro codice giallo in attesa di lastre. 19,30 squilla il cellulare. E’ mio padre che vorrebbe avvisarmi  del fatto che è in attesa di essere trasferito al reparto di cardiologia, ma la voce si perde, va e viene. Si scopre che nell’ospedale Fabrizio Spaziani non c’è campo almeno fra due cellulare che cercano di dialogare fra di loro nell’area del nosocomio. Così papà ripete la comunicazione chiamando mia moglie che è a casa, e che da li mi richiama rendendo comprensibile la comunicazione.  Alle 19,40 cominciano ad arrivare i parenti delle vittime dell’incidente sull’autostrada, che nel frattempo sono aumentati di tre unità. Chi cerca una sorella, chi un figlio, chi un padre e chi…..la propria vettura.  Sembra che al pronto soccorso di Frosinone arrivi di tutto, anche le macchine oltre che i cristiani. Succede che a un tizio coinvolto nell’incidente, la polizia abbia rimosso la vettura senza comunicargli presso quale meccanico o carrozzeria l’avrebbe ricoverata, per cui il signore, allarmato ma incolume,  si precipita al pronto soccorso per parlare con qualche poliziotto che sia in grado di metterlo in contatto con chi gli ha rimosso la macchina, incredibile.  Sono le 20,10 dalla guardiola del pronto soccorso non trapela nulla. Chiedo lumi all’ausiliaria di guardia. Non ci sono vecchi in attesa di essere visitati per cui secondo lei mio padre è al reparto. Gli comunico che questo già lo so, ma vorrei sapere notizie dal reparto. Piccola consultazione al computer e viene fuori che mio padre è stato ricoverato, perché deve ripetere gli esami del sangue a mezzanotte e alle sei.  Mi incazzo e non poco! E’ possibile che nessuno si fosse degnato di avvisarmi! La signora mi invita alla calma. Chiama il reparto per telefono le notizie cambiano ancora. Il mo anziano genitore  nonostante le cure è ancora in fibrillazione atriale . Le analisi sono negative, ma bisogna attendere che il cuore si stabilizzi. Prima di allora non si può decidere né per le dimissioni né per il ricovero.  Sono ormai le 21,30 provo a tentare una telefonata. Papà mi risponde, ma non sente, passa il cellulare ad un infermiera, che rendendosi conto dell’agitazione mia e del mio anziano genitore, mi invita a raggiungerlo al reparto. Penserà lei a farmi entrare.  Giunto a cardiologia, l’infermiera mi accoglie, e mi introduce nella stanza di mio padre, dopo avermi fatto indossare delle calosce copri scarpe. Papà è abbastanza tranquillo. A fianco al letto una macchina registra la frequenza cardiaca, sul tavolino tre elettrocardiogrammi.  Parlo con il cardiologo il Dott. Savona. Il medico, molto gentile e scrupoloso mi spiega che il cuore di papà e ancora instabile.  Si sta tentando  di stabilizzarlo con la terapia farmacologia . La cosa potrebbe riuscire nel giro di poche ore, comunque nel caso in cui la fibrillazione dovesse permanere si dovrà intervenire attraverso una stimolazione elettrica, intervento che non potrà avvenire prima della mattina seguente.  E’ chiaro che papà dovrà passare la notte in ospedale. Resto con lui fino alle 22,00 circa per fargli un po’ di compagnia , non ha mangiato ma è abbastanza tranquillo, mi prega  di portargli la colazione l’indomani mattina.  Alle 22,10, dopo più di 5 ore passate nel ventre del Fabrizio Spaziani,  mi accingo a tornare . In macchina la radio mi ricorda che c’è Roma-Juve di coppa Italia , me ne ero completamente dimenticato. Il  radiocronista dell’emittente romanista che trasmette la partita è incazzato nero. La juve sta mettendo in piedi un catenaccio pazzesco e i nostri attaccanti non riescono a sfondare. E’ ancora zero a zero.  Arrivo a casa, passo  da  mia madre per tranquillizzarla.  Giusto il tempo di godermi il gol di Gervinho che ci dà la vittoria e sbatte fuori la Juve dalla coppa, di farmi una doccia, mangiarmi un toast e subito cerco di addormentarmi pensando alla lotta che mi aspetterà domani.  