Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 19 febbraio 2021

Sora: In piazza contro la deriva fascista

 Luciano Granieri Rigenerare Frosinone



IN PIAZZA CONTRO LA DERIVA FASCISTA.

L’Oscurantismo e i rigurgiti nostalgici per la follia nazifascista dilagano nella nostra Provincia.  

In  pochi mesi abbiamo assistito alla condivisione dell’assessore alla cultura del Comune di Ceccano, Stefano Gizzi,  delle deliranti tesi cospirazioniste  della congrega americana QAnnon, quella che aveva denunciato la presenza di  presunti, quanto inesistenti, poteri occulti contro Donald Trump, e la piena convinzione che le elezioni americane  fossero state  condizionate da brogli elettorali contro il presidente sconfitto.

A seguire irrompe un ignobile fotomontaggio  su Facebook da parte del consigliere di maggioranza Marco Ferrara di Frosinone (FdI) , nella quale si usa l’immagine  del campo di sterminio di Auschwitz,  modificata  sostituendo la parola “vaccino” a “lavoro”, scritta sul cancello, per promuovere una campagna contro i vaccini anti-covid.

Dopo pochi giorni, per la giornata della memoria,  lo stesso sindaco di Frosinone pubblica una foto sui social in cui mostra la propria mano vergata da un numero, scritto a penna,  ad imitazione delle  marchiature impresse sulle vittime della Shoah. Un’azione, secondo il sindaco,  volta a rimarcare l’orrore di quello sterminio ma del tutto fuori luogo, ed evidentemente provocatoria  vista la nota appartenenza politica del primo cittadino del Capoluogo.

A seguire la comparsa per le vie di Frosinone di una vela pubblicitaria commissionata dal movimento Pro-Vita, che diffonde un messaggio nel quale  si  ammoniscono  le donne a non abortire, rivendicando la superiorità dei diritti dell’embrione rispetto al corpo femminile,  e di fatto a mobilitarsi contro la legge 194.

Ed infine, e speriamo che sia l’ultimo episodio, ma ahimè non ne siamo assolutamente sicuri, consiglieri comunali di Sora,  appartenenti al Partito di  Fratelli d’Italia , hanno proposto di dedicare ai martiri delle Foibe uno spazio nel quale reinstallare una stele del periodo fascista  dedicata a Filippo Corridoni, che nulla ha a che vedere con i drammatici eventi avvenuti sul fronte orientale a seguito della crudele e odiosa occupazione fascista.

Del resto, la Ciociaria non è fuori dal mondo e risente della virulenta ondata revisionista in atto da almeno 30 anni a questa parte. Una vulgata che vuole la resistenza e la Costituzione Antifascista, simulacri   comunisti  contrapposti  a quelli  fascisti , e non atti fondanti  della nostra Repubblica Democratica. Una vulgata, disgraziatamente fomentata da esternazioni, che vengono da lontano,  da Luciano Violante dell’allora Pds, oggi Pd, il quale,  nel discorso d’insediamento come presidente della Camera , invocava   il rispetto delle ragioni dei ragazzi di Salo’.  

Una corrente mefitica, finalizzata alla colpevolizzazione dei partigiani e alla giustificazione e riabilitazione dei repubblichini. Non c’è dunque da meravigliarsi se la Costituzione e  la lotta di liberazione sono considerati simboli di  parte di fantomatici opposti estremismi . Persino il Parlamento Europeo nella risoluzione approvata il 19 settembre 2019, ha equiparato il fascismo al comunismo, condannando entrambi, sorvolando sul fatto che lo stalinismo era una deformazione dell’idea comunista, e che a librare Auschwitz siano state proprio le truppe sovietiche.

E’ quindi conseguente che la deformazione, dequalificazione degli elementi fondanti la nostra democrazia, portino membri delle istituzioni identificati nell’”altra  parte” ad ignorare, quando non oltraggiare la Carta sulla quale hanno giurato nel prendersi carico delle loro responsabilità di amministratori pubblici.

 Questa melma si è consolidata e riversata anche nel nostro  territorio, e non poteva essere diversamente, accompagnandosi a tutta la paccottiglia annessa  di discriminazione  contro gli immigrati, le donne, i gay e contro ogni categoria che si distingue dal maschio bianco occidentale e ricco.

E’ del tutto evidente che non possiamo cambiare sin da subito questa deriva culturale sedimentata nei decenni, ma possiamo batterci negli ambiti locali affinchè  essa sia limitata, contrastata. E dobbiamo farlo con forza e costanza. Siamo scesi già in piazza a Frosinone, contro l’assessore Ferrara e la vela pro-vita e continuiamo anche con la manifestazione di Sora contro la stele fascista che degli amministratori digiuni di storia e sensibilità democratica vogliono impiantare in ricordo di una tragedia che vede come primi responsabili proprio i loro osannati eroi del ventennio.

giovedì 14 gennaio 2021

Appello alle forze antifasciste della città di Frosinone

 

Appello alle forze democratiche e progressiste della città di Frosinone

“Difendiamo e rilanciamo le ragioni e i valori della nostra cultura democratica e civile"

La preoccupante e triste vicenda del post offensivo nei confronti della Shoah, condiviso sui social da un consigliere comunale dell'amministrazione Ottaviani, giunta addirittura agli onori della cronaca nazionale, fortunatamente si è conclusa con l’ammissione di colpa e le pubbliche scuse dello stesso consigliere, rese note sia sulla stampa sia durante l'ultimo consiglio comunale. Scuse dovute e formali che tuttavia non dipanano i nostri dubbi circa la sincera coscienza democratica e antifascista di questa amministrazione. L’altro fatto positivo è che nei giorni scorsi si era registrata anche la ferma condanna del gesto da parte di tutto il mondo politico locale, senza distinzione di colore politico. Tuttavia, oltre alla “distrazione personale” del consigliere, dobbiamo riflettere sul fatto che nel nostro Paese, di recente, stiamo assistendo un po' troppo spesso a “distrazioni” clamorose, anche da parte di esponenti politici di calibro nazionale, basti ricordare le dichiarazioni dell'ex ministro dell'Interno Salvini che, a un certo punto, durante il suo mandato ha chiesto, con disinvoltura, i “pieni poteri", rievocando una stagione storica e politica che ha tragicamente segnato il recente passato del nostro Paese.

