Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 28 dicembre 2012

la canea esiziale di "cambiare si può!" " io ci sto" spiegata facile

Laura Jurevic


Per ora ci sono DUE SOGGETTI distinti CAMBIARESIPUO' e IO CI STO.    ma torniamo un cicinin indietro...  il pdci vuole il matrimonio con il pd fino a che morte non ci separi 
  rifondazione è ( finalmente) anti pd (diciamo che il pd prima faceva schifo, ma mo' proprio è indifendibile)
 rifondazione ha iniziato da un anno a costruire il quarto polo facendo appelli a todos el mundo (compresi sel e pdci, a volte facendoci pure incazza' per gli appelli ad oltranza al niculino de noantri)

 SEL ha detto: no no io ho smontato rifondazione per anda' con il pd!!! Ecchecavolo, tutto sto lavoro di demolizione, siete minoritari, io vado al ballottaggio... (ed ha demolito pure SEL) 

il pdci ha smontato la FDS dichiarando "o pd o mores!!!"
 Il pd al pdci gli ha risposto si si mo' vediamo spetta eh... se proprio ce servite ve chiamiamo e ve diamo tre posticini (tanto che dopo i nomi designati, nel pdci so' partite le lotte da chi non aveva quel nome lì) 
 Rifondazione nel frattempo con alba (e ora sinistra critica ed altri compagni che hanno capito l'importanza di tenere la barra contro questa destra piddina e montiana) fa nascere cambiare si può, anti pd e anti monti e tutto il resto appresso.   Arancietto di forma, rosso in sostanza visto che i numeri so' rossi e si decide a maggioranza. (almeno pe' mo)
il pdci allora con de magistris ha candidato ingroia per il matrimonio con il pd e per boicottare la nascita di un polo anti monti e anti pd con il "movimento arancione io ci sto"  -CHE E' N'ANTRA COSA- tanto da presentarlo il giorno prima della seconda assemblea di "cambiare si può" (e nella prima LUI c'era...è poi che ha tentato lo sgambetto)
il programma tirato giù da ingroietto era più di destra di quello del pd.
PROBLEMA GROSSO di qualcuno...
il pd  a questi qua, gli ha risposto e continua a rispondere 'nt'o culo!
 compreso il 22 stesso durante l'assemblea. (ovazione della sala, perchè è vero che alba è quel che è, ma è pure vero che il centrosinistra nun lo vole vede' manco disegnato)
 de magistris allora è tornato a cambiare si può per dare garanzie che non si va con il centrosinistra e che il confronto è tanto per, e quindi di andare tutti insieme
 Cambiare si può gli ha risposto: "bellobell' acca' nisciun'è fesso, te voi fa' l'indiano co' gli indiani ma ce caschi male...PRIMO ci metti il fiscal compact nel programma (e il pd ti schifa ancora di più), secondo ci metti la scuola come si deve e non meritocratica come da gelminiana memoria taccivostra e di chi ve suggerisce ste minchiate de destra, terzo ci piazzi pure il no tav e tutto il rest'appresso e prima mandiamo gli emissari a fare il confronto ma ricordati che alla fine decidono le assemblee ( rifondarole, sinistre critiche e compagne per la maggioranza)    tradotto: HIC RODE HIC SALTA 

QUINDI CAMBIARE SI PUO' PRATICAMENTE ACCETTA UN CONFRONTO PROGRAMMATICO CON IO CI STO (IDV,VERDI E INGROIA)  FISSANDO PALETTI  (mentre altri stanno con il cappello in mano davanti al portone del Pd. Peccato che D'Alema sta in montagna, cerca casini e di questi altri se ne fotte ed ora dovranno giustificare l'ennesima inversione ad U in due settimane)  Questo è quanto ho dipanato io fino a mo'...


