Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 27 luglio 2011

DA SYNTAGMA A PUERTA DEL SOL E DI NUOVO A SYNTAGMA

di Savas Michael-Matsas

Proprio quando i preparativi per le celebrazioni del Natale erano a buon punto, nel dicembre 2008, in piazza Syntagma (Costituzione), al centro di Atene, di fronte al Parlamento Nazionale, il gigantesco Albero di Natale fatto erigere dal sindaco di destra di Atene Nikitas Kaklamanis – che si vantava che questo monumento al kitsch fosse l’Albero di Natale più alto d’Europa – stava “bruciando lucente nella foresta della notte   - incendiato dai giovani ribelli durante lo slancio di massa di quel mese indimenticabile. Fu una delle più spettacolari ed emblematiche azioni della Rivolta di Dicembre greca.
Nel maggio 2011, irrompe nel medesimo luogo un altro inaspettato evento: dal 25 maggio in poi, ogni giorno, decine di migliaia e, più recentemente, oltre centomila persone si radunano in piazza Syntagma, (oltre che nelle piazze più centrali delle città di tutto il paese) contro la nuova ondata di misure di cannibalismo sociale che l’UE, la Banca Centrale Europea e l’FMI, l’infame “troika”, vogliono imporre tramite il governo del PASOK al popolo greco; il salvataggio della Grecia del maggio 2010 ha totalmente fallito il tentativo di impedire un default, nonostante i tagli estremamente selvaggi imposti su salari, pensioni, posti di lavoro e condizioni di vita della stragrande maggioranza, e lo spettro di una catastrofe sia sospeso non solamente sulla Grecia ma anche sull’intera Europa e oltre…
Il “Movimento delle piazze” greco o Movimento per la “Democrazia Diretta Ora!” è stato ispirato dagli “indignados” spagnoli, l’M15 (15 Maggio) Movimento che chiede una “reale democrazia ora” contro il sistema politico esistente e le sue misure antipopolari, e che sta occupando Puerta del Sol, la piazza centrale di Madrid, oltre alle piazze di Barcellona e di altre maggiori città della Spagna. Le mobilitazioni spagnole (e greche) seguono l’esempio e i metodi organizzativi di Piazza Tahrir a Il Cairo, centro della Rivoluzione Egiziana che ha rovesciato la dittatura di Mubarak. Le peggiori paure delle classi dominanti in Europa, e le previsioni dei marxisti rivoluzionari, compresi quelli dell’EEK, cominciano a materializzarsi: la rivoluzione comincia a muoversi dalle sponde meridionali del Mediterraneo a quelle settentrionali.
… AL SOLLEVAMENTO DELLE MASSE
La Rivolta di Dicembre del 2008 fu solo il preludio. Prima e nel corso di un anno di attuazione del Memorandum BCE/FMI/Commissione Europea con il governo del PASOK nel 2010-2011, la combattività della classe operaia è stata dimostrata – ma anche frenata – da una dozzina di Scioperi Generali di protesta di 24 ore organizzati dalle burocrazie sindacali controllate dal PASOK della GSEE e ADEDY. La frustrazione tra le persone aumentò appena svanì l’illusione che una semplice dimostrazione di forza potesse avere successo come in tempi precedenti, ad esempio con lo Sciopero Generale del 2001 che respinse il precedente tentativo di attacco ai diritti pensionistici. La violenza cieca di elementi isolati, come nei tragici eventi dello Sciopero Generale del 5 maggio 2010 quando tre impiegati furono soffocati nella Marfin Bank, dopo il lancio di una molotov o nell’attacco ad un mercato popolare in Kallidromiou Street, a Exarchia, ai primi di maggio, hanno condotto il movimento anarchico alla paralisi.
La repressione statale si è intensificata, di Sciopero Generale in Sciopero Generale, raggiungendo il culmine nell’orgia di violenza della polizia antisommossa dell’11 maggio 2011, quando un giovane uomo fu quasi ucciso, a dozzine furono mandati all’ospedale gravemente feriti, e il centro di Atene venne trasformato ancora una volta in una camera a gas dall’uso massiccio, da parte della polizia, di enormi quantità di lacrimogeni. Contemporaneamente, il gruppo neonazista di “Alba Dorata”, sotto la protezione della polizia, scatenava un’autentica Kristallnacht il 12 maggio, attaccando le comunità di immigrati e i loro negozi, uccidendo un operaio immigrato del Bangladesh e linciando molti altri immigrati, soprattutto “di colore” o “neri”, in Omonia Square nel centro di Atene.
Le prime due settimane del maggio 2011, il terrore di Stato e le gang fasciste protette dallo stato dominarono la scena, mentre la maggior parte delle persone restava immersa in una profonda disperazione e rabbia. Improvvisamente, in maniera imprevedibile, come nei paesi arabi o in Spagna, l’intero panorama politico mutò radicalmente nelle ultime settimane di maggio e ai primi di giugno, con il potente emergere del “movimento delle piazze”, in seguito all’esempio del Movimento 15 Maggio a Puerta del Sol e in altre piazze spagnole. Decine e poi centinaia di migliaia di persone si sono radunate, molte di loro per la prima volta nella loro vita, in piazza Syntagma e in altre piazze centrali delle principali città greche, in Tessalonica, a Patras, Volos, Khalkis, Lamia, Preveza, nelle città cretesi e in tutto il paese. Per la prima volta dal dicembre 2008 un tale movimento di massa, ma con caratteristiche molto differenti dalla precedente rivolta giovanile, è emerso su scala nazionale.
Nel dicembre 2008 è stata una giovane generazione senza futuro, che fa lavori precari, o è disoccupata e sotto le costanti vessazioni della polizia ad essersi rivoltata. Era una rivolta di coloro spinti ai margini della vita sociale dal sistema sociale in declino e in crisi, la ribellione degli “outisiders”   non di una minoranza isolata: senza il sostegno popolare di massa di una maggioranza in crescenti difficoltà economiche e sociali e il crescente conflitto con le politiche del governo di destra, la gioventù ribellatasi non avrebbe potuto continuare la sua rivolta per molte settimane, addirittura mesi, in tutta la Grecia, attaccando stazioni di polizia e banche.
