Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

Visualizzazione post con etichetta No Tav. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta No Tav. Mostra tutti i post

domenica 27 ottobre 2013

Prima che la montagna ci frani addosso

di Giorgio Cattaneo fonte: MEGACHIP.GLOBALIST

La montagna è una fatica di cui non si vede mai la vetta, è Giorgia Meloni che nella trasmissione di Santoro denuncia i 90 miliardi di euro che grazie al governo Letta il gioco d'azzardo legalizzato ha sottratto al fisco, sono i No-Tav che in quello stesso studio aggiungono sul conto anche i 24 miliardi iniziali (solo previsti, mai stanziati perché inesistenti) per la grande opera più ridicola, costosa e inutile d'Europa, di cui i politici in trasmissione ammettono di sapere poco o nulla, nonostante sia diventata un caso nazionale per via delle gravi accuse di eversione piovute sulla protesta.
La montagna sono le due ore di trasmissione che scorrono prima di "scoprire" che il famoso cantiere di Chiomonte, epicentro dello scontro, non è certo quello del futuro tunnel ferroviario: si sta solo scavando una mini-galleria di servizio, archiviabile alla svelta se solo si volesse farla finita, una volta per tutte, con la leggenda deltreno veloce - non più per i passeggeri ma per le merci, che notoriamente viaggiano a bassa velocità.
Merci letteralmente scomparse dalla tratta, dove peraltro Italia e Francia sono già perfettamente collegate dalla ferrovia Torino-Modane che attraversa la valle di Susa, appena ammodernata con 400 milioni di euro per consentire ai treni di caricare anche i Tir e i grandi container navali. La montagna è la fatica che occorre, ogni volta, per spigare che i container navali sbarcati a Genova ormai evitano il Piemonte e la Francia e corrono verso Rotterdam attraverso i valichi del nord. Mentre per i Tir - lungi dal caricarli sui treni - si sta scavando il secondo traforo autostradale del Fréjus, sempre in valle di Susa, cioè nel territorio a cui, per buon peso, si vorrebbe infliggere anche l'Armageddon di vent'anni di cantieri Tav, coi paesi devastati e la popolazione minacciata da pericoli per la salute (cancro, causa polveri con amianto e uranio) ammessi dagli stessi tecnici della grande opera, che riconoscono che i lavori potrebbero anche aprire serie incognite idrogeologiche.
Un'impresa folle, sempre più improbabile e irreale per tutti - docenti universitari compresi - tranne che per i decisori politici, i parlamentari a corto di informazioni che però vanno in televisione e scrutano i No-Tav come animali strani, un po' naif, forse affetti dalla sindrome Nimby, evidentemente non credibili, persino quando ricordano palesi verità ormai incresciosamente ufficiali come quelle provenienti dalla Francia: al netto delle rituali cortesie diplomatiche con l'Italia, Parigi ha infatti stabilito definitivamente che il capitolo Torino-Lione verrà riaperto, eventualmente, solo a partire dal remotissimo 2030.
La montagna è impervia: ci sono voluti anni prima che Santoro, paladino di tante cause civili, si decidesse a spedire il fido Ruotolo nella valle in rivolta: accadde nel 2012, quando il contadino anarchicoLuca Abbà precipitò (folgorato) dal traliccio su cui si era inerpicato per protesta, tallonato da un poliziotto. Rivisto un anno dopo, sempre grazie a Ruotolo, Luca Abbà non denuncia gli oscuri attentati incendiari che hanno colpito le imprese collegate al cantiere, ne prende nota e rivendica in linea di principio il diritto di ricorrere anche al sabotaggio come strumento legittimo di lotta.
È esattamente questo atteggiamento, diffuso in larghi settori del movimento "ribelle", che spinge il procuratore Caselli a chiarire che - dal punto di vista della legge - non sono ammissibili infrazioni alla legalità, specie se violente come l'intimidazione o il lancio di sassi e petardi contro operai e agenti. Per contro, lo stesso Ruotolo mette a fuoco le aziende colpite dagli incendi: alcune hanno alle spalle vicissitudini giudiziarie, qualcuna è stata addirittura sfiorata da indagini dei Ros sul rapporto opaco tra politica, affari e 'ndrangheta.
Anche questo fa parte della montagna grigia, in una serata in cui Beppe Grillo tuona da Trento contro il presidente Napolitano, che il giorno dopo il blitz al Senato per disinnescare l'antifurto della Costituzione, l'articolo 138, a tarda ora ha convocato al Quirinale i partiti delle larghe intese per "invitarli" a cestinare finalmente l'impresentabile legge elettorale, tanto vituperata quanto cara ai privatizzatori della democrazia.
La montagna è questa deriva infinita, nella quale gli italiani - valsusini e non - hanno ormai la certezza di non contare più niente, e di non sapere neppure più bene come arrivare alla fine del mese. La soluzione, dice Giorgia Meloni, non può essere che la partecipazione democratica: rifiutare il vittimismo passivo e scendere in campo direttamente per cambiare le cose, nonostante l'insormontabile muraglia del patriziato economico, dell'oligarchia finanziaria, della lebbra partitocratica.
E anche della catastrofe nazionale dell'informazione: su questo versante, almeno, Santoro e Travaglio hanno accorciato le distanze, recuperando terreno prezioso. Certo, c'è voluta la manifestazione di Roma. Tutti i civili appelli all'ascolto, rivolti dalla valle di Susa alle maggiori istituzioni, erano sempre caduti nel vuoto -lettera morta anche per giornali e televisioni.
La montagna è ancora lì. Si chiama Troika, rigore, Fiscal Compact, pareggio di bilancio, tetto del deficit al 3% del Pil. Politici sintonizzati? Zero: non pervenuti. Aspettano che la montagna ci frani addosso?

domenica 20 ottobre 2013

ROMPERE I VINCOLI EUROPEI

Commento di Giorgio Cremaschi per Ross@ alla manifestazione del 19 ottobre

Quella del 19 ottobre è stata una delle più belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. E anche una vera manifestazione di popolo, fatta  di decine e decine di migliaia di giovani, di migranti, di  donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali, di  lavoratori e pensionati.
Se la si  collega, come è stato deciso dagli stessi promotori, con quella del 18 ottobre per lo sciopero dei sindacati di base, vediamo delineato un possibile blocco sociale antagonista,  che rompe le barriere tra generazioni, tra lavoro precarietà disoccupazione  e reddito, tradiritti sociali e ambiente. E si comincia a sentire anche una maturazione  di obiettivi politici, con la rivendicazione democratica di decidere mentre si individuano come avversari diretti l'Europa dell'austerità e i suoi governi, da noi  quello voluto da Giorgio Napolitano.
Chi condivide molti obiettivi sociali e politici  di questi movimenti, ma non è venuto per settarismo o supponenza aristocratica,  farà bene a dirsi che ha sbagliato.
Infine c'è da ridere nel vedere la vergogna della grande informazione italiana, davvero ridicola espressione del palazzo . Tutti i grandi mass media hanno annunciato la manifestazione del 19 ottobre come un mattinale della questura. Poi, nonostante ci  siano stati  meno incidenti che in una normale partita di calcio, han cancellato la forza. la bellezza,  la freschezza di una manifestazione, ove per la prima volta le famiglie dei migranti sfilavano con i bambini,  e han gonfiato all'inverosimile piccolissimi episodi.
Ancora una volta la grande informazione si conferma come parte della crisi della nostra democrazia. Ma la manifestazione del 19 ottobre dimostra  che si può ripartire lo stesso. Senza esaltarsi troppo e consapevoli di tante tante difficoltà,  si riparte.

