Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 22 marzo 2016

BASTA CON QUESTA EUROPA E CON LE SUE GUERRE

Giorgio Cremaschi


È insopportabile la retorica europeista che accompagna le stragi che colpiscono le città europee, ultima Bruxelles. Il dolore per le persone uccise del terrorismo jihadista, la paura di esserne prima o poi vittime, vengono oramai stravolti e sottomessi al dominio ideologico della casa comune europea assediata.
Cento e più anni fa il nazionalismo era amministrato paese per paese, oggi viene diffuso in una dimensione continentale, ma con gli stessi scopi e non facendo meno danni.
Ricordate l'immagine della manifestazione dei governanti a Parigi, poco più di un anno fa dopo il massacro di Charlie Hebdo? Un clamoroso falso mediatico (dietro i capi di governo non c'era nessuno) che voleva mostrare che i governi europei uniti guidavano il corteo dei loro popoli.
Ma di quale Europa stiamo parlando? Di quella che ha fatto mercato dei migranti con la Turchia, organizzando la più grande deportazione di massa dalla fine della seconda guerra mondiale? Quale Europa, quella che con le politiche di austerità sta da anni colpendo le conquiste sociali dei suoi popoli? Quale Europa, quella che nelle periferie delle sue città più ricche accumula il rancore dei suoi cittadini figli di migranti, fascinati dal fanatismo assassino dei kamikaze?
Quale Europa, quella che da 25 anni viene trascinata in guerre sempre più vaste che hanno fatto milioni di morti, guerre promosse dai governi di Francia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti, che non sono europei ma comandano? Abbiamo appreso che l'Italia ha soldati persino in Mali solo perché, nelle stesse ore di Bruxelles, sono sfuggiti ad un attentato. Quale Europa ha deciso di mandarceli?
La solidarietà verso le vittime del terrorismo è sentimento ben diverso da quello che la propaganda ci vuole imporre. C'è un potere che usa le stragi per convincere i popoli della bontà della costruzione europea e della necessità di difenderla con le armi. Così chi mette in discussione l'euro è anti patriottico, come lo è chi non vuole che si vada a bombardare, o a invadere, la Libia.
Bisogna fermare la guerra proprio nel nome delle vittime innocenti delle stragi che si susseguono. La guerra non è la soluzione, è il problema e dopo 25 anni di interventi militari che han solo provocato altri interventi militari e stragi, questo dovrebbe essere persino scontato. Invece non lo è , perché l'Europa è imprigionata nella spirale guerra-terrorismo e non riesce a muoversi dal vicolo cieco in cui l'hanno portata i suoi governi e il sistema di potere della sua Unione. E il vicolo cieco della guerra è lo stesso ove la barriera delle politiche di austerità fa dilagare l'ingiustizia sociale e la rottura delle solidarietà.
Bisogna uscire da questa costruzione europea e dalle sue guerre prima che sia troppo tardi per tutti i suoi popoli.

Facciamo uscire la democrazia da un lungo inverno

Luciano Granieri




Venerdì scorso,  18 marzo, una delegazione del Comitato democrazia Costituzionale della provincia di Frosinone, composta dal sottoscritto, Paolo Ceccano e Dionisio Paglia, si è recata al convegno: Una primavera per la democrazia. L’incontro pubblico è stato organizzato dal Comitato per il No nel Referendum Costituzionale, e dal Comitato per i 2 referendum abrogativi contro l’Italicum. Il dibattito tenutosi presso la Camera dei Deputati nell’auletta dei gruppi Parlamentari, è stato molto partecipato e proficuo.  

Oltre agli interventi degli autorevoli costituzionalisti promotori del referendum abrogativo sull’Italicum, e della campagna per il No alle modifiche costituzionali,  hanno preso la parola  personalità della società civile, giuristi e i promotori dei referendum sociali. Questi ultimi  riguardano  l’abrogazione della legge che elimina la scadenza delle concessioni per le trivellazioni in mare,  l’abrogazione di alcune norme del decreto Buona Scuola. Ad essi si è aggiunto il contributo di Maurizio Landini, segretario della Fiom  il quale, insieme ai propri iscritti, sta definendo i contenuti  del  referendum  abrogativo su gran  parte del jobs act.  