Se la destra italiana non brilla in quanto a conoscenza del nostro recente passato, incappando spesso in dichiarazioni dai toni a dir poco reazionari e antistorici, il campo “democratico e progressista” non può certo sorridere, dato che con il recente referendum sul taglio dei parlamentari sembra aver sposato in pieno e acriticamente le tesi pericolose della peggiore antipolitica in salsa populista, per un mero e opportunistico calcolo politico. Tesi subdolamente mascherate da istanze di progresso a favore del popolo e forse per questo anche più pericolose di quelle esplicite e anacronistiche della rozza destra sovranista. Proprio perché nulla in politica è mai frutto solo dell'azione dei singoli ma di un preciso clima culturale e politico, che nel nostro caso è caratterizzato da pericolose tendenze neo- autoritarie, è importante non sottovalutare nessuno di questi preoccupanti segnali.

Per questi motivi abbiamo deciso di rivolgere un appello a tutti i soggetti, del mondo politico e associativo, rappresentativi del campo democratico e progressista della nostra città e che si riconoscono nei valori democratici della nostra Costituzione: manteniamo alta l‘attenzione sullo stato di salute della democrazia nella nostra comunità territoriale e nel nostro Paese. Il modo migliore per proteggere e rilanciare la cultura democratica che caratterizza la nostra Repubblica è quello di riscoprire e mantenere in vita le ragioni profonde e i valori che sono alla base del nostro ordinamento democratico e civile. I partiti e la politica in generale che hanno avuto un ruolo storico determinante nel coinvolgere le masse popolari alla partecipazione attiva alla vita politica e civile del nostro Paese, non possono restare indifferenti a questi preoccupanti segnali, che rischiano di accelerare una clamorosa regressione della cultura democratica e civile del nostro Paese, purtroppo già in atto.



mercoledì 4 novembre 2020

Al via la raccolta di firme per la Proposta di legge contro la propaganda fascista e nazista- Istruzioni e moduli per firmare

 

Anagrafe Nazionale Antifascista




Cara cittadina, caro cittadino, 

ci siamo. 

Comincia la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista.

È arrivato il momento di far sentire la nostra voce.

Abbiamo una grande opportunità: presentare una proposta di legge contro la propaganda di queste ideologie che parta dal basso, dal popolo, da tutti noi.

Un’opportunità di salvaguardare le istituzioni democratiche, di impedire a qualsiasi forma di fascismo di rinascere, di insinuarsi nelle nostre comunità, nelle nostre città.

 

Servirà l’impegno e la partecipazione di tutti per raccogliere almeno 50.000 firme grazie alle quali potremmo portare la proposta in Parlamento.

Sul sito www.anagrafeantifascista.it  troverai le istruzioni e i moduli per la raccolta delle firme.

È fondamentale che tutte le firme risultino valide per non disperdere il nostro sforzo. Per questo ti invito a seguire con attenzione le indicazioni che troverai sul sito.

Troverai il vademecum nel quale è spiegato sia in che modo poter firmare per sostenere la proposta di legge, sia in che modo è possibile farsi promotori di una raccolta di firme nel proprio comune.

Per ogni richiesta o chiarimento, scrivi a info@anagrafeantifascista.it

 

Non posso ignorare la grave situazione di emergenza, sofferenza e ansia che il Covid impone a tutti noi.  Il momento che stiamo affrontando è difficile da tutti i punti di vista.

Ma non possiamo nemmeno ignorare che i neofascisti stanno approfittando di questa situazione per ottenere consenso, che strumentalizzano le paure e le angosce delle persone per far riecheggiare nelle piazze i loro slogan, per mostrare i loro simboli, per destabilizzare con la violenza la nostra società e le nostre istituzioni.

È proprio in un momento come questo che la nostra democrazia acquista ancora più valore ed è in un momento come questo che dobbiamo ribadire i pilastri sui quali la nostra Repubblica si fonda: l’antifascismo è uno di questi. Antifascismo significa rispetto verso il prossimo, cura della nostra comunità, rispetto delle regole e delle leggi.

Per troppo tempo tutto questo è stato colpevolmente tollerato.  Non possiamo più rimanere indifferentiNon possiamo più abbandonarci alla rassegnazione.

“Le nostre vite cominciano a finire nel giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano” diceva Martin Luther King

Basta con i pudori, le incertezze, le mezze parole. Bisogna riacquistare il coraggio e l’orgoglio di dichiararsi antifascisti. Anche oggi, soprattutto oggi.

Con la nostra firma possiamo finalmente dire basta. Solo con una legge che preveda regole chiare e pene certe la propaganda fascista e nazista potrà scomparire. 

Firmare la proposta di legge significa prendere posizione e fare ciascuno di noi la propria parte.

Dimostriamo di meritare i sacrifici delle generazioni che ci hanno consegnato questo grande patrimonio che è la nostra democrazia. Ora tocca a noi.  A tutti noi che siamo consapevoli di quanto siano preziose ma anche fragili le libertà di cui godiamo, di come il progresso ed il futuro passino da istituzioni forti, solide e democratiche.

C’è bisogno di un’onda, che parte dal basso, che spazzi via ogni pudore, che metta ognuno davanti alla propria coscienza e responsabilità: ci riconosciamo o no nei principi nell’antifascismo? Ci riconosciamo o no nei valori della democrazia, nei valori più alti che le nostre società hanno saputo sviluppare?

Siamo una grande comunità di donne, di uomini, di associazioni. Alziamo la voce, facciamoci sentire, impegniamoci tutti per portare questa proposta di legge in Parlamento.

Facciamolo insieme, facciamolo ora. Firmiamo la proposta di legge.

 

Maurizio Verona

Sindaco di Stazzema

Presidente Comitato promotore proposta di legge popolare contro la propaganda fascista e nazista

domenica 2 agosto 2020

Bologna 1980: strage fascista e imperialista



La strage compiuta alla stazione di Bologna quaranta anni fa, il 2 agosto 1980, fu il culmine della strategia del terrore nel nostro paese, uno dei più gravi massacri terroristi avvenuti in Europa nel secondo dopoguerra.

L’esplosivo di origine militare collocato nella sala d’aspetto della seconda classe, uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Una vera e propria operazione di guerra, premeditata e annunciata (tre giorni prima vi fu una mancata strage al Comune di Milano).

Le sentenze giudiziarie hanno individuato gli esecutori della strage in una banda di fascisti, tra cui Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, oggi entrambi liberi pur essendo colpevoli di 96 omicidi.

Sono stati condannati ufficiali del Sismi, il generale Pietro Musumeci e il ten. colonnello Giuseppe Belmonte, assieme a Licio Gelli e a Francesco Pazienza, per le attività di depistaggio.

