Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 26 ottobre 2010

"Femminilità e passione" la mostra di Eleonora Caltagirone

di Luc Girello

Femminilità e passione è la prima mostra di Eleonora Caltagirone. Le opere sono visibile pressi il multisala “Le Fornaci” Eleonora frequenta il secondo anno dell’accademia delle Belle Arti di Frosinone. Non c’è che dire, oltre  all’eccellente abilità tecnica, emerge  dalle figure ora sinuose, ora sbarazzine, ora da pop-art  un coacervo di emozioni  alimentate dalla  sensualità, dal  fascino e dalla passione che solo il mondo femminile sa esprimere, e che Eleonora ha saputo rappresentare con  uno stile carico di suggestione.






 Il Brano che accompagna le immagini è “Donna” un famoso pezzo scritto da Gorny Kramer e eseguito in modo magistrale da Enrico Rava alla tromba, Paolo Fresu alla tromba con sordina e Stefano Bollani al Pianoforte. La traccia  è tratta dal CD  “Shade of Chet”

I pm: «Strage di Piazza della Loggia, ergastolo per 4. Assoluzione per Pino Rauti»

 di Wilma Petenzi


23 ottobre 2010

Ergastolo, ergastolo, ergastolo, ergastolo. Quattro richieste di ergastolo, e una assoluzione. E' la richiesta di condanna avanzata ieri dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni per i cinque imputati a processo per la strage di piazza della Loggia.
Quattro ergastoli e un'assoluzione per la morte di Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi e il marito Alberto, Luigi Pinto, Vittorio Zambarda, Euplo Natali e Bartolomeo Talenti, tutti straziati dall'ordigno esploso la mattina del 28 maggio 1974 nel cestino di piazza della Loggia.
I PM HANNO CHIESTO il carcere a vita per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Per il quinto imputato, l'onorevole Pino Rauti, l'accusa ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto, ma con richiamo all'articolo 530 comma bis, una richiesta di assoluzione con formula dubitativa.
Per Tramonte c'è anche un'ulteriore richiesta di condanna. Accusandolo di calunnia - per aver cercato di coinvolgere nella vicenda Lelio Di Stasio, funzionario della questura di Verona, indicandolo come «Alberto», il finto referente che ha millantato di avere avuto al ministero dell'Interno, al quale giurava di avere detto in anticipo della strage - i pm chiedono anche l'isolamento diurno per 18 mesi. La pubblica accusa ha chiesto la condanna per gli imputati considerati responsabili della strage che avrebbe avuto come cabina di regia il gruppo di Ordine Nuovo di Mestre e l'appoggio dei servizi segreti deviati.
MANCANO POCHI MINUTI alle 13 quando il pm Roberto Di Martino formula le richieste: pochi istanti per chiudere un lavoro processuale durato due anni e un'opera investigativa che ha assorbito 17 anni di vita professionale e personale.
Ergastolo. La parola eccheggia in aula, i giudici della corte d'assise pare trattengano il respiro. Maurizio Tramonte, l'unico imputato che ha partecipato a quasi tutto il processo, è seduto in prima fila, a fianco del suo legale. E' immobile, il mento appoggiato alla mano. La parola «ergastolo» risuona nell'aula, ma lui non batte ciglio: resta fermo, solo una leggera smorfia gli fa distorcere il labbro inferiore, ma il colore del viso di colpo va a confondersi con quello della camicia gialla. Non dice nulla, Tramonte: non si accascia, nè si lamenta, nè si rivolge al suo legale. È fermo. Aspetta che l'aula assorba il colpo, che il presidente della corte d'assise Enrico Fischetti aggiorni l'udienza al pomeriggio, poi tranquillamente si alza, infila il giubbotto di pelle, con un grosso scudetto tricolore sul braccio, e chiede agli agenti di polizia penitenziaria di riaccompagnarlo in cella, nel carcere di Canton Mombello, dove è stato trasferito dallo scorso maggio per consentirgli di essere presente alle udienze senza trasferte massacranti. Tramonte esce di scena, tiene la testa alta, gli occhi di tutti sono puntati su di lui: detenuto per altra causa, rischia di trascorrere in cella il resto della vita se la corte d'assise accoglierà la richiesta di condanna. È lui l'imputato che rischia di più: Zorzi è in Giappone, Maggi e Delfino sono vecchi e malati, soltanto Tramonte è giovane ed è detenuto.
ALLA RICHIESTA dell'accusa si adeguano anche gli avvocati di parte civile, che nel pomeriggio danno il via alla loro discussione. L'avvocato Renzo Nardin chiede ai giudici togati e popolari di giudicare responsabili della strage Zorzi, Maggi, Delfino e Tramonte, ma di assolvere Rauti.
«Oggi sappiamo che gli autori della strage sono quelli i cui nomi sono scolpiti nel capo di imputazione - conclude Nardin dopo aver tracciato un brillante, competente e articolato quadro storico-politico dei movimenti della destra eversiva bresciana legata sia a Milano sia al Veneto e con una escalation di violenza dall'attentato alla sede del Psi nel 1973 in poi - . Adesso basta con le certezze morali, abbiamo bisogno di un gesto giudiziario, abbiamo bisogno di un riconoscimento ufficiale delle vittime, perchè non restino soltanto dei nomi incisi su una lapide. Solo attraverso la verità giudiziaria si potrà costruire un diverso patto di civiltà tra i cittadini e le istituzioni».
«Siate servitori dello Stato - esorta la corte Nardin - scrupolosi e attenti, così come erano servitori dello Stato alcune delle persone che 36 anni fa hanno perso la vita in piazza della Loggia. I morti - concluso l'avvocato, prima di chiedere la condanna per quattro dei cinque imputati - non sono solo le vittime della strage, ma i morti sono quelli che li hanno privati della vita».
Alle richieste dell'accusa si adegua anche l'avvocato Piergiorgio Vittorini, difensore di parte civile della famiglia Bazoli e della Cisl.
«BRESCIA HA UN CREDITO di verità giudiziaria» esordisce l'avvocato Vittorini chiedendo alla corte una sentenza giusta, razionale, basata sulle prove, ma non una sentenza politica. «Non dovete condannare gli imputati perchè erano di destra - chiede l'avvocato - ma perchè vi sono state fornite le prove che sono responsabili della strage». E Vittorini vuole anche ricordare che le «vittime della strage non sono solo i morti e i feriti, ma anche le persone che sono state detenute ingiustamente perchè all'esito di depistaggi abnormi sono stati coinvolti in una vicenda che non li riguardava. E le operazioni di depistaggio - sottolinea - sono riconducibili a uno degli imputati».

