Six silver strings, le corde d’argento di una chitarra. Sono
corde capaci di trasformare il piazzale antistante la curva Sud dello stadio Olimpico
nelle affascinanti ed epiche strade del
blues. Six Silver strings , quando in piedi su una sedia malferma non riesci a limitare
le tue sinapsi schiave di quelle blue
note che escono copiose dalle six silver strings. Six silver strings, quando non capisci perché
una scala pentatonica riesca a scombussolarti così tanto, riesca ad ubriacarti come
se ti fossi scolato un’intera bottiglia di bourbon, senza infliggerti i malesseri dell’ intossicazione alcolica. Six silver strings, quando ti rendi conto che la contaminazione
musicale nata dai vaneggiamenti emotivi dei diseredati, degli ultimi: gli
schiavi dei campi di cotone della Louisiana , le prostitute delle malfamate
bettole nello Storyville di New Orleans, assurge a leggiadria ritmica. Six
silver strings, quando ti rendi conto che il calore della musica non discende dalla despota grammatica melodica dei canti
gregoriani e da ciò che da essi è scaturito nell’Europa classica , ma dal
beat che ogni feto assimila ascoltando
il battito cardiaco della madre. Six silver strings, quando capisci che su quelle dodici battute si apre un mondo di
condivisione e coinvolgimento emotivo immenso, fra musicista e musicista, fra
musicista e pubblico. Six silver strings. Le sei corde d’argento dell’immenso
B.B.King, scomparso ieri nella sua casa di Los Angeles a 89 anni.
Bye king of the blusey six silver
strings.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
venerdì 15 maggio 2015
Six silver strings
Luciano Granieri
Luci e ombre sui disservizi postali.
Dionisio Paglia
Le Poste italiane hanno replicato a mezzo stampa al mio INTERVENTO di qualche tempo fa sui disservizi postali, affermando " pilatescamente" che le bollette della GDF SUEZ vengono recapitate nella zona di Alvito da una società concorrente. Rimango spiazzato dalla risposta, anche perché un'operatrice del numero verde del gestore del gas mi aveva assicurato che erano le Poste italiane che dovevano effettuare il recapito. Faccio la mia brava ricerca per cercare altri riscontri e scopro che mentre l'ultima bolletta recapitatami a domicilio recava in alto a destra sulla busta il logo della "Hibri Post", sulla penultima e sulla terzultima c'era un talloncino di Poste italiane incollato sul logo stampigliato della "Hibri Post", comunque visibile in trasparenza. Bollette tutte, manco a dirlo, regolarmente consegnate in ritardo sulla scadenza. Le due società concorrenti si sono evidentemente alternate nella distribuzione delle fatture del gas, per motivi sconosciuti a noi malcapitati utenti, che non sappiamo più con quale ditta pigliarcela, visto che cambia continuamente il "postino".
Non tutto va male però, perché in questi giorni mi viene recapitata una bolletta dell'ACEA con venti giorni di anticipo sulla scadenza: MIRACOLO !!! Vado a vedere in alto a destra sulla busta e scorgo il logo di un'altra società della giungla postale: "Posta OK - Fimm Recapiti". Assumo informazioni su quest'ultima società e scopro che sta facendo un buon lavoro per quanto attiene il recapito delle fatture del sevizio idrico sul territorio provinciale.
La domanda sorge spontanea: gli enti gestori di servizi e le amministrazioni pubbliche, che devono spedire avvisi, fatture e quant'altro, promuovono indagini di mercato per affidare la propria corrispondenza a società che garantiscano un efficiente ed efficace recapito?
Le amministrazioni comunali in particolar modo avrebbero tutto l'interesse a risparmiare sui costi di spedizione, affidandosi al miglior offerente, che dovrebbe comunque garantire la consegna della corrispondenza in tempi congrui rispetto alle scadenze.
giovedì 14 maggio 2015
Un insegnante caparbio per teste molto dure
Luciano Granieri
In una delle recenti manifestazioni
contro la Buona Scuola del governo
Renzi, una professoressa ebbe a dire che il Presidente del Consiglio sbagliava nel credere di poter
abbindolare professori , studenti , genitori e personale scolastico cercando di
vendergli una riforma della scuola letale.
