Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 31 ottobre 2012

Roma 27 ottobre: molti ciociari presenti


Per l’associazione 20 ottobre Oreste della Posta

Si è svolta a Roma la grande manifestazione contro il governo Monti, a cui hanno partecipato oltre 150.000 persone per dire no alle politiche neo liberiste del governo che stanno portando il popolo a grandi sofferenze sociali. Occorre una grande svolta e questa manifestazione può essere un punto di partenza. Notevole è stata la presenza dei ciociari che hanno gridato il grave disagio che la nostra provincia sta attraversando con una crisi veramente terribile.
L’associazione del 20 ottobre ha dato subito l’adesione a tale manifestazione ed era presente in piazza con la sua delegazione. Durante la manifestazione l’associazione ha incontrato i due consiglieri regionali della FDF (sarà FdS. E 'proprio vero la vicinanza con Vendola diventa sempre più incombente ndr) Ivano Peduzzi e Fabio Nobili affermando che per quanto riguarda le prossime elezioni regionali occorre un accordo con il centro sinistra ma basato su un accordo programmatico fatti di pochi punti:
1)    Ciclo integrale smaltimento rifiuti
2)    Questione sanità
3)    Lavoro
I due consiglieri hanno affermato che indubbiamente la trattativa basata sulle cose da fare e prima di tutto verrà l’accordo programmatico se questo non si raggiungerà allora la FDS correrà per proprio conto.
L’associazione ha chiesto una particolare attenzione al nostro territorio, in quanto, in preda a una crisi industriale devastante.
L’associazione ritiene che anche in provincia occorre una mobilitazione continua e generale che metta al centro lo sviluppo e mandi a casa una parte della casta politica coinvolta in ladrocinio e ruberie dove la realtà ha superato la fantasia.


VALLE DEL SACCO, LA COMMISSIONE PETIZIONI EUROPEA ACCOGLIE LE ISTANZE DEL COORDINAMENTO.

Coordinamento Valle del Sacco


 Tra le varie tappe del tour ispettivo per l’emergenza rifiuti nel Lazio la Commissione Petizioni del Parlamento Europeo ieri pomeriggio ha chiamato a colloquio il Coordinamento Valle del Sacco, rappresentato dal suo portavoce Rosa Maria Chimisso.

La Commissione, presieduta dall’europarlamentare Judith Merkies, ha accolto le istanze del CVS presentate con la petizione 598/2012.

I Commissari hanno ravvisato una situazione di criticità generalizzata del territorio della valle esprimendo la volontà di approfondire lo stato dell’arte sulla base della documentazione che il CVS fornirà a sostegno dello studio di valutazione sostanziale.

Qualsiasi altra impiantistica deve necessariamente tener conto della situazione ambientale già in essere, valutando tutti gli agenti inquinanti e non la singola potenziale causa di emissioni nocive – ha dichiarato il Segretario della Commissione David Lowe – prevedendo sempre un coinvolgimento della popolazione nelle scelte e rendendo edotti i residenti degli esami e degli studi sulle emissioni impattanti che interessano l’intera macro area.

In attesa della relazione finale che verrà stilata al termine dei sopralluoghi e dei colloqui con i vari comitati appellanti, i Commissari terranno informati i firmatari sugli sviluppi della situazione rifiuti a Roma e nel Lazio, con la disponibilità di accogliere ulteriori osservazioni sull’evolversi della gestione rifiuti.

Per il CVS l’audizione ha significato un primo traguardo, frutto delle manifestazioni di protesta e delle varie iniziative intraprese in sede europea.

“A margine dei colloqui con la Commissione, chiediamo al Prefetto Sottile di ordinare uno stralcio definitivo dei due progetti TMB di Paliano e Colleferro – dichiara Rosa Maria Chimisso – su cui continueremo a vigilare. Vogliamo rassicurazioni scritte, nero su bianco e non annunci, anche alla luce delle ultime indagini epidemiologiche, che purtroppo sempre nero su bianco sanciscono, ancora una volta,  una situazione ambientale e sanitaria della Valle del Sacco preoccupante. Come ha dichiarato la Commissaria Merkies – conclude Chimisso – per i rifiuti in Italia deve finire lo scarica barile”.

martedì 30 ottobre 2012

Elezioni in Sicilia. Referendum sulla "bad company"