Ma nel maggio 2011 non sono gli “esclusi” dall’ordine sociale dominante a ribellarsi ma il cosiddetto “mainstream”, la maggior parte del quale proveniente dalle classi medie che si mobilitano in massa, pacificamente, indipendentemente o anche in aperta ostilità a tutte le organizzazioni politiche o sindacali, utilizzando internet, Facebook e altri mezzi di social networking per radunarsi nelle piazze seguendo l’esempio di Puerta del Sol a Madrid e della Primavera Araba. I circoli dominanti e i loro media cercarono deliberatamente di contrapporre il pacifico maggio 2011 al “violento dicembre 2008”, nello stesso modo in cui la borghesia francese aveva contrapposto la “minacciosa  rivoluzione” del proletariato di Parigi nel giugno 1848 alla “rivoluzione gentile” del febbraio 1848, quando tutte le classi, la borghesia, i democratici piccolo-borghesi e la classe operaia erano uniti contro il vecchio regime. Ma il maggio “gentile” 2011 si apprestava a divenire, secondo i canoni borghesi, sempre più “minaccioso”. Perché sempre più persone hanno cominciato ad unirsi ai “Cittadini Indignati”, e il raduno di piazza Syntagma divenne permanente giorno e notte, la radicalizzazione in corso del movimento si fece sempre più pronunciata. Ciò si è espresso particolarmente nell’autorganizzazione delle persone in piazza Syntagma oltre che nella seduta dell’Assemblea generale, pubblica e imponente, che ha avuto luogo dalle 9 del pomeriggio alle 2 di notte, con migliaia di partecipanti [ancora] al primo mattino. Il rifiuto di riconoscere tutti i debiti esteri come obbiettivo centrale del movimento degli Indignati fu accettato dalla schiacciante maggioranza, battendo la proposta dei riformisti “economisti di sinistra” del solo ripudio della cosiddetta parte “illegale” del debito, seguendo l’esempio ecuadoriano. Le misure di cannibalismo sociale introdotte dal governo “socialista” con l’aperto sostegno dell’estrema destra del LAOS, e, malgrado la demagogia populista, con il sostegno del partito di destra Nuova Democrazia di Samaras, distruggono i posti di lavoro e le vite di milioni di persone sia delle classi medie che della classe operaia. La generale devastazione dell’enorme maggioranza della popolazione, con l’aperta complicità del corrotto sistema parlamentare borghese, dei partiti borghesi che si alternano al potere da decenni, con la complicità delle burocrazie sindacali, con una sinistra riformista e /o stalinista alienata dalla maggioranza del popolo che appare giustamente come una parte del problema, non la sua soluzione, creano le condizioni dell’attuale Grande Rifiuto.
La natura della crisi globale, l’impasse e la bancarotta del capitalismo sono la fonte del suo attacco generalizzato “a quelli che stanno in basso” e del rifiuto di massa generalizzato di “quelli che stanno in alto”, sia da parte della piccola borghesia che dei proletari. Ciò impedisce alle classi dominanti di trovare una base di massa nelle classi medie contro il proletariato, come con il caso della Thatcher o inizialmente di Pinochet. Non solo questo governo del PASOK, ma ogni governo che come questo la classe dominante discute come alternativa (un governo di unità nazionale, una coalizione di governo PASOK-Nuova Democrazia, un governo di tecnocrati, e neppure un “governo di unità popolare” che resterebbe sempre in un quadro capitalista) può essere un governo stabile, precisamente perché la bancarotta del capitalismo impedisce di fare ogni sostanziale concessione ad una considerevole parte della popolazione.
Questa debolezza del dominio borghese è anche paradossalmente, ma dialetticamente,  il suo punto di forza.  L’eterogenea massa popolare che si rivolta contro le classi dominanti non può aprire una via d’uscita socialista all’attuale impasse senza l’egemonia della classe operaia, armata di un programma di transizione e di una prospettiva comunista internazionalista. Sarebbe un disastro se il proletariato e la sua avanguardia rifiutassero le masse piccolo borghesi, le loro rivendicazioni sociali e sensibilità democratiche; il proletariato che lavora, disoccupato e precario elevandosi esso stesso come “classe universale” al di sopra di ogni limitazione settoriale deve divenire la direzione politica della nazione di indigenti che lotta per la giustizia sociale, la libertà e la dignità, ponendo “l’emancipazione universale umana come precondizione per ogni emancipazione particolare” secondo la prima immortale definizione di Rivoluzione Permanente di Karl Marx.
Per ottenere questa egemonia dei lavoratori, non possiamo evitare la politica di partito e la lotta per chiarire gli obbiettivi politici del movimento di massa. Nonostante la legittima rabbia dei “Cittadini Indignati” contro il sistema dei partiti esistente, un Partito della Rivoluzione Permanente è necessario non come auto-nominatosi “salvatore” e futuro dittatore, ma come strumento della rivoluzione socialista, un laboratorio ideologico del movimento di liberazione. La Democrazia Diretta ha un futuro solo attraverso la rivoluzione sociale. È necessario come strumento un partito di lotta della Rivoluzione Permanente costruito tra le masse, dalle masse, per l’auto-emancipazione delle masse. Questo è lo scopo e la ragion d’essere dei trotskysti dell’EEK e della Quarta Internazionale.
Non c ‘è soluzione elettorale alla crisi attuale come domandano i riformisti SYN/SYRIZA di Tsipras. Anche l’insistenza sulla richiesta di democrazia diretta rivela l’esaurimento del parlamentarismo borghese. La prospettiva della conquista del potere da parte della classe operaia sostenuta dalle masse impoverite delle città e della campagna non può essere differita ad un futuro indefinito, alle calende greche, come fa lo stalinista KKE. I partiti della sinistra ufficiali ma anche la coalizione centrista di ANTARSYA sono legati a prospettive elettoralistiche, che considerano le lezioni come  “la scena politica centrale.” Il vecchio spettro della rivoluzione sociale, esorcizzato da capitalisti e burocrati e ritornato. Diffonde il terrore tra tutte le classi dominanti e speranza in tutti coloro che sono privati di ogni speranza! Il vecchio urlo di battaglia della rivoluzione Europea del 1848 diviene oggi più che mai attuale: Rivoluzione in Permanenza!

