Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 30 giugno 2015

Terme Romane. Il gran ritiro

Luciano Granieri


Il sito archeologico delle terme romane è salvo, come lo skyline intorno alla villa comunale, per ora . L’esito del consiglio comunale di ieri,  dove  avrebbe  dovuto avere luogo la discussione e la successiva votazione in merito   ai destini delle terme, ha determinato il ritiro  da parte del vicesindaco Francesco  Trina delle delibere urbanistiche. Fra esse  spiccava la condanna ad oblio definitivo del sito delle terme romane. Il  consiglio comunale di ieri ha segnato una tappa importante nell’evolversi della consiliatura Ottaviani e, per certi versi, per la storia della società civile   frusinate . Mai prima d’ora il sindaco era mancato ad un consiglio comunale, mai prima d’ora centinaia di persone avevano partecipato ai lavori, determinati a non far passare la condanna  morte  delle terme romane. Si tratta di due fattori importanti, il primo afferente alle dinamiche interne al consiglio, l’altro relativo alla partecipazione politica della cittadinanza. Come detto, mai il sindaco era mancato, forse  aveva fiutato l’aria non propriamente favorevole. Problemi di salute informava il presidente del consiglio Franco Lunghi.  Sia come sia,  porgiamo gli auguri di una pronta guarigione al primo cittadino. Ai fatti  sulla poltrona di Ottaviani si è accomodato il vicesindaco  Trina giunto anch’egli in ritardo.  Inoltre  il percorso  con cui si è arrivati al ritiro delle delibere ha denunciato più di qualche crepa nella coesione  della maggioranza. Era noto come il gruppo Frosinone nel cuore  non fosse convinto delle delibere, una carenza di documentazione tecnica non avrebbe permesso ai consiglieri sodali di Marco Ferrara una valutazione compiuta.  La domanda sorge spontanea, per quale motivo tale documentazione sarebbe risultata sufficiente a tutti i gruppi di maggioranza tranne che a Frosinone nel cuore?  Un eccesso di scrupolo urbanistico da parte di Ferrara &c., o l’esplicitazione del malumore per la scarsa rappresentanza in giunta del gruppo  e per la bizzarra rotazione assessorile imposta dal sindaco? Resta il fatto che la proposta di ritiro è arrivata proprio dai banchi di Frosinone nel cuore, in modo strano per la verità. Prima Ferrara, ha proposto il ritiro delle delibere “7” e “9”,  poi dopo pochi minuti ha coinvolto l’intera pratica urbanistica. Segno questo di una certa confusione. Per altro, stavolta  il soccorso rosso dalla minoranza,  con l’eccezione probabile del consigliere Tucci, non sarebbe arrivato così  massiccio come in altre occasioni. Ciò  grazie anche ad un primo prezioso  tentativo di connessione fra opposizione sociale e opposizione politica.  Un altro  scricchiolio indicativo è giunto dalla forza con cui Luigi Benedetti , membro di spicco del cerchio magico ottavianeo, si è opposto alla volontà del “suo” vicesindaco  rispetto alla volontà di accogliere la  richiesta di ritiro. Benedetti  ha addirittura messo in dubbio la correttezza istituzionale della decisione di Trina. Un atteggiamento per cui, a meno che non ci si trovi in presenza di uno strategico gioco delle parti,  risulta evidente  una crepa fra il cerchi magico  di Ottaviani ed il sostituto dell’inquisito Fulvio De Santis. L’altro elemento che ha reso il consiglio comunale di ieri una tappa storica per la comunità frusinate è stata la grande partecipazione popolare.  Mai si era vista la sala piena di centinaia di persone, pronte a difendere il patrimonio archeologico, ma anche culturale e sociale della propria città, dall’assalto della speculazione fondiaria e finanziaria. Movimenti, associazioni e singoli cittadini,  sono finalmente in  marcia. Ricordiamo che il ritiro delle delibere sull’assassinio delle terme romane è il secondo risultato significativo ottenuto dalla lotta dei movimenti. Segue infatti l’altrettanto importante vittoria che ha determinato il ripristino dei fondi, di provenienza  Cassa Depositi e Prestiti, alla sua originaria finalità:  l’ampliamento del museo archeologico. Finanziamenti che senza la mobilitazione sociale sarebbero stati impiegati per il nuovo stadio. Siamo forse in presenza di un significativo cambio di scenario.  Di fronte a  dinamiche disgregatrici che  stanno minando la coesione della maggioranza, si sta costruendo una opposizione sociale fatta di cittadini più consapevoli, attivi, coesi, determinati  a riprendersi la propria città per sottrarla alle stantie e venefiche combutte fra potentati finanziari e loro esecutori amministrativi. E’ giunto il momento di conficcarsi nelle crepe,  scardinare questo dispositivo perverso. Ma per farlo è necessario continuare nella lotta che non prevede solo la partecipazione ai consigli comunali o alle  manifestazioni di piazza. E’ fondamentale affiancare a tali azioni  momenti di apprendimento e approfondimento delle dinamiche istituzionali, ma soprattutto di confronto fra tutti i cittadini coinvolti. Personalmente ricordo momenti aspri nelle riunioni che abbiamo tenuto per organizzare le attività. Spesso si è sfiorata la rottura. Ma il tutto si è poi ricomposto nella consapevolezza che se si vuole cambiare veramente la città è necessario il contributo di tutti. Avanti dunque con fermezza e senza indugi. La strada da fare è ancora lunga e tortuosa.