Erri De Luca: "L'informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni"

CONTROLACRISI



Una manifestazione riuscita quella del 19. In piazza con forza e determinazione. Ci racconta il suo corteo? Cosa ha visto?
ho visto una manifestazione diventare fiume e fare concorrenza al Tevere. Dall'invaso di piazza San Giovanni si versava per via Merulana una corrente in piena su strada e marciapiedi, lieta di conoscere se stessa. Era anche una assemblea mobile delle mille realtà di resistenza e lotta in Italia, da Lampedusa alla val di Susa , la nuova rima del tempo presente.Ho visto per la prima volta una presenza in piazza di migliaia di nuovi cittadini italiani, forza emergente di un paese vivo.


Finalmente il corteo ha saputo restituire ai No Tav la loro identità, quella che conosciamo tutti, la loro lotta determinata, la loro non violenza soprattutto dopo quest'ultimo periodo che di loro hanno parlato come "violenti"...
La diffamazione a mezzo stampa di quella grande e tenace lotta di popolo non scalfisce la sua resistenza basata sulle ragioni di una maggioranza. Quella maggioranza anche sotto occupazione militare fa valere la sua calma intransigente e montanara e la spunterà.


Diversi oggi media mettono in risalto quel breve momento di scontri tra incappucciati e forze dell'ordine. non mi pare che ci siano i presupposti, considerata la riuscita del corteo, per "distruggere" la giornata di ieri. anzi. Come risponde alla mala informazione?
Quegli episodi di margine e di pochi hanno sporcato una giornata di ossigeno politico. Non si accorgono di fare solo fumo. Naturalmente la informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni.

La piazza di ieri sembra forte e determinata verso "il domani". Cremaschi per esempio ha detto che dopo ieri "si può ripartire", i movimenti stanno assediando porta pia... qual sarà il domani prossimo?
La piazza del 19 e' un riassunto e un pronostico dei movimenti di oggi e domani. Chi non c'era ha perso uno sguardo d'insieme sul pianoterra della casa Italia. Da cittadino del mio paese oltre che da narratore di storie ho creduto e credo mio dovere essere testimone.

No Tav 19 ottobre 2013 dal corteo di Roma

No Tav Info


Sono le 19.30 del 19 ottobre, la tanto attesa e mistificata data che per giornali e tv voleva la calati dei "cattivi" no tav a Roma. La delegazione del movimento ha in questo momento raggiunto la metro per ritornare a prendere il pulman di ritorno verso la valle di Susa. Da questa mattina si era sgonfiato il pallone di menzogne che circondavano la partecipazione del movimento. A nulla erano valsi i comunicati e le descrizioni, pur di far notizia, pur di cercare il mostro ad ogni costo i cronisti hanno dovuto attendere la partenza del pulman dalla valle di Susa per rendersi conto che quanto si diceva dalla valle di Susa era vero. Mentre scriviamo i medesimi cronisti sono lì alla ricerca di altri mostri, incubi e paure da raccontare agli "ingenui" ascoltatori. Purtroppo per loro e per chi da un cambiamento vero ha troppo da perdere il meccanismo non ha funzionato. La paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone oggi hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa. La delegazione del movimento, con lo stesso spirito, senza paura ha così attraversato questo corteo portando un piccolo contributo ci sentiamo di dire dopo un lungo viaggio. Dunque sulla via del ritorno dopo una giornata di mobilitazione ci sentiamo di augurare a tutti un buon viaggio di lotta e a chi rimane in piazza a resistere con le tende un saluto, un ringraziamento e un arrivederci a tutti. 

lunedì 12 agosto 2013

Storie di ordinaria repressione

fonte: http://www.tgmaddalena.it/


Sabato 10 agosto, ore 19,40 circa, all'imbocco della strada per susa da giaglione, dopo il bivio per venaus: stiamo tornando a casa dopo la
manifestazione degli over 50 alle reti. Vediamo un'automobile bloccare improvvisamente dopo la curva un'altra macchina.
e cerca di afferrare uno dei due ragazzi fatti scendere dalla macchina, spingendolo violentemente verso il guardrail e insultandolo pesantemente. Noi, come altre macchine di notav, vista la scena, ci fermiamo poco oltre, appena possible e accorriamo sul posto, per ca
E' una macchina della digos, lo capiamo perchè riconosciamo 2 soggetti che erano all'interno del cantiere oggi.Uno dei d upire cosa succede: arrivati vicino ai ragazzi, sentiamo uno della digos minacciare uno dei due giovani fermati, mentre l'altro controlla i documenti. Alla nostra richiesta del perchè di questo controllo, ci vene malamente risposto che i due ragazzi erano stati riconosciuti tra i manifestanti intorno alle reti,... accusandoli anche di averli appostrofati, nonostante i ragazzi
derati ?? Questo è
negassero il fatto. Intanto sono anche accorsi due abitanti della casa di fronte, evidentemente indignati di quanto stava succedendo. Soltanto la nostra presenza ha fatto sì che la digos decidesse di cambiare parzialmente atteggiamento e se ne andasse, dopo aver restituito i documenti. Domanda: cosa sarebbe successo se questo fosse accaduto alla sera tardi senza spettatori indes iil clima che ci vogliono imporre ? Quando capiranno questi signori che la valle vigila e non permetterà loro di fare ciò che vogliono, perchè l'indifferenza e l'egoismo qui non è di casa ??
Questo è il racconto di uno dei ragazzi fermati:
dig02La testimonianza di Marco: I ragazzi in questione siamo io e mio cognato Stefano, con noi era presente anche mia madre. L'auto della digos (fuoristrada Hyundai Terracan verde targato *******) ci ha affiancato occupando la corsia opposta ,nel momento in cui sopraggiungeva un'altra vettura, sfiorando di poco un incidente, e mi ha tagliato la strada costringendomi a fermarmi. Sono scesi, erano in borghese e non si sono identicicati, hanno cercato di forzare le portiere, scesi dalla macchina hanno afferrato violentemente mio cognato e mettendogli le braccia dietro la schiena lo hanno sbattuto prima sul cofano della macchina e poi su un muretto, ci sottopongo a una perquisizione in cui ci ritirano i documenti e ci insultano dicendoci che siamo delle merde, nullità, dicono a mia madre di vergognarsi per come mi ha allevato e che devo portargli rispetto perché dice potrebbe essere mio padre, al che gli rispondo che mio padre mai farebbe un lavoro tanto ignobile. Ci fotografano e minacciano di denunciarci e arrestarci sul momento, ma poi si accorgono che stavano arrivando molti altri compagni no tav a soccorrerci e allora sorpresi fuggono velocemente... È stata una vera e propria aggressione! Ringrazio tutti coloro che si sono fermati ad aiutarci, non so cosa sarebbe successo altrimenti...

