Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 3 dicembre 2014

Incontro dibattito: Sanità 2.0

Il Coordinamento provinciale della sanità terrà un incontro-dibattito sabato 6 dicembre 2014, alle ore 15,30, presso l’aula consiliare del Comune di Alatri, in Piazza S Maria Maggiore.
L’evento che avrà come tema: “ Sanità 2.0 – Il vero e il falso” sarà anche l’occasione per ringraziare i sindaci che hanno votato NO all’atto aziendale della ASL, scelta che il Coordinamento valuta coerente, intelligente e responsabile verso il bisogno di salute dei loro concittadini in una visione lungimirante nella difesa degliinteressi dell’intera provincia.
La manifestazione, alla quale saranno invitati tutti i sindaci, è aperta alla partecipazione dei cittadini e delle associazioni.


Frosinone 27 novembre 2014

Video di Luciano Granieri

LETTERA AI SINDACI

Ai Sindaci della provincia di Frosinone
LORO SEDI


Oggetto: incontro sabato 06.12.2014 sulla situazione sanitaria provinciale

Com’è noto, una piccola minoranza di primi cittadini (22) ha approvato l’Atto Aziendale della ASL.  Il non aver partecipato a tutti i momenti del dibattito  nelle assemblee della Conferenza locale della sanità  ed a tutti i momenti di confronto messi in atto dal Coordinamento provinciale della sanità non ha permesso a tutti Voi di essere protagonisti coscienti di una decisione che ha danneggiato fortemente l’organizzazione della sanità e gli interessi generali del nostro territorio e delle sue popolazioni.
La nostra provincia sta morendo. Chiudono fabbriche, scuole e ospedali. Cresce la povertà e l’indigenza mentre aumenta sempre più il costo dei servizi primari. Purtroppo, crescono anche tumori e malattie respiratorie, per l’elevatissimo inquinamento atmosferico, delle acque e del terreno, dalla Valle del Sacco alla media e bassa Valle del Liri. Dobbiamo ancora registrare la presenza di discariche ed inceneritori che da Colleferro a San Vittore del Lazio ci preoccupano fortemente.
Questa realtà impone, con urgenza, la necessità di un’organizzazione sanitaria efficiente e di qualità  per potere difendere seriamente il nostro diritto alla salute.
Grazie alla coerenza ed al forte impegno dei 17 Sindaci che hanno votato NO all’Atto Aziendale ed alla mobilitazione di associazioni e cittadini che hanno manifestato in ogni angolo di questa provincia, è rimasta aperta una possibilità per poter imprimere una svolta decisiva ai servizi sanitari rilanciando efficienza, qualità, organizzazione e crescita gestionale, unite alla trasparenza ed alla partecipazione.
Per poter discutere insieme di tutto ciò e di ogni altro argomento che si riterrà opportuno porre all’attenzione della pubblica opinione, i Sindaci sono invitati a partecipare all’incontro di Alatri, del quale si allega la locandina, che avrà luogo SABATO 6 DICEMBRE 2014, alle ore 15,30 presso l'Auditorium Universitario “Conti Gentili” in Piazza S. Maria Maggiore.
Confidando in una partecipazione impegnata con l’obiettivo di concordare un percorso comune di atti ed eventi da realizzare nelle prossime settimane, si porgono cordiali saluti.
30.11.2014

Coordinamento Provinciale  Sanità

martedì 2 dicembre 2014

La legge giusta

Luciano Granieri



Quand’è che una legge è giusta? Quando tutela i cittadini e assicura un equilibrio fra i diritti e i doveri  di ognuno, determinati  dalla  variegata composizione sociale della collettività? Probabilmente si ma non è detto. 

Ad esempio, è giusto che un Consiglio comunale voti l'inserimento in bilancio di   una  spesa necessaria   a garantire l’assistenza ai minori nelle case famiglia?  Che diamine! Certo che si.  Bisogna essere dei  senza cuore per non garantire una vita decente ad un’infanzia non propriamente fortunata! Eppure non è così scontato. 

