E' di pochi giorni fa la notizia che il Movimento dei Disoccupati di Ceccano si sia recato dal Commissario Prefettizio per chiedere di occuparsi della manutenzione di Castel Sindici. In molti, sui social, sui giornali, avevano caldeggiato tale proposta, considerandola in un certo qual modo una "win-win", cioè una proposta in cui tutti "vincevano": Vincevano i disoccupati, ovviamente, ma anche il Comune che dovrà pur occuparsi della manutenzione di un edificio che ha acquistato e ristrutturato con i danari dei cittadini. Ma avrebbero vinto i cittadini di Ceccano, avrebbe vinto una cultura della manutenzione, dell'avere a cuore la res publica. Questa iniziativa non avrebbe portato svantaggio, insomma. La risposta, a quanto mi hanno raccontato ieri, da parte del Commissario e del Segretario Generale di Ceccano è stata negativa. Qualche articolo del codice, qualche riferimento ad un paio di regolamenti e stop. Non se ne è fatto nulla. Perchè, allora, mi chiedeva Tiziano Ziroli occuparsi di un piano particolareggiato? Bella domanda, no? Questa gestione temporanea del Comune durerà qualche mese, ma un piano lascia il segno per decenni. Può salvare o condannare un territorio per molti anni...Ma la "semplice" manutenzione di un edificio pubblico... beh quello che impatto volete che abbia?
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
giovedì 20 novembre 2014
Frosinone Multiservizi: L’azione irresponsabile degli enti soci
Comitato di Lotta Frosinone
228° giorno Presidio dei lavoratori ex Multiservizi
Multiservizi: L’azione irresponsabile degli enti soci
Interessante appare il nuovo fronte sfondato dalla Regione Lazio che dopo vari annunci percorre la strada di una guerra fratricida agli enti, prima soci ed ora nemici giurati.
Interessante perché, in questa vicenda, che offre sempre nuovi orizzonti di battaglia, tutto appare risolversi impersonalmente, seguendo un po’ le dinamiche del “salviamoci le nostre chiappe mettendo in mezzo qualcun altro” senza alcun intervento della politica, politica/partitica pur responsabile del disastro Multiservizi.
Gli enti locali dapprima cercavano il capro espiatorio nella Regione: le avevano richiesto di riparare il debito. La Regione deliberò con DGR n. 122 del 13/03/2014 la disponibilità a concorrere ai costi della liquidazione della società Frosinone Multiservizi S.p.A.condizionandola alla volontà degli enti locali soci a concorrere alla copertura dei costi di
Liquidazione. Accipicchia! La Regione si difende e gli enti locali rimangono con il culo scoperto.
Si nicchia, si tergiversa, passano i mesi, si prova la strada del fallimento: vengono depositati i registri in tribunale e dal 21 ottobre si attende la possibile dichiarazione di fallibilità della Società, non mettendo mano al portafoglio dei debiti.
E invece ecco un nuovo missile “l’esercizio di un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, liquidatori e sindaci della società Frosinone Multiservizi S.p.A. in liquidazione, da parte di Sviluppo Lazio al fine di tutelare i propri interessi quelli interessi dell’amministrazione regionale”. Affrontiamo il problema complessivo? Giammai! Meglio cercare di indirizzare su un bersaglio possibile, evidentemente non gli enti o almeno quelli che oggi amministrano, questo nuovo attacco, con il quale anche la Regione pensa di mettersi al riparo da un possibile, ed auspicato, intervento della Corte dei Conti,in caso di mala gestio imputabile agli organi della società da parte delle società operanti in regime di in house providing.
Un riparo poco sicuro però. Le responsabilità, le azioni, i risultati, sono conosciute e di pubblico dominio. Gli enti hanno usufruito di 10 anni di servizi (1997-2006) senza alcun onere, con lavoratori senza contributi risparmiando €.22 milioni. Nella formazione della Frosinone Multiservizi si è potuto usufruire dalla Regione circa €.5,5 milioni avuto per la stabilizzazione dei lavoratori e sgravi contributivi per tre anni. Questi risparmi sono stati allegramente gestiti nei costi di un Presidente e un consiglio d’amministrazione stipendiati eccessivamente; nell’assunzione di un personale dirigenziale eccessivo e oneroso; negli orrori gestionali dei “tecnici”; ma soprattutto nella copertura del costo dei servizi che gli enti non hanno mai pagato per intero generando debiti della società, innescando la necessità di ricorrere alla CIG in deroga. Nel contempo la Società erodeva il capitale sociale fino al momento dell’interruzione dell’erogazione dei servizi e il conseguente licenziamento collettivo, mentre la Regione a guida Polverini pensava di tirarsi fuori con una formalità senza più difendere i propri interessi nella Società.
