Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 25 gennaio 2013

L'uomo del Monte e i suoi derivati

Vincenzo Comito: fonte http://www.sbilanciamoci.info


Quel che è successo nel caso Mussari ripete un copione noto, da New York a Siena: operazioni finanziarie spericolare per coprire perdite presenti e rimandarle a bilanci futuri. Ci sono in altre realtà finanziarie italiane altre perdite nascoste dentro titoli tossici?
L’anno 2013 non si apre sotto buoni auspici sul fronte finanziario. Così negli Stati Uniti Obama, andato a casa Geithner, amico dei banchieri, ha nominato come nuovo ministro del Tesoro J. Lew, un amico ancora più stretto degli stessi, ma che, se non altro, non potrà fare molto peggio del primo. Ricordiamo soltanto come ambedue i personaggi siano stati dei convinti campioni della deregulation finanziaria portata avanti durante la presidenza Clinton e che ha a suo tempo tanto contribuito ai guai nei quali oggi ci troviamo. La nomina di Lew non appare certo una buona premessa alla possibilità di risolvere presto i tanti problemi aperti nel sistema finanziario internazionale.
In Italia invece abbiamo nel nostro piccolo il caso dell’avvocato Giuseppe Mussari, lui stesso un banchiere.
Le vicende del Monte dei Paschi di Siena e di Mussari, che sono venute di nuovo alla ribalta in questi giorni, dopo che avevano già riempito le cronache finanziarie dei giornali l’anno scorso, indicano intanto che la serie degli scandali che riguardano il sistema bancario internazionale continua imperterrita ormai da molti mesi e non accenna a calmarsi.
Tra gli ultimi episodi di tale saga ricordiamo soltanto, per le sue dimensioni, quello della Citigroup e di alcune altre banche operanti negli Stati Uniti, istituti che qualche settimana fa sono stati condannati a pagare un’ammenda di ben 20 miliardi di dollari per aver manipolato le cose a danno dei loro clienti per quanto riguardava una serie di operazioni relative ai mutui sub-prime.
Qualcuno è arrivato a pensare, a proposito di tali scandali a catena, che ormai il sistema finanziario di molti paesi è soprattutto una gigantesca catena di Sant'Antonio, una immensa trappola truffaldina, un Ponzi scheme che va avanti con la sostanziale complicità dei politici e degli organismi di sorveglianza dei vari paesi.
Ricordiamo intanto che, nel nostro caso, Mussari, che ha passato in posizione di comando più di dieci anni a Siena, aveva già contribuito a compromettere il bilancio e la stessa sopravvivenza della banca con una spericolata operazione di acquisizione della Antonveneta, acquisizione che era stata pagata molto di più del suo valore reale. Si sospetta a questo proposito che ci possa essere dietro anche qualche episodio di corruzione.
Sottolineiamo, per la eventuale curiosità del lettore, che il valore delle azioni della banca si è ridotto, negli ultimi cinque anni, di circa il 90%.
Naturalmente sta arrivando il salvataggio dell’istituto con i soldi dello Stato, in questo caso sotto forma di Tremonti bond e di Monti bond per svariati miliardi di euro, 3,9 per la precisione, salvo accertamenti ulteriori.
C’è da riflettere, per altro verso, se non sia ormai il caso, come su di un altro piano anche per quanto riguarda le vicende dell’Ilva, di arrivare al più presto alla presa in carica diretta da parte del settore pubblico di due realtà che non riusciranno ad andare ormai avanti senza i soldi dello Stato, come nel caso della società siderurgica apparirà sempre più chiaro nei prossimi mesi. Siamo da tempo convinti che sia ormai tempo, in effetti, di ripensare ad una nuova stagione dell’intervento pubblico in economia, intervento che non può peraltro consistere nell’accettare le perverse strategie in questo momento portate avanti in proposito dal gruppo dirigente della Cassa Depositi e Prestiti.
Scoperti i problemi finanziari della banca, Mussari si è dovuto dimettere e naturalmente, così vanno le cose da noi, è stato nominato presidente dell’Associazione Bancaria Italiana. Ma se uno legge il bel libro intervista, uscito pochi mesi fa, e che Mucchetti ha tratto da una serie di colloqui con l’ex banchiere Geronzi, non si meraviglia più di nulla, almeno sul terreno finanziario.
Da rilevare inoltre che, dopo aver fatto carriera al Monte anche come esponente di quel partito che oggi è il Pd, arrivato all’Abi con l’entusiastico sostegno di Profumo, ha scoperto che anche tale ente aveva anch’esso problemi di bilancio. L’avvocato ha così portato avanti una ristrutturazione selvaggia del personale, mandando a casa tanti giovani e lasciando al loro posto ovviamente tutte le vecchie cariatidi. Ma i conti ora sembra che siano salvi, sino almeno alla prossima ristrutturazione. Peccato che la macchina giri ora peggio di prima.
Adesso si scopre che, a suo tempo, egli avrebbe nascosto i conti veri del Monte, attraverso tre operazione spericolate sui derivati con le solite e ben note banche d’investimento internazionali, operazioni che hanno permesso di rimandare ai bilanci futuri delle partite che erano invece di pertinenza di quelli passati. Naturalmente nessuno ne sapeva ufficialmente nulla. Non solo, ma questi contratti sui derivati sono andati a finire male, come in tanti altri casi già venuti alla luce negli anni scorsi, e la cosa dovrebbe costare qualche centinaio di milioni di euro di ulteriori perdite all’istituto – gli accertamenti precisi sono ancora in corso –, soldi che naturalmente finiremo per pagare noi. Mussari si proclama innocente e dichiara di essersi dimesso soltanto per non coinvolgere l’Abi nella vicenda.
Peraltro, l’emergere di questo episodio fa sorgere un atroce sospetto. Le operazioni sui derivati producono i loro effetti sull’arco anche di molti anni e chissà che non solo il Monte dei Paschi, ma anche molte altre realtà finanziarie non abbiano nascosto le perdite sotto il tappeto e non riescano a tenerle coperte ancora per qualche tempo. Aspettiamo a piè fermo gli eventi, temendo ahimè che saranno ancora una volta i cittadini a dover pagare per questi scempi, magari scoprendo poi che qualcuno dei responsabili sarà nominato alla testa di qualche altro importante organismo nazionale, forse con il compito di risanarlo.

