Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
mercoledì 25 maggio 2016
Comunicazioni della segreteria nazionale Anpi
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
COMITATO NAZIONALE
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Il Comitato nazionale dell’ANPI,
vista la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura
all’interno dell’ANPI per svalutare l’intera Associazione;
visti i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l’ANPI con dichiarazioni quanto
meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice
e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento;
ribadisce:
che la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il NO è stata adottata dal
Comitato Nazionale del 21 gennaio u.s. , con una netta e precisa maggioranza (venti voti a
favore e tre astensioni), che tale decisione è stata ribadita praticamente in tutti i Congressi
provinciali e sezionali dell’ANPI, con rarissime eccezioni;
che la conferma definitiva è venuta dall’inequivocabile voto conclusivo (con solo tre
astensioni) del Congresso sui documenti congressuali, compresa la relazione generale del
Presidente, analoga – nella sostanza – alle decisioni precedenti;
che è assolutamente lecito e normale che vi siano, all’ANPI, anche opinioni dissenzienti,
ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolare del 5 marzo 2016, là
dove afferma:
«Abbiamo sempre affermato che la nostra è un’Associazione pluralista, per cui è normale
anche avere opinioni diverse. Altra cosa, però, sono i comportamenti. Ovviamente, non
sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere,
comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di
rispettare le decisioni, con la libertà di opinione».
decide:
- di intensificare la Campagna per il NO alla riforma del Senato e per il SÌ alla
correzione di parti della Legge elettorale “Italicum” in tutti i luoghi in cui l’ANPI ha
una sede, d’intesa con l’ARCI e con le altre Associazioni che hanno aderito ai
Comitati per il NO alla Riforma del Senato e per la “correzione” della Legge
elettorale, adottando tutte le misure necessarie perché la raccolta delle firme si
concluda tempestivamente e con esito positivo, invitando tutti gli iscritti a dedicare
ogni impegno affinché si realizzi un’ampia e completa informazione di tutti i cittadini,
sulle ragioni del NO e sui contenuti della riforma in discussione;
- di non accettare provocazioni e dunque di non intervenire in dibattiti e polemiche
che non riguardino i contenuti dei referendum;
- deplorando la inaccettabile campagna introdotta contro l’ANPI, perfino tentando
discriminazioni fra i partigiani e respingendo altrettanto vergognosi avvicinamenti ad
organizzazioni di stampo fascista; di invitare tutti, Governo, Partiti, Associazioni,
cittadini, a mantenere la campagna referendaria nei confini della democrazia e della
correttezza, dando assoluto ed esclusivo primato ai contenuti;
-invita la stampa a dar conto di tutte le posizioni, senza preferenze né distinzioni ed,
in particolare, radio e televisione ad aprire spazi adeguati anche ai sostenitori del
NO, come finora non è avvenuto;
- richiama l’attenzione del Garante delle Comunicazioni a fare il possibile per
garantire che l’informazione – nella campagna referendaria – sia ampia ed
equilibrata, si abbassino i toni, si privilegino le discussioni, pacate e le riflessioni
informative.
Il referendum è un diritto dei cittadini e delle cittadine ed è uno strumento di democrazia: è
necessario che tutti lo rispettino e si adeguino alla necessità di consentire una piena
conoscenza dei reali problemi in discussione, senza prevaricazioni e senza l’uso di
dichiarazioni provocatorie ed offensive.
L’ANPI tutta è impegnata a garantire che questo importante esercizio di democrazia si
svolga con estrema correttezza e parità di condizioni, in modo che davvero la parola
conclusiva spetti al popolo.
Roma, 24 maggio 2016
Comitato Nazionale ANPI
martedì 24 maggio 2016
Ma quando arriva ottobre!
Luciano Granieri
Mamma mia, e quando
arriva ottobre?
Questi del comitato per
il SI al referendum costituzionale già hanno sbroccato. Secondo i boschini –renziani-napolitani
ortodossi, L’Anpi è più fascista di
CasaPound. E’ così perché già da tempo
l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia si sta annacquando. Da anni i
partigiani che hanno combattuto durante la resistenza, non rinnovano la loro iscrizione.
Ogni giorno sono sempre di meno. Infatti,
come ogni buon lungimirante combattente,
hanno capito che il nemico, quello che voterà NO alla riforma costituzionale, proliferava da tempo, come cellule cancerogene, dentro
l’associazione, dunque hanno abbandonato il” corpaccione” infetto e hanno
aperto nuove sezioni.
