Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 22 gennaio 2013

Clini converte la Valle del Sacco da Sito di Interesse Nazionale a Regionale

Rete per la tutela della Valle del Sacco




 

Il DL del Ministero dell’Ambiente, a firma Corrado Clini, in attesa solo della pubblicazione sulla Gazzetta  Ufficiale, declassa i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” (ex DPCM 19 maggio 2005 e L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15) e “Frosinone” (ex DM Ambiente 18 settembre 2001, n. 468) a Siti di Interesse Regionale (SIR), insieme a un terzo degli attuali SIN presenti sul territorio italiano.
In primo luogo, va sottolineato che tale processo, al solito, si compie “dall’alto”, senza coinvolgere i portatori di interesse locali, e in particolare le associazioni ambientaliste.

Dichiara al proposito Alberto Valleriani, presidente RETUVASA: “È sconcertante che provvedimenti di tale rilevanza si apprendano per vie traverse attraverso il Web e non, nei tempi e nei modi dovuti, dalle istituzioni, che peraltro non hanno mai dato alle associazioni veri segnali di condivisione, per non parlare della trasparenza e della completezza informativa sullo stato dei SIN”.

Ma su quali fondamenti poggia la conversione dei SIN in questione in SIR, e quali conseguenze dovrebbe comportare?
La risposta richiede considerazioni piuttosto articolate e precisi riferimenti tecnici e normativi.

Spiega Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone: “Ad un primo esame della normativa, l’impatto sembra chiaro: una sostanziale dequalificazione, per cui diversi SIN, non più considerati in possesso dei requisiti prescritti, passano sotto la responsabilità diretta delle Regioni, le quali avrebbero potuto opporsi al provvedimento. Nel nostro caso, la Giunta Polverini non l’ha fatto, con nocumento dell’interesse pubblico”.
“Tuttavia per i SIN che ci riguardano, Valle del Sacco e Frosinone, la valutazione della mancanza di tali requisiti appare assolutamente discutibile e appellabile. Infatti i nuovi criteri per la definizione dei SIN previsti dall’art. 36 bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, che integra quelli stabiliti dall’art. 252 del D. Lgs. 152/2006, dovrebbero includere a pieno titolo a tutt’oggi entrambi i SIN in questione. In particolare, ma non solo, ammesso e non concesso che l’emergenza socio-economico-ambientale dichiarata dal DPCM 19 maggio 2005 possa dirsi completamente rientrata, entrambi i SIN condividono la situazione prevista dall’art. 36 bis, comma 2, punto f bis della succitata L. 134/2012, ovvero la presenza, attuale o storica, di impianti chimici integrati.

[Gli impianti chimici integrati sono definiti dal DPCM 377/88, art. 1, come ‘impianti per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica di sostanze in cui si trovano affiancate varie unità produttive funzionalmente connesse fra di loro per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base, per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base, per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti), per la fabbricazione di base di fitosanitari e biocidi, per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico, per la fabbricazione di esplosivi’].

Notoriamente la Valle del Sacco è ed è stata interessata da queste situazioni. Ma il problema di fondo - prosegue Bearzi - è un altro. Nonostante la maggior parte del SIN “Bacino del fiume Sacco” ricada sul territorio di Frosinone, da Anagni a Falvaterra, non si è compiuta la saldatura di questo SIN con quello di “Frosinone”, riconoscendo dunque l’opportunità di un’azione normativa strutturale volta alla risoluzione delle criticità ambientali dell’intera Valle del Sacco, foriera di adeguate risorse e di interventi di respiro europeo”. Il SIN “Bacino del fiume Sacco” è stato definito inizialmente per la presenza di beta-HCH nelle acque e nel sedimento del fiume Sacco, quello di “Frosinone”, in sé di rilevanza forse più modesta, per la disseminazione di depositi di rifiuti solidi urbani (ex discariche). A prescindere dall’incompletezza delle relative azioni di bonifica, il grave vizio metodologico che abbiamo in più occasioni denunciato consiste nel non riuscire ad andare “al di là del proprio naso”, non collegando i due SIN a un inquinamento ancora più grave e strutturale, quello di tutte le aree produttive e soprattutto ex produttive, presenti ad esempio a Colleferro, Anagni/Paliano, Frosinone, Ceccano, Ceprano. Ciò avrebbe richiesto l’istituzione di un SIN a sé, in aggiunta agli altri due, o ancor meglio la saldatura di tutte le situazioni in oggetto in un unico SIN “Valle del Sacco”. Peraltro, tale opportunità comincia a risultare, ad esempio, dalla Convenzione stipulata tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio che, avviata la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, ha prodotto nel giugno 2011 una Carta dei siti censiti potenzialmente contaminati che registra un numero del tutto incompleto ma estremamente significativo di aree industriali ancora in attività, aree soggette a rischio di incidente rilevante, attività estrattive e minerarie, discariche autorizzate e non autorizzate, ecc. Ed è appena il caso di ricordare, ad esempio, la presenza del’ex Cemamit di Ferentino (rilevante tra l’altro per il riconoscimento del SIN in base alla L. 134/2012, art. 36 bis, comma 2 bis)”.