Eppure questa parte debitoria, scaturita da un avvitamento di interessi personali e di partiti, non avrebbe scalfito la società che comunque prevedeva un rilancio sia attraverso una gestione più oculata della Società, ovvero nel passaggio alla Servizi Strumentali, nuova società che avrebbe salvato l’occupazione. Doveva arrivare prima ciclone Iannarilli e poi tempesta Ottaviani per dare il benservito politico alla società.
L’entrata forzata dei privati nella gestione dei servizi doveva sacrificare qualcosa e qualcuno. E’ sotto gli occhi di tutti chi. I debiti sono iniziati a salire vertiginosamente. A seguito della gestione Iannarilli della Provincia si è pensato bene di mandare via i lavoratori a calci nel culo. Questi hanno intentato cause milionarie fino a far lievitare il debito di altri €.4,5 milioni!
L’intervento dello spacchettamento a cooperative sociali a Frosinone ha generato centinaia di ingarbugliati contenziosi cui è coinvolto il Comune di Frosinone. Anche qui i rischi sono di milioni di euro!
Come finirà questa imperdibile saga? Le puntate purtroppo saranno ancora molte. E molte le possibili sorprese. Una tra le tante potrebbe essere quella della società non dichiarata fallibile - come dovrebbe essere! -. Il debito a quel punto lo si dovrebbe onorare per intero, con le seguenti quote degli enti soci:
| 20% | Provincia | € 1.634.206,93 |
| 20% | Frosinone | € 1.634.206,93 |
| 11% | Alatri | € 898.813,81 |
| 49% | Regione | € 4.003.806,98 |
Ma alcuno si augura tutto ciò. Men che meno i lavoratori, le vere ed uniche vittime di tutta questa vicenda, che sotto la tenda cercano il senso di dignità e decoro per una città e per le sue istituzioni, altrimenti sprofondate completamente nella vergogna e nella farsa.
Quei lavoratori che da tempo suggeriscono e difendono l’unica strada possibile da intraprendere nell’interesse di tutti per mantenere l’occupazione e il reddito, svolgere i servizi, dimezzare il debito e non esporre altri a contenziosi giuslavoristici pesanti e incombenti.
Tale strada, che può essere percorsa dalla politica solamente con il bus pubblico, necessita di percorsi condivisi, orizzonti comuni, interesse per la cittadinanza, dovere per il risparmio: è troppo chiedere ciò?
mercoledì 19 novembre 2014
Il messaggio che ha intasato la posta elettronica dei professori degli istituti di ogni ordine e grado
a cura di Luciano Granieri
Saluto del Sottosegretario Davide Faraone
Carissime e carissimi,
sono Davide Faraone, ho 39 anni e sono stato
eletto deputato per la prima volta in questa legislatura.
Ora il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, mi
ha voluto come Sottosegretario al Miur per rappresentare un governo che sta mettendo
la scuola al centro della propria azione, non solo a parole ma con i fatti.
È davvero il momento della svolta per la scuola
italiana e per il Paese.
Siamo partiti dagli edifici scolastici. Sono
migliaia gli interventi già partiti, e quelli in programma nei prossimi mesi,
per rendere le scuole più sicure e più belle.
E adesso La Buona Scuola. Ci stiamo occupando di
ciò che avviene nelle nostre aule. Da tempo non vi era alcun coinvolgimento
sulle scelte politiche che riguardano la scuola. Per questo abbiamo voluto
ascoltare tutti, perché l'istruzione è il motore per ogni sviluppo economico,
sociale e culturale del Paese e la scuola è patrimonio di tutti i cittadini.
Come sarà l’Italia tra vent’anni dipende da come è la scuola oggi, ripete
spesso Matteo Renzi. È per questo che vogliamo una Buona Scuola.
