Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 6 giugno 2011

Insieme per l'arte

Liceo Artistico Statale "Anton Giulio Bragaglia"

Il Liceo Artistico Statale "Anton Giulio Bragaglia" di Frosinone invita alla presentazione INSIEME PER L'ARTE. Quest'evento riunisce le sedi dell'istituto d'istruzione superiore di Frosinone, Cassino, Sora e Anagni, con il coinvolgimento di chiunque voglia partecipare a questa giornata organizzata per la fine dell'anno scolastico dove si potrà passare del tempo insieme, all'insegna dell'arte. Il programma stabilito é:
ORE 8.30 - Extemporanea di pittura
ORE 9.30 - Mostra mercato
ORE 10.30 - Apertura mostra didattica
ORE 11.00 - Tavola rotonda "Educazione all'arte e ai suoi valori"
ORE 13.00 - Pausa pranzo
ORE 14.30 - Esibizione gruppi musicali, canto e danza degli studenti di Anagni, Sora, Cassino e di Frosinone
ORE 20.00 - Spettacolo teatrale
Saremmo molto lieti della vostra partecipazione. E vi aspettiamo "INSIEME PER L'ARTE". (Ingresso libero).


Che ne è dell'Italia neocoloniale?

Luciano Granieri


Che ne è della guerra in Libia? I resoconti di questo ennesimo conflitto  umanitario, o di liberazione che dir si voglia, sono spariti dalle televisioni e dai giornali, salvo qualche rara eccezzione . Si sa che Gheddafi sta trattando la sua buona uscita . Ma che sviluppi hanno le azioni belliche? Perché tanti disperati scappano dalla Libia rischiando di trovare la morte in mare? Vediamo di aggiornare la situazione. Il quartier generale alleato, d’istanza a  Napoli, annuncia che per la prima volta il 4 giugno sono stati usati elicotteri d’attacco. Sono Tiger francesi, Gazzelle e Apache britannici armati da missili Hellfire che vengono lanciati a 8 km dall’obbiettivo e colpiscono  prima che gli elicotteri aggressori siano visibili alla  contraerea. Vengono usati inoltre aerei telecomandati Usa Predator/Raptor equipaggiati da una testata a frammentazione o termobarica. Questa, esplodendo, crea un vuoto d’aria che provoca la morte per asfissia di  chiunque si trovi nell’area anche all’interno di edifici e rifugi . L’utilizzo di velivoli  d’attacco da parte della Nato ha il preciso scopo di preparare il terreno per  lo sbarco delle truppe a terra . Gli elicotteri che attaccano in Libia partono  da navi d’assalto Tonnerre (francese) e Ocean (britannica) dalle quali, al momento opportuno, possono sbarcare migliaia di soldati e armi pesanti. Siccome il congresso Usa ha confermato la contrarietà ad inviare truppe di terra per evitare di ritrovarsi invischiato in un pantano tipo Afghanistan, l’incombenza toccherà agli eserciti alleati: truppe francesi, britanniche e italiane sotto comando americano. A testimonianza dell’inasprimento dell’offrensiva,  nella base di Gioa del Colle sono arrivate bombe a guida laser da una tonnellate le cui testate ad uranio impoverito e tungsteno possono distruggere edifici rinforzati. Questi micidiali ordigni equipaggeranno Eurofighter e Tornado in decollo  dall’aeroporto pugliese. “Tali armamenti ci permettono di proteggere i civili e realizzare gli scopi delle Nazioni Unite” sostiene Liam Fox segretario britannico della difesa. Ma la settimana scorsa è arrivata la denuncia del Vescovo Copto di Matrouh e del Nord Africa, Bakhomis Demetry  il quale sostiene che negli ultimi raid aerei sono state colpite e danneggiate due chiese copte, quella di San Giorgio a Misurata  e quella di San Marco a Tripoli. Dunque il nostro governo, con il convinto appoggio dell’opposizione, si sta rendendo complice di una vera e propria guerra di aggressione. Che Berlusconi e la sua maggioranza, ormai in stato confusionale, abbiano  potuto avvallare l’ennesima mattanza  a rimorchio di francesi inglesi e americani, non ci stupisce più di tanto. E’ grave che questa sporca guerra dagli echi colonialisti sia benedetta da coloro che si fanno paladini della Costituzione , salvo poi tralasciare il rispetto dell’articolo 11 quello famoso in cui si afferma “CHE L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA ECC. ECC. ” Vogliamo sperare che le forze popolari, i movimenti, che hanno contribuito in modo così determinante alle vittorie di Pisapia De Magistris e Zedda, possano a livello nazionale porre la questione all’interno di quella nomenclatura piddina che ha avuto il merito in questi anni di:  DECRETARE IL TRIONFO DI BERLUSCONI, E FAR SPARIRE I MOVIMENTI COMUNISTI DAL PARLAMENTO.


