Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 18 maggio 2011

Una notizia cattiva dalla Sardegna

Giovanni D'Ambrosi Fonte il Minatore Rosso




Le riserve naturali sarde: basi per radar anti-immigrati


I mezzi utilizzati per l'avvistamento delle navi profughi ampliano le basi militari dell'isola. I cittadini vogliono difendere la loro terra

Quattro siti di interesse paesaggistico ed archeologico sono stati scelti per installare radar che contrasteranno gli sbarchi degli extracomunitari. Per questo in Sardegna sono in corso presidi continui: gli abitanti stanno occupando i 4 cantieri militari scelti sul territorio. Oltre ai danni all'ambiente e alla salute, dovuti alle onde elettromagnetiche che gli strumenti di avvistamento rilasciano, il “Comitato No Radar Capo Sperone” denuncia la speculazione economica e finanziaria sottesa alla costruzione dei nuovi strumenti bellici. «È una truffa. Noi sardi siamo stanchi di essere colonizzati», commenta dall'isola il referente del Comitato No Radar Capo Sperone Antonello Tiddia (VIDEO). 14 le installazioni che dovrebbero riguardare l'intera penisola.

Le aree prescelte
Le zone individuate per la costruzione di tralicci e parabole, dell'altezza di 36 metri, si trovano sulla costa occidentale dell'isola, nei comuni di Sant'Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Sassari. Le proteste dei cittadini hanno lo scopo di respingere le ruspe e bloccare l'opera di fortificazione. Agli atti comunali l'intervento si configura «come un'opera militare di interesse nazionale che sebbene ricada in una zona di elevatissimo pregio ambientale, è compatibile con la destinazione di zona urbanistica».

Avanti con le deroghe
Tresnuraghes, ad esempio, è un territorio protetto dalle ferree norme della Zps e sebbene alcune vietassero i lavori di innalzamento dei radar (dal 30 marzo al 30 giugno) per consentire il ripopolamento della fauna selvatica, una deroga ottenuta dalla Regione ha permesso l'avvio dei lavori. «Deturpano il territorio, la fauna, l'ecosistema e la salute. Questi radar produrranno onde elettromagnetiche che ammazzeranno i sardi». Questo è l'allarme lanciato dal Comitato No Radar.

Soldi, soldi, soldi
«Nessuna amministrazione ci aveva informato di questi sistemi, benché avessero già dato le concessioni per la costruzione» denuncia Tiddia, componente del Comitato. La militarizzazione del territorio sardo rientra nel progetto dell'Unione Europea per il potenziamento delle frontiere in difesa dai flussi migratori provenienti dal Nord Africa. I radar possono individuare imbarcazioni veloci di piccole dimensioni sino ad una distanza dalla costa di 50 chilometri.

Tra appalti e produttori
Sono prodotti dalla Elta Systems, società controllata dal colosso industriale militare ed aerospaziale israeliano IAI. La ditta appaltatrice è, invece, Almaviva del gruppo Finmeccanica: «Azienda che produce armi e morte». L'opera è affidata alla Guardia di Finanza. «Prima del blocco per le proteste - spiega Tiddia -, i lavori proseguivano celermente. Hanno verificato con delle ruspe la solidità del terreno. Innalzeranno i radar in 10 giorni. Se poi non funzionano, non fa niente. L'importante è prendere i soldi».

«Ci vietano di godere del nostro territorio»
Sull'isola, il 62% del demanio è sottoposto a servitù militare. «Ci sono interessi economici enormi - prosegue il referente del Comitato No Radar Capo Sperone -. Sono milioni gli euro gestiti da Almaviva. I radar saranno alti 36 metri, recintati e consegnati alla Guardia di Finanza. Queste opere belliche non porteranno lavoro. Siamo stanchi di essere colonizzati dall'Italia, senza avere nessun tornaconto. Qui la gente sta morendo di fame. Useremo tutti i mezzi affinché questi radar non vengano costruiti ed installati in Sardegna».

