Ecco descritta la funzione evangelica del povero. In questo spezzone del film Ettore Scola "C'eravamo tanto amati", c'è l'essenza del contrasto capitale - lavoro. RICCO e POVERO. Lo speculatore edilizio Aldo Fabrizi, rivendica l'utilità sociale della ricchezza, il ruolo religioso del ricco. La spiegazione è rivolta a Gianni giovane avvocato che intendeva mettere a disposizione del proletariato la sua sapienza giuridica. Chi ha visto il film, sa come andrà a finire la carriera dell'avvocato Gianni Perego. Invito a vedere questo contributo. In otto minuti esilaranti si può capire da dove vengono certi guai, che oggi flagellano i ceti medie e poveri del paese.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
giovedì 10 novembre 2011
Lotta di classe evangelica
A cura di Luciano Granieri.
Golpe e lotta di classe
Luciano Granieri
E golpe sia. Come chiamare quello che sta accanendo in Italia? Quando un capo di governo viene destituito, non per sfiducia parlamentare, ma per un colpo di mano violento non è golpe? Sicuramente la natura della violenza cui mi riferisco è diversa da quella comunemente intesa: si tratta di ferite chirurgiche e asettiche operate sul tessuto sociale dalla speculazione finanziaria. E’ una violenza che non produce carneficina fisica, ma macelleria sociale. Tutta l’operazione è stata messa in atto con una prontezze e un’efficienza incredibili. A differenza dei creduloni, in buona o in mala fede, che affollano il parlamento e i loro cicisbei giornalisti, i mercati non hanno creduto all’escamotage delle dimissioni a tempo concordate dal Presidente uscente Berlusconi con l’altro Presidente Napolitano. Era del tutto evidente che il passaggio di mano, da concretizzarsi dopo l’approvazione del documento di stabilità, sarebbe stato l’ennesimo bluff. Dopo il passaggio parlamentare, calendarizzato abbastanza in là nel tempo sulle norme economiche pretese dalla Bce e dalla comunità europea, cui un' opposizione insipiente mai avrebbe posto i bastoni fra le ruote, il presidente del consiglio si sarebbe sicuramente rimangiato la parola. A fronte di tracolli parlamentari scongiurati e con il tempo a disposizione per ricompattare la sua maggioranza a suon di ulteriori prebende regalie e sottosegretariati, Berlusconi sarebbe risorto più forte che pria vanificando le promesse e le aspettative del presidente Napolitano. Ma come detto, i mercati, fiutato l’imbroglio, hanno scatenato l’offensiva, lo spread è salito alle stelle portandosi dietro i tassi d’interesse sui btp. Il presidente Napolitano si è visto costretto a firmare la resa formalizzando, contro ogni logica costituzionale, il governo dei super economisti a guida Mario Monti. Tutto si è svolto secondo i piani promuovendo, non l’incapacità buffonesca del nano di Arcore, né le lungaggini di elezioni anticipate dall’esito quanto mai incerto, ma il governo tecnico, un esecutivo affidabile, impermeabile ad ogni istanza sociale, pronto a sacrificare il benessere dei cittadini italiani al pensiero unico neoliberista. Contro ogni logica istituzionale il regista di questa operazione è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Colui il quale, proprio in virtù della sua prerogativa di garante della Costituzione, avrebbe dovuto impedire che un potere sovranazionale, esterno alla dinamica parlamentare, avesse voce in capitolo sul governo del Paese . Eppure Napolitano aveva avuto l’occasione di far cadere il governo avvalendosi della Carta Costituzionale. La non approvazione del rendiconto economico nella prima seduta parlamentare del 14 ottobre scorso sarebbe stato un motivo più che sufficiente per far valere gli effetti dell’articolo 81 in merito alla non approvazione del bilancio e del rendiconto consuntivo presentati dal governo e del conseguente art. 88 sulle prerogative del Capo dello Stato di sciogliere le camere in presenza di un atto eccezionale. Questa decisione però difficilmente avrebbe aperto le porte al governo dei banchieri, e si sarebbe dovuto affrontare lo spauracchio delle elezioni anticipate. Ormai il vulnus è stato inferto e ha aperto le indecorose danze dei parlamentari. Il Pd è pronto a rivotare il patto di stabilità prima schifato che dissanguerà ulteriormente i cittadini , solerte nell’ assistere le spericolate azioni della Bad Company Monti/Draghi/Bini Smaghi, sperando in qualche