Ma l’obbiettivo più importante dell’incontro, per cui sono state coinvolte  anche le delegazioni locali del Comitato per la democrazia Costituzionale, è stato quello relativo all’approvazione di un ordine del giorno, su cui basare tutte le attività future. In primo luogo  la  raccolta delle firme, tanto  per l’abrogazione dell’Italicum, quanto  per la richiesta del referendum costituzionale. Tale consultazione,  qualora la Camera approvasse le riforme senza la  maggioranza dei due terzi,  sarebbe automatica. In realtà  accompagnare il referendum costituzionale, quantunque dovuto per  prassi  legislativa, con una raccolta di firme, rafforzerebbe ancora di più la domanda di democrazia che arriva dalla collettività. 

E’  fondamentale inoltre  l’organizzazione della campagna referendaria, in sinergia con i comitati promotori dei referendum sociali (Concessioni sulle trivellazioni, buona scuola e jobs act). Ciò che fa paura a questo Governo, espressione di un Parlamento eletto da una legge elettorale incostituzionale,  è proprio il rischio di  una riaggregazione sociale intorno alla forte domanda di democrazia.  Ecco perché i dirigenti del Pd, invitano a disertare le urne in occasione del referendum sulle trivelle.  Democrazia e aggregazione sociale  sono due elementi che da un ventennio  a questa parte, ma in particolare con l’avvento del governo Renzi , stanno subendo un attacco continuato e devastante. E oggi che si sta raggiungendo l’obbiettivo di una nebulizzazione del proletariato, secondo la buona vecchia pratica del divide et impera, e uno svuotamento della partecipazione democratica, l’attività dei comitati referendari si pone come una minaccia per un  pericolosa inversione di tendenza. 

Cattive Istituzioni, esprimono cattive leggi, ha ricordato giustamente  Massimo Villone, sotto questo aspetto,  mentre   i referendum sociali servono ad abrogare le cattive leggi  sin qui licenziate  dal Governo,   i referendum  istituzionali servono  pianificare  buone istituzioni.  A  rafforzare la convinzione dell’assoluta necessità di bocciare la “deforma” costituzionale e le leggi antisociali del Renzi  piè veloce, paladino dei banchieri,  è bastato l’incontro che abbiamo fatto mentre ci recavamo al convegno. Nelle  strade attorno alle stanze del potere spesso ci si imbatte in  disperati che hanno perso il lavoro. Cinquantenni, sessantenni  con una famiglia da campare,   ad elemosinare  qualche euro per arrivare alla fine della giornata, ma soprattutto a  chiedere  di tornare a lavorare. Luigi, ex dipendente di una cooperativa che collaborava con la TNT, licenziato quattro anni fa, è disposto a cedere un rene pur di tornare ad un’occupazione anche minima.  Abbiamo raccolto la sua storia e subito ci è venuto in mente che  in una Repubblica fondata sul lavoro ridurre una persona a barattare il proprio rene per un’occupazione è da criminali.  

Eppure c’è il fondatissimo rischio, se si avvera la letale simbiosi fra riforme costituzionali e nuova legge elettorale, che un governo di nominati, su input di grandi industrie e lobby finanziarie, non ci metta molto a  dissolvere il diritto al lavoro sancito dall’art.4 della costituzione , e   renderlo  un privilegio. Una merce talmente rara per cui è tollerabile, anzi normale  cedere il sangue, un rene, la dignità, pur di trovare un’occupazione. Dunque la passeggiata romana ci ha convinto ancora di più che respingere l’attacco antidemocratico e criminale della riforma costituzionale  significa respingere la barbarie e l’inciviltà.  


i video che seguono sono stati girato con il cellulare. Non era possibile, portare la video camera in sala. Non si vede bene, ma l'importante è che si senta.







