Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 11 ottobre 2014

Buon Voto!

Luciano Granieri


Fra poche ore si apriranno i seggi a Piazza  Gramsci per le elezioni di consiglio e presidente della Provincia di Frosinone. Come è ormai arcinoto noi non votiamo. L’onere di scegliere gli amministratori provinciali spetta ad altrettanti amministratori locali, sindaci e consiglieri. Se la cantano e se la suonano. Questo è l’unico cambiamento portato dalla legge Delrio all’istituzione provinciale che conserva  peraltro le stesse competenze dell’era prerenziana .  

Che se la cantino e se la suonino è emerso chiaramente  dallo squallore delle manovre avviate per decidere candidati presidenti e liste collegate . Queste dinamiche hanno messo a nudo, in particolare nella nostra Provincia, il disastro che alligna nei comitati elettorali locali. Il Pd, partito al quale appartiene la maggioranza di amministratori chiamati ad eleggere i vertici della Provincia,  ha espresso due candidati presidenti, l’uno in contrapposizione dell’altro, rendendo complicata una faccenda che sembrava navigare sul velluto.  

E’ difficile capire come da un partito i cui dirigenti dovrebbero condividere una comune idea di  Provincia possa originare una rottura così grave da alimentare una guerra intestina, talmente aspra, da esprimere due candidati opposti. Qual è il candidato che rispecchia maggiormente la visione del partito il sindaco di Ferentino  Antonio Pompeo, sostenuto dal senatore Francesco Scalia o il sindaco di San Donato Val Comino Enrico Pittiglio, supportato dall’ex Europarlamentare Francesco De Angelis ?  E quali le differenze programmatiche? Sono interrogativi fuori luogo perché originano dal presupposto errato che una candidatura si saldi su una piattaforma programmatica. In questo caso candidature e liste sono il frutto di un orrendo mercimonio di poltrone ed incarichi. Cosa sia meglio per i cittadini della Provincia di Frosinone non è un problema che riguarda gli aspiranti presidenti provinciali.  

La vocazione al mercanteggio era talmente acclarata che dalla sponda centro destra neanche c’hanno provato ad indicare un proprio candidato. E’ stato molto più remunerativo vendersi al miglior offerente fra i due candidati di provenienza Piddina.  Evidentemente le contro partite in poltrone ed incarichi offerti da Scalia sono state più convincenti, tanto da arruolare a supporto del candidato Pompeo sia l’Ncd di Pallone che i Forzisti di Abruzzese. Questi ultimi  convinti in extremis a sposare la causa del Senatore dopo estenuanti trattative intercorse anche con l’altra  fazione guidata dall’ex Europarlamentare . 

Personalmente sospetto che l’aspra lotta sopravvenuta fra gli opposti schieramenti sia solamente un gioco delle parti e che la spartizione fra i sostenitori di Pompeo e quella di Pittiglio  sia già delineata. 

Ma continuiamo il ragionamento mettendo da parte dietrologie  sospetti. Oltre la contesa fra i candidati alla presidenza, è in atto la competizione per le poltrone di consigliere oggetto di una votazione separata e con le liste contrassegnate dai simboli di partito. Per Pompeo concorrono le liste “Democratici per Pompeo” cioè la parte del Pd guidata da Scalia, “Forza Italia”, “Nuovo Centro Destra”. Per Pittiglio invece sono schierati i componenti la lista del “Pd” ,la sponda piddina facente  capo a De Angelis,  a cui presumibilmente daranno  la loro preferenza anche gli amministratori socialisti. 

Ma esiste un micro mondo al di fuori della contesa fra Pd vero e Pd falso.  Ci riferiamo alla lista “Acqua rifiuti sanità e lavoro” che non supporta alcun candidato presidente. E’ una formazione composta da molte sensibilità, compreso una reunion di vecchi amici-nemici  ovvero, esponenti di  Pdci e Rifondazione.  Un rassemblement  tentato più volte in passato con esiti sempre disastrosi. L’unione dei comunisti in realtà sarebbe auspicabile ma è un’operazione complicata che necessiterebbe di nuove  modalità, di percorsi innovativi e, soprattutto di  facce nuove. Un alchimia impossibile da realizzare nel  contesto delle elezioni  provinciali.  