Basta osservare questo connubio per comprendere quale apparato ha agito nella strage di Bologna.

L’intoccabile Gelli era il capo della Loggia massonica P2, una sorta di “governo parallelo” direttamente collegato agli USA. Recentemente la procura di Bologna lo ha indicato come l’organizzatore e il finanziatore della strage assieme al suo braccio destro Ortolani, il senatore fascista Tedeschi e il prefetto D’Amato, capo dell’ufficio affari riservati del Viminale.

Il “faccendiere” Pazienza, oltre a essere un collaboratore del Sismi, era in strettissimi rapporti con i repubblicani USA e con il generale Haig, già vice di Kissinger, comandante della NATO in Europa e segretario di Stato USA.

Gli alti ufficiali del Sismi sono sempre stati gestiti dalle strutture atlantiche, in funzione del mantenimento di equilibri funzionali agli USA, della provocazione, della disinformazione e dell’inquinamento delle indagini per non far emergere la verità.

Quanto ai fascisti non si tratta di semplici “manovali del terrore”, ma di elementi inseriti negli apparati dello Stato, killer al soldo della P2, agenti di Gladio (la Stay Behind italiana, struttura segreta composta da militari e civili, dipendente dalla CIA), attivati da queste strutture per compiere attentati, tentativi di golpe, stragi.

Ciò ci consente di trarre una prima conclusione sulla matrice della carneficina.

Nella strage di Bologna si sono attivati come preparatori, esecutori e depistatori dei criminali appartenenti a un network della strategia della tensione e del terrore creato in Italia durante il secondo conflitto mondiale, composto da fascisti, piduisti, apparati dei servizi, delle forze armate e “dell’ordine”, politicanti e alti burocrati reazionari, alte gerarchie ecclesiastiche, massoneria, banchieri, mafia, camorra e altre organizzazioni criminali.

Una struttura illegale, coperta dal segreto di Stato, il cui collante era la P2, la cui direzione e controllo sono sempre stati nelle mani dell’imperialismo USA, attraverso le sue articolazioni: governo federale, Dipartimento di Stato, ambasciate, Pentagono, NATO, CIA e altri servizi segreti militari statunitensi (la “piramide superiore”, mai individuata nei processi).

Questo apparato – occulto ma non “deviato” in quanto svolge fedelmente un compito essenziale per la difesa dell’ordine borghese interno e internazionale - ha ispirato, pianificato, attuato e coperto tutte le stragi avvenute nel nostro paese, che sono legate da unico filo conduttore: destabilizzare per stabilizzare la situazione in modo favorevole ai settori più reazionari della borghesia e agli interessi statunitensi, bloccare sviluppi politici e sociali a favore della classe operaia e delle masse popolari.

La strage di Bologna è il crimine più efferato commesso da quest’apparato di terrore e di guerra, che all’interno della sua strategia perseguiva obiettivi politici specifici, ben inseriti nel contesto politico dell’epoca.

In Italia era in carica il secondo governo presieduto dal “sovraintendente” della Gladio, Francesco Cossiga, sostenuto da DC, PSI e PRI, zeppo di piduisti, allora presenti in ogni ganglio dello Stato, dell’economia, dei media.

Con la strage di Bologna, che ha generato paura, insicurezza e allarme sociale, si creavano condizioni favorevoli alla trasformazione reazionaria dello Stato, in linea con il piano di “Rinascita democratica“ della P2, esplicitato da Gelli due mesi dopo in un’intervista: Repubblica presidenziale, revisione completa della Costituzione e cancellazione dello Statuto dei lavoratori.

Uno Stato autoritario e poliziesco, per spianare la strada ai padroni (pochi mesi dopo la strage ci fu la sconfitta operaia alla Fiat), limitare le stesse libertà democratico-borghesi, mantenere e rafforzare al potere i gruppi oligarchici che erano i beneficiari del piano eversivo della P2, che ancora oggi ispira i politicanti borghesi.

Ma la sola lettura interna non è sufficiente per capire come dietro la strage vi fosse una convergenza di interessi e obiettivi più complessa e vasta.

Nel 1980 la superpotenza americana era impegnata in un’offensiva strategica per vincere la guerra fredda e imporre la sua incontrastata egemonia mondiale.

Si diffondeva nel mondo il neoliberismo, veniva eletto il papa anticomunista Wojtyla per disgregare il blocco dell’est; l’instabilità internazionale e l’escalation militare vedevano un ulteriore aggravamento con lo schieramento - anche in Italia, punto cruciale della guerra fredda - degli euromissili americani puntati contro un’Unione Sovietica che, avviata da tempo sulla strada del revisionismo, si impantanava nella guerra afgana e andava verso la dissoluzione.

L’impegno italiano sugli euromissili era incerto e il consenso politico fragile. La CIA temeva che gli euromissili sarebbero divenuti merce di scambio nei negoziati interni al circo politico italiano per la formazione di un nuovo governo.

Si era inoltre in un momento in cui la diplomazia italiana ed europea, per perseguire i propri interessi durante la seconda crisi petrolifera, invitava al dialogo euro-arabo sui problemi energetici e si mostrava ipocritamente favorevole alla causa palestinese. Nella dichiarazione di Venezia del Consiglio europeo del 13 giugno 1980, nella quale si cercavano di tenere insieme differenti e concorrenti interessi di diverse frazioni della borghesia imperialista, per la prima volta si riconobbe il diritto all'autodeterminazione dei palestinesi.

Tali scelte politiche non erano tollerate né dagli USA, che attaccarono la dichiarazione, né da Israele, che reagì proclamando Gerusalemme capitale “eterna e indivisibile” dello Stato sionista.

Il 27 giugno 1980 avvenne la strage di Ustica. Un DC9 dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo fu abbattuto lungo un’aerovia dove vi era un intenso traffico militare: caccia della NATO impegnati in un’operazione contro un “paese ostile” (la Libia di Gheddafi). 81 i morti, “danno collaterale” di un’azione di guerra non dichiarata nel Mediterraneo, regione dove si scaricavano le tensioni internazionali. Una strage nascosta dallo Stato per decenni dietro un cinico muro di gomma.

In questo scenario si colloca la strage di Bologna, che può essere letta come un terribile avvertimento e un feroce condizionamento volti a stroncare qualsiasi gioco su più tavoli, qualsiasi politica contrastante con gli interessi atlantici e ribadire il principale “vincolo esterno” del nostro paese.