Festival Musicale Parco della Collina

Assessorato , Cultura Sport, Tempo Libero Attività  Ricreative Comune di Frosinone


L'Assessore alla cultura del comune di Frosinone Angelo Pizzutelli unitamente al Sindaco Michele Marini ed al direttore artistico Gaetano Ambrosiano invitano la cittadinanza a partecipare alla seconda edizione del Festival musicale "Parco della collina", dove in una tre giorni, con un programma di straordinario livello, si alterneranno sul palco degli autentici mostri sacri della musica internazionale, nel segno della musica indipendente e d’autore. Saranno  tre serate , con una proposta doppia rispetto alla prima edizione:  due set per serata nella splendida cornice boschiva del Parco delle Colline.
Si ricorda altresì, che lo sforzo compiuto dall'amministrazione comunale consentira' anche per quest'anno l'ingresso gratuito ai concerti.
                                                                                                                                      
28 LUGLIO 2011

ore 21:30James Chance Piano Solo (USA) (Data in esclusiva Parco della Collina)
SOLO PIANO SHOW: inedita proposta di un James Chance al pianoforte che si confronta con standards jazz e sue rivistazioni. Evento speciale
James Siegfried, il James Brown bianco, è stato colui che meglio ha rappresentato lo spirito della no wave newyorkese: profanare i cadaveri del rock, del jazz e del funk tradizionali reinventandone lo stile e l’utilizzo stesso degli strumenti. Ma per far questo era necessario avere piena consapevolezza di quanto l’aveva preceduta. Questo progetto, così come il suo ultimo disco "The Fix Is In" (Interbang, 2010) dimostra come dietro il desiderio - la necessità - di avanzare verso il nuovo, l’inaudito, c’era comunque l’amore e il rispetto per un’età dell’oro che a sua volta è stata un elemento di rinnovamento culturale e rivoluzione sociale. Per questo progetto dedicato al jazz classico, genere a cui è affezionato fin dall’adolescenza, si scopre un James Chance inedito che si confronta con la tradizione e la melodia convenzionale (“a liberation from freedom” la chiama), con le sue passioni giovanili, con i miti del suo passato, e con le atmosfere noir delle vecchie vie newyorkesi in cui vive, come a chiudere un cerchio stilistico e emozionale tutto interiore per definire una dimensione in cui sentirsi a proprio agio, “a kind of heightened hyper-reality that is often more real to me, and centainly more true, than the affectless flatness of our so-called “new” millennium”.

ore 23:00

"Sister Assassin"
Lydia Lunch featuring Beatrice Antolini & Jessie Evans
Witchy, bitchy and sexy. Devilishly groovy music from three diverse underground divas in a rare performance
Dalla no wave dei Teenage Jesus and Jerks ad oggi: trent’anni
di produzione di Lydia Lunch, trascorsi senza nulla negarsi,
sguazzando pericolosamente in acque sporche, orgogliosamente priva di qualsiasi riparo, geneticamente spinta a
conservarne le tracce, ascendendo da “bambina isterica” a colta “vestale del demonio”, incontrano Beatrice Antolini,
la fille-prodige della musica italiana, premiata come miglior artista solista nel 2009, amata incondizionatamente da
pubblico, critica e – caso più unico che raro – dai colleghi musicisti. Insieme alla sassofonista Jessie Evans daranno
vita ad una performance studiata in esclusiva per il Festival.
29 luglio 2011

ore 21:30 AIDAN SMITH  (Data in esclusiva Parco della Collina)
classe 1981, è un eclettico songwriter di Manchester. In patria è stato spesso paragonato a Badly Drawn Boy e non è difficile capire perché: stessa attitudine "faccio tutto io", stesso charme da ragazzaccio prodigio, medesima irresistibile attrazione per la melodia. Con un background che più sixties non si può - dai Beatles a Randy Newman - ed una scrittura che si situa sul terreno del pop classico senza disdegnare giochini strumentali tra lounge e Stereolab, Smith ha il coraggio di incidere pezzi completamente acustici, di cantare serenate barocche alla ragazza della casa all'angolo, odi agli orologi abbandonati e piccole filastrocche sui bei tempi andati. Leggere filastrocche e testi brillanti e irriverenti che hanno stupito gli ascoltatori e la critica di mezzo mondo. Già vincitore per la BBC del premio per il miglior esordio dell’anno, Aidan è a tutti gli effetti un piccolo eroe della nuova generazione indie inglese.

ore 23:00
DAN STUARTS & FRIENDS (Green on Red - USA)
Dopo un tour tra Europa e America con il nuovo progetto The Slummers, il leader dei Green on Red torna in Italia per presentare i brani dell'EP del suo progetto solista, che sarà disponibile solo durante i concerti.