Per fare chiarezza

Luciano Graneri


  Il mio articolo  VENGO O NON VENGO ALLA FESTA DEL PD? VENGO, ha suscitato dure reprimenda nei miei confronti da compagni e amici che hanno rilevato inesattezze su quanto ho scritto. In particolare in merito alla netta distinzione fra i movimenti “Cambiare si può” e “Io ci sto”. Fra le varie accuse che mi sono state rivolte, quella di aver volutamente scritto un articolo per disinformare. Non è affatto così. E per dimostrarlo in questo post riporto fedelmente come si sta evolvendo il progetto politico di “Cambiare si può” e “Io ci sto”. Il 6 novembre scorso, un gruppo di persone pubblicano  UN'APPELLO “Cambiare si può”. Fra queste persone figurano intellettuali, giornalisti, cattedratici, sindacalisti. Il testo si propone di costruire un polo alternativo agli schieramenti attuali che abbia uno sbocco elettorale. Un polo che si oppone decisamente all’ultraliberismo montiano e alle formazioni politiche, Pd in testa, che   hanno supportato il governo dei tecnici. L’appello è rivolto a quelle singole persone e movimenti che si sono battuti per i referendum sui beni comuni e che si battono contro la logica delle grandi opere, per la salvaguardia del territorio, per una rinegoziazione dei trattati europei, che si concretizzi in particolare con l’abolizione del fiscal compact. All’appello pubblicato in rete segue, il primo dicembre,   la prima assemblea pubblica in cui gli aderenti si riuniscono per dibattere e decidere come proseguire nella costruzione del movimento. All’incontro del primo dicembre si sono susseguiti numerose assemblee locali in cui sono sorti  i comitati territoriali. All’appello “Cambiare si può” ha risposto Rifondazione Comunista, i movimenti per l’acqua pubblica e la difesa dei beni comuni, Sinistra Critica. Dopo questa fase costitutiva territoriale l’appuntamento è per il 22 dicembre.  In questa assemblea  si conclude la votazione su due  MOZIONI PROGRAMMATICHE sottoposte al giudizio degli aderenti all’appello anche attraverso la rete.  Oltre a “Cambiare si può” diventa attivo un altro movimento promosso dal sindaco di Napoli  De Magistris che vede come propria bandiera Il magistrato Antonino Ingroia. Il movimento, nell’assemblea organizzata il 12 dicembre,  presenta un programma di  opposizione  contro la logica delle grandi opere e punta molto sulla lotta all’illegalità e alla mafia. E’ contro l’agenda Monti, ma è aperto al dialogo con tutte le forze, Pd e Movimento 5 Stelle compreso. Il programma di “Io ci sto”  redatto il 21 dicembre si articola in un manifesto in  DIECI PUNTI..  Nelle sue fila si iscrivono, Di Pietro e Il Pdci di Diliberto, disposti a fare quel passo indietro chiesto da Ingroia rinunciando al simbolo di partito. I due movimenti, sollecitati anche da un  DOCUMENTO  sottoscritto da alcuni noti personaggi dello spettacolo e del giornalismo,  fra cui Fiorella Mannoia  e  Olviero Beha, a formare una lista unica, decidono di dialogare e organizzare un percorso di collaborazione.  Tanto che entrambe le  MOZIONI votate dai militanti di “Cambiare si può” prevedono la coalizione con il movimento guidato da Ingroia. Questo è quanto. Cliccando sui link presenti nel post si può accedere ai documenti in modo che ognuno possa farsi una propria opinione. Spero di aver fatto ammenda all’accusa di essere stato autore di un’opera di disinformazione. La   mia personale opinione sulla questione  e sugli sbocchi futuri che questa potrà  avere è  espressa nel post “Vengo o non vengo alla festa del Pd? Vengo” e nel commento, che pubblico di seguito, scritto in risposta alle osservazioni di Laura. Buona Lettura 
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Mi scuso con tutti i compagni per le inesattezze. E’ vero, i dieci punti da me citati nel post sono stati proposti da Ingroia, il movimento Arancione è altra cosa da”Cambiare si può”. E’vero altresì che la discussione in “Cambiare si può” è stata aperta e svoltasi attraverso assemblee e proposte in rete. E’ vero che si è arrivati alla votazione di due mozioni in un assemblea tenutasi il 22 dicembre. TUTTO GIUSTO. Ma santo iddio, nella prima mozione approvata a maggioranza ( e non all’unanimità) non c’è forse scritto che “L’Assemblea di “Cambiare si può”, riunita a Roma il 22 dicembre 2012, ribadisce la necessità – e riconosce ora la possibilità – di “una proposta elettorale autonoma e nuova, anche nel metodo, capace di parlare a un’ampia parte del Paese” così come si prefigura nella convergenza con il “Movimento arancione”, con le espressioni della società civile e con quelle forze politiche che si riconoscono nelle modalità proposte da Antonio Ingroia”?. E la seconda mozione al punto due recita che “ a seguito della proposta di percorso politico elaborata da Antonio Ingroia vi è necessità di decidere delle regole per la presentazione di una lista unitaria in forma condivisa e coinvolgendo tutti i soggetti che sono protagonisti del percorso”. Cambiare si può sarò altro dalla lista Arancione, (quella capitanata da Ingroia che non chiude ad una possibile alleanza con il Pd e quella in cui Diliberto e Di Pietro vogliono aderire), ma ne condivide il percorso programmatico e organizzativo. Ora se vogliamo prenderci per il culo facciamolo pure. La forma del post sarà inesatta ma la sostanza non cambia di una virgola. Diliberto non sta dentro Cambiare si può, ma sta con gli arancioni che assieme a “Cambiare si può” stanno organizzando il quarto polo. Certo che se già fra i movimenti che compongono il quarto polo c’è gente che si schifa reciprocamente il successo sarà assicurato.