poltrona di riconoscenza. Nel Pdl sono tutti in libera uscita. La granitica compattezza a favore delle elezione anticipate si sta sfaldando in nome dell’occupazione dello scranno parlamentare e della maturazione dei vitalizi a seguito del governo dei banchieri. Anche il capo fatica a tenere i suoi sodali, traditori della prima della seconda e della terza ora: da Frattini a Schifani a Scajola a Formigoni è tutto uno svincolarsi dal capo ormai caduto in disgrazia, il quale cerca almeno di ottenere che Nitto Palma rimanga a guardia degli affari giudiziari per firmare una resa onorevole. Bossi cerca di rifarsi una verginità assicurando che tornerà all’opposizione. E’ certo che il senatur non vuole cedere lo scettro di condottiero del partito di lotta a Maroni. Di Pietro indefesso vuole vedere la carte prima di cedere e per questo si sta beccando gli improperi dei suoi compagni di viaggio che impazzano su internet. Vendola si è affabulato da solo e sostiene che in cambio di una patrimoniale fatta come Cristo comanda si potrebbe appoggiare il governo Monti, come se un tale esecutivo morisse dalla voglia di intaccare i grandi patrimoni detenuti dalla congrega d’affari che ne ha decretato la legittimità. Insomma, tutti insieme appassionatamente ad osannare il nuovo corso di autorevolezza e moralità del professor Monti e della ritrovata credibilità all’estero. Come se cambiasse qualcosa farsi saccheggiare da un guitto o da una persona seria. Come se lo scempio sociale, l’attentato ai diritti per una vita dignitosa fatta di lavoro, istruzione e salute, si potessero accettare se portati avanti da un professore della Bocconi piuttosto che da un puttaniere!!! Ah dimenticavo e la sinistra-sinistra? Ferrero sostiene, e a ragione, che sono necessarie elezioni anticipate e che l’attuale soluzione economicista altro non farebbe che facilitare l’attacco ai diritti ordito dalle istituzioni finanziarie e dalle banche. A questo punto però chiedo al MIO segretario nazionale : alla luce della nuova situazione, la tanto agognata unità della sinistra, prefigurata dalla prima mozione congressuale da lui firmata e redatta dalla maggioranza del partito, con chi andrebbe realizzata? Con il Pd? Che non vede l’ora di osannare il governo dei banchieri ed entrarvi a pieno titolo ? Con Vendola che in preda ad un processo di auto-affabulazione tutto sommato non lo disdegna? Con lo sbirro Di Pietro? Ormai è chiaro che Berlusconi era solo una parte del problema, neanche tanto fondamentale e che la questione vera riguarda l’intero sistema di potere. E’ fondamentale sapere se si vuole una nazione governata da un potere trans nazionale esercitato dagli organismi finanziari internazionali in dispregio delle scelte del popolo, oppure si desidera la forza di uno stato che basa la sua organizzazione sulla partecipazione democratica dei cittadini e sul dettato costituzionale. Lo si voglia o no questa è la devastazione provocata della nostra sconfitta nella lotta di classe. Il lavoro è stato schiavizzato e sottomesso, il capitale si è sviluppato, è cresciuto enormemente fino a travalicare una rappresentanza politica liberale, ad inglobarla ed arrivare direttamente al potere. E’ dunque necessario riorganizzarsi per tornare a combattere una lotta che dalle macerie possa trovare un nuova linfa. Ma per far questo bisogna aggregare non pezzi di una finta e fantomatica sinistra moderata politicista succube del mercato , ma gli operai, gli studenti, i precari, tutte quelle categorie che hanno lottato e stanno lottando per riconquistare i propri diritti . E’ necessario ricostituire una forza di classe che trovi in un partito di classe, quale potrebbe essere Rifondazione Comunista il giusto strumento organizzativo. Su questo inviterei a riflettere i compagni della prima mozione. In particolare i compagni del nostro circolo, minoritari nel congresso. Riflettete seriamente sui fatti politici anziché usare vizi procedurali per cercare di invalidare un congresso che vi ha visto sconfitti cerchiamo di confrontarci sul merito. Il rosicamento non serve a nessuno.
mercoledì 9 novembre 2011
Lettera da Homs
Umberto AbdulJalil Marcozzi
Lettera di un nostro fratello di Homs, si è raccomandato di diffonderla quanto più possibile:
Assalam aleikom fratello Firas,
sono da Homs
Ti parlerò della situazione a Homs nella notte dell'Aid.