Nel Consiglio comunale di Frosinone, quattro giorni fa, questa legge, inserita in un più ampio contesto riferito ad  aggiustamenti di bilancio, non era giusta, non perché non fosse giusta in se, ma per il semplice motivo che gli assessori, componenti la giunta del sindaco Ottaviani, non erano graditi ai consiglieri di maggioranza. Ergo la legge, in questo caso ingiusta, non è passata e il sindaco è andato sotto. Si cambia la norma?  I  fondi stanziati sono insufficienti?  Si prevede una diversa allocazione delle voci di spesa per garantire questa sacrosanta tutela sociale? Insomma si discute nel merito? 

Nient’affatto il problema non è  il dispositivo ma la squadra che lo presenta. Dunque si rimuove la squadra. Così a quattro giorni dal primo flop, il sindaco Ottaviani elimina l’ostacolo, avoca a se tutte le deleghe assessorili, azzera la giunta e ripresenta il tutto  motu proprio. Improvvisamente la legge da ingiusta diventa giusta e passa ad ampia maggioranza. 

Bello però questo sistema degli assessori precari!  Quando la giunta, per mutate condizioni di schieramenti,  non rispetta   più la  distribuzioni delle poltrone, come  da manuale Cencelli,  e per questo è  di ostacolo all’approvazione di una legge, si  azzera.  

Dopodiché se ne  promuove un’altra che rimane in carica fino a quando anch’essa, per un motivo  o per un altro, diventa d’intralcio, pronta ad essere sostituita  da un’altra  ancora  più  confacente alle esigenze del caso, e così via.  

Un sistema un tantino despota, da podestà di regime, ma sicuramente efficiente ad assicurare la durata della consiluatura.  Un sistema, per altro, che dovrebbe suscitare la rivolta delle opposizioni, ma si sa nella nostra città l’opposizione non è pervenuta, non ci risulta.

Resoconto incontro Commissione statutaria del Consiglio provinciale

Luisa Montoni Comitato  Provinciale Acqua Pubblica Frosinone


Ieri si è svolto l'incontro tra il Comitato provinciale acqua pubblica e la Commissione statutaria del Consiglio provinciale nelle persone del presidente della commissione Di Carlo e dei due consiglieri Quadrini e Amata.
Con un atteggiamento particolarmente interessato ed aperto al confronto da parte dei nostri interlocutori (l'incontro si è prolungato per più di un'ora) abbiamo condiviso il preoccupante quadro generale che da una parte vede una crisi della stessa democrazia formale rappresentativa con la Provincia diventata ente di secondo livello mantenendo però le stesse competenze (e gli enti locali di prossimità che si svuotano della loro sovranità a favore delle unioni dei comuni) dall'altra vede gli enti strozzati dai tagli delle politiche finanziarie statali nel ricatto di ulteriori privatizzazioni e finanziarizzazioni dei servizi pubblici. Si assiste, quindi, in modo sostanziale ad un riordino del governo del territorio che significa servizi pubblici e godimento di diritti (all'acqua, alla salute, alla qualità dell'ambiente...) che allontana dal suo controllo e dalla sua gestione in primo luogo i cittadini. 
Proprio noi cittadini dell'Ato5 sappiamo cosa significa organizzare il governo e la gestione di un servizio pubblico essenziale come quello idrico all'interno di una 'zona omogenea' governata da un organismo di secondo (terzo?) livello come l'autorità d'ambito con l'assemblea dei sindaci senza vincolo di mandato ( diventerà l'assemblea dei presidenti delle unioni dei comuni?) con la gestione nelle mani di un gestore del tutto privato (in Italia ci sono solo 4 casi di gestione al 100%privata) che per sua natura fa profitto e non collega il servizio che vende  ad un diritto essenziale alla vita. 
Con tutte queste premesse abbiamo presentato la nostra proposta evidenziando in particolare la questione del governo e gestione dei servizi pubblici, della democrazia partecipativa e della garanzia del minimo vitale garantito all'interno dell'articolo sul diritto all'acqua.
I consiglieri con i documenti sul tavolo ci hanno assicurato che il 90% delle nostre richieste è già stato inserito nella proposta di statuto (compreso l'isitituto del referendum propositivo non previsto dallo statuto tipo dell'Unione delle province) e che quanto presentato e messo in particolare rilievo sarà portato all'attenzione della prossima seduta della Commissione statutaria.        


