"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Personalmente non sono un patito dello strumento referendario.
Molto spesso, infatti, il ricorso ad esso finisce per essere una scorciatoia che maschera l'incapacità di costruire reali percorsi di opposizione sociale.
E temo che anche dietro la stagione referendaria che sta partendo questo elemento non sia marginale.
Ma è vero anche come la devastazione renziana proceda senza trovare ostacoli sul suo cammino.
Ed allora, se il convergere delle debolezze trova un momento di spunto e di sussulto proprio in questa stagione referendaria, la risposta su cosa sia più opportuno fare non può essere nella apodistica valutazione dell'efficacia dello strumento referendario, ma se siano individuabili realistici e più efficaci ed efficienti strumenti in grado di produrre migliori risultati, anche sul piano della coppia “impegno / benefici”.
In sostanza, se non il referendum, che facciamo?
Questo è il nodo che il Forum deve sciogliere sabato 12, dopo che il quesito a suo tempo individuato è stato “cassato” dal governo.
Per rispondere a questa domanda occorre partire da un assunto:
il cuore dello scontro, sicuramente per quanto ci riguarda, è rappresentato dal Testo Unico dei Servizi Pubblici Locali a rilevanza economico sociale.
Il testo rappresenta l'atto finale della messa a profitto dei servizi pubblici ed il quesito decapitato affrontava la questione sul versante “privatizzazioni”.
Ma non è quello l'unico versante della questione.
La privatizzazione dei servizi pubblici passa anche per una riscrittura – non più solo materiale ma anche formale – della Costituzione e dell'organizzazione della cosa pubblica autoritaria ed accentratrice.
Passa per la liquidazione degli stessi istituti della democrazia formale in un processo che vede lo Stato assumere formalmente il ruolo di garante degli interessi economici e finanziari dominanti.
Il Testo Unico si caratterizza per la la sottrazione ai territori ed al controllo democratico della governance dei servizi, per l'attribuzione ad enti di secondo livello (città metropolitane, enti di aria vasta, ambiti territoriali) del ruolo di stazione appaltante e con l'attribuzione delle potestà reali (tariffe, contratti, disciplinari, controlli, ecc.) all'Autorità nazionale (da ora A.R.E.RA Agenzia per la Regolazione Energia, Reti e Ambiente), indipendente dalla “politica” ma pagata di gestori.
Se questo è il quadro che ci troviamo di fronte, quali sono gli strumenti che possiamo mettere in campo senza finire per essere la testimonianza dell'ultimo giapponese cui nessuno ha fatto sapere che la guerra era finita?
Ripeto, se qualche altro strumento viene fuori sarò il primo a gioire , ma per intanto rilevo come non sia affatto detto che non si possano individuare quesiti di efficacia quantomeno alla pari di quello cancellato (ma, anzi, secondo me, più significativi) e per intanto ne suggerisco uno (in realtà sono tre che non credo sia possibile unire ma potrebbe bastare solo il primo) che rappresenta la traduzione sul piano concreto della gestione dell'acqua della stessa sostanza del referendum costituzionale e nello stesso tempo, ancora una volta, sarebbe di interesse e riferimento per tutti gli altri servizi pubblici locali.
Severo
QUESITO 1)
Volete voi che sia abrogato l’art. 3, comma 1 lettera d) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del 20/07/2012 “Individuazione delle funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, ai sensi dell'articolo 21, comma 19 del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214” (predispone e rivede periodicamente il metodo tariffario per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, ovvero di ciascuno dei singoli servizi che lo compongono compresi i servizi di captazione e adduzione a usi multipli e i servizi di depurazione ad usi misti civili e industriali, di cui alla precedente lettera c) sulla base del riconoscimento dei costi efficienti di investimento e di esercizio sostenuti dai gestori, prevedendo forme di tutela per le categorie di utenza in condizioni economico sociali disagiate individuate dalla legge e fissa, altresì, le relative modalità di revisione periodica, vigilando sull'applicazione delle tariffe;)?