La consultazione è terminata in questi giorni, con
l’impegno del Ministro Stefania Giannini e di coloro che hanno collaborato al
Ministero e nei territori. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno voluto
partecipare contribuendo alla riflessione collettiva sulle proposte. Ma il
lavoro davvero impegnativo arriva adesso.
Il piano ipotizzato nel documento del governo sarà
rivisto alla luce delle proposte di coloro che hanno voluto mandare il loro
punto di vista. Saranno soprattutto le critiche ad essere vagliate. La
complessità della scuola è affrontabile solo se ognuno di voi ci aiuterà a
trovare soluzioni che migliorino i risultati delle nostre studentesse e dei
nostri studenti. Questo è il nostro compito e la nostra speranza. So che chi
lavora come voi nella scuola e per la scuola ha vissuto tempi particolarmente
pesanti fatti di tagli e spesso di umiliazioni.
Ora si cambia verso!
La tenuta del sistema è stata possibile proprio
perché abbiamo potuto contare sul vostro lavoro. Ed ora ci contiamo ancora di
più. Potremo ottenere risultati solo con il dovuto impegno e con la necessaria
motivazione di tutti.
Abbiamo una grande responsabilità, sono certo che
lavoreremo bene insieme.
Cari saluti
Davide Faraone
Tradotto: Abbiamo voluto ascoltare tutti, ma poi come al solito facciamo come cazzo ci pare. Ecco a Voi LA BUONA SOLA
martedì 18 novembre 2014
LETTERA APERTA AI MILITANTI ED AGLI ELETTORI DEL PD
Cari compagni e cari amici,
Questa nostra bella terra, ricca
di cultura e di meravigliose risorse naturali, dominata dal degrado e dalla
desolazione, sta morendo. Essa ha bisogno del vostro impegno e del vostro
contributo.
Monnezza, scarichi nei corsi
d’acqua ed inquinamento atmosferico sommergono la meravigliosa Valle del Sacco
avvolgendo e coinvolgendo l’intera provincia con discariche ed inceneritori
che, senza soluzione di continuità, si proiettano da Colleferro a San Vittore
del Lazio.
Aumentano disoccupazione e povertà,
chiudono fabbriche, ospedali e scuole
mentre falliscono migliaia di imprese di ogni dimensione e di ogni settore.
In un quadro siffatto di profonda crisi e di
disagio sociale è vitale per ogni famiglia e per ogni cittadino garantire il
diritto costituzionale alla difesa della salute. Centinaia di migliaia di
persone
( Disoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità, licenziati e
pensionati al minimo) non possono permettersi di ricorrere alla sanità privata.
E’ per questo e per cercare di
rilanciare l’economia, lo sviluppo occupazionale e per conquistare migliori
condizioni di vita che decine di migliaia di cittadini e centinaia di
associazioni lottano, da tempo, con impegno e coraggio per una sanità
efficiente e di qualità.
E’ triste, però, constatare che
queste problematiche non sono più oggetto di attenzione e pane quotidiano di un
Partito come il PD. Forse si sono offuscati, sopiti o dimenticati quegli ideali
e quella cultura di progresso e di civiltà che affondano le radici nella storia
del movimento operaio, contadino e
popolare di questa provincia e del nostro Paese. Sono questi ideali e questa
cultura che hanno fatto la Repubblica e
la Costituzione.
E’ avvilente prendere atto
dell’assenza di 52 sindaci alla conferenza locale della sanità mentre si votava
l’ATTO AZIENDALE della ASL, passato con il voto di 22 primi cittadini su 91.
E’ mortificante per la democrazia
notare che in consiglieri del PD, in maggioranza o all’opposizione, non abbiano
promosso, insieme ai circoli locali, incontri e assemblee con i cittadini e con
le associazioni, riunioni dei consigli comunali per discutere, conoscere e
proporre una moderna organizzazione sanitaria mentre crescono tumori, patologie respiratorie e tiroidee e 32 mila persone sono costrette a curarsi
fuori provincia. Centinaia di milioni e miliardi di euro sottratti, in questi
decenni, ad un’economia in agonia come la nostra.
Se le vostre coscienze ed il
vostro pensiero si nutrono ancora di passione politica, di ideali e di amore
per il progresso non potete non partecipare e fare sentire la vostra voce.
La vostra coscienza e la vostra
onestà non possono avallare vicende vergognose e squallide della politica e del
potere come quelle vissute per la elezione
dei vertici della SAF e del Presidente del Consiglio provinciale.