AREA ARCHEOLOGICA DELLE TERME ROMANE ALL’INDOMANI DEL CONSIGLIO COMUNALE

Il cittadino Volsco

Foto di Davide Toro
Dunque il Sindaco e la Giunta sono stati costretti a ritirare il provvedimento di cementificazione delle terme dalla mobilitazione delle associazioni e dei cittadini, che consapevolmente uniti hanno alzato la voce e la protesta per una città diversa.
Non si può non nascondere una grossa dose di soddisfazione nell’aver constatato che lo spirito del cittadino volsco fa sempre di più breccia negli animi dei Frusinati. Quello spirito che ieri ha mosso centinaia di cittadini del capoluogo e che ha coinvolto i tanti altri che hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza alla battaglia, specialmente tramite i social network. Tutti uniti nel dire un deciso NO allo scempio sull’area delle “terme” che questa Amministrazione sta cercando in tutti i modi di confezionare. E NO è stato!
Un “NO” che è rituonato all’interno della sala consiliare come un boato tellurico, che ha intontito tutta la maggioranza ad eccezione della compagine Frosinone nel Cuore che, per bocca del suo capogruppo Marco Ferrara, chiedeva il rinvio delle pratiche urbanistiche “incriminate” per un “migliore approfondimento”. Dall’altra parte una minoranza, che pur convinta delle ragioni contro l’edificazione, mentre assisteva ad una bagarre senza precedenti durante l’assise, non ha sferrato l’attacco decisivo ad una politica che negli ultimi anni è stata caratterizzata da un ruolo subalterno e servile ai poteri forti.  Infatti il Vice Sindaco Trina – sopraggiunto in ritardo e visibilmente teso - con una forzatura procedimentale, ritirava tout cort tutte le pratiche urbanistiche compresa, ovviamente, quella delle terme, quando invece c’erano tutte le condizioni per una ampia discussione e per, probabilmente, una sonora bocciatura della cementificazione.
Ancora una battaglia vinta quindi! Ce ne saranno di prossime? Perché si insiste con testardaggine per l’approvazione della delibera? Perché ci si sfila dal confronto con le associazioni? Perché non si opera per restituire alla città ciò che è proprio, che viene fuori dalle proprie viscere, e che i cittadini la vivono come espressione di cultura gioia e bellezza?
Un risultato, quindi, tutto da attribuire all’impegno e all’abnegazione delle associazioni, svolto con certosina pazienza e con dovuta conoscenza, che ha consentito tramite contatti e iniziative sia una forte partecipazione alla protesta ma anche e soprattutto che motivazioni storiche e culturali abbiano prevalso sulla cementificazione. Ragioni queste che hanno convinto tanti consiglieri che le hanno fatte proprie e sostenute in sede di consiglio. A loro va il riconoscimento e l’apprezzamento delle associazione e dei cittadini. Una ritrovata condivisione collettiva, vasta e unitaria della difesa della cultura di una città abbandonata sulle onde di una falsa modernità. Un approccio ad una urbanistica democratica e partecipata che contrastava con quegli interessi tutti privati che il consiglio rischiava di approvare. Un modus operandi che sarebbe ora che anche i consiglieri adottassero.
Il Sindaco è avvertito. L’unica strada che gli sarà concessa sarà quella del ritiro definitivo della pratica, l’acquisizione dell’area e la realizzazione del Parco Archeologico annesso alla Villa Comunale…..nulla di eccezionale d’altronde, solo l’attuazione del suo programma elettorale!

