Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 10 dicembre 2014

L’operazione Pestilentia a Ferentino

Rete  per la tutela della Valle del Sacco
Francesco Bearzi – Coordinatore Frosinone
Alberto Valleriani – Presidente


Sembra essersi chiuso definitivamente il cerchio intorno a una delle principali fonti delle “puzze” che infestano il territorio di Ferentino provenendo dalla zona industriale limitrofa a via Morolense. Come si apprende dagli organi di informazione, si è conclusa ieri l’operazione Pestilentia, condotta dal Corpo Forestale della Regione Sardegna, a seguito delle indagini svolte dal Nucleo investigativo del Corpo forestale regionale su delega della Procura distrettuale Antimafia di Cagliari, che ha portato all’arresto degli amministratori della società - compreso il responsabile dello stabilimento LEM di Ferentino - disposto dal GIP del tribunale di Cagliari.

Quale sarebbe stato il ruolo dello stabilimento LEM di Ferentino, già sequestrato all’inizio dell’ottobre scorso dai Carabinieri per irregolarità nelle autorizzazioni relative alle emissioni in atmosfera? Sottoprodotti illeciti di origine animale ritirati in Sardegna, comprese carcasse di ovini morti a causa di blue-tongue e destinati al centro di distruzione più vicino al focolaio accertato (non è escluso neppure l’utilizzo di maiali deceduti per peste suina), venivano trasportati a Caivano (Napoli) per la frantumazione, infine a Ferentino per la definitiva trasformazione in farine, oli o grassi destinati al mercato dei mangimi.

Va sottolineato il ruolo esercitato sul territorio in questa e in tante vicende analoghe da una “rete bianca” di associazioni, comitati, cittadini, solerti tecnici e forze dell’ordine, che agevola l’operato di queste ultime. Un pensiero va anche agli amministratori della città di Ferentino, a chi ha sempre seguito la questione con attenzione e a chi sostanzialmente ha fatto finta di niente.

Un ultimo pensiero ai 70 lavoratori dello stabilimento LEM di Ferentino. Vittime di un sistema che illude e violenta la Valle del Sacco, dove si continua a considerare normale il baratto tra ambiente-salute e posti di lavoro. Inaccettabili, ad esempio, le recenti dichiarazioni del presidente della SAF, che auspica il trattamento di ulteriori 200 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani provenienti da Roma per salvaguardare i livelli occupazionali e rendere possibile l’assunzione di 15 nuovi dipendenti. Un ciclo virtuoso dei rifiuti, come un diverso modello di sviluppo, ne creerebbe molti di più, senza compromettere la qualità della vita della popolazione.   

martedì 9 dicembre 2014

Importanti comunicazioni alla cittadinanza Frusinate

Luciano Granieri


Qual è lo stato d’animo di un povero  Cristo abitante di Frosinone, per lo più disoccupato o precario , quando si sveglia la mattina e comincia a respirare l’aria della città più inquinata d’Italia, sapendo che in caso di malattie respiratorie, l’ospedale locale non sa come curarlo  perché non c’è il reparto di pneumologia? 

Come si sente il suddetto soggetto se è obbligato ad accompagnare  a piedi i figli a scuola perché non ha i soldi per pagare la stratosferica  tariffa dello scuolabus, né per lasciarli a mensa? 

E’ contento il tapino nel trovarsi  i rubinetti a secco perché Acea gli ha tolto l’acqua?  

Come prenderà  il fatto che mancano i soldi per l’illuminazione pubblica, per il servizio ai disabili, per riqualificare  alcuni siti di pregio della città, mentre le sostanze abbondano per fare lo stadio? 

E’ contento di pagare i tributi più alti d’Italia,  monnezza compresa, con un tasso di raccolta differenziata irrisorio?  

E’ felice  di risiedere in una città che giace al fondo della classifica per la qualità della vita? 

Probabilmente lo stato d’animo del succitato povero Cristo non sarà dei migliori. Anzi sarà pervaso da un’irrefrenabile voglia di tirare qualche bestemmione. Ma triste sarebbe il disappunto e la noia se una limitata conoscenza del novero delle santità lo costringesse a bestemmiare i soliti duo o tre santi. 

