Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 22 marzo 2013

Dissesto-predissesto, Frosinone scivola via

Oltre l'Occidente



Lunedì 25 marzo alle 18.30 la giunta presenterà al Consiglio Comunale di Frosinone un piano di riequilibrio finanziario decennale chiamato che, a detta della maggioranza, tenterà di evitare il dissesto con relativo commissariamento.
In merito a queste clamorose scelte, si potrebbero prevedere pesantissime conseguenze per i cittadini di Frosinone per i prossimi 10 anni:
- ALIQUOTE E TARIFFE DEI TRIBUTI LOCALI NELLA MISURA MASSIMA CONSENTITA;
- IL TAGLIO DEL PERSONALE CHE LAVORA NEI SERVIZI IN ESSERE (MULTISERVIZI E SERVIZI SOCIALI);
- RIDUZIONE DELLE SPESE DEL PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE;
- RIDUZIONE DELLE SPESE PER PRESTAZIONI DI SERVIZI E INEVITABILE DIMINUZIONE DEGLI STESSI;
- VENDITA DEI BENI PATRIMONIALI DISPONIBILI;
- SERVIZI A DOMANDA INDIVIDUALE CON TARIFFE A COPERTURA TOTALE DEI RELATIVI COSTI

Tale piano sarà votato in un successivo consiglio comunale probabilmente già il 27 marzo.
Si sollecitano TUTTI i cittadini che vedono in questa manovra una ulteriore pericolosa deriva sociale ed economica di questa città , con forti tagli nei servizi e nel lavoro, a partecipare e alzare la protesta.
Si invitano tutti a presenziare il consiglio comunale e a partecipare alla manifestazione di protesta che i lavoratori della Frosinone Multiservizi, oggetti del taglio di circa la metà salario (da 800 a 500 euro), con l’appoggio delle ooss CGIL, CISL, UIL, COnfail, CIsal, UGL, USB Conf. Cobas, stanno organizzando per il pomeriggio del 25 marzo con concentramento alle ore 16 dalla Villa Comunale.

Per ulteriori informazioni
- Bilanci del Comune di Frosinone, http://www.comune.frosinone.it/index.php?id_sezione=1176
- Manovra simile del comune di Arpino dove si evidenziano le pesantissime conseguenze per i cittadini: http://www.comune.arpino.fr.it/
- Per maggiori approfondimenti Il predissesto Una contraddizione ideologica e in termini di Ettore Jorio Professore di Diritto amministrativo sanitario e di Diritto civile della sanità e del sociale presso l'Università della Calabria, http://www.bilancioecontabilita.it/pf/articolo/18024