venerdì 26 luglio 2013

La solidarietà è un reato peggiore dell'evasione fiscale

a cura di Luciano Granieri con il contributo di Simonetta Zandiri

Nella clip  le cariche della Guardia di Finanza in assetto antisommossa, davanti al Tribunale   di  ‎Torino al presidio di solidarietà organizzato dai NoTav ‬, mentre si svolgeva l'interrogatorio dell'attivista Marta Camposana fermata nei boschi della Val di Susa, accusata di resistenza a pubblico ufficiale, e oggetto secondo le accuse della stessa Marta di violenze e molestie sessuali da parte delle forze dell'ordine .   La  solidarietà è un reato, non c'è tempo per cercare gli evasori eh?

Brano:  "O"  dei Weather Report
Foto: Sandro Ficco


sabato 20 luglio 2013

No Tav. Conferenza stampa sugli scontri del 19/20 luglio: la democrazia è in pericolo

TG VALLE  DI SUSA


 
Giornata pesante quella appena trascorsa: 124 fermati ai posti di blocco che hanno cinto la Val di Susa democraticamente d’assedio, ore prima che la annunciata marcia notturna avesse luogo, 9 fermi in attesa di convalida e decine di feriti che in mattinata han trasformato il Presidio di Venaus in ospedale da campo.

Il movimento No Tav ha risposto ai democratici accadimenti della notte con una conferenza stampa, indetta per oggi 20 luglio alle 15.00 al Presidio Gemma delle Alpi di Susa. Presenti Guido Fissore, Nicoletta Dosio, Marta – fermata e rilasciata – e Francesco Richetto.
È l’ennesimo episodio di violenza perpetrato a danno di persone che si recavano a protestare contro la zona rossa richiesta dal Prefetto di Torino e che di fatto espande i già ampi confini del cantiere-fortino della Val Clarea (dove hanno luogo i lavori per il tunnel geognostico per il progetto del tunnel della NLTL – Nuova Linea Torino Lione, ultima dizione di quella che doveva essere la tratta ad Alta velocità passeggeri prima, merci poi, Alta velocità prima, Alta capacità poi, N.d.R.). La prima a prendere la parola è Nicoletta Dosio, ferma nella denuncia dei pestaggi che han colpito a decine i manifestanti mentre indietreggiavano e cercavano una via di fuga in mezzo al fumo dei lacrimogeni. “Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi” sostiene Bertolt Brecht, che N.D. cita dicendo: “La nostra terra purtroppo ha ancora bisogno di eroi” e gli eroi sono i ragazzi arrestati che pur di lasciare arretrare, uomini, donne, anziani e più giovani si sono sacrificati per la loro fuga subendo il pestaggio e l’arresto.
“Nessuno è tornato da Giaglione prima che tutti fossero rientrati. I violenti esistono e stanno al di là delle reti” dichiara N.D.: la violazione della Democrazia in Val di Susa è un fatto concreto ed è di questo che bisogna parlare.
Marta è una dei fermati. Interviene raccontando l’esperienza appena vissuta. Assieme a molti altri è rimasta chiusa, imbottigliata senza via di fuga – verrebbe da chiedere agli zelanti PM abili nel Diritto: esisteva topograficamente una via di fuga? E se no: una carica che non lasci vie di fuga può ancora legalmente configurarsi come carica? Agli occhi profani suonerebbe piuttosto come “pestaggio”? Una domanda come un’altra.
Marta viene catturata e presa a manganellate, trascinata sin dentro il cantiere a calci e pugni. Lì viene ripetutamente toccata nelle parti intime, al seno; una agente le sputa addosso apostrofoandola con “puttana!”, epiteto ricorso più volte, tra gli altri. Le viene contestata la presenza nello zaino di limone e flacone di acqua misto a Malox, per proteggersi dai lacrimogeni. Poi qualcuno passa e credendo che il lavoro non sia ancora fatto a dovere le assesta una manganellata in faccia (labbro rotto: 6 punti esterni e 3 interni). Marta sanguina ormai dappertutto, non sa neanche di preciso da dove sanguini perché gli abiti sono impregnati di sangue e chiede insistentemente di esser visitata da un dottore. Il dottore in forza alle FfOo arriva, ne richiede l’immediato trasferimento in Pronto soccorso. L’immediato si computa in 4 ore dopo. Prima avviene il trasferimento in Questura per la certificazione dei reati imputatile: resistenza, aggressione e lesioni a pubblico ufficiale. Poi finalmente Marta viene prelevata da medici ospedalieri e trasferita al Cto di Torino.
Guido Fissorre sottolinea la premeditazione di quanto accaduto. Il cantiere-fortino è cinto da doppia struttura di jersey (reti fisse incastonate su basamenti di cemento, N.d.R.), reti semplici, filo spinato a profusione e in alcuni punti reti per caduta massi. Perché si possa intervenire dall’esterno ci vorrebbe un esercito munito di bulldozer, bombe a mano e dinamite, non certo un corteo di persone comuni. Far uscire i reparti antisommossa per fermare il troncone centrale della manifestazione centinaia di metri prima delle recinzioni, sparare lacrimogeni in abbondanza, caricare e inseguire pare consono alla presenza stessa, e anomala, dei due magistrati che seguono le indagini relative agli inquisiti del movimento No Tav. Il sentore è che, annunciata la manifestazione, ci si fosse non già preparati ad arginare eventuali disordini, ma preventivamente disposti a provocarli per giustificare gli arresti. Il momento storico, percorso da difficoltà economico-finanziarie di ogni sorta, rende rocambolesco il reperimento dei fondi per il prosieguo del tanto ambito tunnel e giace sullo sfondo, in attesa di poter giustificare il blocco qualora il capro espiatorio dovesse servire all’uopo e divenire, come l’assordante vociferare richiede, il cattivo di turno.
Domani, 21 luglio, saranno gli amministratori comunali – di Meana, Bussoleno, Condove, Sant’Antonino di Susa, San Didero, Giaglione, Villarfocchiardo ecc. – a dirigersi in corteo alle recinzioni, per reclamare il libero transito sulla propria libera terra.
N.D. ricorda infine come su alcune testate sia comparsa la notizia che “nonostante” i tafferugli, i lavori nel cantiere siano proseguiti, esattamente come quando Luca Abbà nel febbraio del 2012, cadde dal traliccio, senza soccorsi, con il rischio di rimetterci la vita. Non è l’orgoglio del lavoro a prevalere, ma l’infamia dell’interesse che fa del lavoro una leva per passare sopra tutto e sopra tutti.

