Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 14 marzo 2015

Laboratorio di giornalismo civico e partecipato. Iniziano i lavori

Osservatorio Peppino Impastato Frosinone


Ieri 14 marzo 2015 è partita la nuova avventura divulgativa  dell’Osservatorio Peppino Impastato. Presso la sala  del LeBò club  di Via De Gasperi  a Frosinone, messa gentilmente a disposizione da Cristiano Bellincampi, si è svolta la presentazione dei docenti e dei partecipanti del Laboratorio di giornalismo civico e partecipato.  Fra i docenti erano presenti i giornalisti Denise Compagnoni, Alessandro Redirossi , Marzia Modesto,  il prof. Mario Saverio Morsillo ,  il prof. Tarcisio Tarquini,  Mario Catania e il sottoscritto Luciano Granieri.  La platea dei partecipanti era  variamente composta.  Al laboratorio  partecipano   liceali quattordicenni,  ma anche   persone più anziane, oltre che  studenti universitari e singoli cittadini, tutti  interessati ad intraprendere con noi la strada verso un giornalismo partecipato, i cui protagonisti   del fare informazione  sono proprio i cittadini. Dopo questo doveroso atto di presentazione si è svolta  la prima lezione tenuta dal Prof. Mario Saverio Morsillo  sulla" storia del giornalismo".   Come nello stile dell’Osservatorio, il seminario non si risolve in una semplice lezione ma è piuttosto uno scambio fra relatore e partecipanti. Un fluire bidirezionale di informazioni che trasforma l’atto divulgativo in un laboratorio partecipato. Ci riteniamo molto soddisfatti di questo inizio, anche se siamo coscienti che la platea di partecipanti così variegata per fasce di età e tipologia di studi, ci mette di fronte ad un impegno più gravoso ma sicuramente stimolante. 
Il prossimo appuntamento è fissato per sabato prossimo 21 marzo alle ore 15,00 sempre presso il LeBò club e sarà tenuta dalla D.ssa Marzia Modesto. Di seguito il programma

giorno
ora
lezione
docente/i
  
sabato 14 marzo 2015
15-18
STORIA DEL GIORNALE E DEL GIORNALISMO
Prof. Mario Morsillo


sabato 21 marzo 2015
15-18
LA NOTIZIA PRIMA MOLECOLA DEL GIORNALE
Dott.ssa Marzia Modesto

sabato 28 marzo 2015
15-18
LE GRANDI INCHIESTE: IL GIORNALISMO CHE HA FATTO STORIA E HA INCONTRATO LA STORIA
Dott. Tarcisio Tarquini

sabato 4 aprile 2015
15-18
IL GIORNALE QUOTIDIANO E I PERIODICI
Dott.ssa Marzia Modesto


sabato 11 aprile 2015
15-18
COME SI DIVENTA GIORNALISTA
Dott.ssa Denise Compagnoni
Dott. Adolfo Coletta

sabato 18 aprile 2015
15-18
 ATTIVITA' DI COMUNICAZIONE SOCIALE CHE SI SVOLGE ATTRAVERSO L'USO DEL GIORNALE
Dott.ssa Anita Mancini

sabato 9 maggio 2015
15-18
ATTIVITA’ DIDATTICA INFORMATIVA E COMUNICATIVA CHE SI SVOLGE ATTRAVERSO L’USO DEL GIORNALE E LA REDAZIONE DI UN BLOG
Luciano Granieri

sabato 16 maggio 2015
15-18
GIORNALISMO CIVICO PARTECIPATIVO
Mario Catania

sabato 23 maggio 2015
15-18
GIORNALISMO D'INCHIESTA
Dott.ssa Denise Compagnoni
Dott. Alessandro Redirossi



Istantanee dalla manifestazione Acqua-le costo

Luciano Granieri

Scatti  dal Corteo

venerdì 13 marzo 2015

Il ritrovamento archeologico del guerriero Volsco a Frosinone

Frosinone, pianeta Terra, 13 marzo 2015 Assemblea cittadini e associazioni del 12 marzo

Il ritrovamento archeologico del guerriero Volsco a De Matthaeis in Frosinone impone la necessità di una inversione di rotta nelle politiche di sviluppo urbanistico e culturale della città.
Il cittadino Volsco ha voluto manifestarsi ricordando le antiche ed importanti civiltà presenti sul territorio che il deflagrante, imponente, distruttivo, insensato sviluppo urbanistico della città ha tentato invano di nascondere e di distruggere.
L’azione di tanti operatori e, negli ultimi anni, della Consulta delle associazioni per la salvaguardia delle terme romane, ha reso viva alla cittadinanza  la ricchezza e l’importanza della propria storia, facendo rinascere un interesse per la salvaguardia delle sue ricchezze ambientali ed  archeologiche. La valorizzazione dei ritrovamenti e le opposizioni a scellerate e deturpanti scelte edilizie hanno formato una coscienza che oggi manifesta la propria forte attenzione nelle vicende che vogliono tutelare il Volsco e non secondariamente l’azione informativa, conoscitiva e pedagogica del Museo Archeologico, vero e proprio presidio e preziosa risorsa culturale presente in città che va, come il Volsco, delicatamente preservato.
In questo senso la contestuale scelta dell’Amministrazione che, dopo un chiaro programma elettorale di rilancio del Museo e, al contrario, una inerzia di tre anni, proprio in questi giorni, ha adottato la decisione di rinunciare alla esecuzione dell’opera denominata “Sistemazione Museo Archeologico” e di cancellarla dal Programma delle Opere Pubbliche della Città (Delibera di Giunta Comunale n. 93 del 25.02.2015)  pur con i soldi in cassa,  va decisamente condannata: Non esistono giustificazioni di sorta alla infausta decisione di rinunciare all’opera di ampliamento.
Le motivazioni formali, per lo più inesistenti, omettendo  il reale quadro economico dell’opera, tentano di legittimare  o quanto meno rendere credibile, l’intento di tappare buchi finanziari di altri interventi come quelli di un improbabile nuovo, replicante, inutile stadio. Si mira ad ottenere dalla Cassa Depositi e Prestiti la legittimazione allo storno di circa euro 97.000 euro, occorrenti per la copertura finanziaria dello Stadio, sottacendo due aspetti fondamentali:
  • che la  consistenza del mutuo a suo tempo contratto dall’Ente ammonta in realtà a circa 140.000 euro (e non a 97.000 euro);
  • che il mutuo è solo una parte dell’intero finanziamento a disposizione dell’Amministrazione per la realizzazione dell’opera pubblica Museo: poco meno di mezzo milione di euro, come risulta dal Piano triennale delle Opere Pubbliche, grazie al contributo finanziario della Regione Lazio di circa 330.000 euro.
Il finanziamento dell’operazione Stadio Casaleno – ma che sarebbe più corretto definire “operazione sgombero del Matusa” –  che ammonta a oltre 5 Milioni di Euro,  non più tardi di qualche mese fa aveva già incassato lo storno di altre risorse pubbliche originariamente destinate ad altri investimenti di natura sociale, culturale ed ambientale; uno su tutti – perché ha destato forte sgomento, oltre che non poche polemiche  – è quello per la struttura geodetica destinata all’UNITALSI, ma ricordiamo anche i fondi per il Parco delle Fontanelle, cui è stata riservata la medesima sorte.
Con questa operazione si perderebbero risorse ingenti e sufficienti che forse mai più saranno alla portata del Museo cittadino, impedendo di richiedere finanziamenti a quegli attori istituzionali a cui oggi si chiede di tramutarlo in altro.  Si perderebbe quella azione culturale, dove per cultura si intende la storia della comunità locale, la propria identità, le proprie linee di crescita sociale e civile, con cui Frosinone fa molta fatica a riconoscersi, e che se anche una delle pochissime realtà come il Museo dovesse spegnersi rimarrebbe null’altro che lo sviluppo senza futuro non solo urbanistico, ma anche economico e sociale.
Nella provincia tante sono le realtà istituzionali che si adoperano per la valorizzazione dei propri territori e ad intersecare le vicende attuali con i ritrovamenti per provare a ridisegnare quelle civiltà del passato, durate centinaia se non migliaia di anni, che sono state dimenticate, offese, azzerate da una storia che oggi ad appena 50 anni dalla industrializzazione come paradigma appare insufficiente e caduca alla luce della crisi attuale.
In questo senso l’Assemblea di associazioni e cittadini e cittadine chiede la revoca immediata di tutti gli atti che, morso a morso, con un sistema di scatole cinesi difficile da dipanare, hanno inteso stornare i fondi pubblici destinati all’ampliamento del Museo Archeologico fino al sacrificio finale dell’intera opera.
Il Comitato che si riunirà di nuovo il 23 marzo alle ore 21 e che ha già messo in cantiere iniziative, manifestazioni e dossier informativi, si appella alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori economico, sociali e culturali per la partecipazione nella tutela del territorio e delle istituzioni come il Museo che rischia una decadenza invece che un rilancio nel suo attuale e centrale sito.