Luciano Granieri

mercoledì 26 dicembre 2012

Vengo o non vengo alla festa del Pd ? Vengo

Luciano Granieri





Dopo  molte  titubanze tattiche  finalmente il Presidente  del Consiglio uscente Ha sciolto la riserva: Sale in politica . Notare come ci sia chi scende (Berlusconi scende in campo)  e chi sale  (Monti sale in politica).  Gran parte della stampa e dei media che si occupano di politica  restano perplessi  su questa scelta e affermano che il quadro prima delle elezioni si complica. A me sembra invece che la situazione sia più che evidente. Mario Monti, non potendo candidarsi al Parlamento  perché già  Senatore a vita,  offre il suo software ultraliberista a tutte quelle forze che sono disposte a sostenerlo nella corsa  a prossimo Presidente del consiglio. Assicurare una continuità legittimata dal voto popolare,  questa è l’intenzione. Il premier uscente, candidato a rientrare, ha già in mente anche lo scenario  delle alleanze post elettorali. Se si mettono insieme alcune dichiarazioni del presidente bocconiano il quadro è chiaro. Monti ha sostenuto che: Berlusconi è inaffidabile, Bersani è stato leale nel supportare l’esecutivo tecnico ed è un leader responsabile, Vendola è un conservatore, attaccato alla  vecchia politica. Tradotto. Dopo le elezioni, sicura l’alleanza  fra i centristi  - riuniti dietro il software montiano - con il Pd, il quale,  in nome della governabilità, che tanto auspicano i mercati, butterà a mare Vendola  e  i suoi. Al massimo verrà concesso al dirigente di Sel una poltrona da Presidente della Camera o del Senato dietro la quale  dovrà stare buono e zitto. E’ già successo con Bertinotti.  Uno scenario più che lampante dunque in cui Berlusconi, per quanto urli e strepiti dalle Tv controllate o occupate, non potendo più organizzare l’ennesimo referendum “CON ME O CONTRO DI ME”  a causa del terzo incomodo Monti, non ha molte chance. L’unica incognita è quanti consensi la stupidate  assolutistiche di Grillo abbiano eroso nelle preferenze del Movimento 5 Stelle. Infatti ancora oggi questo è il secondo partito dopo il super favorito Pd, che le elezioni può solo perderle. Rimane il movimento arancione. Il carrozzone guidato da De Magistris e Ingroia, ha imbarcato il variegato mondo ostile all’agenda Monti. Quel mondo popolato dalle macerie dell’Idv, dai partiti della sinistra extra parlamentare, che tentano  di usare questa aggregazione per rientrare in Parlamento. Sono disposti a tutto anche a sacrificare il simbolo della falce e martello, così come chiesto da Ingroia. Un orrendo baratto fra un possibile, ma poco probabile, scranno, con  95 anni di storia.  Nel calderone finisce sia Il Casini dei poveri  (Oliviero Diliberto), capo dell’Udc dei poveri  ( Il Pdci), già firmatario del manifesto  “Italia bene Comune” per le primarie del Pd, sia Rifondazione Comunista contraria alle politiche liberiste di Monti  ma, sotto sotto,  disponibile, se necessario, a seguire gli ex compagni sfederati  e gli autorevoli magistrati ed ex magistrati nella responsabile alleanza con i democratici. Non è un caso che i dieci punti del programma di “Cambiare si può”   restano molto sul  generico, ricalcano  per sommi capi alcuni articoli della costituzione che già lo Stato dovrebbe rispettare , evitano  di affrontare quegli argomenti, come la limitazione dello strapotere della finanza, o la nazionalizzazione delle fabbriche che licenziano per delocalizzare ,  indigesti al Pd.  Il punto sei in cui si vuole liberare l’impresa dai lacci e lacciuoli della “finanza e dalle tasse” è sintomatico di come si tenda a sostenere tutto e il contrario di tutto, perché quei lacci e lacciuoli che si vorrebbero eliminare non sono altro che gli strumenti per assicurare la piena applicazione del  punto uno del programma arancione, cioè la parte  in cui si vuole che “la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del paese”.  Fra le incertezze del “Casini dei poveri” Diliberto, che prima va alla festa del Pd, ma poi partecipa anche alla festa di “Cambiare si può” ,  fra Rifondazione Comunista che rinuncia alla falce e martello per assicurarsi qualche strapuntino in parlamento attraverso la probabile alleanza post elettorale con il Pd, fra la dissoluzione di Sel triturata nelle trattative impostate sull’asse Pd -  Monti -  centristi, un cosa è più certa delle altre. E cioè il dissolvimento assoluto di quella forza che dopo il G8 di Genova si era imposta nel quadro anticapitalista italiano ed estero. Tutto dilapidato in dodici anni di scelleratezze. COMPLIMENTI