Liberatevi da un ruolo subalterno
ad interessi non vostri. Riappriopriatevi della vostra intelligenza,
del vostro sapere e delle vostre capacità. Impegniamoci insieme per costruire un grande, vasto movimento unitario per la
rinascita di questo territorio e dell’intera provincia aggrediti e violentati
dal profitto e dalla speculazione, per ripristinare legalità e diritti e per
restituire dignità alle nostre popolazioni ed alla politica.
Frosinone 18 nov. 2014
Francesco Notarcola
Video di Luciano Granieri
Video di Luciano Granieri
lunedì 17 novembre 2014
A futura memoria....NON VOTATELI PIU'
domenica 16 novembre 2014
Ciociaria: serve una svolta
Oreste Della Posta
Segretario Provinciale dei Comunisti Italiani
La nostra provincia sta attraversando una crisi industriale
di notevole portata. Aumenta in maniera inquietante il numero relativo ai
disoccupati, alla cassa integrazione e alla mobilità, mentre continua di riflesso
a scendere il prodotto interno lordo. Non è azzardato quindi parlare di
emergenza provinciale, così come non rappresenta un azzardo paragonare la
provincia di Frosinone ad una tipica provincia del sud, con tutto ciò che ne
consegue. Urge quindi pianificare un piano di rilancio industriale ed
occupazionale, nonché di sostegno al reddito. Ridare pertanto una speranza ai
giovani ormai costretti all’abbandono del territorio in cerca di prospettive
per il proprio futuro. Basti pensare ai giovani laureati della nostra provincia
che hanno trovato impiego e risorse all’estero. Costoro rappresentano
potenzialità sottratte alla crescita del nostro territorio. Purtroppo i tagli
di 4 miliardi previsti dal governo centrale ai danni delle regioni pone queste
in una situazione di immobilismo totale, non potendo più fungere da motore per
il rilancio del territorio e poter quindi garantire una prospettiva futura per
le nuove generazioni. In questo quadro noi riteniamo indispensabile ciò che
invece in questa fase sta drammaticamente venendo meno, ovvero l’azione
determinata dei sindacati per spingere nella direzione dello sviluppo.
Proponiamo quindi un movimento di lotta che non si fermi ad un solo giorno di
sciopero ma che sappia veicolare la rabbia e la frustrazione della gente verso
la ricerca di risposte vere e concrete da parte di chi in questi anni ha saputo
soltanto anteporre interessi personali agli interessi della collettività. In
questo contesto di forte esigenza di lotta sociale noi Comunisti Italiani aderiamo
allo sciopero indetto dalla FIOM per il 21 novembre a Napoli, la cui partenza
avrà luogo dalle ore 10 in piazza Garibaldi, in
prossimità della stazione centrale.
Dopo il 14 novembre... la lotta deve continuare!
Fabiana Stefanoni
Buon risultato dello sciopero: ora rilanciamo la mobilitazione
contro Jobs Act, legge di stabilità e Accordo della vergogna
Il 14 novembre è stata un'importante giornata di lotta contro le misure anti-operaie del governo Renzi. Centinaia di migliaia di lavoratori e studenti sono scesi in piazza, in tutte le città d'Italia.
Una giornata che è nata come mobilitazione dei sindacati di base e degli studenti, denominata "sciopero sociale" da alcuni settori di movimento. Un'accezione che - al di là di alcune polemiche astratte sull'utilizzo dell'espressione "sciopero sociale" al posto di "sciopero generale" (non a caso avanzate da settori politici che tendenzialmente si accodano alle burocrazie della Cgil e della Fiom) - ha fondamentalmente un valore positivo, se l'intento è quello di coinvolgere in un'azione di lotta unitaria settori - studenteschi, di disoccupati, del cosiddetto "popolo delle partite iva" - che non hanno, tecnicamente, la possibilità di scioperare (nel senso proprio del termine). Oltre agli studenti, ci sono, infatti, ampi settori di piccola borghesi pauperizzata che è necessario coinvolgere in un'azione di unitaria con la classe lavoratrice, anche per tentare di sottrarli alle sirene dell'interclassismo razzista e populista (ben incarnato dal grillismo o da movimenti a direzione piccolo-borghese, come quello dei forconi, che ogni tanto rispunta).
