Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 26 novembre 2012

Primarie del centro sinistra che vince e chi perde

Luciano Granieri,  collettivo ciociaro anticapitalista


Dopo il grande successo delle primarie del centro sinistra proviamo ad individuare vincitori e vinti

Chi vince.

Vince il Partito Democratico,
 porta a casa qualcosa come 8 milioni di euro, forse più, spillati agli elettori con la storia  della partecipazione democratica.  Il risalto mediatico, con TV e giornali sequestrati  per settimane impegnati a palare dell’evento, ha fornito  al Partito Democratico un vantaggio elettorale quasi incolmabile. Sarà veramente molto difficile soccombere alla prossime elezioni, per quanto ai riformisti l’operazione sia riuscita molto bene in passato.  La kermesse delle primarie, inoltre, ha messo in un angolo   le già disastrate armate berlusconiane, incapaci ,quanto  goffe, nel provare  a mettere in piedi un qualcosa che solo vagamente somigliasse ad un evento di partecipazione democratica.

Vince Pierluigi Bersani,
lo dicono i numeri.  Inoltre la legittimazione popolare del voto, gli lascia mano libera per percorrere le tanto agognate vie delle alleanze pericolose. Lo sciagurato patto con Casini  ormai  non potrà più essere ostacolato, né qualsiasi altra concessione all’agenda Monti. Con buona pace degli insegnanti andrà avanti la demolizione della scuola pubblica, con buona pace dei lavoratori andrà avanti  il processo di annientamento del contratto collettivo nazionale. Ce lo chiede l’Europa. Inoltre, è notizia dell’ultima ora, il segretario pare possa incassare il supporto post elettorale  delle liste arancioni di De Magistris , mentre già ha l’incondizionato appoggio dei Comunisti Italiani e di alcuni pezzi della CGIL . La copertura a sinistra è assicurata .

Vince Matteo Renzi,
perdere le primarie al ballottaggio,  con una differenza esigua dal segretario , consente all’ex rottamatore, sindaco di Firenze, di sedersi sulla riva del fiume ad aspettare  il cadavere di Bersani e di quel che resta della sua nomenklatura . Mettere la faccia sui provvedimenti che il prossimo governo  dovrà adottare per rispettare i trattati europei e la spending review, sarà quanto meno impopolare. Il prossimo presidente del consiglio dovrà fronteggiare un conflitto sociale sempre crescente dove l’aiuto anestetizzante dei sindacati amici sarà sempre meno efficace e dove le colpe  saranno tutte politiche senza l’alibi dei tecnici. E quando Bersani, probabile prossimo premier, avrà la faccia abbondantemente sfregiata dalla responsabilità di avere a sua volta affamato il popolo, Matteo Renzi,   forte di un peso politico  solido basato sul   consenso  costruito in  queste primarie ,   potrà accrescere ulteriormente  il suo carisma  speculando sui  prossimi  inevitabili fallimenti del suo segretario e  sarà pronto a compiere l’opera di rottamazione.  Il prossimo leader del Pd sarà indiscutibilmente lui,  senza se, senza ma e senza primarie,  acclamato da una base logorata  e  stanca di vedere sempre le stesse facce. Il tutto con un ulteriore slittamento verso destra del futuro Pd.

Vince Nichi Vendola,
il governatore della regione Puglia, ha ottenuto un risultato elettorale ideale. Da un lato, non dover partecipare al ballottaggio, o ancora peggio vincerlo, gli consente di non venire a patti con le sue contraddizioni. Diventare premier avrebbe significato rispettare ciò che è riportato sulla carta di intenti “Italia bene comune”:  l’adesione ai trattai europei e la digestione pesante di  un possibile accordo post voto con i centristi, due condizioni che Vendola ha sempre rifiutato. Dall’altro il comunque consistente pacchetto di consensi gli consente di trattare  sotto banco il suo aiuto, pare ormai certo a Bersani, in cambio di posti che contano nel futuro governo e di far rientrare Sinistra Ecologia e Libertà  in Parlamento.

Vincono Laura Puppato e Bruno Tabacci.
La visibilità mediatica potrà sicuramente aiutare gli aneli deboli della catena delle primarie. La  Puppato   vede aumentare notevolmente  la sua autorevolezza nel consiglio regionale del Veneto, gettando le basi per una prossima   candidatura alla Regione.  Per Tabacci il ruolo di ambasciatore del Pd verso L’Udc è praticamente già scritto.

Chi perde.

Perdono i quattro milioni di elettori,
 che mossi da un invidiabile  senso civico sono andati a votare e hanno pure speso dei denari che non dovrebbero servire per esercitare il diritto della partecipazione democratica.  Hanno perso sia quegli elettori che tutte le centinaia di migliaia di volontari che  si sono sacrificati per garantire il successo delle primarie.  Perché, indipendentemente da quale sia il pronunciamento dei gazebo  è il presidente della Repubblica a nominare il Presidente del consiglio  su proposta del Parlamento   è dunque possibile che l’eletto dal popolo delle primarie pur vincendo le elezioni ,per ragioni contingenti ( ce lo  chiede l’Europa) possa non diventare  il capo del governo. L’esercizio della scelta democratica ha un senso se  si svolge in un contesto democratico, condizione che oggi manca del tutto . La sovranità popolare è sovvertita  dal regime del capitale finanziario che detta l’agenda a chiunque rivesta l’incarico di capo del governo. Dunque che il popolo delle primarie decreti la vittoria di Renzi piuttosto che di Bersani, la strada programmatica è già tracciata rendendo inutile la pur mirabile abnegazione di chi si è messo in fila ai gazebo. E’ vero, è lo stesso ragionamento che Grillo ha proposto in termini molto più volgari, ma…  

perde anche Grillo.
Infatti  se per il leader del Movimento 5 stelle è tutto già scritto, che senso ha presentarsi alle elezioni?  Non sarà che sotto sotto anche i grillini  vogliono inzuppare il pane nel mare magnum di privilegi che l’elezione al Parlamento assicura anche dai  banchi del’opposizione ? Magari dimezzandosi lo stipendio,   ma lasciando intatto tutto l’armamentario di   rimborsi spese,  indennità varie e compagnia cantando.

Perdono i lavoratori,
i quali nel frastuono mediatico provocato dalla primarie si sono visti scippare definitivamente, nell’indifferenza generale, i diritti sanciti dal contratto collettivo nazionale sul lavoro . Con la complicità dei soliti noti, sindacati servi dei padroni Cisl  Uil, è stato firmato l’accordo sulla produttività. L’ennesimo patto scellerato fra padroni, governo dei banchieri e servi dei padroni,  in cui gli aumenti salariali, l’orario di lavoro,  le mansioni e la video vigilanza sono a totale discrezione dei padroni, svincolati dal rispettare il contratto collettivo nazionale. Dopo il decreto Sacconi, questo provvedimento segna la fine della contrattazione collettiva nazionale. Su tale sfregio e sul fatto gravissimo che la CGIL , il sindacato con il maggior numero di iscritti, non abbia firmato segnando uno strappo senza precedenti con gli altri sindacati, i vincitori delle primarie non hanno detto una parola.  Insomma  dietro tutto sto’ casino delle primarie rimane la solita morale che a perdere sono come al solito  i cittadini. E ciò avverrà fino a quando  non crescerà e si svilupperà  un vero movimento antiliberista e anticapitalista in grado di rappresentare i perdenti,  capace di condurre al controllo democratico quel 99% della popolazione che fatica ad arrivare alla fine del mese.


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