F.to Assemblea cittadini e associazioni del 12 marzo (infonotafranc31@gmail.com)

giovedì 12 marzo 2015

Cari compagni riformisti potete stapparvi il naso.

Luciano Granieri

Cari compagni riformisti, centrosinistri di  varia estrazione e provenienza, vi ricordate quando nell’era bipolarista maggioritaria discutevamo sull’opportunità di andare a votare?  Mi torna alla mente  la dura reprimenda che ci rivolgevate  quando noi,  indefessi comunisti,  aborrivamo tanto Berlusconi   che  i suoi avversari a trazione democristiana ,   i Prodi , i Veltroni vostri condottieri . 

“Non andare a votare è un delitto-, dicevate-,  il voto è un diritto-dovere è la massima espressione democratica”. Poi il pistolotto proseguiva con fare più conciliante, “Ci rendiamo conto che Prodi, (ma il discorso equivaleva anche per gli altri candidati riformisti  avversari  di Silvio)  , non sia  il massimo, che si impone qualche compromesso, ma non è possibile far vincere Berlusconi” .  

L’argomentare proseguiva: “Piuttosto che far vincere uno i cui obbiettivi sono,   devastare la Costituzione -smembrando le prerogative parlamentari per concentrare il potere sul governo e su chi lo guida - fare una legge elettorale con un premio di maggioranza che consenta a chi vince, anche di misura, di prendersi tutto il potere,  sfregiare lo statuto dei lavoratori, smantellando la contrattazione collettiva e  abolendo l’articolo 18,  votiamo il suo avversario  anche se un po' troppo democristiano ”.  

A noi, che rifiutavamo la logica di scegliere il male minore, perché ritenevamo che un cittadino dovesse essere messo in grado di votare per un bene e non  per un male, confessavate: “Andremo a votare turandoci il naso ma la lotta di civiltà contro l’affermazione di un governo che vuole disarticolare l’impianto democratico definito nella costituzione e togliere diritti al lavoro esige questo sacrificio”  

Orbene esultate cari compagni riformisti di varia estrazione e provenienza! Perché il vostro  attuale presidente segretario Matteo Renzi e la sua corte , alle prossime elezioni, quando ci saranno, vi toglierà dall’impiccio di turarvi il naso. Il meno peggio non esiste più, esiste solo il meglio, il duce che alla vittoria conduce. 

E pazienza se la Costituzione verrà sfregiata, se la legge elettorale  in procinto di essere approvata  sembra essere peggiore del porcellum incostituzionale  e se lo statuto dei lavoratori è stato svuotato con l’abolizione dell’art .18.  Pazienza se il vostro segretario presidente Renzi sta mettendo in pratica il piano di quel signore che sempre avete tacciato di despotismo, per impedire l’affermazione del quale avete votato  con la molletta al naso .  L’importante  è che vi siate liberati di quella disgraziata molletta che vi turava le narici nella cabina elettorale.

Prelievo dei centri prelievi


Nel centro prelievi dell’ ex “Umberto I°” di viale Mazzini a Frosinone continua l’estenuante attesa di centinaia di persone fino alle ore 12-13 di ogni giorno. Una Via Crucis, ormai permanente,  per poter effettuare un esame ematologico. La situazione è destinata a peggiorare.
Com’è noto, a breve, il centro prelievi sarà trasferito presso i locali siti al piano terra  della palazzina Q della ASL. Sembra, secondo notizie raccolte nell’ambiente della Asl, che quando saranno inaugurati i nuovi locali, verranno contemporaneamente chiusi i centri prelievi di Ferentino, Veroli, Boville, Ripi, Vallecorsa e quello di viale Mazzini a Frosinone.
Le persone che dovranno fare gli esami saranno costrette a confluire a Frosinone con aggravio di spese e di tempo e con grande disagio, in particolar modo  per  i cittadini parzialmente inabili, per coloro che  non sono  automuniti, per e soprattutto per chi vive  con risorse economiche scarse.
Per i cittadini di Frosinone le difficoltà non saranno minori in quanto non esistono collegamenti rapidi e comodi tra la Asl e il resto della nostra città.
Ci meraviglia che nessuno dei sindaci dei comuni  citati faccia sentire la propria voce.
I centri di prelievo menzionati non solo è possibile mantenerli ma potrebbero anche essere potenziati  a costi irrisori. Volendo,  e se ne potrebbero  aprire degli altri. Sarebbe sufficiente che i sindaci mettessero a disposizione i locali organizzando il servizio con la collaborazione di associazioni e di personale sanitario volontario.

Frosinone 12 marzo 2015

Francesco Notarcola – Presidente della Consulta delle associazioni della città di Frosinone e  Presidente dell’Osservatorio Peppino Impastato aderenti al Coordinamente provinciale della sanità.

Se i centri di prelievo pubblici saranno chiusi, il privato convenzionato sarà servito!!

Sanità ciociara, cronaca di una morte annunciata, atto finale

Luciano Granieri


Con gli ultimi tre video, che proponiamo di seguito, si chiude il documentario “Sanità ciociara, cronaca di una morte annunciata”. Una documentazione filmata, lo ricordiamo, proiettata  in occasione dell’evento “Difendiamo la sanità pubblica” tenutosi sabato 28 febbraio e domenica primo marzo presso l’auditorium Colapietro  Frosinone. 

In questa ultima parte si affrontano le tematiche legate all’atto aziendale e al comportamento che i sindaci hanno tenuto rispetto alla sua approvazione.  Come è noto il documento programmatico è stato approvato dalla  minoranza  più numerosa di primi cittadini, perché la stragrande maggioranza dei loro colleghi, o lo ha rigettato, o, quel  che è paggio, non lo ha neanche considerato. Ciò dovrebbe far riflettere sul reale interesse di certi sindaci alla salute dei propri cittadini. Un atteggiamento  che gli stessi cittadini dovranno ricordare quando arriverà il momento di eleggere i propri amministratori.  

Al momento in cui scriviamo queste note, l’atto è al vaglio della commissione regionale per essere poi votato definitivamente .  L’audizione della manager Mastrobuono  deve essere ancora programmata, presumibilmente avverrà dopo il 15 marzo.  Nel frattempo il Coordinamento provinciale per la Sanità  sta già  pianificando ulteriori attività, non più legate ad un fase propositiva in relazione ad un atto ormai immodificabile, ma inerenti alla denuncia presso i cittadini di amministratori e politici locali che tale scempio hanno permesso e avvallato.  