Luciano Granieri



 Il risultato delle elezioni regionali siciliane ha determinato, secondo la maggior parte  dei media e dei commentatori politici, una rivoluzione . Pur avendo prevalso la   coalizione capitanata da Rosario Crocetta, formata da Pd, Udc , il vero vincitore di questa consultazione  è stato  il rifiuto degli attuali partiti. Infatti  il movimento 5 stelle, che ha come ragione sociale la lotta alla partitocrazia ,  con il suo candidato Giancarlo Cancelleri  ha ottenuto il 18% dei consensi, determinando  l’ossimoro per cui  il primo partito siciliano è un “NON PARTITO”. Se a questo dato aggiungiamo che il 53% dei siciliani non è andato a votare, ecco che l’espressione di rifiuto del sistema partitico costituisce il  71%  della popolazione elettorale.  Questa analisi personalmente non mi sorprende . Infatti da oggi in avanti ogni tornata elettorale  dovrà esser considerata ,non come mezzo per eleggere  la  coalizione che dovrà guidare la Regione  piuttosto che il Paese, ma un vero  referendum abrogativo del sistema dei partiti.  E’evidente che in Sicilia ha vinto il “SI”  ovvero i il 71% dei siciliani si è espresso a favore della’abrogazione dei partiti.  Ma da cotanta rivoluzione scaturirà l’assoluta normalità.  Infatti la minoranza più numerosa, formata da partiti “ABROGATI” dagli elettori ,  andrà al governo della regione, obbligata a fare accordi con l’altra minoranza sconfitta  composta  da altrettanti  partiti “ABROGATI”  e contando forse nell’appoggio del “NON PARTITO”  - schieramento  più votato fa quelli in concorso - già disponibile a diventare  “PARTITO”.  Lo scenario determinatosi  oltre lo stretto si ripeterà, probabilmente, anche nelle prossime tornate elettorali. Come mai una tale maggioranza di dissenso contro il sistema  non riesce a sovvertire il sistema stesso? La riposta è semplice.  L’abrogazione non è sufficiente  per cambiare,  se non si propone un’alternativa a ciò che si vuole abrogare. Denunciare  la corruzione, l’appropriazione indebita di denaro pubblico,   la difesa dei grandi privilegi,   l’utilizzo privato di carica pubblica,  tutte faccende legate alla gestione degli attuali partiti, chi più  chi meno, è sacrosanto ma  inutile.  Le  invettive grilline unite al malcontento astensionista,  pur determinando una maggioranza bulgara di consensi, sono  inutili in mancanza di un vero progetto rivoluzionario.   Vincerà sempre la minoranza più numerosa  anche se la sua legittimazione elettorale godrà sempre di minori consensi.  Oggi un progetto  alternativo  è inesistente.  L’errore  più grande  che limita la costruzione di un’alternativa, è quello di voler colpire gli assassini (i partiti) senza curarsi dei mandanti.  I mandanti utilizzano gli assassini non solo per uccidere lo  stato sociale, ma anche per intercettare il malcontento popolare . Rabbia che  si concentrerà  sul degrado morale  lasciando che   gli stessi  mandanti  continuino nel loro insano progetto di depredare il reddito da lavoro  per trasferirlo sul profitto  finanziario. Una sorta di bad company, quella formata dai partiti, ben remunerata utile ad effettuare il  lavoro sporco  cui fa da contraltare   l’efficienza della good company, reale detentrice del potere. E’ quindi fondamentale, per costruire un  alternativa seria,   capire che il nemico vero da colpire è il  MANDANTE, ovvero il potere del capitale finanziario. Questo  demanda alla bad company  la funzione di distogliere  la protesta sociale, o addormentandola con inutili quanto innocui  propositi di conflitto,    o veicolandola  verso altri lidi. Dunque le vere ragioni della profonda crisi economica e sociale risiedono nel sistema  neo liberista che un’arrogante oligarchia capitalistico -finanziaria sta imponendo all’Europa attraverso trattati capestro,il  cui ferro rispetto è affidato ad  esecutivi nazionali  composti da amici di banchieri o, come nel caso italiano,  dai banchieri stessi .  Per  cambiare veramente l’attuale stagnante situazione è necessario costruire un fronte di contrasto netto al potere capitalistico finanziario, che  in Italia è rappresentato da quel  governo Monti,  sostenuto  incondizionatamente dagli stessi  partiti delegittimati  dall’urna elettorale,  per ora solo  siciliana. Se  non si hanno ben chiari gli obbiettivi  la lotta sarà sempre perdente. Il  No Monti day di sabato scorso ha confermato che qualcosa comincia a muoversi anche in Italia. In Grecia in Spagna e in Portogallo il fronte è più consolidato. Qui in Italia  il movimento composto da diverse organizzazioni e singoli cittadini è anche osteggiato dal fardello  di  alcune forze che, da un lato sostengono con convinzione la necessità di ribellarsi alla  dittatura capitalista, ma dall’altro trattano con la bad company fedele guardiano  del potere finanziario.  E’ il caso di Nichi Vendola il quale non perde occasione per tuonare contro i trattati europei, contro la troika, salvo partecipare alla farsa democratica delle primarie del centro sinistra firmando una carta d’intenti in cui chi vince si impegna a rispettare  quegli stessi trattati europei che il presidente della Regione Puglia tanto aborrisce.  Ancora peggiore è  il comportamento del Partito dei Comunisti  Italiani, una  parte, insieme con Rifondazione Comunista ,  di quello strano e sciagurato aggregato che è la Federazione della Sinistra.  I dirigenti del Pdci si sono affrettati  a tranquillizzare la bad company rifiutandosi di partecipare al  No Monti day, nonostante  il leader minimum Diliberto si sia sempre scagliato contro l’esecutivo Monti -ricordiamo la sua foto accanto ad una ragazza che sfoggiava una maglietta  con la scritta “FORNERO AL CIMITERO”  -   ma sono stati sconfessati dai propri militanti che invece al No Monti day ci sono andati con tanto di bandiere al seguito. Da ultimo una grosso peso che limita la conflittualità del fronte anticapitalista  è   costituito dai sindacati CISL,  UIL   parte  integrante  della bad company  e dalla   CGIL  che  pretende di  contrastare  il governo dei banchieri  organizzando  delle proteste finte,  come quella del 20 ottobre scorso, risoltesi a tarallucci e vino, nel senso reale del termine, guardandosi bene dall’indire uno sciopero vero (non le misere 4 ore pianificate) per il 14 novembre, giorno in cui lo sciopero generale accomunerà Spagna, Grecia e Portogallo in un conflitto unico.  In conclusione il referendum per l’abrogazione dei partiti è del tutto inutile a determinare un inversione  di rotta,ma anzi è funzionale a mantenere l’attuale stato di cose . Accadrà    che il “SI” avrà sempre maggiori consensi. Ciò produrrà  una  crescente   disillusione   e sfiducia  lasciando carta bianca ai  partiti ,  sempre più delegittimati incuranti della perdita di credibilità popolare,   che  continueranno a svolgere il loro ruolo di guardiani così che  il neo liberismo imperante continuerà a produrre macerie.

