Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 25 giugno 2012

Manifestazione contro la chiusura del Tribunale di Cassino

Riccardo Palma segretario  PRC CASSINO            

La manifestazione del 21 giugno 2012 a Cassino a difesa del Tribunale viene salutata positivamente dal PRC di Cassino perché senza dubbi ha contribuito a far prendere coscienza alla cittadinanza tutta della dimensione reale del problema e sulle ricadute di una dichiarata soppressione di tale Istituzione. Le conseguenze sono state evidenziate dal sindaco di Cassino che si è fatto accompagnare sul palco, oltre che da Di Pietro, da diversi politici locali, molti provenienti dal PDL Ed infatti come paradossalmente avviene, proprio il PDL con il governo Berlusconi ha prodotto il Decreto Sciagura Italia o scusate SalvaItalia che, appunto, prevede la soppressione di Tribunali come quello di Cassino. Durante la stesura di tale decreto le preventive e opportune preoccupazioni dei presenti alla manifestazione scorsa sembrano proprio che non siano state prese ed è solo quando diventano esecutive certe scelte politiche ci si ricorda di essere a difesa del territorio?. Già i parametri del decreto salvaItalia configuravano la chiusura del nostro tribunale. Come mai non si è lottato già allora per perfezionare quanto meno le deroghe di tali parametri per salvaguardare tribunali come Lamezia Terme o Cassino (sedi “sensibili” e di “frontiera”)?. La Federazione della Sinistra attraverso i consiglieri regionali Nobile e Peduzzi ha presentato in data 11 maggio scorso una mozione per impegnare tutto il consiglio della regione Lazio a prendere posizione netta e contraria alla chiusura del Tribunale di Cassino e Gaeta. La cosa più grave e non certo per fare polemica sterile ma giusto per far chiarezza alla gente su una certa pratica politica è che la mozione è ancora ferma e non se ne vedono sviluppi. Il paradosso è che mentre il presidente del consiglio regionale insieme ad altri onorevoli restituiscono un po’ di sudore anche ai loro elettori di Cassino durante la calda manifestazione, non si sforzano più di tanto per consacrare una presa di posizione istituzionale di tutto il consiglio. Questo è quello che si deve fare, come diversi consigli regionali hanno già fatto a partire dal consiglio regionale della Basilicata e poi si viene in piazza a dire che si è fatto qualcosa per difendere il nostro Tribunale. L’altro paradosso è che il Sindaco Petrarcone saluta dal palco tutti meno che gli esponenti di Rifondazione Comunista che hanno aderito alla iniziativa (già in altre occasioni dice di essersi dimenticato ma guarda caso dimentica sempre il PRC). Noi non vogliamo prenderci la cosiddetta visibilità solo per farci vedere in piazza ma per fare chiarezza che quando si lotta si lotta insieme e bisogna occupare tutti gli spazi politici per arrivare al comune obiettivo. Per questo diciamo di inserire all’ordine del giorno la mozione n 377 della IX Legislatura della Regione Lazio per restituire più forza alla contrarietà di una chiusura di una Istituzione così importante per tutto il territorio cassinate. In questa maniera l’eventuale deroga ai parametri stabiliti (che ci vedono nella black list) e che oggi si trova nelle mani delle commissioni parlamentari Giustizia e del relativo Ministro possa essere accolta per un territorio di frontiera come quello della città martire. Se ciò verrà fatto, e speriamo che si diano una mossa, potrà essere incisiva insieme alla presa di posizione già assunta da parte del CSM e dalla Corte di Appello di Roma ad evitare il dichiarato scempio socio-economico di un territorio già tanto martoriato.