martedì 25 dicembre 2012

Noi che vorremmo lavorare per vivere con dignità

Marisa Cianfrano


Tutto tace .... Il voto ce lo venite a chiede o ve lo dobbiamo veni a preferì noi? .”Senta ,scusi, perdoni se disturbo, ho bisogno di lavorare se no come faccio a campà?  A pagare le bollette,  il canone tv, l’ Imu.  Ho una piccola casetta lasciata da mio padre che per costruirla ha lavorato come una bestia. Se non lavoro non posso pagare e dopo che succede arriva Equitalia o devo chiede un prestito agli i strozzini o alla banca?  Tanto tra i due non cambia nulla. Poi ho dei figli che vanno a scuola e non ho più neanche il coraggio di guardarli in faccia ,forse per loro sono un fallito non sanno che ho creduto in un sistema di ladri . Poi ho qualche problema di salute ,il mio medico mi raccomanda di stare sereno. Na’  parola!!!  Mica mi chiamo Fiorito. Io sono un semplice lavoratore che vive con poco ma con dignità non sono un politico ,ecco scusi se disturbo ma ho bisogno di lavorare ..........A QUESTO PUNTO DELLA STORIA VI DICIAMO CARI SIGNORI NOI NON CI STIAMO A CERTI GIOCHI LOSCHI MESCHINI DI PROPRI INTERESSI .NOI LAVORATORI NON CHIEDIAMO L 'ELEMOSINA NOI PROTESTIAMO CONTRO UN SISTEMA CAPITALISTA CONTRO UNA POLITICA CHE AFFAMA IL PROPRIO POPOLO NOI RIVENDICHIAMO I NOSTRI DIRITTI CON ONESTA E DIGNITA'

Cassino. Durante lascia il Prc e aderisce ai CARC

Fonte: quotidiano "L'inchiesta" di venerdì 21 dicembre


Il consigliere comunale Vincenzo Durante lascia Rifondazione Comunista e aderisce ai CARC,  l’annuncio ufficiale dell’adesione al partito dei comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo è arrivato nel corso di una conferenza stampa  che si è svolta ieri  mattina (20 dicembre ndr) nella sala giunta del comune di Cassino, alla presenza di Andrea De Marchis, segretario del partito dei CARC della federazione Lazio Umbria.