Il video che segue è: 

Lybiam - guerra per la democrazia o guerra neocoloniale?

di Daniele Sepe


PER UNA PALESTINA LIBERA E PER UN MEDIO ORIENTE SOCIALISTA

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


Nel 2004 AMR Progetto Comunista ( corrente della sinistra del PRC ossatura fondante del PCL) scriveva a riguardo della questione palestinese: “… Come da sempre le prospettive della rivoluzione palestinese sono difficili. E sempre di più dovrebbe essere evidente che la soluzione positiva per i palestinesi deve essere cercata nello sviluppo, accanto all’Intifada, di una lotta più ampia nel Medio Oriente. Una lotta contemporaneamente contro il sionismo, l’imperialismo e i suoi agenti borghesi e feudo-borghesi; per una soluzione socialista in Palestina e nel Medio Oriente in generale. Questa è l’unica prospettiva che potrebbe avere la forza per vincere il sionismo e i suoi padroni imperialisti, realizzando le legittime aspirazioni nazionali (ma anche sociali) del popolo palestinese.”

Questa analisi auspicabile poneva, oggi ancora più attuale, la prospettiva della liberazione del popolo palestinese all’interno di una cornice di rivoluzione nel Magreb.

Il vento delle rivoluzioni arabe può essere un nuovo detonatore sociale per la questione palestinese. I marxisti rivoluzionari da internazionalisti si oppongono da sempre al nazionalismo, in tutte le salse, che offre soltanto la prospettiva di rovesciare i termini dell’oppressione. L'unica soluzione per il popolo palestinese è la rottura del recinto capitalistico. La via di salvezza per i palestinesi e per la minoranza di lingua ebraica è una rivoluzione proletaria e una federazione socialista del Medio Oriente.

Le proposte di risoluzione sul conflitto palestinese dei vari imperialismi, dagli Usa a quelli europei , non solo sono finte e servono unicamente a tutelare i propri interessi geopolitici in quell’aria, ma sono anche il frutto della più brutale astrazione geografica che non pone soluzione.La morte di Arrigoni ha dimostrato ancora una volta lo squallore politico del governo Italiano. Il silenzio sulla tragica vicenda da parte del governo ( e delle opposizioni democratiche) è un fatto. A questo silenzio i poteri forti italiani hanno sommato il proprio sostegno, per bocca di Berlusconi, al regime coloniale d’Israele e il ripudio all’umanitaria missione di Freedom Flotilla ( Berlusconi “bloccheremo la Freedom Flotilla”).


Tutto questo rende, oggi più che mai, il nostro impegno a favore del popolo palestinese e della sua lotta prioritario.
Come trotskysti lottiamo per dirigere le masse verso la rivoluzione socialista. Ma non pretendiamo di imporre le nostre specifiche soluzioni a tutti i problemi. In Palestina, al momento della vittoria rivoluzionaria, sarà il popolo palestinese – con la sua libera autodeterminazione e con il rispetto dei diritti del popolo ebraico – a decidere.