Alla giornata di lotta del 14 novembre si è successivamente unita la Fiom, che ha proclamato una giornata di sciopero generale dei metalmeccanici, anche se solo nelle regioni del nord: al sud invece è previsto uno sciopero il 21 novembre, per una decisione poco comprensibile della direzione dei metalmeccanici della Cgil, che ha così optato ancora una volta per l'indebolimento e la frammentazione del fronte di lotta.
Alla giornata di lotta del 14 novembre si è successivamente unita la Fiom, che ha proclamato una giornata di sciopero generale dei metalmeccanici, anche se solo nelle regioni del nord: al sud invece è previsto uno sciopero il 21 novembre, per una decisione poco comprensibile della direzione dei metalmeccanici della Cgil, che ha così optato ancora una volta per l'indebolimento e la frammentazione del fronte di lotta.
Prima del 14 novembre...
Sono state tante le iniziative assembleari e di mobilitazione che hanno preceduto il 14 novembre e contribuito a rafforzare questa giornata di lotta. Vogliamo ricordare in particolare l'assemblea nazionale contro il Jobs Act e l'accordo della vergogna dell'8 novembre a Firenze: un'assemblea promossa, insieme con il coordinamento No Austerity, da tante differenti realtà sindacali e comitati di lotta di tutta Italia, da Milano a Roma, dalla Puglia al Piemonte, dal Trentino Alto Adige fino alla Campania. Come è possibile leggere nel report sul sito www.coordinamentonoausterity.org, l'assemblea ha approvato all'unanimità una risoluzione e tutte le organizzazioni presenti si sono impegnate a costruire un'azione di lotta unitaria contro le misure anti-operaie del governo, contro razzismo e Accordo della vergogna sulla rappresentanza.
Si parla troppo poco di questo famigerato Accordo - meglio noto come Testo unico sulla rappresentanza - siglato il 10 gennaio 2014 da Confindustria (poi Confcooperative), Cgil, Cisl e Uil. Eppure è un tassello fondamentale dell'attacco sferrato dai padroni e dal governo alla classe lavoratrice. Attraverso questo accordo, che il governo mira a trasformare in legge in breve tempo, si cerca di indebolire o distruggere il sindacalismo conflittuale, estendendo il modello Marchionne, già in vigore in Fiat, a tutto il mondo del lavoro.
Si tratta di una misura al contempo preventiva e repressiva: i padroni sanno di trovarsi di fronte a una pesante crisi sociale, con il rischio di proteste di massa. In questo momento di crisi economica il padronato non è disposto a concedere nessuna briciola alla classe lavoratrice. Per questo, l'usuale funzione concertativa degli apparati sindacali collaborativi (Cgil, Cisl e Uil) è inevitabilmente compromessa: l'unica cosa che oggi possono offrire ai lavoratori questi sindacati è qualche vuota promessa, oppure la rassegnazione. La vicenda Jobs Act ne è un esempio: mentre centinaia di migliaia di lavoratori scendono in piazza con la Cgil per dire no al Jobs Act, la Camusso e Landini si preparano alla resa, dimostrandosi disposti a una "revisione" della legge accentandone l'impianto complessivo.
La funzione del famigerato Accordo della vergogna è quella di costringere i sindacati a rinunciare a qualsiasi opzione conflittuale, limitandosi a svolgere il ruolo di "agenzie di servizi", utili solo a ratificare le decisioni del padrone (eventualmente con qualche azione di sciopero o di lotta meramente rituali). E' un accordo che è non è stato sottoscritto solo da Cgil, Cisl e Uil: anche la Fiom, nonostante la contrarietà a parole, lo sta firmando in occasione dei rinnovi delle rsu. Non solo: persino alcuni settori del sindacalismo "di base" hanno capitolato, come lo Snater e i Cobas Lavoro Privato, che hanno firmato l'accordo (seppur con una presunta clausola di salvaguardia, respinta dalla controparte e dagli altri sindacati firmatari).