Dove? Dentro ai cimiteri ovvio. Infatti la moltitudine di soggetti favorevoli alla
riforma boschina – renziana - napolitaniana ortodossa, è talmente ampia da
coinvolgere anche fantasmi, zombie, ectoplasmi, mummie. Berlinguer? Vota si,
Terracini? Non solo vota SI, ma è un fautore del monocameralismo, magari con
una legge elettorale proporzionale, ma quest’ultimo rumor è una interferenza indesiderata che dall’oltretomba si trasmette alla vita terrena . E’ un disturbo insomma . Ingrao? Sta costituendo
un comitato per il SI nel cimitero di Lenola, peccato che la figlia Celeste non
sia d’accordo, voterà NO, ed è brutalmente incazzata con i boschini – renziani – napolitani ortodossi che, impunemente , stanno facendo strame della memoria del padre.
La frenetica e schizofrenica iperattività egli imbonitori del SI è debordante anche fra i vivi. 186
professori, fautori delle riforme, sono stati mobilitati da Renzi per perorare
la causa . Piccola considerazione da
gufo: I costituzionalisti contrari alla deforma si sono
schierati da soli, non li ha arruolati nessuno.
Vorrà dire qualcosa?
Non solo fantasmi e professori, ma anche i militanti sono tornati ad occupare le piazze
con gazebo acconciati, non per la buffonata delle primarie, ma per l’austera
raccolta di firme a favore del referendum confermativo. Nel salvifico bugiardino offerto da Renzi e distribuito agli astanti, è prescritta la salutare
scelta per il SI e tassativamente vietata la letale, tossica, nociva,
posizione a favore del NO. Erano bellissimi i militanti del partito della
nazione sotto al gazebo, con la loro
nuova uniforme. Le magliette del Che?
ciarpame preistorico, T-shirt con
Obama? Roba vecchia. Una polo Tommy Hilfigher e le Tod’s, per lui, vertiginosi
tacchi a spillo, gonna corta e toppino Dolce&Gabbana per lei, questo il look del militante moderno.
Mamma mia
quando arriva ottobre? Ma ve lo immaginate che estate ci aspetta? Di cosa si parlerà sotto l’ombrellone? Mi viene in mente la seguente scena : Uno
arriva in spiaggia, si siede vicino ad un altro che sta leggendo il giornale e
gli chiede: “Aò l’avemo preso Milik? O
ce stamo a butta’ su Icardi? “ L’altro abbassando la pagina del giornale risponde: “
No è arivato Agenore De Russis”.. L’uno con fare sorpreso ribatte:” De Russis? e chi è n’attaccante,
n’centrocampista, n’do gioca? Me sa che è na’ pippa ma che stà a fa’ Sabatini?
Se doveva rimmedià ste sòle era mejo che se ne annava ar Bologna”. L’altro
risponde piccato : “ Ma che stai a di’! Agenore De Russis è uno de li mejo professori
costituzionalisti che sta’ n’giro . Stava a Panama, perché si tornava l’arestaveno subbito pe’ evasione, ma Renzi,
pur de fallo entrà nel nostro squadrone a difesa del SI, j’ha abbonato tutto,
sòle e controsòle” L’uno, basito dopo un attimi d’incertezza sbotta: “Aò ma che cazzo stai a dì, io sto' a parlà
da..a Roma” L’altro incarognito risponde
“Ma che sei scemo, che te frega da..a
Roma, dovemo vince sto cazzo de
referendum si no J.P. Morgan manna affanculo Renzi e lui ce manna affanculo a
noi”
Mamma mia, quando arriva ottobre !!!!
ANPI: Un percorso democratico per decidere di schierarsi contro la riforma Renzi-Boschi.
Comitato ANPI - Provincia di Frosinone
Dobbiamo confessare il disagio a commentare il metodo ed il merito delle frasi ad effetto che si
stanno rincorrendo sulla stampa e sugli immancabili social a proposito delle scelte compiute
dall’ANPI e della sua autonomia di giudizio, oltre che sui suoi sistemi di attuazione della
democrazia interna. Disagio aumentato dal momento in cui si son voluti tirare in ballo i partigiani,
quelli veri, che hanno combattuto ed oggi dovrebbero, secondo alcuni e non si sa perché, sostenere
l’operazione di modifica della Costituzione messa in campo unilateralmente dal governo.
Disagio che deriva non dalla polemica in sé, visto il quadro deprimente in cui il dibattito politico è
sprofondato da tempo, sostituendo i battibecchi nei salotti televisivi al dibattito nelle istituzioni e fra
le masse (anche questo, termine desueto e in grado di provocare pruriti), bensì dalla straordinaria
non conoscenza della materia da parte di chi ne sparla dagli alti scranni del potere o della stampa
che conta.