martedì 17 maggio 2011

Giuliano Pisapia capo di Al Qaeda

fonte il Giornale autore Alessandro Sallusti






























Ecco la verità su Giuliano Pisapia. Il sedicente avvocato dopo l’uscita da Rifondazione Comunista ha lasciato l’Italia rendendosi irreperibile. Dopo essersi convertito all’islamismo si è stabilito in Pakistan. Messosi a capo di una gruppo “estremista salafita per la predicazione e il combattimento”, è entrato in contatto con i vertici di al qaeda. Sembra che l’allora vice di Osama Bin Laden, Abu Musab Alzarqawi, abbia presentato al Zarpysaspya, questo il nome arabo di Pisapia, a Bin Laden. Il capo di al qaeda, a seguito della morte di alzarqawi, nominò al Zarpysaspya suo vice. L’avvocato milanese però, era troppo ambizioso. Dopo aver organizzato diversi azioni terroristiche  con il suo gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, fra cui l’attentato alla metropolitana di Madrid, decise che il suo obbiettivo sarebbe stato  quello di mettersi a capo di al Qaeda , al posto di Osama.  I tempi però non erano maturi. Tornato in Italia riprendendo le vesti  del mite avvocato lombardo, iniziò una attività oscura di sovvertimento delle istituzioni. A capo del gruppo “Brigate armate islamiche per il comunismo” (BIC), Pisapia  mise in atto diverse azioni destabilizzatrici .Avvelenò  il porco che Calderoli aveva sguinzagliato su un  terreno di Bologna per protesta contro l’edificazione di una moschea. Causò  il coccolone a Bossi inviando una spia ninfomane nel suo letto al posto della soubrette Luisa Corna. Si sostituì  all’oculista di Gasparri deturpando lo sguardo ammaliatore dell’ex ministro delle comunicazioni. Modificò  il principio attivo dello shampoo usato da Berlusconi in modo da rovinargli il trapianto tricologico, sostituì  la miniatura del duomo di plastica che Massimo Tartaglia avrebbe dovuto  tirare contro Berlusconi  con  un souvenir uguale ma di pietra, sabotò  tutti i decoder.  Patrizia D’Addario era un suo agente  inviato ad Arcore per sputtanare il presidente del consiglio. Ha falsificato la carta d’identità di Ruby facendo in modo che questa risultasse minorenne, ha sabotato il silicone della Santanchè facendogli più volte scoppiare le labbra il seno e il cervello. Dietro le toghe rosse c’è la sua organizzazione. Ma il suo obbiettivo principale di assumere il comando di  al quaeda ancora non era raggiunto .  Era arrivato  il momento. Con una telefonata anonima rivelò  alla Cia il nascondiglio di Osama. Lui sapeva benissimo dove era e in barba ai servizi segreti pakistani fece o in modo che gli americani gli togliessero di torno Osama. Così Giuliano Pisapia alias Al Zapysaspya oggi è il capo incontrastato della cellula terroristica più pericolosa del mondo. Il suo prossimo piano criminale sarebbe stato  quello di diventare sindaco di Milano. Per questo molti membri della cellula salafita per la predicazione e il combattimento si sono finti elettori milanesi e hanno falsificato le schede. Una volta primo cittadini del capoluogo lombardo, avrebbe distrutto le chiese sostituendole con moschee e avrebbe posto il regime dalla sharia comunale. Fortunatamente il nostro giornale grazie alla collaborazione della spia”Betulla” è riuscito a smascherare il terrorista. Un uomo talmente crudele da tradire  il suo capo. E’ per questo che chiediamo di annullare le elezioni a Milano , di arrestare l’ineffabile al Zapysaspya alias GIULIANO PISAPIA  e di restituire d’ufficio la poltrona di PRIMO CITTADINO a Letiza Moratti a meno che Berlusconi non decida per un altro nome.  