Ordine del giorno per una primavera democratica

Coordinamento Democrazia Costituzionale
Ordine del giorno conclusivo dell’incontro nazionale
Il nostro primo obiettivo in questo momento è raccogliere le 500.000 firme per ciascuno dei due referendum abrogativi riguardanti l’Italicum. Quesiti referendari che riguardano sia il carattere ipermaggioritario della legge, distorsivo della rappresentanza democratica, che è il risultato del premio di maggioranza e ancora di più del ballottaggio, sia le norme che servono a “nominare” almeno i due terzi dei deputati. Il 9/10 aprile inizierà quindi la raccolta delle firme per abrogare le due norme della legge elettorale che assomigliano fin troppo a quelle del “porcellum”, già sanzionate dalla Corte Costituzionale. Raccogliere almeno 500.000 firme per ciascun quesito referendario è un impegno difficile ma indispensabile, che si accompagna al proseguimento dell’iniziativa presso i tribunali per sollevare l’incostituzionalità della legge elettorale. Iniziativa che ha già avuto un importante risultato a Messina. Se la Camera, a metà aprile, approverà definitivamente il testo delle modifiche alla Costituzione contenute nella legge Renzi-Boschi procederemo al deposito del quesito referendario e inizieremo a raccogliere le firme per esigere il referendum costituzionale per iniziativa popolare.
Va chiarito che raccoglieremo le 500.000 firme necessarie per attivare il referendum costituzionale, ex articolo 138, in parallelo all’analoga iniziativa dei parlamentari. Infatti riteniamo necessario ed indispensabile raccogliere le firme sia per dare voce ai cittadini sia per far vivere nella campagna elettorale le ragioni del no sul merito delle modifiche della Costituzione su cui dall’inizio abbiamo insistito.
La garanzia che sarà in campo una critica netta ma di merito sulle modifiche proposte dal governo è che vengano raccolte le 500.000 firme necessarie per fare valere le ragioni del nostro No. Altrimenti potrebbe prevalere, per volontà del governo e di almeno parte dei suoi avversari politici, un referendum pro o contro il governo, lasciando in ombra il merito delle modifiche della Costituzione e la legge elettorale. Ci rendiamo conto che chiediamo a tutti coloro che sostengono la nostra iniziativa un imponente carico di impegni perché è prevedibile una sfasatura di qualche settimana tra la raccolta delle firme per abrogare le due norme dell’Italicum, che partirà il 9/10 aprile, e quella per ottenere il referendum costituzionale che deve attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dopo l’approvazione della legge.
Dobbiamo sottolineare che gran parte della raccolta delle firme avverrà in contemporanea e che quindi i cittadini potranno esprimersi sul complesso dei referendum proposti da noi e così potremo meglio far comprendere l’intreccio perverso ed inscindibile tra modifiche della Costituzione e legge elettorale (Italicum) che portano al ribaltamento del fondamento parlamentare della nostra Repubblica per mettere al centro il governo, consentendo ad una minoranza di elettori di conquistare la maggioranza della Camera, unico ramo del parlamento rilevante a fronte di un Senato ridotto a dopolavoro di lusso. Si vogliono imporre modifiche istituzionali tali da consentire al governo di imporre politiche in materie di grande delicatezza ed importanza: dall’elezione del Presidente della Repubblica fino alle decisioni in materia di impegno militare, o peggio di guerra, alle condizioni di vita e di lavoro.
Il 9 e 10 aprile inizierà la raccolta delle firme per abrogare le due norme dell’Italicum, raccomandiamo ai comitati locali di curare tutti gli aspetti che consentono di garantire la piena validità dei moduli, convalidandoli come abbiamo indicato, assicurando la presenza degli autenticatori delle firme anche costruendo sinergie con gli altri soggetti che raccolgono firme per i referendum abrogativi sul lavoro e sulla scuola, notificando per tempo la presenza dei banchetti per la raccolta delle firme, che debbono sempre avere visibili i due slogan: No alla deformazione della Costituzione e Contro il carattere ipermaggioritario della legge elettorale e per garantire ai cittadini il diritto di eleggere i loro l’approvazione della legge.
Dobbiamo sottolineare che gran parte della raccolta delle firme avverrà in contemporanea e che quindi i cittadini potranno esprimersi sul complesso dei referendum proposti da noi e così potremo meglio far comprendere l’intreccio perverso ed inscindibile tra modifiche della Costituzione e legge elettorale (Italicum) che portano al ribaltamento del fondamento parlamentare della nostra Repubblica per mettere al centro il governo, consentendo ad una minoranza di elettori di conquistare la maggioranza della Camera, unico ramo del parlamento rilevante a fronte di un Senato ridotto a dopolavoro di lusso. Si vogliono imporre modifiche istituzionali tali da consentire al governo di imporre politiche in materie di grande delicatezza ed importanza: dall’elezione del Presidente della Repubblica fino alle decisioni in materia di impegno militare, o peggio di guerra, alle condizioni di vita e di lavoro.
Il 9 e 10 aprile inizierà la raccolta delle firme per abrogare le due norme dell’Italicum, raccomandiamo ai comitati locali di curare tutti gli aspetti che consentono di garantire la piena validità dei moduli, convalidandoli come abbiamo indicato, assicurando la presenza degli autenticatori delle firme anche costruendo sinergie con gli altri soggetti che raccolgono firme per i referendum abrogativi sul lavoro e sulla scuola, notificando per tempo la presenza dei banchetti per la raccolta delle firme, che debbono sempre avere visibili i due slogan: No alla deformazione della Costituzione e Contro il carattere ipermaggioritario della legge elettorale e per garantire ai cittadini il diritto di eleggere i loro a differenza e consentirci di riequilibrare almeno in parte la sproporzione delle forze in campo.
DONAZIONI COMITATO PER L’ABROGAZIONE DELLA LAGGE 52/2015 “Italicum”: Bonifico Bancario CODICE IBAN: IT69J0101003201100000015865   – BIC: IBSPITNA (per chi sta all’estero) o con Carta di Credito sul sito www.referendumitalicum.it
DONAZIONI COMITATO PER IL NO ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI Bonifico Bancario IBAN: IT50H0101003201100000015 772 – BIC: IBSPITNA (per chi sta all’estero) o con Carta di Credito sul sito www.iovotono.it
Roma 18/3/2016