Possiamo trascurare – considerando il suo curriculum e la pochezza delle argomentazioni che estrae
dal cilindro – un Rondolino che crede di bacchettare il Presidente dell’ANPI (partigiano vero)
spiegandogli addirittura come si fa a onorare la Resistenza. O un Pierluigi Battista che dal Corriere
si chiede come ci permettiamo noi dell’ANPI che non abbiamo combattuto di arrogarci il titolo di
partigiani senza sapere che non lo facciamo affatto visto che lo Statuto prevede le qualifiche di
Partigiano, di Patriota e di Antifascista a seconda delle caratteristiche e della biografia degli
aderenti; e noi, appunto, ci chiamiamo antifascisti, non certo partigiani (così è scritto sulla tessera,
se Battista ne ha mai vista una).
Non sarebbe utile però lasciare il Ministro Boschi nella sua scarsa conoscenza del mondo
antifascista, se non altro perché ci preoccupa che, priva di alcuni strumenti valoriali previsti dalla
Costituzione possa essere indotta a scelte inopportune e al limite pericolose.
A parte gli infelici accostamenti fra ANPI e Casa Pound, che qualunque persona sana di mente ed in
buona fede si rende conto essere volgarmente oltraggiosi per l’ANPI, e l’ardita affermazione
secondo cui i Partigiani sarebbero con lei e con le sue modifiche sostanziali della Costituzione, c’è
dell’altro.
Per le prime e citate affermazioni, il Ministro sa bene che si può votare contro qualcosa senza per
questo essere alleati e per ragioni opposte. Cosa assai diversa che votare a favore di qualcosa, che
non si può dare se non se ne condivide l’argomento e la sostanza, cioè se non si è di fatto alleati,
fosse anche solo per quello specifico scopo. E sa anche, speriamo, che i Partigiani non si fanno
certo pregare per esprimere il loro parere, basta chiamarli e chiedere.
Passando a cose più insidiose, invece, qualcosa va detto in merito al presunto difetto di democrazia
o addirittura alle fratture che minerebbero l’ANPI. Intanto, non si capisce perché il Presidente
Smuraglia, così prevaricatore della libera espressione degli iscritti, sia stato obbligato (non è un
termine esagerato, è proprio andata così) dal Congresso a restare al suo posto recedendo
dall’intenzione di passare la mano. Poi, se qualcuno di costoro che dichiarano non democratica la
vita interna dell’ANPI si fosse degnato di partecipare a qualcuno delle migliaia di congressi svolti
in tutta la penisola ed anche all’estero, saprebbe cosa avviene davvero in casa nostra.
Migliaia di congressi locali, decine di migliaia di iscritti partecipanti, un dibattito sviluppatosi già
nei mesi precedenti attraverso riunioni specifiche, discussioni sul web, presentazione di documenti e
tutto quanto serve ad approfondire, a verificare, e poi a valutare e prendere decisioni.
Un’Associazione multiculturale, unitaria fino all’inverosimile, forte di 124.000 iscritti nel 2015,
probabilmente già superati nell’anno in corso, nella quale convivono posizioni anche opposte su
singoli temi ma capace di elaborare una sintesi complessiva sulla quale fondare la sua iniziativa. E anche stavolta è andata così. Molti mesi prima che iniziasse la campagna sulle modifiche alla
Costituzione e sulla legge elettorale, lo stesso Presidente Smuraglia aveva messo alcuni punti fermi
in previsione della stessa, spiegando che la posizione raggiunta dall’ANPI era quella che ormai tutti
conoscono, ossia per il NO alla conferma della modifica di oltre 40 articoli della Costituzione e per
il SI all’abolizione della legge elettorale detta “Italicum”, ma era ovvio che i singoli avrebbero
votato come ritenevano, e se qualcuno non approvava la decisione collettiva nessuno lo avrebbe
“punito” per questo. Ha anche chiarito più volte che non riteniamo immodificabile la Costituzione,
così come essa stessa prevede, ma non siamo d’accordo nel merito e nel metodo di questa
operazione per ragioni assai serie che non possiamo qui trattare.
Ciò che qui interessa è ragionare, insieme a chi legge, sul grado di improvvisazione che alimenta le
dichiarazioni di un Ministro della Repubblica in una situazione di estrema delicatezza come il
trattamento dei diritti costituzionali ed il rischio connesso di spostare l’attenzione su una diatriba da
cortile in luogo dell’approfondimento necessario all’esercizio del diritto di scelta.
