Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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giovedì 30 settembre 2021

La solidarietà non può essere criminalizzata

 Dichiarazione del costituzionalista Massimo Villone, a nome della presidenza

del Comitato per la democrazia costituzionale




La condanna ad oltre tredici anni di carcere inflitta dal Tribunale di Locri all’ex sindaco di Riace Domenico Lucano rappresenta una pagina nera nella storia della Repubblica.

 Con questa condanna, che inasprisce persino le richieste del Pubblico Ministero, viene criminalizzata un’esperienza di solidarietà umana, di accoglienza, di integrazione culturale che ha costituito un esempio ed un modello apprezzato in tutto il mondo.

 Il Tribunale ha obiettivamente trasformato eventuali irregolarità amministrative e contabili in una condotta criminale e lucrativa, quando è a tutti evidente la finalizzazione a favore degli ultimi di ogni attività del sindaco Lucano e la finalità altruistica del suo agire.

 In questo modo, attraverso un percorso tortuoso è stato introdotto nell’ordinamento un inconcepibile reato di solidarietà. La solidarietà è uno dei fondamenti della Repubblica e non può essere criminalizzata, tantomeno dai giudici che sono i guardiani della Costituzione.

Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà umana e politica a Domenico Lucano, confidando che la macchina giudiziaria saprà correggere i suoi errori.

Roma, 30 settembre 2021


domenica 19 gennaio 2020

Una Rete per gestire il fenomeno dell'immigrazione con umanità, contro odio e razzismo





Ieri pomeriggio 18 gennaio 2020 presso l’Associazione Grid, su invito di Comunità Solidali, si è svolto un incontro tra le Associazioni della provincia di Frosinone che si occupano di solidarietà e accoglienza.

Erano presenti:
Marco Toti direttore della Caritas  di Frosinone-Veroli-Ferentino,  Paolo Iafrate  - Oltre l’Occidente, Gino De Matteo -Città Futura, Carmelo Selvaggio - SconfinataMente  Anagni , Alice Popoli –Comunità Sant’Egidio Frosinone, Rino Tarallo-USB Cassino, Gianni Paciotta-Caritas Parrocchiale Frosinone, Alpha Diallo –Associazione Comunità Africana di Cassino,   Cassino,  oltre a privati cittadini sensibili al problema.

Il fenomeno  migratorio,  che ha spinto Comunità Solidali a costituirsi un anno e mezzo fa dopo i fatti della “Diciotti”, ci ha fatto sentire l’esigenza di   confrontarci con chi sul territorio opera già attivamente, al fine di costituire una rete strutturata che abbia la capacità di confrontarsi con le istituzioni e con la politica, affinchè il fenomeno migratorio venga gestito, non solo come problema di ordine pubblico, ma come fatto sociale ed umanitario.

La dinamica migratoria, acuitasi dal 2011 con le guerre in Libia ed in Siria, ha reso il problema di difficile gestione e i governi che si sono succeduti hanno intrapreso strade sempre più restrittive, sia per quanto riguarda il soccorso, sia per quanto riguarda l’accoglienza , il riconoscimento dello status  di rifugiato e di aiuto umanitario. Le politiche migratorie,  per motivi di consenso, inculcando la paura del diverso, hanno contribuito a generare un clima di razzismo e di odio che si somma ai gravi problemi provocati dalla crisi economica che ha acuito le diseguaglianze.

Noi pensiamo che il fenomeno migratorio vada gestito  con la conoscenza e l’interazione poiché il migrante non è una categoria astratta ma una persona con una storia e una vita, che non ha bisogno solo di pratiche burocratiche (che pure sono fondamentali) ma di empatia e di un progetto di vita.

Le varie realtà che si sono incontrate oggi, pur nella loro diversità, culturale, politica e religiosa, hanno convenuto  che occorre far fronte con la solidarietà alle esigenze immediate di chi si trova in una situazione di fragilità e di bisogno ma, nello stesso tempo,    adoperasi fortemente affinchè le politiche disumane che sono state attuate vengano al più presto superate, poiché, oltre ad aver inciso sull’accoglienza e sulla vita dei migranti,  hanno tolto lavoro anche ai cittadini italiani che operavano nei  centri di accoglienza.   Senza contare che le più alte istituzioni locali possono decidere senza appello azioni contro chi solidarizza e sostiene le lotte per una  convivenza umana e civile.

Sappiamo che esistono forze buone che rappresentano la parte migliore del Paese e che fino ad ora hanno giocato “in difesa”. Pensiamo sia ora di attaccare.

Non lasciamo cadere questi  bagliori di una comunità migliore, proviamo a creare e a far camminare questa rete per cominciare a reagire insieme a questo clima d’intolleranza violenza ed odio.  

Proprio per continuare questo percorso, ci siamo dati appuntamento sabato 25 gennaio alle ore 16,00 presso Grid  in Corso della Repubblica n. 48 Frosinone