domenica 24 giugno 2012

In Paradiso i matrimoni non ci sono ma l’amore si

Luciano Granieri



 Sabato 23 giugno, nella suggestiva piazzetta S.Ormisda il deputato del Pd Paola Concia ha presentato ai lettori il suo libro scritto con Maria Teresa Meli “La vera storia dei miei capelli bianchi”. L’incontro organizzato da  Ithaca  Frosinone è stato presentato dalla giornalista Marina Testa. Ho  trovato una Paola Concia un po’ provata ma soddisfatta, arrivava direttamente  dal gay pride di Roma e i temi svolti nel suo libro hanno dato agio   di analizzare meglio lo stato dei diritti civili nel nostro paese.  Il quadro che ne viene fuori, è assolutamente desolante. Come è noto Paola Concia è omosessuale e nel suo libro racconta il suo percorso verso il “coming  out” , evidentemente lastricato di difficoltà e pregiudizi. Nelle pagine scritte con la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli, traspare la forza e la determinazione con cui la parlamentare di Avezzano ha portato e sta portando avanti le lotte per il riconoscimento dei diritti civile a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Mi ha molto colpito il concetto per cui queste sono lotte per riaffermare non dei principi morali, ma di amore e libertà. In realtà ciò che le coppie gay vogliono difendere è il loro diritto a donarsi amore e a donarlo ad eventuali figli. Paola Concia si è unita in matrimonio in Germania con Ricarda, una ragazza tedesca, e la legislazione tedesca  consente alle coppie gay di godere quasi degli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Al di là del sacrosanto principio di civiltà, il riconoscimento giuridico delle coppie gay, comporta secondo le esperienze tedesche, ma anche francesi, una qualità del welfare migliore, cui le coppie gay contribuiscono anche in termini fiscali, ma soprattutto aumentano la coesione sociale. Da qui secondo me nasce uno dei tanti motivi per cui a gay, lesbiche, omosessuali e trans sessuali, non vengono riconosciuti  gli stessi diritti attribuiti a tutti i cittadini. Penso che soprattutto in questa fase, la coesione sociale è un fenomeno del tutto  osteggiato dal neoliberismo imperante. Il potere della finanza per potersi esplicare ai massimi livelli necessita di un corpo sociale frammentato, un blocco disintegrato formato da tante solitudini disperate che lottano fra di loro . Non solo, ma è necessario individuare delle categorie sociali contro cui rivolgere la rabbia della gente che si impoverisce ogni giorno di più. E quali categorie migliori dei “diversi” , per etnia, genere e abitudini sessuali, possono costituire l’oggetto della rabbia popolare distogliendo  l’attenzione dalle vere ragioni della crisi?  Per la causa capitalista , quindi,  è necessario far passare l’idea che le coppie gay, distruggono la famiglia tradizionale, come è fondamentale imporre il pregiudizio che gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani e altre corbellerie  simili. Sono d’accordo con Paola, inoltre,  quando afferma che  il ruolo del Vaticano nell’osteggiare una legislazione a favore dei gay lesbiche e transessuali è sicuramente notevole, ma la colpa vera è di quei partiti che per non perdere il consenso dei cattolici, mai si azzarderebbero a licenziare delle leggi ostili alla Chiesa di Roma. Paola Concia  attribuisce in questo senso colpe anche ai politici di sinistra  che,  per espiare la grave colpa di essere stati comunisti, sono ancora  più succubi delle gerarchie ecclesiastiche. Fortunatamente la deputata piddina non rinnega il suo passato comunista, ma anzi lo ha ritenuto e lo ritiene  utile alla  sua formazione politica. Già la politica. Ecco le dolenti note. Purtroppo disquisire di politica con un esponente del Pd mi risulta sempre molto difficile. Si è arrivato alla conclusione, ad esempio,  che una delle cause  per cui in Italia non esiste una legge che riconosca i diritti di gay , lesbiche, transessuali, è che la politica rimane sorda alle richieste di questa parte di popolazione,  ma anche alle  istanze che arrivano dagli altri cittadini. Pur riconoscendo a Paola Concia il suo impegno per queste lotte anche all’interno del Parlamento, rimango sempre un po’ basito quando sento dire da un politico, parlamentare  di maggioranza,  che la colpa di certe brutture è dei politici.  Non me ne voglia Paola Concia, ma un parlamentare  che lamenta  l'inettitudine dei propri colleghi dovrebbe forse evidenziare al massimo  tale inettitudine, combatterla anche con azioni eclatanti,  altrimenti  che ci sta a fare in Parlamento, per giunta seduto nell’emiciclo della maggioranza? Comunque tralasciando queste contraddizioni che abbondano in tutti i partiti, ma in particolar modo nel Pd, ritengo che l’incontro con  Paola Concia sia stato veramente interessante. E’ fondamentale che ogni tanto si squarci il velo di pregiudizio che copre e osteggia il sacrosanto diritto di donare e ricevere amore verso chiunque, che sia dello stesso sesso o dell’altro sesso. Ed è altresì fondamentale che uno Stato possa riconoscere il diritto ad una esistenza civile e dignitosa  a tutti: Etero sessuali, transessuali, gay, lesbiche, senza distinzione di orientamento religioso. Chiudo il post prima di lasciarvi ai video con un concetto bellissimo e significativo  espresso dal padre di Paola, nella lettera scritta in occasione del suo matrimonio con Ricarda:  “ Quello che voglio dirvi è che né a me né ad altri dovete rendere conto, solo l’una all’altra. Perché il diritto di amarvi è scritto  più in cielo che in terra. In Paradiso i matrimoni non ci sono ma l’amore si.”