"Strage di Piazza della Loggia: Rauti non poteva non sapere"

di Checchino Antonini  Fonte: Liberazione, 23 ottobre 2010


Il processo sta dimostrando l'estrema difficoltà a provare le responsabilità di Pino Rauti: non c'è dubbio che lui fosse il capo politico di Ordine nuovo e che avesse rapporti con l'Aginter press di Lisbona (finta agenzia di stampa che preparava azioni di controguerriglia, ndr), e che non esitava a entrare in azione contro quella che veniva definita l'"avanzata dei comunisti". Ma non ci sono prove che abbia partecipato all'organizzazione e per lui può valere solo il teorema che non poteva non sapere, visto che era il capo indiscusso". La richiesta di assoluzione dell'ex segretario missino non ha sorpreso Federico Sinicato, l'avvocato dei figli di Euplo Natali e della Camera del lavoro di Brescia. Gran parte dei morti del 28 maggio '74 erano iscritti alla Cgil. Prendevano parte a una manifestazione antifascista dopo un'escalation di attentati della destra eversiva.

Cosa pensate, delle altre quattro richieste di condanna, dei quattro ergastoli proposti dal pm?

Riteniamo che sia stata raccolta prova sufficiente. Carlo Maria Maggi era il capo di On per il nord Italia, con un ascendente e una capacità organizzativa che influivano non solo sui veneti ma sui gruppi milanesi. Digilio e Tramonte lo coinvolgono nelle riunioni preparatorie. Maurizio Tramonte aveva un ruolo a cavallo tra quei gruppi e il Sid. Delfo Zorzi fu il capo operativo del gruppo di fuoco ma, a differenza di piazza Fontana, in cui era accusato di aver portato la bomba fino a Milano, qui il suo ruolo è quello di essere stato il fornitore dell' esplosivo. Una parte grossa del processo si gioca sulla credibilità di Carlo Digilio (l'armiere di On, ndr) che in altri processi - Piazza Fontana e l'attentato alla Questura di Milano - è stata variamente considerata. Tramonte fu partecipe della strategia, Maggi ne fu autore, dettò la linea organizzativa, propose la partecipazione di uomini milanesi della Fenice e di uno o più basisti bresciani. Riemerge il ruolo di Buzzi, strangolato a Novara da Tuti e Concutelli. Maggi era il maggior propugnatore della strage come strumento di lotta politica.

