Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 13 aprile 2015

Tutti uniti a tifare Frosinone

Luciano Granieri

Oggi  pomeriggio, avrà luogo il derby Frosinone-Latina. Come è noto la partita doveva essere disputata il 29 marzo scorso. Ma  per  le sanzioni subite dalla Società canarina,  a seguito delle presunte intemperanze dei tifosi in occasione della partita giocata con l’Entella, il derby con il Latina avrebbe dovuto giocarsi con la tribuna interdetta ai supporter ciociari . La successiva decisione del tifo organizzato di non accedere alle curve in solidarietà con gli spettatori della gradinata centrale, e la minaccia  di occupare le zone antistanti lo stadio durante la gara,  unita all’endemica rivalità fra le due tifoseria, hanno indotto il Prefetto a rinviare l’incontro per motivi di ordine pubblico. 

Dunque la partita giocata senza i tifosi delle tribune è stata quella vittoriosa di sabato scorso contro   il Pescara.  Scontata la pena  gli spettatori potranno, oggi pomeriggio alle 18,00, accedere nuovamente alle gradinate proibite in occasione del derby. Per quest’anno tutto bene. Ma l’anno prossimo, ammesso che si possa riproporre  il confronto fra le due compagini del basso Lazio,  siamo sicuri che i tifosi canarini  troveranno una gradinata dalla quale poter assistere allo scontro fra gialloazzurri   e nerazzurri?  

Nell’orgia di entusiasmo sull’imminenza della disponibilità del nuovo stadio Casaleno  si stanno trascurando una serie di segnali che a mio parere, non sono incoraggianti.  Per la sistemazione dell’impianto del Casaleno  sono necessari 6 milio di euro: 3,5  a carico del comune, 2,5 in quota ai privati attraverso il sistema del progetti di finanza. Ad oggi la giunta Ottaviani ha già proceduto all’aggiudicazione provvisoria degli appalti alle ditte incaricate di eseguire i lavori per i 3,5 milioni finanziati con i denari pubblici. 

Ma da dove arrivano tutti questi soldi, considerato che il comune è in regime di riequilibrio economico finanziario, sotto stretto controllo della Corte dei Conti, e  che i cittadini sono già vessati da tassazioni al massimo delle aliquote e  stanno scivolando sempre più numerosi verso la soglia di povertà?  I fondi dovrebbero provenire   dalla Cassa Depositi e Prestiti. La Giunta Ottaviani, avvalendosi della facoltà di rinegoziazione di prestiti  ordinari precedentemente attivati, ai sensi dell’art.5 del decreto legge 27 ottobre 1995 n.444, convertito con modificazioni dalla legge  20 dicembre 1995 n.539,   sta tentando di dirottare i fondi derivati da mutui già  richiesti e in parte erogati  per altre opere, sulla realizzazione dello stadio.  

Finanziamenti per la costruzione di una struttura sportiva per disabili “Unitalsi”, per un teatro comunale, per una nuova scuola elementare, per la riqualificazione a parco attrezzato  della zona delle “Fontanelle”, per la sistemazione del Museo Archeologico e relativi limitrofi arredi urbani, confluiranno tutti sullo stadio, annullando di fatto la realizzazione di queste opere. Tant’è vero che il Comune  con la delibera n.93 del 25/02/2015 esplicitamente dichiara di rinunciare alla sistemazione del Museo. 

Al di la dell’opportunità  di sacrificare  tutta una serie di opere di estrema utilità per la promozione sociale della collettività, in favore della  realizzazione di un nuovo  stadio, rimane un  forte dubbio sulla possibilità di  sistemare  effettivamente il  Casaleno. Infatti  La circolare n.1281 della Cassa Depositi e Prestiti datata 7 novembre 2014, con la  quale si autorizza gli enti pubblici titolari di prestiti a rinegoziarne il quadro economico, secondo la già citata  legge 539, indica nel capitolo “Limitazioni” che “eventuali richieste, pervenute dopo il primo luglio 2014 –è il caso del Comune di Frosinone- OVE ACCETTATE, avranno effetto sui corrispondenti Prestiti Rinegoziati”. Quell' “OVE ACCETTATE”  è estremamente preoccupante. 

Infatti la Cdp, ancora non si è espressa sulla fattibilità dell’operazione che potrebbe essere respinta. E avendo il Comune già deliberato di rinunciare alla realizzazione delle opere per le quali era stato richiesto il prestito dirottato sullo stadio, rischia di ritrovarsi senza capra e senza cavoli. Niente museo, e niente stadio. 

C’è da rimarcare che, nonostante non vi sia la certezza dei soldi della Cdp, gli appalti per un valore di 3,5 milioni sono già stati preliminarmente assegnati. Se i fondi non arrivano chi le paga le ditte incaricate ? Pare inoltre che le tribune del Matusa potrebbero essere  smontate non appena finito il campionato, perché dovranno essere  consegnate in permuta alla ditta che monterà  le gradinate   per il Casaleno .  Questa infatti  ne scalerà il valore, quantificato in oltre 360mila euro, sulla fornitura delle nuove strutture . 

Non so se è chiaro, ma rischiamo di trovarci, all’inizio del prossimo campionato, senza stadio, né vecchio, né nuovo. Non a caso lo stesso presidente del Frosinone  Stirpe, molto preoccupato, sta sollecitando il sindaco Ottaviani, affinchè riveda completamente l’operazione giudicata quantomeno rischiosa.  

Ma allora perché il Primo Cittadino frusinate dovrebbe impelagarsi in un’impresa così mprovvida? Semplice perché l’obbiettivo non è dotare il Frosinone Calcio di un nuovo e più funzionale stadio, ma di liberare il più presto possibile l’area dell’attuale campo Matusa e renderla disponibile  all’ennesima speculazione edilizia a favore della lobby fondiaria che governa Frosinone. 

Sono pronti 500mila metri  cubi  di cemento per seppellire il glorioso prato del campo sportivo. Si rinnova lo stesso  tentativo di esproprio di spazi pubblici favorito  dieci anni fa dall’allora sindaco Marzi. Dove non è riuscito Marzi, probabilmente riuscirà Ottaviani, con l’aggravante che mentre la giunta dell'avvocato Memmo, in cambio della cessione di cubature ai mastri muratori, aveva ottenuto che fossero costoro a realizzare il nuovo stadio,  Ottaviani cede spazi della collettività alla speculazione senza ricavarne nulla in cambio. 