Non ho nessun'altro oltre a te a cui mandare queste cose, spero che tu la faccia arrivare fuori
Homs è distrutta, Homs è triste.
In ogni strada di Homs c'è almeno un martire
Non c'è strada che non sia circondata.
Ogni giorno ci sono gli elicotteri che ci sorvolano.
Oggi, vigilia dell'Aid mi sono aggirato per Homs.
L'immondizia è sparsa ovunque, i contenitori sono strapieni, e si riversano sulle strade, perchè non mandano nessuno a svuotarle.
A Bab Siba'a - Khaldye - Juret al Shyah.
Sono andato a Baba Amru , nei giorni scosi la situazione era devastante, il tanfo diffuso nella zona può portare anche a malattie.
Tutto il sistema fognario è pieno di immondizia , e le acque delle piogge non penetrano nei tombini.
La mia casa si è allagata, mi sono messo a pulire l'acqua piangendo per la drammatica situazione che stiamo vivendo.
Oggi sono andato a comprare delle cose: tutte le verdure sono marce, non c'è metano, la gente ha freddo.
Ci hanno tolto il metano, chi non ce l'ha è messo male.
Le strade di Homs sono semi distrutte per colpa dei carriarmati.
Le strade di Homs quando piove diventano come delle piscine, perchè non funziona il sistema fognario.
Le strade sono deserte, perchè tutti sono tornati a casa, hanno paura dei cecchini.
Ovunque tu vada, carri armati e mezzi militari.
Perdonatemi non parlerò di Baba Amru, perchè lì la situazione la conosce solo Allah.
Ma ciò che ho saputo è che non c'è corrente, non c'è nessun mezzo di soppravvivenza, è circondata in maniera assurda, non c'è lavoro, la situazione è drammatica più di quanto ci si possa aspettare.
Nessuno ha comprato i vestiti per l'aid, mi ha chiamato un amico da Damasco e mi ha detto che i centri commerciali sono affolatissimi.... i miei occhi hanno lacrimato...perchè????
Ho parlato con un assassino, gli ho detto ci stanno massacrando con i carri armati mi ha detto speriamo che vi massacrino con gli aerei. Gli ho parlato dell'eroe Jamal Al Fatui, mi ha detto che è un cane ed è schiattato.
Questi sono degli assasini senza cervello e senza pietà.
Ora lasciami parlare degli abitanti di Homos:
Giuro su Dio che sono di valore inestimabile.
Giuro che sono al di là di oltre ogni restrizione e ogni intimorimento, ridiamo, siamo felici. Giuro che nessuno di noi è pentito che ci sia stata questa rivolta, e nessuno spera di ritornare indietro. Nessun quartiere è in silenzio
ogni quartiere è attivissimo, nessuno ha paura.
Scusatemi se mi sono dilungato ma questa è una piccola descrizione di ciò che è successo a Homs
mi auguro che tu faccia arrivare questo messaggio anche fuori, e di raccontargli cosa succede qui
perchè nessuno sa nemmeno l'1% di quello che succede, ti ringrazio
Forza...verso la libertà!
Le scarpe di queste persone si mettono sulla testa (espressione tipica siriana per indicare il valore di una persona così importante che anche la sua scarpa diventa corona per noi)
Ceccano ed Annunziata
Il 28 di maggio del 1962 alle prime ombre della sera Luigi Mastrogiacomo, operaio del saponificio Annunziata, veniva colpito da un tiro diretto sparato a non più di trenta metri, mentre stazionava sotto un lampione acceso di via San Francesco, in Ceccano. Lasciava la moglie e due figlie. Per difendere le sue condizioni di vita e di lavoro era caduto per mano di un cecchino. Non si è mai saputo se poliziotto o carabiniere. D’altra parte la Magistratura non chiese di fare l’autopsia, né di individuare le responsabilità.
Era una lotta fra ricchi e poveri, fra la dignità del lavoro e l’abuso del capitale, in uno Stato repressivo con i deboli e impotente e vile verso i forti.