Questo anche a costo di un conflitto fra forze e apparati della borghesia italiana che ha comunque sempre seppellito sotto la “doppia lealtà” l’individuazione dei mandanti e dei moventi delle stragi, gettando nel fango l’indipendenza e la sovranità popolare. 

La piena verità e la giustizia su Bologna, come su Ustica e le altre stragi, non potrà arrivare dalla magistratura o da altre istituzioni borghesi. Ciò metterebbe in discussione gli assetti di potere vigenti e la collocazione internazionale dell’Italia, potenza imperialista subordinata agli USA. La sovranità limitata, la stretta sorveglianza e le gravi restrizioni della libertà politica cui è sottoposto il nostro paese, sono sempre state accettate dalla classe dominante come condizioni per proteggere il suo sistema di sfruttamento, opprimere e rapinare i popoli dipendenti.

Mentre continuiamo a lottare per denunciare e smascherare le trame reazionarie e stragiste, squarciare il muro di protezioni, reticenze e omertà politiche che hanno coperto mandanti ed esecutori delle stragi che hanno insanguinato il nostro paese, mentre solidarizziamo con i familiari delle vittime, affermiamo che solo il proletariato, conquistando il potere politico e divenendo forza dirigente nel nostro paese, potrà fare finalmente chiarezza sulle stragi, abolire il segreto di Stato e pubblicare i protocolli segreti, farla finita con gli apparati del terrore e le basi di guerra USA e NATO, che sono costati tanti lutti e tante disgrazie per il nostro popolo.

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com

Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com

Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it


sabato 22 febbraio 2020

A quarant'anni dall'omicidio di Valerio Verbano l'ingiustizia avvelena la memoria

Luciano Granieri





Il 22 febbraio di quarant’anni fa Valerio Verbano, diciannovenne militante dell’Autonomia Operaia, veniva ucciso in casa sua da un commando di tre fascisti. Gli assassini , dopo essersi fatti aprire dai genitori, averli aggrediti ed immobilizzati, aspettarono l’arrivo di Valerio e lo uccisero con un colpo di calibro 38 alla schiena. 

Nonostante la provenienza dalla galassia neofascista e la quasi certa identità degli assassini, questi non furono mai arresati, coperti da depistaggi e ritrattazioni,  così come sempre avviene quando a commettere delitti e stragi sono esponenti neofascisti. Le indicazioni che arrivarono agli inquirenti sulle possibili identità degli assassini furono molteplici, provenienti dalla stessa area in cui era maturata l’aggressione. 

Ad esempio Patrizio Trochei, ex Fuan, poi Nar, accusò esplicitamente “Terza Posizione” e il suo esponente di spicco Angelo Izzo  fra gli autori, nel 1975, della strage del Circeo. In base ad alcune confidenze di Luigi Ciavardini, ex Nar   - condannato per la strage di Bologna ed ospite riverito delle carceri della nostra città, dal quale gestisce una cooperativa  nell’orbita di “Mafia Capitale” per “REINSERIMENTO PER DETENUTI!!!!” - anche Fabrizio Zani e Laura Lauricella, sempre di Terza Posizione,  avrebbero partecipato all’organizzazione dell’agguato.  

In base ad altre rivelazioni del 1982  da parte di Walter Sordi, anch’egli ex terrorista dei Nar,  avrebbe preso parte  all’agguato pure   il gruppo di Massimo Carminati. Partecipazione che fu pesantemente avvalorata in una intercettazione telefonica dei Ros su Mafia-Capitale del 2013, in cui emerse come lo stesso  Carminati  sapesse molte cose sull’assassinio. 

Fu  proprio la collusione fra gruppi neo-fascisti , criminalità organizzata e forze dell’ordine, a determinare la morte di Verbano. Il militante dell’Autonomia infatti aveva redatto un voluminoso dossier di 379 fogli con notizie su centinaia di estremisti di destra, i loro rapporti con le forze dell’ordine e la malavita organizzata.  Dossier sequestrato in occasione di un suo arresto avvenuto tre mesi prima dell’omicidio, e mai venuto alla luce se non in forma ridotta (venti fogli fotocopiati)  il 28 febbraio 1980 dagli uffici della Digos. Questo  rimasuglio fu distrutto nel luglio 1987 su ordine della Corte d’Appello.  Così come provarono a distruggere la pistola, il silenziatore, i bossoli e i proiettili lasciati in casa di Valerio, oltre che un passamontagna perso da uno dei tre assassini e il nastro adesivo usato per immobilizzare Carla e Sardo i genitori di Valerio.  

Nel giugno 2012 i magistrati annunciarono di aver isolato il dna di uno degli assassini da un paio di occhiali da sole persi nella fuga. Pare che il tizio in questione stia in Brasile. L’anno dopo ricomparve dagli archivi dei Carabinieri una parte del dossier di Valerio. Nonostante ciò lo scorso 28 agosto  il pm Erminio Amelio ha chiesto di archiviare il caso.  Il 17 aprile prossimo si saprà se l’opposizione contro l’archiviazione  presentata  dall’avvocato Flavio Albertini,  a nome di un erede di Carla Verbano, verrà accolta e quindi le indagini proseguiranno, oppure verrà scritta definitivamente la parola fine.  

Una fine che, come in tutte le vicende che hanno coinvolto i crimini dei fascisti,  lascia un pesante fardello d’ingiustizia conclamata.  Uno sfregio che oltre a colpire la memoria di Valerio, schianta anche il coraggio e  la determinazione  di  Carla Verbano  la mamma instancabile  nel chiedere giustizia  invocando l’individuazione degli assassini e dei mandanti. Carla è morta il 5 giugno 2012 senza avere quella giustizia che giorno dopo giorno, ora dopo  ora aveva sempre chiesto.  

  Il 3 ottobre del 2010 insieme all’associazione culturale “Ithaca” di Frosinone, con  l’allora attiva  Rete Antifascista e Antirazzista del Basso Lazio, di cui ero membro, fu organizzato un incontro con Carla Verbano per la presentazione del suo libro “Sia folgorante la fine” pubblicato da Rizzoli,  scritto insieme col giornalista  Alessandro Capponi.  Una forte testimonianza diretta sulla crudeltà dell’esecuzione e sull’ancora più crudele opera di depistaggio ed insabbiamento operata a vari livelli. 