Si tratta dunque non solo di riconsiderare la conversione dei due SIN in SIR, non giustificata dalla stessa normativa di riferimento del DL Clini, ma di avviare un processo di più ampio respiro, che riconosca la criticità ambientale dell’intera Valle del Sacco in termini da non dequalificare l’attività agricola ancora fiorente in alcune aree sane o anche integre e di pregio, e di promuovere, con fondi nazionali ed europei, la parziale riconversione dell’attività industriale in termini di risanamento ambientale e green economy. E qui non possono non essere ricordati l’ODG  proposto da Angelo Bonelli nel febbraio 2011 e approvato dal Consiglio regionale, volto a dichiarare la Valle del Sacco area ad alta criticità ambientale, lasciato poi cadere dalla Giunta Polverini; il Master Plan ‘Progetto per la valorizzazione strategica della Valle del Sacco’ proposto dalla Fondazione Kambo alla fine del 2010, caduto purtroppo anch’esso nel vuoto, il convegno tenutosi a Colleferro lo scorso novembre con la partecipazione di Hanns-Dietrich Schmidt, responsabile relazioni internazionali del distretto della Ruhr, organizzato da RETUVASA e Gruppo Logos per rilanciare la Valle del Sacco adattando al territorio il ‘modello Ruhr’.

È bene chiarire - conclude Bearziche in base al DL Clini, art. 2, commi 1 e 4, il Ministero dell’Ambiente ovviamente manterrebbe gli impegni economici in corso, e potrebbe anche stipularne di nuovi nel contesto di futuri accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali competenti. Ma ciò non toglie che nella filosofia del provvedimento e dei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, e che soprattutto ciò comporti una sostanziale dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, delegando alle Regioni compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore. Lasciamo ad altra sede riflessioni sullo smantellamento dell’intervento pubblico in ogni ambito e la perdita di autonomia reale da parte delle amministrazioni locali, sotto i vincoli di bilancio, in un quadro di disarticolazione delle politiche di risanamento del territorio”.

Infine - afferma Alberto Valleriani - la situazione dei due SIN della Valle del Sacco appare forse più grave, ma non così diversa da altri, per cui ci giungono segnalazioni da diverse parti d’Italia. Sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell’Ambiente riconsiderasse il provvedimento in oggetto, avviando un procedimento partecipativo voluto fortemente dall’Europa, volto a definire, con il contributo delle associazioni ambientaliste territoriali e gli enti locali, una nuova lista dei SIN davvero fondata e funzionale. In ogni caso, siamo pronti a impugnare l’atto con ricorsi sia in ambito giuridico nazionale che europeo, come presumibilmente avverrà anche in altri territori interessati. E premeremo sulla Regione perché sani la propria mancata opposizione al provvedimento. Riteniamo che il tema dovrebbe anche costituire un punto di riferimento programmatico essenziale su cui tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale dovrebbero confrontarsi”.



Filmati di Luciano Granieri


 Per completezza, i SIN che il DL Clini trasforma in SIR sono i seguenti:
Abruzzo – Fiume Saline Alento.
Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano.
Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano.
Lazio – Bacino del fiume Sacco; Frosinone.
Liguria – Pitelli (La Spezia).
Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro.
Marche – Basso Bacino del fiume Chienti.
Molise – Guglionesi II.
Piemonte – Basse di Stura.
Sardegna – La Maddalena.
Toscana – Le Strillaie.
Veneto – Mardimago-Ceregnano.
Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.