E’ una storia che vale la pena essere raccontata partendo dalle origini, ricercando le cause di quell’orrendo delitto rimasto impunito e precisando che nella fabbrica del Commendatore Antonio Annunziata, solo dal 1961 verranno esercitati i diritti sindacali. Nel saponificio di Ceccano, infatti, non esisteva il diritto, così come invece accadeva nelle altre fabbriche di Colleferro, Isola del Liri, Ceprano.
Noi, periodicamente, proveremo a raccontare gli avvenimenti più importanti mettendo al centro non solo il rapporto fra direzione aziendale e lavoratori dipendenti ma anche il ruolo svolto dalla popolazione ceccanese che mai fu indifferente di fronte all’abuso, né voltò lo sguardo e l’attenzione in altre direzioni.
Si ! I cittadini di Ceccano e proprio da questo aspetto vorremmo incominciare, dai loro orientamenti, dai loro sentimenti, dalle aspettative. Allora è utilissimo partire da quello che la squadra di calcio di Ceccano esercitò sulla città , cosi infatti era chiamata, anche se sulla maglia portava la scritta Annunziata , perché voluta, organizzata e finanziata dalla direzione aziendale.
Nel campionato di calcio di 1° divisione 1951/ 52 tale squadra esercitò un richiamo irripetibile verso tutti i cittadini, per la bravura dei giocatori. La squadra titolare era composta da un ceccanese, tre romani e i restanti tutti ciociari .
La città visse un momento di grande euforia, immortalata dalle notizie riportate dai giornali nazionali, esaltata la domenica pomeriggio dai virtuosismi di Claudio Gabriele, dalla intelligenza di Guadagnoli, dalla classe di Casavecchia e dalla generosità di Titta Giovannone.
La squadra non solo stravinse nel proprio campionato ma riuscì a fronteggiare degnamente gli incontri amichevoli con il Padova, il Bologna, la Lazio e con il Sarpsborg, squadra campione di Norvegia.
Potremmo dire che la squadra incantava il paese, tanto da essere stata capace di narcotizzarlo perché il bel gioco fece dimenticare che gli operai in fabbrica erano senza sindacato e che nella stessa non esistevano istituti di rappresentanza.
Un momento magico (per il Commendatore), una vera luna di miele con la città. ma l’ingordigia causa sempre brutti scherzi. Il 25 e 26 maggio 1952 si votava per le elezioni comunali e per quelle provinciali pertanto egli con un manifesto minaccioso diffidava i ceccanesi a votare per i socialcomunisti, altrimenti avrebbe spostato la squadra in un altro paese, forse Sora. Fu un fulmine a ciel sereno, un atto non prevedibile, una entrata veramente scorretta e provocatoria o come si dice in termini sportivi, a gamba tesa.
Per le elezioni al Consiglio Provinciale di Frosinone, nel collegio di Ceccano, i candidati che potevano sperare nell’elezione erano due: da una parte Luigi Igi, psichiatra, direttore dell’Ospedale Psichiatrico, sostenuto dalla DC, dall’altra Luigi Begozzi, professore di Storia e Filosofia presso il Liceo di Frosinone , che con il simbolo Vanga e Stella sulla scheda elettorale rappresentava i comunisti e i socialisti uniti.
Per l’elezione al Comune la legge prevedeva allora l’apparentamento: le liste apparentate in caso di vittoria prendevano 20 consiglieri sui trenta eleggibili.
Il Pci era apparentato con il Psi, mentre la Dc lo era con il Psdi. Il Msi si presentava da solo. L’aspetto curioso era rappresentato dal fatto che la DC presentava candidato a Sindaco il generale dei Carabinieri Angelo Cerica, senatore, originario di Alatri e senza alcun legame con la città di Ceccano.
La campagna elettorale avveniva quando l’Annunziata vinceva il proprio girone, imbattuta ed al massimo della simpatia e della popolarità. La competizione elettorale che si risolverà sul filo di lana.
Il professor Begozzi immediatamente conquistò gli animi: possedeva un linguaggio facile, accessibile a tutti, un mix di giustizia sociale e di cristianesimo. Il generale Cerica, al contrario, era sempre distaccato, altezzoso, mai cordiale: ai sostenitori democristiani che lo accompagnavano non chiedeva mai le condizioni di vita o altre notizie riguardanti la contrada ove si apprestava ad incontrare gli elettori. La sua attenzione, forse per deformazione professionale, era rivolta solamente a conoscere la distanza dal centro urbano e la quota altimetrica del luogo ove si trovava..