 Comunità Solidali Frosinone


domenica 15 settembre 2019

I doveri piu' urgenti

VERSO IL RITORNO ALLA CIVILTA': I DOVERI PIU' URGENTI. UNA LETTERA APERTA A CHI SIEDE AL GOVERNO E IN PARLAMENTO



Gentili signore e gentili signori,
se, come la decisione   relativa all'approdo a Lampedusa della nave "Ocean Viking" lascia supporre, il nuovo governo fara' cessare la scellerata barbarie dell'omissione di soccorso nei confronti dei naufraghi, finalmente l'Italia sembra avviarsi verso la fine della criminale barbarie razzista e fascista, della barbarie persecutrice e assassina cui e' stato dedito per un intero anno il precedente governo.
*
Ma per cessare di essere scellerata corresponsabile della strage degli innocenti nel Mediterraneo, l'Italia deve fare un passo ancora, quello decisivo.
Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Italia e in Europa con mezzi di trasporto legali e sicuri, cosi' annientando il mercato illegale gestito dalle mafie schiaviste dei trafficanti, cosi' salvando innumerevoli vite umane.
Questo occorre fare, subito.
*
Ed insieme a  questo, un passo ancora deve fare l'Italia per tornare un paese civile, uno stato di diritto, un ordinamento democratico: abolire tutte le abominevoli misure razziste che inabissano il nostro paese al rango di infame regime di apartheid.
Abolire le misure razziste dei due cosiddetti "decreti sicurezza della razza", ed abolire anche le misure razziste imposte e mantenute dai precedenti governi: la disumana criminalizzazione dei cosiddetti "clandestini" (nessun essere umano e' un clandestino in quest'unico mondo vivente patria comune dell'umanita'); i mostruosi campi di concentramento; il favoreggiamento della schiavitu' conseguente alla negazione da parte dei pubblici poteri di fondamentali diritti umani a milioni di esseri umani innocenti.
Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani che vivono in Italia tutti i diritti sociali, civili, politici, a cominciare dal diritto di voto: "una persona, un voto" e' il fondamento della democrazia.
Non e' una democrazia un paese in cui a milioni di abitanti il diritto di voto e' assurdamente, scelleratamente negato.
Non e' una democrazia un paese in cui esistono i campi di concentramento.
Non e' una democrazia un paese in cui esseri umani innocenti ed inermi vengono denegati, emarginati, perseguitati e abbandonati tra gli artigli dei poteri criminali.
Non e' una democrazia un paese in cui sussiste la schiavitu'.
*
Ogni persona ragionevole sa che l'umanita' e' ormai unificata da un unico destino di vita o di morte. I disastri ambientali e la crisi climatica sono qui a ricordarcelo ogni giorno.
Ogni persona ragionevole sa che l'agire umano deve essere ormai adeguato alla scala planetaria ed intergenerazionale; il principio di precauzione che deve presiedere ad ogni decisione ormai non puo' piu' conoscere frontiere: ogni rilevante decisione pubblica impatta sull'umanita' intera e quindi deve essere sussunta al bene comune dell'umanita' intera.
Mai come adesso la regola aurea non solo della morale personale e sociale, ma della politica e del diritto, si conferma quella che recita: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te".
Mai come ora ogni azione politica deve avere come scopo primario il bene comune dell'umanita', nessuna persona esclusa, vivente o ventura che sia.
*
Soccorrere, accogliere, assistere le persone in fuga dalle guerre e dalla fame, dai disastri ambientali e dalle dittature, non e' un di piu': e' il fondamento stesso della civile convivenza, e' l'incarnazione cogente del principio responsabilita'. Cosi' come abolire le guerre e le armi. Cosi' come cessare di avvelenare, devastare e distruggere la biosfera.
Siamo una sola umanita', in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera, dalla cui difesa e reintegrazione dipende la nostra stessa esistenza.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Augurandovi ogni bene,


Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

domenica 1 settembre 2019

UN ESPOSTO AL PREFETTO DI VITERBO RECANTE UNA NOTITIA CRIMINIS CONCERNENTE TRE MINISTRI



Al Prefetto di Viterbo
e per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica, alla Presidente del Senato ed al Presidente della Camera dei Deputati
e sempre per opportuna conoscenza alla Presidente del Tribunale di Viterbo


Egregio Prefetto di Viterbo,
i tre ministri, peraltro di un governo gia' caduto, che continuano ad impedire l'approdo in porto sicuro ai naufraghi salvati nel Mediterraneo da soccorritori volontari, negando questo approdo, e quindi impedendo che l'azione di soccorso trovi adeguato compimento, non violano le leggi oltre che la morale?

E lei, che e' un pubblico ufficiale, ricevendo questa "notitia criminis", questa segnalazione di una flagrante omissione di soccorso, non ha il dovere di richiedere l'intervento della magistratura?

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Cessi la strage degli innocenti nel Mediterraneo.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Auspicando un suo tempestivo intervento, voglia gradire distinti saluti,


Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Viterbo, primo settembre 2019

domenica 18 agosto 2019

Sora un sit-in davanti alla chiesa per imporre la pace con l'arma del silenzio

Luciano Granieri






Certo in una calda mattinata di una domenica post ferragostana a 40 gradi all’ombra, uno preferirebbe stare al mare , o al limite alla frescura dell’aria condizionata di casa . Invece no, perché un prete, tale Don Donato Piacentini di Sora, vede bene di spargere un po’ di odio, imbastendo una predica durante i festeggiamenti di San Rocco, diciamo così,  populista. L’invettiva era contro i migranti, i quali non sarebbero poi  così perseguitati al paese loro, perché vengono in Italia con catenine e telefonini sulle barche delle Ong . Evidentemente questi personaggi millantatori di disperazione devono aspettare il loro turno dopo che si sarà finito di dare sollievo ai poveri nostrani “della nostra città, della nostra Patria” (testuale).

 L’uscita infelice ha fatto il giro del web, suscitando un vespaio di polemiche. Tutta  la galassia neofascista variamente allocata  ha subito eletto Don Donato a proprio  Papa bianco e Italico, regalando attestati  di stima e tessere di Partito. In una società  già  pregna d’odio ed intolleranza frutto delle crudeli e truci farneticazioni salviniane ci mancava anche il prete populista! 

Non si poteva ,quindi, non aderire alla sit in organizzato dai ragazzi  Aspagorà di Sora, che ha visto la partecipazione di altre associazioni fra le  quali la Rete delle Comunità Solidali. 

Appuntamento davanti alla Chiesa di Santa Giovanna Antida dove l’inflessibile Don Donato avrebbe detto messa. Lo scopo era quello di chiarire, anche ad un ministro della Chiesa,  che i poveri, i derelitti, noi miseri peccatori, bianchi, neri, gialli stiamo  nella stessa barca , la quale spesso s'inabissa   portandosi  tutti sul fondo. In realtà questo concetto dovrebbe essere chiaro ad un sacerdote, ma la narrazione salviniana diffusa con tanto di rosari baciati  e branditi a mo' di spade  innanzi a folle in delirio, pare abbia fatto breccia anche in alcune parrocchie .  

Nonostante l’afa di una sonnacchiosa domenica agostana davanti alla chiesa di Santa Giovanna Antida le persone dietro lo striscione della Rete delle Comunità solidali   e dietro  quello  che ammoniva:  Stiamo sulla stessa barca”, erano in buon numero. Una folla silente e composta il cui unico obiettivo era quello di mostrare che è con la pace che migliora  l’umanità e non con l’odio.

 Non interessava inveire contro Don Donato, ma semplicemente ricordargli di amare il prossimo suo indipendentemente dalla provenienza , dal censo, dal colore della pelle.  Lo schieramento silenzioso con gli striscioni bene aperti  ha accolto il prete con un  tale surreale, ma significativo,  silenzio     da suscitare una certa sorpresa  anche presso le forze dell’ordine accorse per proteggere il prelato da chissà quale aggressione. 

Gli unici a non farcela proprio a restare in silenzio sono stati i soliti quattro (quattro di numero)  fascistelli giunti ad osannare il loro Papa bianco  italico con applausi, marziali guaiti a favore del prete uscito fra due guardie.  Questi poveracci, novelli repubblichini , ci hanno anche insultato con il solito invito a portarceli noi a casa gli immigrati……oddio che noia, sempre la stessa solfa! Ovviamente la loro provocazione è rimbalzata sul muro granitico del nostro silenzio.  