In merito alle richieste fatte dalla delegazione delle varie associazioni e movimenti martedì scorso alla presenza di Di Carlo ci è stato risposto che il Presidente Pompeo si è impegnato a chiedere ad Acea di sospendere gli atteggiamenti estorsivi nei confronti degli utenti. Non soddisfatti della risposta abbiamo insistito per un incontro con Pompeo. I consiglieri si sono impegnati a farci avere un incontro con lui entro due/tre giorni. 
Vi informerò tempestivamante non appena ci comunicheranno la data.

lunedì 1 dicembre 2014

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere

Renato Caputo

Illustrazione di Luciano Granieri


Venerdì 28 novembre: sit in degli autoconvocati a via Pianciani, davanti alla sede dell’ufficio Scolastico Regionale del Lazio. Come era già accaduto venerdì 14 novembre scorso, in occasione del sit in al Ministero dell’Istruzione, troviamo un nutrito schieramento di sicurezza a presidiare e difendere gli ingressi, blindato e polizia in tenuta antisommossa.
Tanto per accoglierci con il solito, inequivocabile biglietto da visita.
Alle 17.30 il Direttore Generale dell’USR, dr Gildo De Angelis, accoglie una delegazione, incaricata di consegnare le centinaia di documenti prodotti nei collegi dei docenti, nelle assemblee sindacali e in tutte le occasioni di confronto collettivo sui temi della proposta “La Buona Scuola”, in ottemperanza alla richiesta governativa di consultazione pubblica del documento e delle circolari della Direzione Generale dell’USR del Lazio.
Da subito, la nostra richiesta di protocollare e consegnare le mozioni viene fermamente respinta dal dirigente, che esprime apertamente un totale disinteresse per i documenti prodotti e che,nell’ordine, ci comunica quanto segue:
a)                           Negli incontri che si sono svolti nelle scuole del Lazio, le reazioni dei docenti e dei dirigenti sono state globalmente molto positive. Alla nostra richiesta di citarci almeno una scuola che abbia espresso pareri positivi o mostrarci almeno un documento che contenga apprezzamenti nei confronti de “La Buona Scuola” non ha saputo rispondere. Alla nostra rilevazione della evidente mancanza di trasparenza in merito alle modalità della consultazione on line non ha saputo dare alcun tipo di chiarimento.
b)                           È convinto, senza tuttavia volerne leggere neanche uno, che nei numerosissimi documenti presentati ci siano solo critiche negative di tipo pregiudiziale, prive di qualunque proposta alternativa. Alla nostra lettura di una mozione scelta a caso, nella quale si individuano concrete soluzioni ai problemi della scuola e si fa riferimento alla Legge di Iniziativa Popolare “Per la buona scuola per la Repubblica”non ha saputo controbattere
c)                           Alla nostra insistenza in merito all’importanza dei documenti che vogliamo consegnare, per suo tramite, al MIUR, che testimoniano lettura attenta e riflessione accurata di un campione significativo di docenti italiani che ha accolto, evidentemente, l’invito del Governo a tutti i cittadini ad esprimersi nel merito, invito reiterato per due mesi in tutti i siti e i canali di comunicazione istituzionali, reagisce con evidente fastidio e una inaccettabile dose di sprezzante cinismo, adducendo la giustificazione che ha solo quattro lavoratori a disposizione per la lettura e l’analisi di tutte le note e i documenti che sono arrivati in queste ultime settimane ai suoi uffici.

Se c’era bisogno di una prova ulteriore che la consultazione pubblica su “La Buona Scuola” è una colossale mistificazione ad uso e consumo di tutti gli italiani inutilmente chiamati a esprimersi possiamo affermare che venerdì pomeriggio se ne è avuta una dimostrazione plastica inequivocabile.

Sentenza storica per i precari della scuola. "E ora immissioni subito!"

