Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 3 ottobre 2011

Invito ai sindaci

Fulvio Pica  del Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica Frosinone

Lettera indirizzata ai sindaci appartenenti all'AATO5  quale invito a prendere parte al fianco dei cittadini alla
manifestazione dell'8 ottobre a Frosinone sul tema della gesione del  servizio idrico integrato.
Vi chiedo di farvi parte attiva affinche ricevano il prima possibile e  che di conseguenza possiate dare ampio risalto sulla decisione assunta. un saluto.


COORDINAMENTO PROVINCIALE ACQUA PUBBLICA DI FROSINONE
                                                                                            
                                                                                     
                                                                                      Al Sig. Sindaco
Al Presidente del Consiglio Comunale
della Città di
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Oggetto: ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE DELL’8 OTTOBRE 2011

            Gentile Sindaco, Gentile Presidente del Consiglio Comunale,
dopo vent’anni di politiche liberiste orientate al profitto e al mercato da parte di governi sia di centrodestra che di  centrosinistra, il popolo italiano il 12 e 13 giugno 2011 ha segnato una frattura, un cambiamento di rotta, rivendicando la gestione pubblica dei beni comuni, specialmente dell’acqua.
            I referendum del 12 e 13 giugno indicano questa nuova strada senza se e senza ma.
Premesso che in uno Stato democratico i rappresentanti politici devono rispettare la volontà di partecipazione e le decisioni dei cittadini, risulta inammissibile, in quanto incostituzionale, che un qualsiasi governo, come sta accadendo oggi, riproponga in altra forma la sostanza delle norme abrogate e ripresenti la privatizzazione dei servizi pubblici, specie dell’acqua, sovvertendo di fatto l’esito referendario.
            I cittadini del territorio frusinate hanno deciso di manifestare la loro indignazione sia per gli argomenti citati che  per la mancata revisione delle tariffe del servizio idrico, preciso obbligo dell’ATO5 di cui anche codesta Amministrazione fa parte.
La vittoria del “si” sul secondo quesito referendario ha stabilito l’abrogazione della remunerazione del capitale investito e i cittadini sanno che è possibile l’immediata  applicazione di tale risultato in quanto la “remunerazione” (leggasi profitto) rappresenta una parte della tariffa specificamente individuabile e dunque eliminabile.
E ancora, i cittadini del territorio attendono che l’ATO5  si attivi per ottemperare a quanto stabilito con Sentenza 357 del 22.4.2011del TAR di Latina circa l’approvazione delle nuove (e legittime) tariffe sul servizio idrico.
Infine i cittadini del territorio da tempo rivendicano che i sindaci chiedano senza indugi ad Acea Ato5 di rendere conto delle inadempienze e dell’insostenibilità della sua gestione, verificando anche i presupposti di una doverosa azione penale, nel rispetto del vincolo alle norme pattuite in Convenzione tra ATO5 e Acea Ato5, arrivando alla  rescissione del contratto.
Siamo convinti che molti sindaci siano coscienti del loro ruolo di portatori degli interessi collettivi del proprio territorio e appoggino le rivendicazioni dei cittadini.
Chiediamo, per questo, che codesta Amministrazione prenda una precisa posizione in merito e sostenga la manifestazione anche con il proprio gonfalone..
            Si resta in attesa di riscontri sia a mezzo stampa sia attraverso una mail di adesione da indirizzare a severo.lutrario@gmail.com

Distinti saluti


Frosinone, 3 ottobre 2011                        Il  Referente Provinciale
                                                                           Severo Lutrario

Per il compagno Antonio

Pubblichiamo altre testimonianze sulla militanza del Compagno, prematuramente scomparso,  Antonio Capaldi
La Redazione