QUESITO 2)
Volete voi che sia abrogato l’art. 3, comma 1 lettera c) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del 20/07/2012 “Individuazione delle funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, ai sensi dell'articolo 21, comma 19 del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, limitatamente alle seguenti parole: “- inclusi i costi finanziari degli investimenti e della gestione -”?
QUESITO 3)
Volete voi che sia abrogato l’art. 3, comma 1 lettera f) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del 20/07/2012 “Individuazione delle funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, ai sensi dell'articolo 21, comma 19 del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, limitatamente alle seguenti parole: “. In caso di inadempienza, o su istanza delle amministrazioni e delle parti interessate, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas intima l'osservanza degli obblighi entro trenta giorni decorsi i quali, fatto salvo l'eventuale esercizio del potere sanzionatorio, provvede in ogni caso alla determinazione in via provvisoria delle tariffe sulla base delle informazioni disponibili”?
I sottoscritti, a nome e per conto delle associazioni che rappresentano, chiedono di partecipare al
tavolo tecnico, convocato per il prossimo 25 marzo 2016, con l’ARPA,
l’ASL, l’Amministrazione Provinciale e
tutti gli altri Enti che a vario titolo, risultano competenti al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti
a bio-masse.
Si fa presente che il 16 gennaio del c.a., nel corso della
manifestazione “ Allarme salute” organizzata dall’associazionismo del
Capoluogo, presso il salone di rappresentanza
della Provincia, il vice sindaco
assunse impegno solenne per la partecipazione
delle associazioni al tavolo tecnico.
I sottoscritti, chiedono, inoltre, che siano invitate tutte le associazioni
iscritte all’albo comunale e che i lavori del tavolo tecnico siano aperti affinchè
possano assistere tutti i cittadini.
I dati che si
conoscono e l’indagine che sta conducendo l’associazione dei medici per
l’ambiente di Frosinone, evidenziano una situazione drammatica e l’alto rischio
per la salute dei cittadini e, in particolare per i bambini. In tutti gli incontri che si sono svolti nei
diversi quartieri della città, i numerosi cittadini presenti hanno espresso fortissime preoccupazioni e, nei loro interventi, hanno sottolineato la necessità e l’urgenza
di adottare provvedimenti adeguati per il miglioramento dell’aria.
Alla luce di quanto
sopra, si ritiene che si vorrà garantire
la partecipazione delle associazioni e la presenza dei cittadini, sinora
inspiegabilmente esclusi e posti nella impossibilità di esprimere le proprie
valutazioni in merito alle autorizzazioni
ed al permesso rilasciati per la realizzazione di un impianto a bio masse sul
nostro territorio.
Frosinone li 10 marzo 2016
Francesco Notarcola – Presidente della Consulta delle associazione
della Città di Frosinone
Luciano Bracaglia –Comitato “ Salviamo il paesaggio”
David Toro – Ass. “Frosinone Bella e Brutta”
Antonio Setale – Legambiente
Alberto Gualdini – Ass. Culturale “La saletta centro delle
arti”
Paolo Iafrate - Ass.
“Oltre l’Occidente”
Anna Rosa Frate Comitato “Altiero Spinelli”
Luciano Granieri – AUT –Frosinone
Antonio Marino - Ass.
Italiana Pazienti Anticoagulati
Mario Catania – Ass. “Osservatorio Peppino Impastato”
La sottoscrizione della presente richiesta è stata trasmessa
– via email – dai rappresentanti delle
associazioni al Sig. Francesco Notarcola
Venerdì 11 marzo 2016 alle ore 16,00 presso l’associazione
culturale “Oltre l’Occidente” in L.go
Aonio Paleario n.7, Frosinone proseguirà l’affascinante storia americana di popoli e note nel seminario-dibattito, Jazz: suoni ritmi e pulsioni vitali dell’era
post moderna. Jazzisti contro è
il titolo del prossimo appuntamento. Dopo aver analizzato la rivalsa nera dell’Hard Bop degli anni ’50, anche con il supporto del film di Bertrand
Tavenier Round Midnight, affronteremo il tumultuoso periodo degli anni ’60. Una
momento storico in cui la lotta per
l’integrazione si trasformò in vero e proprio conflitto politico. Le
motivazioni di protesta antirazziali si fusero con le istanze antimperialiste, contro una
società statunitense protesa come non
mai, non solo a vessare i neri, ma anche i vietnamiti, e tanti altri popoli
dell’America del sud. Maturava fortemente
nella poetica jazz una precisa
connotazione politica anti sistema.