Ma anche stavolta, l’ANPI ha dimostrato grande maturità, – e capiamo che ci si meravigli, visto il
livello che assumono troppo spesso le discussioni all’interno dei partiti – e anche dove si è registrata
qualche posizione in dissenso con la decisione interna e di sostegno alle tesi del governo, il voto è
stato quasi sempre di astensione, non di contrarietà al documento congressuale e alle scelte ad esso
correlate. Anche nella nostra provincia, dove ha partecipato al Congresso il 65% degli iscritti ed un
ottimo numero di simpatizzanti, il dibattito è stato ampio e franco, sono stati rilevati punti di critica
e di dissenso aperto su temi di grande e minore importanza, tutti sono stati affrontati in diverse
assemblee e poi al congresso. Anche fra noi ci sono molti, e preziosi, antifascisti iscritti al PD, ed
alcuni di essi hanno espresso il loro favore alle modifiche costituzionali ed alla legge elettorale
proposte dal governo. C’è stata, e continua, una discussione aperta ma non ci sono fratture, si è
votato e sono stati eletti organismi dirigenti all’unanimità, essendo maturati da scelte condivise e
fondate sulle prospettive che riteniamo possano costruire. Così come unanime è stato il voto sul
documento, con una astensione. E dal giorno dopo abbiamo già realizzato una decina di iniziative
sul territorio.
Il Congresso nazionale, poi, dove i giornalisti ed i rappresentanti istituzionali si sono ben guardati
dall’intervenire, ha dato un risultato che definire unitario è poco:
- 94 interventi pronunciati, di cui 63 uomini e 31 donne (30 tagliati per esaurimento del tempo), tre
interventi in dissenso sui referendum;
- 347 delegati presenti (92% del totale), tre astensioni e il resto a favore. Spaccatura? Mah,…;
- Tutti gli emendamenti (centinaia) provenienti dai congressi di base, accolti in forma sintetizzata;
- Nuovo Comitato nazionale con 37 componenti, di cui 14 donne (prima erano 12), 4 partigiani 15
nuovi volti.
Ecco, questo il quadro, e questo è quanto noi intendiamo per autonomia, pluralismo, democrazia
interna. Chi ha preso parte, anche solo come osservatore, ai lavori di queste assise, si è reso conto di
quello che è l’ANPI. Sarebbe capace chi ci critica di tenere insieme e far lavorare proficuamente
un’organizzazione così composita da avere al proprio interno migliaia di iscritti che militano nel
PD, in altri settori organizzati della sinistra, nel mondo cattolico, nel volontariato, nel sindacato e in
mille altri modi di esercitare la cittadinanza?
Un’ultima notazione: l’antifascismo non è una giacca che si mette e si toglie a seconda del tempo
che fa. Se il governo vuole essere credibile su questo tema, inizi a fare ciò che gli compete e non
perché l’ANPI ha smanie particolari, ma perché lo dice (ancora) la Costituzione: inizi ad applicare
le leggi contro la ricostituzione del partito fascista, cominci a colpire con giustizia ed equilibrio le
troppe manifestazioni di propaganda, violenta e non, del regime che l’Italia sconfessa, intervenga
sulla vergogna mondiale del mausoleo al macellaio di Debra Libanos Graziani che uomini delle
Istituzioni repubblicane hanno fatto erigere ad Affile e ne decreti la demolizione, come qualsiasi
paese civile farebbe.
E soprattutto, si rendano conto che fare le leggi elettorali e le Costituzioni a tutela di chi vince, è
non solo ridicolo, ma assai pericoloso. Il perché dovrebbe essere facilmente comprensibile.
Il Partito dei CARC aderisce al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.
DIFENDERE LA COSTITUZIONE = ORGANIZZARSI E ORGANIZZARE PER APPLICARLA!
Attuare in modo sistematico e capillare la parola d’ordine “a tutti un lavoro utile e dignitoso” (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”) per tenere aperte le aziende che i capitalisti chiudono o delocalizzano, per riconvertire ad altre produzioni quelle inutili o dannose, per far funzionare le scuole, gli ospedali e gli altri servizi pubblici, per rimettere e mantenere in sicurezza il territorio, per sviluppare la ricerca e/o l’applicazione di nuove energie pulite, per recuperare gli stabili in disuso e i quartieri degradati delle grandi città. Questa è la base di ogni percorso realistico di rinascita economica, ambientale, intellettuale e morale del nostro paese. Senza di questo, parlare di difesa e attuazione della Costituzione è un’illusione o un imbroglio!