Chi frequenta gli istituti scolastici infatti è soggetto pensante capace di elaborare
un minimo di pensiero critico. Tutto il
contrario rispetto all’accozzaglia di cortigiani ministri e
deputati che lo circonda. Infatti a differenza dei
baciapile suoi sodali, studenti, professori
e genitori non l’hanno bevuta . E lo hanno dimostrato con la manifestazione del
5 maggio scorso. Ma Renzi non è convinto.
Crede, che, con un po’ di ripetizioni
da mestrino della penna rossa, pardon
nera, possa riuscire a far breccia su
cervelli che però non sono dormienti come quelli dei suoi ministri. Infatti il
tentativo è stato tragicomico .
Renzi e i professori
Michele
Prospero (articolo scritto per “Rassegna sindacale")
Gasato
per l’inno di giubilo cantato dai media unificati, che attribuiscono alla cura
Renzi la miracolosa ripresa dell’economia (in realtà un modesto più 0,3 per
cento trimestrale, la metà della Francia e solo un terzo della Spagna), il
presidente del consiglio sale in cattedra per piegare la resistenza dei
cocciuti professori. Traviati dai gufi e dai loro
“slogan ideologici”, i docenti non hanno ancora compreso la bellezza della
buona scuola, che trasformerà l’Italia in una “superpotenza culturale”.
Con
gesso e lavagna Renzi si propone come il professore d’Italia che spiega la
bella legge e corregge i “difetti di comunicazione” del governo. Lontani sono i
giorni in cui la polizia accarezzava la testa degli “squadristi” che lo
contestavano all’ingresso della Festa dell’Unità di Bologna. Ora il presidente
del consiglio vuole il dialogo, e sceglie la strada di un lungo monologo per
entrare nella testa dei contestatori, senza quei perturbatori della quiete che
sono i sindacati.
Con
messaggi ammiccanti (“la buona scuola c’è già. Siete voi”), il premier cerca di
sedurre i professori deviati dai cattivi agitatori: un governo celere, non
necessariamente è il governo della celere. Con simboli di un vecchio mondo
antico (“la maestra, il prete e il maresciallo”), e fughe in inglesismi
ipermoderni (“skills professionali”, “pensare multitasking”), Renzi cerca di
pacificare il mondo per lui ingrato della scuola.
E’
vero che i professori sanno “allargare il cuore con una poesia”, ma Renzi è un
tipo prosaico e mette loro in bella mostra la vile grana: “più soldi agli
insegnanti”. Si tratta, in verità, di una mancia di almeno 14 euro al mese,
condizionata però ad una valutazione. Ciascun professore è esaminato da una
commissione (preside, qualche genitore e alcuni studenti) che decide se il
candidato merita o no uno scatto stipendiale.
Quella
che si chiama meritocrazia (“il merito non è una parolaccia”). E che non può
che prevedere meccanismi di valutazione selettiva dei docenti (Renzi lo dice a
ritmo pop: “no al nessuno mi può giudicare”) per scatenare una sana
competizione tra i professori, esortati a coltivare “la rabbia contro i
colleghi” pelandroni.
E’
sempre in ragione di sua maestà il merito , che il sindaco-preside assume
poteri di assunzione dei docenti da un albo provinciale. Gli esclusi restano a
disposizione e, se per tre anni nessuno si ricorda di loro per una cattedra o
una supplenza, devono semplicemente cambiare aria. Confusi da “polemiche e
boicottaggi”, le teste dure dei docenti non capiscono quanto oro sta per
affluire nelle loro tasche e in quelle di tutte le scuole italiche.
Nell’età
dell’oro ormai alle porte, ogni scuola (dice Renzi da Milano centro a Scampia)
deve “aprirsi al territorio”. E pazienza se le opportunità offerte dai luoghi
siano alquanto diverse. Ma il governo rimedia alle asperità dei territori con
la possibilità delle famiglie di finanziare le ristrutturazioni (con grandi
agevolazioni fiscali) e di destinare il loro 5 per mille ad uno specifico
istituto. Che importa se una scuola è frequentata da lavoratori e incapienti
che il 5 per mille neppure devono destinarlo e l’altra dai figli dei ricchi che
hanno rinunciato alle scuole paritarie, coperte di sgravi e detrazioni fiscali?
