Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 22 novembre 2021

Metti un pomeriggio in compagnia di Stephane Grappelli e Oscar Peterson

 Luciano Granieri



Si è tenuto domenica 21 novembre,  presso Spazio Arte Rigenesi in Piazza Garibaldi a Frosinone il primo appuntamento della rassegna “Metti un disco, storie dal giradischi di Musica & Jazz” L’audizione del doppio album “Oscar Peterson-Stephane Grappelli quartet” è stata preceduta dalla presentazione del libro “In viaggio con il mio violino” tratto dall’autobiografia di Stephane Grappelli, scritto da Joseph Oldhenove e Jean Marc Bramy, tradotto in italiano da Paola Rolletta che era presente all’evento. 

E’ stato un viaggio affascinante attraverso la storia e la musica di Stephane Grappelli, violinista, pianista, compagno di avventure del grande Django Reinhardt, Violinista da strada, Stefano, poi Stephane  ha anche frequentato  il conservatorio, figlio di Ernesto Grappelli nato da Alatri  e da qui partito  per Parigi in cerca di fortuna. 

L’audizione dell’album doppio con Grappelli al violino, Oscar Peterson al pianforte, Kenny Clarke alla batteria, e Niels Henning Orsted Pedersen, al contrabbasso, è stata un’eccellente occasione per apprezzare del buon jazz e per confrontarsi sulle origini di questa musica, incardinata su molteplici culture musicali generatrici, attraverso la loro contaminazione, di un linguaggio musicale completamente nuovo.

 E’ stata un’occasione per entrare, senza tecnicismi, nelle modalità esecutive dei musicisti e di come le loro origini abbiano influenzato il loro stile. Insomma una bel pomeriggio di musica e cultura, per dirla con Peppino Impastato. Un pomeriggio dove ascoltando “due dischi” si sono condivise emozioni e riflessioni. 

Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti. Un grazie particolare va a Paola Rolletta per aver descritto, attraverso il libro “In viaggio con il mio violino” l’affascinante mondo di Stephane Grappelli e il suo rapporto con la terra da cui discende, Alatri.

L'ALBUM

Oscar Peterson-Stephane Grappelli quartet è un doppio album registrato il 22 e 23 febbraio del 1973 a Parigi per la Disque Festival, una etichetta satellite della francese Musidisc Europe. Nel 1979 esce una nuova edizione a cura dalla Decca Rercords of France (la Decca è stata la casa discografica di Grappelli). La veste grafica rimane la stessa ma con l’aggiunta di note di copertina, praticamente assenti nella pubblicazione precedente. Nel 2000 il materiale inciso viene raccolto in due Cd distinti,Jazz in Paris Vol 1, Jazz in Paris Vol 2”, pubblicati dalla Universal e distribuiti anche in Italia. Rispetto alle incisioni originarie mancano i brani: “My heart stood still” e “Let’s Fall in Love”

COME VENNE REALIZZATO 

Siamo agli inizi del 1973.  Stephane Grappelli si accingeva a compiere  i 50 anni di carriera. Bernard Lion, all’epoca direttore artistico della ORTF, la TV francese, aveva in animo di dedicare al violinista un programma televisivo celebrativo. L'idea  prevedeva il coinvolgimento  di Duke Ellington, Bill Coleman, e del violinista classico Yehudi Menhuin. Purtroppo gli impegni di questi musicisti non consentirono  di programmare con certezza le date della trasmissione. Venne in aiuto di Bernard Lion Oscar Peterson, il quale fu contentissimo di partecipare alla festa per i 50 anni di carriera dell’amico Stephane. Fra l’altro Lion aveva sempre sognato di avere il pianista canadese ospite di un suo spettacolo. Peterson arrivo a Parigi accompagnato dal fido il contrabbassista Niels Henning Orsted Pedersen, fatto venire apposta  dalla  Danimarca.  Per la batteria non ci furono problemi,  Kenny Clarke risiedeva in Francia già dal 1965  e fu felicissimo di essere della partita. In tre giorni fu realizzata la trasmissione ed incise le tracce per l'album.