Dal cosiddetto Paisley Underground alle cupe sonorità hard-boiled, fino al desert-rock di frontiera, i Green On Red ci hanno sempre messo la faccia, pagando spesso sulla loro pelle il conto di un'esistenza fuorilegge e sempre al limite del collasso psichico ed artistico. Sempre sopra le righe, il riottoso Dan "Big Daddy" Stuart, ha rappresentato al meglio quell'anima fuorilegge e crepuscolare tipica di una certa cultura del sud ovest americano, associando spesso le sue visioni musicali al cinema di Sam Peckinpah, ai western di serie B e alla letteratura nera degli anni '50. Allo scrittore Jim Thompson dedicherà addirittura un album. Sarà proprio questo brutto caratteraccio che lo associa a certi personaggi dei romanzi da lui tanto amati, a fargli perdere per strada più di un amico, ma forse è anche per questo che Dan Stuart ha rappresentato non certo l'anima più ripetitiva e conservatrice del roots rock, quanto piuttosto l'aspetto più sincero e onesto che quel movimento ha prodotto.
30 luglio 2011

ore 21:30MATT ELLIOTT (UK/FR) (Data in esclusiva Parco della Collina)
Dall'inizio della sua carriera solista, segnata anche dal suo trasferimento da Bristol a Parigi, Elliott si è indirizzato verso atmosfere che, partendo da uno sghembo cantautorato post-rock, si sono fatte sempre più rarefatte, oscure e intimiste. Un percorso culminato nell’opera “Songs”, box realizzato nelle versioni in cd e vinile dalla francese Ici d’ailleurs, che raccoglie la trilogia "Drinking Songs", "Failing Songs" e “Howling Songs”, tutti album all'insegna di uno spleen depresso, quasi rassegnato alla follia del mondo.
A prescindere dalle denominazioni, quel che impressiona nella perenne evoluzione di Matt Elliott è la sua capacità di porsi continuamente in discussione come uomo e come artista, curando con precisione certosina ogni elemento, per dar luogo a un'opera schietta e quanto mai personale, la cui ragione di fondo risiede infine nella non comune energia interiore, a livello umano e intellettuale, che delinea la nitida fisionomia di un artista moderno, capace di esprimere secondo una notevole varietà formale l'angosciosa testimonianza del tempo presente, non solo dal punto di vista strettamente musicale

ore 23:00
JOSH T. PEARSON (USA/Texas) rivelazione artista 2011
Il genio di Josh T.Pearson è drasticamente attuale col suo cappello texano ed un’energia mistica da apostolo illuminato merita sicuramente l’ascolto con il cuore aperto e la mente libera, per lasciarsi portare lontano dalla sua voce solitaria e dalla sua chitarra, verso quelle correnti del cuore che hanno il potere di cambiare la vita... un folk introspettivo e minimalista, durante il live concentratevi nella sua bellezza, nella sua contemporaneità e purezza, carnale e spirituale.
Uno dei live più emozionali ed intensi che si possa vedere oggi in circolazione in cui ci si deve lasciar andare ad una certa cognizione nell’ascolto. La sua Musica il dolore profondo di un uomo che ha perso la fede in dio e nell’amore.Josh T. Pearson è un sognatore d’altri tempi, osannato dalla critica, che regalerà a noi tutti un viaggio mistico con partenza e arrivo.

"Una voce sacra come Jeff Buckley, dannata come Jeffrey Lee Pierce" MOJO


"...Capiamo di esser di fronte a un capolavoro solitario, di quelli che nascono ogni molti anni e restano isolati nel tempo a testimoniare qualcosa di così (im)puro da non meritare l'insulto di parole a descriverlo..." BLOW UP - COPERTINA DI MARZO

"Necessita di tempo e dedizione, forse anche di uno stesso modo di sentire le cose. Quello che è certo è che se deciderete di dedicargli del tempo, questo non sarà sprecato." BUSCADERO

"Sovrumani silenzi e profondissima quiete che nascondono un mare in tempesta di emozioni laceranti. Un disco coraggioso, densissimo, difficile, cupo e, in più di un senso, pesante; di quelli che è fisiologicamente impossibile ascoltare troppe volte: ognuna di esse, però, promette di essere indimenticabile." MUCCHIO

martedì 26 luglio 2011

Cia e Wikileaks: nuova Gladio per piegare la Norvegia?