Consigliere Durante, da cosa è scaturita la decisione di fuoriuscire da  Rifondazione  Comunista e confluire nei CARC?

 La mia scelta è dipesa da alcuni nodi politici rimasti irrisolti e dall’ultima fase in cui si è costituito il cartello elettorale “Cambiare si può”, il cui punto fondamentale per potervi confluire è lo scioglimento del partito che significa rinnegare la propria bandiera azzerando di fatto 150 anni di storia a fronte di un progetto politico  inesistente  e di un programma elettorale in alto mare. Ritengo che queste siano state decisioni non dibattute all’interno dei rispettivi circoli di zona ed assunte semplicemente dai vertici nazionali , regionali e provinciali senza procedere ad una doverosa consultazione della base sul territorio. 

L’altro ieri ha avuto un colloquio privato con il sindaco di Cassino. Quanto è concreta e fattibile l’ipotesi di un suo rientro in maggioranza?.

Ad oggi questa possibilità di rientrare in maggioranza è ben lontana. Il colloquio è durato oltre due ore nelle quali ho rilevato una serie di criticità politiche e programmatiche dell’amministrazione cittadina che, nel caso in cui venissero  affrontate con serietà e determinazione potrebbero gettare le basi per un ripensamento rispetto allo stare all’opposizione.

A cosa si riferisce nel concreto?

Anzitutto riportare l’azione politica e amministrativa nell’alveo  del programma di “Bene Comune”, completamente disatteso dal primo cittadino in questo scorcio di legislatura, oltre che all’attuazione  di una serie di posizioni politiche come la costituzione della commissione d’inchiesta  sui debiti comunali, la risoluzione politica rispetto alle eccedenze idriche  (ho chiesto una moratoria a riguardo ed in alternativa una “una tantum” ) , la revisione delle tariffe dell’asilo nido comunale, una forte e precisa presa di posizione politica da parte dell’amministrazione rispetto all’increscioso episodio di  vendita delle case ATER  che a breve metteranno in strada  100 persone, l’azzeramento  della  giunta tecnica, la ricomposizione di un nuovo esecutivo di chiara matrice ed indirizzo politico, il trasporto pubblico gratuito per gli over 65, il ritiro dell’adesione del comune ad Equitalia  dal primo gennaio 2013 e l’entrata nella costituita società di riferimento Anci per la riscossione dei tributi, l’istituzione di un ufficio dell’housing sociale, come pire la revisione del regolamento del servizio dell’acquedotto comunale, tra l’altro in vigore dal 1995, il bilancio partecipativo e l’internalizzazione di tutti i servizi attraverso la costituzione di operative sociali. Questi sono stati i passaggi salienti delle rivendicazioni presentate dal sottoscritto nel colloquio intercorso con il sindaco anche se si è parlato di molto altro.  Il tutto comunque è comunque avvenuto  in presenza di Giovanni Di Murro, del consigliere Emiliano Venturi e di Mario Melaragni in rappresentanza della nuova  sezione cittadina dei CARC.  Colgo l’occasione per ringraziare il capogruppo di Sel Gino Ranaldi, che nelle settimane passate ha agevolato questo  incontro con il sindaco facendosi promotore del mio rientro in maggioranza . Lo ringrazio per l’onestà intellettuale dimostrata e se ciò dovesse concretizzarsi parte del merito sarà anche suo.

Quali risposte da parte del sindaco?