Alle 7,00 sono a cardiologia ho una borsa con qualche indumento di papà. Squilla il cellulare. Mia moglie mi avvisa di aver ricevuto la telefonata di mio padre che dice di essere stato trasferito al pronto soccorso in attesa di essere dimesso.  Torno al pronto  soccorso. Mi informo dall’ausiliaria di turno.  Mi conferma che papà è in attesa di dimissioni. Chiedo allora di poter entrare a portargli i vestiti.  Non è possibile stanno facendo le pulizie. Passa mezz’ora. Le pulizie saranno finite, posso entrare? Chiedo.   Lei può e entrare- mi dicono-  ma il problema è che non sappiamo dove  stia suo padre. Al computer risulta in pronto soccorso ma noi non l’abbiamo visto. Sant’iddio questi si perdono i malati. Entro imprecando. Lo scenario che si presenta è quello riportato da innumerevoli fotografie. Malati gettati su barelle, lettini, disperati alla ricerca di uno sguardo amico. Mi faccio tutto il corridoio,  di mio padre neanche l’ombra. Ma che se lo son persi davvero?  Finalmente sento la sua voce. Mi giro, sta in piedi parlando con il medico, ha l’aria stanca. Il dottore ci spiega che la fibrillazione si è risolta, il quadro clinico è stabile, ma è prassi trattenere il malato almeno per dodici ore dal momento del ricovero al pronto soccorso. Significa che papà dovrebbe restare fino al pomeriggio.  Riteniamo una precauzione prudenziale corretta. Dunque papà tornerà al reparto?  “Ma che sciocchezza! Al reparto non c’è posto-  comunica il medico   - suo padre – aggiunge - rimarrà in osservazione qui al pronto soccorso”. “Ma come buttato su una barella?”  Domando “See magari- risponde il medico- no sulla poltroncina dove è rimasto seduto fino ad ora”  Io e papà rimaniamo allibiti. Meglio tornare a casa subito che rimanere in quella bolgia conveniamo.  Papà firma e lo carico in macchina. Ma mentre sto guidando verso casa comincia a venirmi qualche dubbio. Domando a papà: “Ma tu non stavi a letto, stavi su una sedia quando sono arrivato?” La risposta è affermativa. “Da quanto tempo?” Incalzo io. E’  allora che mio padre mi racconta i fatti: “Il cuore si è stabilizzato a mezzanotte rendendo superfluo l’intervento di elettrostimolazione, mi sono addormentato.  Alle quattro un dottore mi sveglia, gli dispiace ma gli serve il letto perché sta per essere ricoverato un infartuato grave. Mi carica sulla carrozzina, mi riporta al pronto soccorso e mi  lascia  su una sedia, letti non ce ne sono ”. “Fammi capire papà – grido io indignato- tu sei rimasto dalle quattro di stamattina fina a quando   sono arrivato io, cioè alla 8,00 su una sedia del pronto soccorso?” “Si Luciano – risponde lui – adesso sbrighiamoci a tornare perché sono stanco e la schiena non mi regge”  Dunque all’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone succede che un novantenne ricoverato per problemi cardiaci, con  altre patologie legate alla tiroide e artrosi diffusa, venga buttato giù dal letto alle quattro di mattina e lasciato su una sedia in balia dei dolori di schiena, fino alle otto. Vorrei tornare indietro, denunciare l’accaduto, ma papà mi supplica di lasciar stare e di portarlo subito a case, è stanco, ha dolori alle ossa e ha fame.  Giro la macchina verso casa, dallo specchietto mi pare di scorgere un filo di fumo uscire  da una caldaia dell’ospedale. Guardo meglio quel fumo pare disegnare le forme di un angelo anziano.  Si scorge l’aureola che sovrasta un viso barbuto e scavato dalle rughe e le ali che si saldano su una schiena gobba.  E’ un segnale. Per poco mio padre non è finito in balia di quell’angelo che insieme al demone spesso si occupa degli ammalati del pronto soccorso. Varrà la pena raccontare questa storia al ministro della salute in visita oggi alle 15,30 presso l’ospedale di Frosinone? Penso di si. E’ per questo che con le associazioni saremo in sit-in ad aspettare il ministro Lorenzin  dalle ore 15,00 davanti al nosocomio.


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