Infatti il Casaleno sarà realizzato con soldi pubblici. Allora l’appello va a tutti i tifosi del Frosinone. Se l’anno prossimo non vogliamo  vedere la nostra squadra giocare alla Tomacella forse sarebbe il caso di unirsi tutti insieme per fermare l’insano progetto di un sindaco che, contrariamente a quanto promesso in campagna elettorale, privilegia i propri interessi elettoralistico privatistici a quelli della cittadinanza, tifosi del Frosinone compresi.

domenica 12 aprile 2015

Lettera ANPI: per un 25 Aprile di Liberazione

Siamo militanti e dirigenti periferici dell'A.N.P.I., impegnati da tempo nella solidarietà con le lotte di liberazione e contro le guerre di aggressione che si sono sviluppate nel mondo sin dalla fine del secondo conflitto mondiale, seguendo la strada indicata negli anni '50 dai “Partigiani della Pace”.
Abbiamo accolto con interesse le parole del presidente Smuraglia nell'ambito dell'ultimo Comitato Nazionale dell'Associazione, pubblicate su ANPInews n.151 contro le guerre in atto e il pericolo di un allargamento di tali conflitti. Riteniamo che la lotta contro la guerra e la difesa della pace, dell'indipendenza e i diritti di tutti i popoli sia oggi il compito principale dell'azione che la più autorevole fra le associazioni dell'antifascismo italiano deve assumere in questo periodo e per i prossimi anni.
La guerra è non solo la negazione dei diritti umani, come giustamente afferma il presidente Smuraglia, ma anche causa ed effetto della negazione, per i popoli, del diritto fondamentale all'autodeterminazione e all'indipendenza nazionale.
Questo prossimo 25 aprile, 70° anniversario della conclusione della lotta di Liberazione dal fascismo, non può essere vissuto come una mera ricorrenza, come un momento che si limita al ricordo, pure importante di quei giorni, ma deve essere una grande mobilitazione per riaffermare i valori di libertà, di giustizia sociale e di solidarietà internazionalista che furono alla base del sacrificio di coloro che con le armi, con la prigionia e il confino riscattarono la dignità del popolo italiano che il fascismo aveva gettato alle ortiche.
Concordiamo infine con il presidente Smuraglia quando afferma che “il mondo è attraversato da violenze e da guerre. Non siamo mai stati così vicino alla guerra come ora, almeno da molti anni. Adesso è alle porte, in Europa; ma vi sono mille focolai in Africa, in Medio oriente, nel mondo. Anche questo ci lascia non dico indifferenti ma poco inclini alla riflessione al ricordo”.
Ma se è vero che una delle realtà dove i conflitti sono più cruenti e destabilizzanti è il Medio Oriente, è altrettanto vero che la colonizzazione e l'occupazione della Palestina da parte di Israele, potenza nucleare da decenni direttamente impegnata in tutti i conflitti che si sono sviluppati in quell'area, è la principale causa di guerra e di negazione dei diritti fondamentali del popolo palestinese.
Il popolo palestinese vive nei paesi vicini e nel mondo in campi profughi, ospite spesso indesiderato o comunque scomodo, disperso da una pulizia etnica fra le più gigantesche della storia, sopravvive nella Cisgiordania occupata militarmente dall'esercito sionista da quasi quaranta anni e attraversata da un muro lungo centinaia di chilometri che impedisce ogni possibilità di movimento e costringe i palestinesi a ore di attesa per andare al lavoro o a scuola e ad attraversare i check point presidiati da militari stranieri in assetto di guerra. Le coltivazioni dei contadini palestinesi vengono scientificamente sradicate e distrutte affinché gli stessi sono costretti ad andarsene dalla loro terra e le loro case vengono demolite per far posto alle nuove colonie sioniste. La striscia di Gaza è ormai una grande prigione a cielo aperto dove centinaia di migliaia di Palestinesi vivono senza possibilità di rifornimenti alimentari, energetici, sanitari, periodicamente aggrediti e sterminati dall'aviazione e dall'esercito sionista. Oltre un milione di palestinesi che, sopravvissuti all'espulsione del 1948, vive dentro lo stato sionista e ne ha la cittadinanza, però senza avere gli stessi diritti degli altri cittadini israeliani e subendo un'apartheid ancora più odiosa di quella da cui si sono liberati i neri del Sudafrica. I prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane sono migliaia e, come spesso accade nei paesi occupati militarmente, molti sono in stato di “detenzione amministrativa”, il cui termine è indefinito, a discrezione delle autorità sioniste, senza processo né imputazione alcuna. Fra questi, da oltre un decennio, Ahmad Sa'adat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, la principale organizzazione della sinistra palestinese.
Tutto questo avviene sotto l'ombra e in nome della bandiera di Israele.
Non possiamo più accettare che quella bandiera, la bandiera di uno stato che commette una così palese violazione dei diritti di un popolo, di uno stato guerrafondaio che da sempre non riconosce e non rispetta le risoluzioni delle Nazioni Unite, sfili nei cortei del 25 aprile sulla base di periodici appelli delle autorità diplomatiche di Israele ai sionisti italiani.
A motivo di tale presenza si contrabbanda la partecipazione israeliana alla liberazione del nostro Paese, smentita dalla storia e soprattutto dal fatto che lo stato di Israele nel 1945 non esisteva ancora.
Qualcuno ci accuserà di antisemitismo, come sempre accade a chi si schiera dalla parte del popolo palestinese. Non riteniamo di dover prendere neppure in considerazione questa accusa.
Noi siamo dalla parte di quegli ebrei che sulle montagne e nelle città hanno combattuto contro il fascismo, siamo dalla parte degli ebrei vittime del fascismo che hanno diviso la stessa sorte delle popolazioni slave, degli antifascisti di tutta Europa, delle minoranze etniche e religiose, nei campi di concentramento e di sterminio, siamo dalla parte di quegli ebrei come Eugenio Curiel, Primo Levi, i fratelli Artom, Guido Valabrega, Vittorio Foa, Leone Ginzburg che veramente hanno lottato per la libertà, per la giustizia sociale e contro ogni forma di fascismo.
PER QUESTO STIAMO DELLA PARTE DEL POPOLO PALESTINESE E DELLA SUA RESISTENZA!
"Il comitato provinciale dell'ANPI di Lodi ha approvato con voto unanime l'appello in data 28/3/2015”
La Sezione ANPI Rufina (Fi) Sezione Martiri di Berceto ha aderito all'appello in data 08/4/2015
Filippo Bianchetti iscritto ANPI varese
Veniero Granacci antifascista dell'ANPI Nicolai Bujanov
Gina de Angeli, socia Anpi
Francesca Sarchielli socia ANPI Rufina
Sandro Tosi socio ANPI Rufina
Luisa Costalbano socia ANPI Rufina

sabato 11 aprile 2015

Ma noi l'avevamo detto.