Chi era Buzzi?

Ermanno Buzzi non fu il collocatore della bomba (come fu ritenuto dalla prima inchiesta, ndr) ma un possibile basista. Quel giorno cercherà disperatamente un alibi. L'allora capitano Delfino, il generale dei carabinieri degradato dopo l'estorsione Soffiantini, ebbe un ruolo del tutto autonomo. Svolse una sua attività di depistaggio rilevantissima che portò alle accuse del processo Buzzi. Delfino era il comandante del nucleo investigativo di Brescia, fece tutto per far confessare qualsiasi cosa ai neofascisti locali e appioppargli la strage.

Perchè lo fece?

O per smanie di carriera o per coprire altre responsabilità. E qui il suo ruolo sarebbe importante se si colloca nel contesto politico di allora e gli si attribuisce il soprannome di capitano Palinuro, l'ufficiale assiduo nelle riunioni golpiste dell'epoca che apparentemente veniva a rappresentare i vertici dei carabinieri. Non si è mai potuto identificare con certezza ma fonti di vario tipo accreditano questa ipotesi, per prima la sentenza ordinanza degli anni 90 di un giudice di Roma, su reati di cospirazione ormai prescritti, che lo identifica così.

Ma fu lui a far lavare la piazza?

Quella mattina un modesto funzionario di ps aveva le responsabilità tecniche, non si può escludere che possa averlo influenzato. Certamente il lavaggio della piazza ha annullato la possibilità di accertare di quale esplosivo si sia trattato.

Da questa sentenza potrebbero uscire novità per Piazza Fontana?

Già un anno fa ho presentato un'istanza per nuovo fascicolo nei confronti di altri indagati perchè da qui, dalla grande indagine su Brescia, erano emerse alcune novità che rivalutavano le dichiarazioni di Digilio e aggiungevano nuovi elementi per l'entourage di Freda.

Siamo vicini alla verità?

Se parliamo di ricostruzione credibile di come operavano quei gruppi certamente sì. Quanto alle responsabilità dei singoli. Le indagini hanno chiarito il 95% dei fatti. C'è ancora larga reticenza tra chi fu testimone dei movimenti della destra estrema, usata in quegli anni da governi e servizi per condizionare l'avanzata della democrazia, e questo condiziona molto il giudizio del tribunale.

A cosa doveva servire la strage di Brescia?

Forse fu l'ultimo atto vero della strategia della tensione alla vigilia di un periodo in cui la violenza politica diventa più acuta ma senza strategia. Da allora sarà una risposta colpo su colpo di giovani impregnati di ideologia, smaniosi di menare le mani. La destra difende le proprie posizioni e crede di poterlo fare mettendo le bombe o sparando, fu pura reazione violenta a una società che stava cambiando. La supplenza golpista verrà svolta dalla P2 che tenterà di utilizzare questa reazione in un progetto autonomo.

lunedì 25 ottobre 2010

EMERGENZA RIFIUTI SOLIDARIETA A TUTTE LE POPOLAZIONI IN LOTTA

da Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista


La crisi rifiuti in Campania, non la si può ridurre ad un semplice problema di cattiva gestione.
I rifiuti in Campania ci segnalano, come le mobilitazioni di Copenhagen un anno fa al vertice Onu sul clima, che è in crisi un sistema basato sul profitto e il consumo sfrenato.
Un sistema incapace di garantire né sul piano lavorativo così come su quello ambientale i diritti di ognuno di noi.
Come se non bastasse il Governo Berlusconi, così come i precedenti governi di centrosinistra, continuano a proporre ricette vecchie e fallimentari, ovvero discariche e inceneritori, ipotesi a cui neanche la Ue dà più credito.
La resistenza dei cittadini di Terzigno, la militarizzazione dei territori, i continui ricorsi alle leggi-speciali con tanto di intervento della Protezione Civile di Bertolaso, evidenziano inoltre un deficit di democrazia, in questo paese. Il messaggio è chiaro, la volontà popolare di quei cittadini e cittadine che vorrebbero un modello alternativo di gestione dei rifiuti, deve essere relegato ad un problema di ordine pubblico. Quindi represso!