fonte: LIBRE:Associazione di Idee


False flag, depistaggio: mentre i media inquadrano gli occhi gelidi del “mostro” Breivik, il “killer solitario” di Oslo e Utøya, si sospetta che sull’isola della strage i macellai armati fossero almeno due, e nient’affatto isolati. La polizia norvegese è costretta a fare i conti con una struttura denominata “Simas”, creata dall’intelligence Usa reclutando agenti in congedo, un po’ come la Gladio italiana. La bomba nel centro di Oslo? E’ esplosa 48 ore  dopo una strana esercitazione “antiterrorismo”. E Washington aveva messo la Norvegia in cima a una lista nera, da quando la piccola democrazia scandinava aveva annunciato il ritiro dalla Libia. Prima ancora, la Norvegia aveva rifiutato di enfatizzare l’allarme “Al-Qaeda”, irritando americani e inglesi. Fino ai sinistri avvertimenti di Wikileaks: la Norvegia sottovaluta il terrorismo. Vuoi vedere che prima o poi sarà costretta a cambiare idea?
Inquietanti interrogativi, sollevati in questi giorni da Webster Tarpley, celebre giornalista indipendente americano, esperto mondiale di terrorismo Norvegia: terrore e dolore dopo la strageinternazionale, narcotraffico, finanza globale. Autore di una famosa biografia non autorizzata su George Bush, nonché di inchieste sull’11 Settembre, sul caso Moro e sul terrorismo di Stato (ultimo titolo tradotto in italiano, “La fabbrica del terrore. Origini e obiettivi dell’11 settembre”, edito nel 2007), Tarpley è tornato al lavoro dopo la doppia strage di Oslo, sentendo puzza di bruciato. Lo scrive nel suo blog (tarpley.net) in un post tradotto da Pino Cabras per “Megachip”: «I tragici attentati terroristici in Norvegia presentano un certo numero di segni rivelatori di una provocazione false flag», ovvero “sotto falsa bandiera”, come dimostrerebbero i troppi indizi contraddittori che si vanno accumulando.
Prima falla, il numero dei killer: «Sebbene i media mondiali stiano cercando di focalizzare l’attenzione su Anders Behring Breivik in veste di assassino solitario nella tradizione di Lee Harvey Oswald, molti testimoni oculari concordano sul fatto che un secondo tiratore era all’opera nel massacro presso il campo estivo giovanile di Utøya, fuori Oslo». E appena due giorni prima dell’attentato dinamitardo nel cuore governativo della capitale, unità speciali della polizia avevano condotto una strana simulazione “antiterrorismo” che includeva la detonazione di bombe: «Esattamente ciò che ha causato il massacro a poche centinaia di metri di distanza poco più di 48 ore più tardi». Terzo indizio: l’intelligence degli Stati Uniti stava conducendo un vasto programma di reclutamento di ufficiali in pensione della polizia norvegese. Obiettivo dichiarato: rafforzare la sorveglianza, vista anche la riluttanza del governo di Oslo di fronte all’allarme terroristico targato Al-Qaeda. Alla fine la Norvegia si sarebbe rassegnata a “subire” il programma americano “Simas”, che secondo Tarpley potrebbe aver Il killer Anders Behring Breivik«fornito un tramite perfetto per la penetrazione e la sovversione della polizia norvegese da parte della Nato».
Non manca il “movente”, secondo il giornalista americano: la Norvegia sta tentando di smarcarsi dalla politica estera di Washington, preme per il riconoscimento di uno Stato palestinese ed è ansiosa di ritirare i propri aerei dai cieli della Libia, cosa che farà il 1° agosto. «Infine – aggiunge Tarpley – l’operazione Cia consistente in “rivelazioni parziali controllate” nota come Wikileaks, ha già fornito un caso prefabbricato e pubblicamente disponibile». Secondo l’opinionista americano, che considera Julian Assange nientemeno che un burattino della Cia, le “esternazioni” di Wikileaks – tratte da «dispacci reali o manipolati» – provano l’offensiva Usa contro il governo norvegese, accusato di «incompetenza». I cablo del network di Assange rivelano la «presunta negligenza» del governo di Oslo nell’affrontare la minaccia terroristica, nauralmente «secondo la visuale dei funzionari del Dipartimento di Stato Usa».
Per provare quanto afferma, a cominciare dalla controversa dinamica della doppia strage, Tarpley cita il giornale “Vg” di Oslo: «Sono sicuro che si sparava da due diversi punti dell’isola, contemporaneamente», dichiara uno dei superstiti, Marius Helander Roset. Non è il solo: i giovani intervistati da “Vg” descrivono un esecutore aggiuntivo, che non indossava l’uniforme della polizia. Era «un uomo alto un metro e 80, con folti capelli scuri e un aspetto nordico». Armato: «Aveva una pistola nella mano destra e un fucile sulla schiena». Lo conferma un altro sopravvissuto, Alexander Stavdal: «Credo che ci fossero due persone che stavano sparando». La polizia norvegese non conferma, ma neppure smentisce: ammette la possibilità della presenza di più esecutori e si chiude nel riserbo, dato che «c’è un’indagine in corso». Un secondo tiratore, dunque? E’ la versione più scomoda, conclude Tarpley, visto che «rappresenta la prova L'attentato nel centro di Osloincontrovertibile di una associazione cospirativa criminale, l’elemento essenziale che la copertura mediatica è generalmente ansiosa di evitare».
A destare sospetti, anche la “coincidenza” della inconsueta esercitazione “antiterrorismo” nel cuore di Oslo, due giorni prima del massacro. Peter Power, operatore della “Visor Consultants”, sulla scia degli attentati alla metropolitana di Londra del 7 luglio 2005, disse alla “Bbc Radio Five” che la sua impresa aveva condotto un’esercitazione basata su esplosioni che dovevano avvenire sostanzialmente nelle stesse stazioni della metropolitana londinese e alla stessa ora in cui le vere esplosioni sono poi effettivamente accadute, ricorda Tarpley, sottolineando che «gli eventi norvegesi presentano lo stesso tipo di strana coincidenza». Dettaglio tanto più indicativo, se si considera che «gli operatori dell’intelligence di Usa e Nato hanno dimostrato di possedere capacità straordinarie all’interno della Norvegia», dove «possono essere operativi al di fuori del controllo del governo norvegese».