Per concludere vorrei aggiungere qualche riflessione generale. La redazione di un documentario che ripercorresse la storia della devastazione cui è stata sottoposta la sanità pubblica ciociara, è stata complessa, ma anche istruttiva. La storia che si dipana nel corso dell’ora e 14 minuti di filmato  in alcuni frangenti mostra delle inesattezze,   dovute ad una verifica poco certosina delle fonti soprattutto in relazione agli accadimenti meno recenti, (aspetto sicuramente da migliorare),  spesso rivela un atteggiamento politicamente ed ideologicamente di parte  (aspetto non migliorabile),  ma mette insieme uno in fila all’altro i fatti. E i fatti ci riportano una evidenza inconfutabile . 

Cioè lo scempio della sanità pubblica è stato uno dei principali obbiettivi da perseguire sia per  gli amministratori di centro destra che di centro sinistra. Anche le modalità, le motivazioni pretestuose con cui si sta portando avanti questo progetto sono le stesse. 

Alcuni esempi. La necessità di implementare  la  medicina territoriale, il maggiore coinvolgimento dei medici di  base, allo scopo di sgravare  i pronto soccorso e gli ospedali da ricoveri impropri,  sono stati, e sono,  obbiettivi comuni sia del commissario Polverini che del commissario Zingaretti. Ma se da un lato i presidi ospedalieri venivano chiusi o svuotati dei servizi, dall’altro programmi di potenziamento delle strutture territoriali non sono mai partiti, o sono insufficienti e lungi dall’essere completati (vedi case della salute). Stesso ragionamento per il Dea di II livello. La promessa di questa qualifica per l’ospedale Spaziani di Frosinone ha accompagnato la  struttura dalla posa della prima pietra ad oggi.  Ma oggi come allora essa è destinata a rimanere una promessa  se non una chimera.  

La cronaca di una morte annunciata, così come è squadernata nel documentario, potrebbe far desistere fortemente dal battersi per una sanità pubblica decente così come prescrive l’art.32 della Costituzione, ma vista l’inconcludenza e il palese contrasto delle classi dirigenti con questo progetto, dovrebbe instillare nell’opinione pubblica la consapevolezza che è necessario lottare tutti insieme se si vuole evitare il disastro di una sanità all'esclusivo servizio dei più ricchi   in mano alle voraci mire di profitto delle lobby private. La salute è un diritto, non un privilegio.






Clicca QUI per vedere in sequenza i tre post che racchiudono tutti i video del filmato.

mercoledì 11 marzo 2015

Inizia il laboratorio di giornalismo civico e partecipato


L’Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone, ha il piacere di annunciare l’inizio del Laboratorio di Giornalismo d’Inchiesta Civico e Partecipativo. Gli incontri si terranno a partire dalle ore 15,00 di sabato 14 marzo, e per ogni sabato successivo fino al 23 maggio, presso la sala del LeBo’ club in via Alcide De Gasperi, 22 a Frosinone. La partecipazione nell’individuazione delle informazioni e la loro diffusione presso la collettività può costituire un’attività fondamentale nella costruzione di una società dai forti legami sociali e culturali. E’ questo il principale obbiettivo che si pone Il nostro Laboratorio di Giornalismo d’Inchiesta Civico e Partecipativo.

Partendo dallo studio del mondo giornalistico tradizionale, il laboratorio sviluppa un percorso didattico che passa attraverso l’apprendimento delle evoluzioni storiche del giornalismo, la conoscenza di alcune grandi inchieste che hanno fatto la storia, le modalità di composizione di articoli e redazionali, come si realizza un’intervista, come si conduce un’inchiesta e ci si approccia ai nuovi social media. Il tutto per giungere alla costruzione di un’informazione fatta dall’impegno dei cittadini. Un flusso informativo, scevro da pregiudizi e contaminazioni, proprio perché alimentato dalla forza stessa della comunità. Un’informazione vera non distorta e deteriorata da obbiettivi diversi dal racconto della realtà. Un’attività che, attraverso la partecipazione della comunità alla genesi dell’informazione, possa tentare di attivare nuove e più salde forme di convivenza sociale.

Siamo riusciti a realizzare questo Laboratorio, a cui si sono iscritte più di 30 persone che provengono da varie parti della provincia, studenti, giovani e adulti, dicevamo siamo riusciti a realizzarlo grazie all’adesione e all’impegno volontario delle dott.sse Denise Compagnoni, Marzia Modesto, Anita Mancini, del Prof. Mario Morsillo, dei Dott.ri Tarcisio Tarquini, Adolfo Coletta e Alessandro Redirossi. Rigraziamo altresì il proprietario del LeBo’  Club, sig. Bellincampi, che gentilmente ci ha concesso i locali dove poter svolgere il Laboratorio di Giornalismo.
Cordiali Saluti
Osservatorio Peppino Impastato Frosinone



Presentazione alla stampa della manifestazione Acqua-le costo

ACQUA,DIRITTI SOCIALI, DEMOCRAZIA
ACQUALE COSTO?

        MANIFESTAZIONE PROVINCIALE  SABATO 14 MARZO - FROSINONE
Partenza Villa Comunale ore 10.00


 A QUALE COSTO paghiamo un servizio essenziale come quello idrico quando gli aumenti reali delle nostre bollette sono schizzati nell’ultimo anno fino a giungere al 71,6% per una coppia di pensionati al minimo consumo?
A QUALE COSTO ci vogliono far pagare di nuovo sotto forma di un conguaglio tariffario pluriennale quanto già indebitamente versato e quanto doveva esserci restituito?
A QUALE COSTO si stabiliscono tariffe sulla base di quanto condannato dal TAR e su quelle si applicano le nuove tariffe nella totale arbitrarietà visto che nell’assenza di un piano degli investimenti si incamerano proventi non giustificati dagli effettivi impegni finanziari assunti?
A QUALE COSTO paghiamo una situazione ai limiti della legalità sfociata in una vera e propria emergenza sociale quando ci negano un diritto inalienabile come quello dell’acqua con il distacco del servizio di erogazione dell’acqua potabile?
A QUALE COSTO paghiamo i gravi danni all’ambiente e alla nostra salute che questa gestione sta producendo per effetto delle eccessive captazioni delle sorgenti,della scarsa manutenzione delle reti e delle fognature, fino al vergognoso stato dei nostri depuratori?
Non pagheranno i cittadini le responsabilità di chi questo servizio non l’ha gestito come doveva. Ora chi governa e gestisce il servizio gioca al rialzo per quello che non è stato mai fatto, gli investimenti, le letture dei contatori, le tariffe...a spese dei cittadini.
Dopo la Conferenza dei Sindaci di lunedì scorso che ha visto i cittadini protagonisti nel rivendicare lo spazio pubblico, spazio fisico e luogo delle decisioni prese per la collettività, e nel bocciare l’imbarazzante ordine del giorno dell’Assemblea e il vergognoso piano degli investimenti proposto di cui è stata sospesa l’approvazione all’ordine del giorno, sabato 14 marzo i cittadini scenderanno in piazza per pretendere la risoluzione del contratto per colpa del gestore senza ulteriori lungaggini secondo le modalità previste, per chiedere nell’immediato che venga tutelato da parte dei Sindaci il diritto inviolabile della persona all’accesso all’acqua e ai servizi igienico - sanitari ordinando il riallaccio immediato del servizio quando il gestore vìola questo diritto,e per sollecitare l’attuazione della legge regionale n. 5/2014 per la tutela, governo e gestione pubblica delle acque.
 È necessario concretizzare il nuovo modello di governo e gestione della risorsa e del servizio idrico secondo la legge regionale n. 5/2014, attraverso la definizione dei nuovi Ambiti di Bacino Idrografico (ABI) e della nuova Convenzione di cooperazione tra i comuni all’interno dell’Ambito, che riporta le decisioni nei consigli comunali in cui è promossa la partecipazione dei cittadini.