mercoledì 17 luglio 2013

Le rivoluzioni si fanno sempre altrove

Simonetta Zandiri


Questa notte non è successo niente. Allora un escavatore usato nel cantiere di Chiomonte si è dato fuoco per protesta, avendo compreso meglio degli umani che il pianeta terra va rispettato. Per solidarietà anche una ruspa impiegata nel raddoppio del Frejus si è data fuoco, avendo compreso l'inutilità di questo ennesimo buco nella montagna ed il rischio che amianto e uranio si diffondano nell'ambiente. Poi si è sparsa la voce, così anche l'inceneritore del Gerbido ha smesso di funzionare, consapevole del danno che avrebbe provocato visto che al suo interno confluivano rifiuti di ogni genere e che gli umani non erano stati capaci di filtrare adeguatamente i fumi. E alla fine la natura, sentendosi protetta almeno dalle macchine, ha pensato bene di ringraziare pulendo quell'aria con un bel temporale ma, così facendo, ancora una volta ha salvato i nostri polmoni ben sapendo che quei veleni penetreranno nelle profondità della Terra.
Nel frattempo noi umani abbiamo dormito, rinfrescati dal temporale. I più indignati si sono sfogati su FB. Lamentandosi che le rivoluzioni si fanno sempre altrove.
Buongiorno.

venerdì 17 maggio 2013

Quando si attenta alla vita di un compressore

Movimento NOTAV


Tre giorni continui di attacchi mediatici e politici alla Valle di Susa e al movimento no tav.
Proviamo per punti a raccontare la cruda realtà:

- L’azione di lunedì notte non è stata rivendicata, le uniche notizie che rimbalzano sui giornali arrivano direttamente dalla questura e dall’interno del cantiere.
Quasi ucciso poverino!
- La realtà è che non ci sono stati feriti e l’attacco è avvenuto alle cose e non alle persone. Un compressore annerito è l’unico “ferito”. Un po’ poco per giustificare un “tentato omicidio” a meno che anche il compressore sia considerato un operaio del cantiere.
- Quando il ministro degli interni  Alfano, seguito dal solito coro bipartisan, parla “di atto terroristico e “ricerca del morto” o non sa di cosa parla o lo sa benissimo  e falsifica deliberatamente i fatti reali, usando lui sì, toni terroristici.
-Noi temiamo che qualche povero cristo ci lascerà davvero le penne immolato sull’altare della “ragion di stato” e non per mano dei NO TAV, ma per cancellare i NO TAV dalla Storia e tutto questo ricorda maledettamente la “strategia della tensione” degli anni ’70 e 80.
- Ribadiamo che il tagliare le reti e il colpire macchinari sono azioni non violente.
- Il giorno dopo l’azione il piccolo presido no tav a ridosso delle reti è stato completamente devastato (da chi? visto che lì o ci sono i no tav o le forze dell’ordine?)… ma nessuno chiaramente ne parla…
- Ci chiediamo dove siano stati i ministri in questione che oggi sputano dure sentenze, quando le forze dell’ordine picchiavano e lanciavano lacrimogeni contro manifestanti inermi.
- Ci chiediamo dove fosse lo Stato quando la polizia  compì un tentato omicidio durante lo sgombero della baita Clarea nel febbraio 2012, senza neanche fermare i lavori.
- Denunciamo come pretestuosa e intimidatoria la richiesta del senatore Stefano Espositodi procedere contro il giornalista Fabrizio Salmoni per “Istigazione a delinquere e minacce”, per il suo articolo C’è lavoratore e lavoratore: per esempio ci sono i crumiri“, ampiamente ripresa dai giornali e TV, mistificando il reale contenuto dell’articolo.
- Il ministro degli interni dovrebbe preoccuparsi delle ditte che lavorano all’interno del cantiere: l’altro ieri è arrivata la Pato Perforazioni di Rovigo: ditta a cui il 13 marzo è stata tolta la certificazione antimafia e guarda caso adesso lavora al cantiere della Maddalena aggiungendosi alle già molte altre ditte che hanno subito condanne in via definitiva per bancarotta fraudolenta, tangenti..ecc ecc.
-Così facendo svendono la nostra terra ai soliti mafiosi impuniti, sono complici della distruzione irreversibile della Val Clarea e in altre porzioni della valle, infischiandosene della vita e del futuro di chi la abita.
- Se pensano di intimorirci con le loro dichiarazioni roboanti si sbagliano. Noi a Chiomonte continueremo ad andarci e inizieremo da venerdì con l’ inizio della tre giorni di campeggio, che è un anticipo della lunga estate di lotta che il movimento no tav sta organizzando
16 maggio 2013
Movimento NOTAV

sabato 2 febbraio 2013

NOTAV Processo in AULA BUNKER, attivisti trattenuti all'uscita

Simonetta Zandiri


AULA BUNKER, processo NO TAV. 1° febbraio 2013
Centinaia di persone per esprimere solidarietà con i compagni e le compagne sotto processo, questa mattina hanno partecipato al presidio di fronte all'aula bunker del carcere di Torino, dove si sarebbe svolta l'udienza per unificare i due procedimenti per un totale di 52 persone, per le giornate di resistenza del 27 giugno e 3 luglio 2011.
Una lunga coda all'ingresso, l'apparato che avrebbe dovuto radiografare le nostre borse evidentemente era KO. I casi della vita? Così ci controllano uno ad uno, chiedendo i documenti all'entrata. Finalmente è il mio turno... cerco il documento ma l'agente in borghese sorride e avvisa il collega "non serve, la signora la conosciamo". In un aula bunker essere "conosciuta" non è una roba che mi fa sentire proprio bene.
Si entra. L'atmosfera è veramente cupa, il grigio è la tinta dominante, sullo sfondo tra un crocifisso e l'altro le due scritte che annunciano che "la legge è uguale per tutti". Peccato siano messe alle spalle dei giudici, così le leggiamo solo noi, che abbiamo capito da tempo che le cose non stanno proprio cosi'.
Da dentro ci avvisano che alcuni compagni non vengono fatti entrare, qualcuno ha "deciso" che eravamo troppi, peccato che almeno gli indagati avrebbero tutto il diritto di essere presenti in aula. Si informano gli avvocati, si tenta di impedire l'inizio dell'appello, ma niente da fare. Poco importa, quella legge uguale per tutti è, ancora una volta, dis-uguale per i NO TAV. Inizia l'appello, ma viene ignorato, una compagna si avvicina ad un microfono e chiede di poter leggere un comunicato a nome di tutti, la sua richiesta viene respinta ma lei non demorde. Inizia la lettura del comunicato, circondata dai compagni che la proteggono dall'arrivo dei Carabinieri, al quale il presidente ha chiesto di identificare la ragazza. Con voce decisa, in tanti iniziano la lettura: "La scelta di spostare il processo in questa aula bunker è in sintonia con l'ondata repressiva sostenuta e legittimata dalla campagna mediatica finalizzata a demonizzare il movimento NO TAV, tentando di indebolirlo e isolarlo dalle lotte che attraversano il paese. Trasferendo la sede del processo voi state tentando di rinchiudere la lotta NO TAV nella morsa della "pericolosità sociale" e delle emergenze. Noi invece, rivendichiamo le pratiche della lotta ribadendo le ragioni che ci spingono a resistere contrastando chi vuole imporre il tav militarizzando la Valle, con le conseguenti devastazioni umane, sociali e ambientali. Le nostre ragioni restano vive, e la vostra scelta di trascinarci in questa aula bunker non ci impedirà di portarle avanti. Per questo oggi scegliamo di abbandonare tutte/i quest'aula, lasciandovi soli nel vostro bunker. ora e sempre  notav!. A SARA' DURA!" è il grido conclusivo, con il quale gli indagati ed il pubblico lasciano l'aula bunker, è una piccola vittoria, ma all'esterno c'è il prezzo da pagare.
Una parte riesce ad uscire, altri no. Ci vengono chiesti i documenti e ci rifiutiamo di darli, visto che siamo tutti stati identificati all'ingresso non sembra sensata la richiesta all'uscita. Il cancello si chiude, alcuni sono fuori, altri sono dentro. Sale la tensione, parte qualche carica, ma nessuno ha intenzione di mostrare un documento per uscire. Dopo un tempo che sembra non finire mai arrivano gli avvocati del legal team, e siamo "tutti liberi".... Per condividere la sensazione di libertà si decide di fare una passeggiata intorno alle mura del carcere, per portare ai carcerati parole di solidarietà, messaggi di speranza.
Insieme, abbiamo di nuovo la sensazione che loro non vinceranno mai.
Purtroppo, però, non sanno perdere....