Infine esiste l’anima astensionista che è quella dell’amministrazione comunale  di Alatri guidata dal sindaco Giuseppe  Morini.  Il primo cittadino di Alatri è talmente impegnato a fare il sindaco, e a battersi per difendere il diritto alla salute dei suoi cittadini, e di quelli della Provincia, da non ritenere produttivo esprimersi a favore dell’uno o dell’altro contendente.  Personalmente è un atteggiamento che apprezzo. Che utilità avrebbe esprimersi per l’amministrazione della Provincia quando i problemi del territorio sono altri e ben più gravi come la crisi del sistema sanitario provinciale? E quando, aggiungo io, gli obbiettivi  degli aspiranti presidenti sono tutt’altro che orientati all’interesse dei cittadini? 
Sia come sia, Aut non rinuncia all’abitudine consolidata, in occasione di ogni tornata elettorale, di augurare buon voto a coloro che andranno ai seggi.  Nel caso possa essere utile riassumiamo le complesse trattative che  hanno  determinato gli schieramenti per le elezioni alla Provincia con foto e filmati. 

Buon Voto e buona visione.





































LETTERA APERTA AI SINDACI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE

COORDINAMENTO PROVINCIALE PER LA SANITA' FROSINONE


Nei prossimi giorni sarà convocata la Conferenza locale per la Sanità / Conferenza dei Sindaci della Provincia di Frosinone, in relazione alla formazione della proposta di atto aziendale della Asl Frosinone; l'atto aziendale è il documento fondamentale che stabilisce la struttura, organizzazione e servizi sanitari della nostra Provincia.

La Legge regionale 18/94, attuativa del Dlgs 502/92 (legge di riforma sanitaria), è quella che stabilisce funzioni  e poteri della Conferenza dei Sindaci, e che qui vogliamo ricordare come espressamente scritti nel dettato normativo: 

1)dichiarare i bisogni sanitari della popolazione; 
2)definire nell'ambito della programmazione regionale, l'indirizzo della impostazione dei programmi delle attività della Asl; 
3)esaminare tutti i bilanci della Asl e emettere osservazioni su di essi inviandole alla regione; 
4)fare la verifica dell'andamento generale di tutte le attività della Asl; 
5)contribuire alla definizione dei programmi della Asl; 
6)emettere le valutazioni e suggerimenti al direttore generale della Asl e al presidente della regione i quali hanno l'obbligo di rendere ai Sindaci, entro trenta giorni, giustificazione del proprio operato.

Sono questi dunque gli indiscutibili e ampi poteri che la Legge fornisce ai Primi Cittadini nei confronti della Asl, e che forse nel passato non sono stati praticati con tutta la forza che legittimamente la norma consente.

Ma oggi la scenario è cambiato: di fronte a una crisi sociale e di identità senza precedenti dal dopoguerra a oggi, di fronte a un continuo detrimento dell'offerta sanitaria provinciale, e stante la latitanza dei cosiddetti piani alti di una certa politica, per chi rappresenta il livello istituzionale che tocca con mano ogni giorno i reali problemi della gente, non esiste più il tempo per gli indugi.

Il Coordinamento Provinciale per la Sanità guarda quindi a Voi, Signori Sindaci, come il vero riferimento della popolazione, ed è sicuro che nelle prossime Conferenze locali per la sanità eserciterete le Vostre funzioni e i Vostri legittimi poteri in toto per difendere il diritto alla salute di ogni cittadino della provincia di Frosinone in maniera unitaria; il Vostro profilo di azione sarà delineato sia ad impedire scempi e impoverimenti dell'offerta sanitaria di questa provincia tutta, e sia ad imporre la linea dell'aumento della quantità e della qualità dei servizi.

Il CPS Vi affiancherà continuativamente, per fornire tutto l'ausilio che occorre in una materia tanto complessa e particolare quale la organizzazione dell'assistenza sanitaria; in maniera tale che, grazie al Vostro intervento in sede di formazione dell’atto aziendale della Asl di Frosinone, andranno ad essere sia garantite realmente le esigenze sanitarie della popolazione, e sia bloccate scialbe operazioni di facciata che nulla hanno a che fare con una compiuta realizzazione del diritto alla salute.

La nostra provincia lo chiede a gran voce.