I DISCHI SUL PIATTO

Furono registrati quindici brani distribuiti nei due vinili. Alcuni di essi sono reinterpretazioni di canzoni presenti in musical scritti fra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30,  come Makin’ Whopee, Thou Swell, Looking at You.  Altri sono brani di colonne sonore:  The Folks Who Live on The Hill, ad esempio. Una bellissima ballad in cui si esibiscono in duo Peterson e Grappelli. Non manca un blues improvvisato per l’occasione, Blues for Musidisc, a cui si aggiungono degli standard,  Autumn Leaves e If I Had You . Molto particolari sono,  l’altra esecuzione in duo, Flamingo,  brano composto da Ted Grouya per l’orchestra di Duke Ellington, e Il pezzo di apertura, Them There Eyes, un classico del repertorio del  Django Reinhardt et le Quintette du Hot Club de France. Il mitico gruppo di soli strumentisti a corde, fondato dal chitarrista manooche di origine belga, con l'amico  fraterno  Stephane,  che spopolò in tutto il mondo. Ensemble  composto,  oltre che da Grappelli, dagli  altri due chitarristi Joseph Reinhardt, fratello di Django, e Roger Chaput, poi sostituito da Eugène Vèes,  e dal contrabbassista Roger Grasset.

L’ascolto di questi quindici brani sorprende, non tanto per la straordinaria tecnica emergente nei brani veloci, il fraseggio di Peterson e quello di Grappelli sono proverbiali in questo senso, ma soprattutto per la coinvolgenre sensibilità armonica e finezza esecutiva delle ballad. Un chiaro esempio di come Oscar Peterson sia pianista eccelso non solo negli arpeggi velocissimi e nelle tambureggianti pressioni ritmiche della mano sinistra, ma anche per le affascinanti armonizzazioni che riesce ad imbastire nel corso delle sue improvvisazioni più introspettive.  Ugualmente Kenny Clarke, il batterista inventore del drumming al fulmicotone caratterizzante la ritmica Be Bop, qui mostra tutta la sua finezza  cromatica nell’uso delle spazzole, così come acquisito  in anni di frequentazione dei gruppi cool, dal nonetto di Miles Davis, con il quale, per l’appunto, ha inciso  The Birth of The Cool, al Modern Jazz Quartet di Milt Jackson e John Lewis. Grappelli  è immenso  nelle linee melodiche che riesce ad intrecciare con Peterson,  sia nelle ballad che nei pezzi velocissimi dove non credo sia esagerato intravedere un precursore del fraseggio Be Bop di Parker e compagni. Il tutto viene tenuto insieme dall’incedere swing e metronomico di Niels Pedersen, incisivo, come sempre anche negli assoli e nei rientri mozzafiato in quattro.  

Di seguito pubblichiamo il brano  Them There Eyes nella versione  del Quintette du Hot Club de France ed in quella che apre il disco di Oscar Peterson e Stephane Grappelli. Vi assicuro che il confronto è molto stimolante.

Buon ascolto. 

martedì 9 novembre 2021

La Certosa di Trisulti torna ai cittadini.....forse

 Luciano Granieri





La Certosa di Trisulti è tornata al Popolo. Viva la Certosa, viva il Popolo.

 E’ il coronamento dell’impegno di associazioni e cittadini che hanno lottato affinché quel bene dello Stato, patrimonio di tutta la Ciociaria, e di tutto il mondo, fosse tolto dalle mani dei sovranisti di Bannon. Mani, in realtà, pronte ad accogliere il regalo che l’attuale esultante ministro della Cultura gli aveva incautamente consegnato nel giugno del 2017. 

Per questo un po’ si giustifica qualche mal di pancia sofferto da alcuni componenti delle associazioni che si sono visti scippare l’onore della ribalta da ministri, presidenti di regione e altri alti funzionari, saliti sul carro dei cittadini vincitori, appropriandosi di meriti non loro,  anzi, dimentichi che proprio loro quel danno avevano arrecato.