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La scomparsa prematura del compagno Antonio Capaldi  è arrivata improvvisa e ha colto tutti di sorpresa, anche se conoscevamo il suo precario stato di salute. Il male non aveva turbato la serenità e la calma che il caro Antonio portava sempre con se, sembrava quasi che nulla potesse scalfire quelle caratteristiche caratteriali che lo rendevano  unico. Ecco perché la sua scomparsa oggi ci appare inverosimile. Antonio Capaldi è stato un compagno serio e diligente, uomo di partito, dirigente vero. La nascita del Partito della Rifondazione Comunista nella nostra Provincia, dopo il Congresso di Aquino, porta anche il suo importante contributo. Nonostante la sua giovane età in quella fase, era già tra le fila della classe dirigente nel partito, tanto che in pochissimo tempo divenne Segretario della Federazione Provinciale, dopo aver ricoperto precedentemente altri incarichi con grande impegno e dedizione. Nel 1998 con la scissione interna al PRC, passò con il Partito dei Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto, anche se non perse mai il contatto con i compagni che quella scelta non la condivisero. Antonio sapeva precorrere i tempi ed era convinto della necessità di riunire la Sinistra Italiana sotto un’unica bandiera per portare avanti la tradizione movimentista e di lotta che poteva essere nello stesso tempo di chiara identità di partito, oppure più genericamente operaista. Era convinto di questa strada tanto che in poco più di due anni aveva ricomposto il circolo “M. De Sanctis” del PRC a Cassino, riuscendo a creare da questo nucleo uno spazio di presenza dei comunisti della città martire alle elezioni amministrative, impegnati  nella lista della Federazione della Sinistra al progetto “BENE COMUNE”. Primo risultato ottenuto da questo impegno, è stato l’elezione del compagno Vincenzo Durante nel Consiglio Comunale di Cassino tra le fila della maggioranza. L’organizzazione della festa Provinciale della FdS a Cassino, e il successo ottenuto con la partecipazione di tantissimi cittadini a questo evento nella penultima settimana di settembre, avevano aggiunto un altro importante tassello di presenza forte e viva dei compagni di tutto il cassinate che sono tutt’altro che marginali in un’area di crisi particolarmente profonda, con realtà industriali intrecciate fortemente col tessuto sociale ed economico. In questi luoghi il compagno Antonio Capaldi era fondamentale, perché capace di studiare i fenomeni che determinavano tutte le attività di gestione del potere economico e politico e agire per creare i giusti spazi di conflitto e di lotta. Con la sua scomparsa abbiamo perso non solo un bravo compagno, ma anche un pezzo della nostra storia nella nostra provincia. Addio Antonio!!


La Segreteria Provinciale del Partito

della Rifondazione Comunista di Frosinone


Con Antonio se ne va un militante comunista puro, un uomo di pensiero e di lavoro, capace di interrogare la teoria rivoluzionaria come di affrontare le campagne organizzative ed elettorali, i problemi del bilancio, le urgenze di ogni tipo. Mente libera, attento ai dettagli ed alle contraddizioni del dire e dell'agire, sincero fino al rischio dell'antipatia con chi limpido come lui non era.

Quante volte ci siamo trovati "contro", quante discussioni senza fine... Mai in malafede, mai per un interesse che non fosse quello per la bandiera!
E quante volte, invece, si era d'accordo, e non c'era bisogno di troppi se e troppi ma...
I lunghi confronti telefonici su questioni ideologiche o organizzative, i congressi con i loro strascichi di veleni e sospetti, ma con Antonio non ti potevi nemmeno arrabbiare, perché era pulito, e lo sapevi. Ci si consigliava, ti aiutava a chiarire le idee, ci si scambiavano opinioni, punti di vista, ogni volta come se avessimo reciprocamente scoperto la chiave di tutto. E invece poi si ripartiva, in quel viaggio infinito che è la coscienza critica.
Militanti, e quindi mai a riposo, sempre il dovere davanti, sempre l'urgenza di qualche battaglia "finale", che finale non è mai.
Vederlo così, muto e immobile ma non del suo silenzio riflessivo, immobile senza speranza di uno scatto, di un gesto magari irato, ma politicamente pesato e moralmente ineccepibile, vederlo senza vita è stato un colpo duro, spiazzante. Sapevamo bene del male che lo corrodeva ormai da tempo, ma la definitiva parola della morte toglie ogni volontaria illusione.
Senza mai chiedere compensi di nessun tipo, senza sentirsi indispensabile ma senza far mai mancare il suo contributo, così è stata la vita nobile di questo intellettuale contadino, legato alla sua terra ed alla sua bandiera. Un mese priam di morire mi ha chiamato per dirmi della festa che stava organizzando con i suoi compagni, invitandomi a partecipare, a vederci come tante volte.
I suoi ultimi giorni di sofferenza non lo hanno consentito. Spero sia l'unico debito che ho con Antonio Capaldi, compagno fraterno e spirito libero.
Giovanni Morsillo