Disobbedire alle leggi, alle regole, alle procedure e agli accordi in vigore che nella stragrande maggioranza dei casi violano la Costituzione . Dal Porcellum alla violazione dell’esito dei referendum sull’acqua, dalla Legge Biagi al Jobs Act, dall’uso antisociale della proprietà e dell’iniziativa economica private espressamente vietato dalla Costituzione al regime di Marchionne negli stabilimenti FCA, dalla presenza delle basi USA e NATO alla partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione imperialista, dalla mano libera ai fascisti del terzo millennio all’istituzione dei lager per migranti (CIE, CARA e adesso gli Hotspot, dalla trasformazione della salute e dell’istruzione in merci all’aumento dell’imposizione fiscale indiretta, dalle limitazioni crescenti alla rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero alle grandi opere speculative… L’opposizione alle grandi manovre del governo Renzi per “riformare la Costituzione ”, il proposito di difenderla, le denunce dei ripetuti e crescenti strappi alla Costituzione da parte delle stesse autorità, devono diventare questo: agire in rottura con le leggi, le regole, le procedure e gli accordi che la violano, disobbedire e chiamare a disobbedire alle leggi, le regole, le procedure e gli accordi che violano lo spirito e la lettera della Costituzione nata dalla vittoria della Resistenza.
Costituire un Comitato di Liberazione Nazionale che nega ogni legittimità del governo Renzi e il suo diritto a governare e lotta per affermarsi come governo legittimo del paese in nome degli interessi delle masse popolari che sono calpestati dal governo in carica, come fece il CLN dal 9 settembre del 1943 dopo il collasso del fascismo e la fuga del Re. Un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale che chiami le masse popolari a organizzarsi e a passare direttamente all’azione per attuale le parole d’ordine “a tutti un lavoro utile e dignitoso” e “a ogni persona i beni e servizi necessari a una vita civile”, che mobiliti scienziati, tecnici e quanti hanno esperienza perché collaborino a mettere a punto misure e provvedimenti, alternativi a quelli del governo Renzi, nei settori principali della vita del paese, che chiami i funzionari pubblici a non obbedire al governo in carica che è stato installato e opera in violazione della Costituzione, che stabilisca relazioni con i movimenti, le organizzazioni e le istituzioni che in Europa e nel resto del mondo sono disposte a rompere con le imposizioni della comunità internazionale degli speculatori e dei guerrafondai. Questo è il passo che possono e devono fare qui e ora i promotori del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale , i dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e dei sindacati di base, gli esponenti democratici delle amministrazioni locali e della società civile, i portavoce della sinistra borghese in combinazione con i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Se vogliono veramente dare piena attuazione alla Costituzione, se vogliono veramente un “nuovo modello di sviluppo” che combini lavoro, diritti, giustizia e ambiente, devono assumersi il compito di chiamare le masse popolari a mobilitarsi per formare un governo d’emergenza che queste cose le faccia.
Chi ha l’interesse e la forza per dare piena attuazione alla Costituzione? Parliamoci chiaro. Attuare la Costituzione significa “entrare in guerra” con i poteri forti nostrani (e la loro comunità internazionale): la Corte vaticana in primo luogo, che è il governo di fatto, irresponsabile, occulto e di ultima istanza che dirige il governo ufficiale della Repubblica, la Confindustria e le altre organizzazioni padronali, le organizzazioni criminali, gli imperialisti USA ed europei, i gruppi sionisti (i vertici della Repubblica Pontificia). Cioè con i mandanti dei governi (da quello Berlusconi a quelli del Centro-sinistra, fino ad arrivare a quello di Renzi) e delle forze politiche (da Forza Italia al PD con i loro satelliti) che negli ultimi vent’anni hanno continuato su grande scala e spudoratamente l’opera di aggiramento e violazione della Costituzione che il regime democristiano aveva condotto per decenni. Solo le masse popolari organizzate hanno l’interesse e la forza per condurre e vincere questa guerra! Solo un governo composto da persone che hanno la fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e sostenuto da esse ha la volontà e la forza per applicare su ampia scala la Costituzione , verificarla nella pratica, estenderne gli aspetti positivi.
Non è più tempo di sofismi né di se e ma!
Un programma semplice, in sei misure, per salvare il Paese e ricostruirlo: il programma del Governo di Blocco Popolare.