lunedì 28 gennaio 2013

Lettera aperta a NICHI VENDOLA

Barbara De Bernardi : fonte http://www.lavallecheresiste.info


Scusa se salto le usuali formule di cortesia con cui d’abitudine si comincia una lettera, ma sarei davvero in imbarazzo a esordire con un “egregio Presidente” o un “caro Nichi”: troppo impersonale il primo, troppo confidenziale il secondo. Azzardo invece il “tu”, perché fino ad oggi ci hanno accomunato molte battaglie, tanti ideali e non pochi sogni. Ed è proprio per questo che ti scrivo. Perché, mai come in questo momento, battaglie, ideali e sogni stentano per me a trovare se non una casa politica, almeno una casella in cui possa senza vergogna e senza schifo mettere una croce, alle prossime elezioni.

Sto da mesi assistendo a “sinistra” (e sono costretta a scrivere la parola tra virgolette) a manovre che mettono a dura prova i miei convincimenti laici più sacri: che il voto è un diritto pagato con il sangue di tanti italiani e che l’impegno politico è un dovere al quale non ci si può sottrarre. Sto ascoltando, sempre “a sinistra” (là dove ho sempre votato), dichiarazioni nauseanti e irritanti. Sono costretta, sempre “a sinistra” (là dove ancora vorrei poter stare), a guardare siparietti penosi. L’ultimo, in ordine di tempo, ma certo non il definitivo, è stato il dibattito televisivo ospitato da Lucia Annunziata, venerdì scorso. Lì, tra i tanti, ho visto comparire due Sindaci valsusini. Miei ex colleghi. Già, perché sono stata anch’io Sindaco. E sono stata sulle barricate (quelle vere, non quelle metaforiche) accanto a quell’Antonio Ferrentino, un tempo leader No Tav e oggi comodamente seduto in un salotto romano accanto al Sindaco di Chiomonte, il Comune che da un paio d’anni ospita, con la compiacenza dei suoi Amministratori, la farsa militarizzata di un cantiere-teatro, in cui recitare il mantra delle “grandi opere che ci porteranno in Europa facendoci uscire dalla crisi”. Venerdì scorso il Sindaco (ieri SEL, oggi PD) Antonio Ferrentino, che milita dunque nella tua stessa coalizione, ha chiesto a Ingroia come possa conciliare la posizione No Tav di Rivoluzione Civile con la presenza nello stesso movimento di Antonio Di Pietro, un tempo Ministro strenuo sostenitore di questa “grande opera”, a suo tempo pervicacemente sordo al grido di rabbia e di dolore di una intera Valle.

Non voglio qui commentare la risposta di Ingroia. In questo momento non mi interessa. Voglio invece girare a te la medesima domanda. Dunque ti chiedo: come fai tu, dichiaratamente contrario al Tav in Valle di Susa, a condividere un progetto politico con l’onorevole Bersani, che si trova a capo di un partito non solo programmaticamente favorevole a quell’opera, ma anche capace di zittire il dissenso interno con epurazioni degne di ben altri mondi? Cosa farai il giorno in cui si tratterà di scegliere se proseguire con questo sciagurato progetto o cancellarlo definitivamente dall’Agenda (parola che ovviamente non ho usato a caso)? Accetterai tuo malgrado l’orientamento della maggioranza, per alto senso delle Istituzioni? Reputando che in politica le questioni morali vadano comunque risolte mettendole ai voti? Dimmi, è così che accadrà? E’ così che avete già deciso di fare? Perché non può essere che del tema (così come dell’articolo 18, degli F35 o della Patrimoniale), a porte chiuse, tu e Bersani non abbiate già discusso, concordando una linea. Non ci credo. Sarebbe davvero da ipocriti e anche da irresponsabili.

Insomma, io non ho bisogno di sentirti dire che sei No Tav. Io ho bisogno di sentirti dire, con chiarezza, cosa farà domani in Valle di Susa lo schieramento di cui fai parte, se mai andrà al Governo. Se avrai l’onestà intellettuale di rispondermi probabilmente non ti guadagnerai comunque più il mio voto. Ma, posto che la cosa ti interessi, potrai ancora almeno godere della mia stima.

Barbara Debernardi
Valle di Susa

lunedì 7 gennaio 2013

Viaggio a bassa velocità

Franca Dumano


“Le magnifiche sorti e progressive. Viaggio a bassa velocità nel progetto TAV della Val Susa”.
A cura di Luciano Celi, Lu:ce edizioni.