Valle del Sacco, 21 gennaio 2013

Il Pdac candida premier Adriano Lotito, 20 anni, studente


Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale


Il Pdac presenta una propria lista per le elezioni politiche.Mentre la sinistra riformista si nasconde sotto la toga di Ingroia (fedele funzionario degli apparati repressivi dello Stato borghese) e cancella ogni riferimento -tanto simbolico quanto programmatico- alla lotta di classe, nel tentativo di ritornare a sostenere in qualche modo il prossimo governo di centrosinistra, è necessario fornire, anche in queste elezioni, un punto di riferimento di classe, alternativo e rivoluzionario.L'obiettivo della lista di Alternativa Comunista è uno solo: dare visibilità a quelle lotte dei lavoratori e dei giovani che, pur disgregate e soffocate dalle burocrazie sindacali e dai partiti della sinistra governista (a partire da Sel e da Rifondazione), comunque si sviluppano anche nel nostro Paese, seppure per adesso con un ritmo nettamente inferiore a quello che vediamo in altri Paesei europei, dalla Spagna alla Grecia.Alternativa Comunista presenta un programma di classe e una lista di operai, studenti, immigrati. Candidato premier è Adriano Lotito, 20 anni, studente universitario a Bologna, impegnato in prima fila in quelle lotte studentesche di quest'ultimo anno che sono state la punta più avanzata delle mobilitazioni nel nostro Paese. Questo mentre Rifondazione Comunista con Ingroia sostiene candidati che hanno difeso la repressione poliziesca delle lotte giovanili (da Di Pietro che solidarizzò con i poliziotti del G8 di Genova e chiese "leggi speciali" dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011; a poliziotti e magistrati degli apparati repressivi della borghesia; non chiudendo le porte nemmeno ad ex missini).La candidatura di un giovane, oggi studente e domani precario o disoccupato, vuole simboleggiare la necessità di una prospettiva alternativa e rivoluzionaria, contrapposta a tutti gli schieramenti borghesi e al contempo distante dalle scelte subalterne al padronato della lista Ingroia e della sinistra riformista. Una alternativa che non uscirà certo dalle urne ma che va costruita nelle lotte operaie e studentesche, contro i governi dei sacrifici e dell'austerità che vogliono scaricare la crisi del capitalismo su lavoratori nativi e immigrati, studenti, precari.La campagna elettorale del Pdac sarà al servizio di questo unico progetto: unire e sviluppare le lotte per costruire una opposizione di classe al prossimo governo borghese, cioè al probabile governo Bersani-Vendola che vedrà il sostegno (più o meno "critico") di Ingroia, Rifondazione, Idv, Verdi e arancioni vari. E lavorare a collegare internazionalmente le lotte, a partire dalle lotte in Europa contro il pagamento del debito imposto dai governi di banchieri e industriali.Una prospettiva di rivoluzione: non "civile" ma socialista!




Cassino. Il partito dei CARC si presenta alla città


Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P-CARC)
Federazione Lazio-Umbria-Abruzzo                