Il lunedì mattina, mentre si stava ancora votando, avanti la sezione DC venne scaricato il materiale per lo spettacolo pirotecnico, a sancire un ipotetico successo elettorale.
Alle 19, sempre di lunedì, il professor Begozzi venne a conoscere da Vladimiro Moffa e da Lorenzino Angelini il quadro esatto dei risultati negli altri comuni del collegio: a Patrica vinse il repubblicano Scandurra, a Giuliano di Roma il missino Fabrizio Pagliei, a Villa Santo Stefano il democristiano Igi, mentre Begozzi ottenne una netta affermazione a Ceccano e risultò essere il più votato ed eletto in Consiglio Provinciale.
Lo scrutinio per le elezioni comunali, invece andava avanti a rilento, l’esito era incerto, ma per tutti il segnale esplicativo consisteva nello spettacolo pirotecnico. Per gli elettori socialcomunisti delle campagne, privi di idonei collegamenti la notte si prospettava lunga e di fremente attesa ma i fuochi né si sentirono e nemmeno si videro anzi la mattina di martedì, al sorgere del sole, dall’alto del serbatoio comunale vedono sventolare una bandiera rossa. E’ il segnale della vittoria che il fontaniere Giovannone con questo atto regalò al popolo della sinistra.
Il comunista Vincenzo Bovieri, sostenuto da 10 consiglieri comunali comunisti e 10 socialisti venne eletto sindaco il 21 giugno 1952.
Gli avvenimenti dimostrarono che il commendatore Annunziata aveva il dominio nell’interno del saponificio ma non era capace di conquistare l’animo dei ceccanesi. Ne prese atto e dopo di ciò rinunciò a qualsiasi ritorsione verso la città. La squadra, infatti, anche nel campionato 1952/53 giocherà nel campo sportivo “ Dante Popolla “ di Ceccano.
Ceccano 9 Novembre 2011
martedì 8 novembre 2011
Per uno sciopero unitario dei sindacati di base e conflittuali
Direzione Nazionale del P.CARC
Inoltriamo per far conoscere questa importante presa di posizione perchè rappresenta un segnale importante per sviluppare ad un livello superiore il coordinamento e l'azione della sinistra delle organizzazioni sindacali.
ALLE DIRIGENZE LOCALI E NAZIONALI DEI SINDACATI DI BASE
USB, CUB, COBAS, UNICOBAS, SNATER, SLAICOBAS, USI
Parma, 5 novembre 2011.
Risulta veramente difficile comprendere le ragioni di due scioperi generali indetti dal sindacalismo di base nel giro di due settimane (17 novembre, 2 dicembre), soprattutto nel momento in cui i lavoratori stanno pagando il prezzo più alto della crisi in atto e, in particolar modo i salariati, dovranno sborsare in termini monetari e di riduzione di welfare (che ricordiamo è semplicemente salario indiretto) una quota di reddito e di “vita” che produrrà veri e propri sconvolgimenti nelle relazioni familiari, sociali e culturali.
In un momento epocale, dove è palese che il sistema capitalista usa la sua stessa crisi per riorganizzare lo sfruttamento di classe, è triste dover assistere alla frammentazione delle espressioni di lotta che le componenti di base, con l’ambizione di essere le più avanzate del sindacalismo conflittuale, pongono in essere dimostrando la mancanza di lucidità nel comprendere i desideri e i bisogni di chi tutti i giorni lavora, fa sindacato, parla con i lavoratori e con le lavoratrici, produce e si riproduce in un sistema di sfruttamento globale dove la classe padronale unita conduce metodicamente un attacco sistematico alle nostre esistenze ed agli spazi di democrazia, democrazia intesa come espressione delle lotte storiche del movimento dei lavoratori.
Vedete, è sconfortante già di per se scioperare e non ottenere nulla, anzi in tempi di crisi l’astensione dal lavoro risulta per molti padroni, siano essi ministeriali o privati, una manna dal cielo in quanto il risparmio di stipendi razionalizza, per loro in bene, l’esborso mensile di salario, e diciamolo pure con un disagio spesso impercettibile per l’utenza e la produzione, qualora lo sciopero non raggiunga cifre considerevoli.