 Ma non c’è da stupirsi.  E'  sempre accaduto che le conquiste ottenute con le lotte dei cittadini poi siano state cavalcate, strumentalizzate, dai politici questuanti. Accadde anche all’indomani della vittoria , ottenuta interamente dai cittadini , sul referendum per l’acqua pubblica. Ricordo una trasmissione della Berlinguer, andata in onda la sera dopo il plebiscito contro la privatizzazione dei servizi pubblici, quando a parlare di grande conquista di civiltà fu il Bersani sbagliato: non Marco, coordinatore dei movimenti per l’acqua pubblica che avevano condotto e vinto la battaglia,  ma Pierluigi, l’allora segretario del Pd, partito che non si era speso granchè per l’acqua pubblica ma che si intestava un bel po’ di meriti per il risultato raggiunto. 

Tornando a Trisulti la buona notizia è che la Rete delle Associazioni Trisulti Bene Comune è stata ammessa ad un tavolo composto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio e dal Comune di Collepardo per elaborare un “progetto condiviso” inerente la gestione del bene che ricordiamo è dello Stato. 

Non vorremmo però che la vicenda finisca come per i referendum, quando la gestione dell’acqua, non solo non è diventata pubblica, ma anzi, per rispettare le condizionalità imposte dalla UE al nostro Paese, in cambio di quei quattro spulciosi soldi che ci presteranno da qui al 2026, nel PNRR è proprio sancito che i servizi di monopolio naturale, compresa l’acqua, dovranno essere obbligatoriamente gestiti dalle multinazionali private . In barba a quanto deciso  dai cittadini nei referendum del 2011.

 Per scongiurare che anche la vicenda di Trisulti abbia gli stessi infausti esiti, esortiamo coloro i quali, fra i rappresentanti delle associazioni, siederanno al tavolo progettuale con il Ministero e la Regione, a fronteggiare con forza la consolidata politica del Ministro Franceschini contraddistinta da una concezione mercenaria dell’arte e della cultura, sottesa all’ossessione del pareggio di bilancio. A fronteggiare cioè la logica perversa per cui ogni aspetto dell’arte e della cultura dovrà essere ceduto alla gestione dei privati. 

Non vorrei che alla scuola di formazione per sovranisti si sostituisca la scuola per supermanager, advisor borsistici, organizzata da una qualche fondazione bancaria che avrà vinto il bando per finanziare la gestione della Certosa. Vorrei ricordare quanto è scritto nell’art. 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura…….tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". La Repubblica appunto, non le multinazionali, o le banche. Ma questo coloro che per le associazioni si accomoderanno di fronte al ministro lo sanno bene. Spero.

DDL Concorrenza: privatizzazioni su larga scala

 Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua



            Una dichiarazione di guerra all’acqua e ai beni comuni

Era il 5 Agosto 2011 quando l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, scrisse la famigerata lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi in cui indicava come necessarie e ineludibili "privatizzazioni su larga scala" in particolare della "fornitura di servizi pubblici locali".

Uno schiaffo ai 26 milioni di italianə che poco più di un mese prima avevano votato ai referendum indicando una strada diametralmente opposta, ossia lo stop alle privatizzazioni e alla mercificazione dell’acqua.
Oggi Draghi, da Premier con pieni poteri, ripropone in maniera esplicita e chiara quella stessa ricetta mediante il DDL Concorrenza approvato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso.
La logica che muove l'intero disegno di legge, oltremodo evidenziata nell'art.6, è quella di chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi pubblici essenziali.