10.10.2014
Coordinamento Provinciale Sanità

venerdì 10 ottobre 2014

Frosinone. Studenti contro la scuola modello Marchionne

Luciano Granieri


Ieri 10 ottobre 2014 gli studenti medi di Frosinone, come molti loro altri compagni in tutta Italia, sono scesi in piazza. La scuola governata dai consigli d’amministrazione non piace ai giovani del Capoluogo. L’idea che siano gli sponsor a selezionare gli insegnanti più meritevoli  e le attività didattiche è uno dei tanti incubi che popolano le notti di alunni, professori  e in genere tutto il personale scolastico. Agli studenti di Frosinone proprio non va giù di diventare mano d’opera aggartis pronta ad essere sfruttata e schiavizzata.  Imparare un lavoro, certamente serve, ma prima bisogna imparare a pensare, bisogna acquisire  senso critico, costruire la  propria personalità con la  conoscenza, con   la creatività, con la fantasia e  l’intuizione. Nella scuola dei consigli d’amministrazione e dei manager privati, insegnare a pensare, a discernere, a  formarsi opinioni, è un’attività non prevista.  Gli studenti di Frosinone non vogliono un corpo docente in costante competizione per raggiungere l’eletta schiera del 66% che ha diritto allo scatto retributivo. Gli studenti di Frosinone vogliono professori che collaborino fra di loro per condividere linee didattiche basate sull’interdisciplinarietà. Era vitale ieri scendere in piazza. Perché il contrasto al programma della troika introdotto nelle scuole,  basato sull’impoverimento delle risorse pubbliche,  sul sovvertimento degli  organi decisionali collettivi,  sulla verticizzazione del comando, sullo sfruttamento dei docenti e la beotizzazione degli studenti , è possibile solo dalla piazza.  Se non si reagisce in modo deciso i guasti   che la ministra Giannini, su input del suo capo Matteo Renzi,  produrrà all’istruzione pubblica, diverranno irrimediabili. Peggiorare la riforma Aprea di gelminiana memoria era  impresa difficile se non impossibile. Ma per il presidente Renzi quando c’è da far danni  nulla è impossibile. Lentamente ma inesorabilmente molti se ne stanno accorgendo, compreso gli studenti di Frosinone che infatti sono scesi in piazza. E’ un segnale confortante, ma si deve proseguire per non dar tregua a questi spocchiosi damerini che stanno portando il Paese alla deriva.

Brano: Coriss’a terra dei Taranta Terapy
Foto di Eugenio Oi


Comunicato stampa congiunto PdCI e PRC

Oreste  Della Posta (PdCI) e Massimiliano Palombi (PRC)

Il sistema elettorale che eleggerà il Consiglio Provinciale e il presidente del Consiglio è a dir poco scandaloso in quanto è stato letteralmente tolto al popolo il potere di decidere i propri rappresentanti. Un metodo questo che avvantaggia i soliti “noti” della politica e la cosa diventa un vero e proprio gioco di potere tra il PD  e Forza Italia. In questo quadro il Partito dei Comunisti Italiani e il Partito della Rifondazione Comunista invitano tutti i consiglieri comunale della provincia di Frosinone  a sostenere la lista Acqua,Rifiuti,Sanità e Lavoro. Una lista allternativa, una lista in difesa del bene comune e che si oppone fortemente a questo sistema elettorale, una lista che non ha niente a che vedere con questa politica fatta di accordi trasversali e sotterfugi.
Il segretario Oreste  Della Posta (PdCI) e Massimiliano Palombi (PRC) fanno appello a tutti i Consiglieri Comunali della provincia, che non si riconoscono in questo stato di cose, a sostenere la candidatura del candidato  Dionisio Paglia, un compagno impegnato nel sociale  che da sempre ha lottato per la difesa del bene comune, per una provincia più giusta e più equa.
Noi siamo convinti che una svolta è possibile e che il nostro candidato Dionisio Paglia rappresenti per la nostra provincia una speranza e un punto di riferimento per tutti i cittadini vista la sua grande esperienza e determinazione.

 Diciamo NO a questa vergogna e questi giochi di potere, e il 12 ottobre sosteniamo la Lista Acqua,Rifiuti,Sanità e Lavoro e il candidato Dionisio Paglia.