giovedì 24 gennaio 2013

LA CONFERENZA ELETTORALE DELLA CGIL

Giorgio Cremaschi - Portavoce nazionale Comitato NO DEBITO


Non dovrà certo lamentarsi la segreteria della CGIL se l'informazione collocherà la sua conferenza programmatica nel contesto della campagna e dei messaggi elettorali. E neppure potrà sdegnarsi se il principale sindacato italiano verrà collocato e misurato nella geografia delle correnti del centrosinistra.
È questo il ruolo assegnato da Monti, l'ala sinistra Camusso Vendola da tagliare assieme a quella destra di Maroni e forse Berlusconi. I malumori delle correnti del PD sul rinnovo della foto  di Vasto , con il segretario della CGIL al posto di Di Pietro, insomma il teatrino non sarà una distorsione, ma un inevitabile effetto della scelta compiuta.
La segreteria CGIL ha convocato la conferenza, anticipandone la data rispetto a quella prevista, proprio per avere la presenza esclusiva dei leaders del centrosinistra. Un ruolo centrale nella conferenza è riservato a Giuliano Amato, sì proprio il pensionato di platino riserva della presidenza della repubblica,  autore nel 92 di un disastroso accordo sindacale che Trentin definì come un agguato prima di firmarlo e dimettersi.
La conferenza nasce dunque così, come il lancio nel mondo del lavoro della campagna elettorale di Bersani e Vendola  e di quella presidenziale di Amato.
Il Piano del Lavoro, che richiama nel titolo quello rivendicato negli anni 50  dalla CGIL di Di Vittorio, con quel piano c'entra ben poco.
La proposta è  costruita  tenendo ben conto del programma elettorale di Italia Bene Comune e delle sue compatibilità. I patti europei, che sono alla base delle disastrose politiche di austerità e che  il PD conferma, vengono accettati. La proposta per il lavoro si basa su misure fiscali e interventi pubblici nell'abito delle compatibilità date. Siamo dunque di fronte a una sorta di grande emendamento alle politiche di rigore del governo Monti e della Unione Europea, che comunque vengono accettate nei loro principi di fondo.
Non può che essere così se si vuol far parte di uno schieramento politico: se ne accettano i capisaldi e si lavora nel territorio da essi delimitato per allargare lo spazio per i propri interessi. La segreteria della CGIL non chiede la cancellazione per nessuna delle controriforme del lavoro e delle pensioni di questi anni, solo qualche correzione e misure aggiuntive che però partono dalla accettazione di quanto sanzionato.
Anche la CISL fa la stessa cosa con Monti e la sua agenda, che in alcuni suoi punti è indigesta persino  per gli stomaci di ferro dei dirigenti di quella organizzazione : si sostiene lo schieramento elettorale e si prova a condizionarlo dall'interno.
La domanda ingenua da porsi è dunque: come mai i gruppi dirigenti dei due principali sindacati italiani salgono in politica proprio nel momento di massima caduta del consenso dei cittadini verso di essa? Perché non contano più sulla forza e il valore dell'agire sociale, perché non spendono il proprio residuo consenso, non alto ma superiore a quello dei partiti, nel far pesare per via indipendente il lavoro massacrato dalla crisi?
Perché le sconfitte del lavoro di fronte alla crisi hanno prodotto nei gruppi dirigenti sindacali la paura di perdere tutto.
Il disastroso accordo del 92 che abbiamo ricordato segnò per il sindacato confederale l'avvio della stagione della concertazione. Durante essa il confronto di vertice tra governo e parti sociali amministrò le politiche liberiste sul lavoro e sullo stato sociale. Il risultato fu che i lavoratori peggioravano progressivamente le loro condizioni, ma il sindacato che amministrava questa ritirata acquisiva funzioni e potere.
Con la crisi economica questo sistema è  saltato e il sindacato confederale  ha visto arretrare progressivamente la propria posizione di potere, assieme al nuovo peggioramento delle condizioni dei propri rappresentati.
La Cisl ha pensato di reagire con l'aziendalismo. Ma nel chiuso della sua stanzetta anche Bonanni non può fare a meno  di riconoscere che in Fiat la sua organizzazione conta meno dell'ultimo caporeparto.
La CGIL ha cercato disperatamente di riconquistare un tavolo vero di concertazione e su questo si è mobilitata. Ma non ci è riuscita e l'ultimo dei governi tecnici, a differenza dei predecessori Dini e Ciampi, si è dato merito di aver soppresso la concertazione.
Alla base del neo collateralismo  dei gruppi dirigenti della CGIL e della CISL sta dunque la sconfitta nelle proprie strategie. E con essa la paura di perdere tutto, di diventare completamente marginali.
Certo si potrebbe partire da questa situazione per rinnovare completamente l'azione sindacale, riorganizzassi attorno alla sofferenza delle persone in carne de ossa, riconquistare e comunicare voglia di conflitto, cambiare strategia e pratica dopo più di venti anni di accettazione del liberismo e delle compatibilità. Ma questo non è nella natura di gruppi dirigenti e di una struttura di apparati che è stata così educata secondo un modello sindacale istituzionale e concertativo, da non saper che fare in un diverso contesto.
Nell'attuale collateralismo di CGIL e CISL c'è dunque uno spirito rassegnato e triste, rappresentato da un concetto più volte chiaramente espresso: con l'azione sindacale non ce la facciamo più, abbiamo bisogno di partiti e governi amici.
Chi non si rassegna al  declino sindacale deve dunque seguire una via completamente diversa da quella indicata da questa triste conferenza. Per quel che ci riguarda cominciamo il primo a febbraio a Milano ad organizzare l'opposizione CGIL, convinti che l'indipendenza del sindacato dai padroni dai governi e dai partiti sia oggi necessaria e vitale come non mai.