Andrea Fioretti

Tanto tuonò che piovve. Alla fine la Sentenza della Corte di Giustizia europea è arrivata ed è perentoria. L’utilizzo strutturale di contratti precari per i docenti, che avviene da anni nel nostro paese, è illegittimo. Tutti i precari che lavorano da più di 36 mesi con un contratto a termine devono essere assunti a tempo indeterminato. Il Governo risponde di aver previsto già l’assunzione di 148mila precari più altri 40mila tramite concorso. Ma la sentenza apre una porta anche ad altre 100mila persone (tra docenti abilitati Tfa, Pas e personale Ata) che non verranno assunte pur avendo ottenuto l’abilitazione. Quindi si parla di assunzioni dovute per un numero oscillante tra le 250 e le 300mila persone a causa dell’ingiustizia colossale reiterata da tutti i governi negli ultimi 15 anni.
Intanto il mondo della scuola è in subbuglio. Sono partite le occupazioni degli studenti e CGIL, Cobas e lavoratori autoconvocati si stanno mobilitando con differenti iniziative per bocciare il Piano Scuola del Governo Renzi.
Proprio in questi giorni sono stati diffusi i risultati di un sondaggio intitolato “La vera scuola boccia la Buona Scuola” che è stato realizzato dagli autoconvocati della scuola e dal Coordinamento per la riproposizione della Legge di iniziativa popolare (Lip) “Per una buona Scuola per la Repubblica”, e che ha evidenziato un rifiuto sempre più largo nei confronti della riforma del Governo. In un mese sono state raccolte 160 tra delibere e mozioni dei collegi docenti che rovesciano le linee guida targate Renzi-Giannini. Ovviamente ora i precari, gli insegnanti ed il personale ATA si mobiliteranno anche perché questa sentenza non resti lettera morta, oltre che per bocciare la logica aziendalista della “Buona Scuola” di Renzi. Per loro la “Buona Scuola” in tutto questo non c'entra nulla e ritengono che nessuno possa chiedere “in cambio” di assunzioni dovute lo scippo degli scatti, la falsa meritocrazia, meno democrazia scolastica e la trasformazione degli istituti in fondazioni.
“Accogliamo con favore la sentenza della Corte di Giustizia della UE perché dimostra che abbiamo ragione a mobilitarci contro la reiterazione strutturale del precariato nella Scuola e per le immissioni subito. Oggi il governo è costretto alle assunzioni. Ma noi non siamo sicuri che questo avvenga veramente e quindi partiremo con assemblee e mobilitazioni perché la sentenza trovi applicazione. D’altra parte questa sentenza è stata possibile solo grazie alla mobilitazione di anni che c’è stata tra i precari della scuola e gli insegnanti. Vogliamo capire dal ministro Giannini se effettivamente tutti precari, insegnanti e ATA, verranno assunti e quali risorse investiranno. Altrimenti verrebbe confermata la logica della spending review che colpisce tutto il Pubblico Impiego. Troviamo assurdo, infatti, che il governo pensi di risolvere tutto questo con un piano che non prevede nemmeno un euro sulla didattica, imponendo quindi a quelli che verranno immessi in ruolo una dequalificazione impiegandoli in altre mansioni. Invece noi chiediamo la fine dei tagli e di tornare a investire nell’Istruzione per tutelare il diritto di tutti a un lavoro stabile, ma anche ad un insegnamento di qualità.” E’ quanto afferma Francesco Cori dei lavoratori autoconvocati della scuola al presidio davanti al Provveditorato di Roma.
Intanto il governo, i ministri e gli spot della propaganda RAI ci bombardano quotidianamente sulla presunta ineluttabilità e progressività delle istituzioni europee. Quando queste ci impongono di privatizzare i servizi, tagliare il welfare e cancellare i diritti dei lavoratori in nome delle politiche di austerità, politici egiornalisti embedded scattano sull'attenti: è l’Europa che ce lo chiede! Il PD ne ha fatto addirittura uno slogan con cui ha finito per sostenere tutti i governi delle larghe intese con il centro-destra in nome del rispetto dei dogmi liberisti della BCE.
E ora vedremo se i partiti di Governo ed il Parlamento aderiranno altrettanto “inevitabilmente” a questa nuova richiesta dell’Europa che impone di assumere tutti i precari della scuola e che prepara un’altra tempesta. Le motivazioni della Sentenza mettono in discussione, infatti, l’assetto portante del Jobs Act contenuto nel Decreto Poletti: la reiterazione infinita e senza causale dei contratti a tempo determinato.