Articolo 18, la delega in bianco è incostituzionale

Pier Giovanni Alleva. fonte "il manifesto"


Il governo pone all’approvazione del Senato, ricat­tato dal voto di fidu­cia, un dise­gno di legge delega in mate­ria di lavoro ulte­rior­mente peg­gio­rato rispetto alla pro­po­sta ori­gi­na­ria. È un testo squi­li­brato, ipo­crita e incostituzio­nale per­ché con­tiene una disci­plina inu­til­mente det­ta­gliata di argo­menti minori, come per­messi paren­tali e fun­zio­na­mento dei Cen­tri per l’impiego, ma lascia totale mano libera all’esecutivo sui temi essen­ziali del pre­ca­riato, delle garan­zie nel rap­porto di lavoro e degli ammor­tiz­za­tori sociali.
Infatti nes­sun con­tratto pre­ca­rio viene abo­lito e sul tema fon­da­men­tale dell’articolo 18 per il momento si tace, ma poi ci si riserva di inter­ve­nire diret­ta­mente, ovvia­mente in senso puni­tivo, nei decreti dele­gati, ossia al di fuori di qual­siasi con­trollo e voto del par­la­mento. Allo stesso modo il governo si riserva di rego­lare a suo arbi­trio, nei decreti dele­gati, l’indennità di disoc­cu­pa­zione e ciò che resta della cassa integrazione.
Que­sto modo di pro­ce­dere è inco­sti­tu­zio­nale per­ché l’articolo 76 della Costi­tu­zione sta­bi­li­sce invece, a garan­zia della cen­tra­lità del par­la­mento, che la legge delega debba fis­sare essa stessa, con riguardo all’emanazione dei suc­ces­sivi decreti dele­gati, i cri­teri diret­tivi, che non pos­sono in nes­sun modo essere sur­ro­gati da ordini del giorno o da prese di posi­zione in sede poli­tica. Ove il capo dello Stato pro­mul­gasse quindi que­sta legge delega voluta dal governo, vio­le­rebbe lui stesso la Costituzione.
Una pre­ci­sa­zione, poi, è oppor­tuna e neces­sa­ria: non è suf­fi­ciente in una legge delega evo­care dei titoli e dei temi come potreb­bero essere la disciplina della cassa inte­gra­zione o dei licen­zia­menti o dei tra­sfe­ri­menti, senza indi­care anche in quale dire­zione devono andare le future modi­fi­che nor­ma­tive. Affer­mare ad esem­pio come dice la delega che il governo è auto­riz­zato a fare un decreto sull’ambito di appli­ca­zione della cassa integra­zione signi­fica pur sem­pre dare una delega in bianco per­ché non si com­prende se quell’ambito di appli­ca­zione debba essere allar­gato o al con­tra­rio ristretto rispetto alla situa­zione attuale.
Così non baste­rebbe dire che il governo è auto­riz­zato a sta­bi­lire una nuova disci­plina delle san­zioni per i licen­zia­menti ille­git­timi se non si dice per quale tipo di licen­zia­mento e con quale tipo di san­zione, se mone­ta­ria, di rein­te­gra o ambe­due. Que­sta quindi è la pro­fonda ipo­cri­sia nel maxiemenda­mento alla legge delega, quella cioè di met­tere l’uno vicino all’altro cri­teri diret­tivi effet­tivi per gli argo­menti di minore impor­tanza e invece dei meri titoli per quelli dav­vero deci­sivi onde con­sen­tire poi al governo di legi­fi­care a suo avviso.
Que­sto modo di pro­ce­dere è già stato stig­ma­tiz­zato dalla Corte costituzionale e porta a pre­ve­dere un’impugnazione siste­ma­tica dei decreti ema­nati non già sulla base di cri­teri diret­tivi ma con rife­ri­mento a un semplice «titolo». Que­sta cri­tica di fondo non toglie che comun­que il maxie­men­da­mento pre­veda anche alcune dispo­si­zioni più pre­cise e sporadi­che, comun­que pes­sime, e ci rife­riamo in par­ti­co­lare a una cosiddetta nuova disci­plina delle man­sioni che fini­rebbe col ren­dere lecito il deman­sio­na­mento e dun­que il mob­bing, con l’alibi ricat­ta­to­rio della sua neces­sità per ragioni orga­niz­za­tive che in defi­ni­tiva lo stesso impren­di­tore definirebbe.
Viene altresì legit­ti­mata, sotto un’apparenza tec­ni­ci­stica, l’attività di controllo ossia di spio­nag­gio a carico del lavo­ra­tore. Con riguardo agli ammor­tiz­za­tori sociali la nuova inden­nità di disoc­cu­pa­zione di cui non è spe­ci­fi­cata né la durata né gli importi rispon­de­rebbe comun­que a un crite­rio asso­lu­ta­mente errato e cioè a quello della pro­por­zio­na­lità della durata dell’integrità all’anzianità di lavoro pre­ce­den­te­mente matu­rata. Que­sto signi­fica che l’annunciata appli­ca­zione dell’indennità di disoccupazione anche ai rap­porti pre­cari si ridur­rebbe a una sorta di burletta per­ché a una breve durata del con­tratto cor­ri­spon­de­rebbe una ancora più breve durata dell’indennità di disoccupazione.
Infine c’è l’ambiguità più grave e peri­co­losa che riguarda i con­tratti a tutela pro­gres­siva di futura intro­du­zione e il dilemma è que­sto: tutto quello che si dice e si pole­mizza circa l’abolizione o quasi abo­li­zione della rein­te­gra nel posto di lavoro in caso di licen­zia­mento ille­git­timo riguar­de­rebbe solo que­sti nuovi futuri con­tratti o tutti i rap­porti già in essere come è acca­duto con la legge Fornero?
Non c’è dav­vero da fidarsi per­ché la legge delega con­tiene una super­norma in bianco che è quella della reda­zione di un testo orga­nico «sem­pli­fi­cato» di disci­plina dei vari tipi di con­tratto e al suo interno potrebbe esservi davvero di tutto, a comin­ciare dall’eliminazione della rein­te­gra anche per i milioni di lavo­ra­tori che attual­mente godono di tale garanzia.
La vigi­lanza non è dav­vero mai troppa quando si ha a che fare con per­sone abi­tuate a dire e disdire, pro­met­tere e non man­te­nere, come il pre­si­dente Renzi. Con lui non si può mai essere «sereni».