Propongo ai lettori di AUT una lettura stimolante: un viaggio a bassa velocità nel progetto Treno ad Alta Velocità Torino-Lione: si parte dall'immagine di copertina (scattata dal curatore in località Ramats, sotto il viadotto autostradale della A32) e dalla suggestione leopardiana del profumo de “La  ginestra o fiore del deserto” e- attraverso una riflessione sulla democrazia  e sull'Illuminismo  - si arriva al cuore del movimento NO TAV, alla sua  ricchezza di anime e contenuti, alla sua complessità.
E' un viaggio composito, un mosaico di forme diverse -interviste, articoli, comunicati stampa, interventi, report tecnici, versi, testimonianze- che raffigura le varie sfaccettature di una realtà complessa: pensionati, giornalisti, avvocati, agricoltori, tecnici, archeologici, studenti; insieme  riflettono sulla partecipazione e danno vita ad un concreto esperimento di cittadinanza attiva[1] .
Il libro riproduce “una  foto di un presente che lasci una traccia di ciò che fu”[2] . Un presente in divenire: gli avvenimenti si susseguono in Val di Susa, le idee e le strategie si moltiplicano: lo stesso libro ha subito una modifica in corso d'opera a seguito della drammatica vicenda di Luca Abba' precipitato da un traliccio dell'alta tensione in Val Clarea “per un gesto nonviolento di estrema difesa della sua terra” si è trasformato in istant book il cui ricavato è destinato al sostegno di Luca Abba' in un periodo difficile ; è poi uscito in una seconda e in una  terza edizione.
Varie vicende si susseguono veloci e il 2012 si chiude con la decisione del governo Monti di dare due milioni al progetto Tav.
La citazione del titolo “le magnifiche sorti e progressive” tratta dalla bellissima “La ginestra” scritta da Leopardi in occasione del suo soggiorno a Torre del Greco dinanzi alla vista di uno dei luoghi più belli e più devastati  del nostro Paese, le pendici del Vesuvio, invita ad una riflessione sull'arroganza di chi vuole solo dominare la natura senza porsi problemi di rispetto e tutela. 
(Cosa scriverebbe oggi Leopardi se vedesse che intorno al Vesuvio  si è costruito abusivamente ovunque, persino sulle vie di fuga,  in una pericolosa catena sistematica  di illegalità ,dalle cave, agli sbancamenti,  alle discariche? E che a Roma, altro luogo  di cui ha evocato le ginestre e l'antica gloria, si costruiscono parcheggi sulle necropoli etrusche e si interrano senza pietà resti archeologici affioranti dagli scavi edilizi e si lasciano cadere a pezzi dall'incuria anche i monumenti più importanti? Altro che superbia del secolo spiritualista contro cui polemizzava! )
Il viaggio procede attraverso interviste a partecipanti del movimento NO TAV; fra gli altri, Luca Abbà  ripercorre la sua storia  in Val di Susa, dai tempi


[1]  PAG. 13.
[2]  PAG.21.

del liceo e l'interesse per le questioni ambientaliste alla decisione di trasferirsi in montagna a coltivare i terreni dei nonni, rievocando da un lato l'amarezza  lasciata nel suo animo dalla “stagione degli attentati e sabotaggi” che culminò con l'arresto e la morte in carcere di Sole e Baleno, dall'altro -oltre alle varie fasi della lotta no tav- il momento importante di crescita del movimento con la Libera Repubblica della Maddalena (di Chiomonte) “un'esperienza di autogestione e difesa del territorio “, di interazione con i valligiani, “giorni e notti passati a pensare, a preparare mezzi e materiali per una resistenza che sarà determinante per il prosieguo di tutta la lotta contro il TAV” [1]
Nel testo il  movimento no Tav emerge come straordinariamente ricco di anime: il collettivo lavanda è una delle  componenti e simboleggia lo scontro in atto in Val di Susa : il profumo della lavanda inebria chi rispetta le distese fiorite e vuole tutelare la valle nelle sue peculiarità, contrapponendosi all'arroganza degli scarponi di uno Stato che non ascolta le ragioni popolari e calpesta manifestanti inermi e vegetazioni varie. Denunciando l'episodio della notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 in cui vengono manganellati gli occupanti inermi del terreno di Venaus che stavano per lo più dormendo, uno degli intervistati, un legale, racconta di aver pianto.
La questione della tav in questo testo è anche l'occasione per una riflessione profonda e non scontata   sull'illuminismo e sul senso della democrazia, sul diritto di resistenza sancito dal nostro ordinamento. “L'Illuminismo offre a tutti la possibilità di pensare con la propria testa”, di emanciparsi dalle schiavitù e di utilizzare la ragione come strumento per relazionarsi con il mondo e con gli altri.
Il diritto alla resistenza pacifica contro atti che si ritengono ingiusti trae fondamento dalla sovranità popolare sancita nell'art. 1 della Costituzione : L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. la sovranità spetta al popolo che la esercita nelle forme e nei modi  previsti dalla legge”.
I membri dell'assemblea  Costituente enunciarono chiaramente, fra i principi fondamentali,  la  sovranità popolare, valorizzando il coraggio e la forza profuse da donne e uomini nella resistenza al fascismo .
Altrettanto varie, complesse e articolate sono le ragioni del movimento NO TAV: dinanzi al nebuloso “progresso”invocato dai sostenitori del progetto, i motivi dell'opposizione al Tav trovano innanzitutto spazio nella mancanza di una reale esigenza di costruirla in una Valle in cui sono diminuiti sia il traffico merci dei tunnels autostradali del Monte Bianco e del Frejus che quello  sulla ferrovia. A ciò si aggiunge un ventaglio ampio di ragioni: dal costo stratosferico(oltre 10 miliardi)  e insensato dell'opera in un momento di tagli allo Stato sociale e ai suoi servizi, ai danni ambientali provocati dai cantieri, nonché dallo scavo e dalla lavorazione di materiali pericolosi (amianto, radon, uranio), ad una serie di complicazioni idrogeologiche da valutare con attenzione nonché la mancanza di reali esigenze sulla tratta ferroviaria Torino-Lione . I motivi dell'opposizione al Tav trovano altresì ampio spazio nella ripubblicazione in appendice delle 150 nuove ragioni diffuse in occasione dei 150 anni dell'unità di Italia e 20 anni del movimento no tav.
Rimando ovviamente per l'approfondimento alla lettura del libro, reperibile sul sito www.luce-edizioni.it.


[1]  PAG. 47.

lunedì 3 dicembre 2012

"Cosa è successo oggi a Lyon?” Ve lo raccontiamo noi


MOVIMENTO NO TAV
Da un lato c'erano i governi delle crisi economiche dall'altro lato l'europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l'ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.

I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d'ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.

Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pullman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l'ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pullman. Quindi i pullman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l'autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pullman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pullman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pullman viene quindi scortato sotto minaccia sull'autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall'altro l'Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che deve vincere sull'altra, quella malata."

sabato 20 ottobre 2012

La procura di Torino nega le torture, verità per Fabiano

 Simonetta Zandiri

L'hanno catturato e poi pestato in 10, con manganello e bastoni, gli hanno spezzato il braccio, il naso, gli hanno dato calci nei testicoli, l'hanno trascinato verso la cosiddetta "base", un casotto dove avevano il deposito dei lacrimogeni, lasciato steso su un lettino dopo essere passato in mezzo ad un "corridoio" di carabinieri e poliziotti che continuavano a sputargli in faccia e prenderlo a calci, fino a quando, una volta sul lettino, c'è stata l'ennesima sfilata di fdo per colpirlo ancora.... si chiama TORTURA, TORTURA e non può essere negata, meno che mai ARCHIVIATA, e non è possibile e accettabile che una testata giornalistica come REPUBBLICA scriva una MENZOGNA e non la RETTIFICHI. VERGOGNA! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTO VIDEO... visto che Fabiano non può avere la cosiddetta "giustizia", che la gente sappia almeno LA VERITA'!