Il Coordinamento provinciale della sanità
.
Abbiamo letto   attentamente e valutato positivamente quanto riportato nel  COMUNICATO congiunto delle  sette sigle sindacali del 10.04.15 in merito allo sfascio sanitario della nostra provincia.
 L’evolversi degli avvenimenti, delle decisioni e delle posizioni assunte dalle forze politiche, istituzionali e sindacali,  da luglio dello scorso anno fino ad oggi,  impongono a tutti un’opportuna  riflessione profonda e scrupolosa.
Il Coordinamento è  stato lungimirante, sin dai primi confronti messi in atto dal luglio 2014,  nel prevedere le conseguenze disastrose e la deriva cui era condannata la sanità provinciale alla luce dell’atteggiamento iniziale della nuova dirigenza aziendale e delle linee guida del DCA 368/14.
In seguito all’azione insistente e caparbia del Coordinamento,  con un susseguirsi  di  iniziative ed eventi  che hanno visto la partecipazione di migliaia di cittadini , c’è stata una progressiva maturazione e una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica prima, e degli altri soggetti sociali poi.  
Aperto il solco, perseguendo le giuste convinzioni senza mai tentennare, si è riusciti a coagulare un quadro di forze (sindaci, partiti e sindacati), sulle iniziali posizioni del  Coordinamento provinciale della sanità.
  Purtroppo, però,  in modo  tardivo e a giochi fatti. Il non aver raccolto, da subito, l’appello del Coordinamento ad agire uniti,  non ci ha permesso  di andare a un confronto proficuo, vero e onesto  con la Regione Lazio.  
Il Coordinamento ha espresso soddisfazione quando i partiti hanno firmato il comunicato, quando i sindaci hanno riveduto le posizioni, ed ora che i sindacati hanno criticato l’atto.  Tutti oggi riconoscono la realtà drammatica della sanità provinciale e le sofferenze quotidiane che provoca. E’ urgente proseguire  uniti per arrestare il declino. Fermarsi sarebbe delittuoso.
 Se il comunicato delle sette sigle sindacali è l’espressione della volontà di cambiamento  e non è un mero atto  formale, ci sono le condizioni per concretizzare una progettualità condivisa che possa portare a un totale riassetto di efficienza e qualità della gestione sanitaria in questa provincia.
Il Coordinamento continuerà a lavorare per costruire un largo e forte movimento unitario per realizzare  una sanità moderna  e per aprire, al nostro territorio,  una prospettiva di rilancio e di sviluppo  economico ed occupazionale.

Frosinone 11 aprile 2015 

Piano energetico regionale. I sindaci non verranno consultati.

Anita Mancini

IL PIANO ENERGETICO REGIONALE di ZINGARETTI. 


SORPRESA!

I SINDACI NON SONO TRA GLI STAKEHOLDERS. Ci sono solo le Province ( a che pro, ci chiediamo) 
e ROMA CAPITALE.

Nella bozza l'elenco degli stakeholders: 
Stakeholders "che potranno essere coinvolti nelle consultazioni" per la stesura final del piano. 
c'è ITABIA (ITAlian BIomass Association) ma non ci sono i comuni, che quindi non potranno esprimere il proprio parere. 
Non avrebbe più diritto un sindaco di un comune, ad essere consultato, rispetto, per esempio, ad ASCOMAC (associazione commercio macchine)?!
Pare proprio che la Regione non la pensi così.

Questo significa che se QUALCUNO decide che sul TERRITORIO di QUALCUN ALTRO deve sorgere, per esempio, un MEGA IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO i comuni non potranno protestare? Ma allora...
Ecco l'elenco degli stakeholders.
Enti Territoriali: 
Roma Capitale
Provincia di Roma
Provincia di Viterbo
Provincia di Rieti
Provincia di Frosinone
Provincia di Latina
Gestori/erogatori di servizi di interesse economico generale:
Gestore dei Servizi Energetici GSE S.p.A
TERNA S.p.A.
ENEL S.p.A.
Enel Green Power S.p.A.
ENI S.p.A.
Sorgenia S.p.A.
ACEA S.p.A.
ACEA Electrabel S.p.A.
Tirreno Power S.p.A.
BG Italia Power S.p.A.
AMA
RTR Rete Rinnovabile
Gdf-Suez Italia S.p.A.
Snam S.p.A.
Università ed Enti di Ricerca:
ENEA - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico
sostenibile
CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche
Università degli Studi di Roma Sapienza
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Università degli Studi Roma Tre
Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale
Università degli Studi della Tuscia
INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Agenzie per l’energia nella Regione Lazio:
ROMA ENERGIA - Agenzia per l'Energia e lo Sviluppo Sostenibile del Comune di Roma
A.P.E.F. scarl - Agenzia Provinciale per l'Energia Frosinone
E.S.Co. Provinciale "TUSCIA" S.p.A
Agenzia di gestione dell'energia di Latina (L.E.M.A.)
59
Associazioni di categoria:
ANCI Lazio - Associazione Nazionale Comuni Italiani
UPI Unione Provincie Italiane
FEDERLAZIO - Associazione delle Piccole e Medie Imprese del Lazio
ANCE Lazio UNCEL - Unione Regionale dei Costruttori
UNIONCAMERE Lazio
CCIAA di ROMA
CCIAA di LATINA
CCIAA di RIETI
CCIAA di FROSINONE
CCIAA di VITERBO
CONFARTIGIANATO IMPRESE LAZIO
UNINDUSTRIA - Unione degli Industriali e delle imprese Roma, Frosinone, Latina, Rieti,
Viterbo
COLDIRETTI Lazio - Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti
CONFAGRICOLTURA Lazio - Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana
Associazioni di categoria dei settore energia ed efficienza energetica:
AES - Azione Energia Solare
AGROENERGIA
AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali
ANEST - Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica
ANEV - Associazione Nazionale Energia dal Vento
ANIE-GIFI - Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane
ASSOGAS - Associazione Nazionale Industriali Privati Gas e Servizi Energetici
ANTER - Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili
ASCOMAC (Federazione Nazionale Commercio Macchine) – COGENA (Associazione Italiana
per la Promozione della Cogenerazione)
ASSIEME – Associazione Italiana Energia Mini Eolico
ASSO ENERGIE FUTURE
ASSOELETTRICA - Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche
ASSOLTERM - Associazione Italiana Solare Termico
ASSORINNOVABILI - Associazione italiana dei produttori, dell’industria e dei servizi per le
energie rinnovabili (fusione ex ASSOSOLARE e APER)
ATER - Associazione Tecnici Energie Rinnovabili
CIB – Consorzio Italiano Biogas
COMITATO IFI – Industrie Fotovoltaiche Italiane
CPEM - Consorzio dei Produttori di Energia da Minieolico
FEDERPERN - Federazione Produttori Idroelettrici
FederEsco - (Federazione Nazionale delle Esco)
FIRE - Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia
FIPER - Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili
EUROSOLAR ITALIA
60
Stakeholders regionali energivori:
Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (RFI, Grandistazioni, ecc.)
ADR Aeroporti di Roma S.p.A.
Consorzi per lo sviluppo industriale del Lazio (Csi Frosinone, Csi Rieti, Csi Roma-Latina, Csi
Sud Pontino, Cosilam – Lazio Meridionale)
Autorità Portuale di Civitavecchia Fiumicino Gaeta
Grandi Aziende ospedaliere (Azienda Ospedaliera Policlinico Umberto I, Azienda Ospedaliera
San Camillo-Forlanini, Policlinico Agostino Gemelli ecc.)
Ordini e collegi professionali:
Ordini professionali di ingegneri, architetti, geologi, agronomi-forestali del Lazio
Organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica:
ISES ITALIA- International Solar Energy Society
ITABIA - Italian Biomass Association
KYOTO CLUB
GIGA - Gruppo Informale per la Geotermia e l'Ambiente
LEGAMBIENTE Lazio
WWF Lazio
Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative:
CISL Lazio - Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori
CGIL Lazio - Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori
UIL Lazio - Unione Italiana del Lavoro
UGL Lazio - Unione Generale del Lavoro
CISAL Lazio - Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori
CONFAIL - Confederazione Autonoma Italiana del Lavoro
CONFSAL - Confederazione Generale dei Sindacati Autonomi del Lavoratori
USB Lazio - Unione Sindacale di Base