Rafforzare il fronte di lotta contro l'accordo è molto importante, perché se questo accordo diventerà legge il sindacalismo conflittuale verrà fortemente indebolito e i provvedimenti del governo e gli attacchi dei padroni troveranno molti meno ostacoli sulla loro strada. Lottare contro il Jobs Act significa anche lottare per respingere l'Accordo della vergogna: per questo riteniamo fondamentale la campagna contro l'accordo (promossa dal coordinamento No Austerity insieme con tante realtà sindacali e di lotta). L'assemblea di Firenze ha rappresentato uno straordinario passo in avanti nella costruzione di un fronte ampio e unitario: un percorso che dobbiamo continuare a rafforzare.
Si parla troppo poco di questo famigerato Accordo - meglio noto come Testo unico sulla rappresentanza - siglato il 10 gennaio 2014 da Confindustria (poi Confcooperative), Cgil, Cisl e Uil. Eppure è un tassello fondamentale dell'attacco sferrato dai padroni e dal governo alla classe lavoratrice. Attraverso questo accordo, che il governo mira a trasformare in legge in breve tempo, si cerca di indebolire o distruggere il sindacalismo conflittuale, estendendo il modello Marchionne, già in vigore in Fiat, a tutto il mondo del lavoro.
Si tratta di una misura al contempo preventiva e repressiva: i padroni sanno di trovarsi di fronte a una pesante crisi sociale, con il rischio di proteste di massa. In questo momento di crisi economica il padronato non è disposto a concedere nessuna briciola alla classe lavoratrice. Per questo, l'usuale funzione concertativa degli apparati sindacali collaborativi (Cgil, Cisl e Uil) è inevitabilmente compromessa: l'unica cosa che oggi possono offrire ai lavoratori questi sindacati è qualche vuota promessa, oppure la rassegnazione. La vicenda Jobs Act ne è un esempio: mentre centinaia di migliaia di lavoratori scendono in piazza con la Cgil per dire no al Jobs Act, la Camusso e Landini si preparano alla resa, dimostrandosi disposti a una "revisione" della legge accentandone l'impianto complessivo.
La funzione del famigerato Accordo della vergogna è quella di costringere i sindacati a rinunciare a qualsiasi opzione conflittuale, limitandosi a svolgere il ruolo di "agenzie di servizi", utili solo a ratificare le decisioni del padrone (eventualmente con qualche azione di sciopero o di lotta meramente rituali). E' un accordo che è non è stato sottoscritto solo da Cgil, Cisl e Uil: anche la Fiom, nonostante la contrarietà a parole, lo sta firmando in occasione dei rinnovi delle rsu. Non solo: persino alcuni settori del sindacalismo "di base" hanno capitolato, come lo Snater e i Cobas Lavoro Privato, che hanno firmato l'accordo (seppur con una presunta clausola di salvaguardia, respinta dalla controparte e dagli altri sindacati firmatari).
Rafforzare il fronte di lotta contro l'accordo è molto importante, perché se questo accordo diventerà legge il sindacalismo conflittuale verrà fortemente indebolito e i provvedimenti del governo e gli attacchi dei padroni troveranno molti meno ostacoli sulla loro strada. Lottare contro il Jobs Act significa anche lottare per respingere l'Accordo della vergogna: per questo riteniamo fondamentale la campagna contro l'accordo (promossa dal coordinamento No Austerity insieme con tante realtà sindacali e di lotta). L'assemblea di Firenze ha rappresentato uno straordinario passo in avanti nella costruzione di un fronte ampio e unitario: un percorso che dobbiamo continuare a rafforzare.
...e dopo il 14 novembre
Tante e molto partecipate sono state le manifestazioni in occasione dello sciopero generale del 14 novembre. Una giornata che avrebbe potuto essere ancora più combattiva e incisiva, se alcune direzioni sindacali avessero fatto altre scelte: abbiamo citato il caso della direzione Fiom, che ha deciso di dividere lo sciopero dei metalmeccanici in due giornate differenti (14 novembre al nord e 21 novembre al sud); ma simile è stato l'atteggiamento della direzione di Usb, che ha preferito organizzare uno sciopero in solitaria il 24 ottobre, di fatto depotenziando la giornata del 14 novembre (anche se Usb ha comunque proclamato lo sciopero di 4 ore il 14).