I VOTANTI PAGATI ALLE PRIMARIE PD DI NAPOLI NON SONO UNO SCANDALO, SONO IL SISTEMA . SOLO UNA RIVOLUZIONE CI PUÒ SALVARE
Solo pochi anni fa tutto il sistema mediatico legato al PD menava scandalo perché si era scoperto che alle manifestazioni di Berlusconi partecipavano figuranti pagati per fare numero. Ora questo stesso sistema tace o borbotta imbarazzato di fronte alle mance distribuite ai votanti alle primarie di Napoli. I due pesi e due misure non derivano però solo dal servilismo verso il potere di tanti pseudo intellettuali e pseudo giornalisti, dal controllo di banche e industriali sul sistema informativo, dalla passività della opinione pubblica.
No, la stanchezza ed il silenzio con cui si accoglie lo scandalo di Napoli sono anche dovuti al fatto che oramai si è convinti che questa sia la inevitabile normalità del sistema. Pochi giorni fa, nel corso di un incontro per ricordare il grande presidente venezuelano, è stata proiettata una sua bella intervista, di oltre dieci anni fa, a Gianni Minà. Ad un certo punto Chavez così descrive il sistema politico del Venezuela, che aveva democraticamente rovesciato: "Una finta democrazia dove si alternavano due partiti uguali, mentre dilagavano povertà e corruzione".. Ho fatto un salto sulla sedia, ma è l'Italia di oggi ho pensato. Certo siamo più ricchi e abbiamo alle spalle una lunga storia di conquiste sociali, che ora però stiamo tutte perdendo. Abbiamo una grande Costituzione, che ora però viene smantellata. Abbiamo una grande storia di partecipazioni e lotte, che ora però pare in via di esaurimento. E l'Unione Europea e le banche con l'Euro ci dettano le politiche economiche, mentre la NATO ci impone quelle militari.
Sì la democrazia italiana è oggi finta prima di tutto perché tutte le decisioni di fondo paiono obbligate; e sono le stesse chiunque governi. In questa impotenza e rassegnazione politica generale sono gli spettacoli televisivi a selezionare il personale di governo e quello di opposizione. E in questa paralisi della democrazia la corruzione prospera e dilaga, come un fiume che bloccato nel suo corso si trasformi in una palude.
Centro destra e centro sinistra in tutte le loro interpretazioni sono gli attori di questa democrazia finta. Quella vera riprenderà solo quando il popolo li caccerà dalla scena. Questa sarebbe la necessità, ma è anche la difficoltà. Per questo alla corruzione anche più ridicola e penosa alla fine si fa il callo. Perché è parte di un sistema fangoso dove affondano tutti i finti cambiamenti. Non ci sono aggiustamenti, solo una rivoluzione ci può salvare.
Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Ass. Raggio Verde
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.ma)
Ass. Culturale Gruppo Logos
Colleferro, Italcementi non risponde alle osservazioni delle associazioni e la pratica autorizzativa per bruciare rifiuti è archiviata.
Le associazioni continuano ad avere un ruolo importante, un valore aggiunto nel tessuto sociale ed è necessario supportarle, fornendo loro strumenti e rendendole partecipi a tutti i livelli.
Italcementi richiese la verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e le associazioni produssero una serie di osservazioni ben dettagliate sul possibile impatto di un nuovo impianto inquinante in un’area già fortemente compromessa.
Le osservazioni, oltre che al parere negativo dell’allora Amministrazione, vennero recepite e l’impianto proposto venne rimandato a VIA con Italcementi che esattamente un anno dopo presentò nuovamente il progetto con tutte le documentazioni del caso in un iter autorizzativo più complesso. Le Associazioni osservarono con le medesime eccezioni.