MALEDETTI VOI, MERCANTI D’ACQUA!

Alex Zanotelli

Le decisioni prese in questi giorni , sia dal governo Renzi che dal Parlamento, sulla gestione pubblica dell’acqua, sono di una estrema gravità perché un governo democratico rifiuta quello che il popolo aveva già deciso con il Referendum del 2011.
E’ stato ora diffuso il Testo unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015, che si prefigge gli obiettivi di “ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità” e di “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati.” In questo Testo unico c’è l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali attraverso società per azioni, nonché l’obbligo, ove la società per azioni sia a totale capitale pubblico, di rendere conto delle ragioni del mancato ricorso del mercato ed infine di presentare un piano economico-finanziario sottoscritto da un Istituto di credito. Un segnale più chiaro del totale disprezzo della volontà popolare espressa nel Referendum , non ci potrebbe essere.
 A questo si aggiunge il “blitz” di pochi giorni fa, fatto da Renzi-Madia in Commissione Ambiente della Camera, dov’era in discussione la Legge d’iniziativa  Popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, che aveva ricevuto nel 2007 oltre quattrocentomila firme, che è stata ripresentata in questa legislatura da un inter- gruppo  parlamentare  (M5S , Sel e alcuni PD) . Il “blitz” Renzi- Madia è avvenuto il 15 marzo, quando in Commissione Ambiente è stato approvato un emendamento che abroga l’articolo 6 del progetto di legge che definiva il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e ne disponeva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico, vietando l’acquisizione di quote azionarie. Tutto questo è stato cancellato per volontà del governo Renzi e del PD. Un atto parlamentare questo che costituisce il tradimento totale della volontà popolare espressa nel Referendum del 2011. I deputati M5S e Sinistra Italiana hanno abbandonato i lavori della Commissione, lasciando che fosse approvata dalla sola maggioranza con l’accordo del governo. Il PD si difende dicendo che l’acqua resta pubblica, ma che può essere gestita dai privati! Infatti il nodo centrale è proprio la gestione, perché questo Testo unico e le nuove norme sui servizi locali rendono eccezionale una gestione pubblica e reintroducono “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, cancellata dal referendum del 2011. E pensare che Renzi nel 2011, allora sindaco di Firenze, aveva proclamato il suo Sì per l’acqua pubblica!
Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema.
Per questo mi appello a i 26 milioni di italiani/e perché si informino e si mobilitino(sit-in, sensibilizzazione nelle proprie realtà locali) contro la stravittoria del neoliberismo, del mercato, dei profitti e si ribellino scendendo in piazza.
Mi appello ai vescovi italiani perché si esprimano sulla questione acqua ,che già il Papa nell’enciclica Laudato Sì ha definito “diritto umano essenziale, fondamentale e universale”  anzi ,”come diritto alla vita”.
Mi appello ai preti, perché sensibilizzino i  loro fedeli nelle omelie domenicali.
Mi appello alle comunità cristiane, dopo una così forte dichiarazione del Papa sull’acqua, perché ritornino a impegnarsi e a ricongiungersi con il grande Forum Italiano dei Movimenti dell’acqua pubblica ,che ha portato nel 2011 alla vittoria referendaria. Dobbiamo ora ottenerne un’altra!  Si tratta di vita o di morte per noi e per gli impoveriti. Infatti sia per noi ,ma soprattutto per gli impoveriti, è l’acqua (la Madre di tutta la vita)il bene più prezioso ,che sarà sempre più scarso per il surriscaldamento del Pianeta. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni di morti di sete. La gestione dell’acqua deve essere  pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo  a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum.