     Sabato 19 gennaio a Cassino presso i locali della Biblioteca Comunale si è svolta con successo l’assemblea pubblica “Il Partito dei CARC si presenta alla città di Cassino”.
L’assemblea ha registrato un buon successo di partecipazione. Decine tra studenti e studentesse, operai, disoccupati, pensionati hanno preso parte all’assemblea ascoltando i  contributi al dibattito portati da Andrea De Marchis (a nome della Segreteria Federale del P-CARC), da Fabiola D’Aliesio (a nome della Direzione Nazionale del P-CARC), da Vincenzo Durante (a nome del neo costituito gruppo consiliare e del collettivo cassinate del P-CARC) e dai giovani attivisti del collettivo “Cassino Antifascista”.
Gli interventi hanno spiegato agli accorsi a partecipare all’iniziativa la linea del P-CARC e i suoi obiettivi politici: contribuire alla rinascita del movimento comunista, trasformare la crisi del capitalismo in rivoluzione socialista, marciare verso quest’obiettivo anzitutto lottando qui ed ora per una direzione alternativa e popolare del nostro paese ovvero per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare che prenda le misure necessarie per far fronte alla crisi così come sta bene alle classi popolari e non come comandato dalle classi dominanti (che nel nostro paese rispondono ai centri di potere dell’Alta Finanza, del Vaticano e delle Organizzazioni Criminali), tradurre questo obiettivo in iniziative concrete che a partire dai territori siano in grado di alimentare la costruzione di una nuova governabilità del nostro paese per iniziativa del movimento delle organizzazioni operaie e popolari.
E’ per aderire e contribuire a questo progetto che si avvia il processo costituente della sezione cassinate del P-CARC. Costruire una campagna di lotte, mobilitazioni e protagonismo operaio e popolare per la realizzazione di un’Amministrazione Comunale d’Emergenza Popolare è il principale campo di battaglia che vedrà impegnato il P-CARC nella città di Cassino. L’Amministrazione Petrarcone eletta quasi due anni fa sull’onda di un forte movimento operaio e popolare per il cambiamento ha finora disatteso il mandato popolare ricevuto compromettendosi con la “Cassino che conta” e affondando le aspirazioni di cambiamento delle masse popolari di Cassino. I programmi di “Bene Comune per Cassino” sono ridotti all’ennesima messa in scena del teatrino della politica: ultima in ordine di tempo è la vicenda della riduzione sul lastrico dei lavoratori del Centro Diurno di Caira e l’esternalizzazione del servizio. La Giunta Petrarcone dietro i bei discorsi continua nell’opera portata avanti dalle Amministrazioni Comunali del passato: giochi clientelari, dismissione dei servizi pubblici, privatizzazioni e servigi alla “Cassino che conta” coi suoi banchieri, truffatori e alti prelati.
Il P-CARC chiama tutta la cittadinanza attiva, democratica, progressista di Cassino, tutte le vertenze e le lotte che attraversano il territorio, tutto l’associazionismo , i comitati e la parte sana del movimento sindacale a confluire in un Assise popolare che assolva alla funzione di centro di promozione della lotta e della mobilitazione per incalzare, costringere e imporre all’Amministrazione Petrarcone la realizzazione di misure d’emergenza per far fronte alla crisi. Cassino per rinascere ha bisogno di un Amministrazione Comunale che faccia leva sulla mobilitazione della sua parte migliore per scardinare la cappa della “Cassino che conta”, che prenda misure coraggiose per far pagare il prezzo della crisi a chi in decenni di malgoverno ha usato le stanze del potere come mezzo di speculazione e approvvigionamento di denaro pubblico. A Cassino serve un Amministrazione Comunale che compia la scelta di non pagare il catastrofico debito comunale contratto con la “Cassino che conta” e adoperi tutti i mezzi economici, tutte le risorse di cui dispone per difendere e creare posti di lavoro utile e dignitoso, per difendere, ampliare e migliorare il patrimonio di servizi pubblici oggi in via di dismissione e decadimento (servizi sociali, scuola, casa, ecc.).
