Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 9 luglio 2021

La richiesta di rinvio a giudizio per Acea Ato5 squarcia il velo sulle malefatte della gestione privata dell'acqua.

 Rigenerare Frosinone



La formulazione della richiesta di rinvio a giudizio per i vertici amministrativi e di controllo di ACEA-ATO5- depositata il 25 febbraio scorso presso il Tribunale di Frosinone, a seguito delle indagini condotte dai Pubblici Ministeri Dr. Adolfo Coletta e Dr. Vittorio Misiti –costituisce il quadro preciso delle dinamiche insite nella privatizzazione di un bene comune come l’acqua e il danno che essa arreca ai cittadini.

Nel documento si chiede di accertare processualmente reati commessi al fine di: “Far conseguire -così si legge nell’atto di accusa - ad ACEA, e ad altre società del gruppo ACEA, un ingiusto profitto derivante dalla gestione illecita del servizio idrico integrato nell’ATO5, attraverso più azioni ed omissioni dal medesimo disegno criminoso. "

Come sempre ribadito dai comitati per l’acqua della Provincia di Frosinone e da altre associazioni che da decenni si sono battuti, e si battono, per l’erogazione pubblica e partecipata della risorsa idrica, il profitto è ingiusto solo per il fatto che si debba realizzare su un bene necessario alla vita delle persone, così come sancito dal referendum del 2011. In questo senso l’acqua non è che un elemento al quale possiamo aggiungere: la salute, l’istruzione e la salvaguardia sociale.

I PM aggiungono, al danno sociale accertato dai movimenti, quello derivante da un - cosi lo definiscono - “disegno criminoso”. La formulazione dell’accusa di peculato, esplica come il principale obiettivo delle lobby finanziarie, e della multinazionale in questione, sia assicurare i profitti degli azionisti ad ogni costo. Questo è il mantra a cui obbedire, sacrificando tutto, compresa la qualità del servizio verso i cittadini indispensabile per una vita dignitosa.

In particolare si accusano i vertici di ACEA del mancato trasferimento su un fondo di ATO5, quindi dell'ente pubblico, delle quote derivanti da una parte della tariffa di depurazione. Tale fondo, come da obbligo legale e da disciplinare tecnico, era necessario a finanziare gli interventi di manutenzione e riparazione della rete. Le quote in questione, invece, hanno preso un'altra strada: sono magicamente finite nelle tasche degli azionisti, per un importo totale di 53 milioni e seicento mila euro calcolato per il periodo 2009- II trimestre 2017.

Dunque si accusa Acea di furto privato ai danni del pubblico. Cioè aver arricchito i propri azionisti con i soldi necessari a riparare la rete distributiva, incuranti del fatto che, ad oggi, il 70% della preziosa risorsa idrica si perde per strada.

Un altro elemento, fra i tanti, che emerge dalle indagini dei PM è come la tariffa inusitatamente lievitata, tre volte superiore a quanto pagano le altre province del Lazio, sia illegittima. Essa sarebbe frutto di false comunicazioni ad ARERA (l'ente di controllo che la determina) , inerenti i costi operativi. In base alla legge, più questi sono elevati, più la tariffa è alta. Nell'accusa di falso in bilancio si contesta l'inserimento di spese e addebiti inesistenti, con la mancata segnalazione delle entrate attive, proprio allo scopo di aumentare fittiziamente le spese operative.

Ciò che i PM espongono nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici di Acea ATO5 non fa altro che corroborare tutte gli abusi e le storture denunciate dai movimenti per l'acqua e da altre associazioni, in decenni di proteste, contro la multinazionale. Istanze raramente accolte, o al massimo strumentalizzate a fini elettorali, dai gruppi politici e dalle istituzioni locali, che mai hanno operato per ottenere l'unico vero risultato plausibile: la rescissione per colpa del contratto con Acea e la gestione della risorsa idrica attraverso un ente pubblico partecipato dai cittadini.

Ci piace pensare che sia stata proprio l'azione dei movimenti, insieme alla protesta dei cittadini, ad indurre i PM a condurre le indagini e richiedere il rinvio a giudizio, la cui udienza per l'eventuale concessione è stata fissata, dal giudice per le indagini preliminari Dott. Antonio Bragaglia Morante, il 26 ottobre 2021.