Scuola, sanità, ambiente e beni comuni, uniamo le lotte!


Sinistra Critica – Circolo F. Babusci SAN LORENZO

Le politiche di austerità europee stanno producendo effetti sociali devastanti, deprivando di diritti fondamentali le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e i cittadini europei.
L'istruzione è sottoposta ad un processo di privatizzazione, con tagli alle scuole pubbliche, peggioramento della qualità della didattica e delle condizioni di lavoro e di studio.
La sanità viene ulteriormente tagliata, diminuendo i posti letto ospedalieri e determinando il licenziamento di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Il referendum per l'acqua pubblica viene disatteso, lasciando il servizio idrico nelle mani dei privati e sottoposto ad una logica di gestione aziendale per la massimizzazione dei profitti.
E' necessario un nuovo protagonismo di classe del moderno proletariato, che parta dal riconoscimento reciproco delle vertenze e delle mobilitazioni in atto e che punti ad una ricomposizione di un nuovo movimento operaio, ecologista, femminista e anticapitalista, che reclami il rifinanziamento dei servizi pubblici, il non pagamento del debito e la nazionalizzazione delle banche e dei settori industriali strategici per lo sviluppo e per l'ambiente.
L'assemblea per una nuova finanza pubblica e la manifestazione nazionale della scuola del 2 febbraio, lanciata con un appello agli altri settori in lotta, devono rappresentare un punto di partenza in direzione dell'unità dei movimenti sociali.
Ne discutiamo con i rappresentanti dei movimenti sociali che si esprimono nella nostra città. Interverranno: Valentina Cannavale (Coordinamento delle scuole di Roma); Carlo Seravalli (Coordinamento Precari Scuola), Marco Vacca (CTO Alesini di Garbatella), Carmelo Antonucci (Ospedale Pertini), Marco Filippetti (Ri_Pubblica),  Studentesse e studenti.
Aperitivo popolare
Martedì 29 gennaio ore 19 Via dei Latini, 73 Roma presso il Circolo Sinistra Critica di San Lorenzo
Verso la manifestazione nazionale del 2 febbraio
(concentramento a piazza dell'Esquilino ore 14)
Una parte dell'incasso del bar verrà devoluto al Coordinamento delle scuole di Roma per il finanziamento della manifestazione del 2 febbraio

mercoledì 23 gennaio 2013

La lista Ingroia, Milano e il non detto sul G8

Vittorio Agnoletto: fonte http://popoff.globalist.it

Alla fine anche "Rivoluzione Civile" si è adeguata. 

Ha deciso tutto nelle segrete stanze romane adattandosi alle pratiche, a voce tanto condannate, del Porcellum. La logica dei nominati ha segnato non solo le candidature presentate dai partiti ma anche quelle della società civile scelte tutte dall'alto. Alcune di queste sono ampiamente meritevoli e stimabili, penso ad esempio per citare un solo nome a Gabriella Stramaccioni direttrice di Libera; ma il problema è il metodo. 

