Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 10 novembre 2012

Jazz, la specie in via di E(x)stinzione.

Luigi Onori . Da "Alias" del 10 novembre 2012


Opere musicali che si pongono il problema della deindustrializzazione e dell’ impoverimento dell’Italia sono rarissime. E(x)stinzione della Enten Eller Orkestra (pubblicata in un doppio cd della Splasc(h) Records, Historical Performance) documenta una profonda militante riflessione su un tema che è complesso rendere attraverso il linguaggio delle note, delle parole, delle immagini. Vi si parla della fine della Olivetti a Ivrea, del nucleare di Trino Vercellese, dell’amianto assassino di Casale, dei cantieri navali in dismissione di Monfalcone: delle zone d’origine dei musicisti del gruppo (Masimo Barbiero, Maurizio Brunod, Alberto Mandarini, Giovanni Maier) si articola una riflessione generale che “vuole essere un poetico sguardo su un mondo in disfacimento e un gridi di denuncia” in cui la musica si rapporta e intreccia alle fotografie di Luca D’Agostino e ai testi di Franco Bergoglio ( con riferimenti di Pasolini e Camus). E(x)stinzione è stata presentata in prima nazionale il 29 marzo 2012 all’Open Jazz Festival di Ivrea e del Canavese; è diventata un album ed è stata riproposta il 18 ottobre all’Open Word Jazz & Foto Festival, collegata al convegno  “Post luoghi, post idee, post musiche: pieni e vuoti della contemporaneità: introdotto e moderato da Bergoglio,  e con il sindacalista Giorgio Airaudo, il filosofo  e  scrittore Neri Pollastri e il critico e storico musicale Claudio Sessa. Tutto  nasce da un’idea del batterista e  percussionista Massimo Barbiero che, da giovane, aveva lavorato  all’Olivetti: “Vi rimasi per quindici anni  vedendone la caduta, lo  smantellamento e gli sciacalli che ne mordevano i resti. Noi dipendenti provammo difendere quello che si poteva. Ma altrove  avevano già svenduto tutto” (in Dialogo di Olivetti, musica e altre cose di F. Bregoglio, in “Sicurezza e lavoro” n.2 – 2012). Da alcuni anni Barbiero promuove  convegni presso l’Associazione archivio storico Olivetti proprio sul perduto spirito di quella che è stata definita la “comunità olivettiana” e la vivacità dell’arte che vi ruotava attorno, ben diverse dalla desertificazione industriale odierna. Il batterista-.percussionista ha, però voluto trovare una  dimensione  sonora e pluralistica al problema: ha quindi chiesto al trombettista del gruppo Enten Eller, Alberto Mandarini, di scrivere musica originale per l’orchestra d’archi “B.Bruni” di Cuneo nonché di occuparsi  degli arrangiamenti e della direzione; ha, poi, commissionato al fotografo Luca D’Agostino una  serie di scatti  che documentassero i luoghi delle deindustrializzazione  e al saggista e scrittore  “al servizio del jazz”  Franco Bergoglio (autore del notevole Jazz! Appunti e note del secolo breve , Costa & Nolan 2008) testi che chiarissero lo coordinate del progetto. Il tutto si è concretizzato nella prima di Ivrea  del 29 marzo con il gruppo al completo (Barbiero, Mandarini, il chitarrista Maurizio Brunod e il contrabbassista Giovanni Maier), gli ospiti Laura Conte (voce o recitativi), Marcella Carboni (arpa), Giancarlo Schiaffini (trombone), Carlo Actis Dato (ance) e l’orchestra d’archi  “B.Bruni”. La serata , registrata integralmente, è diventata il doppio cd delle Splasc(h). I recitativi sono asciutti, scandiscono la narrazione per squarci esistenziali (La scena gli artisti…), storici ( Muri di pillole ), e filosofici (Post, Capannoneide, Ode alla fabbrica vuota); vi si innestano i brani scritti dai musicisti del gruppo che accolgono i suoni/soli caratterizzanti dei solisti.  Yluc Song (canzone dolente), Praxis (sperimentalismi e riff urlati),  Mostar   (arpeggi e voci per guerre dimenticate) (nel video ndr), Torquemada  (sonori furori espressionistici), Per Emanuela (melodia polifonica per ottoni corde e percussioni), Porte basse  (funky ipnotico) (nel video ndr), Genetic Deficit  (pulsione swing e tema contemporaneo), Isengard  (lirismo limpido),  Denique caelum  (sofferto tema che, con accenti chapliniani, spinge comunque a guardare oltre). Lo foto di D’Agostino  - in un allucinato, iperrealistico bianco/nero – accentuano un  senso di perdita e smantellamento che si ricollega a una storia di entropia del lavoro umano, in un faticoso, alienante operare. Musica, parole, immagini mostrano, in ogni caso, la fine di un’epoca e di un’idea di sviluppo e crescita dalla cui analisi è necessario ripartire per un’Italia (e un mondo) augurabilmente diversi.  E(x)stinzione . “L’Illusione di quei capannoni  che prima erano città di operai e ora cadono a pezzi – sostiene nel booklet Massimo Barbiero – o diventano “altro” non è niente più di un pensiero che si interroga, come dovrebbe fare la filosofia  e l’arte, sul “senso” di tutto quanto; e non per avere risposte, ma perché domandare, cercare,illudersi di aver trovato rimane l’unica strada. L’improvvisazione, il jazz, questo concerto con un’unica giornata di prove, la stessa del concerto… crediamo sia anche questo”.

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