Francesco Bruni, antifascita da conoscere

Angelino Loffredi


Suscita commozione visitare a Roma, via Tasso, il Museo storico della Liberazione perchè situato nei locali  che durante l’occupazione tedesca ospitavano la sede della polizia di sicurezza tedesca comandata da Kappler. Luogo triste con celle anguste, finestre murate e spioncini alle porte, dove si veniva portati, interrogati e torturati.
Al 3° piano, nella cella n° 3 mi sono imbattuto in una foto e cenni biografici di Francesco Bruni, che riporto integralmente.
“ Nato a Ceccano il 31 ottobre 1925. Di professione  tecnico radioamatore. Dal 9 settembre si aggrega come gregario dell’UNPA, Rastrellato fu inviato a Vicenza. Liberato dai partigiani di quella città partecipò ad azioni di disturbo nella zona di Arzignano. Ritornò a Roma e continuò la lotta clandestina fra Roma e Frosinone sostenuto dalla madre Regina.  Anche essa partigiana e comandante di squadra della 1° zona di Giustizia e Libertà. In seguito a delazione le SS vennero informate che Francesco B aveva partecipato a numerose azioni di sabotaggio contro autocarri tedeschi a via del Tritone, via Nomentano, via Regina Elena, via Crispi. E’ proprio in questa strada, il 25 gennaio, mentre usciva da un locale pubblico il giovane veniva ferito gravemente da colpi di pistola sparategli a bruciapelo da un ufficiale tedesco che lo aveva pedinato. Trasportato all’Ospedale S. Giacomo venne isolato e piantonato dalle SS. Sottoposto a continui interrogatori e minaccie non volle mai rivelare il nome dei suoi compagni di lotta. Non pote essere trasferito per la gravità delle sue ferite. Il suo martirio termina l’8 maggio 1944 “.
Sempre nello stesso Museo a fianco di tale scritto, in una teca, sono esposte la sciarpa e la camicia indossate al momento della cattura dove si evidenziano chiaramente  due fori procurati dalla pistola che lo ferì.

Dalla descrizione  viene fuori una persona coraggiosa, intrepida, un audace combattente. Non esistono, o almeno non sono riuscito a trovare ulteriori notizie che possano tratteggiare meglio la figura di questo diciottenne. Nei libri riguardanti la Resistenza a Roma non ho trovato riscontri riconducibili a Francesco Bruni e nemmeno all’attività della madre Regina. Il libro di Aldo Pavia “Resistenza a Roma” pur  riportante la cronaca giornaliera dei luoghi, delle azioni, dell’attività resistenziale e delle persone coinvolte, non indica atti di sabotaggio contro autocarri tedeschi in via del Tritone, via Nomentana, via Crispi da ottobre a gennaio, periodo in cui Bruni avrebbe compiuto gli atti di sabotaggio sopra riportati.
Nella Cappella funeraria della famiglia Bruni, sita a Ceccano, realizzata molti anni dopo la guerra sulla sua lapide si accenna a sofferenze ma non a ipotizzabili torture subite, ne tantomeno alla partecipazione alla Resistenza.
Anche nella lapide della madre Regina, manca ogni riferimento alla Resistenza e il titolo di Cav. Uff, non è accompagnato da motivazioni.
Ceccano è un paese dove ininterrottamente dal 1969 si ricorda il 25 Aprile. In tutti questi anni pur avendo incontrato tanti partigiani il nome di Francesco Bruni non è mai venuto fuori. Nessuno ha mai suggerito di ricordarlo.