Ai primi di novembre 2010, il canale televisivo “Tv2 Oslo” ha messo in luce l’esistenza di una vasta rete di risorse e di informatori segreti a libro paga dell’intelligence Usa, reclutati tra le fila dei poliziotti in pensione e altri funzionari. «L’obiettivo apparente di questo programma – scrive Tarpley – era la sorveglianza dei norvegesi che stavano prendendo parte a manifestazioni e altre attività critiche nei confronti degli Stati Uniti e delle loro politiche», ma uno dei norvegesi reclutati «era l’ex capo della sezione anti-terrorismo della polizia di Oslo». Nonostante l’obiettivo dichiarato – sicurezza e sorveglianza – secondo Tarpley «è possibile immaginare altreLa Norvegia in lutto attività assai più sinistre, che potrebbero essere svolte da una simile rete di poliziotti in pensione».
Il nome ufficiale per il tipo di cellula di spionaggio che gli Stati Uniti stavano creando in Norvegia è Sdu, ovvero “Surveillance Detection Unit” (unità di sorveglianza e rilevamento). Le unità Sdu, aggiunge Tarpley, operano a loro volta nel quadro del “Security Incident Management Analysis System”, cioè il quasi fantomatico “Simas”, il “sistema di analisi nella gestione degli incidenti di sicurezza”, «noto per essere stato utilizzato per spionaggio e sorveglianza da parte delle ambasciate degli Stati Uniti non solo nel blocco nordico di Norvegia, Danimarca e Svezia, ma in tutto il mondo». Gli ultimi eventi terroristici ora sollevano addirittura il sospetto che il “Simas” possa aver avuto addirittura «una dimensione operativa». Si interroga Tarpley: «Potrebbe questo apparato rappresentare una versione moderna delle reti “Stay Behind” della Guerra Fredda istituite in tutti i paesi della Nato e più conosciute sotto il nome della branca italiana, Gladio? Al governo norvegese occorrerà scoprirlo».
Finora, aggiunge il giornalista americano, i ministri norvegesi hanno affermato di non aver mai approvato la rete Sdu-Simas: «Non abbiamo mai saputo nulla su di essa», ripetono il ministro della giustizia Knut Storberget e il ministro degli esteri Jonas Gahr Støre, mentre Hillary Clinton li smentisce, sostenendo che fossero perfettamente informati della nuova rete di intelligence. Sottotraccia, si possono anche leggere storici imbarazzi nei rapporti diplomatici tra Usa e Norvegia, dagli “accordi di Oslo” al Nobel per la Pace attributo a Yasser Arafat (insieme a Rabin), fino all’attuale determinazione dei norvegesi di riconoscere al più presto il futuro Stato di Palestina. Recentissimo, lo “sfilamento” della Norvegia dalla campagna Il premier norvegese Jens Stoltenberglibica contro Gheddafi, che ha scatenato le proteste Usa: il ritiro degli F-16 norvegesi dal Mediterraneo potrebbe indurre anche Olanda e Danimarca a prendere le distanze dall’attivismo militare della Nato.
Illuminanti i “cablo” di Wikileaks: «L’operazione di rilascio controllato di notizie Wikileaks di matrice Cia ha ragion d’essere nel tentativo di far cadere il governo norvegese», accusa Webster, che definisce «discariche documentali» gli archivi di Assange, materiale «rilasciato della sussidiaria Cia, che cura le rivelazioni parziali controllate». Leggendo tra le righe, continua il giornalista statunitense, si deduce come il terrorismo potrebbe esser stato individuato come uno strumento strategico per rovesciare il governo di Oslo, «che la Nato odia» perché troppo indipendente, e attraverso Wikileaks descrive severamente, come se fosse composto da «una manica di pasticcioni e mentecatti, incapaci di prendere misure efficaci per salvaguardare la sicurezza nazionale del paese».
Alcune di queste carte, continua Tarpley, sono state pubblicate sulla scia degli attacchi terroristici di Londra dal “Daily Telegraph”, un giornale notoriamente vicino agli ambienti di intelligence della Nato. Secondo il “Telegraph”, mentre si parla del tentativo di rintracciare una particolare sospetta cellula terroristica di Al-Qaeda, un dispaccio scritto dall’ambasciatore Usa in Norvegia, Barry White, descrive il modo in cui le autorità norvegesi hanno rifiutato l’aiuto del Regno Unito per mettere sotto sorveglianza un potenziale sospetto, e aggiunge: «Non solo non hanno indirizzato le proprie risorse su di lui, ma hanno anche appena rifiutatoWebster Tarpleyl’offerta da parte del servizio d’intelligence del Regno Unito di due squadre di sorveglianza di dodici persone ciascuna», minimizzando il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche.
Per smascherare «questi giudizi ipocriti», dice Tarpley, basterebbe consultare lo sterminato catalogo «dei più recenti fallimenti e fiaschi dell’Fbi e della Cia nella cosiddetta “Guerra Globale al Terrore”». Da che pulpito, commenta il giornalista: proprio loro, che non hanno “saputo” prevedere l’attacco alle Torri nonostante tutti gli “indizi”, ora vorrebbero dare lezioni di sicurezza alla Norvegia? E infatti continuano, incolpando i norvegesi anche per i presunti “pasticci” della polizia dopo gli attentati di Oslo: Wikileaks accusa la Norvegia di aver trascurato tempo fa un personaggio sospetto, che avrebbe maneggiato attrezzature per la fabbricazione di bombe, e conclude che il Pst, l’autorità di sicurezza norvegese, «non è all’altezza» della situazione.
Sempre il network di Julian Assange riferisce che il Dipartimento di Stato, probabilmente già nel 2007, deplorava l’opinione norvegese secondo cui «le organizzazioni terroristiche internazionali non sono una minaccia diretta contro la Norvegia», mentre un promemoria scritto nel 2008 mostra come gli Stati Uniti ritenessero che la Norvegia non fosse consapevole della possibilità di un potenziale attacco terroristico. «Noi premiamo ripetutamente sulle autorità norvegesi affinché prendano sul serio il terrorismo», si legge nel dispaccio Usa. «Cercheremo di basarci su questo slancio per combattere l’ancora diffusa sensazione che il terrorismo accada altrove, non nella tranquilla Norvegia». Per Webster Tarpley, la situazione è più che inquietante: «Il governo della Norvegia ha bisogno di passare all’offensiva e stabilire tutta la verità su ciò che è appena accaduto. In caso contrario, è probabile che il governo soccomberà alla campagna orchestrata internazionalmente che i documenti Wikileaks così chiaramente presagivano».