Un provvedimento ispirato da un’evidente ideologia neoliberista in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia.
Questa norma, di fatto, punta a rendere residuale la forma di gestione del cosiddetto “in house providing”, ossia l’autoproduzione del servizio compresa la vera e propria gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato.
Nel DDL emerge chiaramente la scelta della privatizzazione. Gli Enti Locali che intendano discostarsi da quell'indirizzo dovranno dimostrare anticipatamente e successivamente periodicamente il perchè di altra scelta, sottoponendola al giudizio dell’Antitrust, oltre a prevedere sistemi di monitoraggio dei costi".  
Mentre i privati avranno solo l’onere di produrre una relazione sulla qualità del servizio e sugli investimenti effettuati.

Inoltre, si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in Borsa che diventeranno i soggetti monopolisti (alla faccia della concorrenza!) praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ed è proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL sulla concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che il Governo intende mettere una pietra tombale sull’esito referendario provando così a chiudere una partita che Draghi ha iniziato a giocare ben 10 anni fa dimostrando, oggi come allora, di fare solo gli interessi delle grandi lobby finanziarie e svilendo strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

L’art. 6 è un proditorio attacco alla sovranità comunale: i comuni da presidii di democrazia di prossimità ridotti a meri esecutori della spoliazione della ricchezza sociale.  
E’ il punto di demarcazione tra due diverse culture, quella che considera un dovere il rispetto e la garanzia dei diritti fondamentali e quella che trasforma ogni cosa, anche le persone, in strumenti economici e merci.

Noi continueremo a batterci per la difesa dell’acqua, dei beni comuni e dei diritti ad essi associati e della volontà popolare.
A questo scopo, nelle prossime settimane, a partire dalla manifestazione nazionale in programma il 20 novembre a Napoli in cui chiederemo con forza anche lo stop alla privatizzazione delle partecipate della città partenopea (tra le quali l'azienda pubblica “Acqua Bene Comune”) paventate in questi giorni, metteremo in campo una rinnovata attivazione per ottenere il ritiro di questo provvedimento al pari del DDL Concorrenza e dei famigerati intendimenti in esso contenuti.

Facciamo appello alla mobilitazione generale, rivolgendoci alle tante realtà e organizzazioni sociali che in questi anni hanno saputo coltivare e arricchire un dibattito e una mobilitazione sui servizi pubblici locali e sui beni comuni per ribadire insieme che essi sono un valore fondante delle comunità e della società senza i quali ogni legame sociale diviene contratto privatistico e la solitudine competitiva l’unico orizzonte individuale.

mercoledì 3 novembre 2021

Post Covid: nulla sarà come prima. Per la sanità pubblica è peggio di prima.

 

Luciano Granieri

Operatore volontario Cittadinanzattiva Tribunale per la Difesa dei diritti del Malato



Alla direzione generale della Asl di Frosinone

Al Sindaco di Frosinone

Al procuratore della Repubblica di Frosinone

Epc

Agli organi d’informazione



Il 26 ottobre 2021 ho accompagnato mia madre di 89 anni alla visita nefrologica di controllo, come da terapia necessaria al trattamento di una insufficienza renale cronica, presso l’ambulatorio specialistico della asl di Frosinone (palazzina Q). Il piano diagnostico-terapeutico prevede una visita nefrologica a cadenza trimestrale, con rinnovo del piano terapeutico per il farmaco Aranesp, se necessario, la pianificazione della successiva visita di controllo e prescrizione di nuove analisi.

Mia madre si muove con il deambulatore perché ha difficolta a camminare ed , in particolare, i giorni precedenti la visita, la malattia la rende particolarmente debole. L’ambulatorio è al quarto piano e l’ascensore era rotto. Si utilizzava una sorta di monta-carichi, di solito in uso al personale di servizio che però, considerato il sovrautilizzo determinato dalla rottura dell’ascensore normale, non era mai disponibile. Quando lo era, bisognava fare in modo di entrare in pochi, massimo due o tre persone, per non creare assembramento. Passata circa mezz’ora d’attesa, con tutti i disagi del caso, abbiamo intercettato la corsa giusta. Dopo un’ora la visita. A conclusione del controllo la dottoressa ci informava , desolata, che non risultavano al computer i codici esenzione: visita, analisi e farmaco, avrebbero dovuti essere pagati. La specialista trascriveva le prescrizioni sulla ricetta bianca personale, e ci consigliava di far riportare il tutto sulle ricette dematerializzate dal Medico di Base, sospettando che la mancanza dei codici fosse un problema del sistema informatico della Asl . Mia madre andava nel panico temendo di dover pagare prestazioni oltremodo costose. Ho cercato di rassicurarla. Di fatto la mancanza della ricetta dematerializzata, non mi consentiva di prenotare la visita in mattinata.