Il video che segue, inviatoci da Aya Aljelanun amico del nostro canale YouTube contiene delle immagini crude. Ne sconsigliamo dunque la visione a chi sia particolarmente impressionabile.
La redazione

La licenza di uccidere di Israele

Pino Nicotri


Israele è come gli 007: ha la licenza di uccidere. Concessa dalle loro maestà Usa ed Europa. Grazie ai miti creati dal sionismo e dimostrati come falsi da vari docenti di storia israeliani
Nuova strage di pacifici manifestanti palestinesi per mano del solito esercito israeliano dall’ammazzamento facile. Dopo la ventina di omicidi, con contorno di centinaia di feriti, di pochi giorni fa in occasione delle manifestazioni per la Naqba, cioè per Il Disastro della cacciata a mano armata di 700 mila palestinesi dalle loro terre seguita alla proclamazione dello Stato di Israele, ecco la ventina di omicidi delle ultime ore in occasione della Naksa: in occasione cioè della ricorrenza della sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni del ’67 dei farraginosi eserciti di Egitto, Siria e Giordania per mano di quello di Israele. Che si prepara alla nuova mattanza di “pacifinti”, come gli ipocristi chiamano i pacifisti non antipalestinesi, della prossima Flotilla diretta a Gaza dopo la strage di 9 pacifisti turchi a bordo di una nave della Flotilla precedente. A parte le chiacchiere, le bugie e il sempre più cinico e intollerabile farsi scudo della Shoà, che non è una tragedia privata degli israeliani, non appartiene solo a loro, ma è una tragedia del mondo e al mondo intero appartiene, le cifre mettono a nudo la realtà della repressione militare israeliana e i suoi obiettivi. Dal 2000 al 2010 a fronte di 1.083 vittime civili della “insorgenza” palestinese ci sonon 6.371 vittime civili palestinesi. Non siamo ancora al famoso rapporto “1 a 10?, di orribile memoria, ma ci siamo vicini, anche perché nel 2011 le altre vittime palestinesi non sonio certo poche: una vergogna per Israele. Che ai palestinesi ha anche rubato terra per piazzarci ben 430 mila colonim in spregio a tutte le leggi internazionali e alle stesse risoluzioni e richieste dell’Onu. I rifugiati palestinesi che campano con l’elemosina dell’Unrwa, l’apposita agenzia dell’Onu, sono ormai arrivati alla astronomica cifra di 4,8 milioni. Le case demolite e gli alberi da frutta palestinesi, olivi e arance soprattutto, distrutti per rappresaglia dagli israeliani assommano ormai a decine di migliaia le prime e a centinaia di migliaia i secondi. Ho perso il conto dei pozzi e delle fonti d’acqua palestinesi requisiti, cioè rubati, ai palestinesi. Ci sono situazioni scandalose che francamente gridano vendetta, dall’impossiiblità per certi villaggi, piani di bambini, a poter disporre di acqua ed elettricità alla moria di donne incinta impossibilitate a ricoverarsi in ospedale per partorire a causa dei chek point chiusi e del menefreghismo dei soldati addetti al loro funzionamento. La situazione di Gaza non ha bisogno di essere illustrata.Di ormai insopportabile ipocrisia l’appello Usa “alla calma” dopo la mattanza di manifestanti della Naqsa, insopportabile specie dopo che Obama ha dovuto rimangiarsi di fronte alla platea dell’AIPAC, la più potente delle lobby sioniste pro Israele degli Usa, quello che pochi giorni prima aveva fatto infuriare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in visita alla Casa Bianca. L’AIPAC fa ballare in particolare la signora Hilary Clinton, cioè il segretario di Stato Usa all’origine del viscido appello “alla calma”: oltre ad essere stata eletta con l’appoggio dell’AIPAC, la signora Clinton ha la figlia Chelsea andata sposa in pompa magna un anno fa a Marc Mezvinsky, rampollo di una straricca famiglia di finanzieri sionisti tenaci sostenitori di Israele sempre e comunque.
Obama ha dovuto dichiarare pubblicamente all’AIPAC il contrario di quello che poche ore prima aveva sbattuto in faccia a Netanyahu. Se a questi aveva annunciato che lo Stato palestinese è ormai inevitabile che finalmente nasca, tanto ormai dopo 60 anni di angherie, furti di terra e vessazioni varie sarà grande al massimo come un francobollo gruviera, alla platea dell’AIPAC ha docuto garantire che gli Usa non ne appoggeranno la nascita se non alle condizioni di Israele. In particolare, lo Staterello palestinese “dovrà essere smilitarizzato”, cioè sempre sottoponibile a invasione da parte di Israele usa a violare i confini altrui e dotata anche di centinaia di testate nucleari. Non c’è bisogno di commenti.
Vale la pena invece di occuparci del discorso di Netanyahu al senato Usa fatto dopo la gelida visita alla Casa Bianca. E’ ora infatti di prendere di petto tutta una serie di miti e chiamarli coni il loro nome: miti, appunto. O, più prosaicamente, panzane alle quali un popolo è libero di credere – ogni popolo, compreso quello italiano, ha le sue “panzane” mito, e sono sacre – ma non può certo pretendere, per giunta con le armi, che ci debbano credere anche gli altri popoli. Specie se si usano i propri miti come comoda scusa per mettersi sotto il tallone altri popoli.