L'Italia del calcio in semifinale. Non sarà un complotto?

Simonetta Zandiri



 Ecco, siamo in semifinale. Caro governo tecnico, datti da fare, hai almeno un'altra settimana per fare qualcosa di peggio di quanto fatto sino ad oggi,tanto l'Italia avrà altro a cui pensare. Avete poco da esultare, italioti. Non avete capito? Vi offro la soluzione "complottista". La Germania ha buttato fuori la Grecia, poteva permettersi di lasciare che fossero gli inglesi a mettere KO l'Italia? Ovviamente no, ed ecco spiegato il passaggio dell'Italia in questi quarti di finale.. e la Merkel si pregusta anche l'umiliazione sul campo, come se non bastasse quella che viviamo già ogni dannato giorno sulla nostra pelle...

sabato 23 giugno 2012

UN AMBULATORIO MOBILE DI EMERGENCY A CARPI

Emergency



Lunedì 18 giugno un team di EMERGENCY ha iniziato a lavorare a Carpi (MO), in una zona duramente colpita dalle scosse sismiche delle ultime settimane.


Su richiesta di numerose comunità vittime del terremoto, EMERGENCY ha deciso di inviare un suo ambulatorio mobile, Polibus, per coprire due bisogni prioritari nell’area: quello di strutture sanitarie integre ed equipaggiate e quello di mediazione per i pazienti stranieri.

Lo stato di inagibilità di molte strutture sanitarie rende difficile l’accesso alle cure per chi non ha la possibilità di spostarsi in altre Province o Regioni non colpite dal sisma. L’ambulatorio mobile di EMERGENCY  garantisce uno spazio dove è possibile offrire e ricevere assistenza sanitaria di qualità nelle migliori condizioni possibili.

Vista la presenza di numerosi cittadini stranieri nel campo, inoltre, è evidente il bisogno di mediazione linguistica e culturale: per questo, sull’ambulatorio mobile sono sempre presenti mediatori di EMERGENCY che si occupano dell’accoglienza e della presa in carico dei pazienti.

Il Polibus di EMERGENCY si trova attualmente in un campo gestito dalla Protezione Civile della Regione Basilicata e abitato da circa 600 persone, in gran parte provenienti da Pakistan, India e Marocco. Nei primi giorni del suo intervento, il personale dell’ambulatorio mobile ha visitato adulti e bambini, riscontrando principalmente dermatiti, congiuntiviti, ipotensione.
Il team di EMERGENCY continua a monitorare il territorio per individuare eventuali ulteriori bisogni e valutare possibili nuovi interventi.