Che sia stata una manifestazione riuscita è fuori di dubbio. Solo che la nostra lotta per il rispetto dello spirito costituzionale dell’accoglienza, continuamente calpestato dalle scempiaggini di Salvini e dei suoi sodali deve continuare, sempre più fermamente  nei prossimi giorni e nei prossimi  mesi, perché se anche i , preti si mettono a predicare “Prima gli Italiani” l’aria diventa veramente irrespirabile.


martedì 9 ottobre 2018

Non si possono fare espulsioni collettive di stranieri, nè la Germania, nè l'Italia

Felice Besostri del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale 



Mia nonna Carmela contadina con la sola terza elementare diceva "il bel tacer non  fu mai scritto". Peccato che Salvini abbia avuta un'altra nonna. A fronte della notizia che il suo amico Horst Seehofer stava per mandare dei charter pieni di Dublinanti, cioè di stranieri registrati in Italia ma ritrovati in Germania, non sia stato zitto, ma abbia detto a sproposito " chiuderò gli aereoporti, come ho chiuso i porti". Il ministro degli interni non può chiudere porti o aereoporti, ma dovrebbe essere il Ministro Toninelli. Non solo, trattandosi di un accordo internazionale, che coinvolge un paese UE, un'affermazione del genere dovrebbe essere concordata con il Ministro degli Esteri Moavero e con il Ministro per le Politiche Comunitare Savona. Una cosa Salvini poteva dire " Caro Horst non lo puoi fare perchè lo vieta l'art. 4 del protocllo aggiuntivo n. 4 alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo del 1963, protocollo ratificato dall'Italia nel 1982 e dalla Germania ancora prima nel 1968".Avrebbe potuto ricordare alla Germania che voli charter o vagoni ferroviari piombati evocano immagini del passato e orrori che non si devono ripetere. Ma Salvini non può citare i diritti dell'uomo, perchè è come parlare di corda in casa dell'impiccato. L'Italia è già stata condannata per violazione dell'articolo 4 del protocollo n. 4, che vieta  l'espulsione collettiva di stranieri per respingimento di migranti verso la Grecia e espulsione di Rom serbi da campi nomadi. Ha perso un'occasione per stare zitto

lunedì 8 ottobre 2018

C'è vita.....

Luciano Granieri




In verità il titolo di queste riflessioni sulle manifestazioni di solidarietà a Mimmo Lucano,  doveva essere “c’è vita a sinistra”, ma non si può trovare il minimo stimolo vitale in qualcosa che è defunto almeno da 25 anni. Non possiamo tacere il fatto che  il   , cosiddetto riformismo socialista dei Delors, Blair, Veltroni, D’Alema, Bersani, abbia costruito le condizioni più favorevoli all’accumulazione del capitale, accreditandosi  di fatto come una destra liberale. 

Attenzione lungi da me sposare l’idea trita e ritrita che non esistono più le categorie (sinistra - destra) . Non esiste più la sinistra. Ma la destra c’è  anzi si è sdoppiata  in due fazione contrapposte fra di loro: la destra delle banche della troika (Ue,  FMI, BCE) , cui fa capo l’ex riformismo socialista, e la destra fascista e xenofoba nella quale si iscrivono a pieno  titolo le truppe fascio-leghiste- nazionaliste  e ,  più o meno consapevolmente, gli aderenti al M5S.  

Le prorompenti forme di vita che le manifestazioni organizzate in tutta Italia in solidarietà con il sindaco di Riace Mimmo Lucano, a cui volevo riferirmi nel titolo,  hanno a che fare con valori universali un tempo costitutivi della sinistra, oggi patrimonio comune di una moltitudine numerosa che però non trova  chi li rappresenta. 

Il  modello Riace ha molto a che fare con i principi di partecipazione popolare,   condivisione e socializzazione di una pratica di governo che tanto fa paura, sia alla destra degli affari che a quella fascistizzante. Al di là di tutti i  discorsi legittimi  su accoglienza ed integrazione,  ciò che mette paura alle due destre appena descritte è l’idea che l’unione degli immigrati con una comunità impoverita dalle pratiche mafioso-liberiste  possa far crollare il mito della guerra fra poveri. Possa cioè rendere consapevoli coloro i quali subiscono la marginalizzazione determinata dal mito del capitale umano, che il nemico non sono i disperati che rischiano la vita per fuggire dalla loro esistenza di stenti ,provocata dal neocolonialismo capitalista   ,  anzi questi potrebbero essere alleati. 

Il nemico vero che il mito della guerra fra poveri vuole celare  è: da un lato è la casta della speculazione finanziaria che impoverisce e marginalizza chi cerca di campare di  lavoro, dall’altro  chi tenta di narcotizzare la rivolta sociale alimentando la paura del “diverso” (per razza, censo, genere, orientamento sessuale). Un altro elemento che terrorizza del modello Riace è la partecipazione popolare alle attività della comunità. 

Quando un servizio come quello della raccolta dei rifiuti vede la partecipazione  dei cittadini  (riacesi ed immigrati) i la speculazione, il malaffare, la corruzione, tutto ciò che alimenta il grande business dei centri di potere politico-mafiosi  è di fatto bandito . La partecipazione popolare, la condivisione sociale, la solidarietà,  tutto quanto esprimeva il modello messo in campo da Mimmo Lucano non è altro che il compendio di valori che una volta distingueva una società socialista erede della storia del movimenti operaio.  

Forse inconsciamente, ma la folla scesa nella piazze di tutta Italia, per esprimere solidarietà al sindaco,  difendeva tutto questo, con tanto di bandiere e vessilli al seguito. Si poteva identificare nelle strade invase da movimenti, partiti e sindacati il seme di una rinnovata  voglia di rappresentare quel  blocco sociale disgregato, composto da  un proletariato allargato e globale che da tempo chiede di essere difeso. 

Tutto ciò dimostra che la propaganda d’odio diffusa dai penta-fascio-leghisti, non è così egemone.  Chi la pensa in modo totalmente opposto probabilmente è in maggioranza.  Sta a quelle forze   , che ancora basano il loro agire politico sulla condivisione sociale e sulla partecipazione popolare , offrirsi come credibile veicolo di rappresentanza. 

Esse oggi sono disperse in mille rivoli, ma il week-end, di e per, Riace reclama a gran voce un’inversione di rotta. Personalmente ritengo che la direzione ostinata e contraria deve passare per forza dalla ricostruzione di rapporti sociali basati sul mutualismo e sulla solidarietà. E’ un’azione che richiede tempo ed impegno. Un programma che non può e non deve infrangersi su basse strategie elettoralistiche. Quelle penose diatribe che quasi sempre attraversano i movimenti,   variamente anticapitalisti,  in lotta fra loro per distribuirsi un’insignificante zero virgola. 