Oggi con determina G01828 del 02.03.2016 il progetto viene archiviato e la conferma che il ruolo delle associazioni è stato determinante la si rileva nel testo dell’atto regionale:
“Considerato che il competente Ufficio Valutazione Impatto Ambientale dell’Area Qualità dell’Ambiente e V.I.A., ha effettuato con nota prot.n. 605410 del 31/10/2014 richiesta di integrazioni e controdeduzioni sulle osservazioni pervenute;
Considerato che non è pervenuto alcun riscontro alla suddetta nota e quindi non è possibile dare ulteriore corso alla valutazione relativa al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in oggetto e risulta necessario, pertanto, procedere all’archiviazione dell’istanza;”
Ricordando che sui CSS è pendente un ricorso al TAR Lazio contro il Ministero dell’Ambiente sul decreto firmato dall’allora ministro Clini, oggi ribadiamo il concetto che il lavoro delle associazioni, instancabile e in continua crescita a livello di conoscenza, ha una funzione integrata nel processo amministrativo a cui non si può non dare merito e giusto riconoscimento.
In Argentina nel giugno 2013 più di mezzo milione di persone si sono mobilitate contro la violenza verso le donne, proprio come hanno fatto in centomila in Spagna lo scorso 7 novembre. Anche in Spagna in meno di tre giorni sono state raccolte più di 50.000 firme contro le manifestazioni convocate dagli “ultramaschilisti” a Barcellona e a Granada, a febbraio scorso, che sono state praticamente impedite. Le milizie di donne kurde, insieme alle milizie dei loro compagni uomini, continuano a lottare contro l’esercito reazionario di Daesh, noto anche come EI. Le lavoratrici dell’istruzione sono state protagoniste di innumeroveli scioperi in vari Paesi, Brasile, Colombia, Italia, i lavoratori e le lavoratrivi statali hanno organizzato recentemente grandi mobilitazioni contro la politica antioperaia di Macri in Argentina. Due scioperi generali sono stati effettuati in Grecia finora quest’anno, contro i piani di austerità del governo Tsipras, durante i quali i settori dei servizi pubblici che contano una maggiore percentuale di donne, sono stati decisivi. Anche ad Atene le donne organizzano case per donne per poter solidarizzare tra loro, contro la disoccupazione e la fame. I professori palestinesi stanno conducendo un grande sciopero che vanta una forte composizione femminile, ed è uno sciopero al di fuori dei sindacati ufficiali, il che lo rende ancora più significativo. Questa lotta è parte della storica e coraggiosa lotta del popolo palestinese contro il governo sionista di Israele che li ha derubati del loro territorio e della loro libertà, nella quale le donne hanno mostrato un immenso coraggio. Lo sfruttamento e l’oppressione si inaspriscono quali risultati della profonda crisi del sistema capitalista. Un sistema che approfondisce ogni giorno di più le disuguaglianze sociali. Ad una estremità una piccola minoranza di ricchi e potenti e dall’altra milioni di poveri sempre più sfruttati economicamente e oppressi politicamente, socialmente e culturalmente. Un sistema predatore della natura che sta producendo squilibri ambientali di tale portata che possono diventare irreversibili in breve tempo. Un sistema che, di crisi in crisi, ci nega persino il più elementare diritto al lavoro. Solo nei Paesi sviluppati ci sono 44 milioni di disoccupati, senza parlare dei Paesi semicoloniali. I governi guidati da donne che difendono i piani imperialisti non ci rappresentano. Siamo accanto agli uomini e alle donne della classe operaia contro il maschilismo e lo sfruttamento per trasformare il mondo, e lottare per l’uguaglianza e la libertà effettive per le donne lavoratrici.