1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa)
2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi
3. Assegnare a ogni persona un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato)
4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti
5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione
6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
Luca Frusone deputato M5S, precisa alcune questioni rispondendo a Simone Costanzo segretario provinciale del Pd
Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone, M5S
“Costanzo ha centrato il problema dell’Italia: al Governo c’è il PD e non il Movimento 5 Stelle”. Così risponde il Deputato Frusone del Movimento 5 Stelle che prosegue incalzando:
“Il PD è al Governo con un premio di maggioranza incostituzionale e alleandosi con Verdini che ha più processi che elettori. Lo stesso Verdini che era un mostro quando governava con Berlusconi ma ora è utile per far passare nefandezze come la riforma costituzionale o il jobs act”. Il jobs act poi è messo sotto la lente dal Deputato:” La tanto chiacchierata riforma di Renzi ha dimostrato il suo fallimento con un meno 77% dei contratti a tempo indeterminato rispetto all’anno scorso e la nostra Provincia ha bisogno proprio di lavoro e non di chiacchiere, per questo abbiamo proposto un reddito di cittadinanza in regione ma la proposta si è fermata per volere del PD, perché il PD il reddito di cittadinanza non lo vuole e questo ci è stato purtroppo ripetuto più e più volte”. Frusone ricorda altre proposte fatte proprio per il territorio dal Movimento 5 Stelle come la proposta di legge sul registro tumori: “Abbiamo proposto la legge in Regione sul Registro tumori che grazie a una dura battaglia in aula, siamo riusciti a far approvare all'unanimità, ma dopo un anno la legge non è stata ancora finanziata, questo perché il PD non vuole trovare i soldi per quella legge. Il risultato è che non c’è ancora un registro tumori regionale richiesto da tanti cittadini che vorrebbero invece un monitoraggio chiaro e preciso delle patologie tumorali, dato l'aumento anno dopo anno di decessi nella nostra provincia. Un inquinamento che ci sta uccidendo, ma che al PD a quanto pare non interessa approfondire. Vogliamo poi parlare della proposta d'iniziativa popolare sull'acqua pubblica che stiamo portando avanti in Regione? Che dire, il PD continua a prendere tempo, rimandando continuamente la discussione in aula. Mi piacerebbe, dunque, che il PD iniziasse a lavorare in modo responsabile e collaborativo all'interno delle istituzioni e la smettesse di perdere tempo in inutili querelle che non servono a nessuno, tantomeno ai cittadini. Il Deputato pentastellato conclude dicendo che “Noi non attacchiamo la politica, attacchiamo chi fa finta di fare politica interessandosi solo ai fatti propri e non alla comunità. Non corriamo dietro le elezioni o i sondaggi, a noi interessa far attivare i cittadini, creare una classe cittadina informata, attiva e slegata dal voto di scambio.”
lunedì 23 maggio 2016
Il tour propagandistico di Maria Elena Boschi nelle Università
Luciano Granieri
Aut Frosinone, per quanto sia un povero blog di quartiere
cerca di fornire un’informazione corretta. Le nostre posizioni sono chiaramente
di parte, ma non per questo ci arroghiamo il diritto di fornire un quadro incompleto e parziale di alcune vicende. Venerdì scorso abbiamo postato il video dello
studente di giurisprudenza Alessio Giancagnolo il quale, nel corso di un
incontro con la ministra Boschi, contestava punto per punto le modalità di
redazione della riforma costituzionale e il merito della riforma stessa. Come correttezza informativa comanda, riprendiamo e pubblichiamo , le risposte della ministra Boschi allo studente catanese. Noi non
siamo la Rai, né per mezzi né per capacità, ma nemmeno per faziosità. Da
domenica scorsa la TV di Stato ci ha propinato Renzi, da Fazio, la Boschi da Lucia Annunziata e
ancora Napolitano stasera, sempre da Fazio. Quand'è che l'emittente pubblica inviterà la controparte?
Come detto prima siamo corretti ma pur sempre di parte, quindi qualche riflessione su quanto ha affermato la Ministra Boschi nel merito dobbiamo farla. Lo squallore dell’incipit grida vendetta. La ministra molto sottilmente avanza l’ipotesi che Alessio sia come una sorta di pappagallino imbeccato da blog poco credibili e ammaestrato da tale senatore Campanella . Si da il caso che lo stesso Alessio afferma di pensarla come esimi costituzionalisti, dunque può essere che le sue conclusioni siano determinate dal fatto di aver condiviso le tesi di questi professori, piuttosto che aver imparato a pappagallo ciò che citano certi fantomatici blog, o di essere la voce del Senatore Campanella . Questa è solo una mia impressione.
Andiamo al merito.
Legittimità di questo Parlamento a riformare la Costituzione
La Boschi ha ragione quando sostiene che la sentenza della Corte Costituzionale n.1/2014, in merito alla incostituzionalità del Porcellum, non bolla come illegittimi gli atti di un Parlamento e di un Governo, eletto da una legge incostituzionale. Ma è altrettanto vero che alla totalità dei parlamentari eletti in questa legislatura, manca il sostegno dell’indicazione personale dei cittadini il che ferisce la logica della rappresentanza, logica ancora più contraddetta dal premio di maggioranza che divarica enormemente la composizione delle Camere dall’effettivo pronunciamento degli elettori. Un parlamento, quindi, la cui composizione non è specchio fedele della rappresentanza dei cittadini, pur costituzionalmente legittimato, non può permettersi di cambiare le regole del gioco, ossia stravolgere la Costituzione, per il semplice fatto che non è espressione del popolo sovrano, così come sancito dall’art.1 della Costituzione stessa.