Rompere coi patti di stabilità che  condannano Cassino a trasformarsi in un cimitero sociale, civile e industriale! Avviare un laboratorio di nuova governabilità che serva gli interessi e le rivendicazioni delle masse popolari di Cassino che oggi pagano il prezzo della crisi!
Di qui passa il lavoro che il Partito dei CARC condurrà nella città di Cassino! Su questi obiettivi il Partito dei CARC chiama alla mobilitazione, su questi obiettivi il Partito dei CARC si impegna a costruire da subito iniziative concrete. Ad esempio non ci limiteremo a reclamare che la Giunta Petrarcone crei posti di lavoro ma concretamente li creeremo organizzando scioperi alla rovescia e dimostrando che per la rinascita cittadina c’è bisogno del lavoro di tutti! Ad esempio non ci limiteremo a reclamare che la Giunta Petrarcone realizzi una Commissione d’Inchiesta sul debito ma promuoveremo la mobilitazione affinché la Commissione d’Inchiesta nasca subito e per iniziativa dal basso! Ad esempio non ci limiteremo a denunciare la storica assenza di spazi sociali per i giovani ma ci mobiliteremo concretamente per promuovere l’occupazione e la riappropriazione degli spazi pubblici in disuso per ridargli un utilità sociale e impedire fattivamente che finiscano nel tritacarne della speculazione immobiliare! Ad esempio non ci limitiamo a reclamare che la Giunta Petrarcone cessi la dismissione del Centro Diurno di Caira ma mobilitiamo come stiamo facendo i lavoratori e gli utenti per difendere il servizio pubblico e i connessi posti di lavoro prendendo il denaro dalla storica sanguisuga delle casse comunali cassinati che è l’Abbazia di Montecassino (che oggi gestisce e incamera i soldi del parcheggio comunale dell’Abbazia, soldi che non vanno destinati ad arricchire i fasti del Vaticano ma per difendere e creare lavoro utile e dignitoso, per difendere e creare servizi pubblici e di qualità).
Per questo nasce il Partito dei CARC a Cassino, di questo abbiamo discusso nell’iniziativa di sabato 19 gennaio. Queste iniziative e linee d’azione costituiscono anche la nostra linea per la campagna elettorale in corso: chiamiamo i candidati territoriali del Partito Comunista dei Lavoratori, di Rivoluzione Civile e del Movimento 5 Stelle (le tre forze che a diversi livelli e con caratteristiche diverse marcano la loro autonomia dal teatrino e incanalano il malcontento delle masse popolari) a mobilitarsi al nostro fianco. Cassino e l’Italia intera non necessitano di promesse elettorali ma di mobilitazione e attivismo, qui ed ora, per rinascere!
In conclusione ci preme denunciare il solito trattamento di sorveglianza speciale che riceve la nostra attività sul territorio cassinate: ronde di PS e pattugliamenti di agenti della DIGOS in borghese sono stati una costante insistente per tutta la durata dell’iniziativa. Denunciamo il chiaro carattere intimidatorio  di queste azioni. C       i pare significativo che PS e DIGOS si siano prodigati di venir a sorvegliare il nostro compagno consigliere comunale Vincenzo Durante (principale promotore della nascita del P-CARC  a Cassino) mentre non risulta una volta che i solerti tutori dell’ordine si siano recati a sorvegliare le iniziative e i meeting di altri componenti del Consiglio Comunale di Cassino ben noti per la loro contiguità a zone grigie della “Cassino che conta”  e ben noti per la spavalderia nell’arte della truffa e dell’intrallazzo.
D’altro canto tali attenzioni non possono che confermarci che a Cassino ci stiamo avviando per il giusto sentiero: se la “Cassino che conta” sguinzaglia i propri sorveglianti vuol dire che teme la nostra azione!