In particolare e' stato ignorato il percorso dell'appello "Cambiare si può'", il primo che ha promosso il progetto di una lista alternativa al montismo per le elezioni e a cui lo stesso Ingroia aveva fatto riferimento. in più occasioni, nel lanciare il suo progetto. Purtroppo, nonostante le assicurazioni date più volte e ancora il 7 gennaio dallo stesso candidato premier alla delegazione di Cambiare si può di rispettare le indicazioni dei territori, nessuno dei nomi indicati dal centinaio di assemblee svolte è stato collocato in una posizione di eleggibilità. 

La delusione è alta in particolare per chi è stato tra i promotori dell'appello Cambiare si può e tra coloro che si sono battuti nel referendum interno (tra i circa 13.000 sostenitori all'appello) affinché quell'esperienza proseguisse a fianco di Ingroia e dei partiti interessati. 

Rimango convinto della necessità di costruire un progetto che metta insieme i militanti dei partiti anti liberisti, il mondo della società civile, dell'associazionismo e del movimento sindacale che ogni giorno si impegnano nelle lotte sul territorio e nei posti di lavoro. Ma purtroppo la realtà si sta mostrando molto diversa. 

Sul piano del metodo della formazione delle liste nessuna delle garanzie forniteci dal candidato premier è stata rispettata. 

La partecipazione democratica dal basso ne esce totalmente mortificata. Non e' stato mostrato alcun rispetto per le migliaia di donne e uomini che in tutta Italia hanno partecipato a costruire questo percorso. 

Ed è altresì grave che nessuno dei rappresentanti delle forze politiche, presenti al tavolo dove tali decisioni sono state assunte, abbia sentito il dovere di interrompere le nomine spartitorie dichiarando pubblicamente la propria contrarietà a tale metodo. 

Se veramente crediamo che debba esserci una corrispondenza tra i fini dichiarati e i mezzi scelti per raggiungerli, se siamo convinti che le nostre scelte quotidiane debbano dare l'immagine della società che desideriamo costruire, non c'è dubbio che si è partiti con il piede sbagliato. 

Il caso Milano

Quanto avvenuto a Milano non è dissimile da quanto si è verificato in tutt'Italia, ma forse è il caso più clamoroso considerato che l'assemblea di Cambiare si può, riunitasi l'8 gennaio, convocata in modo pubblico attraverso spot radiofonici, aveva visto la partecipazione di oltre 500 persone che avevano indicato quasi all'unanimità, con 463 voti, i nomi per la testa di lista ed il sottoscritto come capolista al n.2 dopo Ingroia. 

Tali indicazioni sono state del tutto ignorate dal tavolo romano ed il risultato finale è una testa di lista senza alcun candidato proveniente dal territorio milanese, dove al secondo posto dietro ad Ingroia è stato imposto Favia, al terzo Di Pietro, il primo "milanese" è al decimo posto. 

Per la prima volta nella storia della Repubblica la sinistra milanese non ha la possibilità di eleggere al parlamento un proprio rappresentante, come se in tutti questi anni nulla si fosse mosso in questo territorio, non una vertenza sociale, non una lotta o un movimento. 

Nessuno ha ritenuto fosse necessario spiegare ai cittadini milanesi che hanno partecipato alle assemblee di "Cambiare si può" perché siano stati completamente esautorati da ogni decisione, nonostante gli impegni presi dallo stesso Ingroia. 

In specifico, di fronte alla proposta della mia candidatura, Ingroia inizialmente ha affermato che non era proponibile avendo già svolto nel passato un mandato parlamentare europeo, risposta risibile di fronte ai tanti parlamentari, assessori e consiglieri regionali candidati e ancora oggi in carica (Favia docet) e poi ha affermato, in più occasioni, che nei miei confronti c'è un veto. 

Ho chiesto due volte per mail e sms ad Ingroia di sapere chi poneva il veto, perché e come mai lui accettasse (o condividesse ?!) tale veto. Non ho mai avuto risposta. 

Posso quindi solo ipotizzare, non riuscendo a trovare altra ragione, che il veto sia da collegarsi all'incessante impegno che per 11 anni ho esercitato nel richiedere giustizia e verità sui fatti di Genova ed in particolare nelle accuse precise e documentate contro i massimi vertici della polizia contenute nel libro, scritto con Lorenzo Guadagnucci, "L'Eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova" con il quale da due anni giro l'Italia con 154 presentazioni fatte fino ad ora. Forse non è un caso che anche Lorenzo, proposto come capolista dall'assemblea di Firenze, sia stato cancellato dalla testa di lista. 

D'altra parte non è un mistero la vicinanza di alcune componenti, e di alcune persone più che influenti in Rivoluzione Civile, agli ambienti da noi indicati come i responsabili di quanto avvenuto nel luglio 2001 a Genova (e posti sotto accusa e condannati nei tribunali), e d'altra parte è sotto gli occhi di tutti la presenza nelle liste di candidati che su quelle vicende hanno assunto posizioni diametralmente opposte a quelle dei movimenti. 