CAZZEGGIO BY LUCIANO GRANIERI




Clamoroso a Milano! La Moratti ruba una macchina e lascia la città

di Alessandro Robecchi 


Dalle prime proiezioni il voto di Milano dà un’indicazione abbastanza precisa, per quanto sfumata: la signora Moratti piace ai milanesi come uno stronzo di cane nella minestra. La radicalizzazione dello scontro voluta dal noto latin lover Silvio B. si è rivelata un discreto boomerang e la prova provata che dove mette lui la faccia la gente si scansa, specie se ha figlie minorenni. Ma il dato politico della giornata sembra essere oscurato dalla cronaca. Un furto d’auto è avvenuto verso le 16 in piazza della Scala, vicino alla sede del consiglio comunale. Un’elegante signora, rotto a gomitate il finestrino di un’auto, si è infilata nell’abitacolo e ha lasciato precipitosamente la città. "Non vorrei sbagliarmi - dice un testimone oculare - ma sembrava proprio l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti". La polizia stradale, prontamente intervenuta, ha detto di aver incrociato l’auto in fuga, ma di non averla fermata: "La signora ci ha detto di essere di famiglia moderata e così abbiamo deciso di non fermarla per un controllo, chissà, forse abbiamo sbagliato". Ma la dura cronaca non finisce qui: l’auto in fuga, rubata da Letizia Moratti, avrebbe travolto nella sua precipitosa fuga la signora Daniela Santanché, lasciando sull’asfalto notevoli quantità di silicone. Non è l’unico incidente in città: sia Ingnazio La Russa sia Maurizio Gasparri si sono gravemente danneggiati le unghie durante i dibattiti televisivi, nel disperato tentativo di arrampicarsi sui vetri. Perse le tracce della Moratti, la polizia concentra le ricerche sui complici, un tale Umberto B., disabile, visibilmente disturbato, e Silvio B., già noto alla questura di Milano per le sue telefonate notturne. Le ricerche proseguono incessanti, anche con l’uso di cani da valanga. Vi terremo aggiornati.
Nella foto, la signora Moratti prima di rubare l’auto, insieme ai suoi complici, ora attivamente ricercati

Risultati elezioni comunali nel basso Lazio

Fonte Ministero degli Interni


RISULTATI ELEZIONI COMUNALI PROVINCIA DI FROSINONE


RISULTATI ELEZIONI COMUNALI PROVINCIA DI LATINA



domenica 15 maggio 2011

Tu quoque Nichi?

Isa Giudice


Sono  stata nei territori occupati della Palestina il mese scorso, al rientro ho trovato un  INTERVENTO DI VENDOLA a dir poco infelice, il gruppo di viaggiatori, circa una quarantina di persone, ha concordato di scrivere una lettera e fargliela pervenire. Ti invio una copia. In autunno vorrei preparare un evento di sensibilizzazione per la cittadinanza, avrei bisogno di una mano. A presto Isa

Caro Nichi,
Dicci che non è vero e che è stato tutto un terribile equivoco. Non hai mai descritto Israele come “un Paese che ha trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”. Non ne hai mai parlato come di “un Paese che si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua” senza dire che nei territori occupati il ciclo dell’acqua consiste nel sottrarre l’acqua ai palestinesi per annaffiare colonie illegali. E’ stato quel furbacchione dell’Ambasciator Meir a “confondere un po’ le acque”? E allora perché non pubblicare una bella smentita?
Ti hanno già scritto in molti e lo ha già fatto molto bene Myriam Marino, ci siamo anche noi: un bel gruppo di persone le più diverse appena tornate da un “viaggio di conoscenza” in Israele e Palestina, pensa. Uno di quei bei viaggi organizzati dall’Associazione per la Pace di Luisa Morgantini, un viaggio che nessuno di noi dimenticherà mai, che è appena cominciato e che vogliamo continuare, anche con te se ne avrai voglia e curiosità.
Si dice che la Sinistra sia molto più brava a fare autocritica che a criticare i propri avversari. E infatti eccoci qua, a esercitare la nostra critica, tanto forte quanto forti sono le nostre aspettative nei tuoi confronti. Molti di noi sono “di sinistra”, alcuni di noi militano nelle file di Sinistra, Ecologia e Libertà. C’è anche chi non vede l’ora di vederti a capo di un governo che traduca sogni di giustizia in realtà quotidiana.
Tutti noi crediamo che essere “radicali” non voglia dire essere “faziosi” e per forza “oppositivi”, ma essere in grado di arrivare alle radici delle cose, per capirle, interpretarle e tentare di dare risposte a questioni che sembrano difficili da risolvere.
Siamo contrari a battaglie identitarie che servono solo a dare un’etichetta a chi si sente perso senza un simbolo appiccicato addosso. Crediamo che oggi più che mai sia necessario studiare e reinterpretare il mondo. Neanche a te piacciono gli slogan vuoti e anche tu hai sempre voglia di imparare. E’ finita l’epoca della fedeltà assoluta ad una “causa superiore”, bisogna coltivare il dubbio, siamo d’accordo. Ma alcune battaglie vanno portate avanti con convinzione. Per questo abbiamo superato i dubbi di Pasolini su Israele e il mondo arabo e non abbiamo dubbi da che parte stare quando si parla dei Territori Occupati. Ogni tanto fa anche bene sentirsi nel giusto.