Viva la nascita del Partito dei CARC a Cassino!
Rendere ingovernabile il paese alle classi dominanti e costruire la nuova governabilità delle masse popolari organizzate!
Avanzare verso il socialismo, costruire il Governo di Blocco Popolare!




                         

lunedì 21 gennaio 2013

Parma:Il Partito Comunista dei Lavoratori presenta i propri Candidati

Cristiano Antonini

A Parma si sono presentati i Candidati alle Politiche del Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono: Mirco Baroni, operaio. Spaggiari Lilliana operatrice socio sanitaria (ex candidata sindaco alle scorse amministrative), Michele Ziveri, operaio; Luigi Allegri, operaio e Stefania Cattivelli, operaia.
A parlare in questo video è Mirco Baroni, un pezzo importante del Comitato Antifascista Montanara e cardine del Pcl Parmigiano. Un bravo Compagno che si candida al Senato.



La rivoluzione è attuare la Costituzione

Luciano Granieri


 E immancabilmente  in questa sordida campagna elettorale, arrivò la polemica fra i due pseudo sinistri Vendola e Ingroia.  Non  voglio  soffermarmi sul merito delle questioni . Pare che Ingroia abbia imputato a Vendola la colpa di essere in una coalizione con un partito che ha sostenuto e ancora sostiene un governo  liberista che lo stesso  presidente  della regione  Puglia aborrisce.   C’è peraltro da chiedersi allora perché lo stesso Ingroia cercasse un dialogo con il Pd cioè  con quello stesso partito con cui è alleata Sel  e che tanto viene bistrattato, anche dai riformisti giustizialisti ex comunisti guidati dal magistrato siciliano.  Ma il punto non è questo.  La questione è su quale debba essere il campo di discussione di due formazioni che dicono a parole di essere contro le politiche lacrime e sangue del governo  Monti e contro il predominio del capitale sul lavoro.  Ad esempio proponiamo alcuni temi che le cronaca recente ha riproposto all’attenzione.  Non mi pare di aver  sentito nel corso delle scorribande televisive di Ingroia, né in interventi di Vendola, nessuna condanna ai nuovi soprusi  e alle nuove balle dispensate  dall’Ad Fiat Sergio Marchionne nel corso della settimana passata.  Una di queste è  la necessità della cassa integrazione   per gli  operai di Melfi, stabilimento in cui si produce la Punto, unico modello a tenere ancora sul mercato. Cassa integrazione invocata   con la scusa dell’aggiornamento della catena di montaggio basata  su  tecnologie innovative per la produzione di due nuovi modelli . E’ lapalissiano che la punto verrà fabbricata all’estero, Serbia o Polonia.  Dovrebbe anche essere  degna di attenzione   l’ammissione, condivisa dai sindacati devoti e piangenti, che nonostante tutti gli sforzi possibili immaginabili a Pomiglino non c’è proprio posto per i 1400 operai rimasti fuori    con la promessa di essere reintegrati al compimento del faraonico progetto “Fabbrica Italia” il cui esito fallimentare è stato ampiamente dimostrato.  Il mercato è asfittico per cui anche a Cassino si lavora per tre giorni al mese quando va bene e il resto è cassa integrazione.  Un'altra vicenda di strettissima attualità che dovrebbe trovare posto nella campagna elettorale è la situazione dell’Ilva.  In particolare in relazione a quanto deciso da un consiglio dei ministri straordinario convocato venerdì scorso. Consiglio,  giova ricordarlo,  composto da   ministri  ancora agli ordini di quel  Mario Monti  che  in piena campagna elettorale sta occupando TV giornali e internet.  Ebbene nell’assemblea di venerdì  governo,  istituzioni locali e sindacati  hanno  fermamente deciso  sull’assoluta necessità di applicare  il decreto legge 207 del 3 dicembre convertito nella legge n.231 del 24 dicembre,  nonostante su questo provvedimento sia pendente il giudizio della Corte Costituzionale.  Per fare in modo che ciò accada domani  il governo presenterà un nuovo provvedimento “esplicativo della legge”.  Ricordiamo che la legge in questione delibera , in aperto contrasto con  la procura, che il milione e 700mila tonnellate  di semi lavorati tra colis e lamiere per un valore di un miliardo e 200mila euro, possa tornare nella disponibilità della famiglia Riva  per essere venduto   nonostante la procura lo abbia posto sotto sequestro perché è frutto di attività illecita . Infatti il materiale in questione è stato prodotto  fra il 26 luglio e il 26 novembre    negli impianti dell’area a caldo del siderurgico nonostante questi fossero posti sotto sequestro  preventivo  senza facoltà d’uso perché nocivi  alla salute della cittadinanza  . Proprio il conflitto di attribuzione  fra poteri dello stato sollevato dai magistrati ha coinvolto in giudizio la Corte Costituzionale.  Quello che si sta consumando è un fatto gravissimo. Cioè governo, enti locali e sindacati, si apprestano a fare l’ennesimo favore a i Riva incriminati per disastro ambientale, padre agli arresti domiciliari e figlio latitante,    senza attendere il  necessario pronunciamento della Corte Costituzionale, ma cedendo al  loro ricatto per cui  in mancanza dell’attuazione di quella legge licenzieranno 1.500 operai e non sborseranno neanche un centesimo  dei quattro miliardi necessari per mettere a norma gli impianti, condizione primaria e  imprescindibile richiesta da Monti e Clini  per  rendere attivo il provvedimento in questione  ma che i Riva non hanno intenzione di rispettare .  Su questo abuso e strappo istituzionale del governo, non una parola è stata spesa in campagna elettorale né da Ingroia, né tanto meno da Vendola.  Eppure  per risolvere la questione non è necessario  invocare la rivoluzione e la dittatura del proletariato o diventare seguaci di Grillo, basta attuare l’articolo 43 di quella costituzione a cui, tanto  Vendola che Ingroia,  dicono di richiamarsi . L’articolo 43 stabilisce che :  A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”  Dunque perché non  invocare con forza in campagna elettorale  ai fini dell’utilità generale  il trasferimento dell’Ilva  e della Fiat ai lavoratori, senza ulteriore indennizzo visto che questo è stato già  anticipato abbondantemente dallo Stato?   Ecco,  anziché  litigare per rivendicare una paternità anticapitalista  che né il magistrato palermitano, né il governatore della Puglia hanno,  perché non cominciare a discutere delle questioni  Ilva e Fiat e più in generale di piani industriali e politiche per il lavoro. Per ripristinare gli strappi ai diritti dei lavoratori perpetrati da Sacconi con l’art 8 sulle deroghe al contatto collettivo nazionale e dalla Fornero  con lo stravolgimento dell’articolo 18 votato anche dai compagni di Vendola, i referendum possono essere utili ma non risolutivi visto l’esito delle consultazioni sull’ acqua . Risolutivo potrebbe risultare  invece un vero impegno a raggiungere   questi obbiettivi se eletti in Parlamento,  ma non mi pare che dalle parole ascoltate in campagna elettorale emerga questa volontà  . 

Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli



Leonardo Sciascia nel suo Il giorno della civetta aveva diviso gli esseri umani in cinque categorie:
«…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»
Con Totò le categorie si riducono a due:
«L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e Caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!»
Dopo aver letto l’intervento di Giancarlo Caselli apparso questa mattina (qui) sulla gazzetta delle procure (intendo il Fatto quotidiano), abbiamo capito che il mondo è ormai cambiato. Al posto dei “caporali” di Totò e dei “quaquaraquà” di Sciacia ci sono due nuove categorie: da una parte i cattivi maestri e dall’altra i bravi bidelli.
Il capo della procura torinese, come aveva fatto Bendetta Tobagi alcuni giorni fa su Repubblica(qui), lamenta la reazione della rete alla notizia della scomparsa improvvisa dell’ex esponente della Brigate rosse. Non gli va proprio giù che tanti, tra cui molti giovani, abbiano mostrato stima, simpatia, rispetto e attenzione per la storia di un “cattivo maestro” come lui definisce Gallinari. Non sopporta nemmeno chi ha dato prova di piètas. Costoro sarebbero tutti dei «nostalgici irriducibili, pronti ad osannare la lotta armata anche nel nuovo secolo», ha scritto per concludere minacciosamente: «Ancora una volta il silenzio e la contiguità su questi temi sono complici».
Attenzione dunque, anche il cordoglio, non parliamo della partecipazione ai funerali tenutisi a Coviolo  presso Reggio Emilia, potrebbe  essere considerata elemento probante l’appartenenza ad una possibile, nuova ed immaginaria, banda armata.

Per Caselli, che cita Barbara Spinelli, affranta anch’essa dall’inciviltà del web, si tratterebbe della «patologia che affligge molti italiani, spesso vittime di una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia e porta ad una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre occultando il passato per la mancanza continuativa di una coscienza etica».
Cosa da fastidio a questi bravi bidelli? La pluralità delle memorie, la ricchezza delle testimonianze, la storia aperta traversata da correnti di pensiero, dibattiti, confronti e contrasti. I bravi bidelli vorrebbero il deserto, quello che chiamano “memoria condivisa”, altrimenti detto storia di Stato, che poi rima con ragion di Stato, verità politica. Aspirano al monopolio del passato che prelude e fonda quello del futuro, ambiscono al controlo delle coscienze, al ministero della verità, ad una società orwelliana dove non c’è posto, prim’ancora che per la molteplicità delle idee, per i fatti stessi, per quella che Machiavelli definiva la realtà effettuale della cosa. Vorrebbero un mondo silenziato, che con la loro neolingua chiamano democrazia.
Per questo hanno istituito le giornate della memoria che attraverso solenni rituali commemorativi cadenzano il cerimoniale istituzionale divulgando un’etica di Stato. Una memoria in bianco e nero che evoca immagini sbiadite di violenza politica e cancella i colori vivi della storia. In questo modo all’oblio dei fatti sociali sovrappongono unicamente la memoria penale, unico presente possibile, finalizzata alla creazione di una nuova topolatria: il culto di luoghi e momenti sapientemente selezionati per rappresentare il sacrificio versato ai valori legittimi.
Emanate le sentenze, sepolti nelle galere o ripresi dall’esilio gli insorti di ieri, deplorati i morti di una parte e decorati quelli dell’altra, elevate le lapidi e innalzati i monumenti, ribattezzate le vie, ai soggetti vivi della storia sostituiscono i testimoni risentiti della memoria.