A questo si aggiunga anche la lunga schiera dei precari e dei vari lavoratori atipici che sono espressione della frammentazione della forza lavoro che non possono, per ricatto e per inopportunità, scioperare.
E noi, dalla base sindacale, cosa e come rispondiamo? Riproducendo in scala le divisioni di conflittualità che il capitale nazionale e internazionale, con Bce e Fmi in testa, auspicano e legittimano.
Ora occorre uno sforzo di dignità, di modestia e di comprensione che parta dai vertici dei sindacati di base a volte incapaci di superare le rivalità e le distinzioni che si producono nel corso dell’attività politica e sindacale.
Servono iniezioni di umiltà e di capacità di sintesi politica e di lotta che superi lo sciopero residuale e minoritario proponendo invece, sul modello di altri paesi del mediterraneo, lo sciopero realmente generale che vada a colpire al cuore la produzione capitalistica.
Lo sciopero, che coinvolga realmente e materialmente la classe e tutti i lavoratori, non deve essere inteso come una protesta di ordine morale, ma deve essere inteso come una parte fondamentale della lotta di classe e deve influire concretamente sul reale processo di produzione capitalistica; insomma lo sciopero deve “danneggiare” i padroni e lo stato borghese.
Se uno sciopero non racchiude queste intenzioni e queste pratiche risulta inefficace ed innocuo.
Siamo sull’onda di un cambiamento radicale delle relazioni politiche, sindacali e sociali e spiace dirlo ma questi due scioperi generali recano in se la scarsa lettura del reale e mettono in seria discussione l’operato di chi veramente dalla base lavora e crede nell’unità della lotta e della classe che sta marcendo, sola, senza rappresentanza politico-sindacale reale, nella giungla del liberismo e dell’impotenza.
Se si è ancora in tempo fermiamo le rispettive indizioni di sciopero e davvero uniamo le forze affinché Roma sia colorata dalle nostre bandiere per dare un segnale unitario che ci siamo e facciamo sul serio, per iniziare una lotta di lunga durata che sarà dura e che necessita di unsindacato di base unito, forte e coeso, nella lotta, benché le analisi possano giustamente divergere nella ricchezza delle vedute.
Piermichele Pollutri, Coordinamento regionale Usb Emilia-Romagna
Laura Bergamini, Coordinamento provinciale Usb, Parma
Enrico Calzolari, docente, iscritto Cobas Scuola Parma
Andrea Zini, assegnista di ricerca, Usb Parma
Francesca Brusca, delegata Coop. Sociali, Usb Parma
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domenica 6 novembre 2011
PER UNO SCIOPERO UNITARIO DEI SINDACATI DI BASE E CONFLITTUALI
APPELLO AI GRUPPI DIRIGENTI DEI SINDACATI DI BASE E ALTERNATIVI
Di fronte a questo attacco la risposta del sindacalismo di base è stata l’indizione di due “scioperi generali” a distanza di due settimane uno dall’altro: il 17 novembre (Confederazione Cobas e Cub) e il 2 dicembre (USB, Slai-Cobas, CIB-Unicobas, Snater e Usi-Ait).
Noi sottoscritti delegati, militanti e iscritti appartenenti a diversi sindacati di base e alternativi, pensiamo che questa scelta sia assurda e del tutto improponibile a lavoratrici e lavoratori che rappresentiamo o con i quali ci incontriamo tutti i giorni sui posti di lavoro.
Non vogliamo entrare nel merito delle divergenze tra i nostri gruppi dirigenti, considerato che si tratta di contrasti di natura politico-partitica che nulla devono avere a che fare con una lotta sindacale indipendente e alternativa oggi più che mai necessaria.
Non esiste un solo motivo di natura sindacale per il quale non si possa scioperare tutti insieme contro le manovre del Governo e i diktat di Commissione Europea e Banca Centrale.
Chiediamo pertanto a tutti i gruppi dirigenti delle nostre organizzazioni sindacali di recedere dalle rispettive proclamazioni, di fare un passo indietro e indicare un’altra data comune per una mobilitazione unitaria, maggiormente in grado di raccogliere consenso e partecipazione.