Il Comitato promotore
SABATO 14 MARZO - FROSINONE Villa Comunale ore 10.00
 Per adesioni scrivere a: comitatoacquapubblicafrosinone@gmail.com
Prime adesioni: Comitato acqua pubblica provincia di Frosinone, Unione Sindacale di Base Confederazione Frosinone, Confederazione Cobas Frosinone, Movimento 5Stelle, Centro studi Tolerus, Retuvasa, Ass.Oltre L’Occidente, Ass. di volontariato Frosinone bella e brutta, Coordinamento di Frosinone Salviamo il Paesaggio, Ass.AUT Frosinone, Ass. Terradolce - Anagni, Coordinamento provinciale Sanità Frosinone, Consulta delle associazioni, Società Operaia mutuo soccorso, Ass.Frosinone Possibile, Comitato civico Laboratorio Scalo, Ass. Sylvatica, Sei di Frosinone se, Comitato Acqua Nostra di Cassino, Comitato acqua pubblica di Manziana, Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Konsumer Italia di Frosinone, Partito Socialista Italiano Federazione provinciale, Giovani socialisti provincia di Frosinone, Partito Democratico Frosinone, Sinistra Ecologia Libertà Federazione provinciale, Forza Italia, Cittadinanzattiva Lazio Onlus, Legambiente, Comitato locale per il lavoro Frosinone, CAI Frosinone, Rete degli Studenti Medi provincia di Frosinone, Federazione degli Studenti provincia di Frosinone, Comune di Cassino, Comune di Torrice, Comune di Cervaro, Comune di Boville, Comune di Ceprano, Comune di Pofi,


martedì 10 marzo 2015

Sanità ciociara, cronaca di una morte annunciata II parte

Luciano Granieri


 Questa seconda parte formata  da altri tre video del  documentario “Sanità ciociara, cronaca di una morte annunciata” entra nel vivo delle questioni inerenti la dirigenza Mastrobuono. Illustrano la scaltrezza e la determinata intraprendenza  della manager nel portare a termine il piano ordinatogli dal commissario Zingaretti, su mandato del ministero dell’economia. Un piano ordito con la complicità delle lobby private alle quali il depotenziamento della sanità pubblica rende agevole impossessarsi della gestione dei servizi sanitari fonte di smisurati profitti. Nello sviluppo di queste vicende irrompe in  modo preponderante l’attività del Coordinamento Provinciale per la Sanità, con le sue azioni di contrasto al sordido piano atto a distruggere la sanità della Provincia. Un intenso impegno  sviluppatosi in , manifestazioni, sensibilizzazioni alla popolazione e ai sindaci. Il coinvolgimento dei sindaci in questa fase è di estrema importanza. Infatti questi, nell’ambito dell’apposita conferenza presieduta dal sindaco del Capoluogo Nicola Ottaviani, sono chiamati ad approvare l’atto aziendale pianificato dalla Asl, prima che questo arrivi all’esame della Regione. Il parere dei sindaci non è vincolante, ma politicamente e territorialmente rilevante. La trattazione relativa al comportamento dei  primi cittadini e  le vicende dell’atto aziendale saranno l’oggetto della terza ed ultima parte del filmato che posteremo fra pochi giorni. 




E' morto il partigiano Sergio Collalti, uno dei figli più degni della terra ciociara

Cari compagni e care compagne,
è con tristezza infinita ed indomabile che vi informo della morte del nostro carissimo compagno Partigiano Sergio Collalti di Ferentino.
Al dolore per la scomparsa di un testimone lucido e sempre energico della Resistenza, uno dei figli più degni della terra di Ciociaria, si aggiunge per me un inconsolabile dolore fisico, che provo per aver conosciuto e rispettato con affetto filiale questo grande uomo.
Mi ha insegnato molte cose, con il suo rigore che non perdonava non dico cedimenti, ma nemmeno pigrizie, sfilacciamenti, indolenze anche leggere. Uomo di altri tempi, di altra tempra, maturata nella scelta della lotta estrema per cancellare dalla storia la vergogna più bassa nella quale l'Italia era stata scaraventata.
Nessun disagio fisico gli ha impedito di essere sempre presente a tutte le occasioni di lotta e di riflessione sulla democrazia, sull'antifascismo, sulla costruzione della libertà. Soprattutto gli incontri con i giovani, lo entusiasmavano, ogni volta che lo coinvolgevamo ne rimaneva felice, mi richiamava nei giorni successivi per esprimere la sua soddisfazione, per commentare, per incitarmi a proseguire, a fare di più.
L'ultima presenza, come ogni anno, l'ha prestata il 6 gennaio al curvone di Frosinone, dove lo stesso giorno, nel 1944, fu testimone impotente della fucilazione dei giovani toscani in fuga dal fronte di Cassino, catturati dai fascisti e assassinati in combutta con gli occupanti nazisti.
La sua integrità morale, politica, civile, mi mancherà per sempre.
Sono orgoglioso di averlo conosciuto e di essergli stato fedele compagno.
Giovanni Morsillo
La salma è alla camera ardente di Frosinone, i funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle ore 16 a Ferentino, dove risiedeva, nella chiesa di San Valentino.
L'ANPI sarà presente con una delegazione guidata dal presidente provinciale.

Anche Aut Frosinone si associa al dolore di Giovanni e di tutta l'ANPI. Offriamo il nostro contributo al ricordo di Sergio Collalti, riproponendo un video in cui il partigiano ciociaro racconta le sue esperienza ai giovani.

Acea. Vincono i cittadini contro i sindaci ignavi

Mario Antonellis


VINCONO I CITTADINI – I SINDACI IGNAVI ORMAI SONO ALL’ANGOLO – LA LORO PIU' GRANDE PREOCCUPAZIONE E’ CHE SI SONO RESI CONTO CHE QUESTA VICENDA GLI E’ SFUGGITA DI MANO E CHE SONO I COMITATI ORMAI AD AVER PRESO IL SOPRAVVENTO. 