Avevo già potuto constatare, entrando nella palazzina Q, come la zona del Cup fosse molto affollata, determinando un pericoloso assembramento, in barba alle norme anticovid. Mi ricordai, anche, che la stessa deprecabile situazione sussisteva già del 31 agosto scorso quando prenotai la visita nefrologica del 26 ottobre. Mi domandai perché era così difficile, come noi del Tribunale dei diritti del Malato abbiamo da sempre proposto, pianificare che la prenotazione delle seconde visite avvenisse direttamente dal computer dello specialista senza l’inutile passaggio al Cup.

Nel pomeriggio mi sono recato presso l’ambulatorio del medico curante il quale mi confermava che le esenzioni erano a posto, e mi spiegava che ogni tre mesi il computer di ogni soggetto prescrittore deve essere aggiornato, altrimenti i codici esenzioni si perdono. Evidentemente l’ambulatorio di nefrologia non aveva il computer aggiornato. La prenotazione della visita slittava al giorno dopo, così come la somministrazione delle iniezioni slittava a due giorni dopo, dovendo queste essere ordinate, e ciò era molto grave, considerando che mia madre ne aveva bisogno subito.

Con le ricette dematerializzate il 27 ottobre mi recavo al Cup. Andai nel primo pomeriggio, in un orario in apparenza decongestionato, per evitare di aspettare molto tempo. Invano. Ritiravo il numeretto alle 14,54. Lo sportello mi chiamava alle 17,03 dopo più due ore. Dovevo anche discutere con l’operatrice la quale mi diceva che non poteva confermare la data della visita della nefrologa perché’ la ricetta era stata emessa dal medico generico. Raccontavo tutta la storia dei codici di esenzione senza convincere la solerte sportellista, fino a quando un’altra operatrice, presumo la responsabile, autorizzava a confermare la data prescritta perché’ da alcuni giorni si registrava confusione nella gestione delle esenzioni. Ad onor del vero sia sul display dei numeri di prenotazione e su cartelli affissi alle pareti, si leggeva un avviso nella quale la Asl si scusava con i pazienti per possibili disservizi dovuti a lavori necessari a migliorare il ReCup. Disagi persistenti, per quanto ho potuto verificare, almeno dal 31 agosto. Mi sono quindi chiesto quali siano i criteri di scelta delle società private che si occupano di manutenzione e aggiornamento delle strutture, ma soprattutto, chi controlla lo svolgimento del lavori, perché una operazione di miglioramento del servizio non può provocare disagi per così lungo tempo.

Morale della favola, per una semplice visita di controllo, da evadere al massimo in una mattinata, mi sono trovato a dover sottrarre due giorni al mio lavoro .



mercoledì 20 ottobre 2021

Storia non conforme con morale

 Luciano Granieri


Maria Lucia ed io non possiamo negarlo, Siamo affascinati dal Parco Nazionale d’Abruzzo. Ci piace addentrarci in boschi da favola i cui colori, soprattutto d’autunno, diventano surreali e fanno volare la fantasia verso lidi fantastici, inimmaginabili. Ci piace anche camminare per le vie di Pescasseroli, un paese dove caratteristici vicoli tipici di un borgo, si connettono con un tessuto urbano discreto ma razionale. 