Bisogna stare in mezzo alla gente, quella che ha invaso le piazze per Mimmo Lucano. Bisogna stare fra gli immigrati, i disoccupati, tutelare gli ultimi, per ricostruire la credibilità perduta.  E se questo dovesse comportare di stare fermi due o tre  giri nelle tornate elettorali  il gioco varrebbe la candela.

sabato 6 ottobre 2018

Meglio stare con l'illegale umanità di Lucano piuttosto che con la legale bestialità di Salvini

Luciano Granieri


Mimmo Lucano, sindaco di Riace è agli arresti domiciliari. Ma è colpevole?  Indubbiamente  si . E’ colpevole di non aver prolungato il periodo di accoglienza di  Becky Moses,   sbarcata in Italia il 28 dicembre 2015.  La ragazza ventiseienne nigeriana  aveva inoltrato la richiesta d’asilo e iniziato  il percorso d’accoglienza a Riace. Nel dicembre 2017 ha ricevuto il diniego  e il 3 gennaio è costretta a lasciare Riace. Perché il sindaco Lucano non ne ha prolungato l’accoglienza, magari rinnovandole il documento  d’identità , per farla rimanere nel paesino della locride  anche dopo il secondo diniego? Perché è illegale. 

Mimmo fortunatamente se ne è fregato, e lo ha fatto per altri immigrati , sapete perche? Perché la povera Becky ,costretta ad abbandonare il  virtuoso percorso d’integrazione cui era stata avviata a Riace,  a causa del diniego, è finita a prostituirsi nella baraccopoli di San Ferdinando a Rosarno, una bidonville che accoglie fino a 2000 disperati nel maggiore picco della raccolta delle arance. Una baraccopoli di plastica e carta che, proprio perché fatta   di     materiale di fortuna altamente infiammabile ci mette un minuto ad andare a fuoco. 

La  cronologia finale della sua storia è impietosa: ilb primo di  gennaio finisce nel giro della prostituzione, l’11 dello stesso mese festeggia il ventiseiesimo compleanno, il 27 trova la morte nel rogo delle baracche.  Nel corso di una lite fra clienti e prostitute pare che  un accendino sia caduto  in terra innescando l’incendio.  Becky non ce l’ha fatta ad uscire da un alloggio ridotto immediatamente in cenere. Nella bara di zinco hanno messo  pochi dei suoi  resti,  quelli che    il sindaco Lucano , fuori di se, ha reclamato  per seppellirli  a Riace. 

Forse è proprio per scongiurare morti come queste e per evitare che il destino di altre ragazze fosse  sulla strada ad alimentare il giro della prostituzione, che Lucano ha fatto ciò per cui è accusato, ossia favorire il prolungamento dell’accoglienza anche dopo i dinieghi alle richieste  d’asilo.  Ha tentato di farlo combinando matrimoni fra riacesi ed immigrate, oppure, nel peggiore dei casi, fornendo autonomamente un carta d’identità senza  che questa avesse il sostegno giuridico del permesso di soggiorno. Tutto ciò non è legale, ma è giusto per evitare altre morti orrende come quelle di Becky.  

Quelle morti cui andranno incontro, in misura ancora maggiore  altre donne e uomini, se il decreto Salvini, già firmato dal Capo dello Stato, in barba alla Costituzione di cui dovrebbe essere garante,   verrà approvato in Parlamento. Nel  dispositivo  infatti è previsto che  sindaci ,  prefetti  e questure non potranno più  rilasciare   permessi  di soggiorno per motivi umanitari, salvo rare eccezioni,  in attesa che vengano esaminate le richieste di protezione internazionale  . Ciò significa che tanti ragazzi e ragazze come Becky, saranno sprovvisti di un qualsiasi documento prima che venga deciso il loro destino.  Ed altri come loro, che avranno ricevuto il diniego, non potendo essere espulsi, perché il procedimento di espulsione è lungo e riguarda accordi con solo Tunisia Nigeria Egitto e Marocco, dopo il periodo di reclusione nei Cpr, vagheranno nelle periferie  preda di sfruttamento , vittime del reclutamento da parte della malavita, e del  giro della prostituzione.  

Rischieranno seriamente di morire uccisi da un  caporale, dalla malavita, da qualche ritorsione razzista. Se il decreto Salvini diventerà legge sarà legale tutto ciò, ma profondamente ingiusto e disumano . Sindaci come Lucano, saranno ancora più colpevoli di pratiche disumane se attueranno, come legge comanda, il decreto immigrazione. Bisognerà   scegliere fra la legale bestialità di  Salvini e l’illegale umanità di Lucano. 

mercoledì 26 settembre 2018

Un decreto incostituzionale, inutile e dannoso

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale


Il provvedimento su immigrazione e sicurezza deliberato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre è incostituzionale, inutile e dannoso; la sua emanazione come decreto legge può provocare guasti a cui sarà difficile porre riparo.
Innanzitutto non sussiste il presupposto dei casi di straordinaria necessità ed urgenza che soli possono legittimare il Governo ad adottare provvedimenti provvisori con forza di legge, come si evince dalla stessa eterogeneità del provvedimento con norme ispirate dalle esigenze più disparate.
La nuova disciplina dell’immigrazione e della cittadinanza presenta aspetti allarmanti di incostituzionalità.
L’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari è mirata specificamente a sgonfiare il volume dei permessi di soggiorno, creando una serie di drammi personali e aprendo la strada ad un’esplosione del contenzioso. Poiché nella stragrande maggioranza dei casi non è possibile procedere al rimpatrio, l’unico effetto reale sarà l’allargamento dell’area della clandestinità: ciò comporterà l’incremento di una popolazione di persone senza diritti, impossibilitate a lavorare e costrette al lavoro schiavile, facile preda della criminalità. Inutile dire che tale situazione inciderà sulla sicurezza degli italiani e renderà più spietato il mercato del lavoro e la competizione fra i lavoratori italiani poveri e la manodopera dei senza diritti stranieri.
Il raddoppio della durata massima del trattenimento dello straniero in attesa di rimpatrio, nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), prolungata fino a sei mesi, anche se consentito  dalla Direttiva europea sui rimpatri 2008/115/CE, presenta marcati aspetti di irragionevolezza perché si risolve in una pena senza delitto data l’impossibilità di procedere al rimpatrio nella stragrande maggioranza dei casi. Tale misura comporterà il raddoppio della popolazione di stranieri in detenzione amministrativa con incremento esponenziale dei costi che gravano sui contribuenti. In questo contesto è inaccettabile la possibilità di trattenere le persone da rimpatriare in strutture idonee e nella disponibilità dell’autorità di pubblica sicurezza. In questo modo viene creato un circuito carcerario (le prigioni del Ministero dell’Interno) al di fuori dell’ordinamento nel quale non sarà possibile monitorare il rispetto dei diritti umani fondamentali.
Parimenti incostituzionale è la norma che prevede la sospensione della procedura d’asilo ed il  rimpatrio del richiedente asilo che abbia subito una condanna in primo grado perché palesemente contraria alla presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.) ed al principio che la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 Cost.).
Il sostanziale smantellamento del sistema di protezione su base comunale (SPRAR) dei rifugiati e richiedenti asilo inciderà in modo pesantemente negativo sulla possibilità di inclusione degli immigrati nel tessuto sociale, rendendo più problematica la convivenza.
Problematiche e di scarsa utilità, oltre ad essere prive di ogni requisito d’urgenza sono le norme in materia di sicurezza. La sperimentazione delle c.d. armi ad impulsi elettrici da parte delle polizie municipali, crea una situazione pericolosa per la pubblica incolumità, trattandosi di dispositivi che possono avere effetti letali. Raddoppiare le pene previste dal codice Rocco per le occupazioni abusive è scelta palesemente irragionevole in quanto l’emergenza non è rappresentata dalle occupazioni di edifici abbandonati da parte dei senza casa, ma dall’esistenza di fasce di popolazione prive del diritto all’abitazione, così come non c’è nessuna necessità di mettere in vendita i patrimoni sequestrati alle mafie, aprendo alla possibilità che la criminalità organizzata riprenda possesso dei beni che le sono stati sottratti. 
Roma, 25 settembre 2018.