C’è stata una piena condivisione delle criticità presentate, benché non abbia assunto una posizione netta ma abbia dimostrato disponibilità a proseguire il dialogo nella speranza di risanare la frattura che si è creata. Ad ogni buon conto intendo sottolineare che il partito dei CARC, in questa fase rimarrà saldamente all’opposizione. Lo dimostra il fatto che nei prossimi  giorni depositeremo  un’interrogazione  indirizzata  sia all’assessore che all’assessore Costa per il mancato invio dei progetti sull’housing sociale alla Regione Lazio inerenti la richiesta di finanziamenti finalizzati alla costruzione di alloggi a prezzi calmierati, iniziativa che invece ha portato a termine il comune di Alatri  predisponendo progetti per oltre 2,5 milioni di euro  che riguardano la ristrutturazione di sette edifici e la costruzione di 35 nuovi alloggi popolari. Noi continueremo comunque ad esercitare pressione  sull’amministrazione affinchè vengano recepiti  i nostri punti politici, sia che si rientri  in maggioranza che nel caso in cui resteremo all’opposizione fino alla fine della legislatura. In conclusione uno dei punti dirimenti per una nostra scelta, sarà quell’avvio  della commissione d’inchiesta per  far luce sulle responsabilità politiche delle passate amministrazioni di centro destra che hanno prodotto una voragine sena precedenti  totalmente scaricata sui nostri cittadini. L’attivazione di una commissione d’inchiesta  e la determinazione a sottrarsi a pagare il debito frutto di ruberie, clientelismo, collusioni , corruzioni e speculazioni, riteniamo rappresenti la base dalla quale partire per segnare l’inizio della discontinuità amministrativa promessa in campagna elettorale e dar vita ad una nuova stagione per la nostra città.

Palazzo dei diritti, delle libertà e delle culture al posto della sede di CasaPound

Comitato "Roma dica NO ai raduni fascisti"


A  sindaco di Roma Capitale, Capi gruppo e Giunta  

 In Via Napoleone III 6, a Roma c’è un intero palazzo, di proprietà del comune di Roma, occupato da anni da “CasaPound”. CasaPound Italia è un’associazione definita dagli organi di stampa come di “estrema destra”e “neofascista”

Al posto di CasaPound noi vorremmo che  sorgesse un luogo dove i giovani possano conoscere, vivere e condividere diritti, differenti culture e una pluralità positiva di visioni della vita e del mondo.

In luogo di un ritrovo illecitamente occupato, vorremmo che sorgesse il “Palazzo dei diritti, delle libertà e delle culture”. Un punto di riferimento e di incontro per i giovani. Aperto, libero e solidale.

Siamo i promotori del comitato “Roma dice no ai raduni fascisti” . Siamo cinque ragazzi, di diversa estrazione politica e religiosa ma con un cuore che batte per pace, libertà, diritti e dialogo. Per noi l’antifascismo non è solo una parola. L’antifascismo è un valore costituzionale e culturale da tenere sempre vivo. Un retaggio culturale che implica oneri e che comporta una più alta identità nazionale. Abbiamo deciso di metterci la faccia e non abbiamo paura. Noi crediamo di vivere in uno Stato che difende i cittadini che onestamente si oppongono con solo le armi del diritto, del buon senso, della passione per la libertà, ala violenza, all’odio, alle barbarie. Siamo quelli che non amano chi fomenta odio e violenza.

Siamo quelli che conducono una battaglia democratica, e non violenta, contro ogni fascismo, vecchio e nuovo.

Adesso abbiamo deciso di iniziare a dire SI  al dialogo, SI alla tolleranza, SI ai diritti, si alla pace, si alla libertà

Ma i nostri SI non vogliono essere semplici, ma giuste, affermazioni di concetti, ma trasformarsi in proposte concrete e condivise.

Per questo abbiamo lanciato questa petizione, per realizzare a Roma, nella sede oggi illecitamente occupata da CasaPound Italia e che il sindaco Alemanno vorrebbe loro regalare, “il Palazzo dei diritti, delle culture, e delle libertà”.

Un luogo unico in Italia dove si possa lavorare insieme ad un Paese più giusto, libero e solidale.  Dove armonia, pace, armonia,  dialogo, cultura ed integrazione  siano gli unici “leit motiv”.

Firmala anche tu, aiutaci a realizzare questo sogno, non per noi, ma per Roma e per l’Italia.

A Roma abbiamo bisogno di un luogo per l’incontro ed il dialogo e ci aspettiamo che le istituzioni supportino la nostra richiesta.