Diamoci tutti/e da fare perché il nostro governo obbedisca a quanto ha deciso il Popolo italiano nel 2011.


Alex Zanotelli

CHIEDO AL MINISTRO PADOAN DI FARE CHIAREZZA SULL’ACCORDO DI PROGRAMMA

Ufficio Stampa Deputato Luca Frusone M5S

“Ho presentato un’ interrogazione al Ministro dell’economia per chiedere la possibilità di una rimodulazione urgente sull’Accordo di programma siglato nel 2013 tra il MISE, Regione Lazio e Provincia di Frosinone. Il motivo è che ci troviamo di fronte al totale fallimento di questo strumento, che era nato per rilanciare e far ripartire l’economia del territorio, che in questo caso aveva come epicentro la zona di Anagni – Frosinone, ma che ad oggi non ha prodotto alcun beneficio, anzi, avrebbe finito per favorire solo due multinazionali farmaceutiche, mentre le pmi, tessuto vero del nostro territorio, risultano essere state completamente ignorate. Non si comprende come mai, eppure quando si chiuse l’avviso pubblico, in data 10 maggio 2013, erano circa 150 le imprese che risposero, di cui il 90 per cento appartenenti al territorio della provincia di Frosinone. Ad oggi non si ha traccia dei passi che sono stati fatti e risulterebbe che solo la Sanofi Aventis e la ACS Dobfar, abbiano avuto accesso ai 40 milioni di euro di fondi messi a disposizione dal Ministro dello sviluppo economico (30 milioni di euro di crediti agevolati) e dalla regione Lazio (10 milioni di euro a fondo perduto). Sembrerebbe che le due aziende farmaceutiche, abbiano ricevuto finanziamenti nell'autunno 2015, ma non si sa bene per quali progetti. Tutta questa opacità sulla questione è vergognosa e i politici eletti locali ovviamente pare non abbiano alcun interesse a dipanare queste ombre, chissà perché.” – questa la denuncia del Deputato 5 stelle che continua amareggiato – “E’ davvero deplorevole che un’ingente mole di denaro pubblico sia stata riversata sul nostro territorio senza produrre alcun risultato occupazionale, a fronte di un totale di 80 milioni di euro, sarebbero stati solo 60 i nuovi posti di lavoro creati. Se fossi nei vari eletti locali, in special modo del PD, mi impegnerei a cercare di rimediare a questo disastro, ma invece per tutti loro pare che spendere 80 milioni per 60 posti di lavoro sia stato un ottimo risultato, mi domando con che faccia possano dichiarare simili assurdità.” – “Tra le prerogative che questo accordo di programma doveva avere era quello di reimpiegare anche i lavoratori espulsi dalla filiera produttiva della ex VDC Technologies. Ovviamente non solo ciò non è avvenuto, ma ad oggi gli ex lavoratori stanno chiedendo numi a tutti i politici locali del PD su cosa sia andato storto sull’attuazione di tale accordo, ma nessuna spiegazione è mai arrivata da Buschini, dalla Bianchi, da Scalia, dalla Spilabotte, da Pilozzi o da Pompeo.” – e conclude – “Non mi fermerò fin quando non riuscirò a capire come siano stati spesi questi 80 milioni di euro di soldi pubblici. Il territorio ha bisogno di ripartire, le persone, i giovani sono sempre più disillusi. Il PD è riuscito a dilapidare milioni di euro per due mulinazionali, ha succhiato soldi pubblici con la società fantasma dell’Aeroporto di Frosinone e infine si è fatta sfuggire l’investimento di Amazon, facendo sì che questa azienda preferisse aprire una sua filiale addirittura a Rieti. Credo non ci sia altro da aggiungere.”