A detta dei presenti, lo hanno esternato nel solito conclave, svoltosi durante l’Assemblea, durato circa un’ora, proposto e ottenuto da OTTAVIANI per rimescolare le acque. 
In estrema sintesi. Il braccio di ferro messo in atto da POMPEO che voleva svolgere i lavori a porte chiuse, contro il popolo ciociaro, è miseramente fallito. E' stato sventato dai numerosi cittadini presenti in rappresentanza dei diversi comitati e associazioni dell'ACQUA PUBBLICA. Una OCEANICA FIGURA DI ME...DA del neo presidente della Provincia, una CLAMOROSA BOCCIATURA POLITICA. I cittadini respinti nell'androne di palazzo GRAMSCI l'hanno spuntata alla grande. Sono entrati e hanno potuto gridare ai Sindaci IGNAVI, che ormai non rappresentano più nessuno, tutta la loro rabbia. Adesso sanno con chi hanno a che fare e la prossima volta raddoppieremo le presenze. I Sindaci inetti o loro rappresentati soprattutto di area PD, che dopo 11 anni di gestione, solo adesso scoprono l'acqua calda, hanno finalmente percepito l'umore di un popolo in rivolta. Anche loro, capeggiati dal Sindaco MORETTI di Esperia e spalleggiati dal sindaco OTTAVIANI e MORINI hanno fatto una figuraccia OCEANICA e gli è andata pure bene perché con i loro atteggiamenti hanno rischiato anche brutto. La loro mozione che aveva lo scopo solo di procrastinare i tempi a favore di ACEA e far finta di andare nella direzione giusta, con un'ipotetica quanto debole presa di posizione verso la risoluzione contrattuale da attuare solo e soltanto però, dopo le opportune ennesime verifiche non è stata neanche votata.. Grandioso l’intervento del sindaco Salvati che senza mezzi termini ha “incenerito” POMPEO e che ha proposto di votare la mozione perentoria della risoluzione del contratto in base all’art. 34 del Coordinamento Acqua Pubblica, contenuta nel volantino che abbiamo distribuito, ad ogni Sindaco, e che Salvati ha letto. Quindi è stata la volta del Sindaco Savo. Con la solita competenza la Savo non solo ha “letteralmente disintegrato” la residua credibilità dei colleghi Ignavi ma ha anche circostanziato sul conflitto d’interessi di Pompeo che da Presidente dell’ATO e della Provincia, non può essere anche Sindaco di Ferentino, senza contare che non potrebbe proprio svolgere nessuno di quei ruoli per gravi questioni giudiziarie. In buona sostanza non si è votato nulla, nè i due punti all’ordine del giorno con cui era stata convocata l’Assemblea, né la mozione di MORETTI né quella di SALVATI. Nella baraonda più totale in barba alle più elementari norme che regolano le assemblee, POMPEO ha dimostrato di non conosce neanche l’A,B,C, della condotta di una assise amministrativa. Messo all’angolo anche da altri Sindaci che hanno perentoriamente rigettato il piano d’ambito dei 62Milioni di €, che fa acqua da tutte le parti, non si sa perché, HA GETTATO LA SPUGNA, sospendendo l’Assemblea, nell’imbarazzo generale. VERGOGNA !!!!
Intanto non avendo dato nessuna risposta alle nostre domande I SINDACI IGNAVI sanno a che cosa vanno incontro!!!



lunedì 9 marzo 2015

Quelli che....ACEA

Luciano Granieri
foto della clip di Maria Letizia Dello Russo




Quelli che…..non ti voto perché alle cene elettorali non mi fai trovare la carta da 50 euro sotto il piatto  o' yeha

Quelli che….non ti voto perché non mi dai i buoni di benzina o' yeha

Quelli che…… non ti voto perché non trovi un posto di lavoro per mio figlio o' yeha

Quelli che……. non ti voto, perché non mi paghi la bolletta o' yeha

Quelli che……non ti voto perché non mi aggiusti il vialetto di casa 'o yeha

Quelli che…..non ti voto perché non sei un medico o' yeha

Quelli che….non ti  voto perché non sei un avvocato  o' yeha

Quelli che………………….

Quelli che……mo’ si fottono e pagano bollette dell’acqua spropositate

Quelli che……mo’ si fottono perché Acea gli stacca l’acqua

Quelli che…….mo’ si fottono perché sono minacciati telefonicamente da Acea


Quelli che…….mo’ si fottono perché l’Ospedale fa schifo.

Barricaderi moderati


Henry David Torò


Ora, io non sono più un barricadero da un po’, ma la vicenda ACEA ATO 5 mi sembra veramente pazzesca ed emblematica del clima di totale sfiducia della “gente” nei confronti della politica. 
L’arroganza della classe politica è evidente già mentre si accede al Palazzo della Provincia dove uno vede in bella mostra macchine e macchinoni dei nostri politici parcheggiati nell’area adiacente il Palazzo (che quando hanno transennato l’area qualche anno fa, uno pensava - magari adesso ci mettono dei sanpietrini o qualche elemento di arredo consono al ruolo istituzionale dell’edificio; e invece si scopre che la catenella messa davanti la piazzetta serve solo ad evitare a lor-signori-i-politici di parcheggiare nell’area sottostante la sede INPS come tutte le persone normali. Essendo ciociari – cioè – devono arrivare, con i loro culi flaccidi e ben saldi alle poltrone, fin sotto il Palazzo con la macchine (che poi bisogna riconoscere che sono lo specchio fedele del popolo bue che li vota, perché sempre oggi tante altre macchine di cittadini normali, e anche di quelli che stavano dentro a protestare, erano parcheggiate in divieto di sosta, sopra i marciapiedi ecc . . . ma questa sarebbe un’altra storia e pure lunga).
Poi si entra dentro e dopo ritardi e proteste l’assemblea dei sindaci vota contro la risoluzione del contratto; cioè invece di mandare a casa ACEA che truffa da anni il popolo ciociaro e manda a casa della “gente” bollette vergognose a fronte di un servizio scadentissimo (che come direbbe il mio omonimo Thoreau è un dovere civico non pagare) si continua a rimandare, rimandare, rimandare . . .
L’unica consolazione della giornata è stato vedere la gente francamente incazzata nera sbavare quasi e urlare contro alcuni sindaci “traditori” del popolo e vedere (ero vicino ad alcuni di loro) il sudore freddo che colava giù dalla loro faccia mentre “er popolo” gliele cantava. Lo so è una magra consolazione ma intanto . .

domenica 8 marzo 2015

Sanità Ciociara, cronaca di una morte annunciata. Prima parte

Luciano Granieri


La due giorni organizzata dal Coordinamento Provinciale per la sanità di Frosinone, sabato e domenica scorsi , oltre agli interessanti dibattiti inerenti  il rapporto fra il  gravissimo  stato della sanità pubblica, e le devastate condizioni del territorio a causa dell’inquinamento, (Frosinone – Valle del Sacco), oltre al dibattito con ospiti i sindaci del Capoluogo, Ottaviani, e  di Latina  ,Di Giorgi,  alle esibizioni musicali  degli Evenos e dei Bifolk e le performance pittoriche  degli artisti delle associazioni Forming e Centro Interarte Pubblica e popolare, ha incluso la proiezione di un video documentario redatto dal sottoscritto dal titolo “Sanità ciociara, cronaca di una morte annunciata". 

Il video aveva lo scopo di stilare una cronistoria del degrado che ha interessato la nostra sanità pubblica, almeno a partire dall’approvazione della legge costituzionale n.318 del 2001. La famosa riforma del titolo V della Costituzione, nella quale si trasferiva gran parte della competenza sul  sistema sanitario alle regioni.  Dal 2001 ad oggi il fiume limaccioso degli affari, della corruzione, degli interessi privati, ha eroso la sanità pubblica provinciale, sino a ridurla alla nullità attuale. 

Mi sono avvalso, per sviluppare il discorso in modo organico, dei video da me girati in occasione delle manifestazioni e degli incontri sulla sanità succedutesi dall’era Polverini ad oggi. Dal periodo cioè in cui ho iniziato a maneggiare la mia telecamerina. La  vastità del materiale, integrato da altri contributi girati da Claudio Martino e Paolo Iafrate, che ringrazio,  per quanto selezionato e depurato da sequenze superflue, non mi ha consentito di produrre un video breve,  tanto da rientrare nel tempo di proiezione pianificato domenica 1° marzo all’interno dell’evento organizzato dal Coordinamento Provinciale per la Sanità.  

Per cui domenica scorsa è stata proposta versione breve appositamente sintetizzata. Il documento  nella sua interezza, verrà riproposto nel corso di un evento ad hoc che sarà programmato nei prossimi mesi. Per intanto lo proponiamo su Aut. 