giovedì 21 marzo 2013

Tristezza di Ernesto Biondi

Luciano Granieri


 St.Louis Blues è uno dei più celebri blues della storia musicale . Scritto da W.C.Handy nel 1914 fu  reso celebre  nel 1929 dalle esecuzioni dell’orchestra di Louis Armstrong . Nel 1935 il maestro Natalino Otto lo eseguì  in Italia, ma per riuscire a suonarlo senza incorrere negli starli del fascismo che definiva il jazz musica  “negroide e americaneggiante” , dovette rimuovere ogni elemento che richiamava l’America a partire dal titolo, che si trasformò da “St.Louis Blues” in “Tristezza di San Luigi”.  Oggi sembra, così dicono, che il regime fascista sia morto e sepolto , anche se molti segnali mi fanno ritenere il contrario.  Dunque li blues è blues e non tristezza.   Ma se dovessi rappresentare  con un brano musicale la situazione generale della nostra città il titolo dovrebbe comprendere assolutamente la parola tristezza . L’immagine che invece riterrei  più appropriata al quadro generale è quella del viadotto Ernesto Bionde sbriciolato dalla frana.  Per cui  l’associazione scaturisce spontanea: Ernesto Biondi Blues ,  o, ancora meglio ,“Tristezza  di Ernesto Biondi” in omaggio al clima fascistoide  del partito che attualmente esprime il sindaco della città. Non vi è dubbio. A  guardare Frosinone oggi cresce una malinconica tristezza. Un magone  alimentato dal  progressivo degrado che inesorabile, dalla fine degli anni ’50  ad oggi , sta pervadendo  la città.  Decenni   in cui a determinare i destini urbanistici non sono stati i sindaci  ma i potentati edilizi da sempre padroni di Frosinone.  Si è assistito senza battere ciglio al progressivo smantellamento del territorio urbano sempre più occupato e invaso dal cemento. Gli interventi  sulla città hanno sempre e solo riguardato la costruzione di manufatti , case, palazzi e mai la messa in sicurezza di un territorio la cui fragilità è stata da sempre evidenziata dalle analisi di ingegneri e geologi. Oggi la città non ce la fa più, comincia a cedere e non solo negli aspetti geologici. Frosinone sta cedendo anche nella tenuta economica e sociale della sua popolazione.  Umiliata dalle inadempienze contributive dei  grandi padroni e sfruttatori del territorio, annientata dall’insipienza complice e colpevole di tutte le amministrazioni che si sono esclusivamente occupate di rinsaldare il proficuo legame con i suddetti padroni  disinteressandosi dei bisogni dei cittadini , Frosinone  sta per subire forse il  colpo definitivo.  Oberati  dai debiti contratti per servaggio alle famiglie dei grandi muratori e per la criminale rapina messa in atto nei nostri confronti  dalla Regione, guidata dalla feccia fascista e berlusconiana che ci ha regalato personaggi come il divoratore di merendine Fiorito e la distributrice di incarichi milionari ai propri grandi elettori Polverini, i cittadini di Frosinone stanno per subire l’ennesimo  e drammatico smacco. La giunta Ottaviani ha intenzione di accedere al fondo salva comuni per chiedere un prestito di 11 milioni di euro necessari a coprire le prime uscite di cassa. Per far questo il sindaco vuole decretare lo staro di pre-dissesto necessario a  ripianare un debito stimato, a suo,  dire  in 38 – 40 milioni di euro.  Ciò significa che ai cittadini di Frosinone verranno aumentati i tributi comunali, si procederà allo  smembramento  dei servizi pubblici,  e a  un taglio drastico degli addetti alla cura della città e dei suoi abitanti, la faccenda della Multiservizi ne è una dimostrazione  palese.  Ciò produrrà   anche l’aggravarsi inesorabile della crisi economica che coinvolgerà anche  le piccole e medie imprese.  Per non passare dalla tristezza alla disperazione dunque è tempo che cittadini e associazioni si mobilitino. L’attuale opposizione non può nulla schiacciata  dalla  corresponsabilità piena che ha avuto nel saccheggio della città quando esprimeva i suoi sindaci. Dunque tocca a noi. La situazione è grave. E’ necessario reagire per fare in modo che le condizioni di vita della città  non crollino come il viadotto Biondi.

I brani che compongono il commento musicale sono: Crop Blues del James Cotton blues quartet e Need More del grande Bluesman italiano Roberto Ciotti.