Nel suo applauditissimo discorso al parlamento Usa, il capo del governo israeliano – che punta chiaramente a evitare che Obama venga rieletto, e quindi punta anche a che l’AIPAC non stanzi fondi per la sua campagna elettorale – ha infatti ripetuto la solita ferrea, monolitica e tranchant affermazione, il classico cavallo di battaglia e tabù del sionismo: “Israele è la terra dei nostri avi e quindi abbiamo tutto il diritto di tornarci e di restarci”. La prima obiezione che viene spontanea è perché mai lo stesso diritto non lo debbano avere le centinaia di popoli delle Americhe, del nord, del centro e del sud, costretti a vivere in riserve o a essere cittadini di serie B, quando non di serie C, o i vari popoli africani, come i boscimani o i bantù, e gli aborigeni australiani. I mapuche dell’Argentina hanno anzi perso la causa in tribunale con la quale chiedevano di poter tornare nelle terre degli avi in Patagonia, terre oggi occupate dagli italiani Benetton – sì, quelli della United Colors of Benetton – per far pascolare le mandrie di pecore dalle quali ricavano la lana per i loro tessuti. In Australia gli aborigeni si sono rivolti alla magistratura per chiedere di riavere almeno la città di Perth, che è oltretutto aborigena anche nel nome. Nella foresta amazzonica sono ancora oggi varie le etnie spazzate via per far posto alle miniere e alla deforestazione per mano delle grandi compagnie minerarie o dei grandi latifondisti, che fino a pochi decenni fa davano un premio a chiunque portasse loro un orecchio o un’altra prova di avere ucciso un “selvaggio”, cioè un indio da sfrattare armi alla mano mandandolo all’altro mondo.