Agli
studenti Renzi suggerisce di aderire alla sua proposta di eguaglianza nelle
opportunità (ciascuno “abbia le possibilità di giocarsi le proprie carte”).
Siamo alla retorica antica, la più triviale e falsa, quella delle iniziative
“affinché siano messi tutti nella stessa posizione di partenza”. E quindi soldi
alle scuole dei ricchi, e abbandono per quelle dei poveri.
Fa
cilecca il ridente statista di Rignano quando tratta gli insegnanti come dei
somari che, per capire il loro destino, pendono dalla bocca rischiaratrice del
professore dei professori e considera gli studenti come degli sprovveduti
pronti a cedere dinanzi alle sue chiacchiere insipide sul merito, sulla
“centralità nel futuro”.
mercoledì 13 maggio 2015
NAKBA E MOHAMMED
Samantha Comizzoli
Il 15 maggio saranno 67 anni dalla Nakba. Le “celebrazioni” sono già iniziate oggi, qui in Palestina.
Un anno fa ero davanti alla prigione di Ofer a Ramallah. Gli shebab protestavano, appunto, per la Nakba. I soliti comitati avevano già fatto la loro marcia e ai primi gas si erano allontanati; rimangono gli shebab a tirare pietre all'incirca a 20 mt di distanza dai primi soldati. Quelle pietre non possono far vittime...
Mi sto mettendo la kheffia e alla mia destra c'è un gruppo di giovanissimi shebab. Uno di loro mi guarda e mi dice “hai dei begli occhi”. Lo ringrazio, sorrido.
Mezz'ora dopo un cecchino israeliano uccide con un proiettile Nadim Nawara, 15 anni, passaporto americano. Lo shebab che mi aveva fatto il complimento era lì vicino con i suoi amici e vedeva il suo amico morire.
Non passano trenta minuti e con un altro proiettile, il cecchino israeliano, uccide proprio quello shebab. Si chiama Mohammed Zaher, 16 anni. Corrono gli shebab con il suo corpo in braccio verso l'ambulanza. Io sto filmando e vedo la testa e gli occhi girati all'indietro di Mohammed. Ho il gelo, non ce la faccio e d'istinto spengo la telecamera.
Due martiri, nello stesso giorno, nello stesso luogo. Due giovanissimi.
In seguito verranno aperte le indagini (forse perchè Nadin aveva passaporto americano) e si concluderanno dicendo che nessuno dell'esercito israeliano sapeva che quel cecchino stava sparando proiettili veri.... E' una balla due volte, ovviamente, anche perchè ad Ofer sparano tutti i giorni proiettili veri.
Un anno dopo, siamo ancora qui, a “celebrare la Nakba”. Nadin e Mohammed no, non ci sono più, sono morti. Sono morti per celebrare la Nakba, perchè ci credevano, perchè sono Martiri.
Lui si era soffermato sui miei occhi dicendo “belli”, io ricordo i suoi occhi girati all'indietro perchè morto.
Non dimenticherò mai gli occhi di Mohammed.
Partecipazione, progettazione condivisa. Non è un'utopia
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Garbatella in movimento.
Questo progetto nasce dalla necessità da parte dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di coinvolgere attivamente alcuni ragazzi dei quartieri romani al processo di documentazione della realtà in cui vivono. E' così che 6 studenti del Liceo Classico Socrate di Garbatella hanno partecipato al laboratorio di formazione audiovisiva, finalizzato al racconto di una realtà del proprio quartiere: la riappropriazione da parte della cittadinanza dello spazio degli ex bagni pubblici di Garbatella.
Realizzato da:
Alice Fiaschetti Annalaura Belli Arianna Valeri Emma De Pasquale Federico Lorenzi Sara Scorsi
Tutor del progetto: Emanuele Redondi Paolo Palermo
www.aamod.it
www.aamod-aperossa.com
Alice Fiaschetti Annalaura Belli Arianna Valeri Emma De Pasquale Federico Lorenzi Sara Scorsi
Tutor del progetto: Emanuele Redondi Paolo Palermo
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Spot NO F35
Giorgio Magarò
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