martedì 19 marzo 2013

Pre-dissesto, dissesto e carte quarantotto

Luciano Granieri


 Ieri  pomeriggio ho partecipato  ad una riunione convocata dall’associazione  Oltre l’Occidente in cui cittadini,  movimenti e istituzioni erano chiamati a riflettere sulla grave situazione economica che sta investendo il comune di Frosinone.  A causa di un imprecisato accumulo debitorio  da parte dell’’ente che, dopo un balletto di cifre variamente annunciate, sembra attestarsi  fra i 38 e i 40 milioni di euro, la giunta presieduta dal sindaco Ottaviani è decisa a dichiarare il pre-dissesto finanziario per poter accedere al Fondo Salva Comuni  e chiedere  un prestito di 11 milioni di euro. Come già scritto in un altro  post, l’operazione comporterebbe il taglio dei servizi sociali,  degli addetti direttamente assunti dal comune e l’aumento delle tariffe. Insomma una situazione che oltre al licenziamento  dei lavoratori della Multi servizi,  imporrebbe un aumento irreversibile del tasso di povertà alla cittadinanza.  Una crisi economica   gravissima  investirebbe pesantemente  anche i ceti medi , i commercianti e la  piccola e media impresa,  impossibilitata a onorare  il forzoso aumento dei tributi locali con i proventi dei propri  affari  fortemente compromessi dalla poca disponibilità alla spesa dei cittadini gravati, a loro volta,  dal pagamento della spesa sociale.  All’incontro hanno partecipato esponenti di quella che fu la coalizione che all’epoca delle elezioni comunali si era raccolta attorno alla candidata sindaco di Sel Marina Kovari.  In  particolare, il sottoscritto, Andrea Cristoforo, Marisa Cianfrano, dipendente della Mutiservizi -per quella che fu la componente di Rifondazione, (oggi siamo tutti fuoriusciti dal partito) - Lorenzo Rea, Paolo Iafrate  anch’egli dipendente Multiservizi -per la componente di Frosinone bene Comune -e la stessa Marina Kovari  ex candidata a sindaco. Insieme ad altri cittadini, fra cui Francesco Notarcola  portavoce della Consulta delle associazioni di Frosinone,  era presente una nutrita rappresentanza  di amministratori del centro sinistra. Sembrava  di assistere ad una riunione politica del Pd di  alto livello. Fra gli altri  hanno partecipato:  Stefania Martini, Pd  ex assessore al bilancio del comune di Frosinone, Massimo Calicchia consigliere comunale Psi di opposizione ed ex assessore ai servizi sociali,  Mauro Buschini, Pd  neo eletto consigliere alla Regione Lazio e la neo senatrice del Pd  Maria Spilabotte.    Nel corso dell’incontro si è sviscerata   la perversa strategia pianificata dalla giunta di centro destra.  Lo stato di pre-dissesto  concede al sindaco la prerogativa di gestire la fase di rientro del debito,  da realizzarsi in dieci anni, scegliendo autonomamente le misure di austerity.  E’  previsto l’intervento della  Corte dei Conti solo a livello di controllo. Differentemente dalla procedura di dissesto, dove di fatto la giunta viene commissariata e le misure di rientro vengono stabilite dai commissari, nel pre dissesto  è il sindaco che decide .  Ciò significa quindi che Ottaviani avrà pieni poteri nel decretare chi deve immolarsi e chi no. La decisione di non rinnovare i contratti alla Multiservizi,  affidando  la gestione  delle prestazioni erogate  da questa società a  delle cooperative sociali che per loro natura   sono impossibilitate ad aderire,  con la conseguenza inevitabile di  privatizzare tutto il sistema di cura alla città e ai cittadini, dà  l’idea chiara di quali saranno le classi sociali che dovranno sopportare il peso economico di tale operazione.  La cura Ottaviani si fonderà  sui soliti ulteriori tagli ai servizi sociali fino  alla loro scomparsa , sull’aumento delle tariffe e delle tasse, il tutto salvaguardando il proprio bacino elettorale.  