Accanto a questi aspetti voglio aggiungerne altri. Nel sito italy.indimedya.org, ( 2005) nello spazio riservato ai caduti di Roma e dintorni nei 9 mesi di occupazione tedesca ho trovato questa informazione su Francesco Bruni:
“Il 25 gennaio 1944 alle ore 15, 30 circa esce dal dancing Florida ed un tedesco gli spara un colpo a bruciapelo. Una donna di facili costumi rivela al tedesco che il giovane ha partecipato ad azioni di sabotaggio contro autocarri tedeschi in Via Nomentana, Via Regina Elena, Via del Tritone e Via Francesco Crispi. Proprio su quella strada fu gravemente ferito, trasportato all'Ospedale S. Spirito verrà piantonato e sottoposto ad estenuanti interrogatori. Il suo lungo martirio cesserà l'8 maggio 1944”.
Ho trovato invece molto interessante e veritiera la testimonianza di Loreto Terenzi, coetaneo, vicino di casa e amico del Bruni. Abitavano a Ceccano,in via San Pietro. Il padre di Francesco, Giuseppe, faceva il calzolaio ma con la moglie Regina (1901-1959) decisero di traferirsi a Roma. Francesco rimase  a Ceccano nella famiglia della nonna  materna Elena Giudici( 1875-1941). Interessanti notizie su questa donna ci vengono dal libro “ Origini del movimento socialista in Ciociaria” di Antonio Esta e dal periodico “ La Difesa del contadino” che collegano il suo nome alla costituzione della Lega delle donne in Ceccano, il 5 maggio 1912, e nella memoria orale ricordata come infaticabile animatrice delle manifestazioni che si tenevano a Ceccano durante il biennio rosso. Secondo i ricordi di Terenzi, Francesco Bruni non partecipava alle manifestazioni del sabato fascista e esprimeva simpatie verso Stalin.
Durante  l’autunno del 1943 Francesco Bruni viene a Ceccano, e contatta Terenzi perché sapeva che   aveva fatto parte di una delle due  formazioni partigiane che durante il mese di ottobre avevano compiuto un’intensa serie di  atti di sabotaggio nel territorio. Le due bande, dopo un rastrellamento delle SS, a metà del mese di novembre, si dileguarono lungo i Lepini e gli Ausoni. Secondo Loreto Terenzi, Bruni viene a Ceccano per reperire armi e per questo gli cede, per mille lire, il suo fucile, modello 91. Terminato l’incontro Bruni si dirige verso Patrica alla ricerca del Generale Simone Simoni che prima di essere arrestato e ucciso alle Ardeatine, proprio in questo  comune aveva un punto di appoggio.
Notizie scarne, frammentarie, incomplete ma Bruni merita di essere conosciuto meglioe  più in profondità.


90 sfumature de paura (Roma-Udinese 2-3)