E  qui arriva il salvifico soccorso del sindaco Ottaviani.  Il primo cittadino di Frosinone,  non spenderà i soldi per i servizi ai disagiati e ai  disabili, avrà venduto i propri cittadini alle mire speculative della sanità privata, non avrà vigilato sui soprusi di Acea, ma in compenso ha acquistato fiammanti e luminosi cartelli che ogni mattina indicano il santo del giorno.  Vuoi mettere il sollievo di poter bestemmiare un santo diverso ogni mattina?  E poi dicono che il sindaco non è attento alla sensibilità dei propri cittadini! Certo quei pannelli saranno costati un po’ di soldi, ma è un sacrificio doveroso per rasserenare il povero Cristo stanco di bestemmiare sempre  i soliti santi.

La relazione fra la cupola nera che governa Roma e lo sciopero del 12 dicembre di Susanna Camusso

Resistenza


Occhio non vede, cuore non duole

La relazione fra la cupola nera che governa Roma e lo sciopero del 12 dicembre di Susanna Camusso

12 dicembre, anniversario della strage impunita di Piazza Fontana 

L’operazione “mondo di mezzo” che ha scoperchiato la fogna di intrighi, malavita, affari che regola da anni l’amministrazione di Roma è la manifestazione di quella guerra per bande in cui la classe dominante è avviluppata. Tutto il clamore attorno a intercettazioni, atti, relazioni che emergono dall’inchiesta è il clamore di chi non voleva vedere, faceva finta di non vedere che la “mafia-capitale” è un sistema che regola il governo delle città e, in definitiva, di tutto del paese. 

Chi ancora non vede, o fa finta di non vedere, che non è una questione di PdL o PD, fa in un modo o nell’altro, consapevolmente o meno, il gioco di questa o quella fazione della classe dominante. E in particolare del Vaticano: nessun mezzo di “informazione”, nessun giornalista d’inchiesta, nessun esponente politico di livello nazionale, nessun mezzo di comunicazione e formazione dell’opinione pubblica chiama in causa il Vaticano, benché proprio lì, a Roma, “non si muove foglia che il Vaticano non voglia”.

La questione è una e una sola: che siano “eminenze grigie” o “volti pubblici”, politicanti o faccendieri, portaborse o funzionari, amministratori o ragionieri… il più sano ha la rogna. La questione è che siamo di fronte non a un ramo marcio del sistema, siamo di fronte alla rappresentazione del sistema economico, politico, amministrativo che è così, marcio. 

Fra chi non vede o non vuole vedere, c’è Susanna Camusso. 

Sbrigato efficacemente il nodo di rinviare lo sciopero dopo il voto del Senato sul Job’s Act, adesso la parte craxiana della CGIL si adopera per prepararlo, di concerto con la UIL (esemplare l’invocazione a Renzi del neo Segretario Barbagallo: ci dia un motivo per ritirarlo), al modo di stanco e inutile rituale. L’inutilità del rituale non sta nelle modalità e neppure nella data, sta tutto nel non voler vedere e nel non voler far vedere il nesso stretto fra questo sciopero generale e quanto lo “scandalo” di mafia-capitale dice del Paese.

Non serve a niente chiedere al governo di ritirare il Job’s Act (anche se, per la verità, non è ancora approvato e comunque ogni legge può essere abrogata). La Camusso lo sa. Questo sciopero ha altri compiti, altro ruolo, altra funzione. E’ lo sciopero che chiama a mobilitarsi le masse popolari contro la fogna a cielo aperto che è il governo del paese, ad ogni livello. E’ lo sciopero che chiama i lavoratori di ogni categoria e ogni settore sociale a mobilitarsi per cacciare il governo Renzi - Berlusconi.

 La Camusso può anche fare finta di niente “occhio non vede, cuore non duole”, le centinaia di migliaia di lavoratori che scenderanno nelle strade e nelle piazze no. Loro non possono fare finta di niente: il Ministro Poletti che cenava con la cupola di Roma, il governo Renzi - Berlusconi, i neofascisti sul libro paga dei Servizi Segreti, i presidenti di cooperative, i funzionari che regolano il traffico delle case popolari, i padroni che chiudono e delocalizzano le aziende, i palazzinari, i macellai della scuola pubblica e i parassiti sulla sanità, i cardinali e la Corte pontificia… sono tutti su un carro, litigiosi e ingordi per chi deve spartirsi la fetta di torta più grossa, ma sono tutti sullo stesso carro. Quel carro va rovesciato. 