In pratica il sindaco Ottaviani acquisirebbe potere di vita o di morte su ognuno dei suoi cittadini. Tutti abbiamo convenuto che una situazione del genere sarebbe insostenibile,  non solo per i lavoratori della Multiservizi , ma per tutta la città. Come al solito ci siamo dovuti sorbire la  litania dei vecchi amministratori sui mancati contributi della Regione guidata  dalla Polverini,   sul  programma di risanamento e di riscossione della TARSU evasa dissoltosi nel nulla della nuova giunta Ottaviani . Insomma la giustificazione, in parte vera,  secondo cui i debiti accumulati dalla ex giunta Marini siano stati per lo più dovuti al mancato trasferimento di fondi dallo stato centrale e dalla Regione.  Ma  consiglieri  e senatori convenuti non avevano ben chiara la questione che le giustificazioni  per quanto accaduto e i rimpalli di responsabilità sullo schieramento di segno opposto, oggi non servono.  Oggi  è urgente evitare  il baratro   in cui una giunta dissennata vuole precipitarci. Per fare questo, come suggerito da Marina Kovari,  occorre partire dalla visione dei bilanci, quelli veri, quelli completi, non il “bignamino” riassuntivo. Occorre verificare se la dimensione del debito  e la sua conformazione possano  giustificare il ricorso alla procedura di pre-dissesto e accesso al fondo salva comuni. Fra l’altro i soldi destinati a quel fondo sono finiti,  dunque Frosinone non li otterrà mai. E’ chiaro quindi  che il pre-dissesto sarebbe utile solo a fornire al sindaco il potere esclusivo di gestire il taglio delle risorse pro domo sua.  Una volta accertato la reale conformazione del quadro economico, si deve  bloccare con ogni mezzo la decisione del consiglio comunale. Ma per fare questo è necessario che l’opposizione faccia veramente l’opposizione. Questi vengono a chiedere a noi di aiutarli a contrastare l’insano progetto. Noi possiamo organizzare manifestazione, mobilitare i cittadini, anche se è difficile considerata l’apatia che attanaglia la cittadinanza, ma sono loro che siedono in consiglio comunale. Votare semplicemente contro non basta.  Bisogna pretendere di vedere le carte e renderne partecipi anche i cittadini.  Mi rendo conto che  in quei documenti  ci sono riportate anche le gravi responsabilità dei signori che ora siedono all’opposizione e che oggi vogliono salvare la città. Ma se la volontà è realmente quella di mettersi finalmente al servizio dei cittadini, bisogna avere il coraggio di ammettere i propri errori e ricominciare secondo pratiche nuove  e trasparenti  come ha suggerito Francesco Notarcola.  Anche io ho fornito il mio contributo chiedendo che alla fermezza di pretendere  la visione del bilancio particolareggiato e di renderlo pubblico, ci si impegni a mettere in pratica ciò che la Corte dei Conti ha suggerito  per ridurre i costi , cioè ripubblicizzare i servizi  ceduti a privati con l’assunzione diretti degli addetti da parte dell’ente. A Genova è già successo con l’azienda dei  TRASPORTI PUBBLICI. E finalmente avere il coraggio di   infrangere il patto di stabilità spendendo ciò che serve per i bisogni dei cittadini anche sforando i limiti imposti da una legge infame che rende i comuni esattori delle tasse imposte dal capitale finanziario.  Piero Fassino, un sindaco moderato riformista, non un indignados, lo ha fatto a Torino.  Noi siamo disposti a fare la nostra parte,  a fare opposizione sociale, andare in comune ad ogni seduta e strillare le nostre ragioni. Se poi l’opposizione istituzionale si sveglierà come pare dalle promesse che oggi sono state fatte tanto meglio. Ma bisogna darsi una mossa oggi è già tardi.