Ne da ampia prova lo stesso Caselli con il suo linguaggio carico di risentimento e spregevole livore classista quando dipinge il giovane contadino Gallinari, dalle unghie sporche e le mani callose, come un individuo rozzo e volgare. Pensate, da ragazzo quand’era in campagna si cimentava in singolari sfide, «tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero, tutta la notte». Che orrore madama la marchesa!
Il giudice torinese sembra ossessionato, mostra di temere Gallinari anche da morto, ha paura che il suo fantasma possa venire turbare la quiete delle sue notti, sospetta che possa reincarnarsi tra qualche No tav, sotto felpe e i cappucci dei giovani che manifestano nelle piazze o tra i migranti che sbarcano sulle rive di Lampedusa.
Gallinari è uno spettro che si aggira nella sua mente, forse per questo tenta di esorcizzarlo attribuendogli altre responsabilità anche dopo la sua scomparsa. Nonostante le circostanze dell’uccisione di Moro siano accertate da tempo (leggi qui), Caselli non esita a seminare il dubbio sostenendo che la sua carriera di brigatista sarebbe «culminata con la spietata esecuzione (forse) del prigioniero Aldo Moro».
E’ indecente Caselli, è un bugiardo perfettamente consapevole di esserlo.

Ma chi è Caselli (Guarda qui)? In passato sia Giuliano Ferrara che Saverio Vertone (importanti dirigenti del Pci torinese) hanno raccontato come esercitasse la sua funzione giudiziaria tenendo riunioni politiche nelle sedi del Pci per concertare una comune strategia antiterrorismo.
Sul Corriere della sera dell’11 dicembre 1994 Vertone spiegava: «I rapporti di Caselli con il Pci erano strettissimi, fino a divenire più avanti nel tempo, statuari, organizzativi. Partecipava alle riunioni dei comitati federali. Forse, ma non ne sono certo, prendeva anche la parola alle riunioni di segreteria: discuteva di politica, naturalmente. Però non dimentichiamoci che allora discutere di politica significava affrontare il problema dell’emergenza terrorismo. Caselli era il rappresentante dell’ “intransigenza democratica”, teorizzava la supplenza della magistratura dinanzi al cedimento degli organismi pubblici. Io e Ferrara concordavamo con lui sulla necessità di mantenere una linea dura».

Leggi qui la testimonianza di Ferrara.
All’insegna di quella che fu la magistratura combattente durante l’emergenza degli anni Settanta, Giancarlo Caselli ha sempre condotto una battaglia su due fronti: quello giudiziario e quello del senso, ovvero sulla visione legittima delle cose da imporre. Appartiene a quel genere di magistrati che pretendono di salvarti l’anima per il mezzo della confisca del corpo.
Non importa che tu sia vivo o sia morto.


Foto tratte dal sito Contropiano.org
Musica : l'internazionale, eseguita da: Patrizio Fariselli-tastiere, Ares Tavolazzi -basso, Giulio Capiozzo -batteria.
Editing : Luciano Granieri.

domenica 20 gennaio 2013

Fiorentina Roma 0-1 la Roma accede ai quarti di Coppa Italia

Ermes Channel

Si lo so che stasera abbiamo pareggiato una strana  partita con l'Inter, ma la qualificazione ai  quarti di coppa Italia , a Firenze senza Osvaldo, La Mela, Totti, Nico Lopez, meritava un video  post, se non altro per il fatto che il Santone Zeman ha rinunciato forse per la prima vota nella carriera al suo proverbiale 4-3-3 per un inedito 3-5-2. E' andata bene, di cuore e di culo....
Luciano Granieri.