In quel periodo si erano appena insediati a Frosinone i fascisti del terzo millennio, e noi  cercavamo in tutti modi di sensibilizzare  popolazione ed istituzioni locali sul pericolo incombente determinato dalla marea nera. Il modo che ci sembrò più idoneo per  contrastare la prevaricazione  neofascista fu quello di organizzare incontri, presentazione di libri, fra cui quello di Carla, confronti storico-sociali sul tema dei fascismi vecchi e nuovi, mettere in campo, cioè, una forte opposizione  culturale. 

Oggi un sindaco leghista governa la città e i fascisti dei vari millenni imperversano nelle scuole e nei quartieri dispensando razzismo  ed intolleranza.  Per questo mi sento di chiedere scusa a Valerio, Carla e Saro. La nostra azione è stata inutile o insufficiente, ma non ci arrendiamo. 

Di seguito il video dove Carla Verbano ripercorre i tragici momenti dell’assassinio


lunedì 17 febbraio 2020

PER IL VALORE DELL’UMANITÀ, CONTRO FASCISMI, RAZZISMI E GUERRE

  
Un pessimo inizio dell’anno in cui celebriamo il 75° anniversario della Liberazione: aggressioni e violenze di natura fascista e discriminatoria; segnali di nuove tensioni e guerre. Si reiterano azioni criminali che vedono protagonisti elementi associati a gruppi della destra radicale che si ispirano alle idee del fascismo, del nazismo, di un nuovo e pericolosissimo razzismo. Razzismo e discriminazione sono la matrice di tante aggressioni e violenze fisiche o verbali di cui sono state e sono vittime migranti, ebrei, rom, persone senza fissa dimora, persone di diverso orientamento sessuale o di diversa scelta politica. In questo quadro maturano anche femminicidi, violenze, sessismi contro le donne e la loro libertà. Una recente, allarmante indagine rivela che una rilevante parte della popolazione nega o minimizza la Shoah. Eppure la legge Mancino sancisce penalmente ogni pratica discriminatoria “per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”. 

C’è un’emergenza culturale che richiede un impegno senza precedenti. Rinnoviamo la richiesta, sostenuta da centinaia di migliaia di firme, di scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alla XII Disposizione finale della Costituzione e alla legge Scelba. Le risposte sono state finora sbagliate ed inadeguate, tollerando l’intollerabile. Chiediamo al Governo attuale e al Ministro dell’Interno di intervenire con chiarezza e risolutezza per garantire i principi di libertà, democrazia, solidarietà, rispetto delle diversità. In questo quadro chiediamo di abrogare o modificare radicalmente i recenti decreti sicurezza riconducendoli nell’alveo dei valori della Costituzione e della Carta europea dei Diritti Umani. 

La tragica situazione dei conflitti in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente, pone all’ordine del giorno la lotta contro guerre ed escalation, come ripetutamente richiesto anche negli appelli di Papa Francesco contro l’economia di guerra e la corsa al riarmo. La guerra chiama la guerra. Basta! Ci rivolgiamo in particolare all’UE, troppe volte teatro di scelte contrastanti fra i suoi Stati membri, facendo venir meno il suo impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti umani, la democrazia. 

Chiediamo con fermezza il rispetto del multilateralismo a guida Nazioni Unite ed in questo quadro chiediamo al Governo italiano e all’UE politiche ed interventi coordinati al fine di rompere la spirale delle tensioni e dei conflitti per costruire una pace stabile e duratura. In tanti, giovani, sindaci, protagonisti del mondo della cultura, dell’ambientalismo, dell’associazionismo e delle istituzioni, si sono già mobilitati in molte forme in queste settimane e in questi mesi: c’è un’Italia grande e plurale che difende e rilancia i principi costituzionali, la forza della democrazia, il valore della partecipazione. 

Ora è il momento per tutti e per ciascuno di superare ogni residua rassegnazione ed indifferenza. Per queste ragioni lanciamo un appello al Paese per un più forte, determinato ed unitario impegno civile, sociale e politico: 

per contrastare neofascismo, razzismo ed esclusione 

per lottare per la pace, la libertà, i diritti, la democrazia, a 75 anni dalla Liberazione 

per il pieno rispetto della Costituzione repubblicana 

per sostenere il disarmo ed ogni forma di solidarietà con le vittime delle guerre

 In nome di un valore troppe volte trascurato e tradito: il valore dell’umanità.

 ANPI - CGIL - CISL - UIL - LIBERA - ARCI - Partito Democratico - ACLI - ANED - Articolo Uno - Gruppo Abele - ANPPIA - Istituto Alcide Cervi - ARS - Coordinamento democrazia costituzionale - FIVL - Articolo 21 - Libertà e Giustizia - UISP - Sinistra Italiana - Partito della Rifondazione comunista 

Roma, 14 febbraio

lunedì 3 febbraio 2020

L'odioso sfruttamento di un'emergenza sociale e di una orrenda pagina storica per becera propaganda destroide


ANPI  Comitato di Frosinone





In merito all’ iniziativa su pedofilia  e violenza sulle donne, nel corso del quale   verrà presentato il libro “Le Marocchinate” , promossa per sabato 8 febbraio a Isola del Liri da alcune sigle di estrema destra, con il sostegno di persone che ricoprono importanti responsabilità istituzionali,  è impossibile non esprimere sorpresa e riprovazione per il patrocinio concesso dall’ Amministrazione comunale di Isola e dalla Provincia di Frosinone.

L’ evidente strumentalità del convegno, che mischia argomenti completamente diversi, banalizzandoli tutti e aprendo la strada soltanto ad una campagna propagandistica di bassa cucina razzistoide avrebbe dovuto far riflettere quei prestigiosi Enti pubblici sulle finalità del convegno stesso e valutare le conseguenze di una simile concessione sulla credibilità degli stessi in quanto Istituzioni democratiche e tenute al rispetto del mandato costituzionale. È fin troppo chiaro che il tema vero è un altro, ossia criminalizzare la Liberazione e continuare a spianare la strada alle nuove forme che il vecchio autoritarismo assume.

Non si può contrabbandare per cultura politica un fritto misto che infila la dolorosa e criminale vicenda delle marocchinate con la questione altrettanto criminale ma completamente diversa per cause, contesto e urgenza democratica della pedofilia e della violenza sulle donne.
Sono entrambi argomenti che non sfuggono alla nostra attenzione e su cui infinite volte abbiamo affrontato giornate di studi e di riflessione con i cittadini che hanno ritenuto di interessarsene e con il contributo di storici ed esperti non dediti alla propaganda.

Ma riteniamo che si debbano affrontare per quello che sono, per capire e trarne conseguenze utili, non per strumentalizzarne l’ impatto emotivo umiliando così ancora una volta le stesse vittime che si afferma di voler difendere.