lunedì 21 marzo 2016

Una ‘vittoria della gente sulla politica’ la cancellazione federale dei piani di trivellazione nell’Atlantico

Sue Sturgis  

Leader ambientalisti e delle comunità locali del sud-est [degli USA – n.d.t.] hanno segnato questa settimana una vittoria da Davide contro Golia sull’industria del petrolio e del gas e sui suoi potenti alleati nel governo, quando l’amministrazione Obama ha diffuso un piano quinquennale riveduto di trivellazioni in alto mare che esclude l’Atlantico.
“E’ una vittoria della gente sulla politica e dimostra l’importanza dell’organizzazione di base vecchio stile” ha affermato Jacqueline Savitz, vicepresidente statunitense di Oceana, un gruppo di tutela dell’ambiente che ha contribuito a organizzare il contrasto alle trivellazioni nell’Atlantico.
Il Dipartimento dell’Interno ha detto di aver cancellato la proposta asta per la concessione al largo della costa atlantica tra la Virginia e la Georgia a causa delle “attuali dinamiche del mercato, della forte opposizione locale e di conflitti con utilizzi commerciali e militari concorrenti”.
L’opposizione locale, che è stata organizzata da una coalizione di gruppi ambientalisti statali e nazionali, ha compreso più di cento amministrazioni cittadine e di contea lungo la costa est che hanno approvato risoluzioni contro la trivellazione al largo e/o i brillamenti sismici per depositi di gas e petrolio, con molte di esse che hanno citato preoccupazioni riguardo a ciò che una fuoruscita potrebbe causare alle loro comunità ed economie. Vi sono state comprese destinazioni turistiche importanti, quali Wilmington, North Carolina, Charleston, South Carolina e Savannah, Georgia.
Inoltre migliaia di cittadini si sono presentati a incontri pubblici per manifestare opposizione alla trivellazione nell’Atlantico. Un’audizione tenuta nel marzo scorso nella comunità di Kill Devil Hills, nei Banchi Esterni della North Carolina, ha attirato 670 persone, la maggior parte delle quali contrarie alla trivellazione, e ha segnato un nuovo record di partecipazione a un’audizione del Bureau of Ocean Energy.
Sull’altro schieramento a guidare la pressione per aprire la regione all’estrazione di petrolio e gas al largo c’è stata la Coalizione dei Governatori della Piattaforma Continentale Esterna, una coalizione bi-partisan di dirigenti di stati costieri a favore delle trivellazioni presieduta da Pat McCrory (Repubblicano, North Carolina) che comprende i governatori di Alabama, Alaska, Maine, Mississippi, South Carolina, Texas e Virginia. Il coinvolgimento dei governatori è cruciale, poiché la Legge sui Territori della Piattaforma Continentale Esterna che disciplina la procedura delle concessioni federali relative al petrolio e al gas al largo, dà un considerevole peso alle raccomandazioni dei governatori.
Come ha documentato un’inchiesta di Facing South, la Coalizione dei Governatori è gestita dall’Alleanza dei Consumatori dell’Energia, un’organizzazione non a fini di lucro finanziata segretamente che ha legami stretti con grandi compagnie petrolifere e del gas e con lobbisti dell’industria dell’energia. L’Alleanza dei Consumatori dell’Energia ha affermato di essere “profondamente amareggiata” per la decisione di escludere l’Atlantico e si è appellata alla prossima amministrazione perché “inverta il corso”.