A noi ha fatto bene manifestare contro il Muro a Bil’in insieme ai comitati palestinesi di resistenza popalare, ballare a Sheik Jarrah con i giovani israeliani strillando a una voce “One, two, three, four…occupation no more!”. Davanti a noi, due coloni che facendo finta di niente leggevano il Talmud seduti sul divano in cortile. Hanno ignorato noi come ogni giorno ignorano l’anziana profuga palestinese, a cui hanno occupato la casa assegnata dall’UNRWA ma che in quel cortile ha deciso di viverci lo stesso, sotto una tenda.  
Ci ha fatto bene conoscere gli Human Supporters di Nablus che aiutano i bambini a superare il dolore, e ci ha fatto bene vedere quel che riesce a fare il Rehabilitation Centre di Hebron in una città militarizzata da 5000 soldati venuti a proteggere i 400 coloni che hanno occupato il centro storico rendendo la vita impossibile ai palestinesi. Tutto questo ci ha fatto bene, ma ci ha fatto anche soffrire, perché l’ingiustizia fa soffrire, come fanno soffrire i racconti di violenza inaudita che ci sono stati riferiti dalle stesse vittime, anime di un assurdo purgatorio che chiedono di riportare in terra la loro verità.

Nichi, lo sai che nell’ “unico Stato democratico del Medio Oriente” esistono le prigioni per i morti? Quelle dove i palestinesi marciscono, letteralmente, per scontare pene di 250 anni?

Noi comprendiamo le ragioni diplomatiche che ti spingono a parlare anche con l’Ambasciatore di uno Stato che pratica l’apartheid, ma è davvero necessario sposarne e diffonderne la propaganda? Non dobbiamo dirti noi che già nella Bibbia la Palestina è identificata come la terra dove scorrono latte e miele: non è stato certo lo Stato di Israele a renderla fertile.
Semmai, lo Stato di Israele sta utilizzando i territori abitati dai palestinesi come discariche.
E a proposito di tecniche d’avanguardia, lo sai che dalle belle oasi che si sono costruiti in Cisgiordania i coloni aggrediscono i bambini palestinesi che per andare a scuola senza fare deviazioni chilometriche osano avvicinarsi a loro? E sai che non lontano dalle meravigliose palme piantate dai coloni nella Valle del Giordano esistono villaggi di beduini dove l’acqua potabile non passa perché è stata deviata? Siamo andati a conoscerli i bambini di questi villaggi, abbiamo visto le loro scuolette fatte coi copertoni delle macchine (anche grazie all’aiuto della cooperazione italiana), abbiamo visto le tende dove fanno lezione in attesa che sia pronta la scuola di fango intitolata a Vittorio Arrigoni: qualche mattone l’abbiamo messo pure noi, simbolicamente, per testimoniare la nostra vicinanza. Giardinetti per loro non ce ne sono, e qualcuno vorrebbe che neanche loro fossero lì.
Come a Gerusalemme, dove i palestinesi non possono costruire case nemmeno sulla terra che appartiene a loro. E i figli devono arrangiarsi altrove, perdendo in questo modo per sempre la residenza.

E allora Nichi, questa terra che in tutto sarà grande come la tua Puglia, bisogna conoscerla tutta per saper distinguere gli orrori dalla speranza, per capire che anche chi sta male a volte non si arrende. Per denunciare chi, nel nome di una religione e di una cultura, fa terra bruciata intorno a sé, teorizzando e riuscendo a far passare il messaggio che i suoi diritti valgono più dei diritti degli altri.
Lo stato di Israele sarà pure denso della cultura ebraica che tutti apprezziamo, ma cosa c’entra questa cultura con le prevaricazioni che subiscono i palestinesi?

Infine, riguardo al tuo desiderio di “sviluppare reciprocamente le attività turistiche”, ci chiediamo: è per difendere questa cultura che quegli uomini e donne di ghiaccio del sistema di sicurezza israeliano hanno sottoposto noi “turisti” italiani a un vero e proprio interrogatorio sulla via del ritorno, all’aeroporto di Tel Aviv? Terrorismo psicologico, il loro, roba da farti venire la tremarella. L’accusa, gravissima, quella di “essere dei volontari”.
Pensa che curioso, ci hanno accusati di essere venuti in Israele “solo” per aiutare i palestinesi, e hanno voluto le prove che fossimo stati nei posti giusti: posti, ad esempio, come i giardini  di Haifa di cui sono (siete?) tanto orgogliosi. Fra le tante foto “compromettenti” che hanno visto dopo averci requisito la macchina fotografica è spuntata fuori anche quella dei giardini di Haifa. Meno male, siamo particolarmente sensibili ai giardini.

Ci vuoi venire a vedere i giardini e le palme con noi? Noi ti ci portiamo volentieri, ma poi facciamo anche un viaggio nei villaggi e nelle città palestinesi.

Con la stima che non vogliamo perdere,

Giovanna Bagni
Giulia Bellandi
Sara Bellandi
Franca Bocci
Raffaele Boiano
Sergio Caldaretti
Bernardetta Casa
Carla Consonni
Davide Costa
Nicola Costa
Silvia Dal Piaz
Marco De Luca
Francesco Del Bove Orlandi
Rosa Di Glionda 
Francesca Fanchiotti
Gabriella Fazzi
Ornella Fiore
Liana Gavelli
Isa Giudice
Valentina Loiero
Maria Grazia Lunghi
Giovanna Maniccia
Paola Marazziti
Marcello Musio
Mariella Pala
Cristiana Paternò
Marco Pecci
Elisabetta Schintu
Stefania Spiga
Massimo Tesei
Edvino Ugolini
Carolina Zincone
Biancamaria Zorzi

Informazione su piazza e in piazza

Luciano Granieri


 Il tempo stringe, manca un mese alla consultazione referendaria  e ancora di acqua, nucleare e legittimo impedimento non si parla o si parla poco.  A livello televisivo, come è noto, la parte privata “dell’editore unico” non ha il minimo interesse ad occuparsi di ciò che “all’editore unico” procura l’orticaria, lo stesso dicasi per la parte  pubblica. Il servizio pubblico in servile omaggio “all’editore unico” prima ha perso tempo in vigilanza a definire le regole, imponendo  il bavaglio preventivo, poi ha licenziato il programma di garanzia sui referendum in cambio del conduttore a targhe alterne.  L’unico risultato prodotto da questo sblocco epocale è che le emittenti pubbliche dell’editore unico ora trasmettono  gli spot informativi su come si vota. A proposito di questi spot, sorge spontanea una domanda tecnica, come mai quando parte il video il volume della TV si abbassa da solo?  Per lo stesso identico motivo per cui l’audio comincia a sparare quando c’è la pubblicità?  DIETROLOGIA dirà qualcuno. Sarà, ma noi a scanso di equivoci insieme con il comitato territoriale referendario “Vota si per fermare il nucleare”, con Rifondazione Comunista circolo “Carlo Giuliani” e con il circolo di Legambiente il “Cigno”, abbiamo messo in piedi due bei banchetti informativi. Uno in Via Aldo Moro, e l’altro in Via Don Minzoni, presso la stazione ferroviaria, due punti nevralgici per la parte bassa di Frosinone.  Queste prime due uscite, ci hanno dato la possibilità, oltre che di informare la cittadinanza, anche di capire a quale punto sia la consapevolezza dell’esistenza dei referendum e l’importanza di votare si. L’obiezione più frequente  è quella   per  cui  molti credono che i quesiti sul nucleare saranno soddisfatti dalla  apposita norma allegata al decreto “Omnibus” che   andrà in aula il 25 e 26 maggio prossimi . Di conseguenza  il quesito referendario sul nucleare verrà annullato. NON E’ COSI’. Fino a quando la nuova norma non verrà pubblicata sulla gazzetta ufficiale, previa approvazione del Parlamento, la legge sul nucleare RIMANE IN VIGORE e con essa il referendum abrogativo. In ogni caso il dispositivo proposto dal governo, non soddisfa pienamente lo spirito di coloro che hanno promosso il referendum, per cui non è così sicuro che questo venga annullato. In relazione ai quesiti sull’acqua il mantra recitato  da molti riguardava il fatto che il privato è meno corruttibile, ha più interesse a che il servizio sia efficiente perché ne va dei suoi guadagni. Non è stato difficile dimostrare che un ente pubblico per assicurare un servizio necessita solo del denaro sufficiente a coprire i costi. Se al pubblico il servizio costa 10 dovrà ricevere in tasse 10.  Se lo stesso servizio, al contrario, viene erogato da un privato la questione cambia. A fronte del medesimo costo: 10, la comunità dovrà pagare 10 più il guadagno dell’azienda privata (mettiamo 2) affrontando quindi una spesa di 12 anziché 10 . Oppure sempre lo stesso privato per assicurarsi il profitto   può fare in modo    che il servizio gli costi 8 anziché 10, i benefici per la comunità saranno inevitabilmente di qualità inferiore. Insomma appare inevitabile che privatizzare l’acqua comporta o una bolletta più alta o un sevizio meno efficiente, o tutte e due le cose insieme . Superate queste obiezioni più comuni ci siamo resi conto, comunque che nella nostra città regna la disinformazione più totale .Hai voglia a fare banchetti!! Note positive? I giovani. molti di loro si sono avvicinati hanno preso i volantini, ma soprattutto avevano fame di informazioni, del resto è comprensibile, ne va della qualità della loro vita e dunque sono molto preoccupati. Nell’ambito dei punti informativi per i referendum è stata organizzata dagli stessi movimenti una raccolta firme per i reperti archeologici dei quali il nostro sottosuolo è ricco. In pratica si chiede ai cittadini di Frosinone di firmare affinché si tenga un consiglio comunale aperto ad esperti archeologi, studiosi, i quali sono chiamati a fornire una valutazione sull’importanza dei reperti rinvenuti , impegnando il comune  a portare a termine gli scavi nelle zone demaniali, e a vietare la costruzione  a privati di manufatti su luoghi il cui sottosuolo potrebbe quasi sicuramente ospitare reperti importanti. La raccolta firme ha avuto molto successo. In conclusione emerge che  sotto un’apparente apatia, fra i cittadini di Frosinone cova la consapevolezza che    senza nucleare, con politiche energetiche non nocive e più redditizie per tutti, con la possibilità di accedere all’acqua liberamente, abitando   in una città che riesca a tutelare e valorizzare le proprie ricchezze culturali rispettando e non sfruttando il territorio, si viva  meglio. Rispetto, valorizzazione culturale  artistica del territorio, promozione di energia pulita non nociva e meno costosa, lotta alla privatizzazione dei beni pubblici sono punti programmatici che dovrebbero stare a cuore a qualsiasi partito o movimento che aspiri al governo di una città e che si dica almeno socialista. 