Ovviamente la tempistica è quella definita dalla rete, per cui il video è stato diviso in dieci atti. I primi quattro sono l’oggetto di questo post e riguardano l’era pre -Mastrobuono.  Gli altri sei verranno proposti prossimamente. La qualità del video non è perfetta, vittima della mia inesperienza alla regia e al montaggio. Le immagini più vecchie, quelle relative al periodo della Polverini, hanno un formato diverso da quelle successive, perché allora i  mezzi a disposizione non mi consentivano di selezionare un formato di definizione migliore. Anche la performance di  voce narrante ha qualche pecca, essendo la prima volta che mi cimento nell’esercizio della bella dizione. C’è qualche inesattezza anche nel testo,  Suppa  ex manager Asl, non è generale dell’esercito ma della  guardia di finanza.  

Sui contenuti però il risultato è strabiliante e dimostra che sia da destra che da sinistra, le problematiche sono state sempre le stesse. Da un lato si pianifica  l’implementazione della medicina territoriale e si promette il Dea di II livello per Frosinone, dall’altro si tagliano ospedali, reparti, servizi e si cede tutto  in mano alla sanità privata. 

Ciò detto   auguro  a tutti i naviganti buona visione e…..siate indulgenti con il vostro umile  video maker. 




Guerre per l’energia in Medio Oriente

Michael Schwartz

In termini energetici, Israele è sempre più disperato. Abbiamo di fronte la possibilità di guerre più vaste per il gas, con le distruzioni che probabilmente comporteranno.

Come il gas naturale di Gaza è diventato l’epicentro di una lotta internazionale per le risorse energetiche
Indovinate un po’? Praticamente tutte le guerre, insurrezioni e altri conflitti in Medio Oriente sono legati da un unico filo, che è anche una minaccia: questi conflitti sono parte di una sempre più frenetica competizione per trovare, estrarre e commercializzare combustibili fossili il cui successivo consumo sicuramente porterà ad una serie di catastrofiche crisi ambientali.
Tra i vari conflitti legati alle fonti energetiche fossili nella regione uno di questi, pieno di minacce, piccole o grandi, è stato largamente trascurato, e Israele ne è l’epicentro. Le sue origini si possono far risalire ai primi anni ’90, quando i leader israeliani e palestinesi hanno iniziato ad confrontarsi su supposti depositi di gas naturale nel Mediterraneo lungo le coste di Gaza. Nei decenni successivi questo è diventato un conflitto su più fronti che ha coinvolto vari eserciti e tre flotte. Nel frattempo ha già inflitto incredibili sofferenze a decine di migliaia di palestinesi e minaccia di aggiungere nuovi livelli di miseria alle vite di persone in Siria, Libano e Cipro. Forse potrebbe impoverire persino gli israeliani.
Le guerre per le risorse, ovviamente, non sono niente di nuovo. Di fatto tutta la storia del colonialismo occidentale e della globalizzazione successiva alla Seconda guerra mondiale è stata animata dallo sforzo di trovare e commercializzare le materie prime necessarie a costruire o conservare il capitalismo industriale. Ciò comprende anche l’espansione di Israele nei territori palestinesi, e la loro appropriazione. Ma le risorse energetiche sono diventate centrali nelle relazioni israelo-palestinesi solo negli anni ’90, e questo conflitto, inizialmente circoscritto, solo dopo il 2010 si è esteso, includendo la Siria, il Libano, Cipro, la Turchia e la Russia.
La storia avvelenata del gas naturale di Gaza
Nel lontano1993, quando Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) firmarono gli accordi di Oslo che si pensava avrebbero posto fine all’occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania e creato uno Stato sovrano, nessuno aveva prestato molta attenzione alla linea costiera di Gaza. Di conseguenza Israele accettò che la neonata ANP controllasse totalmente le sue acque territoriali, anche se la flotta israeliana stava ancora pattugliando la zona. Le voci di depositi di gas naturale su quella costa non interessavano molto a nessuno, perché allora i prezzi erano molto bassi e le riserve molto abbondanti. Non c’è dunque da stupirsi che i palestinesi se la siano presa comoda per reclutare la società British Gas (BG) – una delle principali attori globali nella ricerca di gas naturale – perché scoprisse cosa ci fosse davvero lì. Solo nel 2000 le due parti siglarono un modesto contratto per sfruttare quei giacimenti, che a quel punto erano stati effettivamente trovati.
BG promise di finanziare e gestire il loro sfruttamento, sostenere tutti i costi e di far funzionare i relativi impianti in cambio del 90% dei profitti, un accordo “di condivisione dei proventi”, esoso ma usuale. Avendo un’industria del gas naturale già in funzione, l’Egitto accettò di diventare il punto di smistamento e di transito del gas sulla terraferma. I palestinesi avrebbero ricevuto il 10% dei profitti (stimati in circa un miliardo di dollari in totale) e avrebbero avuto l’accesso garantito al gas sufficiente a coprire le loro necessità.
Se questo processo fosse stato un poco più rapido, il contratto sarebbe stato messo in pratica come descritto. Tuttavia nel 2000, con un’economia in rapida espansione, con carenza di combustibili fossili e in pessime relazioni con i suoi vicini ricchi di petrolio, Israele si trovò a dover affrontare la mancanza cronica di energia. Invece di cercare di rispondere a questo problema con un aggressivo ma fattibile sforzo di sviluppare fonti di energie rinnovabili, il primo ministro Ehud Barak diede inizio all’era dei conflitti per i combustibili fossili del Mediterraneo orientale. Egli portò al controllo navale di Israele sulle acque territoriali di Gaza per opporsi e bloccare l’accordo con BG. Chiese invece che Israele, e non l’Egitto, ricevesse il gas di Gaza e che controllasse tutti i proventi destinati ai palestinesi – per evitare che i soldi fossero usati per “finanziare il terrorismo.”
Con questo, gli accordi di Oslo erano ufficialmente destinati al fallimento. Dichiarando inaccettabile il controllo sui profitti del gas da parte di palestinesi, il governo israeliano si impegnò a non consentire la benché minima forma di autonomia finanziaria dei palestinesi, per non parlare della piena sovranità. Poiché nessun governo o organizzazione palestinese lo avrebbe potuto accettare, un futuro pieno di conflitti armati era assicurato.
Il veto israeliano portò all’intervento del primo ministro inglese Tony Blair, che cercò di fare da mediatore per un accordo che soddisfacesse sia il governo israeliano che l’Autorità Nazionale Palestinese. Risultato: una proposta del 2007 che avrebbe portato il gas in Israele, e non in Egitto, a prezzi inferiori a quelli di mercato, con un taglio dello stesso 10% dei proventi eventualmente destinato all’ANP. Comunque questi fondi sarebbero stati prima versati alla banca della Federal Reserve a New York per una futura devoluzione, garantendo che non sarebbero stati utilizzati per attacchi contro Israele.
Questo accordo non aveva ancora soddisfatto gli israeliani, che denunciarono la recente vittoria di Hamas, un partito di miliziani, nelle elezioni a Gaza come una rottura dei patti. Benché Hamas avesse accettato la supervisione della Federal reserve sull’uso di quei soldi, il governo israeliano, ora guidato da Ehud Olmert, insistette affinché “nessun diritto di estrazione venisse pagato ai palestinesi.” Invece gli israeliani avrebbero fornito l’equivalente di quei proventi “in beni e servizi.”
Ciò venne rifiutato dal governo palestinese. Poco dopo Olmert impose un blocco totale a Gaza, che il ministro della Difesa israeliano definì una forma di “guerra economica che potrebbe determinare una crisi politica, portando a un’insurrezione popolare contro Hamas.” Con la collaborazione dell’Egitto, a quel punto Israele prese il controllo di tutti i traffici commerciali dentro e fuori Gaza, limitando gravemente persino l’importazione di alimenti e distruggendo la sua industria della pesca. Come ha sintetizzato il consigliere di Olmert Dov Weisglass, il governo israeliano stava “mettendo a dieta” i palestinesi (cosa che, secondo la Croce Rossa, provocò rapidamente “malnutrizione cronica”, soprattutto tra i bambini di Gaza).
Quando i palestinesi rifiutarono di nuovo le condizioni di Israele, il governo Olmert decise di estrarre il gas in modo unilaterale, una cosa che, credevano, sarebbe stata possibile solo una volta che Hamas fosse stato rimosso dal potere o disarmato. Come ha spiegato l’ex comandante in capo dell’esercito israeliano e attuale ministro degli Esteri Moshe Ya’alon, “Hamas… ha dimostrato la sua capacità di bombardare le installazioni strategiche di gas ed elettricità di Israele…E’ chiaro che, senza un’operazione militare complessiva per estirpare il controllo di Hamas su Gaza, nessuna attività di perforazione può essere effettuata senza il consenso del partito radicale islamista.”
In base a questa logica, nell’inverno del 2008 venne lanciata l’operazione “Piombo fuso”. Secondo il deputato del ministero della Difesa Matan Vilnai, si intendeva sottoporre Gaza a una “shoah” (la parola ebraica per olocausto o disastro). Yoav Galant, il comandante in capo dell’operazione, affermò che era destinata a “far tornare indietro Gaza di decenni.” Come ha spiegato il parlamentare israeliano Tzachi Hanegbi, lo specifico obiettivo militare era “rovesciare il regime terroristico di Hamas e occupare tutte le zone da cui vengono sparati razzi contro Israele.”
L’operazione “Piombo fuso” ha effettivamente “fatto tornare indietro Gaza di decenni.” Amnesty International ha riferito che durante i 22 giorni dell’offensiva 1.400 palestinesi sono stati uccisi “compresi circa 300 bambini e centinaia di altri civili disarmati, e vaste aree di Gaza sono state rase al suolo, lasciando molte migliaia di senzatetto e la già disastrosa economia [di Gaza] in rovina.” L’unico problema è stato che l’operazione “Piombo fuso” non ha raggiunto il suo obiettivo di “trasferire la sovranità sui giacimenti di gas a Israele.”