Da parte mia posso solo difendere ancora una volta la coerente battaglia, condotta insieme a tanti, per la verità e la giustizia. Non mi pento di averla fatta.

martedì 22 gennaio 2013

Clini converte la Valle del Sacco da Sito di Interesse Nazionale a Regionale

Rete per la tutela della Valle del Sacco




 

Il DL del Ministero dell’Ambiente, a firma Corrado Clini, in attesa solo della pubblicazione sulla Gazzetta  Ufficiale, declassa i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” (ex DPCM 19 maggio 2005 e L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15) e “Frosinone” (ex DM Ambiente 18 settembre 2001, n. 468) a Siti di Interesse Regionale (SIR), insieme a un terzo degli attuali SIN presenti sul territorio italiano.
In primo luogo, va sottolineato che tale processo, al solito, si compie “dall’alto”, senza coinvolgere i portatori di interesse locali, e in particolare le associazioni ambientaliste.

Dichiara al proposito Alberto Valleriani, presidente RETUVASA: “È sconcertante che provvedimenti di tale rilevanza si apprendano per vie traverse attraverso il Web e non, nei tempi e nei modi dovuti, dalle istituzioni, che peraltro non hanno mai dato alle associazioni veri segnali di condivisione, per non parlare della trasparenza e della completezza informativa sullo stato dei SIN”.

Ma su quali fondamenti poggia la conversione dei SIN in questione in SIR, e quali conseguenze dovrebbe comportare?
La risposta richiede considerazioni piuttosto articolate e precisi riferimenti tecnici e normativi.

Spiega Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone: “Ad un primo esame della normativa, l’impatto sembra chiaro: una sostanziale dequalificazione, per cui diversi SIN, non più considerati in possesso dei requisiti prescritti, passano sotto la responsabilità diretta delle Regioni, le quali avrebbero potuto opporsi al provvedimento. Nel nostro caso, la Giunta Polverini non l’ha fatto, con nocumento dell’interesse pubblico”.
“Tuttavia per i SIN che ci riguardano, Valle del Sacco e Frosinone, la valutazione della mancanza di tali requisiti appare assolutamente discutibile e appellabile. Infatti i nuovi criteri per la definizione dei SIN previsti dall’art. 36 bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, che integra quelli stabiliti dall’art. 252 del D. Lgs. 152/2006, dovrebbero includere a pieno titolo a tutt’oggi entrambi i SIN in questione. In particolare, ma non solo, ammesso e non concesso che l’emergenza socio-economico-ambientale dichiarata dal DPCM 19 maggio 2005 possa dirsi completamente rientrata, entrambi i SIN condividono la situazione prevista dall’art. 36 bis, comma 2, punto f bis della succitata L. 134/2012, ovvero la presenza, attuale o storica, di impianti chimici integrati.

[Gli impianti chimici integrati sono definiti dal DPCM 377/88, art. 1, come ‘impianti per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica di sostanze in cui si trovano affiancate varie unità produttive funzionalmente connesse fra di loro per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base, per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base, per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti), per la fabbricazione di base di fitosanitari e biocidi, per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico, per la fabbricazione di esplosivi’].

Notoriamente la Valle del Sacco è ed è stata interessata da queste situazioni. Ma il problema di fondo - prosegue Bearzi - è un altro. Nonostante la maggior parte del SIN “Bacino del fiume Sacco” ricada sul territorio di Frosinone, da Anagni a Falvaterra, non si è compiuta la saldatura di questo SIN con quello di “Frosinone”, riconoscendo dunque l’opportunità di un’azione normativa strutturale volta alla risoluzione delle criticità ambientali dell’intera Valle del Sacco, foriera di adeguate risorse e di interventi di respiro europeo”. Il SIN “Bacino del fiume Sacco” è stato definito inizialmente per la presenza di beta-HCH nelle acque e nel sedimento del fiume Sacco, quello di “Frosinone”, in sé di rilevanza forse più modesta, per la disseminazione di depositi di rifiuti solidi urbani (ex discariche). A prescindere dall’incompletezza delle relative azioni di bonifica, il grave vizio metodologico che abbiamo in più occasioni denunciato consiste nel non riuscire ad andare “al di là del proprio naso”, non collegando i due SIN a un inquinamento ancora più grave e strutturale, quello di tutte le aree produttive e soprattutto ex produttive, presenti ad esempio a Colleferro, Anagni/Paliano, Frosinone, Ceccano, Ceprano. Ciò avrebbe richiesto l’istituzione di un SIN a sé, in aggiunta agli altri due, o ancor meglio la saldatura di tutte le situazioni in oggetto in un unico SIN “Valle del Sacco”. Peraltro, tale opportunità comincia a risultare, ad esempio, dalla Convenzione stipulata tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio che, avviata la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, ha prodotto nel giugno 2011 una Carta dei siti censiti potenzialmente contaminati che registra un numero del tutto incompleto ma estremamente significativo di aree industriali ancora in attività, aree soggette a rischio di incidente rilevante, attività estrattive e minerarie, discariche autorizzate e non autorizzate, ecc. Ed è appena il caso di ricordare, ad esempio, la presenza del’ex Cemamit di Ferentino (rilevante tra l’altro per il riconoscimento del SIN in base alla L. 134/2012, art. 36 bis, comma 2 bis)”.