Nonostante questi limiti, lo sciopero è indubbiamente riuscito. Le piazze erano piene e combattive, nonostante in alcune situazioni si sia riscontrata un'eccessiva frammentazione dei cortei e delle manifestazioni. E' emblematico il caso di Milano, dove si sono snodati per la città ben tre cortei: uno della Fiom (con un ampio spezzone del Si.Cobas), un partecipato corteo dei sindacati di base (Cub, Usi, Usb, Conf. Cobas) e infine un corteo degli studenti (che ha subito una pesante carica da parte della polizia, fatto su cui si sono avventati i mass media, al fine di occultare le ragioni dello sciopero e della protesta).
I militanti del Pdac erano presenti nelle diverse piazze della protesta: da Milano (in tutti e tre i cortei) a Bari (con uno spezzone di partito), da Palermo alla Campania, ecc. Nelle piazze e nei cortei, i comunisti devono stare al fianco dei lavoratori, anche quando vengono chiamati a manifestare dalle direzioni burocratiche della Fiom e della Cgil: ma al contempo compito dei comunisti è quello di dire ai lavoratori che non devono fidarsi dei quelle direzioni, anche se oggi appaiono a milioni di lavoratori, disoccupati, studenti come un punto di riferimento alternativo ai piani del governo (emblematica in tal senso è la figura di Landini). In realtà, né la Camusso né Landini offrono ai lavoratori un'alternativa a questo sistema economico e sociale, poiché l'unico loro fine è quello di difendere i propri interessi di apparato. La riprova sta nel fatto che Landini e la Camusso già stanno trattando con Renzi una semplice revisione del Jobs Act.
Una reale risposta alle esigenze della classe lavoratrice, dei disoccupati e degli studenti, può venire solo dalla costruzione di un'altra direzione delle lotte e degli scioperi, quella direzione che ancora manca: una direzione politica rivoluzionaria, che ponga all'ordine del giorno la cacciata del governo Renzi e lotti per la prospettiva di un governo dei lavoratori per i lavoratori. La costruzione di quella direzione su scala internazionale è l'obiettivo che si pongono il Pdac e le sezioni della Lit: un obiettivo non proclamato o astratto, ma che vogliamo e dobbiamo costruire nel vivo delle lotte, insieme con le avanguardie combattive che animano gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni.
Nonostante questi limiti, lo sciopero è indubbiamente riuscito. Le piazze erano piene e combattive, nonostante in alcune situazioni si sia riscontrata un'eccessiva frammentazione dei cortei e delle manifestazioni. E' emblematico il caso di Milano, dove si sono snodati per la città ben tre cortei: uno della Fiom (con un ampio spezzone del Si.Cobas), un partecipato corteo dei sindacati di base (Cub, Usi, Usb, Conf. Cobas) e infine un corteo degli studenti (che ha subito una pesante carica da parte della polizia, fatto su cui si sono avventati i mass media, al fine di occultare le ragioni dello sciopero e della protesta).
I militanti del Pdac erano presenti nelle diverse piazze della protesta: da Milano (in tutti e tre i cortei) a Bari (con uno spezzone di partito), da Palermo alla Campania, ecc. Nelle piazze e nei cortei, i comunisti devono stare al fianco dei lavoratori, anche quando vengono chiamati a manifestare dalle direzioni burocratiche della Fiom e della Cgil: ma al contempo compito dei comunisti è quello di dire ai lavoratori che non devono fidarsi dei quelle direzioni, anche se oggi appaiono a milioni di lavoratori, disoccupati, studenti come un punto di riferimento alternativo ai piani del governo (emblematica in tal senso è la figura di Landini). In realtà, né la Camusso né Landini offrono ai lavoratori un'alternativa a questo sistema economico e sociale, poiché l'unico loro fine è quello di difendere i propri interessi di apparato. La riprova sta nel fatto che Landini e la Camusso già stanno trattando con Renzi una semplice revisione del Jobs Act.
Una reale risposta alle esigenze della classe lavoratrice, dei disoccupati e degli studenti, può venire solo dalla costruzione di un'altra direzione delle lotte e degli scioperi, quella direzione che ancora manca: una direzione politica rivoluzionaria, che ponga all'ordine del giorno la cacciata del governo Renzi e lotti per la prospettiva di un governo dei lavoratori per i lavoratori. La costruzione di quella direzione su scala internazionale è l'obiettivo che si pongono il Pdac e le sezioni della Lit: un obiettivo non proclamato o astratto, ma che vogliamo e dobbiamo costruire nel vivo delle lotte, insieme con le avanguardie combattive che animano gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni.
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