Su questo precari della scuola, strikers dello sciopero sociale e sindacati conflittuali sono già sul piede di guerra. E con lo sciopero generale del 12 dicembre alle porte, se la CGIL non cede alle pressioni provenienti dal Nazareno, si potrebbe annunciare un percorso non facile per il Governo Renzi che comincia a “non stare sereno”.

Quando il razzismo porta un distintivo

Keeanga-Yamahtta   fonte: Z net Italy

L’agente di polizia di Ferguson Darren Wilson, ha trascorso più di 100 giorni nascosto mentre un gran giurì decideva se incriminarlo oppure no per qualsiasi accusa relativa all’uccisione dell’adolescente di colore Mike Brown. Dopo un lungo discorso arrogante in difesa dell’indifendibile, il Pubblico Ministero Robert McCulloch ha annunciato che non ci sarebbe stata nessuna incriminazione.
La decisione di non incriminare Wilson non è stata una sorpresa  ma la sua prevedibilità non ha fatto molto per disperdere la rabbia e la frustrazione che è diventata oramai parte del rituale di lutto per la perdita di un altro giovane afro-americano causata dalle forze dell’ordine che applicano la  legge americana. Non può esserci alcun dubbio che la vita di una persona di colore valga poco e sia sacrificabile agli occhi delle forze dell’ordine e del sistema di giustizia penale di cui fanno parte.
E tuttavia c’è un rifiuto ostinato di fare una conversazione di questo come punto di partenza per qualsiasi cambiamento significativo della pratica di mantenere  l’ordine in questo paese. Invece i media tradizionali e il presidente Barack Obama continuano a incentrare la loro attenzione sul potenziale di violenza tra gli attivisti contrari alla brutalità della polizia, particolarmente a Ferguson, Missouri.
Nelle scorse settimane, le forze dell’ordine e i media hanno lavorato in tandem per fare montare l’isterismo per le violente dimostrazioni all’indomani della prevedibile decisione di non processare Wilson.
Per mesi 1.000 poliziotti in tutta St Louis si preparavano per queste dimostrazioni. L’FBI ha diffuso un promemoria per le locali forze dell’ordine avvertendole della presenza di “agitatori esterni” e di violente proteste di solidarietà con Ferguson. Le scuole pubbliche di Boston hanno perfino fatto telefonate che si chiamano robo-calls (Cioè una telefonata che usa un congegno elettronico computerizzato che compone automaticamente i numeri di telefono per inviare un messaggio pre-registrato, come se venisse da un robot (http://en.wikipedia.org/wiki/Robocall), n.d.t.), che invitavano a dimostrazioni “pacifiche” subito dopo la decisione del gran giurì. Nella copertura data dai media circa la reazione alla decisione, gli inviati indossavano maschere antigas, preparavano le loro macchine fotografiche per riprendere oggetti che bruciavano, e inserivano loro stessi e la loro sicurezza personale nelle notizie della sera.
Ma in tutti gli articoli isterici sulle dimostrazioni violente, non c’è stata quasi nessuna discussione riguardo a che cosa avesse spinto a una reazione così violenta per la decisione del grand giurì. Non c’è stata alcuna discussione sulla violenza della polizia, sui maltrattamenti e, certo, sul terrorismo che è diffuso nelle comunità della gente di colore, in ogni città e stato di questo paese.
Invece il presidente Obama ha offerto la vacua osservazione: “Abbiamo fatto enormi progressi nei rapporti tra razze diverse nel corso dei recenti decenni.” Quei progressi sono decisamente difficili da misurare dato il persistere di omicidi di Afro-Americani per mano della polizia.
Proprio nei giorni precedenti alla decisione del gran giurì, la polizia di Cleveland ha ucciso una donna afro-americana, Tanish Anderson, spaccandole la testa sul cemento. Poi il dodicenne Tamir Rice, anch’egli di Cliveland  è stato colpito due volte con un’arma da fuoco da poliziotti bianchi,  e poi ucciso: aveva in mano una pistola giocattolo ad aria compressa. L’Afro-Americano Akai Gurley è stato ucciso dai poliziotti di New York City quando è entrato nel vano scala di un palazzo.