Riforma approvata grazie ad un premio di maggioranza abnorme.
La ministra Boschi fa notare che il premio di maggioranza non è stato determinante nell’approvazione della riforma, in quanto i numeri ottenuti in Parlamento sono superiori a quelli determinati dal premio di maggioranza stesso. Cioè la riforma è stata votata anche da altre forze oltre al Pd , chiaro il riferimento a Verdini, ad Alfano. Credo che qualsiasi commento alla sostituzione degli adepti non conformi in sede di commissione affari costituzionali del Senato e all’utilizzo dei peones Alfaniani e Verdiniani , pronti a chiedere in cambio dei loro servigi, posti in commissioni e sottocommissioni, sia superfluo.
Legittimità di una riforma costituzionale proposta dal Governo e non dal Parlamento
In merito alla legittimità costituzionale sulla proposta governativa di riforma della Carta, Maria Elena Boschi cita il voto favorevole a tale procedura espresso dalla seconda sottocommissione Terracini, incaricata, all’interno della commissione di 75 membri, di determinare l’organizzazione costituzionale dello Stato. Posto che la divisione del potere esecutivo da quello legislativo è un principio fondante della Repubblica, a cui ci si dovrebbe rigorosamente conformare, ricordiamo che la commissione dei 75 fu incaricata di scrivere il testo costituzionale da presentare in aula all'esame dell’assemblea costituente. La discussione del testo iniziò il 4 marzo 1947 e finì con l’approvazione dell’assemblea costituente il 22 dicembre del 1947. Tutto vero. C’è da rilevare come nel dispositivo costituzionale non è espressamente indicato il divieto del Governo a proporre la riforma della Carta. L’art.138 sulle modalità di revisione costituzionale dispone solo il numero dei passaggi alle Camere della riforma e le modalità di indizione del referendum confermativo, nulla si legge sulla paternità, governativa o parlamentare del testo. Però nell’ultimo periodo dell’art.72 si apprende che la procedura adottata per i disegni di legge in materia costituzionale è sempre quella definita “normale” cioè di emanazione parlamentare. Inoltre l’art.77 specifica che il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria, figuriamoci di valenza costituzionale . Lo può fare solo in caso di necessità e d’urgenza. Francamente il carattere di urgenza poco si addice ad una riforma costituzionale. Al di la di questo ricordiamo come nel maggio 1947 Il neonato Governo De Gasperi, sotto pressione americana e del Vaticano, per la prima volta dopo la liberazione escluse i socialisti e i comunisti dall’esecutivo, ma, proprio per rispetterai il principio, ancora non scritto, però ben presente nelle menti dei parlamentari, delle divisione di competenze fra esecutivo e legislativo, mai si sognò di condizionare in tal senso i lavori della Costituente, consentendo alle forze comuniste e socialiste di proseguire senza impedimenti il loro impegno di definizione della Carta Costituzionale.
Correttezza istituzionale del mandato a governare conferito a Matteo Renzi
Sul punto inerente la correttezza costituzionale del mandato a governare conferito dal Presidente della Repubblica a Renzi, pur non essendo questi stato votato dagli elettori, ciò che dice la Boschi è vero, Ma e grave quanto sostiene dopo. Cioè che Napolitano ha conferito mandato di governo a Renzi, destituendo Letta, a patto che questi mettesse mano alla Riforma Costituzionale. Se è vero che nei poteri del Presidente della Repubblica alligna quello di conferire l’incarico al Presidente del Consiglio, è assolutamente improprio, anzi sovversivo che lo stesso Presidente della Repubblica detti all’incaricato e al Parlamento l’agenda di Governo. L’Italia fino a prova contraria è una Repubblica democratica parlamentare, ancora non siamo in regime di presidenzialismo.