Per questo ben oltre le liturgie sindacali, lo sciopero del 12 dicembre, che già è stato imposto ai nipotini di Craxi che dirigono la CGIL grazie alla mobilitazione degli operai nelle settimane passate, deve essere valorizzato, conquistato, diretto dal protagonismo di chi per vivere deve lavorare.

E’ l’ora di scendere nelle strade, usare tutte le magagne, i litigi, le incertezze della classe dominante (di cui i vertici della CGIL fanno parte, beninteso) per rendere ingovernabile il paese, dal basso, e costruire, dal basso, una nuova governabilità. 

Cambiare il corso delle cose è possibile. Sono i lavoratori organizzati e il resto delle masse popolari che lo possono fare con un loro governo d’emergenza che rimedi da subito almeno agli effetti più gravi della crisi con misure d’emergenza. 

La chiave di volta della situazione è avere un progetto, un piano d’azione che inquadra le diverse e a volte contrastanti rivendicazioni e aspirazioni delle masse popolari in un obiettivo che le rende compatibili e realistiche. Realistiche, perché la loro realizzazione non dipende da quello che faranno o non faranno Renzi, Bergoglio, Napolitano, Squinzi, Marchionne o chi per essi, cioè da chi non ha nessun interesse a realizzarle, ma dai lavoratori e dal resto delle masse popolari organizzate che, invece, di realizzarle hanno tutto l’interesse.

Da dove iniziare? Costituire organizzazioni operaie nelle aziende private e organizzazioni popolari nelle aziende (ancora) pubbliche che si occupino sistematicamente della salvaguardia delle aziende prevenendo le manovre padronali per ridurle, chiuderle o delocalizzarle, studiando in collegamento con esperti affidabili quale è il futuro migliore per l’azienda, quali beni e servizi può produrre che siano necessari alla popolazione del paese o agli scambi con altri paesi, predisporre in tempo le cose. Questo è oggi il primo passo: lo chiamiamo “occupare l’azienda”.

Stabilire collegamenti con organismi operai e popolari di altre aziende, mobilitare e organizzare le masse popolari, i disoccupati e i precari della zona circostante a svolgere i compiti che le istituzioni lasciano cadere (creare lavoro e in generale risolvere i problemi della vita delle masse popolari), a gestire direttamente parti crescenti della vita sociale, a distribuire nella maniera più organizzata di cui sono capaci i beni e i servizi di cui la crisi priva la parte più oppressa della popolazione, a non accettare le imposizioni dei decreti governativi e a violare le regole e le direttive delle autorità. E’ il contrario che restare chiusi in azienda ed è il passo decisivo: lo chiamiamo “uscire dall’azienda”.

Le organizzazioni degli operai e degli altri lavoratori che “occupano le aziende ed escono dalle aziende” sono la premessa, la base, per costituire un governo d’emergenza popolare e farlo ingoiare ai padroni. Non importa in quanti si è all’inizio in un’azienda. Non importa quante sono le aziende in cui si inizia. Altri seguiranno, perché ogni attacco dei padroni dimostrerà che chi ha iniziato ha ragione. Il Partito dei CARC sostiene, supporta e organizza ogni operaio e ogni lavoratore che si mette su questa strada, che decide di prendere in mano il proprio futuro!

Video a cura di Luciano Granieri


lunedì 8 dicembre 2014

Libertà dei media occidentali

Maha Bader.