L’ufficio di McCrory ha anche diffuso una dichiarazione di condanna dell’azione dell’amministrazione:
Il completo voltafaccia del Presidente Obama può essere descritto soltanto come uno speciale favore politico ad attivisti di estrema sinistra che non hanno problemi a importare negli Stati Uniti risorse energetiche da paesi ostili. Ciò che è più preoccupante è che il Presidente sta chiudendo la porta prima persino di sapere quali risorse possono essere sfruttate in modo ambientalmente sano. Sfortunatamente l’accordo dell’amministrazione Obama potrebbe alla fine costare al North Carolina migliaia di nuovi posti di lavoro e miliardi di entrate necessarie per scuole, infrastrutture, dragaggio e manutenzione delle spiagge.
Anche se McCrory ha incolpato della cancellazione delle trivellazioni nell’Atlantico gli “attivisti di estrema sinistra”, l’opposizione ha incluso membri del suo stesso partito, quali i membri del Congresso Mark Sanford e Tom Rice del South Carolina. Ha anche incluso più di 1.100 aziende e gruppi di aziende, molte attive nel turismo e nell’intrattenimento costiero, preoccupate di come fuoruscite e industrializzazione della costa potevano danneggiare i loro bilanci.
Uno studio economico pubblicato l’anno scorso ha rilevato che i posti di lavoro promessi nell’industria erano molto sopravvalutati, con l’economia oceanica consolidata nella regione incentrata sul turismo e sulla pesca che sorpassa previsioni anche eccessivamente ottimistiche circa l’occupazione nelle trivellazioni.
L’affermazione di McCrory che la decisione di vietare le trivellazioni nell’Atlantico costerebbe miliardi di entrate al North Carolina è basata sulla speranza che il Congresso avrebbe approvato leggi che prescrivessero al governo federale di condividere le entrate dalle concessioni petrolifere e del gas con la Virginia, North e South Carolina e Georgia, ma tale proposta aveva scarse probabilità di passare. Il senatore Bill Neson, un Democratico della Florida, ha affermato in precedenza, questo mese, che avrebbe bloccato qualsiasi tentativo di proporre la misura, il che avrebbe efficacemente impedito che arrivasse al voto.
Lo stesso giorno in cui l’amministrazione Obama ha annunciato la decisione attivisti costieri della difesa dell’ambiente si erano riuniti per organizzare un’assemblea a Wilmington, North Carolina. Avevano programmato di discutere i passi successivi per fermare le trivellazioni atlantiche ma hanno invece fatto piani per ringraziare tutti quelli che avevano contribuito alla loro lotta e poi si sono diretti a una birreria locale per festeggiare.
Sierra Weaver, avvocato del Centro Legale Ambientalista del Sud che è stata coinvolta nello sforzo organizzativo lo ha definito “un giorno incredibile per il Sud-est”.
“Rappresenta il duro lavoro di migliaia di persone e protegge alcuni dei nostri luoghi più amati, dalla Baia di Chesapeake e dai Banchi Esterni alle Terre Basse del South Carolina e alle isole della barriera della Georgia”, ha detto la Weaver. “Le comunità lungo l’Atlantico sono state fortemente unite contro questo piano e siamo grati che il Presidente ci abbia ascoltato”.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo