Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 24 aprile 2013

Resistenza Continua

Luciano Granieri



Oggi 25 aprile 2013 si celebra il 68° anniversario della liberazione dal nazifascismo. E’ bene ribadirlo e sottolineare che non ci siamo” liberati di qualcuno” come qualche sindaco fascista e revisionista sostiene, ma ci siamo liberati   del giogo  fascista e dell’occupazione nazista. Già, è successo proprio questo, ce lo tramanda la storia, quella basata su documenti e testimonianze, e non il becero revisionismo che ancora persiste a destra, ma   anche qualche volta a sinistra, ammantato da un ipocrita invito alla riappacificazione.

 Non c’è da filosofare più di tanto le parole esatte “fascismo” e “nazismo” esistono dunque usiamole in modo appropriato. Ribadito ciò giova ricordare   che quelle lotte  hanno indubitabilmente   cacciato i nazifascisti,  ma non hanno portato a termine completamente il processo  della liberazione da tanti altri soprusi che,  al contrario di quanto sperato dopo la vittoria partigiana, hanno continuato a estendere la propria tirannia sul popolo. Ad esempio nonostante la sanguinosa e cruda lotta partigiana ancora oggi non siamo liberi di partecipare alla determinazione degli indirizzi politici della nazione.  

Esistono  oggi più che mai, nonostante la costituzione prescriva di rimuoverli, quegli “ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Le libertà prescritte dal citato art.3 della costituzione non si sono mai attuate. La lotta partigiana  doveva condurre anche alla libertà dei lavoratori dal giogo della tirannia imprenditoriale e capitalista che sotto il fascismo dispiegò al massimo la sua crudezza. Ecco quindi che non essendosi compiuto in modo definitivo e totalizzante il processo di liberazione, la restaurazione ha iniziato ad impadronirsi anche dei valori  acquisiti e sanciti nella costituzione dell’antifascismo.  

Ecco perché dobbiamo ancora sopportare prezzolati lacchè di destra, ma anche di sinistra,  che liquidano la lotta partigiana come una semplice contraddizione ideologica , vecchio armamentario di un passato ormai fuori moda.  In questa ottica si spiega il revisionismo sulle foibe, e su altri eventi tragici  che la storia ci rimanda. Ecco spiegato il motivo per cui ancora si deve assistere allo spreco di denaro pubblico per costruire mausolei a macellai fascisti, o per addobbare le piazze con i faccioni del Duce. 

Senza contare che in verità i fascisti non se ne sono mai andati e hanno continuato ad infettare le dinamiche  sociali e politiche anche all’interno delle istituzioni e questo già all’indomani della promulgazione della Carta costituzionale. Le disgraziate aggregazioni giovanili  fascistoidi  di CasaPound sono li  per ricordare a tutti noi che il processo di liberazione ancora non si è compiuto. E allora anche oggi come negli altri 25 aprile è utile ribadire che la resistenza non è finita. Anzi il quadro politico istituzionale attuale,  determinatosi attraverso laceranti ferite alla costituzione, esige ancora di più la messa in atto di azioni  resistenziali forti e determinate . Con l’auspicio che  ogni giorno sia il 25 aprile, auguro a tutti buona festa della liberazione dal nazifascismo.

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