venerdì 10 aprile 2015

Bella Ciao, la nostra odissea a viale Mazzini

La mattanza del Luglio 2001 a Genova , rimane come un fantasma malefico che ogni tanto riemerge dal passato a disturbare i manovratori di turno. Se fosse per loro( i manovratori)  quei fatti potrebbero cadere nell'oblio. La rassegna dell' "a volte ritornano" ha aggiunto al suo attivo una nuova puntata, questa volta messa in onda dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, che accogliendo il ricorso di Andrea Cestaro, vittima e testimone dei pestaggi alla Diaz ha decretato che la legislazione italiana è" inadeguata rispetto agli atti di tortura ". Cioè le forze dell'ordine all'interno della scuola Diaz, per le normative in vigore negli altri Stati Europei commisero atti di tortura  , ma il reato in Italia non esiste. E rischia tutt'ora, anche in applicazione della legge approvata nottetempo alla Camera, di non esistere. Infatti nel testo arraffazzonato che dovrà  passare all'esame del   Senato, per essere considerate tortura le violenze devono essere provocate a persone private dalla libertà personale e sotto custodia delle forze dell'ordine. Le  vittime delle torture della Diaz non erano private della libertà personale e non erano sotto custodia delle forze dell'ordine. Una deliberazione ben lontana da quanto ci chiede Strasburgo. In realtà l'introduzione del reato di tortura è una brutta tegola per il governo in periodo in cui, le ultime leggi approvate in materia economica  e la dittatura del capitale finanziario imperante in Italia come nel mondo globalizzato, tendono a fomentare le rivolte sociali che vanno in ogni modo represse. La vocazione negazionista  che ha investito i drammatici fatti del G8 a Genova è testimoniata anche dall'ostracismo che il documentario redatto per la Rai da Giusti, Freccero e Torelli, dal titolo "Bella Ciao" ha avuto per essere trasmesso. Di seguito riportiamo la storia i questa documentazione negata tratta da un articolo pubblicato su "il manifesto" da Marco Giusti, e postiamo l'intero documentario "Bella Ciao" ovviamente diviso per puntate, format imposto dal nostro account  Youtube.