Probabilmente questo sarà il metodo che adotteranno anche per la Regione Lazio, altro territorio
dove pende la questione discariche (Malagrotta, Roncigliano, Guidonia) e inceneritori (Colleferro e
Albano). Per questo i cittadini dei Colli Albani, in provincia di Roma, scenderanno nuovamente in
piazza questo 23 Ottobre, solidarizzando con i cittadini di Terzigno.

Anche così vogliono farci pagare la loro crisi. Non è un caso che Confindustria è tra i maggiori sostenitori degli inceneritori. Ad Acerra infatti è stata Impregilo a realizzare l'impianto. A
Grottaglie in Puglia, ne sta realizzando uno la stessa Marcegaglia.

Per questo, come Sinistra Critica, continueremo il nostro impegno all'interno di quei comitati, reti
sociali e coordinamenti, ormai sparsi in tutta Italia, che ci raccontano della storia di tante donne e
uomini che vogliono resistere all'aggressione dei propri territori da parte di un sistema portatore
solo di ingiustizie sociali e disastri ambientali.




Altri otto milioni di euro scippati alla Ciociaria dalla Polverini

da Associazione Politico Culturale "20 Ottobre”



“Con la revoca della delibera n. 106 del 19 febbraio 2010, che prevedeva la proroga della presentazione dei progetti definitivi delle opere incluse nel piano regionale di investimenti per il 2009, la giunta Polverini ha di fatto cancellato la possibilità della  realizzazione di 53 opere pubbliche per un investimento di circa 8 milioni di euro”.
Ad annunciarlo è Oreste Della Posta, esponente di spicco dell’Associazione Politico Culturale 20 Ottobre”.
“Nella nostra provincia – precisa Oreste Della Posta – si sono sicuramente persi i finanziamenti per i lavori di manutenzione e messa in sicurezza delle strutture scolastiche a Ceccano, dove si sono persi 246 mila euro, a Sgurgola dove la perdita ammonta a 50 mila euro per l’adeguamento igienico sanitario e la manutenzione dell’edificio scolastico. Ciò è veramente inammissibile e gravissimo. Dopo la chiusura di 7 ospedali, l’abbandono totale del territorio da parte della Polverini, ora arriva l’ennesima stangata: viene messa in forte discussione anche la sicurezza di bambini, ragazzi, insegnanti e di tutto il personale scolastico.”
“È l’ennesima dimostrazione – afferma Oreste Della Posta – che la provincia di Frosinone non ha alcun peso politico nella Giunta Regionale, non avendo nell’esecutivo guidato dalla Polverini nessun assessore. Il risultato? La Ciociaria è totalmente abbandonata. In Regione si attua una politica romacentrica.”
“ L’Associazione “20 Ottobre” – dice Della Posta - condivide l’iniziativa e la posizione dei consiglieri regionali della Federazione della Sinistra  Peduzzi e Nobile che hanno scritto una lettera alla Presidente Polverini.  Nella missiva  – spiega Oreste Della Posta – Peduzzi e Nobile ritengono illegittima l’adozione di tale delibera che revoca di fatto cancella di finanziamenti e ne chiedono la sua immediata revoca.”

25/10/2010, Aquino 

Insieme per la difesa della scuola statale

dal   TAVOLO REGIONALE DEL LAZIO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA STATALE



Non è stata mai così grave la condizione della scuola statale, mai il diritto all’istruzione, all’accesso alla conoscenza, alla cultura, hanno conosciuto un attacco tantoregressivo. Siamo di fronte ad un’evidente operazione che punta ad allargare l’offerta privata d’istruzione e a scaricare sulle famiglie i costi di quella pubblica. Si spacciano i tagli come “riforme” ed il ministero della Pubblica Istruzione arriva al punto di non versare alle scuole nemmeno quel miliardo e mezzo, dovuto da circa due anni, per il funzionamento quotidiano. Allo stesso tempo sono sospesi il rinnovo del contratto nazionale e di conseguenza il diritto alla contrattazione sindacale. Decine di migliaia di lavoratori docenti e del personale ATA sono stati licenziati, dopo anni di lavoro che ha consentito alle scuole di funzionare, proprio mentre aumenta il numero complessivo degli alunni, che affollano le classi con gravi conseguenze per l’apprendimento.