Massimo Villone, Alfiero Grandi, Silvia Manderino, Mauro Beschi, Domenico Gallo

domenica 16 settembre 2018

Frosinone. Appello per la costruzione di una Rete di Comunità Solidali contro razzismo e ogni forma di discriminazione.




 Manifesto per una Provincia fatta di Comunità Solidali Eque ed Inclusive



È ormai chiaro, dai fatti criminali e razzisti che si stanno succedendo, che siamo di fronte ad un assalto sistematico ad ogni forma di solidarietà e ad ogni prassi inclusiva conquistata negli ultimi venti anni.

Campagna securitaria e xenofoba

Nell’ultima tornata elettorale abbiamo visto crescere in tutti gli strati della società un forte sentimento xenofobo che è degenerato in un odio sociale diffuso a tutti i livelli.
Tutte le forze politiche sono corresponsabili di questa svolta a destra, a partire dai governi degli ultimi 25 anni che non hanno saputo affrontare e gestire in maniera intelligente ed efficiente il tema immigrazione, e allontanare così la paura del diverso dai cittadini italiani. Ma il clima di questi ultimi mesi sta cavalcando in maniera pericolosa quella paura, alimentando il mito dell’invasione al fine di creare la percezione di un presunto stato di emergenza.

L’aggressione alle organizzazioni umanitarie

In seguito alle aggressioni alle organizzazioni umanitarie cresce nel nostro paese il consenso nei confronti di movimenti politici di stampo xenofobo e sovranista.
Le proposte di messa al bando delle ONG da parte di alcuni esponenti dell’attuale governo rappresentano chiaramente la volontà di quest’ultimo di estraniare i volontari e la società civile da tutti gli interventi che facilitano l’accoglienza e l’integrazione


Egoismo nazionale e disumanità

La diffusione di una sorta di egoismo nazionale e di disumanità punta alla negazione delle convenzioni di diritto internazionale a cui la stessa Italia aderisce, e non permette l’effettiva integrazione favorendo la criminalità e lo sfruttamento.
L’ambiente e il clima generati dalla radicazione di questi sentimenti in gran parte della società italiana, favorisce un sentimento diffuso di odio generalizzato, pericoloso e deviante a tutti i livelli.




La nostra mobilitazione

Noi, cittadine e cittadini, volontari, militanti di partito e di organizzazioni sindacali, associazioni, società civile, aderiamo a questo manifesto e chiediamo la massima partecipazione all’organizzazione di iniziative di contrasto al razzismo e di rilancio di quei valori per cui da sempre ci battiamo: Equità e Solidarietà.
Ora come mai è fondamentale scendere in campo con intransigenza per invertire la tendenza sovranista che sta divorando anche il nostro territorio. Il razzismo non può essere l’arma di distrazione di massa con cui alimentare il contrasto, per evitare di affrontare in maniera propositiva e risolutiva i problemi di tutti, anche e soprattutto nel nostro territorio. Vogliamo, tutti insieme, riproporre alle città della nostra provincia la visione e la convinzione per una società fatta di comunità solidali eque ed inclusive.


Silvana Adragna -Elena Agostini -Domenico Alfieri - Rita Ambrosino - Anna Ammanniti - Valentina Adiutori - Elena Ardissone - Fausto Bassetta - Vincenza Belli - Monica Beltempo - Nadia Berti - Ottavio Bettinelli - Valentino Bettinelli Daniela Bianchi - Walter Bianchi - Emilia Borrelli - Aldo Bracaglia - Sara Bucciarelli - Luca Calselli - Roberto Callari - Simone Campioni - Marco Campagna - Antonello Campoli - Gianmarco Capogna - Matteo Capuani - Dario Carinci Antonietta Casano - Gaetano Capuano - Gian Marco Carlini - Roberta Cassetti Francesca Cavallaro - Francesco Cecere - Alessandra Cecilia -  Lorenzo Cedrone - Nicola Cerroni -Valentina Chianta -   Rita Irene Cipriani - Cinzia Como - Antonio Como (Sindaco di Amaseno) Noemi Compagnoni Roberta Conte (bibliotecaria) Ambrogio Coppotelli - Antonio Corbo          - Paola Costantini - Maria Giulia Cretaro -  Roberto D'Alesio - Antonietta Damizia - Francesco de Angelis - Ugo De Grazia - Gabriele De Bernardis - Gino De Matteo - Patrizia Delli Colli - Chiara De Padua - Gaetano De Padua   -  Salvatore De Punzio - Alida Di Lonardo - Simona di Mambro - Miriam Diurni - Alessandro Fattoracci - Wanda Federico - Monica Fontana - Rocco Franciosa - Marta Fraioli - Anna Rosa Frate - Gioia Funari - Gemma Gemmiti  - Maria Lucia Giovannangelo        - Filippo Giovannone - Arturo Gnesi -  Luciano Granieri - Vittoria Greco - Chiara Guarini - Elisa Guerrieri - Paola Iacobone -Vincenzo Iacovissi - Giada Liburdi - Francesca Litta - Alessandro Livieri - Nunzio Lollo - Severo Lutrario - Luigi Maccaro - Marco Maddalena - Alessandra Maggiani - Florin Malatesta - Maniela Maliziola - Marina Marini -Tomassino Marsella - Paolo Martino - Alessandra Masi -Carlo Maura -Stefano Mingarelli - Emilio Morsilli - Giovanni Morsilli - Jacopo Nannini - Francesco Notarcola - Giovanni Paciotta - Simona Pampanelli - Sandra Penge - Consuelo Orrego -Emanuela Piroli - Stefano Pizzutelli - Gianluca Popolla - Daniele Riggi - Michela Russo - Matteo Salvadori (GRID) - Lucia Serino - Luigi Setaro - Antonella Spagnoli - Maria Spaziani -Stefano Spaziani - Stefano Sugamele - Massimiliano Tata - Ivano Testa - David Toro - Francesco Tullio - Gianfranco Veloccia - Lorenzo Vellone - Sabrina Viri - Lorenzo Vita - Umberto Zimarri -  
Gioventù Federalista Europea di Frosinone - GD Ceccano - Comitato Possibile "A.Spinelli" Frosinone -Comitato Possibile "25 Aprile" S. Giorgio a Liri          - Movimento Federalista Europeo di Frosinone            - Collettivo UgualMente Frosinone -
Associazione Ver Bene - Comitato Possibile "Salvador Allende - Terra di Lavoro" San Giovanni Incarico           