Documento condiviso sul Pronto Soccorso dell’ospedale del Capoluogo



Le associazioni sottoscritte ed i numerosi cittadini intervenuti, dopo un ampio ed approfondito dibattito svoltosi nell'incontro di venerdì 1 marzo sulla drammatica realtà del pronto soccorso dell'ospedale del capoluogo, ritengono urgente ed immediato un confronto istituzionale (Dirigenza Asl, Comune capoluogo, Amministrazione Provinciale, Conferenza locale della sanità e Regione Lazio), per porre fine ad una vergogna che toglie dignità e prestigio al ruolo del capoluogo e dell'intera provincia. La chiusura degli ospedali di Anagni, Pontecorvo e Ceccano, gli accorpamenti dei reparti, il loro ridimensionamento o la loro soppressione in vari ospedali della provincia, come Sora, Alatri e Cassino, non hanno migliorato alcunché, aggravando le situazioni preesistenti in tutta la provincia di Frosinone. Nella sanità ciociara regna il caos e l'improvvisazione, per l'assenza di un atto aziendale e di una programmazione seria rispondente ai bisogni di salute delle nostre popolazioni. La gestione delle risorse umane e finanziarie é dominata dal clientelismo e dagli sprechi come da noi ripetutamente denunciato e dimostrato dai recenti rilievi della Corte dei Conti. Non si può non rilevare che quello che doveva essere un pronto soccorso di un ospedale di Dea di 2° livello, non può definirsi nemmeno Dea di 1° livello. Al fine di ripristinare la legalità e la normalità in un settore importante dei servizi sanitari, quale é l'emergenza, si propone:
1) Di garantire la presenza nel pronto soccorso, di un cardiologo, un radiologo, un pediatra ed un ortopedico, così come prescritto dalla legge; 
2) Di aprire in via sperimentale almeno 4 punti di Pronto soccorso H24 dislocati nelle strutture dismesse di Anagni, Frosinone Umberto I°, Cassino o Pontecorvo e Sora o Isola del Liri o Atina, strutture che potrebbero  essere gestite dai medici di famiglia o assumendo medici giovani senza lavoro a tempo determinato;
3) Di potenziare in modo adeguato l'assistenza domiciliare, realizzando ed estendendo anche l'assistenza socio sanitaria integrata oltre all'istituzione di un'anagrafe assistenziale e del registro dei tumori;
4) Attivare percorsi riservati e programmati per i pazienti affetti da patologie croniche;
5) Costituire un coordinamento tra i pronto soccorso di Frosinone ed Alatri;
6) Istituire degli hospices, presso le strutture dismesse di Anagni, Alatri, Ceccano e Pontecorvo, per i malati terminali, per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e nei reparti ospedalieri;
7) E' possibile attivare decine e decine di nuovi posti letto:
    a - trasferendo il reparto di lunga degenza dal "Fabrizio Spaziani" ad Alatri o Ceccano;
    b - recuperando spazi, arredi e posti letto della riabilitazione ortopedica dell'ospedale Fabrizio Spaziani;
    c - utilizzando tutti gli spazi disponibili adiacenti il pronto soccorso;
8) Le associazioni ritengono inoltre opportuno e necessario attivare strumenti di valutazione da parte del cittadino che si rivolge al pronto soccorso. Questa importante attività potrebbe essere gestita con il contributo volontario delle associazioni in un apposito ed attrezzato sportello, messo a disposizione dalla ASL.
Non è da trascurare il fatto che nella ASL di Frosinone vengono impiegati decine di medici per attività burocratico-amministrative. Tali risorse, considerato il periodo eccezionale di emergenza economica, dovrebbero tornare ad essere impiegati nelle attività sanitarie di loro competenza.
 Firmato:
- Consulta delle associazioni della Città di Frosinone – Francesco Notarcola
- Cittadinanzattiva-Tribunale difesa diritti malato - Renato Galluzzi
- Associazione Italiana Pazienti anticoagulati e cardiopatici – Antonio Marino
- Frosinone Bella e Brutta – Luciano Bracaglia
- Associazione Diritto Alla Salute - Sandro Compagno – Anagni
- Legambiente Frosinone – Antonio Setale
- Gruppo Civico Vitaminex – Mauro Meazza –Anagni
- Coordinamento prov.le Legambiente – Francesco Raffa
- Associazione “Alle Venti” – Amedeo Di Salvatore
- Osservatorio Peppino Impastato – Mario Catania
- Coordinamento Frosinone “Salviamo il paesaggio” – Luciano Bacaglia
- Associazione   “Mountain Village” – Fabio Colasanti
- Associazione “Città del sole” – Fabio Colasanti
- Associazione Oltre l'Occidente - Paolo Iafrate
- Comitato Salviamo l'ospedale di Anagni - Piero Ammanniti
- Zerotremilacento - Simona Grossi
- Fondazione Kambo - Marco Campagna
- Ciociaria Report 24 - Carlo Ruggiero
- Associazione Forming Onlus - Riccardo Spaziani

domenica 17 marzo 2013

Er punticino (Udinese-Roma 1-1)

Kansas City 1927


 FRANCO!

Subito.

Così, a strappo. 

A freddo.

A freddo de Udine.

Che se sa, in un ipotetico contest tra freddi, er freddo de Udine te fa secco ar primo round.

Non lo devi fa er coatto, cor freddo de Udine.

C’è gente che c’è rimasta statua consegnata all’eternità tipo quelli de Pompei co la lava. Ce fanno le visite turistiche. E le guide ripetono in tutte le lingue der monnonfame: non lo fa er coatto cor freddo de Udine.

Ma Franco, se sa, se la guida non è scritta è come se non fosse proprio, e quindi je l’avranno pure detto, ma lui er coatto a freddo lo fa, e na cifra. Però evidentemente s’è scallato bene.

Duminuti e Di Natale sta là, pronto a facce piagne. Che come le statistiche ce ricordano, facce piagne a noi (dopo la pesca d’altura, er collezionismo de francobolli svedesi) è l’hobby preferito da Di Natale Totò detto Antonio. L’omo che ad ogni intervista sposta un passetto più in là il confine de quella che po esse ancora definita lingua italiana. Pioniere della glottodidattica, la sua ardita teoria linguistica “Uaaaa fraaaa” mira a dimostrare una sostanziale indifferenza tra un regime di comunicazione verbale che preveda l’utilizzo delle regole grammaticali e uno che le ignori. E la gente ancora lì a ripete “Quando parla nse capisce gnente”, ignoranti.

E comunque mo sta proprio là attuppertù co Francone nostro, dalla mattonella sua, che pe uno forte come lui so praticamente tutte le mattonelle all’interno dell’area de rigore.

Noi amo già capito tutto, se parte in salita, se accantona subito la velleità de potè vince sta partita.

“Accantona sto gran cazzo!” sembra dettare precise istruzioni la voce dai pali nostri quando, esplosivo come esplode urtimamente, Francone bello se allunga e mette fori na palla che sembrava fosse nata dai piedi der fine linguista co l’unico scopo de purgacce.

Ensomma Franco s’è imparato l’italiano. 

Ensomma Franco sta messo bene là sotto.

Ma soprattutto Franco fa in modo che sta partita non finisca prima de comincià, e quando comincia s’accorgemo che c’è na novità tattica, cioè che sordato Florenzi sta a fa la zanzara cacacazzi che gira e ronza intorno Arcapitano e poi se infila in areartrui quand’è il momento propizio, cioè la palletta imbucata Darcapitano.

Alla prima, Sturmentruppen nse raccapezza col ruolo nuovo e fa passà er momento bono.

Ercapitano se lo guarda. Florenzi abbozza.

Alla seconda la zanzara riesce armeno a pialla e a tirà, me je la tira addosso a Brkrrkrc.

Ercapitano se lo guarda male. Florenzi se sottera.

Alla terza, Ercapitano sente che è ora de motivà il ragazzo. 

“Soldato Florenzi! Che amo deciso? Je la fai a fa un tiro in porta fatto come Cristo comanda?”

“Sissignore! Ci provo signore! Ma non è che possiamo provarci di nuovo signore?”

“A coso! Le domande qui le faccio io fino a prova contraria, sono stato chiaro?”

“Signorsì, signore!”

“Bene, grazie mille, te dispiace se faccio Ercapitano io ancora per un po’?”

“Signorno, signore!”

“Sei mpo emozionato, sei mpo nervoso?”

“Signorsì, nervoso, signore! Me sto mpo a cacà sotto signore!”

“So io che te rendo nervoso?”

“Mpochetto Signore!”

“E allora va va, ma mo vedi de facce quarcosa co sta palla soldato!”

Ercapitano pennella, Sturmtruppen se tuffa e de mezzoesternorecchia a sto giro la mette pure bene, ma Brkrkrkckrkc fa er miracolo e la manna sulla traversa, e quando tutto sembra finito, se palesa lui.

All’improvviso Ladolescente. Ariva, imbuca, ride, ridemo. Ed è subito gioia, ed è subito gel, ed è subito sebo abbondante, ed è subito ormone fuori controllo, ed è subito “Ich bin ein Adolescenten”, si si, semo tutti adolescenti, se non ora quando, e adesso ammazzateci tutti de pippe, fate come ve pare, amo segnato, stamo sopra, se semo sbrinati, daje mo! 

Aurelio dalla panca, come ogni buona chioccia de marmo, se compiace dei purcini che crescono bene. 

Poi non succede gnente. La gestione. Le schermaglie a centrocampo. Lo sterile possesso. Du cojoni.

Er primo tempo se ne va cosí, 

L'intervallo ha il vago sapore de un gò de Lamela che però stamo talmente cloroformizzati che pare che c'è stato ar girone d'andata. 

Il secondo tempo, come segno de rispetto nei confronti der primo e con raro senso della continuità, decide de esse na busta de piscio pure lui, il che comporta pe coerenza semantica l'ingresso in campo dell'Acquistinho.

A dì la verità na cosa succede. Aurelio la fa.
La prima vera cazzata della gestione Andreazzoli. Er battesimo ner Giordano delle stronzate. Er cambio Dercapitano. 
"Eh ma lo ha visto nervoso"
E che vordì, pure a Gengis Khan, Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone ogni tanto je piavano i cinque minuti, ma nè che pe questo a quarcuno ner mezzo della battaglia je passava pe la testa la sostituzione der condottiero. 