La "Buona Scuola" di Renzi... copiando Marchionne

Fabiana Stefanoni

10 ottobre: sciopero nazionale di studenti e lavoratori della scuola


Il piano di ristrutturazione della scuola pubblica, presentato dal premier Renzi e dal ministro Giannini, si articola in un malloppo di più di 130 pagine. Malloppo che il governo chiede a tutti i lavoratori della scuola di discutere e, eventualmente, integrare... Anzi, nelle pagine del testo si sollecitano tutti i docenti di ogni scuola a leggere e commentare le 130 pagine: operazione impossibile, visto che in molte scuole mancano persino i soldi per comprare l'inchiostro delle stampanti. Ma questo Renzi forse non lo sa. Vediamo brevemente in cosa consiste questo progetto, beffardamente denominato "La Buona Scuola".
Assunzione dei precari... per essere ancora più precari
"Assumere tutti i docenti": così titola il primo capitolo della "Buona Scuola" di Renzi. Un titolone altisonante, perché è proprio il piano di assunzioni di precari della scuola il "piatto forte" del progetto governativo. Si parla di circa 150 mila precari, sia delle graduatorie ad esaurimento sia vincitori (o idonei) dell'ultimo concorso (quello bandito dal ministro Profumo), che verranno assunti a partire dall'anno scolastico 2015-2016.
I precari della scuola hanno da tempo imparato a diffidare degli impegni di assunzione "a breve" (stando alle promesse dei vari ministri che si sono succeduti, avremmo dovuto essere tutti assunti da parecchio tempo... e invece siamo ancora qui ad aspettare l'ennesima promessa). Inoltre, bisogna anche capire di che tipo di assunzioni si tratta.
Il "malloppo" parla chiaro: i nuovi assunti dovranno essere massimamente flessibili, pronti a qualsiasi orario di lavoro (mattina, pomeriggio e forse sera) e a qualsiasi mansione: si scordi l'insegnante che è stato obbligato a fare corsi di specializzazione su una materia - per essere un bravo insegnante di quella materia - di poterla un giorno insegnare, dovrà piuttosto fare supplenze dove serve, compilare progetti, affiancare tirocinanti, e essere disponibile a venire incontro a qualsiasi esigenza del gruppo di scuole a cui verrà assegnato.
Non solo. Considerato che la maggioranza dei precari della scuola sono precari da almeno dieci o venti anni, nel caso in cui qualcuno si sia azzardato a costruirsi una vita o una famiglia in una determinata città, questo tipo di assunzione in ruolo potrebbe rappresentare una doccia fredda (da far rimpiangere la precarietà). Come recita il testo governativo, "serve prima di tutto una maggiore mobilità ai fini dell'assunzione in ruolo rispetto all'attuale 'vincolo di destinazione' all'interno della provincia" essendo necessari "aggiustamenti anche geografici", sulla base delle esigenze. In altre parole, si potrà essere assunti anche in una regione diversa da quella di appartenenza. Non solo: analoga "flessibilità" sarà richiesta anche per quanto riguarda le classi di concorso (cioè le materie di insegnamento), con la possibilità di essere assunti per insegnare "materie affini".
Dato che chi non fa parte dell'assurdo mondo del precariato permanente della scuola probabilmente fatica a capire di cosa si stia parlando, facciamo un esempio concreto. Prendiamo un insegnante precario che da circa dieci anni insegna matematica e fisica (con alle spalle anni di studi e specializzazioni). Poniamo che viva da sempre in provincia di Firenze. Fino a cinque anni fa, questo precario riusciva bene o male a lavorare per nove o dieci mesi all'anno con uno stipendio pieno (sui 1200 euro al mese), più due o tre mesi di disoccupazione. Dopo i tagli di Fioroni, Gelmini e Profumo, negli ultimi cinque anni ha invece lavorato saltuariamente, con spezzoni di ore (cioè non con cattedra piena) e conseguente riduzione dello stipendio. Le ultime leggi di stabilità gli hanno tolto anche la monetizzazione delle ferie non godute (cioè i circa 1000 euro in un anno che spettavano ai supplenti come "compensazione" dei mesi di disoccupazione).