Luciano Granieri


Giusti, Freccero e Torelli sono gli unici in Rai ad aver girato in tempo reale un documentario completo sulle giornate, gli scontri e le torture del G8 di Genova nel 2001. Da quell'iniziativa nacque un film, proiettato solo a Cannes nel 2001 e a Fuori Orario nel 2006. La Rai, che l'ha realizzato e prodotto, non l'ha mai voluto trasmettere in un canale generalista. Troppo forti quelle immagini. Immagini vere.
. La penso come Carlo Frec­cero. Sarebbe giu­sto che Rai Uno tra­smet­tesse in prima serata Bella Ciao, il docu­men­ta­rio sul G8 di Genova che rea­liz­zammo io, Roberto Torelli e Carlo Frec­cero, allora diret­tore di Rai Due, e che da allora non è mai stato tra­smesso da una rete gene­ra­li­sta. Né, mal­grado le tante richie­ste, dopo la pro­ie­zione a Can­nes nel 2002 nel più totale disin­te­resse aziendale ma nella luce fin troppo cla­mo­rosa dei media inter­na­zio­nali, venne mai mostrato a altri festi­val, ras­se­gne, né ebbe dif­fu­sione come film.
Sarebbe giu­sto sia per cosa rac­conta, sia per come lo rac­conta, rap­pre­sen­tando anche i sen­ti­menti che pro­va­vamo quin­dici anni fa, sia per una sorta di risar­ci­mento morale per i tanti che ci lavorarono, mera­vi­gliosi ope­ra­tori e tec­nici della Rai che ci det­tero le imma­gini da loro riprese che nes­suno prima di noi aveva voluto tra­smet­tere, e i tanti video maker indi­pen­denti che ci pas­sa­rono le loro riprese per rico­struire una sto­ria ter­ri­bile di vio­lenza e repres­sione che ha segnato per sem­pre gli anni che seguirono.
Bella Ciao fu il primo film a raccontare senza censure i fatti di Genova
Bella Ciao fu il primo film a rac­con­tare senza cen­sure i fatti di Genova e ne rap­pre­senta ancora, assieme a Diaz di Daniele Vicari, la docu­men­ta­zione sto­rica più completa.
E’ una sto­ria com­plessa. Nell’estate del 2001, con il ritorno di Ber­lu­sconi, ma in una Rai ancora in mano al cen­tro­si­ni­stra, Zac­ca­ria pre­si­dente e Cap­pon diret­tore gene­rale, sotto la dire­zione di Carlo Frec­cero a Rai Due, stavo rea­liz­zando la seconda serie di “Stra­cult”. Uno dei regi­sti del pro­gramma, Roberto Torelli, mi aveva chie­sto di seguire il Social Forum che si sarebbe svolto a Genova nei giorni del G8, visto che ave­vamo deciso di dedi­care una pun­tata al movi­mento no-global. Roberto avrebbe seguito anche le tre gior­nate del G8, pronto a ripren­dere quello che poteva ser­vire non solo alla nostra tra­smis­sione. Ave­vamo pen­sato, con Frec­cero, che era meglio avere una tele­ca­mera in più. Ma certo non dove­vamo essere noi a fare informazione.
Non si sa per­ché nes­suno del gruppo di San­toro, allora a Rai Due, ma in quei giorni in vacanza, e nes­sun altro da Rai Uno o Rai Tre, tiggì esclusi, avesse voluto seguire il G8 e il Social Forum, mal­grado i ripe­tuti avver­ti­menti di un pos­si­bile scop­pio di vio­lenza e la vici­nanza con i fatti di Napoli.
Così, a due giorni dalla fine del G8, nello stu­pore gene­rale, men­tre San­toro tra­smet­teva uno spe­ciale sul sushi, era­vamo i soli a poter andare in onda, come “Stra­cult”, delle riprese asso­lu­ta­mente ine­dite su Genova, che mostra­vano quello che era acca­duto fuori dalla Diaz e gran parte degli scon­tri. Facendo capire, magari, che ave­vamo qual­cosa in più di quel che real­mente avevamo.
Il pro­gramma, inti­to­lato Bella Ciao, doveva andare in onda mer­co­ledì 25 luglio, ma venne immedia­ta­mente sospeso.
Il motivo uffi­ciale, allora, era la man­canza di equi­li­brio poli­tico. Man­cava la con­tro­parte. Una cosa buona, però, quel 25 luglio era acca­duta. IlTg1, col ritorno dalle vacanze di Albino Lon­ghi, aveva deciso infatti di man­dare in onda nell’edizione delle 20 riprese mai viste degli scon­tri a Corso Europa rela­tive a sabato 21. Imma­gini senza com­mento, for­tis­sime, di una vio­lenza che nes­suno sospet­tava si fosse sca­te­nata da parte della poli­zia e della guar­dia di finanza. Imma­gini che arrivavano però con 5 giorni di ritardo, girate dagli ope­ra­tori della Rai per i Tg. E arri­va­vano lo stesso giorno (un caso?) della nostra “sospensione”.
Perché non le avevano mandate in onda prima?
Intanto, Bella Ciao, non era stato can­cel­lato. Così deci­demmo di andare avanti con il pro­gramma. La vera rivo­lu­zione a Genova era stata media­tica, decine e decine di tele­ca­mere, di ope­ra­tori esperti e di ragazzi alle prime armi. Era pos­si­bile rico­struire ogni scon­tro, ogni azione. Il mate­riale più forte, però, veniva pro­prio dagli ope­ra­tori della sede Rai di Genova, e ce lo det­tero subito.
Molti pen­sa­vano che la Rai avesse in qual­che modo bucato Genova, ma non era vero. Ma c’era anche mol­tis­simo mate­riale, ine­dito, che ini­ziava a uscire dalle pic­cole società indi­pen­denti pre­senti a Genova, Charta, Indy­me­dia, Radio Sher­wood. Roberto Torelli aveva lavo­rato tutta l’estate a que­sta rico­stru­zione. Io avevo cer­cato di dare al tutto una forma, un mon­tag­gio, diciamo qual­cosa di cine­ma­to­gra­fico. Carlo Frec­cero ci aveva dato l’idea buona per ini­ziare: l’attacco alla Diaz, da lì sarebbe par­tito il rac­conto delle gior­nate come un lungo fla­sh­back. E ci aveva illu­mi­nato sul commento sonoro. Nes­suna voce off, nes­suna inter­vi­sta, solo le voci e i rumori veri della strada e una colonna sonora di can­zoni rock scelte da una ragaz­zina, mia figlia Elena, che aveva allora quat­tor­dici anni e aveva appena finito la quarta gin­na­sio (oggi ne ha ven­totto e inse­gna Latino a Cam­bridge). I Blonde Red­head, gli Inter­na­tio­nal Noise Con­spi­racy, i Kent, i Tool, i Blur. Quello che sen­ti­vano i ragazzi. La musica fun­zio­nava per rico­struire l’energia gio­va­nile che si deve essere sen­tita a Genova.