Diecimila in piazza per accompagnare in mare la Freedom Flotilla

Fonte  www.forumpalestina.org



Migliaia di attivisti e di persone provenienti da diverse città, hanno sfilato per le strade di Roma a sostegno della Freedom Flotilla che a metà giugno salperà per rompere l’assedio israeliano a Gaza.
Il lungo corteo partita da Piazza della Repubblica, era aperto dallo striscione della Freedom Flotilla con il simbolo disegnato da Vauro e origine del clamoroso autogol della Santanchè. Dietro venivano centinaia di palestinesi di tutte le organizzazioni, un segnale che la riconciliazione nazionale raggiunta tra le organizzazioni palestinesi, ha avuto un riverbero positivo anche nella diaspora. E ancora tutte le associazioni e le reti impegnate da anni nel lavoro di informazione e solidarietà: dal Forum Palestina con il bandierone ai numerossimi studenti e giovani giunti da Napoli, dalla numerosissima delegazione dalla Puglia (fortemente desiderosa di prendere le distanze dalle posizioni di Nichi Vendola su Israele), agli emiliani impegnati nella campagna di disinvestimento verso la società Pizzarotti di Parma, unica azienda rimasta nel consorzio che sta costruendo il treno dell’apartheid.
E ancora gli amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, l’associazione di Amicizia italo- palestinese e il CPA di Firenze.
Su molti striscioni l’immagine o le parole di Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza esattamente un mese fa. E proprio Vittorio Arrigoni è stato inserito nella toponomastica della capitale. A Piazza Esquilino, durante una sosta del corteo, è stata apposta una targa che l’ha ribattezzata “Piazza Vittorio Arrigoni, internazionalista”.
Il corteo, commentando e raccontando passo passo le ragioni di una manifestazione che intende sostenere le ragioni dei palestinesi nel paese definito il “migliore alleato di Israele in Europa”, ha raggiunto Piazza Navona dove ci sono stati gli interventi finali.
Dopo l’intervento di Maria Elena D’Elia a nome del coordinamento della Freedom Flotilla, sono intervenute tutte le associazioni palestinesi, la rete ebrei contro l’occupazione, le comunità islamiche e poi Vauro, atteso da tanti, che con enorme correttezza ha riunciato a qualsiasi velleità di uomo di spettacolo per intervenire nel merito dei problemi e rivendicare la propria partecipazione alla Freedom Flotilla.
Non sono mancati, come di consueto, problemi a ridosso del quartiere ebraico della capitale. Prima un energumeno che ha insolentito lo striscione degli ebrei contro l’occupazione giungendo a togliersi la cinta e a minacciare (c’è un video su questo episodio) e poi presenze minacciose intorno a largo Torre Argentina fronteggiate però con tranquillità e determinazione dal servizio d’ordine del corteo.
La manifestazione ha mandato un segnale chiaro e forte: gli attivisti italiani che saliranno a bordo della nave Stefano Chiarini nella Freedom Flotilla, saranno sostenuti e accompagnati da migliaia di persone. Il governo israeliano e il governo italiano (il primo a fare proprio l’appello di Netanyahu affinché i governi europei blocchino la partenza delle navi) adesso sanno come regolarsi. 




Un vento di pace partirà a fine giugno per raggiungere le popolazioni di Gaza sfinite dall'occupazione Israeliana. Si tratta della Freedom Flottilla due. 15 navi cariche di cibo medicinali e altri generi di conforto saranno sicuramente contrastate dal vento di odio israeliano giardiano, in medio oriente, degli interessi capitalisti occidentali. Il vento d'odio ha ucciso il nostro compagno Vittorio Arrigoni uno che per la pace ha dato la vita. Contro il vento dell'odio che sta funestando la Palestina, contro ogni tipo di oppressione e sopruso facciamo soffiare il Maestrale di Pace della Freedom Flottilla 2


Brani: "Il vento dell' odio": Casa del vento. 
           "Passa l'auceddi e pizzica la rosa"  Daniele Sepe und Rote jazz fraktion
Foto: Fausta Dumano
Editing Luc Girello