Anche a voler evitare di polemizzare con tali paragoni, che dimostrano come anche nel campo dei diritti umani valga il criterio dei due pesi e due misure, basato sul principio che il più forte ha ragione mentre i più deboli se la prendono in quel posto, resta una obiezione fondamentale all’affermazioni di Netanyahu e del sionismo in genere. Rizzoli ha da poco pubblicato la traduzione del libro di un docente di Storia israeliano all’Università di Tel Aviv – ed ebreo, se questo particolare interessa a qualcuno che ha bisogno di timbri a garanzia – che si aggiunge a vari altri che spazzano via la definizione di “popolo ebraico” dimostrando che un tale popolo non esiste, né più e né meno come non esiste il popolo cristiano o cattolico, ma esistono vari popoli cristiani o cattolici, spesso perfino in guerra tra di loro come mostra impietosamente e in modo supremo anche e soprattutto la seconda guerra mondiale. Il docente in questione è Shlomo Sand, nato in Austria da genitori polacchi internati dai nazisti e scampati alla Shoà, emigrato con il figlio in Israele dopo avere rifiutato qualunque indennizzo dalla Germania. Sand nelle oltre 500 pagine del suo documentatissimo libro dimostra – anzi, ricorda, perché si tratta spesso di cose scritte già nella bibbia, anche se taciute – che alla religione nata in Giudea, oggi nota come ebraismo, si sono man mano convertiti re, regine e interi popoli, dal Marocco alla Mesopotamia, dal Sahara all’Europa, che con la Giudea non avevano nulla a che spartire. mi viene da ridere all’idea che Paolo Mieli o Momi Ovadia siano diversi da me perché sono ritenuti “semiti”, quando invece i semiti sono semmai gli arabi e i palestinesi, ma certo non gli ebrei europei o africani, come i falascià. Se la memoria non mi inganna, già Koestler fece notare che Hitler e i nazisti, e quindi anche Mussolini e i fascisti, erano ignoranti come bestie in fatto di “semiti” e non, visto che i tanto esecrati ebrei europei di semita non hanno mai avuto nulla.
Il professor Sand ricorda anche che la famosa diaspora ebraica è nata spontaneamente e molto tempo prima che i romani riconquistassero Gerusalemme distruggendo anche il Tempio, e che se si parla di “popolo ebraico errante” è solo perchè nell’800 il sionismo ha fatto proprio il mito cristiano dell’”ebreo errante”, eternamente errante in quanto “popolo deicida” perché aveva “ucciso Gesù”. A dire il vero Sand ricorda anche un’altra cosa, piuttosto imbarazzante: il sionismo è nato nella setssa epoca e nella stessa zona dell’Europa orientale che ha visto nascere altri nazionalismi basati su falsificazioni mitologiche della Storia e sul mito della “purezza del sangue e delle origini”, come il nazionalismo tedesco diventato poi nazionalsocialismo o nazismo che dir si voglia e lo slavismo. Sand fa notare altre due cose. La prima è che le democrazie e gli Stati dell’Europa occidentale, dall’Inghilterra all’Italia, dalla Francia alla Spagna, hanno un concetto della cittadinanza e dello stesso nazionalimo che è un concetto “inclusivista”, vale a dire che include chiunque viva, e meglio se paga le passe, su uno stesso territorio nazionale a prescindere dalla religione e dall’oridine familiare e degli avi della proprio nazionalismo. La seconda è che gli Stati e i nazionalismi dell’Europa orientale hanno invece avuto una concezione della cittadinanza tipicamente “esclusivista”: vale a dire, che esclude chi non appartenga alla stessa “razza”, allo stesso ceppo “del sangue” o non discenda dalle “tribù fondatrici” dei rispettivi popoli. Tra i nazionalismi “esclusivisti”, oltre al nazionalismo tedesco sfociato nel nazismo della “pura razza ariana”, c’è il nazionalismo ebraico noto come sionismo. Che, come si vede, e lo dimostra Sand, non lo dice cioè un “antisemita”, non ha un bel blasone, un gran bel pedigree.