Certo, poiché il fascismo è stato sconfitto e la dittatura sanguinaria che lo incarnava demolita grazie alla Lotta di Liberazione,  ognuno è libero di dire ciò che vuole, anche di sostenere interpretazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà storica. Resta però molto grave che Istituzioni pubbliche si acconcino a concedere a quelle interpretazioni il loro sostegno e la loro approvazione.

I cittadini, in questo come in tutti gli altri casi in cui un deteriore lasseiz-faire sembra prevalere sul rispetto della verità storica e sulla difesa incondizionata della democrazia così come si è costituita e come si è evoluta, abbiano la responsabilità di affermare il loro ruolo, quello cui li chiama la Costituzione, quello della responsabilità civile senza la quale i famosi valori diventano pura enunciazione retorica.

Valutino le Amministrazioni se ritengano di dover confermare il patrocinio o se invece possano  riflettere in nome della verità storica e della difesa della Repubblica antifascista che rappresentano . Parlare si può, si deve; di tutto, di tutti; ma non cadendo nell’ agiografia e nella mistificazione a servizio di un basso revisionismo ad uso politico della storia.

mercoledì 8 gennaio 2020

Rispettiamo fino in fondo la memoria dei martiri Toscani

Luciano Granieri



Lunedì scorso 6 gennaio 2020, alle ore 11,30, presso il monumento ai caduti di Viale Mazzini,  a Frosinone, l’Anpi provinciale con la sezione di Frosinone, partiti, sindacati,  movimenti antifascisti, hanno commemorato, come ogni anno, l’eccidio nazifascista del  6 gennaio del 1944. Atto di sangue  che ha visto passati per le armi degli occupanti tedeschi, con la fattiva  collaborazione dei "ragazzi di Salò",  tre ragazzi (anche loro) , Giorgio Grassi, Pierluigi Banchi, e Luciano Lavacchini. 

Giovani toscani   fucilati non come  partigiani combattenti  contro l’occupazione tedesca e la vile ferocia repubblichina, ma perché semplicemente volevano trascorrere il Natale con  i loro genitori. Perciò erano scappati dal sanguinario  occupante che li aveva cooptati per ridurli schiavi lavoratori alla mercè degli aguzzini nazisti  e fascisti. 

Una commemorazione, dunque,  del sacrificio di tre, delle tante vittime civili, cadute sotto i colpi di una guerra che nessuno di loro aveva voluto (a dire il vero non l’avrebbero voluta neanche i partigiani). Alle 12,00, ora dell’eccidio, presso la stele ad essi  dedicata, le organizzazioni ed i movimenti convenuti a fianco dell’Anpi, hanno osservato un minuto di silenzio per non dimenticare un atto violento e  feroce contro tre ragazzi inermi rappresentanti involontari di tutta l’umanità. 

Dopo l’intervento di Giovanni Morsillo, presidente provinciale dell’Anpi, si sono susseguiti i contributi  dei rappresentanti di partiti, organizzazioni sindacali e movimenti antifascisti presenti. Ognuno di loro ha sottolineato l’importanza di condannare il fascismo anche alla luce delle derive autoritarie che stanno invadendo l’Italia e l’Europa, richiamando i valori di solidarietà e democrazia su cui si basa la Costituzione. 

Se da un lato è stato confortante rilevare la costante partecipazione, come ogni anno, di tutte le forze democratiche, dall’altro mi piacerebbe che a seguito di certe dichiarazione susseguissero atti politici coerenti, mi rivolgo in particolare agli esponenti del Pd  presenti.  Non si possono affermare i valori dell’antifascismo, la centralità della Costituzione, che dalla lotta antifascista scaturisce, e poi operare per sovvertire proprio i principi di partecipazione democratica inscritti nella Carta stessa. Un tentativo di destrutturazione, cosa ancora più grave, che ha come unico scopo convenienze di bottega elettoralistica e di consenso. 

Non si spiega come il Pd abbia  votato contro l’ultima  riforma costituzionale volta a ridurre il numero dei parlamentari, in tutti i passaggi in Parlamento   discussi all’epoca del governo giallo verde e poi abbia dato via libera nell’ultima seduta, quando i colori dell’esecutivo  sono cambiati. La realtà rivela che è in atto un costante tentativo di ridurre la centralità    del Parlamento, o anestetizzando , quasi annientando, le funzioni di una Camera, (vedi la riforma Renzi sull’abolizione di fatto del Senato, fortunatamente bocciata dagli Italiani) o riducendo il numero dei parlamentari, la cui elezioni sarebbe di fatto decisa  dei capobastone di partito, con la falsa  motivazione del risparmio dei costi, quando invece si tratta di una  vera e propria desertificazione   della  rappresentanza. 

La deriva pericolosa, non so quanto consapevole, è quella di assicurare la governabilità attraverso la sterilizzazione del confronto politico e il depotenziamento della partecipazione dei cittadini che andrebbero ad eleggere un organo quasi inutile, del tutto succube del capo dell’esecutivo.  Le tensioni verso una legge maggioritaria vanno anche in questo senso. Togliere centralità al Parlamento, derubare i cittadini del loro diritto di scegliere i propri rappresentanti, trasferire il confronto dalle aule parlamentari ai talk show e ai social   rischia di acuire  le già presenti derive autoritarie del tutto contrarie allo spirito costituzionale.

Non  a caso la riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari piace anche a tutta la destra, quella moderata e quella truce di Salvini e Meloni.  Quella, cioè,  che è stata evocata nella commemorazione del 6 gennaio come nuovo pericolo per la tenuta democratica del Paese. Se è così pericolosa perché si condivide con essa il tentativo di distruzione della Costituzione?  

Ecco quindi che,  con ancora negli occhi la commozione sincera di tutti i partecipanti alla commemorazione dell’eccidio dei tre ragazzi toscani, faccio appello a quella moltitudine antifascista  commossa,  ai militanti di partito compresi in essa,    affinchè, anche in contrasto con le proprie segreterie, tornino sulla retta via e dicano con forza no a questo ulteriore tentativo di sovvertire lo spirito democratico della Costituzione. Quella Costituzione nata dal sangue dei partigiani e anche dal sangue di Giorgio, Pierluigi e Luciano. Glielo dobbiamo.

Antifascisti Sempre


giovedì 2 gennaio 2020

La squadraccia fascista di Venezia: cosa sconvolge ?