Grazie Antonio

Oreste della Posta  


Esprimiamo profondo cordoglio per la prematura scomparsa del compagno Antonio Capaldi, già segretario  provinciale del PdCI, socio fondatore dell’A.P.C “20 ottobre”, stimato dipendente dell’Università di Cassino. Ricordare il compagno Capaldi  è cosa semplice in quanto la sua coerenza di essere comunista, la sua onestà intellettuale e il suo impegno per una società  più giusta  lo ergono ad esempio per una una  vita spesa per gli altri. Tanti esempi mi vengono in memoria, ma ne voglio ricordare uno: un giorno mi disse che bisognava fare l’unità dei comunista con un partito Partito Comunista Serio inventando per scherzo la sigla PCS. Ricordo ancora le lunghe discussione di ore nel salotto di casa, dove si discuteva di tutto dalla strada del comune di cassino al piano quinquennale del partito comunista cinese con la sua enorme conoscenza della politica. Grazie Antonio per quello che hai fatto senza chiedere mai niente in cambio, sei stato un esempio per tutti i comunisti e per la sinistra antagonista. Come diceva un poeta:” l’uomo di immortale ha il ricorda che  ha e quello che lascia” e tu sicuramente rimarrai nei nostri cuori.




Foto: Fausta Dumano
Musica: Modena City Ramblers : Il treno che porta ai funerali di Berlinguer
Editing :Luc Girello

Sul "Segretario" e sul "coordinamento cittadino" di di Frosinone

 Bruno Roveda - Circolo cittadino di "Sinistra Ecologia e Libertà"  

Il Circolo cittadino di "Sinistra Ecologia e Libertà" di Frosinone ha concluso il percorso di riorganizzazione interna al di fuori delle più elementari regole della partecipazione democratica alla vita del Partito così come previste dallo Statuto nazionale e come da prassi originaria e costituente il Partito a Frosinone.

Il Circolo cittadino di "Sinistra Ecologia e Libertà" di Frosinone assume le primarie "per la scelta del candidato a sindaco" senza proporsi di sconfessare l'operato del sindaco Marini: che dovrebbe esser sconfessato, al contrario, da chi volesse proporsi la radicale rottura con i poteri forti che governano veramente in Città (costruttori di varia estrazione in particolare).

Il Circolo cittadino di "Sinistra Ecologia e Libertà" si propone di costruire da subito il proprio programma politico (amministrativo!) "attraverso strumenti e modalità innovative" e intanto sceglie di farsi rappresentare in Consiglio Comunale da un consigliere eletto - entrato per "scivolo" nell'assise comunale - ancora e da sempre parte di una maggioranza di governo cittadino rappresentata in Giunta da assessori che nulla hanno a che vedere, per storia personale e per prospettive politiche, nemmeno con la più pallida e smunta idea di centrosinistra.

Questo è quanto.

Grazie per l'attenzione.
 

domenica 2 ottobre 2011

Parte il treno "Frosinone Bene Comune"

