Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 3 settembre 2014

WALEED, IL BAMBINO CHE SORRIDE PER TORTURA

Samantha Comizzoli


Villaggio di Azzoun, distretto di Qalquilja, West Bank, Palestina. Sono 500 i bambini rapiti da israele in questo momento e detenuti nelle prigioni israeliane.
Il villaggio di Azzoun ha un triste primato: ha il più alto numero di bambini rapiti da israele. 70 bambini.
Hassan, un funzionario del Municipio ci aggiorna sul fatto che alcuni sono stati rilasciati, ma altri sono stati rapiti. Pertanto il numero dei bambini al di sotto dei 14 anni in mano ad israele è ancora quello. 70 bambini.
Chiediamo di poter intervistare uno dei bambini rilasciato da israele. Al Municipio di Azzoun, arriva Waleed, 14 anni.
Il bambino è stato detenuto alla prigione di Megiddo per 3 mesi. Aveva 13 quando l'hanno preso. Ma, è importante fare un passo indietro, ad un mese prima dell'arresto. Quando i soldati perpetrano su Waleed una violenza....
Waleed è con alcuni suoi amici sulla collina, stanno raccogliendo delle foglie d'uva , che qui si usano per cucinare. Arrivano i soldati israeliani, prendono Waleed per il bavero della maglietta per spingerlo dentro alla jeep militare; ma devono aspettare che arrivi un'altra jeep. Gli fanno un paio di foto con le mani legate e poi...si mettono a fare questo “gioco” con Waleed.
GLI METTONO UNA SOUND BOMB DIETRO ALLA SCHIENA E LO FANNO CORRERE AVANTI ED INDIETRO DAL CANCELLO DELL'INSEDIAMENTO ILLEGALE DI MA'ALE SHOMRON. I soldati israeliani lo guardano e ridono aspettando che la sound bomb esploda.
Non esplose la bomba, ma Waleed ne torna a casa violentato psicologicamente. Dice ai suoi genitori che ha incontrato i soldati, ma non dice cos'è successo.
I genitori però si accorgono che il bambino continua ad avere movimenti nervosi con il corpo e che ha un sorriso “nervoso”.
Un mese dopo, marzo, Waleed viene arrestato dai soldati israeliani. Viene picchiato da loro, gli legano mani e piedi con manette di ferro, e viene portato per una notte ad Howarra. Lì viene denudato e lasciato nudo per ore, facendolo abbassare in ginocchio in continuazione.
Passerà la notte da solo; la mattina successiva gli faranno firmare un foglio scritto in ebraico. Waleed, ha 13 anni, è ovviamente sotto shock, e firma. Su quel foglio c'era la dichiarazione che lui tira pietre ai soldati ed ai coloni. Il giorno successivo viene trasferito a Megiddo, senza indumenti, con i soli pantaloni calati sulle caviglie. I vestiti gli verranno dati dagli altri prigionieri.
Lo processano e lo condannano a 3 mesi nella prigione di Megiddo, che Waleed sconta in una cella assieme ad altri 10 bambini.
Chiediamo a Waleed che cosa vuol fare da grande, perchè sarebbe bello scrivere un lieto fine (almeno di speranza) in questa storia. Ma Waleed risponde “non ci penso...”.
Ho davanti un martire, di 14 anni. Una vita distrutta, una famiglia distrutta.
Il sorriso, l'espressione più esplicativa della felicità, sul volto di Waleed è invece una conseguenza di una tortura violenta di israele.
Quel sorriso, non lo dimenticherò mai, è stato come ricevere una pugnalata ogni volta che lo faceva, ed in 25 minuti d'intervista lo avrà fatto 200 volte.

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