Testimonianza diretta di Fabiano Di Bernardino, studente bolognese e attivista del TPO, ricoverato presso il reparto di Traumatologia dell'ospedale CTO di Torino, che racconta l'inaudita serie di viloenze subite dalla Polizia all'interno del cantiere bunker della Maddalena, dopo essere stato fermato durante la manifestazione NO TAV del 3 luglio 2011 in Val di Susa


mercoledì 12 settembre 2012

Sinistra, la lezione della Val Susa

   fonte: http://www.cuatorino.org

Pubblichiamo qui di seguito la riflessione scritta da Carlo Formenti, docente di scienze della comunicazione all’Università di Lecce. Il docente, relatore al dibattito “Social media battleground” durante la quattro giorni universitaria organizzata al campeggio di lotta di Chiomonte, regala ai suoi lettori una prima impressione del suo soggiorno valsusino…a presto professore!

Butto giù questa breve nota sull’onda delle emozioni che mi hanno suscitato i due giorni che ho avuto modo di trascorrere al campeggio No Tav di Chiomonte. Voglio ringraziare prima di tutto i ragazzi che mi hanno invitato a parlare su lotte, democrazia e rete in uno dei loro workshop.
Era la prima volta che andavo in Val Susa e si è trattato di un’esperienza straordinaria. Credo che tutti coloro che, pur e considerandosi di sinistra, nutrissero il minimo dubbio sulla giustezza e sull’importanza politica della battaglia che da quasi vent’anni si combatte lassù o, peggio, fossero tentati di prendere per buone le motivazioni con cui i media e la maggioranza dei partiti appioppano ai No Tav l’etichetta di estremisti (se non di terroristi), nonché di nemici del progresso economico e della democrazia, dovrebbero andare di persona a vedere che cosa succede da quelle parti e, soprattutto, dovrebbero andare a parlare con i valsusini, oltre che con le forze “esterne” che ne appoggiano in vari modi la lotta. Le virgolette sono d’obbligo perché i militanti di diversa estrazione ideologica che non solo dal Piemonte ma da ogni parte d’Italia salgono in Val Susa per fiancheggiare l’azione dei comitati spontanei creati dalla popolazione, non sono in alcun modo esterni agli obiettivi e ai metodi di lotta scelti dalla gente del posto.
Obiettivi e metodi legittimati dalla volontà di resistere a quella che si presenta come una delle più brutali azioni di stupro ai danni di un ambiente e dei suoi abitanti che i governi (al plurale perché si sono passati il testimone in questa nobile impresa) di questo Paese abbiano mai perpetrato. Uno stupro motivato dagli interessi di un pugno di speculatori e che oggi, mentre sono ormai smascherate le ragioni economiche, politiche e “scientifiche” con cui si è inutilmente cercato di legittimarlo, viene tenuto in piedi al solo scopo di dimostrare l’impossibilità che l’autonoma volontà democratica di una popolazione locale possa prevalere sul potere dello Stato e dei suoi organi di repressione.
È probabile che la “grande impresa” della Tav sia destinata a fare la fine della megabufala del ponte sullo stretto di Messina, con la quale condivide lo stesso infame mix di irrazionalità tecnoeconomica, dannosità ambientale e rapacità speculativo mafiosa, a meno che lo Stato non voglia prima celebrare una “vittoria” che testimoni la sua schiacciante superiorità militare su poche decine di migliaia di persone (è il dubbio che sorge guardando lo spettacolo desolante di un cantiere armato fino ai denti, nel quale si lavora per distruggere e non per costruire).
In ogni caso, se e quando ciò dovesse avvenire, la storia della No Tav resterà nella memoria di chi appartiene alla sinistra, nei fatti e non solo nelle parole, come un formidabile esempio di autogoverno democratico e di integrazione positiva fra i soggetti locali di tale autogoverno e le forze politiche accorse a sostenerlo con la loro azione e le loro idee. Fra queste forze politiche latitano, ma questo è ormai scontato, quelle che, se non altro per tradizione e bandiera, avrebbero dovuto essere in prima fila nel difendere le ragioni della popolazione valsusina, mentre hanno preferito unirsi al coro degli anatemi contro i “violenti” (chiudendo gli occhi su qual era la parte in campo che stava effettivamente esercitando violenza) e gli “antipolitici”, insulto che i veri democratici di questo Paese dovrebbe ormai accogliere come il miglior complimento.

di Carlo Formenti, da Blog-Micromega



martedì 24 luglio 2012

Passa il treno nucleare: la Val Susa prova a bloccarlo

Redazione http://www.contropiano.org


Durante la notte centinaia di manifestanti tentano di bloccare i binari per bloccare il passaggio di un treno carico di scorie nucleari dirette in Francia. Valle militarizzata e duecento identificati.
Quando nei giorni scorsi nella valle si è sparsa la notizia che ieri sarebbe transitato un treno carico di scorie nucleari italiane dirette in Francia, è scattata la mobilitazione. A lanciare l’allarme sarebbero  stati Legambiente e Pro Natura di Vercelli che sabato scorso avevano scoperto sul sito della locale prefettura un comunicato che riepilogava il piano di emergenza per i trasporti dei rifiuti nucleari. Alla contrarietà espressa dai sindaci dei comuni della Valle il governo non si è degnato neanche di rispondere.
Assemblee improvvisate hanno deciso che non era il caso di far passare il treno nucleare senza ‘colpo ferire’ e così è stato. Dall’altra parte ha trovato uno schieramento di forze di Polizia anche più imponente di quello abitualmente già schierato in Val di Susa a protezione dei cosiddetti cantieri dell’alta velocità, con l’arrivo di altre unità di Polizia e Carabinieri dalle regioni vicine.
Alla fine il convoglio è passato, ma dopo ore di manifestazioni e scaramucce in diversi punti del percorso del treno nucleare.
E comunque i NoTav sono riusciti a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica locale e nazionale sulla pericolosità dei treni nucleari carichi di scorie che, periodicamente, partono da Saluggia per raggiungere Le Hague, nel Nord-Est della Francia, dove vengono riprocessati. 
Il convoglio è passato alla stazione di Borgone, pochi minuti dopo che la Polizia aveva bloccato una quindicina di attivisti NoTav - tredici italiani, un francese e un greco - che erano riusciti a bloccare i binari per alcuni minuti. 
Nel corso della notte, scrivono le agenzie di stampa, sarebbero stati identificati circa duecento manifestanti, e per alcuni di loro scatteranno anche le denunce andando così a ingrossare le fila degli attivisti colpiti da provvedimenti giudiziari.
Gli agenti hanno addirittura bloccato un treno regionale, partito da Chiomonte, su cui stavano viaggiando parecchi pendolari e 115 attivisti No Tav diretti a Bussoleno, dove intendevano unirsi ai manifestanti locali. Quando sono arrivati a Bussoleno i manifestanti si sono accorti che la stazione era piena di agenti in tenuta antisommossa e memori della trappola del 25 febbraio alla stazione torinese di Porta Nuova hanno deciso di rimanere nei vagoni. A tentare di sbloccare la situazione ci hanno provato due avvocati del Legal Team del movimento No Tav e alcuni rappresentanti politici della sinistra ai quali però i responsabili delle forze di occupazione hanno spiegato che il loro intervento si rendeva necessario visto che alcuni attivisti avevano il volto coperto. 
Nel corso della notte si erano anche diffuse voci secondo le quali la polizia aveva deciso di sgomberare forzosamente il campeggio allestito dai NoTav nel territorio di Chiomonte, vicino al fortino-cantiere assediato nella notte tra sabato e domenica. In effetti alcuni gruppi di agenti in tenuta antisommossa si erano pericolosamente avvicinati al campeggio facendo scattare l’allarme, soprattutto perché erano accompagnati da una ruspa e da un idrante. Ma poi lo sgombero, fortunatamente, non c’è stato e dopo circa mezzora militari e blindati sono rientrati nel fortino.