In ogni caso, ma Netanyahu&C ignorano volutamente anche questo, cioè che il sionismo non è mai stato un blocco monolitico, per giunta antiarabo o antipalestinese. Non solo c’è stato il sionosmo per esempi di Judha Magnes, che voleva sì la creazione dello Stato israeliano nela Palestina storica, ma voleva che fosse uno Stato e una democrazia “inclusivista”: vale a dire, con pari doveri e diritti per ebrei, musulmani, cristiani, atei, agnostici e quant’altro. E tra i vari partiti sionisti, Mapai, Mapam, ecc., c’erano anche quelli che non distinguevano – sotto il profilo della cittadinanza e della parità di diritti e dover – tra ebrei e non ebrei. Lo scrive molto bene un altro docente di Storia israeliano – ed ebreo, sempre se a qualcuno interessa il sigillo di garanzia – come Ilan Greilsammer, nel suo agile libretto “Il sionismo”, edito da il Mulino. Greilsammer dimostra anche come il sionismo abbia falsificato la storia ebraica inventando una serie di miti utili alla causa del nazionalismo ebraico teso ad avere un suo Stato.
Sia Sand che Greilsammer auspicano, come il sottoscritto e una moltitudine di intellettuali israeliani e di ebrei non israeliani, che – ora che Israele esiste – il sionismo politicamente si aggiorni, rivisiti il suo nazionalismo e i suoi miti, e si renda conto che la legittimità dello Stato di Israele è basata non sulla bibbia et similia, bensì sulla famosa risoluzione dell’Onu del 1948. La stessa che legittima, finora – e forse ormai per sempre – inutilmente, la nascita di uno Stato palestinese.
Intanto però Netanyahu a Washington ha barato, come del resto la maggioranza dei sionisti odierni, e ha potuto farlo, per giunta venendo anche applaudito pare ben 30 volte, solo perché su certi argomenti si preferisce coltivare l’ignoranza, lasciare briglia sciolta e pascolo libero a stereotipi e falsità storica, base per l’appunto dell’ignoranza di massa utile a predicare ciò che da troppo tenpo si predica. E si pratica.
Di fronte alla durezza di Netanyahu, che punta addirittura a far cacciare Obama dalla Casa Bianca facendo leva negli Usa sulla comunità ebraica e su quella cristiana sionista , è bene cominciare a dire ad alta voce che a contribuire al suo dente avvelenato è, oltre alla sete di potere tipica dei politici, il fatto che è il fratello di un soldato, Jonathan Netanyahu, caduto durante l’attacco israeliano all’aeroporto di Entebbe nel 1976. E’ il caso di cominciare a dire ad alta voce anche che l’attuale primo ministro israeliano ha creato negli Usa, nei vari anni in cui ci ha vissuto, il think tank Jonathan Institute, non a caso intitolato al fratello caduto nell’attacco a Entebbe. E’ bene infatti si sappia, se si vuole capire perché Israele rischia il vicolo cieco, con tutte le sue conseguenze, che il Benjamin Institute ha avuto un ruolo non trascurabile nel teorizzare il passaggio dalla guerra fretta Usa-Urss al confronto tra Nord e Sud del mondo. Il confronto, vale a dire, che ha permesso alle industrie di armi di continuare a prosperare e che rischia di trascinarci in una nuova guerra mondiale.
Netanyahu non è un politico onesto, tra i sionisti è forse il politico più pericoloso e meno onesto: confonde infatti i suoi rancori e la sua sete di potere con gli interessi di Israele, per giunta spacciandoli anche lui come interessi di tutti gli ebrei del mondo. Chiunque sia amico del mondo ebraico, e magari anche di Israele, senza per questo essere nemico mortale di altri mondi e altri Stati, deve svegliarsi: aprire gli occhi e fare la sua parte. Prima che sia troppo tardi.