Vorrebbero  ogni tanto i media occidentali occuparsi della violenza e degli abusi sui minori  commessi ogni giorno dai soldati israeliani  contro i bambini palestinesi?  Se questi abusi fossero stati compiuti dai miliziani dell’ISIS la notizia avrebbe invaso i media di tutto il mondo occidentale. Ma naturalmente ognuno chiude la bocca quando si tratta di Israele. Sono orgogliosa di constatare la mia maggiore libertà nel parlare dei crimini di Israele rispetto alla maggior parte degli occidentali che pensano di godere di libertà di parola ed espressione,  quando questa, invece, è limitata e controllata. Quando rimanete in silenzio su certi crimini, siete complici e perdete la vostra umanità. Vi attivate maggiormente per un cane o un gatto in preda ad una malattia piuttosto che darvi da fare per le sofferenze di un essere umano come voi.

Traduzione di Luciano Granieri.

Animali antifascisti

fonte: "Il Messaggero"


Barcellona, sbranato dai leoni nel recinto dello zoo: era entrato nella gabbia in tuta mimetica


Ora si trova in ospedale e le sue ferite sono gravissime: è l'uomo che è entrato nella gabbia dei leoni dello zoo di Barcellona. E' in fin di vita. Attaccato immediatamente dagli animali, l'uomo è stato tratto in salvo attraverso il tunnel di servizio grazie all'intervento dagli inservienti dello zoo e dei pompieri che hanno fatto uso di idranti per allontanare i leoni. In precedenza alcuni visitatori avevano lanciato pietre per tentare di fermare i felini.
Al momento non si conoscono i motivi dell'uomo che era vestito con una tuta mimetica. A quanto riferiscono i media, si tratta di un cittadino spagnolo sui 45 anni, arrestato il 23 novembre per aver piazzato due cartelli con delle svastiche sulla facciata della Pedrera, uno degli edifici realizzati da Gaudì a Barcellona, come protesta contro l'aborto. L'11 settembre era stato identificato dopo aver dato fuoco ad una bandiera catalana.



Anche nel ventennio accadde una cosa del genere ad un giovane avanguardista , l'animale aggressore era niente meno che un 'Aquila Reale

Guartadate un po' 

Provocazione di Luciano Granieri


Alatri, Sanità 2.0 il vero e il falso. Un dibattito sentito e partecipato.

Coordinamento provinciale sanità Frosinone


L’incontro-dibattito convocato dal Coordinamento provinciale della sanità, svoltosi ad Alatri sabato 6 c. m. ha visto una presenza numerosa di sindaci, associazioni e cittadini che hanno dato vita ad un confronto ricco di proposte e di assunzione di impegni di lavoro. Gli intervenuti hanno positivamente valutato il ruolo del Coordinamento che ha posto ed imposto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni l’urgente necessità di adeguare le strutture sanitarie del nostro territorio per salvaguardare la salute di una popolazione continuamente  minacciata dall’inquinamento atmosferico e del territorio,  avvelenato dal seppellimento di rifiuti tossici,  dagli inceneritori e dalle discariche abusive e “legali”   che si snocciolano dal Colleferro a San Vittore del Lazio.  Fatti che hanno originato l’aumento dei tumori e delle malattie respiratorie.
A fronte della volontà manifestata da centinaia di associazioni e da decine di migliaia di cittadini che hanno partecipato alle tante iniziative pubbliche si è evidenziata  la delusione profonda per il comportamento dei nostri rappresentanti eletti alla Regione Lazio,  dei sindaci assenti e di coloro che hanno espresso il loro consenso all’atto aziendale della ASL.
A conclusione dei lavori il Coordinamento ha ribadito il proprio impegno ad allargare il confronto e gli incontri in tutti i  comuni della provincia sullo sfascio della sanità,  sulle decisioni contenute nell’atto aziendale della ASL  e  per organizzare i Comitati locali per la difesa della salute.
Il Coordinamento ha sottolineato la determinante importanza di un ricorso al Tar sottoscritto dai sindaci che hanno votato NO e sostenuto  dalle associazioni rammentando  che il termine scade il 5 di gennaio del 2015.
Il Sindaco di Alatri, confermando con coerenza la sua volontà di continuare a battersi per un’ organizzazione sanitaria seria, efficiente e di qualità, ha annunciato di aver già dato mandato ad un legale per l’inoltro del ricorso.
I Sindaci presenti,  dichiarando il loro accordo  con il sindaco di Alatri hanno, inoltre, proposto:
a)     di riunire tutti i consigli comunali e votare documenti da inviare al Presidente della Regione e al Governo; 
b) di mettere a disposizione dei cittadini i legali per denunciare eventuali episodi di malasanità, il non rispetto dei tempi previsti dalla normativa per cure e visite o, se costretti ad emigrare in altre strutture sanitarie,  per chiedere il risarcimento delle spese e di possibili danni subiti; 
c) di promuovere  un incontro con tutti i sindaci della provincia affinchè riflettano sulla giustezza dei loro comportamenti, dei loro atti e delle loro decisioni  che mai debbono essere assunte  in contrasto con gli interessi dei cittadini, rimarcando che il ruolo istituzionale dei sindaci non può essere quello di capibastone ma deve caratterizzarsi come espressione di autonomia e di libertà al servizio della comunità; d) di costituire l’associazione dei sindaci denominata 13 novembre 2014
L’On Buschini, nel,suo intervento,  mentre non ha parlato di alcuna  iniziativa assunta per difendere l’ospedale di Alatri, suo comune di residenza, e per una  sanità provinciale adeguata ai bisogni, si è impegnato a presentare un’interrogazione scritta ed una proposta di legge per lo sblocco delle assunzioni, oltre a richiedere un’audizione alla commissione regionale della sanità. Il Coordinamento e le associazioni sottolineano che ripetutamente, da gennaio ad oggi, hanno chiesto invano di essere ascoltati dalla suddetta commissione e dal Presidente Zingaretti.
Si ricorda ancora che all’incontro della Pisana del 13 nov., chiesto dal Coordinamento  a tutti i gruppi consiliari regionali, erano presenti solo i rappresentanti del PSI, del movimento 5 stelle e di Sel.
 Per la difesa del diritto alla salute le associazioni ed i cittadini avrebbero voluto vedere da parte degli eletti e dei partiti lo stesso impegno e lo stesso accanimento che essi hanno espresso per la SAF e per la Presidenza della provincia. La spartizione di poltrone e prebende conta di più della gente che rischia di morire per un’organizzazione sanitaria che fa acqua da tutte le parti.