Il cittadino volsco

lunedì 29 giugno 2015

18 PERSONE SEQUESTRATE NEL MEDITERRANEO; DOVE SONO LE NOSTRE ISTITUZIONI?

Tiziano Ferri
Freedom Flotilla Italia

 Liste delle persone attualmente sequestrate:

Dror Feiler Sweden Musicista & compositore
Bassel Ghattas Israel Parlamentare Knesset Israeliana
Dr. Moncef Marzuki Tunisia Attivista per i diritti umani, Ex-Presidente Tunisia
Ana Miranda Spain Membro del Parlamento Europeo (BNG)
Nadya Kevorkova Russia Giornalista
Kajsa Ekis Ekman Sweden Giornalista, Authore
Robert Lovelace Canada Professore Universitario & Capo nativo Algonquin
Joel Opperdoes Sweden Equipaggio
Gustave Bergstrom Sweden Equipaggio
Herman Reksten Norway Equipaggio
Kevin Neish Canada EquIpaggio
Jonas Karlin Sweden Equipaggio
Charlie Andreasson Sweden Equipaggio
Ammar Al-Hamdan Norway Aljazeera Arabic
Mohammed El Bakkali Morroco Aljazeera Arabic
Ohad Hemo Israel Channel 2 Israeli TV
Ruwani Perera New Zealand MaoriTV
Jacob Bryant New Zealand MaoriTV

Il peschereccio "Marianne", parte della missione Freedom Flotilla III, a circa 100 miglia marine (oltre 190 chilometri) dalle coste di Gaza, perciò in piene acque internazionali, è stato circondato da vari mezzi della marina israeliana e abbordato, i suoi passeggeri sequestrati e, contro la loro volontà, trasferiti al porto militare israeliano di Ashdod, secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane. Non sappiamo nulla delle loro condizioni. Non ci rassicura il fatto che una marina militare che - parla la storia - oscura le comunicazioni di bordo, attacca i passeggeri con pistole taser, li arresta e li sottopone a interrogatori, abbia nuovamente colpito nel Mediterraneo.
Avevamo già sollecitato con missiva e diramazione di comunicati stampa (caduti nel vuoto) il Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole SERGIO MATTARELLA, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole MATTEO RENZI, il Ministro degli Affari Esteri, Onorevole PAOLO GENTILONI SILVERI, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Onorevole FEDERICA MOGHERINI, per richiedere espressamente la tutela del diritto alla navigazione in sicurezza, in acque internazionali, per la missione Freedom Flotilla III, allarmati dalle minacce provenienti dal Primo Ministro israeliano che da giorni aveva promesso quello che di fatto, nel silenzio delle istituzioni internazionali, è accaduto: sequestro del peschereccio in acque internazionali, arresto e deportazione ad Ashdod dei passeggeri. Tra i passeggeri attualmente sequestrati si contano un'europarlamentare (Ana Miranda Paz), un sassofonista israelo/svedese (Dror Feiler), il primo presidente della primavera tunisina (Marzouki), il parlamentare della Knesset israliana Basel Ghattas, ma soprattutto si tratta di 18 persone private della libertà per aver preteso la libertà altrui attraverso il semplice rispetto del diritto internazionale.
Pretendiamo, adesso, dalle nostre istituzioni, e in primo luogo dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Onorevole FEDERICA MOGHERINI, che chiedano conto al governo israeliano di ciò che sta accadendo ora, di come si possa permettere di attaccare militarmente barche in regola coi documenti della navigazione, in acque internazionali, impunemente. In secondo luogo le suddette istituzioni, a nostro modesto parere, si devono attivare per avere rassicurazioni dirette, vale a dire dalla loro viva voce, sulle condizioni fisiche delle persone in questo momento sequestrate. In ultimo, chiediamo che si ribadisca, per voce delle suddette istituzioni, che nel nostro Mediterraneo vige tuttora il diritto internazionale, e di conseguenza si condanni qualsiasi paese che lo contravvenga con atti di pirateria, si chieda il rilascio immediato delle persone sequestrate e del peschereccio "Marianne", si prendenda, come vuole il diritto internazionale e come richiede l'ONU, la fine del blocco sulla Striscia di Gaza da parte di Israele e l'apertura al mondo del porto di Gaza, il porto della Palestina.


Tiziano Ferri
per Freedom Flotilla Italia
3341737274

domenica 28 giugno 2015

IO SALVO LE TERME ROMANE DI FROSINONE

Serena Vona































IO SALVO LE TERME ROMANE DI FROSINONE

Blocchiamo la cementificazione dell'area archeologica di De Matthaeis.
Cari amici, conoscenti, parenti, colleghi e non, vicini e lontani vi chiedo di supportare questa battaglia che è prima di tutto una difesa dei nostri diritti, della nostra dignità, della nostra cultura, del nostro futuro. 

Fate come me, scattatevi una foto con l'# IO SALVO LE TERME ROMANE DI FROSINONE e nominate anche voi i vostri amici.
DIAMO FORZA ALLA NOSTRA VOCE!

IL FUTURO È IL NOSTRO!!
RIBELLIAMOCI!!!


Daniele Riggi, giovani socialisti Frosinone

I giovani socialisti della città di Frosinone aderiscono alla campagna #iosalvoletermeromanediFrosinone , lanciata dalle associazioni che da anni difendono il patrimonio archeologico che si trova sul terreno nei pressi della villa comunale, e che purtroppo rischia di essere sepolto dall'ennesima colata di cemento.

Memorandum per i consiglieri comunali di Frosinone


Immigrati: l'invenzione della “invasione"

Patrizia Cammarata
 

L’immagine degli immigrati a Ventimiglia, la loro richiesta di varcare il confine, lo sgombero avvenuto con la forza, ci parla di più questioni: ci parla di un mondo in cui il capitalismo impera, creando disuguaglianze sociali, devastazioni ambientali e guerre, costringendo milioni di persone a lasciare il proprio Paese e la propria casa alla ricerca della sopravvivenza e di un futuro; ci parla di un’Europa dei padroni e delle banche in cui le frontiere, oggi più che mai, rappresentano veri e propri muri con i quali emarginare e dividere i popoli e al contempo difendere i forzieri di pochi capitalisti; ci parla del trucco antico, ma sempre pericoloso per i salariati di tutto il mondo, attraverso il quale il potere e suoi servi cercano di dividere i poveri e i disperati fra loro, i disoccupati nativi contro chi fugge dalla guerra, gli sfrattati delle nostre città dai bombardati di Siria, Irak, Palestina; ci parla della menzogna, una menzogna che con la parola “invasione” tenta di fare leva sulla paura, una paura per l’arrivo di qualche migliaio di persone a fronte di una situazione mondiale che conta milioni di sfollati, di rifugiati, di donne, uomini, bambini costretti alla fuga a cause delle guerre, per la mancanza di cibo e acqua, per l’assenza di una speranza di futuro, come accade agli eritrei, etiopi, somali, fermi sugli scogli di Ventimiglia.
 
Le leggi dell’Europa dei padroni
Il governo francese respinge i “clandestini” provenienti dall’Italia. Una prassi che avviene in seguito al cosiddetto “Accordo di Chambery“, un trattato bilaterale tra Italia e Francia firmato nel 1997 che permette di respingere reciprocamente gli immigrati irregolari che provengono dal territorio di un altro Paese. Quest’accordo sembra essere in contraddizione con altri accordi, quelli di Schengen, norme vantate come lo strumento per abolire le frontiere interne all’Unione Europea. Riferendosi agli accordi di Schengen diverse voci si sono levate a gridare all’illegalità per quanto riguarda i controlli di frontiera messi in atto dal governo francese 24 ore su 24; un rimbalzo di dichiarazioni e di critiche, come quelle nei confronti del governo italiano, che, secondo il governo francese, non applicherebbe le regole imposte dall’Unione Europea sull’identificazione degli immigrati attraverso il rilevamento delle impronte digitali.
Fiumi d’inchiostro e ore di salotti televisivi si sono consumati su quest’apparente contraddizione in seno al capitalismo europeo.
 