Luciano Granieri


Il treno Frosinone bene  Comune era pronto a partire  con  vagoni e locomotiva già in attesa sui binari , non rimaneva che  far salire  i  passeggeri  per  iniziare il viaggio verso una città che sia dei cittadini,  governata dei cittadini . Alla stazione, che nella fattispecie  era la sala del consiglio comunale di Frosinone , (chissà se il luogo di partenza sarà lo stesso di quello di arrivo) sabato primo ottobre   si sono incontrati una buon numero di passeggeri potenziali. Persone  che hanno risposto all’appello dei promotori del  costituendo movimento  Frosinone Bene Comune. Molte di queste persone erano presenti perché convinte che sia necessario   cambiare il corso della politica cittadina caratterizzata da un  cinquantennio  di  giogo democristiano  di stampo fascista  , andreottiano prima, declinato sotto  un ala  cattolica nazional alleata - riformista   poi,  che  ha ridotto la nostra città ad un mercimonio di interi siti urbani   svenduti alle grandi imprese private,  ha determinato per noi cittadini un impoverimento progressivo e inarrestabile , a causa della destrutturazione costante delle politiche sociali. Molti altri invece hanno partecipato semplicemente incuriositi dalla proposta e desiderosi di assumere ulteriori informazioni  per valutare la possibilità di un loro coinvolgimento nel progetto. In buona sostanza sul merito si era tutti abbastanza d’accordo, sul metodo invece è ancora necessario confrontarsi per arrivare ad una sorta di  road map  in base alla quale pianificare  l’attività del gruppo . Le esperienze, la militanza in partiti e movimenti, le partecipazioni più o meno assidue  alle questioni politiche e sociali della città   hanno contribuito alla formazione di   storie personali  molto diverse, e dunque le proposte scaturite durante il dibattito sono state di varia natura  alcune anche  molto distanti  fra di loro. Ma  se  l’obbiettivo era quello di raccogliere il maggior numero di idee e contributi possibili non vi è dubbio che l’assemblea abbia avuto un buon  successo. Inoltre la riunione aperta di ieri ha avuto il merito di far incontrare  soggetti che da tempo sono attivi nelle dinamiche politiche della città, con   altre persone che non  hanno la stessa esperienza, giovani o semplici cittadini che si sono avvicinati alla politica da poco tempo  con  storie  di partecipazione  diverse ma  proprio per questo in grado di  dare contributi innovativi   .  Frosinone Bene Comune quindi si avvia ad essere un movimento  al cui interno si ritrova  un notevole patrimonio cognitivo di come  si è sviluppata la battaglia politica nella nostra città e la consapevolezza  sulla  necessità di un rinnovamento profondo del modo di fare politica. Diverse   correnti di pensiero sono emerse .   Alcuni  vedono Frosinone Bene Comune come un movimento sociale attivo nel territorio che contribuisca a  risolvere dal basso le   varie problematiche relative alla nostra città , altri pensano  che il movimento debba avere come punto centrale dei suoi obbiettivi la tornata elettorale amministrativa della primavera prossima. Altri ancora considerano un’attività di controinformazione  o di diversa informazione rispetto ai fatti della politica locale, uno dei compiti principali da svolgere  .  Anche le analisi sulla situazione in atto  sono state di diversa natura.  Si è discusso su  vari  temi, dalla crisi economica  determinata dal fallimento del sistema capitalistico finanziario e aggravata in città dalle politiche fiscale e tariffarie dell’attuale giunta Marini, che penalizzano sempre più cittadini   a favore delle grandi imprese,  al degrado dei servizi,   del tessuto urbano e ambientale,  a una necessaria trasparenza sulle politiche del comune, alle prospettive che Frosinone potrà offrire  ai giovani e alle opportunità di promozione sociale  per le  donne ,   fino  ad arrivare alla questione morale. Il confronto si è svolto animatamente e con passione, collegando sempre e comunque la questione locale a quella nazionale ed europea con la consapevolezza che si può  cercare di risolvere lo stato comatoso  generale proprio partendo dall’impegno politico  nella nostra città . Si è arrivati   a discettare sulla necessità o meno di una connotazione ideologica precisa , su   quali  valori universali  dovrebbero  essere alla base del   movimento,  fino a giungere alla conclusione condivisa che SIA LA COSTITUZIONE A FAR DA BUSSOLA  ’. Dunque il treno è  partito  per quanto riguarda i passeggeri, molti sono già seduti all’interno degli scompartimenti, altri stazionano ancora nel corridoio. Il percorso si svilupperà attraverso una ulteriore serie  di   incontri in cui la fase organizzative e operativa sarà preponderante . Nel viaggio inevitabilmente qualcuno scenderà dal treno, altri   saliranno, l’importante è che il numero dei passeggeri aumenti sempre più, E CHE ALLA META SI ARRIVI CANTANDO, come direbbe Sepulveda. 


Assemblea aperta per la costituzione del movimento "Frosinone Bene Comune" Interventi di Francesco Notarcola Presidente della consulta delle associazioni, Massimo Parlanti ex assessore alla trasparenza del comune di Frosinone, Paolo Iafrate dell'associazione "Oltre l'occidente





Assemblea aperta per la costituzione del movimento "Frosinone Bene Comune" continua l'intervento di Paolo Iafrate, dell'associazione "Oltre l'occidente" seguono i contibuti di Fiorenzo Fraioli del blog "Ecodellarete. net, e di Lorenzo Rea "Confederazione COBAS"

Incidente nel tunnel Ginevra Gran Sasso

Luc Girello

La smania di costruire opere faraoniche  per favorire una  speculazione edilizia che serva a drenare i denari derivati dagli enormi profitti finanziari   e per avere argomenti da spendere in campagna elettorale partorisce mega strutture dove operai hanno rischiato la vita per costruire tutto  nel più breve tempo possibile e dove gli utenti dell'opera finita rischiano la vita ogni giorno per la pericolosità della struttura  Ecco come  un esborso esorbitante di denaro pubblico 45 milioni di euro ha consentito la costruzione di un tunnel  "IL TUNNEL MARIA STELLA GELMINI" dove migliaia di neutrini    continuano a sfrecciare indisturbati  ad oltre quattrocentomila chilometri al secondo nonostante il limite di trecentomila,  correndo il rischio di investire   fotoni  molto meno veloci  e dove si continua a morire per la mancanza di protezioni adeguate e di controlli della polizia stradale.