Per adesioni: uniamocidalbasso@gmail.com
indicando
COGNOME NOME CITTÀ LUOGO DI LAVORO DELEGATO/A RSU O ALTRO INCARICO SI
Frosinone: anche la Bonaviri 'corre' da sindaco?
fonte: http://www.dimmidipiu.it/
Si è costituito a Frosinone il comitato "Nuove idee per Frosinone", nato per sostenere la candidatura a sindaco di Giuseppina Bonaviri (nella foto), coordinatore cittadino dell'Italia dei Valori.
In prima fila Mariano Zomparelli. «Il comitato, recepite le indicazioni dei cittadini stanchi dei "trasversalismi" dei vari personaggi che passano da una sponda all'altra in una sorta di guerra di posizionamento allo scopo di occupare una poltrona solo per meri scopi di potere, sosterrà, anche per uscire dai meandri di certe logiche, la candidatura della dott.ssa Bonaviri perché Frosinone abbia la possibilità di avere un sindaco che possa dare un segnale di forte "discontinuità", vivendo e risolvendo i problemi della città e dei cittadini tutti, con l'aiuto di personalità della società civile, delle associazioni, della cultura, dei giovani, delle forze sociali. In tempo utile, una volta definito il programma di "Nuove idee per Frosinone", sarà la candidata ad illustrarlo alla cittadinanza con una pubblica manifestazione. Insomma, con la gente, tra la gente, per la gente di Frosinone».
IL PREMIER E’ L’UOMO SOTTO IL VESTITO NIENTE
Ida Dominijanni da "il manifesto" del 08/11
Sommerso dallo spread il sesso è ridiventato quel tabù che è da sempre per la politica: si che nessuno parla più dei cosiddetti “scandali sessuali” che per oltre due anni hanno travolto l’immagine e la sostanza di Silvio Berlusconi. Ma senza quelle testimonianze femminili che l’hanno denudato probabilmente il re sarebbe ancora vestito; e anche se pochi lo dicono a voce alta, la mancanza di credibilità del nostro presidente del consiglio che oggi fa volare lo spread si deve in larga parte a quel denudamento . Significa che il ridicolo di cui si è coperto l’uomo ha finito col fare velo sulle capacità del premier? No all’esatto contrario, significa che svelando il trucco che reggeva la potenza dell’uomo , quegli scandali hanno svelato anche il trucco che reggeva il potere del premier. Sotto il vestito niente nell’un caso e nell’altro . Il trucco era un misto di esibizione seduzione e millanteria , che ha consentito a Berlusconi di usare la sessualità come protesi del potere e il potere come protesi della sessualità, finchè non s’è capito che sotto c’era un gran traffico di soldi promesse e ricatti , avvolto in un estetica di regime prima che in etica di verminaio . Si dice che a tanto traffico sul sesso Berlusconi si sia dedicato solo dopo il 2006, a causa della seconda sconfitta infertagli da Prodi o, più probabilmente, per reazione alla morte della madre, l’unica che riusciva evidentemente a dargli misura . Ma tutte le biografie, autorizzate e non del cavaliere datano assai più indietro nel tempo la sua “magnifica ossessione” , e la sua sicurezza nell’usarla come arma infallibile di seduzione non tanto delle donne quanto degli uomini “Amo le belle donne e gli italiani mi vogliono così “ lo slogan di combattimento del premier dopo il D’Aaddario-gate e il Ruby-gate, esprime alla perfezione questa sua certezza di interpretare un certo esprit del ,maschio italiano prefemminista degli anni ’50 da lui riadattato al maschio postfemminista anni ’80, e di poterne ricavare un consenso imperituro. Basterebbe questo per dire quanto sia stato centrale l’uso del sesso nell’architettura del sistema di governo: ma non si tratta solo di questo . Nell’immagine del bunga-bunga , sigla essa si imperitura del sultanato berlusconiano, c’è altresì la concezione di una libertà sciolta dal vincolo di una relazione con l’altro e dissolta nel mercato, c’è la servitù volontaria dei cortigiani come cerniera del sistema, c’è l’indifferenza al limite posto dalla legge, c’è la convinzione onnipotente di poter comprare tutto, compresi i corpi, le vite, e il piacere degli altri . Quanto all’imperativo dell’eterosessualità obbligatoria, non è l’ultima fra le cifre di un regime “liberale” che non è riuscito nemmeno a concepire una legge per i Dico.
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