Così, alla fine di ago­sto, era­vamo pronti alla messa in onda, o a pre­sen­tarlo a un festi­val impor­tante come Vene­zia. Chia­mai l’allora diret­tore della Mostra, Alberto Bar­bera, un mio caro amico. Senza nean­che vederlo, mi disse che lui e l’allora pre­si­dente Baratta (gli stessi che ci sono oggi), per motivi diversi ave­vano deciso di non pre­sen­tare nes­suna imma­gine di Genova a Vene­zia, né nostra né della pat­tu­glia dei cinea­sti ita­liani capi­ta­nata da Citto Maselli, che fece poi un film delu­dente sul G8 e sul Social Forum, esclu­dendo quasi del tutto gli scontri.
Per­ché? Paura, pres­sioni, una distanza un po’ moret­ti­stica dai tele­vi­sivi, un ten­ta­tivo di non accet­tare pro­vo­ca­zioni di alcun tipo? Boh!
Intanto cer­chiamo di man­dare in onda “Bella ciao” a metà set­tem­bre, quando i ragazzi sono tor­nati a scuola. Ma dopo l’11 set­tem­bre i fatti di Genova erano diven­tati impre­sen­ta­bili in tv. O, forse, la nuova situa­zione poli­tica non per­met­teva que­sta messa in onda.
A novem­bre, gra­zie a Steve Della Casa, allora diret­tore del Festi­val di Torino, si mostrò per la prima volta Bella Ciao in una ver­sione lunga in video, alla pre­senza di Heidi e Giu­liano Giu­liani. Due pro­ie­zioni stra­piene, di grande inten­sità emotiva.
Intanto, con il cam­bio di dire­zione alla Rai, Saccà al posto di Cap­pon, ogni spe­ranza di man­dare in onda Bella ciao era andato per­duto, e Frec­cero era sicuro di andar­sene da Rai 2 entro la primavera.
L’ultima possibilità era Cannes.
Con l’aiuto di Ita­lia Cinema, man­diamo un video ai sele­zio­na­tori. A Can­nes non accet­ta­vano video, pro­grammi tv, ma se Bella ciao fosse stato tra­sfor­mato un film in 35 mm, la cosa sarebbe stata possi­bile. Dob­biamo però saperlo in tempo per orga­niz­zare la stampa, che ha un costo. E dob­biamo farlo stam­pare prima che Carlo Frec­cero lasci la rete. Claire Clou­zot, allora respon­sa­bile de “La Semaine de la Cri­ti­que” a Can­nes ci chiama e ci dice che il film aprirà la sua sezione. Gra­zie al suo fax, con l’aiuto di Fre­de­rick Fasano, rie­sco a far stam­pare una copia del film e la vedo il giorno prima dell’addio di Carlo alla dire­zione di Rai Due.
E’ uno stra­zio, ma il film è pronto. Tutto rego­lare, azien­dal­mente. Bella Ciao può andare a Can­nes, uffi­cial­mente distri­buito da Rai Trade e pro­dotto da Rai Due. Se Rai Cinema, ovvio, non si offre di distri­buirlo in sala, lo fa Dome­nico Pro­cacci della Fan­dango. Non ce la farà, per­ché trova in Rai un muro di cavilli che ne impe­di­scono la dif­fu­sione e la ven­dita, ma almeno lo pre­sen­terà in ante­prima al Poli­tec­nico. E da quel suo impe­gno, magari, nascerà poi il pro­getto di Diaz.
Il film viene pre­sen­tato a Can­nes nell’edizione del 2002 con grande rumore. Prime pagine sui gior­nali (ricordo l’Aspesi su Repub­blica), fischi a Sgarbi, pre­sente in sala, che rim­pro­vera al film di essere di parte (“non si sen­tono i geno­vesi…”). L’intero staff di Rai Cinema, che pre­sen­tava lìL’ora di reli­gione di Bel­loc­chio, ci evita accu­ra­ta­mente. E un po’ anche il cinema ita­liano impe­gnato che, Pro­cacci a parte, non vede di buon occhio il fatto che dei tele­vi­sivi fac­ciano un film e lo por­tino a Cannes.
Guai a far della poli­tica, per carità. Inol­tre, allora, un docu­men­ta­rio non aveva ancora il diritto di essere visto in un festi­val. Ci chie­dono in tanti di distri­buire il film all’estero, di pre­sen­tarlo in altri festi­val. Ma il per­messo ci viene sem­pre negato.
Dopo la Fan­dango anche la Teo­dora vuole distri­buire il film. Ma la rispo­sta è sem­pre no.
Bella Ciao è un film sco­modo su una sto­ria ancora più sco­moda, con imma­gini che non devono essere viste, ma che in mille modi si vedranno e cir­co­le­ranno in rete o in mille altre proiezioni.
Ma le tre reti gene­ra­li­ste della Rai non lo man­de­ranno mai in onda come doveva andare.
Finirà alle tre e mezza di notte su Rai 3 il 29 luglio del 2006 con una pre­sen­ta­zione poco sim­pa­tica di Ghezzi. Poi San­toro, ritor­nato in Rai, deci­derà di usarlo a pezzi den­tro una pun­tata di “Anno Zero” dedi­cata a Genova.
Infine Carlo Frec­cero, diven­tato pre­si­dente di Rai Sat lo man­derà in onda su Rai Sat Movie nel luglio del 2008.
Non era quello che volevamo.
Bella Ciao avrebbe dovuto essere un motivo d’orgoglio per la Rai, un pro­gramma ideato e con­ce­pito da uomini dell’azienda, con ope­ra­tori interni, tal­mente forte che diventa un film e viene pre­sen­tato a un festi­val come Can­nes e viene richie­sto in tutto il mondo.
Non del mate­riale da rimon­tare a pia­ci­mento den­tro altri pro­grammi. Ma un caso unico nel pano­rama tele­vi­sivo e cine­ma­to­gra­fico ita­liano. E tale è rima­sto. Nel bene e nel male.