venerdì 22 giugno 2012

Confrontiamoci con Ermisio Mazzocchi

Angelino Loffredi


“ ……La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te “
Ritengo necessario partire proprio da questo allarme-invocazione lanciato da John Donne perché mi sembra attuale e pertinente, alla luce delle cocenti sconfitte elettorali subite dal Partito Democratico a Pofi, Ceccano e Frosinone. E’ sotto l’occhio di tutti che in questo partito si è aperta una fase convulsa, rivelatrice di divisioni per lungo tempo compresse, i cui esiti, alla vigilia di un Congresso straordinario, nessuno è in grado di definire.
Ermisio Mazzocchi, autorevole dirigente di questo partito, alla luce di tali avvenimenti, si è dimesso dagli incarichi, accompagnando tale scelta da uno stimolante documento che può essere esaminato sul linkhttp://www.unoetre.it/nel-centrosinistra/437-svolgere-subito-il-congresso-per-ripartire.html
Non appartengo al PD e non ho la tessera di alcun partito ma non ritengo sia responsabile estraniarsi dalla discussione e affermare che “ sono problemi loro, regolino internamente i loro conti “
Il PD è una grande forza nazionale, fondamentale per creare l’ alternativa di governo necessaria nel momento in cui il tanto decantato libero mercato senza regole evidenzia le sue pratiche distruttive e predatorie, ha fatto retrocedere il lavoro a pura merce venduta al ribasso, in condizioni di spietata competitività, incentivando una guerra fra poveri, creando precarietà e disoccupazione, allargando la forbice delle disuguaglianze ed esponendoci a eccezionali tensioni sociali.
Premetto che il documento elaborato da Ermisio Mazzocchi non riporta integralmente le mie valutazioni, tuttavia può diventare una occasione di confronto dentro e fuori il PD, fra persone appartenenti ad una area di sinistra, stanche di tante divisioni, a volte strumentali e pretestuose, desiderose di analizzare, sentire ed esporre il loro pensiero. Un confronto sul documento Mazzocchi, insomma, può aiutare a ricondurre la politica, almeno per poco tempo, al suo spirito originale e servente: discussa e sviluppata non solo dentro i partiti ma anche fra e con i cittadini.

Convinto di cogliere uno stato d’animo diffuso, in piena autonomia, mi permetto di invitare tutti coloro che non si rassegnano alle divisioni e chiedono di rovesciare la concorrenza fra lavoratori, per aprire una lotta comune per l’universalizzazione dei diritti e per un diverso modo di produrre e consumare, a venire a discutere con Ermisio Mazzocchi mercoledi 27 giugno 2012, alle 18, presso il Centro Studi Tolerus ( Stazione Ferroviaria ) di Ceccano


Licenziamento per giusta causa

Luciano Granieri


Applichiamo l’articolo 18. Immaginiamo che il proletariato post moderno, comprendente quindi, non solo gli operai, ma chiunque viva del proprio lavoro, possa applicare le norme dell’articolo 18 ai padroni, PUBBLICI e PRIVATI. Immaginiamo  l’applicazione della  norma  dello statuto dei lavoratori che prevede il licenziamento per giusta causa, una parte quindi condivisa da tutti .  Tale  procedura si applica ai danni di chi, o ha rubato, o dimostra manifesta incapacità, o, nell’espletamento del proprio lavoro, commette un reato. Cominciamo da un padrone pubblico, il ministro del lavoro e delle pari opportunità Elsa Fornero. La ministra piagnona, nel dare corso alla riforma previdenziale , ha gettato  sul lastrico migliaia di  famiglie. Ci riferiamo agli esodati, ovvero a  coloro che avevano concordato con le aziende il pensionamento anticipato  prima dell’entrata in vigore della nuova legge e che oggi a causa della   disgraziata riforma che  prevede un prolungamento degli anni lavorativi prima di ricevere l’assegno pensionistico dovrebbero  rimanere ancora al lavoro. Disgraziatamente le aziende che li hanno  pre pensionati non possono,  o non vogliono riassumerli. Per cui questa parte di popolazione rimarrà senza reddito.   Gia una decisione del genere dovrebbe determinare il licenziamento in tronco del suddetto ministro, per danni personali morali e materiali ai componenti dell’azienda- stato  che amministra. Se poi sempre il suddetto ministro non riesce neanche a quantificare il numero delle famiglie che sbatte in mezzo alla strada, l’incapacità diventa ancora più manifesta, per cui si rafforza la “GIUSTA CAUSA” del licenziamento. Riepiloghiamo il triste balletto dei numeri. All’inizio la ministra Fornero, resasi conto della gaffe, realizzando che doveva in qualche modo garantire le vittime della sua scellerata decisione, fatti due conti, decise che il numero degli esodati era di 65.000 perché le risorse del suo ministero erano sufficienti alla salvaguardia di tale numero di persone. Ma l’Inps, l’ordine dei consulenti del lavoro, e i sindacati, calcolavano che il numero era ben più alto, molto vicino alle 400.000 unità. Dopo aspre polemiche la ministra si presenta in Parlamento ammettendo che ai 65.000 si aggiungono altri 55.000 che potranno essere salvaguardati, a patto che il parlamento (il Pd in particolare) voti la riforma sul mercato del lavoro. Dunque per sua stessa ammissione, pur tralasciando la valutazione del numero reale  molto superiore determinato dall’Inps e da altre istituzioni, la ministra ammette di aver sottostimato almeno di 55.000 unità l’entità delle sue vittime. Cosa altro serve per licenziare in tronco, non per GIUSTA, ma per SACROSANTA CAUSA un amministratore pubblico che produce una tale MACELLERIA SOCIALE?  Eppure i partiti intenti a salvaguardare i loro privilegi ingoiano tutto  pur con qualche strepitio. In particolare il Pd decide  di votare una legge sul mercato del lavoro, che distrugge i diritti dei lavoratori,  a patto che la ministra Fornero s’impegni a tutelare anche quei 55.000 poveri cristi ricicciati non si sa da dove. E GLI ALTRI 340.000?  Dunque non basta tutto ciò per chiedere le dimissioni di Elsa Fornero?  E passiamo ad un altro padrone che meriterebbe il licenziamento. Ci riferiamo all’amministratore delegato di Fiat Auto Sergio Marchionne. Qui ci troviamo davanti a dei reati veri e propri oltre che ha una insipienza manageriale totale se la si analizza dal punto di vista del profitto aziendale e non del profitto finanziario . Il signore dal maglioncino blu promette di investire 20 milioni di euro nello stabilimento di Pomigliano e di riassumere i cinquemila operai licenziati  a patto che le maestranza accettino di lavorare come schiavi e che la Fiom venga estromessa dalla rappresentanza sindacale . Ottenuto lo scopo dei 20 milioni promessi ne sono stati investiti solo quattro. Lo stesso ricatto si è ripetuto a Mirafiori, dove  in cambio del totale asservimento degli operai alle ragioni di una ipertrofica produzione, nello stabilimento torinese si sarebbe prodotta la nuova 500 L ovvero il piccolo monovolume che andrà a sostituire l’Idea. Anche in questo caso  ottenuto lo scopo, la produzione della nuova vettura si sta insediando in Serbia dove gli operai guadagnano un terzo rispetto ai  nostri e parte del loro stipendio viene erogato dallo Stato serbo. Dunque ci troviamo di fronte ad un mentitore e ad un  ricattatore autentico. Inoltre il manager illuminato, una volta incensato anche dalla sinistra, ha preteso di fare carta straccia del contratto collettivo nazionale  del lavoro, ha preteso che la rappresentanza sindacale nelle fabbriche Fiat fosse a carico delle sole organizzazioni che avevano firmato il suo accordo capestro, violando cosi la legge. Infatti è notizia recente  che la multinazionale italo-americana, è stata condannata per comportamento anti sindacale. Il tribunale di Roma ha disposto la riassunzione presso lo stabilimento di Pomigliano di 145 operai iscritti alla Fiom. Ricordiamo che fra i 2093 lavoratori riassunti nello stabilimento campano dopo i licenziamenti di massa, non figuravano operai iscritti a questo sindacato. Inoltre sempre l’illuminato manager, ha disposto il taglio di 500 milioni sugli investimenti da operare in Europa a causa del calo delle vendite. Certo se si continua a produrre la Duna a carbone, sarà difficile non scivolare sempre più in basso nelle performance commerciali. Dunque uno come Marchionne che ricatta, mente, fa strame di leggi e norme, non lo vuoi licenziare per giusta causa? Applichiamolo l’articolo 18 LICENZIAMO IN TRONCO , la Fornero e Marchionne PER GIUSTA  CAUSA. Sarebbe opportuno non concedergli neanche la liquidazione ed anzi farsi pagare i danni.
LICENZIAMOLI.