Più fonti di gas uguale più fonti di guerra
Nel 2009 il neoeletto governo del primo ministro Benjamin Netanyahu ha ereditato la situazione di stallo riguardo ai depositi di gas di Gaza e una crisi energetica israeliana che è diventata ancora più seria quando la Primavera Araba in Egitto ha interrotto e poi cancellato del tutto il 40% delle forniture di gas al Paese. L’aumento del prezzo dell’energia ha presto contribuito a determinare le più vaste proteste da parte di ebrei israeliani da decenni.
Quando ciò è accaduto, tuttavia, il regime di Netanyahu aveva ereditato anche una soluzione potenzialmente permanente del problema. Un immenso campo di gas naturale estraibile è stato scoperto nel Bacino Levantino, una grande formazione sottomarina nella parte orientale del Mediterraneo. Fonti ufficiali israeliane hanno immediatamente affermato che la “maggior parte” delle nuove riserve di gas scoperte si trovano “all’interno del territorio israeliano”. Così facendo hanno ignorato le asserzioni contrarie da parte di Libano, Siria, Cipro e dei palestinesi.
In altre parole, questo immenso giacimento di gas avrebbe potuto essere effettivamente sfruttato insieme dai cinque contendenti e un piano di produzione avrebbe potuto essere messo in atto per migliorare l’impatto ambientale del rilascio nel futuro di oltre 3 miliardi di metri cubi di gas nell’atmosfera del pianeta. Tuttavia, come ha osservato Pierre Terzian, direttore del giornale industriale Petrostrategie, “tutti i fattori di rischio sono presenti…Questa è una regione in cui è frequente fare ricorso ad azioni violente.”
Nei tre anni che hanno fatto seguito alla scoperta, l’avvertimento di Terzian è sembrato ancora più preveggente. Il Libano è diventato il primo punto caldo. All’inizio del 2011 il governo israeliano ha annunciato lo sfruttamento unilaterale di due campi, circa il 10% del Bacino Levantino di gas, che si trova nelle acque territoriali contese vicino al confine tra Israele e Libano. Il ministro dell’Energia libanese Gebran Bassil ha immediatamente minacciato uno scontro militare, affermando che il suo Paese non avrebbe “permesso a Israele o a qualunque compagnia che lavori per gli interessi israeliani di prendere una qualunque quantità del nostro gas che si trova nella nostra zona.” Hezbollah, la più agguerrita fazione politica in Libano, ha promesso attacchi con i razzi se “un solo metro” di gas naturale fosse stato estratto dai campi contesi.
Il ministro israeliano delle Risorse ha accettato la sfida, sostenendo che “queste aree sono all’interno delle acque commerciali di Israele…Non esiteremo ad usare la nostra forza e la nostra potenza per proteggere non solo il principio di legalità, ma anche il diritto marittimo internazionale.”
Terzian, giornalista esperto nel settore petrolifero, ha proposto questa analisi della realtà dello scontro:
“In concreto….nessuno è disposto ad investire con il Libano in acque contese. Non ci sono compagnie petrolifere libanesi in grado di fare le trivellazioni e non c’è una forza militare in grado di proteggerle. Ma dall’altra parte le cose sono diverse. Ci sono compagnie israeliane in grado di operare in mare, e potrebbero assumersi il rischio sotto la protezione dell’esercito israeliano.”
Sufficientemente sicuro, Israele ha continuato ad esplorare i fondali e a trivellare nei due campi contesi, schierando droni per controllare gli impianti. Nel frattempo il governo Netanyahu ha investito ingenti risorse per prepararsi ad un possibile conflitto futuro nella zona. Ad esempio, con un generoso finanziamento americano, ha sviluppato il sistema di difesa antimissilistico “Iron Dome”, destinato anche ad intercettare i razzi di Hezbollah ed Hamas diretti contro gli impianti energetici israeliani. Infine, a partire dal 2011 ha lanciato attacchi aerei in Siria con lo scopo, secondo fonti ufficiali USA, “di prevenire ogni spostamento di sistemi antiaerei avanzati, missili terra-terra e terra-mare “ ad Hezbollah.
Tuttavia Hezbollah ha continuato ad accumulare razzi in grado di demolire gli impianti israeliani, e nel 2013 il Libano ha fatto un passo autonomo. Ha iniziato a negoziare con la Russia. L’obiettivo era di avere a disposizione le compagnie del gas di quel Paese per sostenere le rivendicazioni libanesi sulle acque territoriali, mentre la potente marina militare russa avrebbe potuto dare una mano nella “disputa territoriale di lunga durata con Israele.”
Dall’inizio del 2015 è sembrato che si sia stabilita una situazione di deterrenza mutua. Benché Israele sia riuscito a far funzionare il più piccolo dei due campi che ha iniziato a sfruttare, la perforazione nel più grande è bloccata a tempo indefinito “alla luce della situazione della sicurezza”. I contrattisti americani di Noble Energy, incaricati da Israele, non hanno intenzione di investire i 6 miliardi di dollari necessari in infrastrutture che potrebbero essere sottoposte ad attacchi da parte di Hezbollah e potenzialmente nel mirino della flotta russa. Da parte libanese, nonostante la crescente presenza navale russa nella regione, nessuna attività è iniziata.
Nel frattempo in Siria, dove la violenza si è estesa ed il Paese si trova uno stato di collasso armato, si è concretizzata un’altra situazione di stallo. Il regime di Bashar al Assad, di fronte alla feroce minaccia da parte di vari gruppi jihadisti, è sopravvissuto in parte grazie al massiccio aiuto militare della Russia, concordato in cambio di un contratto di 25 anni per lo sfruttamento del giacimento di gas Levantino rivendicato dalla Siria. Nell’accordo è compresa una notevole espansione della base militare russa nella città portuale di Tartus, che garantirebbe una presenza navale russa molto maggiore nel Bacino Levantino.
Mentre la presenza russa ha apparentemente dissuaso gli israeliani dal tentativo di sfruttare qualunque giacimento di gas reclamato dalla Siria, non c’è una presenza russa nella Siria vera e propria. Così Israele ha contrattato la Genie Energy Corporation statunitense perché individuasse e sfruttasse giacimenti di petrolio nelle Alture del Golan, territorio siriano occupato dagli israeliani dal 1967. Per far fronte alla possibile violazione delle leggi internazionali, il governo Netanyahu ha invocato, come giustificazione dei suoi atti, una sentenza della corte israeliana in base alla quale lo sfruttamento di risorse naturali nei territori occupati è legale. Allo stesso tempo, per prepararsi all’inevitabile conflitto con qualunque fazione o insieme di fazioni esca vittoriosa dalla guerra civile siriana, ha iniziato a incrementare la presenza militare israeliana sulle Alture del Golan.
E poi c’è Cipro, l’unico Paese che rivendica diritti sul Levantino che non sia in guerra con Israele. I greco-ciprioti sono stati per molto tempo in conflitto permanente con i turco-ciprioti, per cui non è sorprendente che la scoperta del gas naturale Levantino abbia scatenato sull’isola tre anni di negoziati su cosa fare, arrivati ad un punto morto. Nel 2014 i greco-ciprioti hanno firmato un contratto di sfruttamento con Noble Energy, il principale contrattista di Israele. I turco-ciprioti hanno fatto un’altra mossa, firmando un contratto con la Turchia per lo sfruttamento di tutti i campi reclamati dai ciprioti “fino alle acque territoriali egiziane.” Imitando Israele e la Russia, il governo turco ha subito spostato tre navi da guerra nella zona per bloccare fisicamente qualunque intervento da parte di altri pretendenti.
Di conseguenza, quattro anni di manovre riguardo ai nuovi giacimenti scoperti nel Bacino Levantino hanno prodotto poca energia, ma hanno coinvolto nuovi e potenti pretendenti nella mischia, lanciando una significativa escalation militare nella regione e hanno incrementato in modo incommensurabile le tensioni.