Questi casi graffiano soltanto la superficie dello scopo del controllo razzista negli Stati Uniti, ma argomento di quasi nessuna discussione al di fuori dei circoli radicali.
E’ 21 volte più probabile che  i poliziotti bianchi uccidano un uomo di colore che un bianco. E altri poliziotti  Afro-Americani non sarebbe di aiuto. I poliziotti di colore sono coinvolti soltanto nel 10% delle sparatorie della polizia, ma il 78% delle vittime a cui sparano sono afro-americane.
L’FBI ha calcolato che dal 2007 al 2012 i poliziotti bianchi hanno ucciso almeno due persone di colore ciascuno e ogni settimana – grosso modo 500 morti in tutto. Per mettere questo in prospettiva, considerate che nei 5 anni precedenti all’introduzione delle legislazione federale anti-linciaggio del 1922, c’erano 285 linciaggi di Afro-Americani. L’epidemia di razzismo sta infuriando in ogni istituzione connessa al sistema americano di giustizia penale.
La violenza della polizia è soltanto un aspetto di un sistema di giustizia penale generalmente razzista che trae energia dalla gente di colore. Tantissimi  Afro-Americani sono stati perseguitati dalla “guerra alle droghe” che ha provocato la criminalizzazione, in senso letterale delle  comunità afro-americane. Per considerare soltanto una statistica che illustra le disuguaglianze, gli Afro-Americani sono il 13% di coloro che assumono droga – grosso modo la stessa proporzione che che c’è nella popolazione totale – ma sono il 46% di quelli condannati per reati collegati alla droga.
I fanti nella guerra alle droghe sono i poliziotti  di ronda che prendono di mira le comunità Nere per fare i facili arresti sempre più richiesti dai funzionari municipali che li desiderano moltissimo,  come prova che stanno combattendo il crimine. E a Ferguson c’è anche un altro motivo le multe dei tribunali municipali, soprattutto per violazioni fatte riguardanti i veicoli, sono la seconda maggiore fonte di reddito per la città.
Leggendo la testimonianza di Darren Wilson che descrive Mike Brown nelle trascrizioni del gran giurì che sono state diffuse, ci si può rendere conto di quanto il razzismo della polizia sia radicato.
E’ infatti la disumanizzazione razzista di Brown che tiene insieme la storia di Wilson. L’unico modo di credere a Darren Wilson è sospendere la convinzione dell’umanità di Brown, il suo essere uomo in senso letterale. Secondo la testimonianza di Wilson, Brown diventa un animale selvaggio – o un “demonio”, come il poliziotto si riferisce a Brown – che ha  sbattuto giù  Wilson come una bambola di pezza, “ha  grugnito in modo aggressivo,” era  insensibile  alle ferite da arma da fuoco, e si è fermato soltanto quando gli ha sparato alla testa.
L’UNIVERSALITA’ del razzismo della polizia ha spinto migliaia di persone di tutto il paese a organizzare e a partecipare a dimostrazioni di solidarietà con Mike Brown, la sua famiglia e Ferguson. Si riconosce che abbiamo un enorme debito con gli abitanti di Ferguson che si sono rifiutati di smettere di organizzarsi e di fare la campagna contro questa ingiustizia. Così facendo hanno dato nuova vita a un movimento in crescita, contro la sorveglianza razzista e il sistema criminale dell’ingiustizia.
Il movimento di Ferguson si è basato su un movimento che ha radici nell’organizzazione per impedire l’esecuzione del prigioniero di colore che era nel braccio della morte,  Troy Davis,in  Georgia nell’autunno del 2011. Nasce certamente dall’attivismo che ha contribuito a fare arrestare George Zimmerman, arrestato per l’uccisione di Trayvon Martin, e che è riapparso dopo che Zimmerman è stato prosciolto.
Il movimento è rappresentato da un nucleo di giovani organizzatori che appartengono a una molteplicità di gruppi, compresi: Hands Up United (Unione Alzare le mani ), Organization for Black Struggle,  (Organizzazione per la lotta nera), We Charge Genocide (Accusiamo il genocidio), Black Lives Matter (Le vite dei Neri sono importanti),  Don’t Shoot Coalitio (Non uccidete la coalizione, Millennial Activists Unite (Attivisti del millennio uniti),  Black Youth Project 100 e oltre (Progetto Gioventù nera), e ancora altri.