La politica che non c'è

Franco Arminio. Da "il manifesto" del 21 giugno


Si parla della crisi senza il coraggio di dire cos'è in crisi. I partiti vogliono uscire dalla crisi con la crescita. Sembra una cosa ovvia e invece è una scelta molto complicata. Bisogna crescere per mantenere un certo tenore di vita. I governi ragionano come se fossero individui. La politica si sta riducendo sempre più alla manutenzione dell'egoismo. Ho molti amici di sinistra a cui parlare della necessità di inumare il capitalismo pare una follia. 
Quello che una volta era il conflitto di classe adesso è diventata la guerra delle vanità contrapposte: si preferisce contestare il vicino di casa, si preferisce parlare male delle persone che abbiamo intorno, piuttosto che organizzare la lotta ai padroni del mondo. Questi padroni a volte vanno in disgrazia, vedi Berlusconi, e la sinistra non sa approfittarne per provare a costruire una democrazia senza padroni. 
Il capitalismo è intimamente morto, ma prima di morire ha stordito anche la sinistra. E allora ci troviamo in una stagione con gli occhi chiusi. E l'occidente sta diventano una macchina della decomposizione. Una macchina che mostrando ogni giorno i suo effetti ha il potere di far pensare che non c'è spazio per nient'altro. E invece bisogna dire ogni giorno che la felicità e il capitalismo sono forze antitetiche. I mercati finanziari non contano più dei mercati rionali; un ragazzo che si iscrive all'università dovrebbe prima frequentare una bottega per imparare a fare qualcosa con le mani; ci vorrebbe un reddito di cittadinanza garantito per tutti, ma più alto per chi vive nei paesi; i giovani che ne fanno richiesta dovrebbero poter disporre di un pezzo di terra. Alle prossime elezioni ci vorrebbe un partito che facesse proposte di questo tipo. Un partito che candidi non chi sa parlare, ma chi sa guardare. Un partito che consideri le elezioni e il governo solo un aspetto della sua azione. Un partito che lavori sui concetti, sulle proposte, sulle tecnologie del buon governo, ma che lavori anche per stimolare un pensiero poetico collettivo. È il sogno che si sposa alla ragione. Dove sta scritto che la politica deve essere unicamente estenuante mediazione per comporre interessi diversi? Questo è sicuramente un ferro del mestiere, un ferro insufficiente senza un lavoro radicale proteso a costruire uomini che siano fuori dalla logica sviluppista, dalla visione del mondo come una cava da sfruttare. C'è sempre il rischio di agitare vaghezze e misticismi e narrazioni inconcludenti, ma una politica che non sa correre rischi è completamente inutile e non a caso è tutta sottomessa ai poteri economici.
È ora di rivedere questa storia che il potere corrompe e che uno scrittore dovrebbe stare lontano da ogni forma di potere. Nell'Italia dell'autismo corale non è la passione civile il cuore della faccenda, ma le passioni incivili. Alcuni stanno molte ore al giorno davanti al computer e al telefonino e non si sognerebbero mai di entrare in una sezione di partito: la politica viene fatta con qualche mi piace su facebook, c'è un interesse molto superficiale alla vita pubblica. Sicuramente nei prossimi mesi ci sarà più partecipazione, ma senza impeti rivoluzionari non succede niente, non solo nella vita politica, anche in quella personale. Ecco la novità della nostra epoca: l'estremismo e il rigore non sono una scelta tra le tante, sono l'unica scelta possibile. La rivoluzione non è una cosa per conquistare un palazzo. Più semplicemente è il modo migliore di consumare il tempo che passa. Allora o si è rivoluzionari o non si è niente. Non ci sono vie di mezzo, non ci sono indugi tollerabili. Bisogna fare tutto e subito, bisogna cercare l'impossibile e quando lo abbiamo trovato cercarlo ancora. Alle prossime elezioni sarebbe bello se ci fosse un partito che avesse la rivoluzione nel suo nome. E se non c'è, nulla è perduto. Cercatevi qualche amico, qualche luogo dove la rivoluzione si lascia fare comunque. È assurdo davanti a una prospettiva come questa disquisire tra i partiti esistenti e quelli che stanno arrivando. Bisogna immaginare che possa esistere questo ed altro. La politica che c'è ha bisogno di una sola cosa: la politica che non c'è.