Le donne lavoratrici: le più sfruttateIl rapporto dell’Oil sull’occupazione del 2015, conferma ciò che abbiamo detto. "Solo un quarto dei lavoratori di tutto il mondo ha un rapporto di lavoro stabile". Mostra che, nei Paesi in cui sono disponibili i dati (che coprono l'84 per cento della popolazione attiva in tutto il mondo), i tre quarti dei lavoratori sono impiegati con contratti temporanei o di breve durata, in occupazioni informali spesso senza contratto, come lavoratori autonomi o in attività familiari senza retribuzione. Prosegue mostrando come questo tipo di contratti colpisca soprattutto le donne: "Un'altra tendenza attuale è l'aumento del lavoro a tempo parziale, in particolare tra le giovani donne. Nella maggior parte dei Paesi con dati disponibili, i posti di lavoro a tempo parziale sono cresciuti più velocemente dei posti di lavoro a tempo pieno tra il 2009 e il 2013”. In effetti si tratta di una crescita, non di una novità. Negli anni '90 caratterizzati dal boom del neoliberismo, i capitalisti hanno trovato nella ristrutturazione dei contratti di lavoro una grande fonte di profitti. In questo modo, in migliaia di fabbriche di Paesi semicoloniali, gli impianti di lavoratori fissi sono stati via via modificati per raggiungere l’esternalizzazione, per invertire il rapporto percentuale. Un impianto minimo di fissi e uno enorme di lavoratori temporanei ai quali è stato più facile imporre salari da fame, zero prestazioni e zero stabilità come un ricatto permanente per impedire la loro organizzazione e la loro lotta. Le donne sono state banco di prova privilegiato di questo tipo di contratti. Circa il 73 per cento del deficit mondiale di posti di lavoro nel 2014 è stato causato da un calo di occupazione tra le donne, che costituiscono circa il 40 per cento della forza lavoro nel mondo, dice il rapporto dell'Oil.
Al di là della freddezza delle cifre, questa realtà ha colpito drasticamente le donne se si considera che oggi nel mondo è cresciuto in modo allarmante il numero di madri capi-famiglia, da cui dipende unicamente il mantenimento della casa e che esse devono fare una giornata lavorativa o il suo doppio, spesso per i contratti part-time o di lavoro a ore devono lavorare in due o tre posti, a cui si aggiunge la “giornata” aggiuntiva di lavoro domestico. Devono sopportare gli abusi dei padroni, le molestie lavorative e sessuali, la negazione dei permessi per motivi familiari e una serie di sofferenze infami. Nel settore dei servizi nel quale la manodopera femminile è il 70% o anche più, tutto ciò si manifesta con salari bassi, tagli ai diritti e legalizzazione dell’instabilità per mezzo di valutazioni continue per mantenere l'occupazione, come nel caso dell’istruzione.
Anche le più oppresse e vulnerabili Dalla fine dello scorso anno, la stampa ha registrato la crescente epidemia del virus Zika, in diversi Paesi dell'America Latina, causata dalla puntura della zanzara Aedes Aegypti. Le agenzie sanitarie hanno scoperto che nelle donne in gravidanza può causare la microcefalia fetale. I governi hanno suonato l’allarme, ma al di là di semplici campagne di prevenzione o del fare appello alle donne di non rimanere incinta, non sono in grado di prendere le misure necessarie. Come sempre i settori più poveri della popolazione sono i più colpiti a causa delle condizioni igieniche spaventose in cui devono vivere e per le deplorevoli restrizioni nei servizi sanitari. E' urgente avviare una campagna globale per il pieno diritto all’aborto legale per le donne che, a costo di questo enorme rischio della microcefalia, scelgono di interrompere la gravidanza. Qui appare chiaramente l'ipocrisia della borghesia che, mentre si lacera le vesti sui giornali e in televisione, dicendo quanto sia "preoccupata", non esita a mantenere leggi restrittive in materia di diritto di aborto, o a mettere ogni sorta di ostacolo nei Paesi in cui la legge prevede questo diritto nei casi che riguardano la salute della madre o la malformazione del feto, e tutto ciò fa risaltare l'assenza di piani per migliorare l'accesso ai contraccettivi. Papa Francesco ha così dichiarato: la Chiesa permette l'uso di contraccettivi, in questo caso, ma mai il diritto all'aborto, perché lo considera un crimine. Alla chiesa non sembra un crimine condannare la donna e i suoi figli ad una vita di sofferenza.
Le donne immigrate: vittime del maschilismo e del razzismo Ma non solo questo fatto dimostra l'oppressione della donna e il maschilismo che pervade la società. Secondo un sondaggio condotto da Amnesty International, tra le migliaia di immigrati e rifugiati che arrivano dall'Africa e dal Medio Oriente alle porte dell'Europa, nella crisi migratoria più grave dalla Seconda guerra mondiale, la maggior parte delle donne intervistate hanno detto di essere state vittime di qualche espressione di violenza maschilista. La suddetta organizzazione afferma che "le donne e le ragazze rifugiate subiscono violenza, abusi, sfruttamento e molestie sessuali in tutte le fasi del loro viaggio dalla Siria e dall’Iraq verso l'Europa, anche quando sono sul territorio europeo". Tutte le intervistate hanno riferito ad Amnesty di essersi sentite minacciate e insicure durante il viaggio, mentre hanno denunciato che, in quasi tutti i Paesi per i quali erano passate, i trafficanti, il personale di sicurezza o gli altri profughi le hanno sottoposte a maltrattamenti fisici e sfruttamento economico, le hanno palpeggiate o hanno fatto loro pressioni perché avessero rapporti sessuali con loro.
Tirana Hassan, direttrice del Programma di risposta alle crisi di Amnesty International, riferisce che "le donne e le ragazze che viaggiano da sole e quelle che sono accompagnate solo dai loro figli, si sentivano particolarmente minacciate nelle zone di transito e nei campi di Ungheria, Croazia e Grecia". La situazione già di per sé terribile di migliaia di migranti, prodotto di circostanze collegate alla mancanza di lavoro, alla povertà, a situazioni di violenza estrema nei Paesi africani e alla guerra in Siria, rischiando la propria vita e quella delle loro famiglie, è aggravata dalle misure razziste dei governi e dagli apparati repressivi dei Paesi di destinazione. Le organizzazioni per i diritti umani che operano nella regione, denunciano come le donne e i minori di entrambi i sessi siano ricattati dalle mafie del traffico dei rifugiati che li vendono come schiavi sessuali. Non possiamo dimenticare come le donne in mezzo ai conflitti bellici siano utilizzate come un trofeo di guerra, violentate per umiliare il nemico. Come se ciò non bastasse, dobbiamo anche confrontarci in modo deciso con gruppi di uomini che cominciano a organizzarsi, per fortuna ancora in modo molto parcellizato. Sono quelli chiamati "ultramaschilisti" che si autodefiniscono "il ritorno dei re" e che sostengono la legalizzazione dello stupro in privato, contro il diritto delle donne a lavorare, contro l’uguaglianza tra i sessi perché secondo loro non sono uguali, le donne sono stupide e, pertanto, non dovrebbero avere diritti politici.
E’ il maschilismo portato all’estremo, che in Europa va sempre insieme al razzismo: ultramaschilismo fa rima con fascismo!, senza ombra di dubbio.
E poi ci sono anche coloro che sono stati definiti "postmaschilisti", che si definiscono vittime delle poche misure che gli Stati hanno adottato contro la violenza nei confronti delle donne.