Pesi e contrappesi
Sui pesi e contrappesi, la Boschi sostiene che il Senato non è un contrappeso. E’ vero ma nessuno ha sostenuto la funzione di contrappeso del Senato, né Alessio né altri. Chissà la ministra l’avrà appreso dai vari blog di cui sopra. La Boschi cita fra gli organi di controllo La Corte Costituzionale i cui sistemi di elezione non sono cambiati e vengono eletti con una maggioranza superiore a quella che esce dalle urne. Dei 5 giudici di nomina parlamentare tre sono eletti da una Camera dei Deputati occupata, dal partito a cui sono necessari si e no il 25-27 % dei consensi sul numero dei votanti, per accaparrarsi una maggioranza bulgara, e due da un Senato che dovrebbe occuparsi di questioni territoriali, ma elegge anche i giudici costituzionali . E’ facile intuire come il Parlamento e quindi il Governo, potranno disporre a piacimento dei giudici, nominati, più che eletti. Per l’elezione del Presidente della Repubblica, dal momento che il numero dei senatori sarà ridotto a 100, la parola decisiva spetterà sempre ai deputati, (più numerosi 314) ed espressione della ipertrofica maggioranza derivante dal premio elettorale . Inoltre dalla quinta seduta sarà sufficiente , per l’elezione del Capo dello Stato i 3/5 dei votanti e non di tutta l’assemblea, è facile intuire come un Presidente della Repubblica possa essere designato, magari dopo strani accordi da un numero risicato di Parlamentari e rimanere succube del Parlamento di nominati che lo ha eletto. Stesso discorso valide per l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, i quali saranno designati, praticamente dal Premier, che dispone del Governo che dispone del Parlamento. Sul potere dei cittadini di utilizzare lo strumento referendario per abrogare le leggi, c’è da dire che non lo ha introdotto la Boschi, è sempre esistito, è stato semplicemente aggiunto un altro quorum, affianco a quello già presente del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Nel caso in cui saranno raccolte più di 800mila firme per la richiesta di un referendum il quorum si abbassa al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche, resta poi da vedere se il risultato del referendum stesso troverà applicazione (acqua docet). Per quanto concerne la pluralità d’informazione indicata dalla Boschi come altro elemento di controllo e di assicurazione della democrazia, è sufficiente constatare come, ad esempio, nel corso della scorsa settimana ci siamo dovuti sorbire Renzi, da Fazio, la stessa Boschi, da Lucia Annunziata, e ancora Napolitano da Fazio, per non parlare dei giornaloni, tipo Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e l’Unità, testata fondata da Gramsci e sfondata da Renzi, che offrono ampia cassa di risonanza al Governo quando non ne costituiscono un vero e proprio tappetino. Se questo è il sistema dei pesi e contrappesi, mi perdoni la Boschi, ma anche io temo per una deriva autoritaria del sistema.
Legge elettorale Italicum
Infine la legge elettorale. Maria Elena Boschi cita le di sproporzionalità della legge inglese, ma a noi ce ne frega il giusto, siamo in Italia. E spiega che per accedere al premio di maggioranza è necessario superare il 40% dei consensi, impresa riuscita solo al Pd, alle elezioni europee (grazie agli 80 euro forse?). Già ma se non si raggiunge tale soglia i primi due partiti potranno in un secondo turno di ballottaggio competere per aggiudicarsi il 54% dei seggi. Facendo due conti, in base ai sondaggi, per arrivare al ballottaggio potrebbero bastare il 25/27% delle preferenze sul 63% circa di votanti (l’astensione è data al 37%) Per prendersi tutto: il Parlamento, il Governo, la Presidenza del Consiglio, eleggere i Giudici Costituzionali graditi, i membri del consiglio superiore della magistratura graditi, il Presidente della Repubblica preferito, per piazzare sul ponte di comando dei media nazionali gente amica servizievole e consenziente è sufficiente avere il consenso di 10-11 milioni di cittadini. Mi sembra evidente che l’anomalia denunciata a proposito del Porcellum, dalla sentenza 1/2014 sulla disproporzionalità della rappresentanza rispetto al voto, non è stata superata ma è addirittura peggiorata. Siamo comunque tranquilli quando la ministra per le riforme ci rassicura dicendo che prima di essere operativa la legge elettorale, verrà posta al vaglio della Corte Costituzionale. Non a caso infatti per eleggere gli ultimi tre giudici ed "achittare" la Corte in modo che risponda favorevolmente ai desiderata del governo ci siano volute interminabili sedute congiunte delle Camere. Gli eletti, dopo tanto tribolare, Barbera espressione Pd Modugno eletto dal M5S con l’accordo del Pd e Prosperetti, di area popolare non saranno certo ostili.
Siamo arrivati dunque alla fine delle nostre considerazioni su quanto affermato dalla Boschi. Ciò che emerge, a mio giudizio è che al di là delle forzature e opportunità politiche accettabili o meno, tutta questa architettura risulta illegittima perché contravviene a quanto scritto nel primo articolo della Costituzione, dove è sancito che la sovranità appartiene al popolo. In tutto sto’ casino il popolo non ha alcuna voce in capitolo, diventa semplice certificatore di ciò che è già stato deciso, E’ democrazia questa?
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