Subito dopo Muriel se ricorda che oggi lui è forte forte forte e che il Ct della Selezione Mondiale Dribbling Sull'Out di Sinistra è lì in tribuna per lui, Burdisso rammenta che lui decise de fa er difensore principalmente pe il piacere antico e sempre nuovo de fa scivolate in libertà, Franco je sovviene che c'ha i pantaloncini scuciti proprio lì sotto e allarga le cianche pe controllà com'è la situazione, e noi tutti famo mente locale sulla nostra tradizione de pià gò a cazzo proprio mentre ne aggiungiamo uno alla lista sssorica.

Poi niente, succede che me devi dà i rigori. Che rivendico er mio diritto a vince pure le partite mezze e mezze. Epperò Porosidis rimane lì sciancato senza che ne consegua sanzione alcuna, e sarà forse perchè dopo Guida ce ripensa che invece Heurtaux quando scianca Florenzi la sanzione se la pia para para e va a assaggià le docce prime de tutti.

Er punto è che non cambia molto, perchè noi stamo in quei giorni là che potremmo pure aveccela tripla la superiorità numerica, ma la partita nun la addrizzi.

L'occasione a dilla tutta ce sarebbe, quando er Cigno fa una delle rare cose belle della stagione e sull’asse cipolla bionda-cipolla mora se costruisce er Contropiede de Cristo (che come è risaputo sulle ripartenze in velocità faceva miracoli).

Osvardone se ritrova solo davanti ar portiere a du minuti dala fine, è l’occasione pe buttala dentro, è l’occasione pe fasse perdonà, è l’occasione pe facce strillà, è l’occasione pe dimenticasse mpo de cazzate.

E invece diventa l’occasione pe niente. La prende de stinco. La prende male. 

Noi pure non la prendiamo benissimo, come dimostra il picco statistico de vendite de tv nuove er giorno dopo da Mediaworld.

Finisce così, cor punticino. Se lo damo moderatamente in fronte er punticino.

Raccojemo i cocci de Lcd o plasma sfonnati co na discreta rosicata ancora appiccicata alla pelle, tutti pensamo che se poco poco Ercapitano rimaneva in campo sta partita se portava a casa.

Tutti annamo a dormì rimasticandose un nome: Francesco...Francesco...Francesco...

In Vaticano, un Cardinale va a dormì rosicando come noi, rimasticandose lo stesso nome.

La prova dei fatti

Rete dei comunisti


Il Movimento Cinque Stelle al Senato non ha retto l'unità ferrea che Grillo e Casaleggio avevano voluto cucirgli addosso. Stavolta l'ideologia "anti-ideologica" non poteva restare indifferente alla scelta da fare.

Al Senato, per la carica di presidente, al quarto turno, il regolamento prescirve il ballottaggio tra i due primi arrivati al terzo. E il Pd ha avuto la furbizia di presentare un candidato per molti versi inguardabile, Pietro Grasso, che era stato capo dell'Antimafia su nomina di Berlusconi. E il Pdl ha avuto la dabbenaggine di ripresentare Renato Schifani, ex presidente, siciliano, più volte "chiacchierato" - nulla di definitivo o certo - per le sue frequentazioni locali.
Facile, insomma, presentare questo voto come uno scontro tra antimafia e "sicilianità" quantomeno disattenta alla mafia. Per i siciliani, soprattutto, non c'era neppure bisogno di montare il castello di chiacchiere intorno a Schifani. Da quelle parti si parla forse più chiaro, nei capannelli, di quanto non si possa fare sui giornali, a rischio di querela.
Mettiamoci anche che oggi era la giornata della memoria dedicata alle vittime della mafia. E il cerchio non poteva che chiudersi con lo schieramento dei parlamentari "cinque stelle" provenienti dalla Trinacria a favore del "meno peggio". Ovvero col voto a Grasso.