Kansas City 1927


1) Fa freddo stamattina, ammazza, meno de ieri, ma molto più de l'altroieri.
2) Che poi l'avevamo detto che sto callo non sarebbe durato pe sempre.
3) Per quanto, pure sto freddo, capace che dopo mpo stucca.
4) E però l’artra sera eravamo proprio tonici, che quanno er freddo ariva e se pia Roma, in quarche modo devi reagì.
5) E però la prima reazione aveva fatto diventà er freddo de ghiaccio, perché quando la retorica e un minimo de civirtà te ricordano che dovresti fa lo sforzo de sta zitto un minuto pe ricordà uno che è morto in guera e in generale che c’è chi more in guera, non è che te devono sta simpatiche le divise, non è che devi sposà la causa, non è che devi pe forza applaudì. Te ne poi pure solo sta bono pe un minuto.
6) Invece gnente, nun je se la fa.
7) E pensi a che mestiere de merda deve esse davero quello che t'ha dato la disoccupazione o il destino o il libero arbitrio pe finì ammazzato da vivo in Afghanistan e insultato da morto prima de Roma-Udinese.
8) E però non fai in tempo a guardà la curva tua bella quando se fa brutta che na stereofonia non richiesta in arivo da quella opposta te fa capì che ar peggio non c'è fine se proprio de 28 ottobre, e proprio in un minuto de silenzio, a più de quarcuno je viè voja de urlà Lazio merda.
9) Pe fortuna un minuto dura solo 60 secondi.
10) E pe fortuna che gli acciaccati avevano recuperato tutti tranne er Cigno sbilenco, e però la cosa c'aveva procurato quasi un sadico piacere, così vedevamo Dodò sceso dar lettino der fisioterapista a sgambettà sur prato verde davanti a noi proprio come fosse un giocatore de carcio comprato apposta pe fallo uscì un giorno dar buffering de Youtube.
11) "Dodò pare Ninetto Davoli ar derby der core", ha detto namico in vena de pasolinizzazioni.
12) Che poi co Dodò in campo invecchia tutto de conseguenza. Lamela pare nuniversitario fori corso, Marcos uno co na quarantina de sparatorie in più sur curiculum, Taccidis un centrale de centrocampo lento e goffo ma d'esperienza, Florenzi un panchinaro tipo zio Perotta e zio Perotta pare sempre zio Perotta, nun invecchia mai.
13) “Perché quello gioca sempre?”, chiedeva intanto Marquinho guardando la Cosa greca installata in mezzo ar campo.
"Because yes!", ripondeva serio e seriale er Lucido Bradley.
"Beacuse yes non è una risposta", argomentava studioso Aquistinho.
"Because yes è una fottutissima cazzo di risposta! Se voi signorine finirete questo corso e sopravviverete all'addestramento sarete un'arma e pregherete per combattere. Ma fino a quel giorno siete la più bassa forma di vita che ci sia nel campionato di serie A Tim! pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta merda!", sintetizzava Sturmentruppen Florenzi guardando co nocchio Bradley, Perotta e Marquinho e coll'artro er Santone che scatarrando mocciolo annuiva orgojone.
"Good boy", annotava er Lucido mentre Zio Perotta ascoltava Amii Stewart in un residuato di walkman Sony, Marquinho tremava come na busta vòta e er Malincosniaco, posizionato in campo sula sinistra, subiva tutta la pressione de cui non aveva bisogno.
"Qui vige l'uguaglianza, non conta un cazzo nessuno! I miei ordini sono quelli di scremare tutti quelli che non hanno le palle necessarie per servire il mio beneamato Capo!", urlava in trance agonistica da fermo Sturmentruppen.
"I scream, you scream, we all scream for an ice cream", mumblava er Lucido mentre la partita iniziava.
14) E noi, ebbri e paghi de ricambio generazionale ma impreparati a quello de stagione, se semo ritrovati all'improvviso zippati nele giacche a vento ammuffite, desiderosi de scallasse, grazie ala Roma, pensampo.
15) E però eravamo pure pronti ar peggio, a sto giro nun c'avrebbero fregato, che i difetti nostra ormai li conoscevamo, e er problema era resiste resiste resiste i primi 20 minuti, superati i quali il resto sarebbe stato de conseguenza. E invece.
16) E invece semo stati pirotecnici, roba da non crede ala bellezza, roba che parevamo er Pescara de Zema uguale uguale ma molto più giovane.
17) E invece semo stati tonici e fotonici ar punto de sperà che fosse er giorno bono che nse diventava catatonici.
18) roba che se stava a spigne e a core e a passasse la palla e a fomentasse noi e loro.
19) “Aò a Lamè ma o vedi quanto semo zemagnani? Lo avverti quello spirito libero che contraddistingue le visioni der Boemo?” “Sì sì me sento na cifra contraddistinto, guardame Capocciò, manco sto a sudà, coro pe ipnosi e pe vocazione, nc’ho manco i consueti problemi de colatura de gel sua fronte, too dico oggi sto carico”.
20) In effetti Ladolescente stava carico.
21) E quando Nadolescente sta carico nte devi mai mette tra lui e la sua preda, che quello pur de trovà un buco non guarda in faccia a nessuno, ce deve entrà tosto tosto, senza preliminari.
22) Enfatti quando ormai la palla sembra sprecata, mpo ala Gerolin, mpo ala Candela, quello er buco lo trova e ce la ficca;
23) “Aò ha segnato cor bug! Too ricordi quando a Pes se segnava de lato?” rimembra namico nostargico de narcaica programmazione Konami.