L’invasione inventata
Perfino il rappresentante di un’organizzazione interna al sistema, come la Caritas, ha denunciato l’invenzione dell’invasione. Oliviero Forti, responsabile Immigrazione della Caritas, il 16 giugno scorso ha dichiarato: "Quello che sta accadendo oggi a Ventimiglia è lo stesso che abbiamo visto succedere già nel 2011 con le stesse dinamiche. Si sta creando un caso europeo per alcune decine di migranti, ma la vicenda altrove non troverebbe spazio nemmeno tra le notizie di un giornale locale. Ora, invece, queste poche decine di migranti catalizzano l'attenzione di un'Europa ripiegata su stessa che cerca di difendere strenuamente quei confini che pensavamo aver superato con Schengen" (1).
E’ chiaro che le imprese europee vogliono mettere le mani sempre di più sulle risorse naturali dell’Africa e al contempo il capitale avverte la necessità di organizzarsi per la repressione, perché i vari governi locali non sono risultati all’altezza, come hanno dimostrato nel recente passato le rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente. E adesso la Tunisia, nuovamente percorsa da continui scioperi, potrebbe rappresentare un segnale inquietante.
La cosiddetta democratica e libera Unione Europea, tanto decantata dai suoi sostenitori, non permette a poche migliaia di persone di varcare un confine, sta costruendo muri e profitti per chi è dentro il business della guerra, il business al quale il capitalismo in crisi storicamente non ha mai potuto rinunciare: navi, aerei da combattimento, mezzi finanziari triplicati per Frontex, Triton e Poseidon, interventi di servizi segreti e compagnie militari private in tutti “i paesi d’origine delle migrazioni”, costruzione dei campi di detenzione.
In  Italia, mentre rappresentanti e ministri dei partiti coinvolti in tutte le indagini per corruzione e mafia, blaterano della necessità di “distruggere le organizzazioni criminali”, si lavora al contempo per incrementare gli interessi economici dei padroni dell’Unione Europea che sono più che mai impegnati a continuare la redditizia operazione di rendere sempre più difficile l’ingresso in Europa, ancora più capillari i controlli, con al contempo l’obiettivo di terrorizzare e disciplinare al silenzio e al duro lavoro sfruttato, illegale, l’esercito dei disoccupati formato da chi sopravvive ai respingimenti e alle espulsioni.
Inoltre, quello che sta avvenendo, con i governatori delle regioni del Nord d’Italia che si rifiutano di accogliere i profughi e con il consenso elettorale ottenuto dalla Lega di Salvini, dimostra in modo inconfutabile che i profughi servono. Servono, non solo ad ottenere voti, ma servono soprattutto per indicare ai licenziati e agli sfrattati nativi un facile capo espiatorio, servono a legittimare forze razziste e d’estrema destra che storicamente sono utili ai capitalisti nel momento in cui la classe lavoratrice potrebbe organizzarsi per voler riprendersi quello che le spetta. 
Si diffonde la notizia fra la classe lavoratrice europea, alla quale in ogni Paese si sta tagliando il salario, la sanità, lo stato sociale, che, per i Paesi europei, i profughi sono un costo troppo elevato da sopportare, e al contempo si organizzano gli amici per contare i soldi che arriveranno proprio grazie agli immigrati, com’è stato evidente in Italia con lo scandalo di Mafia Capitale: un investimento economico e politico molto vantaggioso non solo per le associazioni illegali ma anche per i circuiti legali (chiese, associazioni, onlus) che su di loro fanno affari, con la gestione dei “centri d’accoglienza”, documentazione legate all’immigrazione, ecc...
 
La vera invasione: quella del capitale!
L’invasione non è certo quella dei migranti che arrivano nei barconi.  I 1700 migranti morti dall’inizio dell’anno mentre cercavano di raggiungere l’Italia non ci parlano di un’invasione ma di una tragedia umana che ha come origine il sistema economico nel quale siamo costretti a vivere.
La vera “invasione” sulle proprie vite, la vera barbarie, la incontrano ogni giorno i lavoratori e le lavoratrici licenziati, i disoccupati, chi muore per mancanza di cure mediche, le famiglie sfrattate. Questa guerra quotidiana fatta di tagli ai salari, alla scuola, alla sanità, questa guerra sociale che ci parla di disoccupazione, di violenza, d’inquinamento ambientale, di morti sul lavoro, è condotta contro le masse popolari d’Europa proprio dagli stessi che gridano all’invasione davanti agli occhi smarriti e impauriti dei bambini, delle donne e degli uomini migranti che arrivano dal mare, rischiando la propria vita e quella dei propri figli, lasciando il proprio Paese ridotto allo stremo da guerre, carestie, malattie, dalle devastazioni ambientali provocate dagli interessi delle grandi aziende capitaliste europee e dalle multinazionali. I padroni gridano all’invasione per preparare il loro esercito, per militarizzare le città, per alzare i muri, per prepararsi a difendere le loro casseforti non dalle donne, dagli uomini, dai bambini irakeni, siriani, palestinesi, etiopi, e di tutti quelli provenienti dai Paesi poveri e in guerra che arrivano in Europa disarmati, ma da tutti noi, dalla classe lavoratrice sfruttata e impoverita, dalle masse popolari europee che potrebbero decidere di organizzarsi e respingere l’attacco in corso che, come sta succedendo in Grecia in modo più evidente che altrove, si abbatte sui lavoratori per salvare le banche.
E’ necessario non cadere nel tranello e, alle parole d’ordine razziste della Lega di Matteo Salvini, alle politiche di gestione dell’immigrazione di carattere militare come quella attuata dal governo italiano, è necessario rispondere con le parole d’ordine dell’abbattimento di tutti i muri e di tutte le frontiere, per la solidarietà internazionalista dei popoli contro il capitalismo e la sua barbarie !
 