Per sottoscrivere l'appello  si può inviare una comunicazione con il proprio nome, la proprie E.Mail, ed eventualmente le ragioni dell'adesione, al seguente indirizzo di posta elettronica: aut.frosinone@gmail.com. Provvisoriamente indico la Mail di Aut  ma a breve disporremo di un indirizzo specifico per la Rete delle Comunità Solidali e un relativo blog dedicato. Grazie
Luciano Granieri. 

venerdì 7 settembre 2018

Aiutateci a trovare gli evasi da Rocca di Papa.....Ah li hanno trovati? Allora aiutateci a cacciarli

Luciano Granieri 




In tempi oscuri ed infami come questi , certe giornate iniziano peggio di altre. Davanti all’edicola dove ero andato a comprare il giornale la locandina del quotidiano locale “Ciociaria Oggi” riportava una notizia inquietante, sconvolgente. “Profughi della Diciotti spariti e nessuno li cerca” E’ inutile negarlo iniziare una giornata con una tale paura non è da augurare neanche al peggior nemico.  

Fra gli irregolari sbarcati dalla nave Diciotti - per colpa di una ingiustificata ingerenza dei vescovi, e di un inaudita interferenza della magistratura -16 gaglioffi neri   sono evasi dal centro di accoglienza Rocca di Papa dove erano stati accolti dopo essere scesi dal natante  della guardia costiera. Ma nessuno li cerca? Inaudito e pericoloso!  

Maschi italici, chiudete le vostre donne in casa se non volete correre il rischi di vederle violentate dai negri invasori ed evasi! Raddoppiamo la sorveglianza nelle città, soprattutto nei paesi vicini a Rocca di Papa, compreso Frosinone. Si temono attacchi terroristici  alle chiese cristiane e al mercato del   Casermone   organizzati proprio dagli evasi di Rocca di Papa.  

Complimenti a voi cattolici buonisti, tifosi dell’”accogliamo tutti”, difensori di negri , froci e puttane!  Ci siete riusciti, con le vostre piccate critiche al Ministro Salvini, a gettare nel panico l’intera popolazione che ora non sa più dove siano questi terroristi. 

A proposito stamattina ho visto un nero che furtivamente e abusivamente si stava sedendo su una panchina della stazione, aveva le movenze e la camminata tipica di quelli scappati da Rocca di Papa.  Andando verso l’Aeroporto   ho visto lavorare nei campi uno di  questi africani. Impressionante anche lui raccoglieva i pomodori  come avrebbe fatto  uno sbarcato dalla Diciotti. Insomma non capite che questi stanno già  qua? 

Bisogna reagire! Ha ragione Salvini, altro che richiedenti asilo questi ci vogliono fregare le donne e anche il lavoro. Attrezziamoci costituiamo una ronda per scovare noi cittadini queste bestie. Indossiamo un’uniforme  che ci renda riconoscibili, che so...una palandarana  bianca e un cappuccio, bianco anch’esso, che nasconda il volto. Dite che l’hanno già usato, può essere ma a me sembrava un bel costume.

 Mentre sto scrivendo queste note, qualcuno mi chiama al telefono segnalandomi che gli evasi della Diciotti sono stati catturati. Sollievo e gaudio! Li rimanderanno in Libia, è il minimo che si possa fare. Invece con mia somma delusione apro internet e apprendo che i sedici irregolari erano tranquillamente  in fila a farsi visitare dai medici  di Medici Senza Frontiere al presidio dei volontari di quel covo di comunisti del Baobab. 

Ma lo scandalo  è che questi non sono stati arrestati ed immediatamente espulsi, no! Sono stati accompagnati all’ufficio immigrazione dove hanno fatto richiesta di asilo politico. Che svergognati  e quanto è ormai molle la polizia italiana! Il nostro ministro Salvini, si è fortemente risentito, mostrando nerbo e fermezza. “Poverini in fuga dalla guerra?-ha tuonato riferendosi ai fuggitivi- no clandestini in fuga dalla legge, pretendono di circolare senza documenti, e senza rendere conto di nulla. Così abbiamo la conferma che la storia degli scheletrini che scappano da una guerra è una farsa” 

Hai ragione ministro! Noi tutti italiani siamo con te. Siamo solo poco meno di sei milioni, ma è come se fossimo tutti perché gli altri 54 milioni sono ignoranti, sono delle femminucce. Non sanno, le mammolette,  che è un reato grave scappare da un centro di accoglienza, che non è una galera ma fa lo stesso?  Ignorano i buonisti che chiedere asilo politico, durante il regno di Salvini è un insulto alla razza italica? Che si credono questi mollaccioni che un immigrato può tranquillamente farsi visitare dai quei comunistacci di Medici Senza Frontiere? Cacciamoli tutti! Gli immigrati, i dottorini  di Medici Senza Frontiere, quelli del Baobab e tutte le altre zecche rosse dei centri sociali. 

Vai avanti indomito e ardito ministro tutto il popolo è con te, o almeno quei sei milioni che dicevo prima.

L'Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone denuncia, la mistificazione e le falsità degli spargitori di odio




L’osservatorio Peppino Impastato di Frosinone, condanna il messaggio antidemocratico e razzista della Lega, e del suo leader perché falso e mistificatorio, tendente a far credere che i mali della nostra Nazione derivano soprattutto e soltanto dall’immigrazione.  

Non si può più tollerare in una  società democratica  un messaggio quotidiano che  afferma l’adesione di tutto  il popolo italiano a questa politica autoritaria e forsennata. Tornando alla realtà e ai dati ufficiali riferiti alla rappresentanza della Lega si sottolinea   che circa  solo  6 milioni di elettori hanno votato i leghisti , i restanti 54 milioni di abitanti la pensano in modo diverso. 