Si tratta dunque non solo di riconsiderare la conversione dei due SIN in SIR, non giustificata dalla stessa normativa di riferimento del DL Clini, ma di avviare un processo di più ampio respiro, che riconosca la criticità ambientale dell’intera Valle del Sacco in termini da non dequalificare l’attività agricola ancora fiorente in alcune aree sane o anche integre e di pregio, e di promuovere, con fondi nazionali ed europei, la parziale riconversione dell’attività industriale in termini di risanamento ambientale e green economy. E qui non possono non essere ricordati l’ODG  proposto da Angelo Bonelli nel febbraio 2011 e approvato dal Consiglio regionale, volto a dichiarare la Valle del Sacco area ad alta criticità ambientale, lasciato poi cadere dalla Giunta Polverini; il Master Plan ‘Progetto per la valorizzazione strategica della Valle del Sacco’ proposto dalla Fondazione Kambo alla fine del 2010, caduto purtroppo anch’esso nel vuoto, il convegno tenutosi a Colleferro lo scorso novembre con la partecipazione di Hanns-Dietrich Schmidt, responsabile relazioni internazionali del distretto della Ruhr, organizzato da RETUVASA e Gruppo Logos per rilanciare la Valle del Sacco adattando al territorio il ‘modello Ruhr’.

È bene chiarire - conclude Bearziche in base al DL Clini, art. 2, commi 1 e 4, il Ministero dell’Ambiente ovviamente manterrebbe gli impegni economici in corso, e potrebbe anche stipularne di nuovi nel contesto di futuri accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali competenti. Ma ciò non toglie che nella filosofia del provvedimento e dei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, e che soprattutto ciò comporti una sostanziale dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, delegando alle Regioni compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore. Lasciamo ad altra sede riflessioni sullo smantellamento dell’intervento pubblico in ogni ambito e la perdita di autonomia reale da parte delle amministrazioni locali, sotto i vincoli di bilancio, in un quadro di disarticolazione delle politiche di risanamento del territorio”.

Infine - afferma Alberto Valleriani - la situazione dei due SIN della Valle del Sacco appare forse più grave, ma non così diversa da altri, per cui ci giungono segnalazioni da diverse parti d’Italia. Sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell’Ambiente riconsiderasse il provvedimento in oggetto, avviando un procedimento partecipativo voluto fortemente dall’Europa, volto a definire, con il contributo delle associazioni ambientaliste territoriali e gli enti locali, una nuova lista dei SIN davvero fondata e funzionale. In ogni caso, siamo pronti a impugnare l’atto con ricorsi sia in ambito giuridico nazionale che europeo, come presumibilmente avverrà anche in altri territori interessati. E premeremo sulla Regione perché sani la propria mancata opposizione al provvedimento. Riteniamo che il tema dovrebbe anche costituire un punto di riferimento programmatico essenziale su cui tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale dovrebbero confrontarsi”.



Filmati di Luciano Granieri


 Per completezza, i SIN che il DL Clini trasforma in SIR sono i seguenti:
Abruzzo – Fiume Saline Alento.
Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano.
Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano.
Lazio – Bacino del fiume Sacco; Frosinone.
Liguria – Pitelli (La Spezia).
Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro.
Marche – Basso Bacino del fiume Chienti.
Molise – Guglionesi II.
Piemonte – Basse di Stura.
Sardegna – La Maddalena.
Toscana – Le Strillaie.
Veneto – Mardimago-Ceregnano.
Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.