SI ALLE PISTE CICLABILI, NO ALLE PISTE DI DECOLLO

Luciano Granieri




CONTRO LE PISTE DI DECOLLO A FAVORE DELLE PISTE CICLIABILI  NON FACCIAMOCI STRAVOLGERE LA VITA DALL’AEROPORTO, STRAVOLGIAMO  NOI  I PIANI DI CHI VUOLE SPECULARE SULLA NOSTRA PELLE CON LA COSTRUZIONE DELL’AEROPORTO .
A causa della voracità   di speculatori senza scrupoli,    e della complicità delle  istituzioni locali, (Regione Lazio, Provincia di Frosinone, Comune di Frosinone, e Comune di Ferentino),  Il progetto dell’aeroporto Ferentino –Frosinone si  sta avviando precipitosamente alla sua realizzazione. Nei giorni scorsi è stata pubblicato l’avviso della variante Urbanistica  corredata dalla Valutazione ambientale strategica sui trecento ettari di territorio  individuati come sede dell’Aeroporto Ferentino- Frosinone.  Una forzatura inaccettabile da parte  del consorzio ASI, dalla società Aeroporto di Frosinone, e dalla Regione Lazio ordita a danno dei cittadini. La variante urbanistica redatta dal consorzio ASI, allo scopo di  servire con la  stazione ferroviaria uno scalo aeroportuale  inutile e dannoso,   che ha subito sonore bocciature da parte  degli organi  tecnici  amministrativi preposti, (ENAC ,ENAV  , ministero dei  trasporti e ministero della difesa) , danneggia  pesantemente  oltre che  l’assetto urbanistico del capoluogo, anche le migliaia dei pendolari che sono  costretti  a subire ulteriori disagi per raggiungere  una stazione ferroviaria così lontana dal centro.  Non è accettabile che un progetto insensato da  un punto di vista tecnico ambientale dai costi elevatissimi ,  la cui unica motivazione è quella di rendere disponibili l’area  dell’attuale stazione ferroviaria e  quella di servizio all’aeroporto alla peggiore speculazione edilizia a rischio di infiltrazione camorristica , prosegua il suo iter incurante della salute dei cittadini e dell’integrità del territorio.  Non facciamoci imbrogliare  dietro la realizzazione dell’aeroporto lievitano gli interessi di pochi speculatori ed è grave che le istituzioni locali siano conniventi con chi, per accumulare profitto, si appresta a divorare  territorio, a inquinare  aria e acqua  anziché  tutelare gli interessi dei cittadini della propria comunità.  E’ ora di ribellarsi, è necessario prendere coscienza che terra, acqua e  aria sono elementi acquisiti per diritto naturale e nessuno può farne oggetto di profitto  .  Dopo una PRIMA ASSEMBLEA svoltasi  Ferentino il 12 luglio scorso, è previsto un altro incontro a Frosinone mercoledì 27 luglio alle ore 20,30 presso i locali del  CESV (affianco al cinema ARCI) in via P.L. Da Palestrina    zona stazione ferroviaria.  Invitiamo tutti i cittadini, i movimenti le organizzazioni sindacali   a partecipare. Sarà l’occasione per  pianificare le più efficaci  azioni di  opposizione  a un progetto dannoso per tutti noi.


Assemblea Cittadina:NO AEROPORTO FROSINONE-FERENTINO

Costituendo comitato "No Aeroporto Frosinone - Ferentino" di Frosinone





Voto su Expo della FdS

 Anita Sonego 



Questa sera al Consiglio Comunale votazione sull'EXPO.
la Federazione della Sinistra-Sinistra per Pisapia ha votato contro l'Accordo di programma. I suoi due voti ( di basilio Rizzo e il mio) si sono sommati a quello di Matteo Calise (Movimento 5 stelle). TUTTI gli altri hanno votato a favore (destra e sinistra) Domani farò il report sull'accordo economico che sta alla base dell'Expo: ora posto solo la mia sintetica dichiarazione di voto:
" la FdS ribadisce il giudizio negativo sull'accordo economico che sta alla base dell'Expo. Il recente parere della Corte dei Conti viene ad avvalorare quanto affermato in quest'aula da Basilio Rizzo nella passata amministrazione e ribadito poco fa- con la forza della verità- in quest'aula.
Il nostro voto negativo è una bocciatura dell'accordo stipulato dall' amministrazione Moratti che, se era un furto dalle tasche dei milanesi fino a un anno fa, resta tal quale anche ora.
Noi pensiamo che l'urgenza, ribadita, di approvare l'accordo Moratti-Cabassi-Fiera-Regione entro l'estate non sia condivisibile in quanto la gara per la realizzazione della prima grande opera infrastrutturale sarà lanciata solo nel novembre 2011.
Ci preoccupa molto quella parte dell'accordo di programma che fissa per il dopo Expo l'indice di edificabilità dello 0.52. Il che, detto più esplicitamente, prevede per il dopo 2015 la realizzazione di un quartiere ad altissima densità pari a circa 40 torri di 100 metri di base e 20 metri per lato a cui vanno aggiunti 200.000 metri quadrati di edifici permanenti costruiti per l'Expo.
Ciò ribadito siamo impegnati a far sì che l'Expo diventi veramente l'occasione per valorizzare l'eccellenza italiana nella filiera agroalimentare e per mettere le basi teoriche e concrete per preservare e promuovere le tradizioni agricole e le biodiversità del nostro pianeta.
Per una ricerca che collabori con tutti i movimenti nazionali ed internazionali che lottano per sconfiggere il disegno di omologazione agroalimentare promosso dalle multinazionali.
Il collegamento tra la necessità di nutrire il pianeta e quello di sviluppare fonti energetiche rispettose della vita in tutte le sue manifestazioni, deve essere un tema che, partendo da Expo, diventi centrale nei programmi politici della nostra città e del nostro paese!

lunedì 25 luglio 2011

Multiserivzi: La mobilitazione paga.....FORSE

Luciano Graneri.