LA RICERCA

Proprio all’ultima nostra visita nella capitale storica del Parco Nazionale d’Abruzzo si riferisce la storia che voglio raccontare. Dopo una mattinata passata fra i boschi di Forca d’Acero e della Val Fondillo decidiamo di mangiare un boccone proprio a Pescasseroli e aspettare la sera passeggiando per quei vicoli così belli e ordinati. Eravamo anche alla ricerca di un negozietto di saponi e creme cosmetiche, realizzati con latte di capra, che avevamo scoperto nella nostra ultima visita fatta nel borgo. Non ricordavamo dove fosse, e dopo aver piacevolmente cercato, girovagando in un atmosfera surreale fra silenzi d’altri tempi, balconi agghindati con i fiori, intravedendo tende intessute a tombolo far capolino dalle finestre, decidiamo che forse è meglio chiedere indicazioni circa la posizione del negozietto di saponi. 

LA NOSTRA GUIDA PERSONALE

In un fresco e assolato primo pomeriggio d’autunno di un giorno feriale trovare qualcuno a cui chiedere non sembrava impresa semplice. In un vicolo ci appare una signora intenta a spazzare meticolosamente l’ingresso della stradina. Chiediamo con una certa timidezza, temendo di disturbare, se conoscesse l'ubicazione  del negozio. La signora, riponendo la scopa, non mostrando alcun fastidio, con molta cortesia e giovialità ci indica la strada. A quel punto chiediamo anche se, per caso, conoscesse anche l’orario di apertura. La risposta è stata veramente inaspettata. Non lo sa esattamente, ma si offre di accompagnarci presso l’abitazione della padrona del negozio, che è li vicino, in modo da ottenere una giusta informazione. Sopraffatti da tanta gentilezza Maria Lucia ed io la seguiamo. Giunta sull’uscio la gentile signora prima suona il campanello, poi non ricevendo risposta, bussa in modo energico sul legno del portone.

CONSULTAZIONE DI QUARTIERE

 Si avvicina un anziano, molto cortese, da cui apprendiamo che la padrona del negozio è fuori. Non c’è problema, la nostra gentile guida suona il campanello della  porta accanto chiedendo alla vicina se ha il numero di cellulare  della persona che stiamo cercando. La vicina, non solo ha il numero, ma si offre di chiamare lei stessa. Dall’altra parte del telefono  la gestrice del negozio risponde confermando che aprirà di lì ad un’oretta. Io e Maria Lucia ci guardiamo stupiti perché non eravamo più abituati a vedere delle persone, mai conosciute, adoperarsi in modo così cortese e solerte con noi che, fra l’altro venivamo da fuori. Roba di altri tempi e di altri luoghi. Ringraziamo tutti per la loro cortesia e decidiamo di avviarci verso il negozio, che è anche il laboratorio dove vengono prodotti i saponi, per verificare esattamente dove sia, in modo di tornarci, all’ora indicata dopo aver passeggiato ancora un po’. 

LA SIGNORA DEI SAPONI AL LATTE DI CAPRA

Arrivati davanti al laboratorio, la porta è aperta e la signora dei saponi era già li ad attenderci. Dopo averci illustrato le proprietà dei suoi prodotti ed averci consegnato ciò che avevamo chiesto, ci invita a rimanere ancora un po’ .”Tanto è presto” dice. Ci racconta quasi tutta la sua vita. Ci dice dei figli, del marito, di come è nata l’idea di produrre saponi e creme con il latte di capra. Rimaniamo a conversare amabilmente e piacevolmente di tanti argomenti almeno per un’altra oretta fino a quando fa capolino una cliente. A questo punto ci sembra corretto non rubare altro tempo alla gentile signora dei saponi. Lasciamo il negozio, diciamolo pure, contenti, sollevati di sapere che una diversa convivenza sociale è possibile. 