Una rondine non fa primavera così come una nuvola non fa autunno. Nessuno può scommettere che il movimento grillino appoggerà sistematicamente il Pd, né l'opposto. Qui ci tocca semplicemente registrare che questa massa di neofiti - magari assai competenti nei rispettivi campi professionali - non è indifferente al "merito" delle cose da votare in Parlamento. E che il "comando dispotico" del padrone del logo - Grillo - non è in grado di orientare i comportamenti in aula.
Può darsi che su altri temi ritrovino una tetragona unità, può darsi che si dividano ancora, rispecchiando le cento anime diverse - socialmente e politicamente - lì dentro sono presenti. In fondo, stavolta si trattava solo di scegliere tra due diversi gradi di impresentabilità. Dal momento stesso di dover decidere cosa fare sul governo, un altro sì o no, sapremo se questo "esperimento reticolare" possiede una sua consistenza oppure è stato solo un bacino di raccolta dell'incazzatura senza progetto.
Noi possiamo solo augurarci che le prossime fratture si verifichino su cose più decisive - i trattati europei, da rispettare o no, e le questioni concernenti mercato del lavoro, contrattazione, pensioni, sanità, istruzione, ricerca, ecc. 
Ma siamo anche consapevoli che questo "augurio" potrà diventare un fatto concreto soltanto se un nuovo movimento politico di massa si metterà lì dove ha senso mettersi: all'incrocio tra dispotismo governativo e urgenze sociali. Come dire: nessuna delega.

Cosa c'è dietro le dimissioni di Benedetto XVI


di Matteo Bavassano
Torneremo prossimamente sul tema del nuovo papa, l'ex amico dei generali torturatori argentini, Francesco. In questo articolo ci soffermiamo invece sulle dimissioni del predecessore, per cercare di capire cosa vi sia dietro.
Le dimissioni di Joseph Ratzinger da Pontefice della Chiesa cattolica rivestono a nostro avviso una grande importanza per dei rivoluzionari che operano in Paesi e tra masse che sono influenzate dalla religione cattolica. Strappare le masse dall’apatia e dallo stato di sottomissione passiva in cui sono relegate dalle religioni dominanti è un compito importante che dobbiamo porci. Prima però di tentare un’analisi di quanto è successo, vorremmo fare alcune considerazioni di base sulla religione cattolica in quanto fenomeno sociale.
Lo scopo delle religioni e la burocrazia della Chiesa
Ogni religione nasce per rispondere a dei bisogni dell’uomo. Solitamente la classe dominante in ogni epoca ha il controllo più o meno totale dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso, attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del suo potere. Non bisogna mai dimenticare che la teologia, lungi dal parlare di dio, parla in realtà dell’uomo e di come questo deve organizzare la società, anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Quando nasce una nuova religione, questa si pone solitamente in contrasto con la religione dominante e ha una certa carica progressiva: questa è anche la storia del cristianesimo, che all’inizio lancia un messaggio che potremmo considerare rivoluzionario per l’epoca. In questa fase l’insegnamento della Chiesa è ancora molto fluido e non dogmatico. L’esigenza del dogma arriva in seguito, quando con l’imperatore Costantino avviene di fatto l’istituzionalizzazione della religione cristiana come religione dell’impero romano. Un solo dio era più adatto ad un solo impero, con il suo imperatore che, in quanto designato da un dio onnipotente, diviene di fatto divino e infallibile.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.
L'infallibilità papale
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.
Banche e scandali della Chiesa
Perché Ratzinger potesse anche solo rischiare di far traballare l’intera impalcatura ecclesiastica la situazione doveva evidentemente essere diventata talmente tanto grave che egli stesso non se la sentiva più di coprire le cricche di potere del Vaticano con la sua permanenza alla guida della Chiesa. Tendiamo a escludere che egli ritenesse di non essere più in grado di contrastare questi gruppi che, a quanto è dato sapere, si scontrano nel Vaticano e che invece un nuovo Papa potesse riuscirci meglio. Questo perché comunque non è escluso che il nuovo Papa non faccia parte di uno di questi gruppi di potere, anche se forse è per evitare questa possibilità che Ratzinger ha introdotto la necessità di una “maggioranza qualificata” per eleggere il nuovo Papa. Le (pochissime) indiscrezioni che trapelano dal Vaticano parlano di scambi loschi di denaro nonché di ricatti a membri della gerarchia che hanno “rapporti mondani”, spesso omosessuali, con dei laici. Lo stesso Benedetto XVI aveva commissionato a tre cardinali una inchiesta per far luce sulle cricche presenti nei palazzi vaticani, che ha prodotto un rapporto di due tomi da 300 pagine che sarebbe alla base della decisione delle dimissioni.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.