1 Ottobre. Una assemblea "di inizio e di rottura"

di  Federico Rucco  fonte http://www.contropiano.org



Centinaia di persone riempiono il teatro Ambra Jovinelli di Roma per lanciare la campagna “Noi il debito non lo paghiamo”. Indicato il programma politico e di lavoro. Il 15 ottobre tutti in piazza. A dicembre una nuova assemblea nazionale per verificare come si è lavorato. Sta nascendo qualcosa di interessante.
Un “veterano” del movimento a cui chiedo di esprimere un giudizio sull’assemblea che si è appena conclusa al Teatro Ambra Jovinelli di Roma mi spiazza con una valutazione piuttosto originale: “questo è un evento che segna una rottura e un inizio”. Perché rottura e quale inizio? “La rottura è quella di un tabù sul fatto che le imposizioni dell’Unione Europea, come quelle della Banca d’Italia, nel nostro paese non vengono mai messe in discussione, neanche nella sinistra; l’inizio sta nel fatto che soggetti piuttosto differenti si sono riuniti e, miracolo, si sono dati cinque punti di un programma su cui proseguire”. Il mio interlocutore di assemblee così ne ha visto e fatte decine ma, confessa, raramente sono andate oltre la loro conclusione o la prima riunione di bilancio. “E’ la maledizione della frantumazione che ci perseguita”. Adesso, forse, i diktat della Banca Centrale Europea e una crisi economica e sociale che morde senza pietà lavoratori, disoccupati, giovani, donne, pensionati, immigrati stanno costringendo quelli che intendono “rompere” la normalizzazione del quadro politico e rimettere al centro il conflitto sociale, a guardarsi in faccia e a vedere come possono agire insieme per resistere e magari spostare un po’ in avanti la resistenza agli effetti antipopolari della crisi.




Il clima davanti all’Ambra Jovinelli è quello dei grandi eventi politici. Lo si intuisce dalla miriade di fogli, volantini, giornali, banchetti che assediano la sala dell’assemblea all’esterno e all’interno. Qualcuno sbuffa un po’ disperato, altri me lo danno come un indicatore positivo. Il teatro si riempie nella sala di sotto e poi nella galleria. I dipendenti del teatro faticano parecchio a convincere la gente a stare seduta, a non stare in piedi, ma la gente che è venuta qui dal Nord e dal Sud non è venuta per lo spettacolo, è venuta per capire se la proposta lanciata dall’appello “Dobbiamo Fermarli” può aprire effettivamente come annunciato “uno spazio politico pubblico” su cui far convergere le forze che intendono opporsi frontalmente a quella che Giorgio Cremaschi definisce più volte la schiavitù del debito. L’introduzione di Cremaschi è sorprendentemente calma e ponderata. Si sente tranquillo del fatto che la relazione introduttiva è stata distribuita in sala ed è il risultato di un lavoro comune dei promotori e quindi va a braccio. Ma il tono non è quello del dirigente sindacale che deve infiammare la platea, piuttosto è quello di un “leader politico” che snocciola i problemi e indica delle proposte su cui costruire un percorso con forze che sa diverse da lui e tra loro per esperienza, storie e posizionamento. Un piccolo miracolo c’è, in platea e sul palco si mischiano interventi (Tomaselli, Como) e presenza di attivisti della Rete 28 aprile-Cgil, della Fiom e della Usb. In realtà il “miracolo” c’era già stato ai cancelli di Pomigliano e Mirafiori dove erano stati gli unici a schierarsi apertamente per il No al diktat di Marchionne.
Ma quella dell’Ambra Jovinelli non è una assemblea sindacale e lo si capisce subito. Ci sono infatti soggetti politici e movimenti sociali con priorità diverse che vanno ricomposte. Giorgio degli universitari di Atenei in Rivolta snocciola nei cinque minuti previsti per gli interventi le conseguenze dei tagli sull'università che l'hanno trasformata in una ambizione quasi elitaria. Parla Di Vetta di Roma Bene Comune insistendo su reddito e precarietà come temi dirimenti, parla una attivista del movimento No Tav, ma subito dopo c’è Mauro Casadio della Rete dei Comunisti.