MORALE

Spesso discettiamo sulla rovina a cui sta portando un’ acredine diffusa che rende le persone particolarmente astiose, diffidenti verso gli altri, quando non ostili. Assistiamo impotenti all’estremizzazione di un individualismo imposto dal vecchio adagio “divide et impera” , che obbliga ad una vita precaria, schiava di un tempo contratto e di un ansia per la difesa di non si sa bene cosa (forse un diritto scambiato per privilegio) e non si sa bene da chi, (l’immigrato, il vicino, chiunque sia “altro” da noi). Ebbene il prodigarsi senza scopi reconditi, l’attenzione regalata a persone sconosciute, che semplicemente necessitano di un’informazione, mostrate da quelle cittadine di Pescasseroli, ci restituisce la speranza che non tutto è perduto e che quando parliamo di condivisione sociale, abbiamo ancora qualche punto di riferimento preciso. Sta a noi non far deflagrare tutto, tenendo ben presente certi esempi virtuosi e porli alle fondamenta di una società fondata su condivisione e solidarietà sempre auspicata ma mai praticata.

lunedì 18 ottobre 2021

E' scomparso Franco Cerri una leggenda del jazz mondiale

 Luciano Granieri

E' morto stamattina il chitarrista Franco Cerri . Aveva 95 anni. Ne ha dato notizia il pianista  Enrico Intra che con   Cerri  ha condiviso  mezzo secolo di Jazz in Italia e nel mondo. Da Django Reinhardt a Charlie Christian, Franco Cerri  ha percorso tutte le strade della chitarra jazz ed oltre, suonando con tutti i migliori jazzisti mondiali da Billie Holiday a Dizzi Gillespie, a Chet Baker, oltre a tutti i jazzisti italiani da Kramer a Rava. Lo vogliamo ricordare riproponendo alcune sue riflessioni su  partner musicale di sempre, Enrico Intra e sulla evoluzione stilistica del jazz. 

Che la terra ti sia lieve Franco. ci mancherai.



Racconta Franco Cerri...

«Eravamo e siamo rimasti diversi» racconta Cerri parlando di Intra, «io sono tonale. Già il be-bop, al primo incontro, mi aveva un po’ frastornato. Figuriamoci il free, un altro mondo. C’era stato un concerto al Lirico, il gruppo di Miles Davis con John Coltrane al sassofono e gli appassionati milanesi si erano divisi. Alcuni ne erano usciti entusiasti, altri poco convinti. Io capivo che si trattava di musica di altissima qualità ma facevo fatica a digerirla, avevo bisogno di tempo. Enrico, invece, assorbiva tutto, si sentiva a suo agio in tutto ciò che ci arrivava di nuovo, come accadeva ad Enrico Rava, a Massimo Urbani, a Giorgio Gaslini e ad altri ancora. Io faccio musica come se scrivessi un racconto, ho bisogno di seguire una certa logica, il free spezza ogni cosa, sconvolge i temi, li disperde in tante schegge; un’operazione molto intellettuale, nella quale non mi ritrovavo. Ciononostante, o forse proprio per questo, le nostre due nature riuscivano a conciliarsi. Sentivo che Enrico a volte doveva tenere a freno la fantasia, così come io cercavo di adeguarmi, mi sentivo demodé e volevo allargare il mio panorama. Eppure le nostre due nature finivano per conciliarsi. E più avanti nel tempo avevamo formato un Quartetto, con Azzolini al basso e Gilberto Cuppini alla batteria, che dura ancora, sia pure cambiando a volte basso e batteria, Lucio Terzano e poi Marco Vaggi, Paolo Pellegatti e Tony Arco. Una sera Cuppini non era arrivato a Lecce. Avevamo pensato di far saltare l’esibizione, poi Enrico aveva detto: suoniamo in Trio, come Art Tatum, come Oscar Peterson e ci eravamo resi conto che anche così la musica funzionava"


   