Tramite l’attivismo, questo strato di leader in evoluzione,  ha aiutato  a capire che la “divisione” nell’America Nera tanto discussa, riguarda la politica molto più che la semplice generazione.
Sfuggirà a poche persone il fatto che gli stessi leader di colore tradizionali che all’inizio di novembre predicavano agli afro-americani di andare a votare contro i candidati democratici che hanno avuto pochissimo da dire sui problemi che hanno un impatto sulle comunità Nere, loro stessi ora hanno poco da dire su come reagire ai fatti di  Ferguson.
Non solo nessun preminente funzionario eletto si è dichiarato contrario alla mobilitazione della Guardia Nazionale e ai palesi tentativi di impaurire i dimostranti di Ferguson, ma pochissimi hanno richiesto politiche concrete intese a controllare la sorveglianza razzista nelle comunità Nere.
Naturalmente, fare questo metterebbe in discussione molte altre abitudini delle comunità Nere proprio adesso. La sorveglianza di tipo razzista non avviene in un vuoto, ma deve essere vista, al meno in parte come il rovescio della medaglia del saccheggio economico di quelle comunità.
I governi a livello locale, statale e federale hanno lentamente eroso i quartieri neri chiudendo le scuole pubbliche e gli edifici pubblici di proprietà del governo, chiudendo gli ambulatori e gli ospedali pubblici, e tagliando i finanziamenti per i programmi sociali. Erano stati in attesa mentre la crisi dei pignoramenti ha spianato la strada alla crisi degli sfratti. Hanno difeso la distruzione degli impieghi del settore pubblico che sono stati una fonte di introiti di livello medio per gli Afro-Americani, e hanno invece sostenuto la sottoccupazione pagata poco. Inoltre, la carcerazione di massa di centinaia di migliaia di uomini e donne di colore li ha lasciati impossibilitati a partecipare al mercato del lavoro, o, se vi sono riusciti, sono soltanto ai margini.
Nel complesso, questi fattori si uniscono per rendere vulnerabili le comunità Nere alla sorveglianza che aveva già criminalizzato e impoverito gli afro-americani.
Queste pratiche di controllo sono, di fatto, diventate una  forma di linea politica pubblica che complica quello che ha già criminalizzato e impoverito gli Afro-Americani. Infatti hanno pochissimi rimedi da offrire al di là degli studi, delle indagini e di vaghe richieste di giustizia.
Ci sono però domande molto chiare che il nostro movimento può mettere sul tavolo per incrementare la pressione sui leader ingannevoli che appoggiano l’applicazione della legge e aderiscono all’idea che il problema sono “poche mele marce,” invece che a quella  che il controllo è sistematicamente razzista.
Dovremmo chiedere commissioni civili di revisione che riflettano la composizione delle comunità dove la polizia è accusata di reati. Possiamo domandare una legge federale contro la schedatura in base alla razza. Possiamo chiedere che i poliziotti accusati e violenze e di omicidio vengano davvero arrestati e sottoposti a un procedimento legale, come si farebbe con qualsiasi altra persona. Infine, e questa non è affatto una lista esaustiva – dovremmo chiedere che le forze di polizia di tutto il paese vengano disarmate.
C’è un’epidemia di sparatorie contro Afro-Americani disarmati che si sta intensificando. Nello Utah, la polizia è responsabile di uno sconvolgente 15%  di tutti gli omicidi commessi nello stato. La decisione del gran giurì di non incriminare Darren Wilson fornirà la copertura alla polizia di tutto il paese per continuare a uccidere Afro-Americani disarmati – almeno che non togliamo di mano le armi alla polizia.
L’omicidio di Mike Brown ha creato una nuova urgenza di creare questo movimento. E’ chiaro che niente altro che un movimento di massa può fermare l’insensata uccisione di giovani Afro-Americani per mano della polizia americana.