24) Che c’erano quelli che poi te dicevano “Dai non è giusto, scansate, famme segnà” e je se rispondeva “A me me pare proprio che è passata a fil di palo” e se spigneva STARTSTARTSTART pe levà i replay.
25) Perchè comunque già da piccoli mai schiavi del risultato. Pare vero.
26) Che poi te credo che venivano a cazzo i giochi, je fai fa er carcio ai giapponesi.
27) E’ come se a noi ce dici “Fai un gioco de Sumo”. Nulle so le regole, me fermo ar folklore, ar pannolone. Eventuarmente ar sushi, ma già vado fori tema.
28) Il tutto senza dimenticasse mai che c’è stato nanno ndo semo stati tutti giapponesi, se chiamavamo tutti Hidetoshi e un portiere olandese ce fece vince no scudo.
29) Comunque invece Lamela e regole e sa e l’ha fatta passà dala parte giusta, e a chi dice che è na mezza cazzata der portiere noi nullo stamo a sentì, che mo non è che se li fa Messi devono andà su “Best goal ever I say you stop yourself and look how it’s the best foreverendeve” e se li fa er Coco nostro deve esse culo.
30) E non c’è manco er tempo de decide in che posizione dela compilation dar titolo discutibile posizionà er primo gò che quello te ne fa nantro.
31) Na doppietta all’Olimpico. Su assist de Osvardo. Che na doppietta all’Olimpico non l’ha mai fatta. Roba da rischià de compromette pe sempre l’assetto maxillofacciale.
32) “Osvà too ggiuro è stato un malinteso, a volevo mette fori...no! taa volevo ridà a te, volevo fa a torre no look, na cosa strana che ho visto fa a Neymar su dailymotion, ma o sai che de testa so na pippa, hai visto prima che me so magnato?”
33) Ma quello soo guarda contento, nun je ne frega gnente, pure perché pure lui se ne è appena magnato uno tale e quale, e oggi se vede che è la festa der purcino, mpo per uno non fa male a nessuno soprattutto perché chi ben comincia è a metà dell’opera e nun po esse che ala fine i cocci siano i sua.
34) Che poi, a dilla tutta, se segna uno dei più piccoli è, tanto pe cambià, perchè er vecchio leone c’ha messo la zampata in tutte e due le azioni, ma no na zampata de testimonianza, proprio na mezza sbranata de quelle che te squarciano le difese. Prassi capitana.
35) Dodò Riccetto Rigazzo De Vita, è bello da vedé, pare la pubblicità de no shampoo ner bosco. Co la metà dei gradoni sule spalle fatti co na gamba sola, Riccetto pare che vola, e quanno accelera gli infortunati sembrano l’artri, non je sta dietro nessuno, se perde i follower pe strada.Facile fa er follower de José Angel.
36) E comunque stavamo a vince duazzero, noi, no l’artri, noi in quanto noi, come Corbo Logna.
37) Che è stata na pazzia, namnesia, nidiozia, nsuicidio, nharakiri iripetibbile.
38) O così pensavamo che fosse.
39) Poro Franco, tempo de evita un gò già mezzo fatto avventandose sui piedi der Nano Maledetto, manco er tempo de sentì l’incoraggiamento dela curva pe un portiere amico ritrovato, che è ora de piallo davero er gò.
40) Punizione, tore no look de Osvardo, gò de Domizzi.
41) Arzi la mano chi ha visto subito che l’assist jera partito pe sbajo ar Cipolla e non ha sbraitato pe 5 minuti che era forigioco.
42) “Ah! AH! Guarda ste merde! Mica o fanno bene il replay!”
43) Evabbè. Dueauno. Ma non è tanto er gò in sé. Non è manco tanto che te l’ha fatto Domizzi, che pe quanto lo spizzi e t’encazzi continui ar massimo a pensà a Tony Tammaro e a Patrizia reginetta de tutta l’omonima Baia. E’ che ricomincia a succede quello che sapemo tutti che sta pe succede.
44) Smettemo de giocà.
45) O meglio: cominciano loro. E basta già la fine der primo tempo, bastano quei dieci minuti pe capì dolorosamente che i canonici venti minuti iniziali de dolore co noi ponno esse basculanti, ponno arivà subito, ma pure dopo, comunque arivano. E ponno durà molto, molto de più de 20 minuti.
46) Se er primo tempo lo finimo in vantaggio è solo perchè sto sport prevede l’intervallo.
47) Un atavico “che cojoni” se propaga dai nostri avi e se incarna in noi tutti.
48) Ma no dall’antenati, proprio dai .avi ner senso de filmati de highlights che se riguardamo tra un tempo e l’altro a casa o sur telefonino.
49) Qualcuno lo pensa ma non s’azzarda, altri ormai c’hanno er callo pure sula scaramanzia e senza timore sentenziano co un che de dantesco: “Per me se fa la fine der sorcio, per me se fa la fine de Corbologna”.
50) “Ao emmadonna, c’è tutto un tempo da giocà!” se incazzano gli ottimisti.
51) “Appunto”.
52) Enfatti bastano 5 minuti che pare che i 15 de pausa nce so mai stati.
53) Riuscimo a pià er gò de piroetta, roba che solo noi e quarche pippa da campionato neozelandese bona pe la colonna de repubblica.it
54) “E ia Stechè GUARDA LA FOTOGALLERY, ahahah” lo cojona Di Natale mentre se ne va a festeggià mpareggio che mezzora fa chi se lo sarebbe mai creso.
55) Che poi, incancreniti pe sempre e ogni giorno co na ragione nova de livore antijuventino, eravamo tutti convinti che er gò portasse nandicap de armeno quattro metri de forigioco, forse pure cinque, roba che a Capitan Depresso nun je bastava l’apertura alare dela manica monca e de quella sana pe spiegallo ar guardaligne ostile.