Valle del Sacco, 21 gennaio 2013

Il Pdac candida premier Adriano Lotito, 20 anni, studente


Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale


Il Pdac presenta una propria lista per le elezioni politiche.Mentre la sinistra riformista si nasconde sotto la toga di Ingroia (fedele funzionario degli apparati repressivi dello Stato borghese) e cancella ogni riferimento -tanto simbolico quanto programmatico- alla lotta di classe, nel tentativo di ritornare a sostenere in qualche modo il prossimo governo di centrosinistra, è necessario fornire, anche in queste elezioni, un punto di riferimento di classe, alternativo e rivoluzionario.L'obiettivo della lista di Alternativa Comunista è uno solo: dare visibilità a quelle lotte dei lavoratori e dei giovani che, pur disgregate e soffocate dalle burocrazie sindacali e dai partiti della sinistra governista (a partire da Sel e da Rifondazione), comunque si sviluppano anche nel nostro Paese, seppure per adesso con un ritmo nettamente inferiore a quello che vediamo in altri Paesei europei, dalla Spagna alla Grecia.Alternativa Comunista presenta un programma di classe e una lista di operai, studenti, immigrati. Candidato premier è Adriano Lotito, 20 anni, studente universitario a Bologna, impegnato in prima fila in quelle lotte studentesche di quest'ultimo anno che sono state la punta più avanzata delle mobilitazioni nel nostro Paese. Questo mentre Rifondazione Comunista con Ingroia sostiene candidati che hanno difeso la repressione poliziesca delle lotte giovanili (da Di Pietro che solidarizzò con i poliziotti del G8 di Genova e chiese "leggi speciali" dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011; a poliziotti e magistrati degli apparati repressivi della borghesia; non chiudendo le porte nemmeno ad ex missini).La candidatura di un giovane, oggi studente e domani precario o disoccupato, vuole simboleggiare la necessità di una prospettiva alternativa e rivoluzionaria, contrapposta a tutti gli schieramenti borghesi e al contempo distante dalle scelte subalterne al padronato della lista Ingroia e della sinistra riformista. Una alternativa che non uscirà certo dalle urne ma che va costruita nelle lotte operaie e studentesche, contro i governi dei sacrifici e dell'austerità che vogliono scaricare la crisi del capitalismo su lavoratori nativi e immigrati, studenti, precari.La campagna elettorale del Pdac sarà al servizio di questo unico progetto: unire e sviluppare le lotte per costruire una opposizione di classe al prossimo governo borghese, cioè al probabile governo Bersani-Vendola che vedrà il sostegno (più o meno "critico") di Ingroia, Rifondazione, Idv, Verdi e arancioni vari. E lavorare a collegare internazionalmente le lotte, a partire dalle lotte in Europa contro il pagamento del debito imposto dai governi di banchieri e industriali.Una prospettiva di rivoluzione: non "civile" ma socialista!




Cassino. Il partito dei CARC si presenta alla città


Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P-CARC)
Federazione Lazio-Umbria-Abruzzo                