domenica 5 giugno 2011

Hey Hey My My No Nuke will never die

Luciano Granieri


Continua a Frosinone  l’impegno dei comitati referendari nella campagna elettorale per i referendum del 12 e 13 giugno. Come è noto i quesiti sull’acqua pubblica, sul nucleare e sul legittimo impedimento sono stati osteggiati dal governo superando ogni limite di decenza e di rispetto per la democrazia. Giova ricordare il sabotaggio che un esecutivo   accattone e privo di dignità  ha  tentato verso il referendum sul nucleare cercando di far passare la  moratoria sulle politiche energetiche come una legge che soddisfasse il quesito sull’abrogazione dell’energia nucleare.  Il tentativo   di cercare a tutti costi  l’annullamento è stato clamorosamente sventato dalla corte di Cassazione . La natura indegna e dispotica di questo governo  non ha limiti.  Dopo lo schiaffo della Cassazione ,  senza un minimo di vergogna, per evitare che il popolo sovrano a loro tanto caro  possa esprimersi sulla politica energetica,  questi cialtroni  guidati dall’agonizzante  guitto di Arcore   hanno presentato un ricorso presso la Corte Costituzionale per chiedere l’inammissibilità del quesito sul nucleare , referendum già promosso dalla Cassazione. Dovrebbe trattarsi di un passaggio formale, in quanto mai la Coste Costituzionale ha assunto decisione contrarie ad un parere già espresso dalla Cassazione, resta il fatto che per l’ostinazione antidemocratica di questa classe dirigente che ormai ha fatto venire il volta stomaco a gran parte dei cittadini, l’ufficialità sull’ ammissione del quesito sul nucleare si avrà solo martedì mattina quando la Corte Costituzionale, esaminato il ricorso del governo, emetterà il suo giudizio. Tale marasma anti democratico ha richiesto a tutti i comitati referendari un’impegno estenuante per superare ostracismo, disinformazione e ottenere l’obbiettivo di spingere i cittadini a votare in modo da  raggiungere il quorum. In questa cornice di lotta  si inserisce la manifestazione:  “Non lasciare che scelgano al tuo posto”. Sabato 4 giugno nel piazzale antistante la libreria Ubik in Via Aldo Moro a Frosinone, il circolo di Legambiente “Il Cigno”,  e il comitato referendario “2 sì per l’acqua pubblica” hanno organizzato un  evento informativo, strutturato in diverse fasi. Dopo la presentazione del Prof. Francesco Raffa di Legambiente e del Dott. Umberto Messia, si sono succeduti momenti informativi col supporto di interessanti, quanto scioccanti , video sulla tragedia di Chernobyl e diverse esibizioni artistiche  . Fra queste   la suggestiva e toccante  performance dell’attore Sandro Morato, il quale ha interpretato alcuni scritti sulla tragedia ucraina scelti dal Prof. Raffa, e l’esibizione del gruppo musicale Le   III Movimento. Vicino al banchetto dove si distribuivano  materiali di promozione per la campagna referendaria, si sono succeduti gli appelli al voto  degli organizzatori, Raffa, Messia e del presidente del comitato “2 sì per l’acqua pubblica” Severo Lutrario. Come e forse più di altri presidi informativi  sui referendum, questo ha avuto un buon successo di partecipazione. Probabilmente avrà influito l’ora (dalle 21,30 in poi) e la location, (Via Aldo Moro,  il sabato sera  frequentata da tanta  gente giovani e meno giovani), sta di fatto che molte persone hanno assistito ai vari steps della kermesse mostrandosi molto interessati sia al problema del nucleare che a quello dell’acqua.  Nei video si ascoltano le toccanti letture intepretate da Sandro Morato, gli appelli al voto di Lutrario e Raffa , e il brano “If it makes you happy” di Sheryl Crow eseguito dal gruppo Le  III movimento. A proposito di musica non potavano mancare alcune nostre notazioni. Le  III Movimento è un gruppo formato da tre ragazze:  Gabriella “irishblossom” Franceschini: voce, Jessica “jenjy” Testa: voce, cori, violino, Irene Messia “sdù”: voce, cori, chitarra, armonica. Il loro repertorio spazia in modo disinvolto dal country radical americano  di Neil Young ai grandi brani del melody rock inglese e statunitense  (no doubt, alanis morisette, the corrs, bob dylan, ecc.) . Le tre ragazze hanno dato vita ad un set molto piacevole in cui hanno mostrato delle abilità tecniche non indifferenti. In particolare Gabriella Franceschini grazie a una eccellente  modulazione della sua bellissima voce, dona ai brani delle colorazioni sonore particolari, ottimi i contributi sia in voce che con il violino di  Jessica Testa il tutto amalgamato in un fluire sonoro accattivante dalla chitarra di Irene Messia. Personalmente ho apprezzato molto l’esecuzione dei i brani di Neil Young “Hey Hey My My” e “Helpless”.  Gabriella, Irene e Jessica hanno reso  molto bene quell’atmosfera radical tipica del chitarrista cantante canadese  tanto che , ad un certo punto sembrava di assistere ad un “Four Way Streets” al femminile. Siamo tranquilli con ragazze come Gabriella, Irene e Jessica “Rock and roll can never die”. Ultima notazione musicale. Nel montaggio del filmato relativo all’intepretazione di Sandro Morato ho inserito due brani  di jazz “Counterpoint”  di Gerardo Iacoucci e “Requiem” di Lennie Tristano, eseguiti entrambi da Gerardo Iacoucci al pianoforte e Stefano Canterano al contrabbasso. Il maestro Iacoucci oltre che ad essere uno dei più grandi jazzisti europei, è anche amico di Aut. Quando gli ho chiesto di poter usare i suoi brani è rimasto entusiasta e mi ha pregato di girare il suo appello a tutti i jazzisti, jazzofili, jazzemani, appassionati di musica e non, affinchè “VADANO  A VOTARE PER I REFERENDUM  E SEGNINO QUATTRO SI GROSSI COME UNA CASA “ testuale. Ci associamo anche noi all’appello di Gerardo Iacoucci, speriamo anzi confidiamo che questa battaglia di civiltà e democrazia partecipata possa essere vinta. 