Bene, ora che arriva l'assunzione in ruolo di Renzi che succederà a questo precario? Primo, se a Firenze non c'è posto, può essere che venga assunto a Bologna, o a Trieste. Secondo, siccome di posti di matematica e fisica ce ne sono pochi, può capitare che gli venga chiesto di insegnare "materie affini". Cioè? Quale è una materia affine a matematica o fisica? Forse biologia? o scienze della terra? oppure, come dicevano gli antichi greci, è invece la filosofia la materia più affine alla matematica?
Ecco allora perché, buttandola in battuta, pensiamo che, se queste saranno le assunzioni, sia meglio agurarsi di restare precari per ancora molti anni. Tra la precarietà e i lavori forzati tutto sommato è meglio la prima.
Se questo è un precario
Ma le sorprese amare per i precari non finiscono qui. Accanto ai precari delle graduatorie ad esaurimento e vincitori di concorso, ci sono decine di migliaia di precari che o stanno per conseguire l'abilitazione all'insegnamento (attraverso carissimi e pesantissimi corsi a frequenza obbligatoria chiamati tfa o pas), oppure sono privi di abilitazione pur lavorando da anni nelle scuole, chiamati a fare supplenze brevi e sostituire i colleghi assenti. Sono la parte più sfruttata e maltrattata dei lavoratori della scuola, spesso pagati in ritardo di alcuni mesi e con contratti che durano anche pochi giorni (costretti per questo a cambiare continuamente scuola). Bene, che ne sarà di questi disgraziati? Il ministero è lapidario: "costoro non possono essere considerati 'precari', se non vogliamo correre il rischio paradossale per cui chiunque abbia mai svolto anche solo una settimana di supplenza è (sia prevede la lingua italiana, ma non pretendiamo troppo dal ministero dell'istruzione, NdR) un precario della scuola". Più o meno quello che si diceva degli schiavi neri nell'Ottocento: i padroni bianchi si stupivano che qualcuno avesse la pretesa di considerarli degli essere umani... Tornando ai giorni nostri, questi esseri indefiniti, per essere puniti della loro presunzione, verranno letteralmente eliminati dalle scuole (ma "non fisicamente", non si preoccupino, come rassicurava ad agosto il ministro Giannini intervenendo alla festa di Comunione e Liberazione): per loro non ci saranno più posti, perché le supplenze di poche settimane o pochi giorni verranno d'ora in poi svolte dai colleghi "flessibili" neo assunti in ruolo. Poi, un giorno, arriveranno i concorsi: e lì, tanto più con la crisi che imperversa, verranno messi a bando i pochi posti che si libereranno per un esercito di svariate centinaia di migliaia di laureati...
E per i docenti di ruolo? modello Fiat! 
Oltre il danno c'è anche la beffa. Considerato che il governo avrà bisogno di reperire risorse per coprire questo piano di assunzioni flessibili, a rimetterci saranno ancora una volta le tasche dei lavoratori. A tutti i dipendenti della scuola - docenti, personale ata, neoassunti e tutti gli assunti in servizio da meno di 33 anni - verrà chiesto "qualche" sacrificio. Verranno eliminati gli scatti stipendiali automatici (quelli legati all'anzianità), che saranno sostituiti con "scatti di carriera", riservati solo al 66% dei docenti di ogni scuola. In altre parole, quello che prima era diritto di tutti (qualche decina di euro in più in busta paga ogni tot di anni), diventerà un traguardo da sudarsi, in una competizione eterna coi colleghi per spartirsi poche briciole.
Di fatto, docenti che da decenni insegnano a scuola, dovranno tornare ad accumulare "crediti" (come i loro studenti) per non rischiare di finire in quel 34% di docenti "di serie b" privi di scatti: i crediti si accumulano lavorando di più, restando a disposizione della scuola, essendo disponibili per attività diverse dall'insegnamento, ecc. Il rischio che si corre è grosso, perché chi finisce in quel 34% potrà essere spostato di sede o di "mansione" (come si direbbe in fabbrica...) a discrezione del dirigente scolastico (oppure licenziato?).