56) Er fatto è che Poropiris che paraguagio guagio coreva a chiappe strette dimentico de parà guai, tranne er guardaligne de cui sopra null’aveva visto nessuno.
57) Ragion per cui, mentre smadonnamo ar freddo, ariva l’sms da casa: è gò, regolare, com’era comunque regolare che presto o tardi l’avremmo piato.
58) Che poi pe noi nun è mai tardi pe pià ngò, qualunque sia er minuto, è sempre presto. Tempo pe pianne nartro se trova.
59) Intanto cominciava a piove a vento, de un vento pieno de nodi che venivano ar pettine e de acqua che ce fracicava pure da coperti ner senso der vestito, che in campo de coprisse ncè mai verso, manco d’inverno.
60) “Ah, meno male che mo famo o ssadio novo, coperto coperto, no coperto come questo”, se ritrovano a dì i più architetti de noi cercando de distoje l’attenzione dar destino cinico, baro e friulano che incombeva.
61) E appena è stato tempo de bufera Sturmentruppen ha messo le grandi recchie fori dai sacchi de sabbia dela panca e è sceso in campo, er pubblico ha esurtato ala vista der top gun top player, e er Malincosniaco è uscito sgrullando er capoccione.
62) Pe nattimo amo pensato che er cursore intermedio zemagnano ideale dovrebbe esse nincrocio tra Florenzi e Pjanic. Dopodiché, visualizzate na capoccia enorme co du recchie enormi amo pensato che no, nfa gnente, va bene così.
63) Capitan Depresso se deprimeva e coreva a vòto e pe quanto ce riprovasse non riusciva più a svarià ala come cazzo je pareva così bene come a Genova. Quella Cosa radicata tra i piedi, quella Cosa greca dar grande sopracciglio scorpito, quella Cosa che gioca sempre, con il sole o con il vento, qualunque sia er centrocampista che bussi ar convento der Santone, lo innervosiva.
64) La Cosa innervosiva in generale, per carità, però c'era forte l'impressione che sarebbe stato Capitan Anonimo pure se javesse giocato vicino Xavi.
65) La Cosa, tra le altre cose, s’innervosiva.
66) Pe nun parlà de Franco, che da solo a metà campo se sbracciava a richiamà la difesa sua che continuava imperterita a difenne tarmente arta da confondese co la difesa loro. Ma quelli gnente, restavano laggiù, nullo sentivano proprio, cosa che a Franco, se possibile, lo faceva incazzà pure de più.
67) E quando l’Aquistinho è entrato amo sperato nela busta.
68) E quando Destro è entrato amo sperato ner culo.
69) E pure se pe fa entrà Destro era dovuto uscì Ercapitano, speravamo che l’urtima luce de sta notte buia e tempestosa nun se spegnesse.
70) Invano.
71) Perché pure se la speranza è l’urtima a morì, chi ben comincia è a metà dell’opera e in medio stat virtus, comunque, er durcis è in fundo.
72) Perché comunque c’è un proverbio bono pe tutto.
73) Da cui se deduce che crede ai proverbi è na cazzata o comunque un lusso che nse potemo permette.
74) Certo, già de sicurezze ce navemo poche, levace pure i proverbi.
75) Ad ogni modo, er potere logora chi non ce l’ha, sostiene Andreotti, romanista tarmente stronzo e gobbo e potente da ribartà pure la fallacia dei proverbi artrui, a scapito nostro.
76) Noi che ner potere nostro non confidamo mai e dar potere artrui nun s’emancipamo mai.
77) Tipo er potere de dà un rigore.
78) Anzi no, tipo er potere de dì ar collega tuo titolare che core in campo e non pia freddo come te che stai a fa er palo vicino ar palo, che quello che pe lui non era rigore, pe te che a norma de logica non dovresti contà un cazzo è rigore. E quello te dà retta.
79) Già sostené Pereyra non è mai stato facile, co sto vento diventava impossibile. Mettice pure che er Castagna è persona colta e sensibile che come pensa a un romanzo ambientato in Portogallo pensa subito ai colonizzatori, ncè stato ncazzo da fa.
80) Rigore pe loro, tira Di Natale.
81) Rigore pe loro, para Franco. “Para” per dire, per ipotesi.
82) Uno che non li sbaja mai contro uno che non li para mai. Eppure, siccome noi semo noi, ciavemo sperato lo stesso.
83) Invano.
84) Ciao. Pure cor cucchiaio. Ciaone proprio. Er cucchiaio. All’Olimpico. Corcapitano che guarda.
85) Che è mpo come se vai a core i 100 metri o a vende marjiuana in Jamaica. Ce devi avè le palle, e quello ce l’ha avute. Le nostre, ner mentre, s’erano gonfiate ar punto da non poté più girà.
86) A quer punto la Cosa era proprio na cifra nervosa. Mai quanto ce può rende nervosi a noi il suo esse titolare inamovibile, ma comunque parecchio nervosa, ar punto de sbroccà e piasse er primo vero applauso dell'anno. Quando è stato espurso, regalandoce la certezza de non vedello pe armeno na partita. A tanto semo arivati o cianno fatto arivà.
87) Certe vorte semo popo stronzi.
88) Poi ce sarebbero frattaje de partita da giocà, spiccetti de recupero, rivoli de tempo, ma nsuccede più gnente, tutto è compiuto, la messa è finita, andate in pace.
89) Ma trovà pace è sempre più difficile, sarebbe quasi impossibile, se nfosse che è ottobre, se nfosse che de sperà invano nun potemo smette già a ottobre, e se nfosse che è già vigilia.
90) Bell’infrasettimanale che non sei un artro, facce dimenticà in fretta, facce dimenticà tutto, oppure facce ricordà ancora più in fretta come se vince, o come non se perde da stronzi.