Grigliata avariata

Patrizia Monti



A Reggio Emilia e a Milano sono stati inaugurati nuovi ristoranti ROADHOUSE GRILL, che fanno parte del Gruppo Cremonini. Vi ricordo che il gruppo Cremonini, come testimoniato da inchieste di REPORT (Rai 3) e come sostenuto anche da Beppe Grillo, è un'azienda che nel corso degli anni si è distinta per una serie di azioni illegali e anche criminali.
Per citarne alcune:
- vendere carne di bovini di oltre 17 anni come carne di bovini inferiore ai 24 mesi di età (tale carne è finita negli omogeneizzati per bambini!)
- vendere svariate tonnellate di carne in scatola avariata a Paesi poveri(guadagnando su incentivi europei per tali esportazioni), tra cui la Russia (dove Report ha raccontato della morte di un 12enne dovuta al consumo di tale carne contenente botulino) e Cuba.
Per la morte in Russia un intermediario della Cremonini ha pagato 150.000 euro per evitare una denuncia e il blocco delle importazioni in Russia. Al momento dell'indagine fatta da Report, la carne che il governo cubano ha respinto dopo alcune analisi (che confermavano le pessime condizioni di diversi lotti di carne) era stata imbarcata su una nave, ma non per riportarla in Italia per la distruzione. La nave era destinata all'Angola. La carne avariata verrà distrutta o venduta agli angolani? Per questo motivo vi invito a non recarvi nei ristoranti ROADHOUSE GRILL, a divulgare questo messaggio , a boicottare anche le altre aziende del gruppo
Cremonini che sono:


Autogrill MOTO
carne MONTANA
bar e ristoranti CHEF EXPRESS (treni e aeroporti)
salumi IBISE'
carni INALCA
supermercati MARR (diffusi soprattutto in Romagna e Marche)


NB: la carne bovina utilizzata in Italia dai Mc'Donalds, è fornita dal
Gruppo Cremonini

Amministrative in Ciociaria: Chi ha vinto e chi ha perso

Oreste della Posta


Dopo i risultati dei ballottaggi nei comuni di Cassino, Alatri e Sora viene da farsi una domanda: chi ha vinto e chi ha perso? Indubbiamente c’erano vari guru della destra che ipotizzavano tre a zero del centrodestra, mentre è finita 2 a 1 per il centrosinistra. Questo solo perché a Sora il Pd si è autodistrutto per via della guerra dei due Franceschi. Il Pdl ha  perso, ma rimane un avversario, in provincia, forte e temibile, con un elettorato legato ai quartieri popolari. Questo deve far riflettere profondamente la sinistra e tutto il centrosinistra.
L’altra sconfitta è stata l’alleanza con l’Udc. Infatti D’Alema disse che Cassino era un laboratorio per l’alleanza con il partito di Casini, uscito pesantemente sconfitto da questa tornata elettorale. Il Pd deve ritrovare una via unitaria facendo terminare la guerra tra il Papa Francesco e l’Imperatore Francesco, prendendo spunto dal concordato di Worns del 1122. E’ chiaro a tutti che se il Pd non riparte diventa quasi impossibile battere la destra reazionaria e moralmente impresentabile. L’Associazione Politco-Culturale “20 Ottobre” propone, fin da ora, un patto di consultazione tra Sel, FdS e Idv per realizzare in provincia un polo alternativo che raccoglie il vento del cambiamento radicale che esiste nella nostra terra e faccia una opposizione senza se e senza ma a chi sta rovinando la nostra provincia.
È bene ricordare che il blocco sociale che sostiene la destra è composto dalle alte gerarchie ecclesiastiche, da una parte consistente della confindustria, da una parte maggioritaria dei sindacati. Quindi, chi parla di destra allo sbando non sa davvero chi è l’avversario. Occorre costituire un blocco di opposizione che metta in evidenza le contraddizioni della politica di centrodestra. Destra che si combatte votando quattro si ai referendum del 12 e 13 giugno. Vorrei ricordare una frase di un celebre romanzo di Beppe Fenoglio: “Dalla miseria non si esce sparando”. La scintilla del cambiamento parte dal ceto medio che di fatto sta precipitando verso una proletarizzazione della sua condizione sociale ed economica”.