E chi valuterà i docenti? si parla di un "Nucleo di Valutazione Interno", costituito anche da un "membro esterno" (magari il rappresentante di qualche azienda), che avrà il compito di stilare le classifiche dei docenti. Come in Fiat, solo chi lavorerà più del dovuto non subirà sanzioni: si rafforza un sistema disciplinare interno che ha lo scopo di spremere i lavoratori della scuola ai fini del risparmio. Tutto questo all'interno di un sistema di valutazione nazionale (sperimentato con l'Invalsi), operativo già dal prossimo anno, che taglierà i finanziamenti alle scuole che non raggiungono determinati standard. E sappiamo quali saranno le scuole che raggiungeranno questi standard: quelle che riusciranno a reperire maggiori risorse "dal territorio", cioè dalle imprese private.
Aziendalizzazione e privatizzazione
Ma Marchionne ha fatto scuola anche in altro senso nella scuola pubblica italiana: verranno infatti smantellati tutti gli organismi collegiali che oggi permettono ai lavoratori della scuola di partecipare alle scelte, anche amministrative ed economiche, delle scuole. Il dirigente scolastico diventerà un vero e proprio direttore d'azienda, con la possibilità di gestire le risorse - economiche e umane - come meglio crede. Sarà affiancato da una sorta di consiglio di amministrazione (sul modello del progetto di legge Aprea di berlusconiana memoria) mentre al "consiglio dei docenti" (che prenderà il posto del collegio docenti) verranno riservate solo decisioni relative alla didattica.
Il dirigente scolastico avrà "licenza di uccidere": potrà scegliere quali docenti e lavoratori premiare, quali trasferire, dove e come reperire le risorse dai privati. Se consideriamo che il suo stipendio sarà tanto più alto quanto più efficiente risulterà la scuola, è facile prevedere il clima da catena di montaggio che si respirerà nelle scuole.
La verità è che la "Buona Scuola" che ha in mente Renzi non è una scuola pubblica, ma una scuola privatizzata: la collaborazione con le imprese sarà sempre più forte, anche con il rafforzamento dell'alternanza scuola-lavoro. In quasi tutte le scuole superiori l'alternanza diventerà obbligatoria, con un monte ore di almeno 200 ore all'anno in azienda per ogni studente degli istituti tecnici: in parole povere, gli studenti andranno a lavorare gratuitamente per i padroni (che risparmieranno nelle assunzioni) evitando di "perdere tempo" con gli insegnamenti di storia, italiano, matematica...
10 ottobre: tanti buoni motivi per scioperare!
Il 10 ottobre i sindacati di base (Cobas, Cub, Usi) sono in sciopero, nella giornata nazionale di mobilitazione studentesca. Sono molti i buoni motivi per scioperare: è necessario respingere questo piano scellerato del governo, che intende smantellare la scuola pubblica, trasformandola in una succursale delle imprese. E' un progetto contro cui lottare anche per le modalità autoritarie con cui è stato presentato: di fatto il governo aggira la contrattazione sindacale (a tutti i livelli), rifiutando di affrontare il nodo del rinnovo contrattuale (ormai scaduto da anni) e proponendo ai sindacati una frittata bell'e pronta. Un attacco ai diritti acquisiti che va di pari passo con lo smantellamento dello statuto dei lavoratori (Jobs Act) e con l'accordo della vergogna sulla rappresentanza (che azzera la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro).
Da parte loro, le direzioni dei sindacati concertativi - Cgil, Cisl e Uil - non partecpano allo sciopero , limitandosi ad organizzare assemblee e manifestazioni simboliche. Oggi  in piazza lavoratori e studenti sono uniti nella lotta. E' importante che dalla  giornata di oggi nasca un percorso di mobilitazioni nella scuola che, attraverso l'unificazione delle lotte di tutti i settori lavorativi, porti alla costruzione di un vero grande sciopero generale unitario.