Video di Luciano Granieri

  

I bambini di Gaza disegnano la guerra: Mostra censurata

Eleonora Pochi


Raccontare la violenza dei bombardamenti israeliani attraverso disegni fatti da bambini. L’esposizione in California è stata censurata. L’ONG promotrice ne fa un libro

“A Child’s View from Gaza: Palestinian Children’s Art and the Fight Against Censorship” è una mostra di disegni sulla guerra realizzati da bambini di Gaza tra il 2008 e il 2009. Qualche anno dopo, nel 2011, ad Oakland, In California, è stata cancellata la programmazione della mostra al Museum Children’s Art (MOCHA), riguardante disegni di bambini palestinesi di Gaza, che attraverso le matite colorate raccontavano l’orrore dei bombardamenti israeliani.
Sotto le pressioni della Jewis Foundation of East Bay il direttivo ha censurato la mostra, spiegando che i disegni in questione rappresentavano “opere graficamente violente”. Nessuna preoccupazione invece per le opere esposte qualche tempo prima, disegni sulla guerra realizzati da bambini iracheni. Chair Hilmon Sorey, direttore del MOCHA, ha aggiunto che “la violenza riportata nei disegni non è adeguata ai bambini”.
I cinquanta disegni che compongono la mostra – un’iniziativa di Middle East Children’s Alliance (MECA) – sono stati creati da bambini nella Striscia, durante l’operazione militare Piombo Fuso, che provocò nel giro di qualche settimana la morte di centinaia di minori e danni fisici e psicologici per quelli sopravvissuti che ancora oggi sono più che evidenti.
Secondo Il rabbino Douglas Kahn, direttore della Jewish Community Relations Council, i contenuti della mostra sarebbero stati “estremi per i bambini, nonché violenti e diffamatori nei confronti della nostra etnia e della religione ebraica”.
La ONG promotrice della mostra, MECA, ha successivamente raccolto i disegni in un libro, acquistabile dal sito internet dell’ente.

Video a cura di Luciano Granieri.
Brano : Il Vento dell'Odio del gruppo Casa del vento.