Gaza, ancora e ancora
Ricordate il sistema “Iron Dome”, sviluppato anche per bloccare i razzi di Hezbollah diretti contro i campi di gas di Israele al nord? Nel corso del tempo è stato installato sul confine con Gaza per bloccare i razzi di Hamas ed è stato testato durante l’operazione “Eco di ritorno”, il quarto tentativo militare israeliano di riportare all’ordine Hamas ed eliminare qualunque “capacità palestinese di bombardare le installazioni strategiche di gas ed elettricità di Israele.”
L’operazione, lanciata nel marzo 2012, ha replicato su scala ridotta le devastazioni dell’operazione “Piombo fuso”, mentre “Iron Dome” ha raggiunto la percentuale del 90% di razzi di Hamas eliminati. Neppure questo, tuttavia, pur essendosi dimostrato un’utile appendice all’esteso sistema di sicurezza per i civili israeliani, è stato sufficiente a garantire la protezione degli impianti estrattivi del Paese esposti agli attacchi. Anche un solo colpo diretto lì potrebbe danneggiare o demolire strutture così fragili e infiammabili.
Il fallimento dell’operazione “Eco di ritorno” per mettere tutto posto ha dato il via a un’altra serie di negoziati, che ancora una volta si sono arenati sul rifiuto palestinese della richiesta israeliana di controllare tutto il combustibile e gli introiti destinati a Gaza e alla Cisgiordania. Allora il nuovo governo di unità palestinese ha seguito l’esempio di libanesi, siriani e turco-ciprioti e alla fine del 2013 ha firmato una “concessione di sfruttamento” con Gazprom, l’enorme compagnia russa di gas naturale. Come con il Libano e la Siria, la flotta russa si è profilata sull’orizzonte come un potenziale deterrente contro l’intromissione di Israele.
Nel frattempo, nel 2013, una nuova serie di blackout energetici ha provocato “caos” in Israele, scatenando un drastico aumento del 47% nel prezzo dell’elettricità. In risposta il governo di Netanyahu ha preso in considerazione la proposta di iniziare l’estrazione sul proprio territorio di petrolio dallo scisto argilloso [shale oil], ma il rischio di inquinamento delle falde acquifere ha provocato un movimento di rifiuto violento che ha frustrato questo tentativo. In un Paese pieno di nuove imprese nel campo delle tecnologie avanzate lo sfruttamento di fonti di energia rinnovabile non ha ancora avuto una seria attenzione. Al contrario, ancora una volta il governo si è rivolto contro Gaza.
Avendo sullo sfondo la mossa di Gazprom di sfruttare i depositi di gas rivendicati dai palestinesi, gli israeliani hanno lanciato il loro quinto tentativo militare per obbligare i palestinesi a cedere, l’operazione “Margine protettivo”, con due obiettivi principali legati agli idrocarburi: scoraggiare i piani russo-palestinesi ed eliminare il sistema missilistico di Gaza. Il primo obiettivo è stato apparentemente raggiunto quando Gazprom ha rinviato (forse per sempre) il suo accordo di sfruttamento. Il secondo, tuttavia, è fallito quando i due attacchi sia da terra che dal cielo – nonostante le devastazioni senza precedenti a Gaza – non sono riusciti a distruggere le riserve di razzi di Hamas o il suo sistema sotterraneo di assemblaggio; né ”Iron Dome” è riuscito a raggiungere la percentuale di intercettazioni quasi totale necessaria a proteggere le strutture energetiche previste.

Senza fine
Dopo 25 anni e cinque tentativi militari israeliani falliti, il gas naturale di Gaza è ancora sotto la superficie del mare e, dopo quattro anni, lo stesso si può dire di quasi tutto il gas del Levantino. Ma le cose non sono rimaste le stesse. In termini energetici, Israele è sempre più disperato, proprio mentre ha ingrandito il proprio esercito, compresa la Marina, in modo significativo. Gli altri pretendenti hanno, a turno, trovato partner più grandi e potenti che li possono aiutare a rafforzare le proprie richieste economiche e militari. Indubbiamente tutto ciò significa che il primo quarto di secolo di crisi del gas naturale nel Mediterraneo orientale non è stato altro che un preludio. Ci troviamo davanti alla possibilità di più estese guerre per il gas, con tutte le devastazioni che probabilmente porteranno.
- Michael Schwartz, un eminente docente emerito di sociologia alla Stony Brook University, è l’autore di libri pluripremiati come “Protesta radicale e struttura sociale” e “ La struttura del potere nel mondo degli affari americano” (con Beth Mintz). Il suo libro sul sito TomDispatch [sito alternativo nordamericano], “Guerra senza fine”, è centrato su come la geopolitica militarizzata del petrolio ha portato gli USA a invadere e occupare l’Iraq.
Il suo indirizzo mail è Michael.Schwartz@stonybrook.edu.
(traduzione di Amedeo Rossi)