Liceo San Benedetto da Norcia di Roma la mozione del collegio dei docenti

  

Il Collegio dei Docenti del Liceo Benedetto da Norcia di Roma, nella seduta del 9-10-2014, convocata in risposta all’invito, sia del Governo sia dell’USR (nota MIUR prot-n° 3043 del 2-10- 2014, ripresa dalla circolare  dell'USR prot. n° 25529 del 3 /10/2014), a discutere sulla proposta di riforma della scuola denominata “La buona scuola”, dopo un’analisi di tale proposta esprime profonda preoccupazione per i seguenti aspetti della riforma, di cui giudica negativamente le ricadute didattiche:
1) la proposta di riforma dequalifica la professione docente e peggiora le condizioni di insegnamento a causa di:
            mancanza di investimenti nella scuola pubblica e cancellazione degli scatti di anzianità;
            mantenimento del numero eccessivamente alto di alunni per classe;
            inefficacia di fatto delle nuove assunzioni promesse che, anche nel caso fossero effettivamente realizzate, non aggiungono cattedre all’organico di diritto, ma creano solo bacini di docenti a disposizione per coprire le assenze brevi dei loro colleghi;
            imposizione di carichi di lavoro aggiuntivi (a parità di stipendio) che andranno a discapito della qualità dell’insegnamento;
2) la proposta di riforma, prevedendo i cosiddetti “scatti di competenza”, introduce una pericolosa competizione tra docenti, invece che rafforzare la cooperazione tra docenti, che sarebbe didatticamente ed educativamente auspicabile nella scuola; i docenti infatti per essere compresi nel 66% dei “meritevoli”, saranno spinti ad accumulare “crediti”, e quindi oneri, oppure a chiedere il trasferimento in altra scuola, ancora una volta a danno della qualità dell’insegnamento e della continuità didattica;
3) la proposta di riforma pregiudica – come il vecchio DDL Aprea – la collegialità delle istituzioni scolastiche e riduce il peso della componente docenti negli OO.CC. , a vantaggio del preside e dei soggetti privati, di cui è previsto l’ingresso;
4) la proposta di riforma introduce nelle scuole un nucleo di valutazione interno che, utilizzando prioritariamente i parametri dell’INVALSI, dovrà obbligatoriamente individuare tra i docenti un 66% di “meritevoli” e una restante percentuale di “non meritevoli”, con quote fisse che prescindono dalla qualità reale della didattica, per l’assegnazione degli scatti stipendiali.
            Considerati  i suddetti aspetti, il Collegio dei Docenti esprime la propria contrarietà dal punto di vista didattico, formativo, educativo, alla proposta di riforma del Governo denominata “La buona scuola”.
Inoltre il Collegio dei Docenti, per rilanciare e riqualificare l’istruzione pubblica statale, esprime il proprio sostegno alla Legge di Iniziativa Popolare “Per un Buona Scuola per la Repubblica”.

Approvato all’unanimità.

Roma,  9-10-2014