     Sabato 19 gennaio a Cassino presso i locali della Biblioteca Comunale si è svolta con successo l’assemblea pubblica “Il Partito dei CARC si presenta alla città di Cassino”.
L’assemblea ha registrato un buon successo di partecipazione. Decine tra studenti e studentesse, operai, disoccupati, pensionati hanno preso parte all’assemblea ascoltando i  contributi al dibattito portati da Andrea De Marchis (a nome della Segreteria Federale del P-CARC), da Fabiola D’Aliesio (a nome della Direzione Nazionale del P-CARC), da Vincenzo Durante (a nome del neo costituito gruppo consiliare e del collettivo cassinate del P-CARC) e dai giovani attivisti del collettivo “Cassino Antifascista”.
Gli interventi hanno spiegato agli accorsi a partecipare all’iniziativa la linea del P-CARC e i suoi obiettivi politici: contribuire alla rinascita del movimento comunista, trasformare la crisi del capitalismo in rivoluzione socialista, marciare verso quest’obiettivo anzitutto lottando qui ed ora per una direzione alternativa e popolare del nostro paese ovvero per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare che prenda le misure necessarie per far fronte alla crisi così come sta bene alle classi popolari e non come comandato dalle classi dominanti (che nel nostro paese rispondono ai centri di potere dell’Alta Finanza, del Vaticano e delle Organizzazioni Criminali), tradurre questo obiettivo in iniziative concrete che a partire dai territori siano in grado di alimentare la costruzione di una nuova governabilità del nostro paese per iniziativa del movimento delle organizzazioni operaie e popolari.
E’ per aderire e contribuire a questo progetto che si avvia il processo costituente della sezione cassinate del P-CARC. Costruire una campagna di lotte, mobilitazioni e protagonismo operaio e popolare per la realizzazione di un’Amministrazione Comunale d’Emergenza Popolare è il principale campo di battaglia che vedrà impegnato il P-CARC nella città di Cassino. L’Amministrazione Petrarcone eletta quasi due anni fa sull’onda di un forte movimento operaio e popolare per il cambiamento ha finora disatteso il mandato popolare ricevuto compromettendosi con la “Cassino che conta” e affondando le aspirazioni di cambiamento delle masse popolari di Cassino. I programmi di “Bene Comune per Cassino” sono ridotti all’ennesima messa in scena del teatrino della politica: ultima in ordine di tempo è la vicenda della riduzione sul lastrico dei lavoratori del Centro Diurno di Caira e l’esternalizzazione del servizio. La Giunta Petrarcone dietro i bei discorsi continua nell’opera portata avanti dalle Amministrazioni Comunali del passato: giochi clientelari, dismissione dei servizi pubblici, privatizzazioni e servigi alla “Cassino che conta” coi suoi banchieri, truffatori e alti prelati.
Il P-CARC chiama tutta la cittadinanza attiva, democratica, progressista di Cassino, tutte le vertenze e le lotte che attraversano il territorio, tutto l’associazionismo , i comitati e la parte sana del movimento sindacale a confluire in un Assise popolare che assolva alla funzione di centro di promozione della lotta e della mobilitazione per incalzare, costringere e imporre all’Amministrazione Petrarcone la realizzazione di misure d’emergenza per far fronte alla crisi. Cassino per rinascere ha bisogno di un Amministrazione Comunale che faccia leva sulla mobilitazione della sua parte migliore per scardinare la cappa della “Cassino che conta”, che prenda misure coraggiose per far pagare il prezzo della crisi a chi in decenni di malgoverno ha usato le stanze del potere come mezzo di speculazione e approvvigionamento di denaro pubblico. A Cassino serve un Amministrazione Comunale che compia la scelta di non pagare il catastrofico debito comunale contratto con la “Cassino che conta” e adoperi tutti i mezzi economici, tutte le risorse di cui dispone per difendere e creare posti di lavoro utile e dignitoso, per difendere, ampliare e migliorare il patrimonio di servizi pubblici oggi in via di dismissione e decadimento (servizi sociali, scuola, casa, ecc.).
Rompere coi patti di stabilità che  condannano Cassino a trasformarsi in un cimitero sociale, civile e industriale! Avviare un laboratorio di nuova governabilità che serva gli interessi e le rivendicazioni delle masse popolari di Cassino che oggi pagano il prezzo della crisi!
Di qui passa il lavoro che il Partito dei CARC condurrà nella città di Cassino! Su questi obiettivi il Partito dei CARC chiama alla mobilitazione, su questi obiettivi il Partito dei CARC si impegna a costruire da subito iniziative concrete. Ad esempio non ci limiteremo a reclamare che la Giunta Petrarcone crei posti di lavoro ma concretamente li creeremo organizzando scioperi alla rovescia e dimostrando che per la rinascita cittadina c’è bisogno del lavoro di tutti! Ad esempio non ci limiteremo a reclamare che la Giunta Petrarcone realizzi una Commissione d’Inchiesta sul debito ma promuoveremo la mobilitazione affinché la Commissione d’Inchiesta nasca subito e per iniziativa dal basso! Ad esempio non ci limiteremo a denunciare la storica assenza di spazi sociali per i giovani ma ci mobiliteremo concretamente per promuovere l’occupazione e la riappropriazione degli spazi pubblici in disuso per ridargli un utilità sociale e impedire fattivamente che finiscano nel tritacarne della speculazione immobiliare! Ad esempio non ci limitiamo a reclamare che la Giunta Petrarcone cessi la dismissione del Centro Diurno di Caira ma mobilitiamo come stiamo facendo i lavoratori e gli utenti per difendere il servizio pubblico e i connessi posti di lavoro prendendo il denaro dalla storica sanguisuga delle casse comunali cassinati che è l’Abbazia di Montecassino (che oggi gestisce e incamera i soldi del parcheggio comunale dell’Abbazia, soldi che non vanno destinati ad arricchire i fasti del Vaticano ma per difendere e creare lavoro utile e dignitoso, per difendere e creare servizi pubblici e di qualità).
Per questo nasce il Partito dei CARC a Cassino, di questo abbiamo discusso nell’iniziativa di sabato 19 gennaio. Queste iniziative e linee d’azione costituiscono anche la nostra linea per la campagna elettorale in corso: chiamiamo i candidati territoriali del Partito Comunista dei Lavoratori, di Rivoluzione Civile e del Movimento 5 Stelle (le tre forze che a diversi livelli e con caratteristiche diverse marcano la loro autonomia dal teatrino e incanalano il malcontento delle masse popolari) a mobilitarsi al nostro fianco. Cassino e l’Italia intera non necessitano di promesse elettorali ma di mobilitazione e attivismo, qui ed ora, per rinascere!
In conclusione ci preme denunciare il solito trattamento di sorveglianza speciale che riceve la nostra attività sul territorio cassinate: ronde di PS e pattugliamenti di agenti della DIGOS in borghese sono stati una costante insistente per tutta la durata dell’iniziativa. Denunciamo il chiaro carattere intimidatorio  di queste azioni. C       i pare significativo che PS e DIGOS si siano prodigati di venir a sorvegliare il nostro compagno consigliere comunale Vincenzo Durante (principale promotore della nascita del P-CARC  a Cassino) mentre non risulta una volta che i solerti tutori dell’ordine si siano recati a sorvegliare le iniziative e i meeting di altri componenti del Consiglio Comunale di Cassino ben noti per la loro contiguità a zone grigie della “Cassino che conta”  e ben noti per la spavalderia nell’arte della truffa e dell’intrallazzo.
D’altro canto tali attenzioni non possono che confermarci che a Cassino ci stiamo avviando per il giusto sentiero: se la “Cassino che conta” sguinzaglia i propri sorveglianti vuol dire che teme la nostra azione!

Viva la nascita del Partito dei CARC a Cassino!
Rendere ingovernabile il paese alle classi dominanti e costruire la nuova governabilità delle masse popolari organizzate!
Avanzare verso il socialismo, costruire il Governo di Blocco Popolare!