Umberto Franchi


COSA SCONVOLGE DELLA SQUADRACCIA FASCISTA A VENEZIA ?

- che i coglioni fascisti inneggiano  a Mussolini , Hitler, Anna Frank nei forni, e in modo vigliacco picchiano chi si oppone, e' nella norma...


Ecco cosa veramente sconvolge:


1) il fatto che le destre a partire da Berlusconi abbiano sdoganato i fascisti;


2) il fatto che i fascisti (compreso la Lega) siano stati sostenuti fino a farli arrivare a governare il Paese;


3) MA SOPRATTUTTO , il fatto che in una piazza gremita per la festa dell'ultimo dell'anno, solo Arturo Scotto ed un altro ragazzo ventenne, abbiano reagito… mentre tutti gli altri hanno fatto finta di non vedere e non sentire , rimanendo nell'indifferenza.


- e ora tutti esprimono solidarietà a Scotto , ma non basta più … forse servirebbe applicare le leggi esistenti sciogliendo tutte le formazioni fasciste esistenti… ma sembra che questo non appassioni nemmeno il governo giallo/rosa…  o forse servirebbe  una grande manifestazione Nazionale antifascista.. ma penso che oramai in molti la ritengono superflua  

giovedì 12 dicembre 2019

12 dicembre, basta lacrime di coccodrillo.

Luciano Granieri





Cinquant’anni  fa da esplodeva la bomba fascista nel salone centrale della Banca  dell’Agricoltura in Piazza a Fontana a Milano provocando 17 morti e 88 feriti. E’ dall’inizio della settimana che tirano avanti sui media trasmissioni, eventi, analisi, docufiction per commemorare la strage che dette l’inizio alla cosiddetta strategia della tensione. Oggi poi,  le  istituzioni, e la famigerata società civile, si rincorrono in cortei e commemorazioni ufficiali un po’ da tutte le parti. 

Francamente non se ne può più. Non se ne può più di tanta ipocrisia. La catena di responsabilità  che ha pianificato la strage, e tutto ciò che ne è seguito, è chiara. La NATO per paura di un’avanzata comunista, in un paese come l’Italia al confine della cortina di ferro e con  un Pci forte ,  ha incaricato il suo esercito clandestino “Gladio” di inaugurare un percorso eversivo di stragi fasciste  per giungere ad un colpo di Stato che avrebbe imposto una deriva totalitaria , come accadde  in Grecia. Il tutto con la complicità, compiacenza, quando non partecipazione attiva, di apparati dello Stato. Apparati nel pieno della loro funzione, non “Deviati”.

Già  un documento segreto  del National Security Council del 21 aprile 1950, firmato da Truman  dettava la linea. In esso si evidenziava come gli USA dovessero essere pronti ad utilizzare tutto il loro potere politico, economico e , se necessario, militare per fermare l’avanzata del Pci. Come al solito per portare avanti il progetto di destabilizzazione si è  usata manovalanza fascista utile a fare il lavoro sporco che una borghesia di potere,perbenista, ipocritamente cattolica non poteva svolgere. Proprio per questo  motivo i conti con i fascisti, non si sono mai voluti chiudere . 

Al di la di un sordido, quanto finto gioco delle parti, i cani da guardia degli interessi imperialisti e capitalisti, avrebbero dovuto restare al loro posto per sempre. Allora che senso ha rimestare nei depistaggi di Stato, dolersi delle angherie  inflitte agli anarchici accusati ingiustamente, dell’orrenda fine di Pinelli suicidato per mano delle istituzioni, se non si vuole cambiare una virgola  e si accetta la resa incondizionata all’imperialismo, evoluto in prassi liberiste, e allo squadrismo, istituzionalmente riconosciuto e abilitato dei Salvini  e delle Meloni. 

Teniamoceli i decreti sicurezza, teniamoci Caspound , il suo fiero e sbandierato status  di FASCISTI DEL TERZO MILLENNIO, tolleriamo, anzi, plaudiamo alla loro  occupazione abusiva di un immobile dello Stato, teniamoci le peggiori derive omofobe, l’intolleranza verso tutto ciò che è diverso dalla figura patriarcale dell’ homo borghese, bianco  tutto Patria Dio e Famiglia. Ma almeno risparmiamoci commemorazioni e lacrime di coccodrillo per ogni 12 dicembre, 28 maggio, 2 agosto, 4 agosto etc. etc. 

Risparmiamoci di sbandierare un antifascismo di maniera cantando a vanvera “Bella Ciao” in certe manifestazioni, per  poi costringere ad ammainare, nello stesso evento, una bandiera rossa, come hanno preteso gli organizzatori  della manifestazione delle sardine a Firenze . Quello era il colore della bandiera che i Partigiani impugnavano  l’11 agosto del 1944 quando liberarono il Capoluogo Toscano, magari cantando anche “Bella Ciao”. Quello era il colore della bandiera che i soldati dell’armata rossa impugnavano quando entrarono ad  Auschwitz il 27 gennaio del 1945. 

Risparmiamoci tanta ipocrisia! Il fascismo è un crimine, l’imperialismo è un crimine, le derive liberiste sono criminali, la disuguaglianza sociale è un crimine. Se non prendiamo coscienza di questo continueremo a piangere false lacrime ad ogni commemorazione di stragi. Ma forse ci sta bene così e allora :”Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre".


lunedì 14 ottobre 2019

Peter Gomez e Rai a convegno con Casa Pound su censura

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Maurizio Acerbo: “In Italia la censura la subiscono gli antifascisti mentre gli squadristi del terzo millennio vengono protetti e coccolati”.