venerdì 13 aprile 2012

12 aprile:la devastazione continua

Giulia T.


Stupro di gruppo. Come definire altrimenti quanto avvenuto oggi in Clarea? In quella terra di particolare bellezza e suggestione da mesi fatta oggetto di attenzioni morbose da parte di ruspe e pneumatici da combattimento?
Oggi il bosco reso prigioniero da uno scellerato progetto è stato infatti condannato a morte, senza rispetto e senza amore, con le macchine in frenetico movimento, tutte prese a spellare tronchi e gettare intorno rami, fino a lasciare rivolto verso l’alto il cuore, le radici, in una nudità di vita che nella sua evidenza ha lasciato al di là delle reti alcuni più silenziosi, mentre per altri il parlare era attraversato da risatine nervose, senza gioia, nella consapevolezza che quanto avvenuto non poteva definirsi un affare privato, di alcuni, ma aveva ricevuto l’assenso silenzioso di tutti.
Oggi in Clarea è stata consumata una grande violenza, ad un mondo che qui conta tra gli alberi abbattuti esemplari con duecentocinquanta anni di vita, tutti raccontati all’interno del tronco, anni di buoni frutti, di accoglienza di piccoli uccelli ed animali, di vento e di freddo, di storie di umani sempre alla ricerca di altro… Alberi divenuti anche ospitali rifugi con le loro casette di legno e tela che ora giacciono più in là, distrutte….
Il cantiere che si vorrebbe realizzare ha dunque oggi svelato il suo vero aspetto di devastazione, lontano anni luce dal chiacchiericcio suscitato da poche scritte sui muri che così tanto clamore hanno suscitato….. e che hanno fatto riempire intere pagine di giornali…
Ma se lo sconcerto è grande oggi nel guardare quanto avvenuto, la domanda ultima e più amara è per noi, perché se questo è il rispetto per la natura da parte dei fautori della grande opera, quale sarà
Il rispetto per gli abitanti?
Con fantasia e imprevedibilità dovremo allora immaginare i nostri passi futuri. Nella consapevolezza e certezza che sapremo resistere un minuto di più…..
Gabriella T.




sabato 7 aprile 2012

Lega Nord: Predoni a casa vostra!



www.notav.info


Ora è tutto più chiaro, più preciso per lo meno. Ci eravamo abituati a leggere e sentire slogan roboanti sui “popoli del nord”, sui “padroni a casa nostra”, sull’autodeterminazione dei popoli e finalmente possiamo finire questa farsa durata da troppo tempo.
L’ultimo partito, nel senso vero del termine, cioè una struttura con l’articolazione sul territorio, le sedi, i volantini e tutto  il resto ha dimostrato quello che è. Certo lo avevamo capito quando dalla secessione si è passati al federalismo mai visto neanche con il binocolo nonostante ministri e ministeri; o quando da Roma Ladrona  si è passati al trasferimento in massa a Roma; o quando a suon di promesse e euro il senatur ha sempre “retto il moccolo” al cavaliere anche quando era indifendibile; oppure quando abbiamo visto le truppe di Maroni scagliarsi contro i famosi popoli delle Alpi, come quello valsusino, per l’interesse di lobby e cricche di cui i padani fanno parte a pieno titolo; ci è sempre più chiaro di cosa parliamo vedendo Cota a capo della Regione Piemonte farsi tifoso del Tav (con quello che ormai oggi comporta) e tagliare ospedali e servizi sociali nel nome di una mai meglio dimostrata efficienza.
Ah ci ricordiamo il carroccio anche in quel momento, due mesi dopo l’elezioni, che al governo in Regione aveva già avuto due arresti tra assessori e sottosegretari (pdl) per corruzione nell’ambito della sanità pubblica.
Insomma, il partito del nord ha finito di presentarsi come soluzione al problema e svelarsi per quello che è: cioè causa del problema del nord, del sud e del centro.
Non c’interessa il folclore che c’è intorno alla Lega, e nemmeno il razzismo becero che l’ha sempre circondata (che abbiamo sempre avversato) perché abbiamo capito che era tutto polverone per coprire gli affari dei verde vestiti.
Nonostante, secondo la logica leghista, siamo residenti in Padania, in Val di Susa la Lega non ha da anni più potuto venire a fare propaganda perché qui, il territorio decide sul serio e il popolo ha gli anticorpi per non cascare nei traboccati degli slogan leghisti. La Lega, lo abbiamo dimostrato sulla vicenda del Tav, è parte della rete clientelare che si vorrebbe arricchire con la Torino Lione, essere padani qui significa usare il territorio per fare affari e quattrini, magari poi da investire in Tanzania…
Il senatur, l’uomo solo al comando, venerato da tutti, cade come tutti i suoi colleghi, immischiato nella gestione dei partiti e nell’accumulo di capitali che questi signori fanno con metodo, con la legge o al di fuori della legge, è sempre bene dirlo.
Anche senza la magistratura per noi era tutto chiaro, stiamo vedendo all’opera Cota, e ci ricordiamo del buon Maroni a capo delle “truppe romane” per distruggere quel famoso territorio che i padani hanno tanto a cuore.
Non ci mancherà e ne faremo a meno come abbiamo sempre fatto, la Val Susa si è sempre rappresentata nella lotta e specchiata nella sua dignità, difendendo territorio e popolo senza soddisfare le voglie personali di nessuno, nemmeno di una “trota”, ma sempre e solo il futuro di tutto… e tutti.