giovedì 9 aprile 2015

Salviamo il Cittadino Ciociaro

Ivano Alteri. Fonte http://www.unoetre.it/

Salviamo il Cittadino Ciociaro. Sotto uno spesso strato di derisioni, villanie e vergogna per le proprie origini (ben manifesta in molti comportamenti nostrani), era rimasto sepolto per decenni il Cittadino Ciociaro. Spintonato dalla folata di scherno e insulti, egli sembrava essersi rintanato sotto una cupa coltre di silenzio e oscurità, di smemoratezza, per scansare i frizzi e i lazzi del pubblico ludibrio. Ma il Cittadino Volsco, risvegliato fortuitamente in queste settimane dal suo sonno millenario, sembra avergli ridato voce e memoria, riportando alla luce le radici ciociare nelle coscienze di tutti noi. Così noi oggi possiamo sentire la sua antichissima presenza suggerirci che forse questa terra nasconde in sé qualcosa di cui invece andar fieri; e che la causa della nostra scarsa considerazione di noi stessi potrebbe risiedere soltanto in quell'oblio in cui abbiamo segregato la memoria. Senza di essa, difatti, i peggiori istinti scavezzano dalla guida dell'esperienza e della tradizione, oltre che della scienza, continuando indisturbati a produrre strati e strati di modernissime nefandezze di cui vergognarsi davvero. Felici del nostro ritorno alla luce del nuovo giorno ciociaro, abbiamo dunque pensato di andare a trovare l'antico antenato, potenziale nostro salvatore, presso la nuova dimora della sua maestosa antichità: il Museo Archeologico Comunale di Frosinone.
Il Museo, come deve, è situato nel centro storico della città, a pochi passi dalla Cattedrale, in una delle anse architettoniche disegnate da Via XX Settembre, al civico 32. Non è difficile trovarlo, neanche per chi venisse da fuori e non conoscesse il borgo. Basterebbe chiedere al primo viandante e si avrebbe la giusta indicazione, come occorso a noi. Entrati nell'antico portone, ansimando un poco per la breve camminata in salita, ci ritroviamo in una situazione inaspettata: una pletora di bambini incuriositi che attorniano una ragazza intenta a spiegare questo e quello, mentre indica le teche che ha alle spalle e intorno. Ci facciamo annunciare da qualcuno che pare essere assiduo del luogo e, neanche il tempo di rammaricarci per la nostra involontaria intrusione, veniamo ricevuti da un'ospite d'eccezione: la dottoressa Maria Teresa Onorati, direttrice del Museo, che ci accoglie calorosamente e ci invita ad accomodarci nel suo ufficio al primo piano. Lì giunti, siamo gradevolmente travolti da un profluvio di narrazioni, su come il Museo sia riuscito ad attrarre l'attenzione di alunni e insegnanti delle scuole del territorio, delle numerose attività di laboratorio a cui partecipano quotidianamente bambini e adulti; su come siano sempre più frequenti i contatti con la città e quanto siano assidui gli appassionati che lo frequentano; su quanto siano importanti i ritrovamenti sparsi per il territorio cittadino e di quanto sia difficile farlo comprendere a chi ne avrebbe la responsabilità; e di quanto sia stato gratificante ottenere l'attenzione della studiosa americana Molly Lindner, che sull'annuario del museo ha pubblicato un approfondito studio su uno dei reperti lì custoditi. Poi riceviamo depliant, riviste e pubblicazioni varie, produzione del Museo stesso. Una gradevolissima ondata d'entusiasmo, senza alcun allarmismo.
Non vi racconteremo invece della bella vista ai reperti in mostra, di cui ci ha gratificato la stessa Direttrice Onorati, suscitandoci ad ogni passo curiosità e stupore; poiché non è cosa che si possa raccontare, senza amputarne gravemente il senso. Bisogna andar lì, vedere e ascoltare, con occhi e orecchie, per sentire compiutamente il possente flusso del passato che in un istante lì si fa presente; per cogliere in un sguardo il passare del tempo, e sentire i colpi dell'uomo che scolpisce la storia, trasformando un umile sasso in una meraviglia di freccia acuminata e tagliente; per scorgere l'indissolubile nesso che lega un vaso di terracotta rozzamente formato ad un iphone di ultima generazione; e sentirsi così parte vitale di quel prodigioso cammino che conduce fino a noi, ma su cui noi sembriamo non saper mantenere più l'ancestrale passo. Bisogna andar lì, per comprendere appieno il meritorio lavoro che, tra mille difficoltà e sottovalutazioni, ella e i suoi misconosciuti e giovani collaboratori e collaboratrici profondono per riportare alla luce, e mantenere e studiare, le espressioni antropiche dei nostri lontanissimi avi. Per tutto questo bisogna andar lì, senza indugio alcuno.
E il Cittadino Volsco, quello capace di suscitare cotanto risveglio in noi, dov'è? Al momento è custodito in un armadio, con tutte le precauzioni del caso, in attesa del restauro e degli studi. Poi verrà esposto opportunamente in una delle sale del Museo, per la fruizione di studiosi, appassionati e semplici curiosi. Ma il suo compito lo sta svolgendo già: ci sta indicando la strada per la salvezza del Cittadino Ciociaro.

mercoledì 8 aprile 2015

Museo Archeologico. Lettera a CDP

Comune di Frosinone rinuncia “all’esecuzione dell’opera denominata “Sistemazione MuseoArcheologico” e cancellazione dal Programma delle OO.PP.”, dove insiste prestito Cassa Depositi e Prestiti