Per i lavoratori della MULTISERVIZI  di Frosinone, oggi era una giornata fondamentale.  Dopo otto   giorni di occupazione ininterrotta della sala consiliare del comune , il rischio concreto era la mancata approvazione del bilancio societario , con l’avvio delle procedure di liquidazione coatta e conseguente licenziamento. Il presidio  organizzato dal circolo “Carlo Giluliani” di Rifondazione Comunista di Frosinone ,  e dalla sezione di Frosinone dell’Italia dei Valori, aveva lo scopo  di mettere pressione sugli enti soci (Comune di Frosinone, Comune di Alatri e Provincia di Frosinone)  e sul Cda affinchè si scongiurasse questa estrema soluzione . Al presidio hanno aderito la confederazione dei COBAS di  Frosinone, unico sindacato presente in questa vertenza e ciò non va ad onore dei COBAS, quanto a disonore di tutte le altre sigle sindacali,  Il Movimento Cinque Stelle   di Frosinone  e un buon numero di cittadini che hanno voluto portare la loro solidarietà direttamente ai lavoratori. Il CLIMA di attesa si mescolava alla  rabbia.  I membri del Cda, premevano per avere dai soci i fondi  necessari al pagamento dell’Iva (517.000 euro) .Il mancato ottenimento di questa somma avrebbe determinato una responsabilità diretta personale dei consiglieri stessi  con conseguenze giudiziarie .  I  fondi di 400.000 stanziati dal comune di Frosinone, sono stati usati quindi dal Cda  Multiservizi, non per pagare i lavoratori me per rientrare parzialmente del debito IVA.  In attesa di un segnale proveniente dalla riunione molte erano le discussioni che animavano il presidio.  La più accesa riguardava la ragione  per  cui il comune di Frosinone si trova in una situazione economica così precaria. L’amministrazione Marini  oltre a non aver percepito ancora i contributi dovuti dalla Regione Lazio, non ha neanche riscosso , forse per poca incisività nella richiesta,   gli oneri concessori dalle imprese  che stanno seppellendo   di cemento gran parte del suolo della nostra città. Questo  è lo scandalo vero. Non è possibile penare  tanto per trovare i soldi necessari a pagare gli stipendi di chi fornisce servizi  a tutti i cittadini,  e lasciare milioni di euro di proprietà della comunità in mano a scaltri palazzinari o in balia di un’amministrazione regionale e di un governo centrale insipiente,  arrogante e incurante delle necessità dei propri cittadini.   Dopo tanta trepidazione  verso le 13,00 il sindaco Marini reduce dalla riunione ha comunicato ai lavoratori Multi servizi e a tutti noi l’esito del consiglio. In breve : Il bilancio della Multi servizi è stato approvato scongiurando così la liquidazione coatta e il rischio di licenziamento.  La liquidazione della società avverrà  comunque ma in modo pilotato secondo delle modalità che saranno  stabilite in una riunione che si terrà  il 3 agosto prossimo. In questo frangente si nominerà un pool di liquidatori che provvederà a cedere  parti dell’azienda  a nuove società. Una di queste nuove società  sarà costituita dal comune di Frosinone il quale  provvederà all’assunzione dei lavoratori Multiserivzi che prestano la loro opera nella nostra città. La rivendicazione dei lavoratori  però  chiedeva l’assunzione  diretta presso il comune soluzione  che può   determinare anche un risparmio sui costi di gestione. In merito a questa richiesta , la risposta del sindaco non è stata negativa. Il  Comune   ha inviato  una lettera  alla corte dei conti, affinchè  valuti se la procedura di stabilizzazione dei precari della  Multiservizi  presso l’ente comunale  sia in linea con la normativa Brunetta   relativa al processo di razionalizzazione e moderazione  economica nella gestione degli enti locali. In termini di limitazione dei costi  non dovrebbero esserci problemi  visto che con queste assunzioni si realizzerebbe un notevole risparmio dovuto all’eliminazione di costose quanto improduttive esternalizzazioni  . I problemi sono di tipo burocratico  risolvibili comunque, se il comune eserciterà la pressione politica necessaria. Questo impegno, a sentire il sindaco Marini, non mancherà.  Le risposte date sono state ritenute sufficienti dai lavoratori che contestualmente hanno liberato l’aula consiliare e sciolto l’occupazione.  Proviamo a fare un bilancio di otto giorni di lotta   . Le richieste dei  lavoratori all’atto dell’occupazione riguardavano : Il pagamento degli stipendi arretrati e della quattordicesima, la salvaguardia del posto di lavoro e la stabilizzazione presso il comune. Le risposte:   In relazione agli stipendi gli arretrati, verranno pagati e sarà  prorogata la cassa integrazione fino a dicembre  2011. In quel periodo la situazione dovrebbe essere però definita. O con la stabilizzazione,come chiedevano i lavoratori,  in conseguenza di un eventuale e probabile parare positivo della corte dei conti, o con l’ assunzione presso la nuova società che il comune dovrà costituire per acquisire dalla Multi servizi, posta in liquidazione, il relativo  ramo d’azienda .  Con soddisfazione registriamo che  grazie alla lotta irremovibile e  piena di dignità di   lavoratori determinati e coesi,  gente comune che vive ogni giorno del proprio stipendio,quando ce l’ha  , e  con questo deve tirare avanti la famiglia,  si è riusciti quanto meno ad attivare un percorso che possa portare alla stabilità del lavoro e ad un futuro meno incerto.  La morale della storia   ancora una volta racconta  che per ottenere i propri diritti  è necessario mobilitarsi, fare da soli,  NON DELEGARE PIU’ A NESSUNO LA SCELTA DEL PROPRIO DESTINO.   CONTRO IL POTERE FINANZIARIO, VERO NEMICO DEI LAVORATORI LA POLITICA, SE NON  E’ SOLLECITATA  DAL POPOLO , NON PUO’ O NON VUOLE FARE NULLA!!!  E’ RIDOTTA A SEMPLCIE PASSACARTE INTERESSATA DEI POTENTATI ECONOMICI . QUESTA E’ LA REALTA’  DA CUI E’ NECASSERIO TRARRE IL GIUSTO INSEGNAMENTO .

Nel primo video Il membro del Cda Dott. Astolfi spiega la situazione.



Nel secondo video le comunicazioni del sindaco  Marini e la risposta dei lavoratori.