L’Osservatorio Peppino Impastato, insieme ad altri movimenti e a milioni di cittadini rifiuta   la strategia dell’odio diffuso a scopi propagandistici ed elettorali. L’Osservatorio Peppino Impastato,   aderente al coordinamento “Democrazia Costituzionale”  intende altresì denunciare l’uso strumentale ed improprio che il movimento razzista  fa della Costituzione.  Si cita a vanvera L’art. 52 sul dovere dei cittadini alla difesa della Patria. I costituenti lo avevano definito  prevedendo l’impiego dell’esercito, frutto  della leva obbligatoria, ormai abolita dal legislatore. Ciò  a difesa dei confini  eventualmente attaccati da un contingente  di  invasori. 

Per invasore s’intende un’entità  ostile  che attacca in armi con lo scopo di depredare o colonizzare il territorio su cui ha posto le mire.    E’ noto a tutti che gli immigrati sono armati solo di paura e di speranza e non costituiscono un pericolo per la “tenuta democratica” della nostra società, mentre le grandi potenze europee e mondiali fanno affari d’oro vendendo armi  agli eserciti veri.  

Non solo,  la reclusione imposta ai migranti  approdati al porto di Catania sulla nave della guardia costiera Diciotti, per cui è stato aperto il procedimento giudiziario ai danni di Salvini, prefigura la violazione di quella stessa Costituzione invocata dai  razzisti . In particolare,  in relazione all’art. 10:  dove  si sancisce che lo stato  giuridico degli stranieri è regolato  dai trattati internazionali.  Fra essi figura la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo che impone il divieto di trattamenti inumani e degradanti, quali quelli inflitti ai reclusi della Diciotti. Altra violazione della Carta, nello specifico, si realizza nel non rispetto dell’art.13  che vieta   detenzioni  e restrizioni della libertà in mancanza di   provvedimenti giudiziari .  

Dal momento che spargere odio, non solo verso gli immigrati ma anche verso i poveri  e gli emarginati è pratica odiosa e degradante, e farlo in base a menzogne e false strumentalizzazioni istituzionali è ancora più crudele, l’Osservatorio Peppino Impastato esorta,  gli enti locali (Comuni, Province , Regioni)  e l’associazionismo a condannare  la portata   mistificatoria e propagandistica   di certe esternazioni. 

L’Osservatorio Peppino Impastato è impegnato insieme ad altre associazioni e movimenti, ad organizzare iniziative in tal senso a Frosinone e Provincia

Frosinone li 06/09/2018

Francesco Notarcola, Luciano Granieri, Mario Catania
Osservatorio Peppino Impastato Frosinone.

domenica 2 settembre 2018

Diffondere l'odio è una moda pericolosa.

Luciano Granieri



Siamo ormai al delirio. Un delirio dilagante che sta coinvolgendo anche il nostro territorio. Mi riferisco al fenomeno Salvini, con tutto il suo portato di disumano  odio, che non è solo razziale, ma è rivolto verso chiunque osi scalfire l’immagine dell’UOMO, BIANCO e RICCO. Rivolto quindi  verso le donne (o altro genere che non sia maschile) , i neri (o altre etnie), i poveri. Ormai fare proprie  le vagonate d’odio che Salvini profonde a piene mani sui  soggetti non conformi è diventato di moda. Non si è trendy se sul proprio profilo social, non si difende il nuovo condottiero invocante le truppe alla difesa della Patria, e non si  dà addosso ai neri, ai froci, e ai poveracci. Giovani anime belle locali , che fino a ieri si erano tenuti fuori dalla politica ritenendola una cosa sporca, oggi sentono di aderire alla guerra in difesa della Patria. 

 Il quotidiano "Ciociaria Oggi", nell’edizione di ieri,  pubblica un articolo, in cui si spiega come alcuni giovani ciociari aderenti  al gruppo provinciale della Lega di Frosinone, coordinato da tale Veronica Rossi di Ferentino,  abbia lanciato la moda  di farsi un selfie con un cartello recante l’hastag “nessuno tocchi Salvini”. Ciò in risposta alle indagini della magistratura che hanno coinvolto il ministro della difesa della “razza italica” sulla detenzione illegale di 177 immigrati reclusi  sulla nave  Diciotti. Secondo quanto riportato dall’articolo, a firma  Alessio Brocco, l’iniziativa promossa dal  “ Coordinamento Provinciale Lega Giovani” è tesa “ a sollevare l’opinione pubblica su un tema fondamentale come quello dei migranti”, in particolare,    i giovani salviniani ciociari affermano categoricamente quanto segue:  “Potete indagare Salvini, ma non tutto il Popolo Italiano”.  In più  i giovani  razzisti locali, mettono in mezzo la Costituzione, documento da loro    fino a ieri  ignorato. Invocano  l’art 52 . quello in cui  si richiama il dovere dei cittadini alla difesa della Patria.  

Va  bene ragazzi  la moda è la moda ma ci sono due o tre cosette che dovreste sapere. Cosi,  solo per rendervi che  il vostro pigmallione padano spara solo cazzate :

1)  Il popolo italiano che dovrebbe meritare le indagini della magistrature insieme a Salvni non è TUTTO. Dovete togliere il sottoscritto,  quelli che hanno manifestato nel porto di Catania davanti alla Diciotti per sollecitare lo sbarco degli immigrati , quelli che hanno manifestato a Milano  contro  Salvini e  Orban,  quelli che hanno dato il benvenuto ai migranti accolti a Rocca di Papa, più tanti altri  che rifiutano le politiche razziste e fasciste del vostro condottiero,  oltre a   circa 600 amici che ho su FB, al netto di qualche grillino comunista pentito.  Dunque, facendo i conti il “POPOLO ITALIANO” che invocate cari  leghisti ciociari non solo non è tutto, ma è anche poca cosa

2) L’art. 52 Cost. intende la difesa della Patria come espressione di un dovere di solidarietà  e si persegue, soprattutto,  con il servizio militare (leva obbligatoria) , ma visto che il legislatore ha eliminato l’obbligatorietà di fare il soldato, uniformandosi alla visione solidaristica della concezione di Patria, il richiamo a questo articolo è quantomeno improprio e anacronistico , come se i migranti ci invadessero in armi per conquistare il nostro territorio e farne una propria colonia.