 


lunedì 11 ottobre 2021

L'affascinante viaggio in Time Lag, il nuovo album dei dei Mobius Strip

 Luciano Granieri



  Sono entrato nel mondo “Mobius Strip” in una serata estiva del 2020. Li ho ascoltati in un concerto tenutosi a Fontana Liri. Ne sono rimasto folgorato ( vedi il resoconto qui). Quattro giovani musicisti talentuosi, dalla straordinaria carica  emotiva. Lorenzo Cellupica- tastiere, Nicola Fabrizi- sax alto e tenore, Eros Capoccitti-basso, Davide Rufo-batteria, provenienti da Sora, sciorinarono in quel concerto un effluvio musicale fatto di jazz e fusion, straordinariamente coinvolgente e dalla qualità esecutiva eccellente. In quel frangente scoprii anche che avevano accompagnato, nel corso di una tournee negli Stati Uniti, la storica icona della fusion mondiale, i Soft Machine.  Avevano inoltre già inciso  un Cd dal titolo “Mobius Strip” per la casa discografica francese Musea Record. Quest’ultima notizia mi indispettì non poco, perché non mi capacitavo del fatto che musicisti così talentuosi dovessero registrare per una etichetta straniera. Nemo profeta in Patria, ma in questo caso la Patria si dimostrava quantomeno sorda. Fortunatamente, come vedremo, tale vulnus è stato sanato. 

Non nascondo che da quella serata ho iniziato a seguire assiduamente  i quattro musicisti ciociari. Inevitabilmente il Covid ha prolungato l’attesa per un altro concerto, un nuovo Cd. Ma finalmente tanta paziente attesa è stata ripagata. Il 12 luglio scorso, Lorenzo Cellupica, Nicola Fabrizi, Eros Capoccitti, e Davide Rufo uscivano dagli studi di registrazione dando alla luce il loro secondo album (scusate mi piace chiamarlo così) Time Lag, per una etichetta indipendente vivaddio italiana: la Ma.Ra.Cash Record che pubblica  grandi artisti del panorama   jazz-fusion-progressive italiano; Osanna, Arti&Mestieri, Mariano Deidda, per citarne solo alcuni . 

Time Lag si compone di sei brani: Chand Baori, Iblis Hybris, Mateka’s Speech, Old Tapestry, Mobius Cube, A Theme for the End. Sorpresa e curiosità ha destato il fatto che Cellupica, Fabrizi, Capoccitti e Rufo, si sono avvalsi della collaborazione di altri valenti musicisti, quali: il trombettista Fabio Gelli, che suona in Iblis Hybris e Mateka’s Speech - in quest’ultimo brano si ascolta anche il trombonista Romeo Venditti. Simone Marcelli e Massimo Izzizzari suonano la chitarra rispettivamente in: Mobius Cube, e A Theme for the End, questo brano vede la partecipazione anche delle voci di Debora Camilli, Caterina Sebastiano, Andrea Martini, dello stesso Cellupica e dalla tromba di Giacomo Serino. 

Ma veniamo al Cd. Time Lag è un disco aperto, ricco di colori, sfumature timbriche, anche se non viene mai meno la ricercatezza ritmica. Tracce piene di suoni ma, nello stesso tempo, ariose. Ogni brano è una piccola suite dove ogni movimento è prezioso, sorprendente, ma, indubbiamente, inserito perfettamente nell’architettura armonico-ritmica. 

Ottimi gli arrangiamenti dei fiati e gli incroci vocali dei musicisti ospiti che danno una idea di coralità senza confini. Il brano che mi ha colpito di più è Old Tapestry. E’ uno dei pezzi, oltre a quello di apertura,  in cui  si ascoltano solo i quattro Mobius. Ebbene Old Tapestry sembra costruito su una struttura che ricorda addirittura i primi Emerson Lake and Palmer, quelli di Tarkus per intenderci. Struttura dalla quale i musicisti partono per volare alto sulle ali del loro ormai personalissimo stile e della loro grande tecnica strumentale che, se è possibile è ulteriormente migliorata rispetto al primo Cd. 

Time Lag è un viaggio nuovo, affascinate, pieno di incontri sorprendenti, ma sempre nel solco dell'inconfondibile stile Mobius Strib. Complimenti, veramente complimenti a Lorenzo, Nico, Eros e Davide. Non vedo l’ora di riascoltarli dal vivo, per una nuova stimolante esperienza di emozioni in musica.