Il 18 ottobre a Roma si terrà un “convegno” organizzato dal Primato Nazionale, il mensile dei fascisti del Terzo Millennio, sul tema della censura e dei nuovi media. 
Leggere che un giornalista come Peter Gomez del Fatto si presta a partecipare a un dibattito su "libertà di espressione" e censura con il capo di Casa Pound e il giornale dei neofascisti fa cadere le braccia. Insieme a lui saranno ospiti un membro del cda Rai e a un esponente di Fratelli d'Italia. Anche Gomez si aggiunge all'elenco degli sdoganatori di un partito che si dichiara apertamente fascista. 
La legittimazione di Casapound, vicina a Salvini e Meloni, va avanti da tempo nonostante le aggressioni squadristiche di cui sono stati protagonisti i suoi militanti. 
Ricordiamo che con l'Anpi da tempo ne chiediamo lo scioglimento in attuazione della Costituzione. 
Non c'è nulla di liberale  nel legittimare gruppi politici che incitano all'odio razziale e fanno apologia del fascismo. 
Per quanto riguarda la Rai facciamo notare che con vertici Pd come con quelli grilloleghisti continua l'oscuramento maccartista di Rifondazione Comunista. In Italia la censura la subiscono gli antifascisti mentre gli squadristi del terzo millennio vengono protetti e coccolati. 

mercoledì 31 luglio 2019

Comunicato dell'ANPI comitato provinciale di Frosinone: basta violenza fascista a Frosinone




Associazione Nazionale Partigiani d’Italia 
Comitato Provinciale di Frosinone 
Frosinone, 30/07/2019 

A seguito degli ultimi fatti di violenza fascista accaduti a Frosinone in occasione del  concerto   organizzato, in ricordo di Matteo "Zaiet" Fontana    dall’Associazione Zaiet Onlus con scopi di beneficenza, riteniamo necessario ribadire con la presenza sul territorio che nessuno può essere oggetto di violenza impunita nel nostro Paese, che garantisce la libertà e la partecipazione democratica dei cittadini alla vita civile e sociale nel rispetto della legge.

Nel rinnovare la nostra totale solidarietà al giovane Francesco ed alla sua famiglia, oltre che all’Associazione Zaiet, richiamiamo alle loro responsabilità le Istituzioni rappresentative, e attendiamo da esse un qualche segno di esistenza in vita, una presa di posizione che non sia il solito pilatesco colpevolizzare le vittime, visto che qui, ancora una volta, la vittima non ha fatto altro che ciò che la Costituzione e le leggi lo chiamano a fare.

Abbiamo atteso che fossero chiare le dinamiche e le caratteristiche di questo ennesimo sfregio alla libertà ed alla incolumità di cittadini italiani, non essendo avvezzi all’approssimazione di cui invece sembrano nutrirsi commentatori anche occupanti posizioni di rilievo istituzionale, che sulla base di iniziali notizie confuse e suggestioni rimbalzate nel web partono in tromba con anatemi e condanne ai roghi scatenando alluvioni di violente esternazioni, salvo poi doversi arrampicare malamente su vetri insaponati per rattoppare le figure meschine rimediate.

Adesso che le cose sono più manifeste date le testimonianze, le fotografie, il venire alla luce di fatti analoghi accaduti nel tempo, esprimiamo la più preoccupata presa d’atto che le nostre analisi, gli appelli costantemente rivolti alla cittadinanza ed alle Istituzioni affinché non sottovalutassero i rischi per la convivenza civile e per le condizioni di agibilità democratica delle nostre città e della società più largamente intesa, erano più che fondati.

Non che ci fosse necessità di conferma, visto che le nostre valutazioni non sono mai umorali o dettate da secondi fini, come invece purtroppo registriamo continuamente da parte di personaggi e organizzazioni politiche dedite molto più alla propaganda di bassa cucina che alla difesa delle Istituzioni che, malauguratamente, in questo periodo occupano. Quando ci esprimiamo, ed indichiamo rischi nello svilupparsi di certi processi storici e degli interessi che li alimentano, lo facciamo avendo presenti gli insegnamenti della Storia, non le fregole elettoralistiche di gente senza scrupoli.

Sarebbe pleonastico definire vile l’aggressione fascista di Frosinone, e non ci interessa stabilire quanto sia da considerare “libertà di espressione” quella di aggredire in branco persone inermi e sole. Solo ci auguriamo, forse troppo ottimisticamente, che i cittadini “normali” comincino a comprendere cosa significhi considerare il fascismo come una idea politica al pari delle altre, con pari diritto di essere sostenuta e praticata. Forse non a tutti è chiaro che il fascismo, diversamente da molte altre idee e teorie sociali (dal liberalismo al socialismo, dalle più varie filosofie ad altrettanto varie religioni) non ha subìto deviazioni ma è nato e si è affermato con il preciso obiettivo e con il dichiarato e teorizzato metodo del terrore, e con quella barbara concezione continua a presentarsi.

Chiamiamo pertanto i cittadini a partecipare alle iniziative che si svolgeranno nei prossimi giorni a sostegno dell’idea democratica e della civiltà costituzionale, della convivenza pacifica e del rifiuto di qualunque pratica autoritaria, violenta e coercitiva, che non solo sono in contrasto con i principi ed i dispositivi della Costituzione, ma rappresentano un arretramento delle nostre conquiste democratiche le quali, quando non riescono a realizzarsi a pieno è perché viene a mancare loro il sostegno e la pratica dei cittadini.

Ci conforta la piena condivisione di queste affermazioni da parte di molti cittadini, sia in forma organizzata che da liberi soggetti, come dimostrano le espressioni di sostegno e di promozione degli stessi valori e delle stesse preoccupazioni, di cui diamo una lista, provvisoria perché in continua evoluzione:

Comunità Solidali, Collettivo UgualMente, Partito socialista Italiano Frosinone, Partito Democratico Frosinone, Possibile Frosinone, Possibile LGBT, Potere al Popolo Frosinone, Frosinone Libera, PuliAMO Frosinone, SPI-CGIL Provinciale Frosinone-Latina, SPI-CGIL Lega Frosinone-Anagni, Agedo Frosinone,

Adesioni personali varie, fra cui:
Rocco Lancia, Simone Campioni, Giuseppe Guerrera, Italo Clemente, Maria Concetta Giovannone, Nicoletta Giovannone, Ginevra Trinca, Valeria Anna Rita Selvini, Fausta Dumano, Alessandro Fattoracci, Sonia Sale, Carla Corsetti, Nando Leva, Massimiliano Tagliaferri, Alida di Lonardo, Annarosa Frate, Gianmarco Capogna, Massimiliano Tata, Antonio Corbo, Maria Lucia Giovannangelo, Umberta di Stefano, Luciano Granieri, Daniela Bianchi, Marina Tarquini, Antonella D’Emilia, Angela Mancini.

Comunicheremo via via le iniziative che terremo, sia promosse dall’ANPI sia da altre realtà democratiche, alle quali confermiamo fin d’ora il nostro contributo e il nostro sostegno. Abbiamo già inviato a S.E. il Prefetto una richiesta di incontro per conoscere le valutazioni dell’Istituzione sul tema ed avere rassicurazioni concrete sulla sicurezza dei nostri territori di fronte al montare dell’impunità, dell’arroganza e della violenza contro ogni espressione di impegno civile democratico.

ANPI 
Comitato provinciale di Frosinone 
Il Comitato Direttivo