3) Se proprio vogliamo richiamare la Costituzione Matteo Salvini nella vicenda Diciotti ha violato  i seguenti articoli: 10) L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge". 13)  "Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria".  In riferimento alle norme del diritto internazionale richiamate dall’art.10 Cost. Sono state violate:  La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU). Art.3 il "divieto di trattamenti inumani e degradanti, soprattutto se sono coinvolti soggetti vulnerabili come minori o persone traumatizzate"; all’articolo 5: diritto  di  ogni persona   alla libertà e alla sicurezza  e  nessuno può toglierli ad essi   senza motivi; Convenzione di Ginevra art.33     si proibisce che   un richiedente asilo o un rifugiato sia espulso o respinto in alcun modo “  verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate (leggi Libia).  

Prima di richiamare la Costituzione sarebbe bene studiarla. L’odio è un sentimento, forte terribile, che non si dovrebbe provare nei confronti di nessuno, ma ahimè sta nella natura umana. Però se proprio bisogna odiare qualcuno almeno che lo si scelga autonomamente senza  farselo imporre  da un arruffapopolo opportunista e ignorante. La moda di spurgare  insulti ed invettive verso i “diversi”  si sta diffondendo, fa molto fico, ma è estremamente pericolosa, non sapete quanto.

mercoledì 29 agosto 2018

Una prefetta di....classe

Luciano Granieri




Ve la ricordate la prefetta di Frosinone Emilia Zarrilli? Quella che ha sempre rifiutato un confronto con  gli ex lavoratori Multiservizi, accampati sotto una tenda per rivendicare il proprio sacrosanto diritto ad un posto di lavoro? Diritto  sacrificato dal sindaco Ottaviani sull’altare di una scombicchierante strategia di rapina dall’occupazione alla becera propaganda?  Ingiustizia , per altro,  sanata  dalla magistratura. 

Sua Eccellenza  Zarrilli! la funzionaria tutta inciuci  con il sindaco di Frosinone , che ignorò  l’inopinabile e disdicevole faccenda dell’arresto del vice sindaco De Santis  per una sordida storia  di corruzione relativa agli appalti sui rifiuti. Una vicenda così rumorosamente silente   da non interessare la prefetta sulle   proroghe illegittime che il comune accordava, nonostante lo scandalo,  alla stessa  ditta corruttrice.

La Zarrilli!  Quello stesso rappresentante del governo, a cui  non faceva né caldo né freddo   che un tale di nome Ciavardini, in detenzione presso il carcere di Frosinone -  estremista nero,    condannato  insieme ad altri suoi gaglioffi fascisti per la  strage di Bologna,  e di vari altri reati fra cui il concorso   nell’omicidio del poliziotto  Franco Evangelisti perpetrato il  28 maggio del 1980 davanti al Liceo Classico Giulio Cesare a Roma  -fosse costantemente fuori dalla galera  ed  esercitasse la  nobile funzione di operatore culturale . 

Quella prefetta, all’inizio di luglio ha lasciato il nostro territorio sostituita dal dott.  Ignazio Portelli. Non sappiamo se per Frosinone l’avvicendamento sarà proficuo, certo è che Sua Eccellenza  Zarrilli, non appena insediatasi nella nuova prefettura di Pistoia, ha cominciato a fare danni. 

Ha chiuso il centro di accoglienza per migranti di Don Massimo Biancalani, quello che fece adirare ed indignare leghisti  e  fascisti  postando su Facebook, le foto di alcuni richiedenti asilo, accolti  nel CAS della   sua parrocchia di Vicofaro , che si ristoravano con un bagno in piscina. La decisione della prefetta  Zarrilli ha subito suscitato  un tweet  entusiasta del ministro per la promozione della razza italica Matteo Salvini che così esultava: “Tempi duri per il prete che ama circondarsi di migranti, ancora un po’ e la canonica scoppiava…..” 

Ma perché la Zarrilli ha chiuso il centro di accoglienza di Don Biancalani? Perché è fascista? Forse.  Perché odia i poveracci ? Sia  bianchi (i lavoratori della Multiservizi di Frosinone), che  neri (i migranti della parrocchia di Vicofaro) .    Non lo sapremo mai. 

Il provvedimento di chiusura del CAS,  emesso da Sua Eccellenza , ufficialmente parla di un mancato adeguamento di sicurezza della  cucina. Resta da capire come l’insufficiente messa a norma  di un locale, sito da tutta altra parte rispetto alla zona  di accoglienza dei migranti, possa determinare la chiusura dell' area. Resta altresì da capire come il complesso del CAS di Vicofaro fosse regolare  per l’ex prefetto il Dott. Angelo Ciuni ma non per la sua sostituta  Zarrilli che ne ha insindacabilmente decretato la chiusura.  

Per chiarezza d’informazione bisogna aggiungere che in quella cucina, dotata di forno a legna, dodici ragazzi  immigrati, dopo aver frequentato un corso per pizzaioli certificato Haccp, gestivano la “Pizzeria dei Rifugiati” preparavano e servivano pizze per clienti entusiasti. Ma tutto ciò per Sua Eccellenza , a fronte della mancanza di qualche solaio ignifugo, non si sa quanto indispensabile, doveva essere bloccato, alienato  forse per sempre. 

Del resto come dubitare dell’esperienza  di un funzionario che fu capo dello sportello unico per l’immigrazione a Roma? In realtà da dubitare ci sarebbe perché nel 2009 la D.ssa Zarrilli ,nell’adempimento di questa funzione,    fu accusata di corruzione in atto pubblico. Secondo gli inquirenti a corrompere il  futuro prefetto di Frosinone sarebbe stato tale Luigi Di Maio (un omonimo del vice presidente del consiglio)  direttore dell’agenzia di consulenza China Service, il quale avrebbe pagato  una vacanza a Dubai, per Sua Eccellenza   ed  alcune sue amiche, in cambio del via libera ad una pratica di ricongiungimento familiare di due cittadini cinesi . Una vacanza che, secondo una verifica dei libri contabili, sarebbe costata a China Service poco più  di ottomila euro. Per dovere di cronaca l’inchiesta è ancora in corso . 

A proposito di legalità se non ricordiamo male, anche i grillini locali ebbero a che dire con la prefetta in merito all'esistenza  di una  ineluttabile ed in inindagabile zona grigia  presente in ogni territorio , dove la legalità si contamina  con l’illegalità. Naturalmente per quei grillini, ogni dubbio su Sua Eccellenza   Zarrilli sarà stato fugato dal suo provvedimento di chiusura del CAS  di Don Massimo con tanto di encomio cinguettato dall’alleato Salvini. 

A proposito,  a quando il gruppo 5S in consiglio comunale passerà in maggioranza a supporto dell’appena costituta compagine salviniana facente capo ai consiglieri fuoriusciti dalla lista Ottaviani,  Enrico Cedrone e Sara Bruni? Sarebbe un bel modo per suggellare il ferreo contratto di governo anche a Frosinone.