Le Associazioni in epigrafe intendono porre alla attenzione della Cassa Depositi e Prestiti e della Commissione Bicamerale di Vigilanza Cassa DD.PP. l’attività che sta compiendo l’Amministrazione Comunale di Frosinone, riguardo a mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti.
Nell’allegare la lettera inviata, riteniamo opportuno descrivere – anche se brevemente – il contesto generale all’interno del quale si incardina questa vicenda che, benché apparentemente non attinente, rende più chiaro e comprensibile il senso di preoccupazione e di sgomento che accomuna tanti cittadini e che ci ha indotto a lanciare questo ulteriore “grido di allarme”, visto che l’Amministrazione Comunale – più volte chiamata ad un confronto, sia a mezzo stampa che direttamente, in occasione di sedute consiliari – continua imperterrita nel proprio percorso.
Tutto ha inizio nel maggio del 2014, quando con la delibera di C.C. n. 31 del 19.05.2014 l’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Avv. Nicola Ottaviani approvava la “rimodulazione del Project Financing degli stadi Matusa e Casaleno”. Questo Project Financing, che nasceva nel 2003, dalla Giunta guidata dall’Avv. Domenico Marzi, prevedeva la cessione al soggetto Privato, a scopo edificatorio ed in variante al PRG – trattasi di un’area a Servizi “F” – della “centralissima” area che ancora oggi ospita lo stadio comunale (detto il Matusa); il Privato, a sua volta, in cambio, avrebbe dovuto realizzare a proprie spese un nuovo impianto sportivo in località Casaleno. Orbene, questa operazione non vide mai la luce – ed aggiungiamo noi, fortunatamente, senza proseguire nella narrazione delle ulteriori interessantissime vicende,  proprio per non uscire troppo “fuori tema”.
Tornando quindi alle questioni più attinenti al tema, con questa “rimodulazione” del Project Financing l’Ente è di fatto tornato a disporre dello Stadio Casaleno (che si specifica essere un impianto fatiscente, non rispondente alle norme e mai entrato in funzione dalla sua realizzazione, risalente agli anni ’90) e non ha trovato nulla di meglio da fare – oltre che “riaffermare” la possibilità di edificare sull’area del Matusa al soggetto Privato – che “far confluire” una ingente quantità di risorse pubbliche proprio per il completamento dello Stadio Casaleno non prima, ovviamente, di aver provveduto ad inserire l’opera all’interno del Programma Triennale delle OO.PP. (tra l’altro, con modalità procedurali fortemente indiziate da più di qualche vizio). Tutto ciò accadeva nel dicembre 2014, con la Deliberazione di C.C. n. 80 del 01.12.2014 e con la quale si sono fatti confluire circa 6 Mln di Eurodi fondi pubblici sull’opera “stadio”, DEFINANZIANDO una serie di Opere Pubbliche(di cui alcune ad iter già avviato) tra cui menzioniamo, a mero scopo indicativo e non esaustivo: “realizzazione di una struttura sportiva per disabili – UNITALSI”, “realizzazione del Teatro Comunale”, “realizzazione nuova Scuola Elementare in località Madonna della Neve”, “perimetrazione del sito in frana in località Polveriera”, “riqualificazione area Fontanelle” (trattasi di un’area destinata a parco pubblico lungo le sponde del fiume Cosa), ecc..
A questo atto – e qui veniamo al punto – fece seguito la Deliberazione n. 81 del 01.12.2014 avente ad oggetto: “Rinegoziazione prestiti ordinari della Cassa Depositi e Prestiti SpA ai sensi dell’art. 5 del D.L. 27/10/1995 n. 444 convertito con modificazioni con la Legge 20/12/1995 n. 539”, con la quale, appunto, l’Ente deliberava di aderire alla proposta di rinegoziazione di prestiti ordinari con Cassa Depositi e Prestiti Spa secondo le condizioni previste dalla Circolare CDP n. 1281 del 07/11/2014.
A questi due atti, susseguiva una copiosa e solerte attività dell’Ente Comunale che provvedeva ad indire gare ed affidare incarichi ed appalti, nonostante da più di qualche parte – compresa quella che scrive – si sollevassero “dubbi” circa, sia l’opportunità politica di rinunciare ad una serie di Opere Pubbliche, di cui alcune dall’elevato contenuto sociale, sia riguardo alla poca chiarezza di queste operazioni riguardo alle “coperture finanziarie”, unitamente alle altrettante incertezze circa i“rischi” eventualmente correlati all’interruzione in itinere dei procedimenti de-finanziati.
Ma far traboccare il vaso è arrivata la proverbiale goccia, che in questo caso si chiama “Museo Archeologico”. L’Amministrazione infatti, non paga della cancellazione in un solo colpo di “parchi pubblici”, “scuole”, “strutture per disabili” e tanto altro, in nome del “pallone” – e forse, anche di qualche “promessa elettorale” -  con la Deliberazione di G.C. n. 93 del 25.02.2015 decide di rinunciare all’esecuzione dell’opera denominata “Sistemazione Museo Archeologico” e cancellazione dal Programma delle OO.PP. al fine di utilizzare la somma di € 97.917,02 per la “Sistemazione delle aree esterne, supporti logistici, piazzali dello Stadio Casaleno”. Nelle considerazioni a supporto di questo atto, l’Amministrazione adduce queste motivazioni:
  • il mutuo posiz. 4324455/01 è stato contratto per l’esecuzione di un intervento di ampliamento del museo archeologico, reso impossibile per il successivo ritrovamento di reperti archeologici nell’area di sedime del predetto intervento, e che l’importo residuo, di cui è decisa la diversa destinazione, è insufficiente ad un concreto ed efficace utilizzo per l’ampliamento dei locali del Museo;
  • al fine di completare la documentazione per l’istruttoria da parte della Cassa DD.PP. della richiesta di diverso utilizzo del mutuo sopra richiamato occorre rendere palese, mediante atto formale di quest’Organo, la volontà dell’Amministrazione di non eseguire i lavori previsti e finanziati con il mutuo in posizione 4324455/01;
  • per quanto innanzi si ritiene di dover provvedere alla cancellazione dal programma delle opere pubbliche l’intervento denominato “Sistemazione Museo Archeologico”, inserito nella scheda 2, progressivo 81, per il precedente considerato.”
Quindi, a giustificazione dello storno della somma di € 97.917,02, occorrente per la copertura dell’intervento relativo allo Stadio Casaleno, si sottace, nelle motivazioni che supportano la decisione del diverso utilizzo della somma e la cancellazione dell’opera, sia dell’esistenza del contributo regionale di € 339.072,95sia del reale importo del mutuo, di € 139.831,83, contratto dall’Ente proprio a completamento del finanziamento regionale. Importo che, tra l’altro, risulterebbe già essere stato oggetto di fenomeni di “erosione” per altri scopi a seguito delle Delibere di G.C. n. 314/2014 Scuola elementare “Selva Piana”. Acquisizione arredi scolasticie Delibera G.C. n. 451/2014 Scuola elementare “Selva Piana”. Acquisizione arredi scolastici.
Sempre nell’atto di Giunta in questione, si asserisce che l’intervento di ampliamento del Museo, appaltato nel mese di ottobre del 1999, sarebbe “reso impossibile per il successivo ritrovamento di reperti archeologici nell’area di sedime del predetto intervento”. In effetti vi fu un’interruzione dei lavori risalente al luglio del 2000 ad opera della Soprintendenza Archeologica, ma non fu tale blocco –  superato dai fatti – a determinare la mancata ripresa dei lavori e la rescissione del contratto di appalto, deliberata nell’anno 2002; rescissione che  determinò l’apertura di un contenzioso tra Ditta Appaltatrice e Comune di Frosinone (costituzione in mora dell’Ente  originariamente per € 515.023,27, ora sentenza I grado del dicembre 2013 per una somma di circa € 100.000). E’ doveroso aggiungere, infine, che negli uffici del Comune giace un progetto di ampliamento del Museo Archeologico, redatto dagli stessi organi tecnici dell’Ente.

In conclusione quindi, alla luce dei fatti sin qui esposti e fatti salvi gli ulteriori aspetti emersi nella narrazione di questa vicenda e circa i quali saranno comunque informati con le dovute modalità i soggetti deputati, le scriventi  Associazioni e i singoli cittadini, nella speranza di aver più diffusamente informato le SS.LL. su codesta vicenda
Esse chiedono
  • All’Istituto Cassa Depositi e Prestiti chiarimenti in merito agli atti adottati o che la stessa adotterà, in riferimento alla “disponibilità alla rinegoziazione dei finanziamenti concessi a Province e Comuni attualmente in ammortamento a tasso di interesse fisso secondo le condizioni stabilite nella Circolare n. 1281 del 07/11/2014” richiamata nella DCC n. 81 del 01.12.2014.
  • Alla Commissione Bicamerale di Vigilanza Cassa DD.PP. di mettere in atto tutte le proprie attività di controllo sulle susseguenti azioni della Cassa DD.PP. in riscontro al procedimento messo in atto dall’Amministrazione Comunale di Frosinone.
Associazione Antiqua, Associazione Oltre l’Occidente, Comitato del “Sì” al referendum sul Matusa, Osservatorio Peppino Impastato Frosinone, Consulta della Associazioni, AIPA, Aut Frosinone, Federazione Giovani Socialisti Frosinone, Ass. Frosinone Bella e Brutta