Ban Ki moon si schiera contro la Freedom Flotilla per Gaza

Nena News

Secondo il Segretario generale dell’Onu questa nuova missione della flottiglia volta rompere il blocco navale israeliano non servirà ad “alleviare le condizioni disastrose” nella enclave palestinese.
Ad ostacolare la partenza per Gaza alla “Marianne” e alle altre imbarcazioni della Freedom Flotilla, non sono soltanto le cattive condizioni del tempo e il mare grosso. A sorpresa, ma fino ad un certo punto, anche Ban Ki-moon si è schierato contro la missione volta a rompere il blocco navale di Gaza attuato da Israele. Secondo il Segretario generale dell’Onu questa nuova missione della flottiglia per Gaza non servirà ad “alleviare le condizioni disastrose” nella enclave palestinese.

“Il segretario generale Ban Ki-moon continua a credere che la flottiglia non aiuterà ad affrontare la terribile situazione a Gaza e ribadisce i suoi appelli al governo (Netanyahu) affinchè ordini di revocare tutte le chiusure, con la dovuta considerazione delle legittime preoccupazioni di sicurezza di Israele”, ha comunicato il sottosegretario generale Jeffrey Feltman durante un briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Feltman ha aggiunto che Ban sta “seguendo da vicino i report dei media” sulla flottiglia.
La dichiarazione di Ban giunge alcuni giorni dopo che l’ambasciatore israeliano all’Onu, Ron Prosor, aveva invitato il capo dell’Onu a condannare la “Freedom Flotilla” e aveva informato indirettamente dei preparativi della Marina israeliana per bloccare le tre imbarcazioni dirette a Gaza.
“La comunità internazionale deve inviare un messaggio chiaro agli organizzatori e ai partecipanti di queste provocazioni. Tali iniziative non fanno che aumentare le tensioni nella nostra regione”, aveva scritto Prosor a Ban Ki-moon. “Questo tentativo di sfidare il blocco (di Gaza) avrà conseguenze pericolose – aveva ammonito – L’unico scopo del flottiglia è quello di fare provocazioni che mettono a rischio la sicurezza e costituiscono una violazione del diritto internazionale”.
Israele sta facendo enormi pressioni su vari Paesi e istituzioni internazionali per bloccare la “Marianne”, una barca da pesca scandinava che guida il convoglio della Freedom Flotilla. La “Marianne” nelle ultime settimane si è spostata dalla Svezia alla Norvegia, poi verso Francia, Spagna e Portogallo. Infine ha raggiunto Palermo e Messina. L’imbarcazione si troverebbe ora a Creta, da dove, forse domani, salperà per Gaza.
A bordo, oltre all’equipaggio, ci sono 12 passeggeri, tra i quali attivisti ed esponenti politici, una parlamentare europea, una giornalista svedese, un musicista di origine israeliana, un deputato arabo della Knesset e anche una suora. Gli organizzatori insistono sul carattere assolutamente pacifico della missione e ripetono che le navi portano soltanto un carico di pannelli solari, forniture mediche e altri aiuti umanitari per i residenti di Gaza in condizioni precarie dopo l’offensiva israeliana della scorsa estate.
Il sottosegretario generale dell’Onu Jeffrey Feltman durante il suo intervento ha riferito Ban è anche “profondamente preoccupato” per i prigionieri politici palestinesi detenuti in Israele. E ha nominato Khader Adnan che da 50 giorni attua uno digiuno totale per protestare contro la sua detenzione amministrativa (carcere senza processo).
A proposito del rapporto reso pubblico a inizio settimana dalla Commissione d’indagine Onu sulla guerra di Gaza, incaricata dal Consiglio per i diritti umani, Feltman ha detto “La nostra speranza è che questo rapporto contribuisca a portare giustizia alle vittime della guerra dello scorso anno e ad incoraggiare le parti a impegnarsi in valutazioni serie e credibili di loro comportamento”.