Ma ciò che si può affermare con ancora più forza è che il confine sul profitto legale e illegale è estremamente labile. Esso è comunque sempre illegittimo, quando proviene dall'azione malevola di multinazionali private alle quali una politica, succube dei comitati d'affari liberisti, ha ceduto la vita delle comunità.

Ciò dovrebbe far riflettere. La vicenda di Acea, non costituisce un'eccezione ma è lo sviluppo di una dinamica consolidata nella vulgata capitalista e liberista per la quale i privilegi di pochi ricchi speculatori prevalgono sui diritti universali di tutti.

Proprio per questo Rigenerare Frosinone invita cittadini, movimenti , associazioni (quelli già attivi e quelli che vorranno aggiungersi) a proseguire la lotta. Andando oltre la contestazione al singolo sopruso prevaricatore da parte di una lobby privata ai danni dei cittadini, per impegnarsi, con forza, a mettere in discussione il sistema capitalista, liberista e ordoliberista, elargitore di questi frutti avvelenati che stanno dispensando, anche nella nostra terra, diseguaglianze, povertà e disagio sociale.


Basta con nuclei e comitati tecnici, per un PNRR dei diritti!

 Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua



Appello

Il PNRR appena nato si ammanta di nuovo ma odora già di vecchio: sono annunciati forti investimenti pubblici che, però, sono finalizzati unicamente a sostenere il mercato e le sue logiche e costituiscono, sotto altre forme, un elemento di continuità con le solite ricette liberiste che ci propinano da 30 anni, che mai sono riuscite a portare benessere generale, né in Italia né altrove sono state applicate: privatizzazioni e ancora privatizzazioni, anche dell’acqua.

Per coordinare la gestione dei fondi del PNRR viene individuato un nucleo tecnico: tutto al maschile, con nomi più o meno noti al grande pubblico, ma sicuramente conosciuti negli ambienti che contano per il loro impegno a riformare il paese in un’ottica neo-liberista.

Tra questi spicca Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi dell’istituto Bruno Leoni, think tank neoliberista. Per capire il personaggio: è autore di un libello dove chiede l’apertura del mercato delle armi, sfacciato tanto da citare Hitler, e noto negazionista climatico, tanto da attaccare il movimento globale Fridays for Future e, più in generale, tutte le istanze che chiedono un cambiamento in difesa del Pianeta.

Ma non è una singola figura, per quanto inopportuna, ad allarmare, è l’insieme di questo gruppo, costituito da negazionisti climatici e da persone che ritengono che lo Stato debba intervenire unicamente per favorire e ricostruire i mercati, lasciandoli liberi di autoregolarsi.

Progetti da decine di miliardi del PNRR passeranno al vaglio di queste persone, che dovranno garantire una transizione verde già progettualmente precaria, all’interno del PNRR, con uno Stato presente solo come finanziatore, lasciando all’iniziativa privata la gestione e i profitti.

Costoro pensano che la “virtuosità” di un’azienda pubblica si calcoli in base al suo fatturato, e non al come gestisce e per chi.

Per questo li giudichiamo non solo incapaci di affrontare la sfida della ripresa, che deve partire dai diritti, a cominciare da quello alla salute, ma anche di fatto contrari ad affrontare la sfida del futuro, quella del contrasto al cambiamento climatico, che ha bisogno di scelte importanti e di rendere protagonistə le/i cittadinə, e non di un “green washing” di facciata.

Facciamo un appello a tutte le realtà, a tutti i cittadini/cittadine che hanno a cuore il paese; che pensano che i diritti vengano prima dei profitti dei grandi gruppi industriali; che pensano che le aziende pubbliche non debbano essere spolpate ma essere il volano della ripresa: contestiamo le nomine, contestiamo il PNRR, mettiamo in campo l’alternativa.

Cominciamo dal chiedere la rimozione di Stagnaro dal gruppo dei 5 e la trasparenza assoluta sul loro operato: che siano pubblicati il loro pareri, i verbali delle riunioni, i documenti prodotti. Non dimentichiamo che il PNRR ci riguarda tutt@.