E’ una battaglia di civiltà e democrazia. 

domenica 23 dicembre 2012

Auguri

Luciano Granieri 


 Perché a Natale dovremmo essere tutti più buoni? Chi l’ha inventata questa balla? A me  personalmente chi   sta antipatico nel corso dell’anno   sta antipatico pure a Natale. Se ci pensate bene dire che nella ricorrenza della nascita del Bambinello si dovrebbe essere più buoni, significa ammettere velatamente che nel corso dell’anno si è stati stronzi.  Ampia dimostrazione della falsità del buonismo natalizio l’ha data il governo dei banchieri con l’ultimo atto del proprio mandato. La legge di stabilità, approvata  giusto a Natele votata  dai comitati elettorali di centro sinistra e in parte di centro destra, è un esempio di stronzaggine unica.
Non è da stronzi destinare tremiliardi e novecento mila euro al salvataggio del Monte dei Paschi di Siena,  banca coprotagonista con gli altri organismi finanziari dei perversi marchingegni contabili  che ci stanno portando  al disastro,  e nel contempo devastare l’istruzione e la ricerca pubbliche?  Non è da stronzi destinare duemilioni e centomila euro ad un opera faraonica come il Tav, Torino Lione, i cui lavori di smembramento della Val di Susa non si sa quando avranno fine, al solo scopo di foraggiare    speculatori edili,   spesso di provenienza mafiosi, e nel contempo   tagliare i fondi agli  enti locali per il trasporto pubblico e far viaggiare in carri bestiame i pendolari?  Non è da stronzi spendere 13 miliardi di euro per l’acquisto di aerei da guerra e contestualmente mandare in giro il tagliatore di teste Bondi a fare strage di ospedali pubblici tagliando posti letto a destra e a manca?  Non è stronzo Silvio Berlusconi che torna  per l’ennesima volta ad ammorbarci con la sue cazzate giornaliere rese ancora più indigeste dalla consapevolezza di stare con le spalle al muro?  Non sono stronzi i Riva che anziché pagare i danni e il risanamento della zona da loro soffocata  con i veleni dell’Ilva, continuano, aiutati dal governo, a ricattare maestranze e popolazione di Taranto con lo spettro dei licenziamenti?  Non è forse stronzo Sergio Marchionne che sta stravolgendo l’impianto  delle tutele sul lavoro,  mettendo in atto la minaccia che in mancanza di una legge che stabilisca l’assoluto potere dell’imprenditore sul lavoratore e la sparizione dei sindacati nemici,  chiuderà interi stabilimenti per trasferirli in posti dove operai sfruttati e sotto pagati  contribuiscono ad abbattere il costo  e i diritti del lavoro?   Non mi pare che in occasione del Natale, per essere più buono,  Marchionne abbia deciso di riassumere tutti gli operai di Pomigliano così come promesso nel piano Fiat Fabbrica Italia.  Non sono forse stronzi quegli imprenditori  che prima fagocitano  soldi pubblici per aprire stabilimenti e poi, una volta banchettato lasciando devastazione ambientale e disoccupazione, vanno a far danno da altre parti?  Non sono forse stronzi quei sindaci e quegli amministratori locali che privatizzano la gestione dei servizi fondamentali, come la cura delle città e la gestione del servizio idrico, favorendo i propri comitati elettorali, e lasciano sul lastrico quei dipendenti pubblici che lavoravano nelle municipalizzate  date in gestione ai privati?  Non  sono stronzi  gli speculatori finanziari, i dirigenti delle Banche d’affari, gli squali degli hedge fund, i dittatori del capitalismo finanziario che minuto dopo minuto si arricchiscono alla spalle di cittadini e lavoratori?  Fra  tutte le categorie fino ad ora citate non ce ne sarà una che a Natale sarà più buona. E allora perché anche noi dovremmo essere più buoni.  Non è forse ora  di smetterla di essere buoni?  Ecco,  il mio augurio per le prossime feste è di diventare   anche NOI STRONZI COME E PIU’ DI LORO . Forse in questo modo verrà il tempo dove i  buoni costruiranno una società più giusta.

Auguri dal sottoscritto e dal Collettivo Ciociaro Anticapitalista