 

Marco Ferrando sul palco del No Monti Day

Cristiano Antonino


Una giornata strana e splendida. Perché era previsto un meteo in linea con le partecipazioni. Ed in fondo è stato proprio cosi, nel senso splendeva un meraviglioso sole, su Roma. Le nuvole venivano ogni tanto, come a ricordarci che le cose belle sono faticose e legate ad un filo. La partecipazione, come dicevo, è stata in linea con il meteo. E invece che i 20-30.000 previsti alla fine pare ce ne siano stati 150.000. Le fonti, Questura e Tg1, normalmente non sono proprio propensissime ad aumentare i numeri delle situazioni della cosiddetta "sinistra estrema". Ma in fondo non è una questione di 10.000 in più o in meno. Il fatto è che queste persone c'erano.

Con grande dispetto nei commenti delle molte sigle assente, che hanno fatto la consueta figura da sfigati. Ognuno d'altronde si connota sia per le scelte che per le non scelte. 
Marco Ferrando sale sul palco e rileva un'ovvietà che però non pare chiara a molti (se non al padronato), e cioé che quelle forze sono chiamate ad una responsabilità unitaria, che sia propedeutica all'innescare una grande ribellione sociale. Una rivolta che ci porti fuori da questo pugno di ferro bancario cosi feroce anche qui a Parma, dove i grillini altro non risultano essere che i sicari di altri interessi. Come testimoniano benissimo Stu Pasubio, il caso Spip e via dicendo. Siamo alle soglie di una nuova Resistenza partigiana, signori miei. Perché di una nuova, ancora sconosciuta, forma di fascismo stiamo parlando. E' la prima forma di fascismo in assenza di riferimenti al Duce, a ben pensarci. Considerazioni che rendono ancora più necessarie le parole di Marco Ferrando, e l'azione del Pcl.

lunedì 29 ottobre 2012

miseria e nobiltà

Giovanni Morsillo 
clip a cura di Luciano Granieri


L'improbabile sindaco della Capitale d'Italia, uomo con incontestabile pedigree di fascista di primo livello e di grande esperienza codina, ne ha infilate un altro paio solo negli ultimi giorni. La prima, più scontata e banalotta, la sua dichiarazione a seguito dei fattacci squadristi di Roma, dove i suoi nipotini mascherati e attrezzati con stracci neri e fumogeni (oltre ai soliti caschi e bastoni) hanno inneggiato al letamaio della storia e lui, ormai affezionato al doppiopetto ed intento a darsi un tono da persona seria, ha dichiarato nientemeno che si trattava di atti "intollerabili". Salvo poi tollerarli, eccome, e guardarsi bene dal revocare le laute concessioni logistiche, strutturali ed economiche fin qui generosamente elargite a dei fuorilegge e per di più a spese dei contribuenti che, come si sa, sono in massima parte cittadini probi, e quindi assai lontani dall'accattonaggio ideologico di certe formazioni facinorose.
La seconda, ha messo insieme una tale lista di illegittimità che rimane difficile persino ricordarle tutte. In sostanza, ha inaugurato a Villa Ada un paio di targhe e di luoghi intitolate ai due ultimi regnanti d'Italia. Come se non bastasse, lo ha fatto alla presenza di mezza cosiddetta nobiltà romana, compresi il figlio dei re defunti Vittorio Emanuele e il nipote Emanuele Filiberto, il tutto condito con una notevole presenza di vessilli monarchici. Non è vietato ritenere che la monarchia possa essere una opzione praticabile e attuale, ed i cosiddetti nobili possono continuare a godersi gli sterminati patrimoni accumulati dai loro avi a danno dei contadini italiani e dei sottosviluppati delle colonie. Quello che è indegno, invece, è che un sindaco della Capitale strappata ad una dinastia fellona e guerrafondaia dal popolo insorto, un sindaco della Repubblica italiana che dichiara decaduti i titoli ed i simboli della monarchia stessa, onori e riverisca gli eredi di tale schiatta (ergo, di quel regime) addirittura in una manifestazione ufficiale con tanto di fascia tricolore. E' quanto meno inopportuna l'intitolazione e l'apposizione delle targhe, ma si può far finta che si tratti di una semplice menzione di personaggi storici (far finta, beninteso). Ma applaudire i rampolli di una Casa decaduta nell'infamia e traditrice del proprio popolo è davvero troppo. Da tempo segnaliamo l'abitudine disgustosa e politicamente inammissibile di appellare con i titoli decaduti i personaggi in questione perfino sulle pagine dei giornali o addirittura nei programmi televisivi del servizio pubblico, dai talk-show ai telegiornali; troppe volte abbiamo sentito con forte senso di nausea chiamare principe il signor Emanuele Filiberto, e così la pletora di contesse, principesse, marchese e baroni di tutte le specie. Adesso siamo agli onori che la Repubblica concede per tramite di un nostalgico balilla con vezzo da podestà addiritura ai labari ed ai blasoni di questi parassiti che la Storia ha licenziato in malo modo.
E tutto questo, come se Roma non avesse altri problemi che ricordarsi con la concessione di onori e targhe di una nobiltà ammuffita invece di vedere cosa si può fare per rendere meno invivibili le sue strade e riportarla ad un livello di civiltà degno della Capitale d'Italia.
Saluti repubblicani.



Brano: Brucia la Città. de "La casa del vento"