La No tav racconta della lotta in corso e della necessità di tenere duro intorno alla Val di Susa e alla “libera Repubblica della Maddalena”. Il secondo pone il problema di come organizzare concretamente il conflitto e il blocco sociale per ridargli la rappresentanza politica che da anni gli viene negata. In apparenza linguaggi diversi ma il nesso tra le due esigenze appare ormai evidente.
Interviene il Forum Ambientalista (Pisacane), il Forum Diritti-Lavoro (Russo), i quali, mi dicono, sono in qualche modo l’onda lunga dei social forum degli anni passati. Il vincolo europeo viene individuato come il nodo da abbattere per aprire spazi di democrazia e di giusizia sociale. C'è poi c’è la nota abilità oratoria di Ferrando del Pcl e la verve polemica di Flavia D’Angeli (sinistra Critica) che adombra il rischio che i soggetti politici organizzati sovradeterminino i movimenti sociali. Un rischio che appare però piuttosto fuori tempo visto che oggi i partiti e le organizzazioni politiche della sinistra sembrano dimostrare una scarsa o scarsissima influenza sui movimenti sociali. Cinque anni fa poteva essere così ma oggi è un rischio piuttosto difficile da percepire ed anche un po’ curioso che venga sottolineato da chi, almeno da quanto risulta, è ancora un soggetto politico organizzato come gli altri.
Nella discussione interviene anche Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, è un intervento sobrio che annuncia un interesse per il programma annunciato all’Ambra Jovinelli, il rischio dice Ferrero è quello però che poi “quando arrivano le elezioni si smonti tutto quello si è costruito”. Un consiglio che non si capisce se è diretto a chi è in sala o allo stesso Prc per il quale le elezioni sono diventate una vera e propria dannazione. Sinistra Popolare, affida ad un giovane (Mustillo) il compito di riaffermare che con il Pd non c’è alcuna possibilità di alleanza. Grassi (il mio vicino mi spiega però che non si tratta del dirigente del Prc ma di un esponente della corrente Falcemartello dentro il Prc) si sofferma sulla questione operaia e soprattutto sulla vertenza dell’Irisbus da cui trarre lezione. Francesco dei precari della scuola insista sulla territorializzazione del movimento e sulla convergenza dei vari settori impegnate nelle lotte.
A rendere più chiaro dove ci si unisce e dove ci si divide è la famosa lettera della Bce al governo italiano. Lo afferma Cremaschi lo ribadiscono molti interventi: chi intende respingere al mittente quella lettera è un nostro alleato, chi intende sostituire Berlusconi per attuare le indicazioni di quella lettera è nostro nemico. Il riferimento al Pd è chiaro. Enrico Letta lo aveva detto giovedì: “Un futuro governo non può che partire da quando indicato nella lettera della Bce”. Le chiacchiere e le illusioni stanno a zero.
In sala, prima che iniziasse l’introduzione era stata diffusa la voce profonda di Andrea Camilleri che è tra i firmatari dell’appello. Anche lui non esita ad affermare che il debito che arricchisce solo le banche non deve essere pagato. E dopo Camilleri sarà il turno di Giulietto Chiesa o del messaggio di padre Zanotelli che invita a dare battaglia per tagliare le spese militari. Un anziano ferroviere (Gallori) tiene la sala alla grande e raccoglie ovazioni raccontando la sua storia di sindacalista costretto a "mettersi in proprio". Jacopo Venier, direttore di Libera Tv, che ha trasmesso indiretta streaming tutta l’assemblea, insiste invece sul tasto della libertà di informazione e della rete di fronte alle misure restrittive del governo. Evoca i Pirati che si sono imposti nelle recenti elezioni a Berlino. C’è spazio anche per il Popolo Viola che si dice interessato alla campagna contro il pagamento del debito e alla questione democratica sollevata nell’appello Dobbiamo Fermarli.
L’assemblea si conclude con la lettura di un breve documento che riassume i cinque punti del programma e le idee sul come procedere nelle prossime settimane: assemblee e comitati locali per approfondire i cinque punti, partenza della campagna “Noi il debito non lo paghiamo” con una petizione e una azione capillare, nuova assemblea nazionale a dicembre per resocontare e dare protagonismo ai comitati locali. Infine un appuntamento che mette d’accordo tutti: il 15 ottobre tutti in piazza insieme con uno striscione e uno spezzone comune di quelli che il 1 Ottobre si sono riuniti all’Ambra Jovinelli, quelli che “intendono rimandare al mittente la lettera della Bce" e mandare a quel paese coloro che intendono attuarla.