LE FORZE CHE COMPONGONO IL TAVOLO REGIONALE DEL LAZIO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA STATALE
ritengono che un vero processo di riforma, necessario per rendere realizzabile il diritto allo studio, debba passare per un dibattito ampio, che coinvolga ancor prima del Parlamento il mondo della scuola e l’intera società.
Nell’immediato è necessario restituire alla scuola la possibilità di funzionare, per questo
poniamo come obiettivi prioritari:

- RESTITUZIONE DEGLI 8 MILIARDI DI TAGLI SUBITI DALLA SCUOLA
STATALE E RIALLINEAMENTO DELLA SPESA PER L’ISTRUZIONE ALLA
MEDIA EUROPEA

- ABROGAZIONE DELLE RIFORME VARATE DALLA GELMINI PER LA
SCUOLA ELEMENTARE E SECONDARIA

- ASSUNZIONE IMMEDIATA DEI PRECARI SU TUTTE LE CATTEDRE
VACANTI E I POSTI NECESSARI PER IL PERSONALE ATA

- NUMERO MASSIMO DI 25 ALUNNI PER CLASSE E DI 20 IN
PRESENZA DI PORTATORI DI DISABILITÀ

Federazione della Sinistra (PRC, PdCI, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà), SEL, IDV, FLC CGIL,
UNICOBAS SCUOLA, CISP- Scuola della Repubblica; CRIDES - Scuola e Costituzione, Adis,
Giovani Comunisti, UDS, Rete degli studenti medi-Roma, CPS-Roma, Coordinamento dei
lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma, Assur, Coord. NON RUBATECI  IL  FUTURO....








domenica 24 ottobre 2010

Elementare Lansdale!

di Fausta Dumano




Venerdì 22 ottobre, una frenesia, guardo continuamente l’orologio, non capita tutti i giorni di incontrarlo, Mister Lansdale e per giunta a Frosinone. La location è la libreria Ubik, lo spazio antistante, non è certamente il top. Al di là del leggero freddo (ossimoro) che è arrivato, sgasate di motorini,  auto con la musica a palla.....e, dulcis in fundo, una traduttrice che balbetta la traduzione e la mancano spesso i termini.          Meno male che Mister Lansdale parla lentamente e il mio inglese mi aiuta.  Joe Lansdale ama l’Italia, ma non è ancora riuscito a imparare la lingua “E’ più facile che un cane impari a guidare l’auto che io impari l’Italiano”  mister Lonsdale è come al solito molto ironico, qualche flash simpatico sulla politica americana. Scopriamo i gusto letterari di Lansdale ovviamente legge solo gli autori tradotti predilige Dante e Virgilio, uno dei motivi per cui ama l’Italia è la formazione classica (ancora per poco commenta un’insegnante, non conosce Lansdale la riforma Gelmini e lo svilimento della scuola). All’incontro ci sono numerosi fans di Lonsdale, aspiranti scrittori che chiedono suggerimenti e consigli . In pole position ci sono numerosi vip della politica, assessori provinciali, consiglieri, stampa e TV.  Joe Lansdale sta svolgendo un tour da Guiness dei primati, anche quattro librerie al giorno in città diverse e lontane. La Fanucci edizioni ha inserito anche Frosinone nel tour. Come accade a molti scrittori è condannato ad essere poco apprezzato in Patria, In Europa invece è riconosciuto un talento, in Italia un cult. Non a caso “Sotto un cielo cremisi” è uscito prima in  Italia e lo stesso dicasi per la sua ultima fatica letteraria  “Devil Red”. I due protagonisti consolidati della sua saga Collins e Pine, questa volta si trovano nel mirino della “Dixie Mafia” e minacciati soprattutto da Devil Red. Un’ora intensa in compagnia di Mister Lonsdale a Frosinone, un’ora speciale per una città in cui sembra sempre diretta dalla banalità e dalla monotonia.