domenica 30 novembre 2014

Le ere geolocighe del DEA di II livello

Francesco Notrarcola video di Luciano Granieri


Così si esprimevano tempo fa: 

“ Volevamo fare un regalo di Natale a Frosinone e ci siamo riusciti. Con l’attivazione del servizio di Neurochirurgia,  Frosinone avrà il DEA di secondo livello” (Renata Polverini all’inaugurazione del “Fabrizio Spaziani”).

“ Sarebbe un danno incalcolabile se ci venisse scippato il DEA di secondo livello” 
(Francesco De Angelis – 11.08.2010 – Il Tempo)

“ Siamo in una situazione critica, il personale non può fare il turnover e i precari non vedono confermare il proprio contratto. Inoltre, nel caso in cui sia attivato il DEA di II livello sarebbe semplicemente un monumento in mezzo al deserto perché  sul territorio non abbiamo nessuna struttura di sostegno. E non solo ci hanno penalizzato per gli acuti ma anche e soprattutto per la lungodegenza. Come è possibile che un Presidente di Regione possa  decidere un piano sanitario senza consultare i propri consiglieri di maggioranza?" ( Scalia 30.09.2010 – Il Tempo)

“ Il DEA non c’è nel nuovo piano.  ……il Bur di settembre conferma che il DEA di II livello è previsto nel Piano sanitario adottato quando governava il centro sinistra in Regione” ( Scalia 23.09.2010 – Il Tempo)

“ In 2 anni lo Spaziani sarà DEA di II°  livello” ( Mario Abbruzzese  05. 01. 2012 – Il Tempo

“ Il nuovo ospedale di Frosinone sarà DEA di II° livello. E’ scritto chiaramente nel BOLLETTINO Ufficiale della Regione Lazio n. 33, pubblicato lo scorso 7 settembre” ( Mario Abbruzzese 17 settembre 2010).

Agli elettori del centro-sinistra e del centro-destra, ai cittadini tutti della nostra provincia chiediamo di esprime il loro giudizio .


Video storia di uno psico dramma 
 Luciano Granieri 

E' il 20 settembre del  2010. A richiedere l'apertura dell'ospedale Fabrizio Spaziani  e il DEA di II livello per Frosinone il gotha del centro sinistra, e della sinistra riformista regionale: 
In ordine sparso si apprezzano le auguste persone di:

Michele Marini, allora sindaco di Frosinone, Esterino Montino  , allora consigliere regionale di opposizione, dell'era Polverini , Luigi Nieri, già assessore al bilancio della giunta Marrazzo,  Francesco Scalia, allora Presidente della Provincia. 








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16 Luglio 2014, quelli  che protestavano stanno al governo della Regione, l'Ospedale lo ha aperto la Polverini, dopo che ne ha chiusi 7 nel territorio, ma del DEA di II livello non c'è traccia. La promessa è sempre valida ma non si realizzerà mai.  Il sindaco di Frosinone è diventato Ottaviani (centro destra) il presidente della Regione è Zingaretti (centro sinistra) , Scalia, diventato Senatore della Repubblica, fa parte del collegio legale della Asl e dunque si guada bene dal comparire in modo eclatante. E' nato un nuovo partito....o movimento, il M5S fondato dal comico Beppe Grillo  il quale ha eletto deputati e senatori uno dei quali Luca Frusone si è schiarato con la protesta.


Tutto Cambia, niente cambia.