Unità della clase operaia per opporsi alla crisi economica In America Latina, la crisi è già iniziata. Le previsioni del Fmi per il 2016 e il 2017, annunciate a febbraio di quest’anno sono piuttosto buie, sono state corrette riferendosi a quelle dell’anno scorso, con una tendenza al ribasso, e nei Paesi sviluppati tutto indica che si possa avere una nuova recessione. Mentre i capitalisti fanno i loro conti con decine di cifre, cifre enormi che non si adattano alla testa dei lavoratori, a noi tocca contare in monete e ricorrere ai salvadanai. Questa è la realtà, quando l’economia capitalistica cresce, cadono solo le briciole, quando cadono-, per la classe operaia e per gli sfruttati dal grande capitale. Quando arrivano crisi e recessione, ci chiedono di stringere di più la cintura. Allora, quello che possiamo aspettarci sono sempre di più le ricette note e attuate dai governi neoliberali in tutto il mondo. Disoccupazione, ribassi salariali, pessimi contratti di lavoro, riforme fiscali che abbassano le tasse ai capitalisti e alzano quelle legate ai consumi come l'IVA, revisione dei piani per l’aumento delle tasse sul reddito, tagli al budget per la salute e l’istruzione, tagli dei servizi sociali per la maternità e per la cura dei bambini, degli anziani e dei disabili, che gravano nella doppia giornata delle donne, aumento delle tariffe dei servizi pubblici e dei trasporti, aumento dell’età e dei contributi per il sistema pensionistico, ecc. La nostra risposta deve essere l’unità della classe operaia e dei disoccupati per rispondere con la lotta, lo sciopero e la mobilitazione, a questi piani.
Non c’è via d’uscita nel sistema capitalista. Apriremo nelle lotte quotidiane una via d’uscita operaia per una nuova società nella quale metteremo fine una volta per tutte allo sfruttamento e a ogni tipo di oppressione. Un società socialista. Perciò il nostro grido di battaglia come parte della classe operaia deve essere “Che la crisi la paghino i ricchi! Basta coi piani di austerità, ne abbiamo abbastanza! Basta sfruttamento! Basta oppressione e violenza contro le donne e gli oppressi! Basta con i contratti infami, per un piano di impiego stabile per le donne! Per il pieno diritto alla salute riproduttiva e all’aborto! Per un piano di impiego totale per la classe operaia!
“Mi piacerebbe sapere come i sindaci del PD, tra cui Morini di Alatri, possano riuscire a conciliare le loro debolissime proteste contro Acea, con la linea dettata dal loro partito, che sia a livello regionale che nazionale, continua a mostrarsi fortemente pro ACEA, non muovendo un passo a favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Mi domando a cosa porterà tutto il teatrino dei giorni scorsi sulla risoluzione contrattuale, se è lo stesso PD a non volere cacciare ACEA. Si concretizza sempre di più il timore che tutta l’azione sia stata portata avanti solo per fini prettamente e tristemente elettorali e propagandistici, e che addirittura morirà proprio grazie a partiti come il PD e Forza Italia, entrambi da sempre pro ACEA.” – a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che incalza – “Morini ad Alatri può continuare a prendere in giro i cittadini facendosi finto alfiere dell’acqua, ma deve spiegare perché il PD in Regione, continua a prendere tempo nell’ attuare la Legge 5. Numerosissime sono le manifestazioni che si sono susseguite e che tutt’ora vengono portate avanti da comitati e cittadini, ancora oggi si chiede a gran voce la calendarizzazione per l’attuazione della legge e il PD continua a non ascoltare. Ricordo ancora quando i cittadini rincorrevano l’assessore Refrigeri per chiedere che venisse discussa in aula. Questo è il PD, una serie interminabile di bugie e teatrini, basta vedere a livello nazionale ciò che ha combinato Renzi con lo Sblocca Italia e il Decreto Madia, ha praticamente reso impossibile la gestione dell’acqua ai Comuni.” – e conclude – “Il quadro è limpido, in Provincia di Frosinone ACEA non andrà mai via, perché partiti come il PD e Forza Italia non sono a favore di una gestione pubblica dell’acqua. Ma anche i sindaci eletti nei comuni più piccoli con liste civiche, fanno per la maggior parte di loro riferimento ai partiti e quindi anche quei sindaci, fatta qualche eccezione, non sono sindaci “liberi”. La provincia di Frosinone è purtroppo nelle mani di persone che non potranno mai combattere realmente ACEA. Morini, Pompeo, Caligiore, Ottaviani, dovranno sempre tener conto della linea dettata dai loro partiti e i loro partiti sono pro ACEA. La smettessero quindi con queste sceneggiate.”